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2022-12-14
Panettoni d’autore e perle di caviale: i regali gourmet da fare a Natale
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Dicono sia un Natale da tempo di guerra e a pensarci bene nelle tasche non resta molto dei soldi che arrivano con la tredicesima. C’è l’incognita bollette e si sa che l’incertezza fa male al mercato. Ma c’è anche una certezza: dei 46,9 miliardi di retribuzione «aggiuntiva» chi si apparecchia di sicuro è il fisco che si porta a casa 11,4 miliardi. E per l’Agenzia delle Entrate sono netti, mentre per le famiglie la tredicesima quest’anno è totalmente assorbita dagli aumenti. Si calcola che rincari dell’energia, dei mutui, dell’inflazione ogni nucleo italiano dovrà sborsare circa 3.600 euro in più e le tredicesime al netto coprono appena la metà di questo esborso. Dunque poco sazio per i regali tant’è che Youtrend ha chiesto a 5 mila italiani - un campione statisticamente molto significativo - come si comporteranno con la strenna. Ebbene il 50% ha risposto che spenderà per i regali meno dello scorso anno (il 2021 non fu peraltro anno di particolare agiatezza) e la spesa media è calcolata in non più di 291 euro. Se questa è la cornice proviamo a tracciare un quadro almeno appetitosi affidandoci alla funzione consolatoria del cibo. Retorica a parte quest’anno i regali gourmet saranno particolarmente graditi. Una prova? Mai come per il Natale 2022 gli chef stellati sono misurati con il simbolo della festa «el pan de toni». Tutti li hanno prodotti e si è gridato allo scandalo per i prezzi.
Ci sarebbe da notare che se nostra signora degli influencer Chiara Ferragni per il solo fatto di firmare una confezione fa lievitare il prezzo del 30% a chi come Carlo Cracco la lievitazione la protrae per almeno 72 ore un valore aggiunto va pure riconosciuto. Cominciamo proprio dai panettoni la nostra rassegna di regali gourmet. Il primo da prendere in considerazione è il re dei pasticceri Iginio Massari che ha peraltro aperto in giro per l’Italia dei negozi pop-up (sono i temporary shop del cibo) dove vende i suoi panettoni a 42 euro. Niko Romito se lo fa pagare 55 euro, ma c’è una sua speciale dizione a 150 euro, Carlo Cracco va da 15 a 44 euro a seconda del peso e della farcia, Antonino Cannavacciulo (recentissimo tristellato) offre ben 8 versioni: la più cara è limited al cioccolato e caffè a 61 euro, la più economica la «classica» a 31. Straordinario quello di Da Vittorio albicocca e Piccolit (68 euro), Alajmo che peraltro nasce come pasticcere al top offre un formato da 2 chili zafferano e liquirizia a 130 euro. Ma il massimo per rapporto qualità e rezzo resta la produzione di Dario Loison, un vicentino che fa del Pandoro un gioiello, del panettone un dolce da mangiare tutto l’anno, dei suoi biscotti delle vere chicche in confezioni regale che vengono esportate per l'80%. Staccandoci dalla pasticceria facciamo un tour tra le occasioni gourmand.
Salumi - Anche qui la scala dei possibili regali è ampia per prezzo. Cominciamo con sua maestà il culatello. Il top di gamma è quello dei fratelli Spigaroli (Massimo e Luciano) che alla Corte Pallavicina di Polesine Parmense preparano i culatelli anche per re Caro III° d’Inghilterra. Restiamo in zona per la culaccia dei Rossi di Samguinaro (Parma) ma anche per la loro Spalla di Sa Secondo. Sull’Appennino tosco-emiliano ecco il re dei prosciutti cotti Niccolò Savigni. Parlando di prosciutto un nome su tutti Simone Fracassi a Rassina (Arezzo) le sue cosce di grigio del Casentino battono il Pata Negra in scioltezza. Altra coscia d’autore è quella di D’Osvaldo a Cormons, siamo in pieno Friuli. Per non spendere un occhio e godere tanto ecco i salami di Falorni a Greve in Chianti o l’ottimo ciauscolo di Re Norcino a San Ginesio nelle Marche. Per andare sull’inconsueto il salame d’oca di Mortara (ottimi quelli della Corte dell’Oca o di Nicolino), per andare sul trionfo del gusto la Mortadella Riserva della Favola (San Prospero di Modena) per stare sul classico il salame di Varzi ( da provare Dedomenici e Ornella Buscone)
Pasta - Potrà sembrare un regalo da poco, ma la paste se è quella vera è uno dei regali gourmet di maggiore effetto. Tantissimi sono i buoni pastifici artigianali in Italia, ma le Marche stanno diventando la patria alternativa della semola. E una ragione c’è: qui si celebra a memoria di Nazzareno Strampelli, l’uomo che ha cambiato la genetica del grano e ha salvato i contadini dalla fame. La sua fama oggi rinasce con il ritrovato grano Senatore Cappelli, un duro di straordinaria qualità. Ecco dunque due dalle Marche due pastifici da tenere d’occhio: Massimo Mancini e Carla Latini. Tra le paste all’uovo sempre dalle Marche arriva quella che si serve anche a Buckingham Palace e cioè la pasta di Aldo, ottima è la Campofilone diffusissima quella di Luciana Mosconi, da provare la Pasta di Camerino. In Toscana tre indirizzi: il primo è quello della famiglia Martelli di Lari, la sua pasta si riconosce per i sacchettoni gialli e per un gusto inconfondibile. Inimitabile è lo spaghettone di Fabbri di strada in Chianti. Il terzo è il pastificio Chigi che produce la pasta per il marchio Le Stagioni d’Italia: è senatore Cappelli in purezza. A Gragnano imperdibile è la pasta di Gentile. La famiglia Zampino ora fa anche ottime mozzarelle e prodotti da forno. Da provare assolutamente. In Puglia menzione d’obbligo per Benedetto Cavalieri. In Abruzzo De Luca e Cavalier Coco. Una citazione anche per il riso. Se volete stupire regalate un barattolone da cinque chili di Riso Buono, lo fa La Mondina a Casalbeltrame.
Pesci & conserve - Capitolo immenso per i regali da gustare. Se con il caviale si va verso budget importanti bisogna però ricordarsi che ne basta poco e che quello italiano è il migliore del mondo. Per un regalo esclusivo bussare a Bellavista (Erbusco) per una confezione di caviale in accompagno con la Riserva Vittorio Moretti che è come dire il meglio di Franciacorta. Sempre in Lombardia immensa e straordinaria la produzione di Calvisius. Quasi dei cru sono i caviale di Giaveri, molto cari al jet set mondiali quelli di Adamas, artigianali ed esclusivi quelli di Royal Caviar. Per stare sul prezzo si deve bussare da Urbani Tartufi: il migliore e più consistente produttore di tartufi del mondo che sta a Sant’Anatolia di Narco in Umbria nella splendida Valnerina. Per il tonno bisogna bussare in Sardegna: alla tonnara di Carloforte o dai Fratelli Pinna. Sempre in Sardegna ottima la bottarga di Cabras dei fratelli Manca, ma a Orbetello quella della coop dei pescatori è oro da gustare. Tra le conserve viene in mente un prodotto del tutto particolare come la Giardiniera di Cascina Pizzavacca a Soarza nel piacentino.
Formaggi - La prima scelta è per un prodotto golosissimo: la mozzarella (di bufala) d Cuor d’Olio di Silvia Chirico (Tenuta Chirico di Ascea) che racchiude l’extravergine del Cilento, inebriante, del frantoio Marsicani.Un formaggio da non perdere è il pecorino di Rita Rossi (siamo a Cascia), quello di Dipietrantonio (Belforte del Chienti) quelli di Silvana Cugusi, a Pienza. Notevolissimo il Parmigiano Reggiano da vacche Rosse del caseificio Gennari. Quasi un lingotto d’oro il Bitto dell’Alpe di Livigno, meraviglioso quello di Onorato Bertolini. Un formaggio da record è il Castelmagno La Meiro, una forma d’autore è la Fontina di Francesco Bredy
Questa è solo una minima rassegna del tanto di buono che si può regalare. Dei vini ce ne occuperemo presto. Ma con un regalo da gustare è davvero buon Natale!
Il galateo del Natale

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Siamo ormai arrivati ad uno dei momenti più gioiosi dell’anno, ma anche tra i più impegnativi per la preparazione di questa speciale festività: il Natale.
Ecco quindi un vademecum delle buone maniere dell’avvento per non sbagliare a fare gli invii, a mandare i regali ad apparecchiare la tavola. Semplici regole, ma che fanno la differenza…
GLI INVITI - Siamo ormai abituati a fare inviti via chat usando whatsapp o la messaggistica come gli Sms, ma se per queste feste vogliamo fare un invito formale è bene mandare un biglietto con carta di buona grammatura, scritto rigorosamente a mano (più è formale l’invito, più la grammatura della carta sarà alta e verrà utilizzata una penna stilografica per la grafia a mano) spedito una quindicina di giorni prima per poter dare la possibilità agli ospiti di organizzarsi e rispondere per tempo. Se l’invito invece è per i familiari, la formalità non è necessaria, ma di certo servirà per accontentare tutti: dalla suocera a la mamma e quindi consentirà di passare le festività sia con l’una che con l’altra. Del resto il Natale è più che mai la festa di condivisione degli affetti e del ritrovarsi anche dopo tanto tempo, cerchiamo quindi di non deludere chi ci tiene alla nostra presenza.
I REGALI - Non tutti sanno che lo scambio dei regali non avviane contemporaneamente tutti insieme e presto è spiegata la motivazione: non per ogni invitato infatti potrebbe esserci la stessa possibilità economica di fare i regali e quindi scambiarsi doni magari proprio dopo il pranzo di Natale o allo scoccare della mezzanotte della vigilia potrebbe creare forti imbarazzi. I regali, tranne se siamo solo in due a scambiarceli, vanno aperti in disparte, con calma, in modo da poterne apprezzare fino in fondo il gesto e soprattutto il biglietto. Quest’ultimo è il più sottovalutato, ma è il più importante: per il galateo il vero regalo è quello che c’è scritto nel bigliettino allegato e saranno parole pensate, non banali che dovranno esprimere tutto il nostro affetto o sentimento per la persona che lo riceve. Anche questo sarà scritto a mano e dovrà sempre accompagnare il regalo che può essere anche un semplice omaggio fait maison o non di grande valore, l’importante infatti è lo scambio di sentimenti e non di cose materiali. Si raccomanda però di fare attenzione ai regali riciclati perché poi il senso del regalo si perde completamente, va bene l’appello al riuso o alla sostenibilità, ma non tutti potrebbero apprezzarlo; non esagerare con oggetti costosi , super griffati o di gran lusso perché chi li riceve potrebbe essere mortificato di non poter ricambiare allo stesso livello. Infine una piccola nota va spesa per i regali che portiamo a casa di chi ci ha invitato a pranzo o a cena. Sappiamo bene che presentarsi a mani vuote a casa di qualcuno ci sembra maleducato, soprattutto per noi italiani che abbiamo un forte senso di ospitalità sia ricevuta che offerta, ma non ci presentiamo all’ora del pasto con un dono che i padroni di casa in quel momento non potrebbero ben apprezzare. Anche un mazzo di fiori potrebbe creare un minimo imbarazzo: la ricerca di un vaso adatto, riempirlo di acqua e posizionarlo nel posto giusto, tutte azioni che all’arrivo degli ospiti creano solo problemi. Spesso ci capita di voler portare anche il vino, ma se non concordato prima, potrebbe non essere affatto adatto al menù predisposto e potrebbe obbligare i padroni di casa a offrirlo ugualmente per non offendere chi lo ha portato, mortificando però l’abbinamento cibo-vino. Il consiglio che il Galateo dà è quello di mandare un omaggio la mattina stessa o il giorno dopo, sempre accompagnato da un bel biglietto in cui ringrazieremo per l’invito ricevuto o per la bella serata passata; di certo verrà apprezzato di più e non creerà disagi!
LA TAVOLA - Uno degli elementi più curati e più apprezzati durante le festività è proprio il decoro, l’allestimento della tavola. Ecco quali sono i dettami del Galateo per non sbagliare! Innanzitutto la tovaglia dovrebbe essere nei toni chiari, senza nessun tipo di macchia, ben stirata e della stessa forma del tavolo, per cadere circa 35 centimetri dal margine. Sotto la tovaglia va messo un mollettone per evitare che si rovini il tavolo, ma soprattutto per attutire i rumori che si creano durante il pasto. Se avete la possibilità di mettere un sottopiatto, questo non deve mai essere di carta, di plastica o della più recente melamina (per il bon ton questi materiali sono banditi), posizionato al margine del tavolo con sopra almeno un piatto piano. Mai impilare il piatto da antipasto sopra al piatto fondo, al massimo si apparecchia il piatto piano e quello da antipasto e poi si sparecchia quest’ultimo per fare spazio al piatto del primo. Inoltre spesso si notano tavole molto belle, ma disarmoniche per i decori dei piatti che non vengono messi tutti simmetricamente dalla stessa parte, per tutti i commensali. Le posate poi sono un altro cruccio! Dove vanno posizionate? La regola base dice che bisogna sempre apparecchiare 2 forchette a sinistra, il coltello a destra con la lama rivolta verso il piatto e, se c’è un primo in brodo, il cucchiaio va posizionato a destra oltre il coltello. E le posate da dolce frutta? Se vogliamo avvantaggiarci nell’apparecchiatura (anche se ultimamente questa tipologia è entrata in disuso), possiamo posizionare il coltello da frutta sopra il piatto sempre con la lama rivolta verso di esso e l’impugnatura verso destra, a seguire la forchettina con impugnatura a sinistra e sopra ancora il cucchiaio con impugnatura a destra. Praticamente le posate da dessert e frutta se traslate al lato, manterranno lo stesso ordine delle posate da pasto!
Altro elemento importante della tavola è il tovagliolo che va manipolato il meno possibile, senza quindi fare con esso elementi «coreografici» come alberelli, cigni o quant’altro, ma semplicemente piegarlo a triangolo o a rettangolo e posizionarlo a sinistra oltre le posate. Mai e poi mai bloccarlo con la posate sopra! Inoltre niente portatovagliolo, niente brillantini o decorazioni, il tovagliolo deve rimanere immacolato.
I BICCHIERI - Apparecchiare i bicchieri è sempre un momento di difficoltà, c’è chi dice che vanno verso destra, chi verso sinistra con il bicchiere dell’acqua davanti o dietro. In realtà bisogna specificare che il Galateo vorrebbe bicchieri con stelo, la punta del coltello da carne è il riferimento da cui partire: prima va posizionato il calice da vino che nello stesso servizio (al contrario di quanto dice la sommellerie) è quello più piccolo, poi il bicchiere da acqua che è quello più grande essendo anche il più alto va posizionato dopo e dietro ai due, formando un triangolo, va messa la flute. Se però il bicchiere da acqua è un tumbler, essendo il più basso, va posizionato appena sopra la punta del coltello!
IL CENTROTAVOLA E LE CANDELE - Se apparecchiare in modo corretto può sembrare difficoltoso e pieno di tranelli da evitare, ancora più attenzione deve essere posta al centrotavola che non deve infastidire i commensali, non deve essere esondante e nemmeno troppo alto, deve rispettare la forma del tavolo e nei colori dare armonia non solo abbinandolo ai piatti, ma anche alla stanza dove ci troviamo. Il centrotavola non deve avere profumazioni tali da interferire con i profumi e i sentori delle pietanze e dei vini. Le candele andrebbero accese solo dopo le 18, sempre prima dell’arrivo degli invitati e non devono essere troppo alte per non interferire tra gli sguardi delle persone «bloccando» la comunicazione ma nemmeno troppo basse per non far rischiare di bruciare accidentalmente i polsi delle persone. È vero, è Natale e in questo giorno qualche concessione in più bisogna pur darla e «trasgredire» con qualche addobbo in più è concesso, ma la cosa più importante è stare in empatia con i nostri affetti e se alla fine ci scappa un cin cin o un buon appetito in più, perdoniamo l’errore e rispondiamo con un grande sorriso ricambiando con un bell’augurio!
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Perché sia davvero un buon Natale si può scegliere un regalo da gustare. Ecco una mini rassegna del meglio d’Italia per mettere sotto l’albero - anche in tempi di bilanci magri - un pensiero molo appetitoso.Rendiamo più elegante la festa con semplici regole che vanno da come apparecchiare la tavola a come fare gli inviti, fino a come recapitare (ma anche scegliere) i regali. Un tocco di personalità in più per rendere più empatica la festa.Lo speciale contiene due articoli.Dicono sia un Natale da tempo di guerra e a pensarci bene nelle tasche non resta molto dei soldi che arrivano con la tredicesima. C’è l’incognita bollette e si sa che l’incertezza fa male al mercato. Ma c’è anche una certezza: dei 46,9 miliardi di retribuzione «aggiuntiva» chi si apparecchia di sicuro è il fisco che si porta a casa 11,4 miliardi. E per l’Agenzia delle Entrate sono netti, mentre per le famiglie la tredicesima quest’anno è totalmente assorbita dagli aumenti. Si calcola che rincari dell’energia, dei mutui, dell’inflazione ogni nucleo italiano dovrà sborsare circa 3.600 euro in più e le tredicesime al netto coprono appena la metà di questo esborso. Dunque poco sazio per i regali tant’è che Youtrend ha chiesto a 5 mila italiani - un campione statisticamente molto significativo - come si comporteranno con la strenna. Ebbene il 50% ha risposto che spenderà per i regali meno dello scorso anno (il 2021 non fu peraltro anno di particolare agiatezza) e la spesa media è calcolata in non più di 291 euro. Se questa è la cornice proviamo a tracciare un quadro almeno appetitosi affidandoci alla funzione consolatoria del cibo. Retorica a parte quest’anno i regali gourmet saranno particolarmente graditi. Una prova? Mai come per il Natale 2022 gli chef stellati sono misurati con il simbolo della festa «el pan de toni». Tutti li hanno prodotti e si è gridato allo scandalo per i prezzi.Ci sarebbe da notare che se nostra signora degli influencer Chiara Ferragni per il solo fatto di firmare una confezione fa lievitare il prezzo del 30% a chi come Carlo Cracco la lievitazione la protrae per almeno 72 ore un valore aggiunto va pure riconosciuto. Cominciamo proprio dai panettoni la nostra rassegna di regali gourmet. Il primo da prendere in considerazione è il re dei pasticceri Iginio Massari che ha peraltro aperto in giro per l’Italia dei negozi pop-up (sono i temporary shop del cibo) dove vende i suoi panettoni a 42 euro. Niko Romito se lo fa pagare 55 euro, ma c’è una sua speciale dizione a 150 euro, Carlo Cracco va da 15 a 44 euro a seconda del peso e della farcia, Antonino Cannavacciulo (recentissimo tristellato) offre ben 8 versioni: la più cara è limited al cioccolato e caffè a 61 euro, la più economica la «classica» a 31. Straordinario quello di Da Vittorio albicocca e Piccolit (68 euro), Alajmo che peraltro nasce come pasticcere al top offre un formato da 2 chili zafferano e liquirizia a 130 euro. Ma il massimo per rapporto qualità e rezzo resta la produzione di Dario Loison, un vicentino che fa del Pandoro un gioiello, del panettone un dolce da mangiare tutto l’anno, dei suoi biscotti delle vere chicche in confezioni regale che vengono esportate per l'80%. Staccandoci dalla pasticceria facciamo un tour tra le occasioni gourmand.Salumi - Anche qui la scala dei possibili regali è ampia per prezzo. Cominciamo con sua maestà il culatello. Il top di gamma è quello dei fratelli Spigaroli (Massimo e Luciano) che alla Corte Pallavicina di Polesine Parmense preparano i culatelli anche per re Caro III° d’Inghilterra. Restiamo in zona per la culaccia dei Rossi di Samguinaro (Parma) ma anche per la loro Spalla di Sa Secondo. Sull’Appennino tosco-emiliano ecco il re dei prosciutti cotti Niccolò Savigni. Parlando di prosciutto un nome su tutti Simone Fracassi a Rassina (Arezzo) le sue cosce di grigio del Casentino battono il Pata Negra in scioltezza. Altra coscia d’autore è quella di D’Osvaldo a Cormons, siamo in pieno Friuli. Per non spendere un occhio e godere tanto ecco i salami di Falorni a Greve in Chianti o l’ottimo ciauscolo di Re Norcino a San Ginesio nelle Marche. Per andare sull’inconsueto il salame d’oca di Mortara (ottimi quelli della Corte dell’Oca o di Nicolino), per andare sul trionfo del gusto la Mortadella Riserva della Favola (San Prospero di Modena) per stare sul classico il salame di Varzi ( da provare Dedomenici e Ornella Buscone)Pasta - Potrà sembrare un regalo da poco, ma la paste se è quella vera è uno dei regali gourmet di maggiore effetto. Tantissimi sono i buoni pastifici artigianali in Italia, ma le Marche stanno diventando la patria alternativa della semola. E una ragione c’è: qui si celebra a memoria di Nazzareno Strampelli, l’uomo che ha cambiato la genetica del grano e ha salvato i contadini dalla fame. La sua fama oggi rinasce con il ritrovato grano Senatore Cappelli, un duro di straordinaria qualità. Ecco dunque due dalle Marche due pastifici da tenere d’occhio: Massimo Mancini e Carla Latini. Tra le paste all’uovo sempre dalle Marche arriva quella che si serve anche a Buckingham Palace e cioè la pasta di Aldo, ottima è la Campofilone diffusissima quella di Luciana Mosconi, da provare la Pasta di Camerino. In Toscana tre indirizzi: il primo è quello della famiglia Martelli di Lari, la sua pasta si riconosce per i sacchettoni gialli e per un gusto inconfondibile. Inimitabile è lo spaghettone di Fabbri di strada in Chianti. Il terzo è il pastificio Chigi che produce la pasta per il marchio Le Stagioni d’Italia: è senatore Cappelli in purezza. A Gragnano imperdibile è la pasta di Gentile. La famiglia Zampino ora fa anche ottime mozzarelle e prodotti da forno. Da provare assolutamente. In Puglia menzione d’obbligo per Benedetto Cavalieri. In Abruzzo De Luca e Cavalier Coco. Una citazione anche per il riso. Se volete stupire regalate un barattolone da cinque chili di Riso Buono, lo fa La Mondina a Casalbeltrame. Pesci & conserve - Capitolo immenso per i regali da gustare. Se con il caviale si va verso budget importanti bisogna però ricordarsi che ne basta poco e che quello italiano è il migliore del mondo. Per un regalo esclusivo bussare a Bellavista (Erbusco) per una confezione di caviale in accompagno con la Riserva Vittorio Moretti che è come dire il meglio di Franciacorta. Sempre in Lombardia immensa e straordinaria la produzione di Calvisius. Quasi dei cru sono i caviale di Giaveri, molto cari al jet set mondiali quelli di Adamas, artigianali ed esclusivi quelli di Royal Caviar. Per stare sul prezzo si deve bussare da Urbani Tartufi: il migliore e più consistente produttore di tartufi del mondo che sta a Sant’Anatolia di Narco in Umbria nella splendida Valnerina. Per il tonno bisogna bussare in Sardegna: alla tonnara di Carloforte o dai Fratelli Pinna. Sempre in Sardegna ottima la bottarga di Cabras dei fratelli Manca, ma a Orbetello quella della coop dei pescatori è oro da gustare. Tra le conserve viene in mente un prodotto del tutto particolare come la Giardiniera di Cascina Pizzavacca a Soarza nel piacentino. Formaggi - La prima scelta è per un prodotto golosissimo: la mozzarella (di bufala) d Cuor d’Olio di Silvia Chirico (Tenuta Chirico di Ascea) che racchiude l’extravergine del Cilento, inebriante, del frantoio Marsicani.Un formaggio da non perdere è il pecorino di Rita Rossi (siamo a Cascia), quello di Dipietrantonio (Belforte del Chienti) quelli di Silvana Cugusi, a Pienza. Notevolissimo il Parmigiano Reggiano da vacche Rosse del caseificio Gennari. Quasi un lingotto d’oro il Bitto dell’Alpe di Livigno, meraviglioso quello di Onorato Bertolini. Un formaggio da record è il Castelmagno La Meiro, una forma d’autore è la Fontina di Francesco BredyQuesta è solo una minima rassegna del tanto di buono che si può regalare. Dei vini ce ne occuperemo presto. Ma con un regalo da gustare è davvero buon Natale!<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/regali-gourmet-fare-natale-2658963116.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-galateo-del-natale" data-post-id="2658963116" data-published-at="1671040419" data-use-pagination="False"> Il galateo del Natale iStock Siamo ormai arrivati ad uno dei momenti più gioiosi dell’anno, ma anche tra i più impegnativi per la preparazione di questa speciale festività: il Natale.Ecco quindi un vademecum delle buone maniere dell’avvento per non sbagliare a fare gli invii, a mandare i regali ad apparecchiare la tavola. Semplici regole, ma che fanno la differenza…GLI INVITI - Siamo ormai abituati a fare inviti via chat usando whatsapp o la messaggistica come gli Sms, ma se per queste feste vogliamo fare un invito formale è bene mandare un biglietto con carta di buona grammatura, scritto rigorosamente a mano (più è formale l’invito, più la grammatura della carta sarà alta e verrà utilizzata una penna stilografica per la grafia a mano) spedito una quindicina di giorni prima per poter dare la possibilità agli ospiti di organizzarsi e rispondere per tempo. Se l’invito invece è per i familiari, la formalità non è necessaria, ma di certo servirà per accontentare tutti: dalla suocera a la mamma e quindi consentirà di passare le festività sia con l’una che con l’altra. Del resto il Natale è più che mai la festa di condivisione degli affetti e del ritrovarsi anche dopo tanto tempo, cerchiamo quindi di non deludere chi ci tiene alla nostra presenza. I REGALI - Non tutti sanno che lo scambio dei regali non avviane contemporaneamente tutti insieme e presto è spiegata la motivazione: non per ogni invitato infatti potrebbe esserci la stessa possibilità economica di fare i regali e quindi scambiarsi doni magari proprio dopo il pranzo di Natale o allo scoccare della mezzanotte della vigilia potrebbe creare forti imbarazzi. I regali, tranne se siamo solo in due a scambiarceli, vanno aperti in disparte, con calma, in modo da poterne apprezzare fino in fondo il gesto e soprattutto il biglietto. Quest’ultimo è il più sottovalutato, ma è il più importante: per il galateo il vero regalo è quello che c’è scritto nel bigliettino allegato e saranno parole pensate, non banali che dovranno esprimere tutto il nostro affetto o sentimento per la persona che lo riceve. Anche questo sarà scritto a mano e dovrà sempre accompagnare il regalo che può essere anche un semplice omaggio fait maison o non di grande valore, l’importante infatti è lo scambio di sentimenti e non di cose materiali. Si raccomanda però di fare attenzione ai regali riciclati perché poi il senso del regalo si perde completamente, va bene l’appello al riuso o alla sostenibilità, ma non tutti potrebbero apprezzarlo; non esagerare con oggetti costosi , super griffati o di gran lusso perché chi li riceve potrebbe essere mortificato di non poter ricambiare allo stesso livello. Infine una piccola nota va spesa per i regali che portiamo a casa di chi ci ha invitato a pranzo o a cena. Sappiamo bene che presentarsi a mani vuote a casa di qualcuno ci sembra maleducato, soprattutto per noi italiani che abbiamo un forte senso di ospitalità sia ricevuta che offerta, ma non ci presentiamo all’ora del pasto con un dono che i padroni di casa in quel momento non potrebbero ben apprezzare. Anche un mazzo di fiori potrebbe creare un minimo imbarazzo: la ricerca di un vaso adatto, riempirlo di acqua e posizionarlo nel posto giusto, tutte azioni che all’arrivo degli ospiti creano solo problemi. Spesso ci capita di voler portare anche il vino, ma se non concordato prima, potrebbe non essere affatto adatto al menù predisposto e potrebbe obbligare i padroni di casa a offrirlo ugualmente per non offendere chi lo ha portato, mortificando però l’abbinamento cibo-vino. Il consiglio che il Galateo dà è quello di mandare un omaggio la mattina stessa o il giorno dopo, sempre accompagnato da un bel biglietto in cui ringrazieremo per l’invito ricevuto o per la bella serata passata; di certo verrà apprezzato di più e non creerà disagi!LA TAVOLA - Uno degli elementi più curati e più apprezzati durante le festività è proprio il decoro, l’allestimento della tavola. Ecco quali sono i dettami del Galateo per non sbagliare! Innanzitutto la tovaglia dovrebbe essere nei toni chiari, senza nessun tipo di macchia, ben stirata e della stessa forma del tavolo, per cadere circa 35 centimetri dal margine. Sotto la tovaglia va messo un mollettone per evitare che si rovini il tavolo, ma soprattutto per attutire i rumori che si creano durante il pasto. Se avete la possibilità di mettere un sottopiatto, questo non deve mai essere di carta, di plastica o della più recente melamina (per il bon ton questi materiali sono banditi), posizionato al margine del tavolo con sopra almeno un piatto piano. Mai impilare il piatto da antipasto sopra al piatto fondo, al massimo si apparecchia il piatto piano e quello da antipasto e poi si sparecchia quest’ultimo per fare spazio al piatto del primo. Inoltre spesso si notano tavole molto belle, ma disarmoniche per i decori dei piatti che non vengono messi tutti simmetricamente dalla stessa parte, per tutti i commensali. Le posate poi sono un altro cruccio! Dove vanno posizionate? La regola base dice che bisogna sempre apparecchiare 2 forchette a sinistra, il coltello a destra con la lama rivolta verso il piatto e, se c’è un primo in brodo, il cucchiaio va posizionato a destra oltre il coltello. E le posate da dolce frutta? Se vogliamo avvantaggiarci nell’apparecchiatura (anche se ultimamente questa tipologia è entrata in disuso), possiamo posizionare il coltello da frutta sopra il piatto sempre con la lama rivolta verso di esso e l’impugnatura verso destra, a seguire la forchettina con impugnatura a sinistra e sopra ancora il cucchiaio con impugnatura a destra. Praticamente le posate da dessert e frutta se traslate al lato, manterranno lo stesso ordine delle posate da pasto!Altro elemento importante della tavola è il tovagliolo che va manipolato il meno possibile, senza quindi fare con esso elementi «coreografici» come alberelli, cigni o quant’altro, ma semplicemente piegarlo a triangolo o a rettangolo e posizionarlo a sinistra oltre le posate. Mai e poi mai bloccarlo con la posate sopra! Inoltre niente portatovagliolo, niente brillantini o decorazioni, il tovagliolo deve rimanere immacolato.I BICCHIERI - Apparecchiare i bicchieri è sempre un momento di difficoltà, c’è chi dice che vanno verso destra, chi verso sinistra con il bicchiere dell’acqua davanti o dietro. In realtà bisogna specificare che il Galateo vorrebbe bicchieri con stelo, la punta del coltello da carne è il riferimento da cui partire: prima va posizionato il calice da vino che nello stesso servizio (al contrario di quanto dice la sommellerie) è quello più piccolo, poi il bicchiere da acqua che è quello più grande essendo anche il più alto va posizionato dopo e dietro ai due, formando un triangolo, va messa la flute. Se però il bicchiere da acqua è un tumbler, essendo il più basso, va posizionato appena sopra la punta del coltello!IL CENTROTAVOLA E LE CANDELE - Se apparecchiare in modo corretto può sembrare difficoltoso e pieno di tranelli da evitare, ancora più attenzione deve essere posta al centrotavola che non deve infastidire i commensali, non deve essere esondante e nemmeno troppo alto, deve rispettare la forma del tavolo e nei colori dare armonia non solo abbinandolo ai piatti, ma anche alla stanza dove ci troviamo. Il centrotavola non deve avere profumazioni tali da interferire con i profumi e i sentori delle pietanze e dei vini. Le candele andrebbero accese solo dopo le 18, sempre prima dell’arrivo degli invitati e non devono essere troppo alte per non interferire tra gli sguardi delle persone «bloccando» la comunicazione ma nemmeno troppo basse per non far rischiare di bruciare accidentalmente i polsi delle persone. È vero, è Natale e in questo giorno qualche concessione in più bisogna pur darla e «trasgredire» con qualche addobbo in più è concesso, ma la cosa più importante è stare in empatia con i nostri affetti e se alla fine ci scappa un cin cin o un buon appetito in più, perdoniamo l’errore e rispondiamo con un grande sorriso ricambiando con un bell’augurio!
La partecipazione della gente al funerale del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, a Pontida (Ansa)
Pontida è tornata a essere il luogo simbolo della Lega per l’ultimo saluto a Umberto Bossi. A tre giorni dalla morte, centinaia di militanti si sono ritrovati davanti all’abbazia di San Giacomo, tra bandiere con il Sole delle Alpi, fazzoletti verdi e striscioni che richiamano i temi che hanno segnato una stagione politica. Su uno, appeso all’ingresso del paese, la frase: «Una vita senza libertà non è vita. W Bossi».
L’arrivo del feretro è stato accolto da un lungo applauso e da cori scanditi dalla folla: «Bossi, Bossi», ma anche «Padania libera» e «Libertà». Sulla bara, oltre ai fiori, la bandiera con il simbolo del movimento. All’interno della chiesa, circa quattrocento posti riservati alla famiglia e alle autorità; all’esterno, i militanti hanno seguito la cerimonia attraverso un maxischermo, raccolti davanti alle transenne che delimitavano l’area. Tra i primi ad arrivare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre tra i presenti si è visto anche Mario Borghezio, con il tradizionale fazzoletto verde. In chiesa, tra gli altri, i presidenti delle Camere Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, diversi ministri e rappresentanti delle istituzioni. L’atmosfera si è fatta più tesa con l’arrivo del segretario della Lega Matteo Salvini. Indossava una camicia verde, richiamo esplicito alla storia del movimento, ma una parte dei presenti lo ha contestato con cori come «Vergogna» e «Molla la camicia verde». Salvini si è avvicinato alle transenne per salutare i militanti, senza fermarsi, mentre attorno a lui si alternavano applausi e dissenso. Poco dopo, il clima si è ricompattato nel ricordo del fondatore, con nuovi cori «Bossi, Bossi» che hanno accompagnato l’ingresso in abbazia.
Contestazioni anche per l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, mentre è stata accolta dagli applausi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata insieme al vicepremier Antonio Tajani. Al suo arrivo si sono sentiti slogan diversi, da «Secessione, secessione» a cori con il suo nome. Applausi anche per Luca Zaia e Attilio Fontana, salutati calorosamente dai militanti lungo le transenne. Una presenza diffusa, quella del mondo leghista di ieri e di oggi, che ha segnato tutta la giornata. A spiegare il malumore di una parte della base nei confronti dell’attuale leadership anche le parole dell’ex ministro Roberto Castelli, che ha parlato apertamente di una «eredità tradita», sostenendo che «la Lega di Salvini non è la Lega».
Durante la funzione e fino all’uscita del feretro, la piazza è rimasta attraversata da cori e richiami identitari. Nel momento conclusivo, mentre la bara veniva accompagnata fuori dalla chiesa insieme alla famiglia e alle autorità, un gruppo di militanti ha scandito: «Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore». Dal microfono, Giorgetti è intervenuto con un «per cortesia» per riportare il silenzio e permettere la conclusione della preghiera.
Già dalle prime ore del mattino, Pontida aveva mostrato il volto più riconoscibile del suo popolo: striscioni, bandiere, simboli e una partecipazione che mescolava memoria e identità. Tra i presenti anche giovani militanti, arrivati per rendere omaggio a quello che molti hanno definito il loro punto di riferimento politico. Nel giorno dell’addio al Senatùr, il paese che per anni è stato teatro dei raduni leghisti si è trasformato ancora una volta in un luogo di appartenenza. Tra applausi, tensioni e richiami alle origini, il ricordo di Bossi ha finito per tenere insieme, almeno per qualche ora, una comunità attraversata da divisioni ma ancora legata al suo fondatore.
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Beppe Sala e Elly Schlein (Ansa)
A Milano non si parla d’altro. E il sindaco, secondo quanto riferito da più interlocutori, avrebbe confidato agli amici più stretti l’idea di una candidatura al Parlamento il prossimo anno. Non sarebbe una semplice uscita di scena dopo due mandati, ma un passaggio politico con effetti immediati sia a Roma sia a Palazzo Marino. Per Sala c’è una spinta politica evidente: dopo dieci anni da sindaco, continua a considerarsi una figura spendibile anche in chiave nazionale, soprattutto in un’area riformista e civica che nel centrosinistra cerca ancora una rappresentanza. Sullo sfondo, però, restano anche i dossier giudiziari aperti, dall’urbanistica allo stadio di San Siro fino al capitolo Olimpiadi, che nella politica milanese accompagnano inevitabilmente ogni lettura sulla sua possibile corsa a Roma.
Il referendum di oggi può incidere proprio su questo. Non tanto per le ricadute sul governo, quanto per quelle nel Pd e nel centrosinistra. Se il No dovesse prevalere, Schlein ne uscirebbe rafforzata e il partito avrebbe più forza nel controllare linea politica e liste. Se invece il risultato aprisse una fase più incerta, tornerebbe più forte la discussione su chi possa parlare anche oltre il perimetro tradizionale dem. Ed è in questo spazio che Sala pensa di poter giocare la sua partita.
Il problema, per lui, è che la strada verso Roma passa da un Pd che non gli garantisce un appoggio compatto. I rapporti con il partito si sono raffreddati già nei mesi dell’inchiesta urbanistica e del confronto sul «Salva Milano».
Sala aveva chiesto ai dem di chiarire la loro posizione; il sostegno è arrivato, ma mai in forma piena e incondizionata. E anche il rapporto con Schlein è rimasto segnato da una distanza politica evidente: il sindaco non è mai stato davvero organico alla linea della segretaria, e la segretaria non ha mai investito fino in fondo su di lui.
Intanto, a Milano, il centrosinistra si sta già muovendo per il dopo Sala. Le parole di ieri della vicesindaca Anna Scavuzzo, che ha parlato di una «alterità» nel modo di guardare la città e di «incongruenze» rimaste fin qui dentro la discussione interna, non certificano una rottura, ma raccontano una presa di distanza politica dal primo cittadino che ormai è sempre più evidente. È il segnale di una maggioranza che non esplode, ma che comincia a scaricarlo.
Lo stesso vale per il fronte che si muove attorno a Pierfrancesco Majorino e Francesco Laforgia. L’operazione «Gente di Milano», iniziata ieri, viene presentata come un laboratorio di ascolto, non come l’avvio della campagna elettorale. Ma il messaggio politico è chiaro: il Pd milanese non aspetta le mosse di Sala e sta già costruendo il terreno della successione. Majorino rivendica le primarie entro la fine dell’anno, Laforgia parla della necessità di rilanciare l’esperienza di governo del centrosinistra.
Per questo, se davvero si arriverà alla partita delle liste, Sala entrerà in una trattativa difficile. Non come uomo di apparato, ma come figura forte e insieme scomoda: conosciuta quanto basta per essere utile, autonoma al punto da non essere facilmente controllabile, esposta al punto da dividere. Più Schlein uscirà forte dal referendum, più la selezione delle candidature sarà centralizzata. Più invece si aprirà una fase di ridefinizione interna, più un profilo come quello del sindaco di Milano potrà tentare di giocare la carta nazionale.
Poi c’è il nodo più concreto: il calendario. Sala è stato rieletto nell’ottobre 2021 e Milano deve votare, in via ordinaria, nella primavera 2027. Ma se il sindaco decidesse di candidarsi alle politiche (se la legislatura dovesse finire in anticipo) prima della fine del mandato, il problema non sarebbe solo politico. Per un sindaco di un Comune sopra i 20.000 abitanti la candidatura al Parlamento richiede le dimissioni. E per Milano c’è una data chiave: il 24 febbraio. Se la cessazione effettiva dalla carica maturasse entro quella soglia, il Comune voterebbe comunque nella primavera 2027. Se invece maturasse dopo, la città rischierebbe il commissariamento. Con in più il rischio politico di un commissario nominato dal governo di centrodestra, con accesso pieno alla gestione di Palazzo Marino durante la campagna elettorale: uno scenario che il Pd difficilmente potrebbe permettersi.
È questo l’incastro che rende la partita di Sala molto più delicata di un normale trasloco da Palazzo Marino a Roma. Perché la sua eventuale candidatura non inciderebbe solo sugli equilibri del Pd o sulla geografia del centrosinistra. Aprirebbe anche un problema immediato per Milano, proprio mentre nella maggioranza si moltiplicano i segnali di autonomia e il partito comincia a preparare il dopo.
Il referendum non decide da solo il destino di Sala, ma ne condiziona il contesto: il punto, ormai, è se troverà davvero lo spazio per andare a Roma e a quale prezzo politico per sé e per Milano.
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