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2024-01-09
Randellata del cardinale africano: «Benedizioni gay opera del diavolo»
Robert Sarah (Ansa)
«È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. Ma [questa preghiera, ndr] non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato». Lo ha scritto il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, in un lungo intervento natalizio consegnato al vaticanista Sandro Magister, che lo ha pubblicato ieri sul suo blog, visibile su diakonos.be.
Il giudizio è riferito ovviamente all’approvazione delle benedizioni «pastorali» per le coppie irregolari e dello stesso sesso che l’ex Sant’Ufficio ha promosso con una Dichiarazione, Fiducia Supplicans, che è una evidente novità rispetto al passato, anche quello recente, attestato da un Responsum che lo stesso Dicastero aveva pubblicato nel 2021 e con cui aveva, invece, espressamente detto che le benedizioni di coppie gay non sono lecite in casa cattolica. La novità è stata introdotta con l’arrivo del nuovo prefetto alla Dottrina della fede, il cardinale Víctor «Tucho» Fernández, teologo argentino molto vicino al Pontefice. L’incendio non accenna a spegnersi, nonostante lo stesso Fernández sia intervenuto per buttare acqua sul fuoco e «chiarire», con una inusuale «nota stampa», in cui ha persino specificato che la novella benedizione deve avere una durata di «10-15 secondi».
La risposta del prefetto, dicono tra le vie di Borgo Pio, è stata indirizzata soprattutto alle Conferenze episcopali africane che hanno rigettato la possibilità di applicare queste nuove benedizioni nelle loro diocesi. Per Fernández quella degli africani è una risposta causata in fondo da una certa arretratezza di contesto, come ha notato nella sua nota stampa: «In diversi Paesi», ha scritto, «ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine». Un invito indiretto a essere prudenti nell’applicazione delle nuove benedizioni, ma anche a superare certe questioni che in Africa vedono anche penalmente rilevante l’omosessualità.
Il cardinale Robert Sarah è guineano e in un certo senso ha risposto a questa visione un po’ riduttiva delle resistenze dei vescovi del suo continente. «L’Africa», ha scritto Sarah, «ha una viva coscienza del necessario rispetto della natura creata da Dio. Non si tratta di apertura mentale e di progresso sociale come pretendono i media occidentali. Si tratta di sapere se i nostri corpi sessuati sono il dono della saggezza del Creatore o una realtà priva di significato, se non artificiale». Ha anche ringraziato apertamente le conferenze episcopali del suo continente - «in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc.» - dicendo di condividere e fare sue «le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione Fiducia Supplicans. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione». Il porporato della Guinea è stato durissimo con chi alimenta «la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione» nella Chiesa, attribuendo all’opera del diavolo i blitz di quelli che vogliono «benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime».
La posta in gioco è alta, perché le chiese in Africa sono esattamente quel prototipo di chiesa di «periferia» che papa Francesco ha voluto mettere al centro del suo pontificato, sostenendo in più occasioni che la realtà si vede meglio dalla periferia che da Roma. È questa la nuova e profonda spaccatura causata da Fiducia Supplicans. L’Africa peraltro è dal lontano 2014, fin dal primo sinodo sulla famiglia convocato da Francesco, che alza la voce rispetto alle preoccupazioni delle decadenti chiese occidentali.
«Benedetto XVI», ha scritto Sarah, «ha sottolineato che “la nozione di matrimonio omosessuale è in contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute fino ad oggi e significa quindi una rivoluzione culturale che si oppone a tutta la tradizione dell’umanità fino ad oggi”. Io credo che la Chiesa d’Africa ne abbia una viva coscienza. Essa non dimentica la missione essenziale che gli ultimi papi le hanno affidato. Papa Paolo VI, rivolgendosi ai vescovi africani riuniti a Kampala, nel 1969, dichiarò: “Nova Patria Christi Africa: la nuova patria di Cristo è l’Africa”». Per Sarah, quella dell’Africa è una missione «provvidenziale». «La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. Ha il compito di annunciare la Parola di Dio di fronte a cristiani occidentali che, perché ricchi, dotati di competenze molteplici in filosofia, nelle scienze teologiche, bibliche, canoniche, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo. Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini” (1Cor 1,25)».
«Il Vaticano inganna i fedeli Lgbt»
I gay sono forse più inferociti di cattolici conservatori e vescovi messi insieme. Quei 15 secondi di benedizione alle coppie dello stesso sesso, consentite dal documento Fiducia Supplicans firmato da papa Francesco, hanno scatenato reazioni indignate su social e siti Lgbt. «Insomma, si entra in Chiesa e si esce, il prima possibile, senza attirare troppo l’attenzione e possibilmente un po’ più tormentati internamente di prima», commenta sarcastico Gay.it, che proprio non accetta benedizioni pastorali «frettolose».
Nel mirino è finita la nota del Dicastero per la Dottrina della fede, con la quale il Vaticano ha tentato di correggere il tiro creando ancora più scontento e confusione. «Nel documento, si sottolinea più volte come il “contentino” offerto alla comunità Lgbtqia+ non vada in nessun modo ad intaccare la dottrina sul matrimonio», contesta lo storico portale del mondo orgogliosamente non binario, parlando di «apparente apertura», perché non è previsto rituale né benedizionale, quindi non sono liturgiche. «Non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve».
Nelle nove pagine del documento, infatti, viene ribadita la centralità del matrimonio «quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna» e che «sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» secondo «la perenne dottrina della Chiesa». Per il sito Gayburg.it, gli omosessuali vengono «trattati come persone “sbagliate”», in un documento con «numerose note al limite dell’offensivo», e Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito in questo modo «forse intenzionato a compiacere le lobby integraliste».
Sulle Reti sociali, i toni si fanno più accesi. «Cari credenti che pensavate che la Chiesa fosse andata avanti, non vi preoccupate: è sempre omofoba e sessuofobica e questo Papa non è affatto progressista», inveisce Zio Sciortino, influencer molto seguito dai fan di TikTok. Aggiunge: «Non vi stanno benedicendo in quanto coppia, ma come persone che però non devono scop…are». In conclusione del sermoncino se la ride: «Care coppie gay, vi stanno dicendo che dovete fare come si faceva un tempo, dovete nascondervi in casa vostra e fuori fare gli amiconi che stanno sempre insieme». Sempre sulla piattaforma fondata dal cinese Zhang Yiming, condivide un video il partenopeo Alfredofoffy, che si presenta come «sposato con un ragazzo gelosissimo». Dice di avere un messaggio per papa Francesco e che lo spiega lui, che cosa significa la nota dell’ex Sant’Uffizio: «Significa che ci stanno prendendo proprio per il c..», strilla davanti a un albero di Natale scintillante. «Vogliono dare un contentino a noi coppie gay, ma con una benedizione di non più di 15 secondi ci fate sentire ancora più diversi da voi».
Si porta la mano al petto, dichiara che almeno i gay tengono «’o core», e che della benedizione della Chiesa «poco gli interessa», che tanto lui ha fatto un’unione civile «bellissima e Dio quel giorno ci ha benedetto comunque». Invece, tuona agitando il dito, «tu Papa ricordati che non sei Dio». Il resto del video è una tirata contro i sacerdoti dalle vesti bianche definiti «femmeniélle».
Da un pulpito, anche se si è servito di Facebook per esternare le sue critiche, arrivano invece le parole di Alberto Maggi, direttore del centro studi biblici Giovanni Vannucci di Montefano, in provincia di Macerata. «Comiche finali», così ha definito le precisazioni il frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che aveva accolto come «un documento che profuma di Vangelo» il testo del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández. Le correzioni, per tentare di placare la Chiesa conservatrice, invece lo fanno sorridere con indignazione. «Già li vedo i preti con il cronometro in mano... Ma in Vaticano hanno il senso del ridicolo? Non pare...».
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Il porporato guineano Robert Sarah ringrazia i vescovi del continente schierati contro «Fiducia Supplicans». «Il testo crea divisioni e scandali. Le relazioni tra persone dello stesso sesso sono gravi depravazioni».Dopo i membri del clero, l’ex Sant’Uffizio scontenta pure gli attivisti arcobaleno col rituale da «10-15 secondi»: «Non c’è alcuna apertura, smontiamo questa putt...».Lo speciale contiene due articoli«È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. Ma [questa preghiera, ndr] non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato». Lo ha scritto il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, in un lungo intervento natalizio consegnato al vaticanista Sandro Magister, che lo ha pubblicato ieri sul suo blog, visibile su diakonos.be.Il giudizio è riferito ovviamente all’approvazione delle benedizioni «pastorali» per le coppie irregolari e dello stesso sesso che l’ex Sant’Ufficio ha promosso con una Dichiarazione, Fiducia Supplicans, che è una evidente novità rispetto al passato, anche quello recente, attestato da un Responsum che lo stesso Dicastero aveva pubblicato nel 2021 e con cui aveva, invece, espressamente detto che le benedizioni di coppie gay non sono lecite in casa cattolica. La novità è stata introdotta con l’arrivo del nuovo prefetto alla Dottrina della fede, il cardinale Víctor «Tucho» Fernández, teologo argentino molto vicino al Pontefice. L’incendio non accenna a spegnersi, nonostante lo stesso Fernández sia intervenuto per buttare acqua sul fuoco e «chiarire», con una inusuale «nota stampa», in cui ha persino specificato che la novella benedizione deve avere una durata di «10-15 secondi».La risposta del prefetto, dicono tra le vie di Borgo Pio, è stata indirizzata soprattutto alle Conferenze episcopali africane che hanno rigettato la possibilità di applicare queste nuove benedizioni nelle loro diocesi. Per Fernández quella degli africani è una risposta causata in fondo da una certa arretratezza di contesto, come ha notato nella sua nota stampa: «In diversi Paesi», ha scritto, «ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine». Un invito indiretto a essere prudenti nell’applicazione delle nuove benedizioni, ma anche a superare certe questioni che in Africa vedono anche penalmente rilevante l’omosessualità.Il cardinale Robert Sarah è guineano e in un certo senso ha risposto a questa visione un po’ riduttiva delle resistenze dei vescovi del suo continente. «L’Africa», ha scritto Sarah, «ha una viva coscienza del necessario rispetto della natura creata da Dio. Non si tratta di apertura mentale e di progresso sociale come pretendono i media occidentali. Si tratta di sapere se i nostri corpi sessuati sono il dono della saggezza del Creatore o una realtà priva di significato, se non artificiale». Ha anche ringraziato apertamente le conferenze episcopali del suo continente - «in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc.» - dicendo di condividere e fare sue «le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione Fiducia Supplicans. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione». Il porporato della Guinea è stato durissimo con chi alimenta «la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione» nella Chiesa, attribuendo all’opera del diavolo i blitz di quelli che vogliono «benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime».La posta in gioco è alta, perché le chiese in Africa sono esattamente quel prototipo di chiesa di «periferia» che papa Francesco ha voluto mettere al centro del suo pontificato, sostenendo in più occasioni che la realtà si vede meglio dalla periferia che da Roma. È questa la nuova e profonda spaccatura causata da Fiducia Supplicans. L’Africa peraltro è dal lontano 2014, fin dal primo sinodo sulla famiglia convocato da Francesco, che alza la voce rispetto alle preoccupazioni delle decadenti chiese occidentali.«Benedetto XVI», ha scritto Sarah, «ha sottolineato che “la nozione di matrimonio omosessuale è in contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute fino ad oggi e significa quindi una rivoluzione culturale che si oppone a tutta la tradizione dell’umanità fino ad oggi”. Io credo che la Chiesa d’Africa ne abbia una viva coscienza. Essa non dimentica la missione essenziale che gli ultimi papi le hanno affidato. Papa Paolo VI, rivolgendosi ai vescovi africani riuniti a Kampala, nel 1969, dichiarò: “Nova Patria Christi Africa: la nuova patria di Cristo è l’Africa”». Per Sarah, quella dell’Africa è una missione «provvidenziale». «La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. Ha il compito di annunciare la Parola di Dio di fronte a cristiani occidentali che, perché ricchi, dotati di competenze molteplici in filosofia, nelle scienze teologiche, bibliche, canoniche, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo. Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini” (1Cor 1,25)». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/randellata-del-cardinale-africano-benedizioni-gay-opera-del-diavolo-2666901674.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-vaticano-inganna-i-fedeli-lgbt" data-post-id="2666901674" data-published-at="1704745837" data-use-pagination="False"> «Il Vaticano inganna i fedeli Lgbt» I gay sono forse più inferociti di cattolici conservatori e vescovi messi insieme. Quei 15 secondi di benedizione alle coppie dello stesso sesso, consentite dal documento Fiducia Supplicans firmato da papa Francesco, hanno scatenato reazioni indignate su social e siti Lgbt. «Insomma, si entra in Chiesa e si esce, il prima possibile, senza attirare troppo l’attenzione e possibilmente un po’ più tormentati internamente di prima», commenta sarcastico Gay.it, che proprio non accetta benedizioni pastorali «frettolose». Nel mirino è finita la nota del Dicastero per la Dottrina della fede, con la quale il Vaticano ha tentato di correggere il tiro creando ancora più scontento e confusione. «Nel documento, si sottolinea più volte come il “contentino” offerto alla comunità Lgbtqia+ non vada in nessun modo ad intaccare la dottrina sul matrimonio», contesta lo storico portale del mondo orgogliosamente non binario, parlando di «apparente apertura», perché non è previsto rituale né benedizionale, quindi non sono liturgiche. «Non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve». Nelle nove pagine del documento, infatti, viene ribadita la centralità del matrimonio «quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna» e che «sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» secondo «la perenne dottrina della Chiesa». Per il sito Gayburg.it, gli omosessuali vengono «trattati come persone “sbagliate”», in un documento con «numerose note al limite dell’offensivo», e Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito in questo modo «forse intenzionato a compiacere le lobby integraliste». Sulle Reti sociali, i toni si fanno più accesi. «Cari credenti che pensavate che la Chiesa fosse andata avanti, non vi preoccupate: è sempre omofoba e sessuofobica e questo Papa non è affatto progressista», inveisce Zio Sciortino, influencer molto seguito dai fan di TikTok. Aggiunge: «Non vi stanno benedicendo in quanto coppia, ma come persone che però non devono scop…are». In conclusione del sermoncino se la ride: «Care coppie gay, vi stanno dicendo che dovete fare come si faceva un tempo, dovete nascondervi in casa vostra e fuori fare gli amiconi che stanno sempre insieme». Sempre sulla piattaforma fondata dal cinese Zhang Yiming, condivide un video il partenopeo Alfredofoffy, che si presenta come «sposato con un ragazzo gelosissimo». Dice di avere un messaggio per papa Francesco e che lo spiega lui, che cosa significa la nota dell’ex Sant’Uffizio: «Significa che ci stanno prendendo proprio per il c..», strilla davanti a un albero di Natale scintillante. «Vogliono dare un contentino a noi coppie gay, ma con una benedizione di non più di 15 secondi ci fate sentire ancora più diversi da voi». Si porta la mano al petto, dichiara che almeno i gay tengono «’o core», e che della benedizione della Chiesa «poco gli interessa», che tanto lui ha fatto un’unione civile «bellissima e Dio quel giorno ci ha benedetto comunque». Invece, tuona agitando il dito, «tu Papa ricordati che non sei Dio». Il resto del video è una tirata contro i sacerdoti dalle vesti bianche definiti «femmeniélle». Da un pulpito, anche se si è servito di Facebook per esternare le sue critiche, arrivano invece le parole di Alberto Maggi, direttore del centro studi biblici Giovanni Vannucci di Montefano, in provincia di Macerata. «Comiche finali», così ha definito le precisazioni il frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che aveva accolto come «un documento che profuma di Vangelo» il testo del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández. Le correzioni, per tentare di placare la Chiesa conservatrice, invece lo fanno sorridere con indignazione. «Già li vedo i preti con il cronometro in mano... Ma in Vaticano hanno il senso del ridicolo? Non pare...».
(Ansa)
Design, ingegneria e sviluppo veicoli al servizio delle case automobilistiche e del network accademico statunitense. L'intervista a Fabrizio Mina, ceo di Italdesign Usa.
Papa Leone XIV (Ansa)
Ieri, però, Donald Trump in una intervista a The Atlantic ha rincarato la dose: «Gli Usa hanno bisogno della Groenlandia per motivi di difesa». Ed è certo che ora chi, dopo il blitz di Caracas, grida alle mire espansionistiche del presidente americano avrà nuovi argomenti. Eppure ieri sulla cattura di Maduro si è andati dal minimo sindacale della Cina alla temporanea resurrezione di Kamala Harris. Con una sola voce altissima: quella del Papa.
Robert Francis Prevost è americano e all’Angelus parlava anche a JD Vance, vice di Trump e fervente cattolico: «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando diritti umani e civili. Speciale attenzione ai poveri per la dura crisi economica». La voce del Papa ha un particolare interesse per gli italiani: a Caracas è in carcere da più di un anno senza alcun motivo Alberto Trentini. È uno degli ostaggi su cui si fondava la diplomazia del ricatto di Maduro. Lo lascia intendere il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha ribadito: «Stiamo lavorando per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini, speriamo che col cambio di regime si possa riuscire a riportarli a casa».
Una liberazione la chiede anche il ministro degli esteri cinese, ma quella di Maduro: «La Cina chiede agli Usa di garantire la sicurezza del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, di rilasciarli e di fermare il rovesciamento del governo in Venezuela che è una chiara violazione del diritto internazionale». Il minimo sindacale, appunto, che fa sembrare rivoluzionaria Kamala Harris, l’antagonista democratica di Donald Trump. Sostiene su X: «Il fatto che Maduro sia un dittatore brutale e illegittimo non cambia il fatto che questa azione sia stata illegale e imprudente. Guerre per il cambio di regime o per il petrolio che vengono vendute come forza si trasformano in caos e le famiglie americane, stanche di menzogne, ne pagano il prezzo». La Corea del Nord s’impanca: «Siamo di fronte a una grave violazione del diritto internazionale, che conferma la natura canaglia e brutale degli Usa». E il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha telefonato al suo omologo venezuelano, Yvan Eduardo Gil Pinto, per dirgli: «L’Iran condanna fermamente l’aggressione militare statunitense e la considera un chiaro esempio di terrorismo di Stato». Pinto ha risposto: «Siamo determinati a difendere il diritto all’autodeterminazione contro le politiche prepotenti e illegali degli Usa». Luiz Inácio Lula da Silva, dal Brasile, sostiene che l’azione ricorda i peggiori momenti dell’interferenza nella politica dell’America Latina, ma Javier Milei, presidente argentino, brinda alla cattura di Maduro. Mosca cerca di compattare i Brics sulla posizione espressa da Sergej Lavrov: «Gli Usa hanno compiuto un atto di aggressione basato su pretesti insostenibili». Anche Matteo Salvini prende una qualche distanza e cita Prevost: «Nessuno avrà nostalgia di Maduro. Per la Lega la strada maestra deve tornare a essere la diplomazia. Illuminanti le parole del Papa».
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Manifestazione pro Maduro davanti al consolato Usa a Milano (Ansa)
Nell’attesa di assistere a un più imponente schieramento di forze, ci limitiamo a notare qualche contraddizione fra le varie che emergono dalle profonde esternazioni di ambito geopolitico della sinistra italiana. I più coerenti sono, manco a dirlo, i più radicali della compagine parlamentare sinistrorsa. «L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione», dicono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E non c’è dubbio: gli Stati Uniti hanno aggredito. Ma rimane curioso che Bonelli e Fratoianni, antifascisti di professione pronti a sbracciarsi ogni ora per il presunto ritorno del fascismo, non notino le analogie fra quanto compiuto da Trump nei riguardi del Venezuela e quanto fatto dagli americani con il regime italiano alla fine della Seconda guerra mondiale. Hanno forse dimenticato, i nostri formidabili antifascisti, come si tolgano dalle scene i capi carismatici sgraditi? Sul versante moderato la memoria non pare più robusta e i cortocircuiti sono egualmente scoppiettanti. Secondo Elly Schlein l’azione degli Usa «viola palesemente il diritto internazionale». Certo, il Pd condanna «il regime brutale di Maduro», ma spiega che «la democrazia non si esporta con le bombe». Tesi interessante, che tuttavia non fu granché applicata dall’amico Barack Obama. Il Pd, nella persona di Peppe Provenzano, incita pure l’Ue «a essere meno timida contro le violazioni americane». Ma lo sdegno appunto si ferma lì. Non risulta che vi siano, per ora, pesanti censure ai danni di autori o direttori d’orchestra americani, o che vengano cancellati pubblici eventi con partecipanti trumpiani. Il doppio standard rispetto a Putin (o il triplo se inseriamo nella partita pure Netanyahu e Israele) è piuttosto evidente. Evitiamo, per pietà, di ricordare i casi del libico Gheddafi e del siriano Assad. Tuttavia, a voler essere puntigliosi, si potrebbe anche ricordare come la sinistra italiana abbia, nel recente passato, approvato altre forme di golpe, meno esplicitamente violente ma altrettanto unilaterali e autoritarie. Ai tempi di Silvio Berlusconi i nostri eroi progressisti invocavano ogni giorno il cambio di regime, la liberazione dal fascismo berlusconiano. Quando in effetti il golpetto avvenne, con la collaborazione dell’allora inquilino del Colle, fu accolto dagli applausi. Eppure anche il Cavaliere era un presidente del Consiglio regolarmente eletto. Solo che in quel frangente la rimozione forzata, poiché il rimosso era sgradito, fu largamente apprezzata. Niente di sorprendente: la sinistra italica appoggia ogni intervento extraparlamentare (giudiziario, europeo o internazionale) a patto che sia rivolto contro i suoi nemici. Quando i cambi di regime invece non giovano al racconto progressista del mondo si tende a rimuoverli. Si dimentica tutto: da Euromaidan in Ucraina alla cacciata di Berlusconi. Maduro, in compenso, può servire per sostenere la tesi della particolare ferocia di Trump, dunque può essere trattato da vittima. Al solito, ai sinceri democratici la democrazia va bene soltanto se al comando ci sono loro.
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(Guardia di Finanza)
Lo stupefacente era suddiviso in 101 panetti, del peso di circa un chilo ognuno, custoditi all’interno di tre borsoni occultati all’interno della cabina del mezzo, con targa croata, che formalmente si dirigeva verso la Croazia, trasportando materiali edilizi.
Il controllo ha avuto una dinamica particolare poiché i finanzieri inizialmente avevano semplicemente intimato l’alt al camion, avendo notato che aveva un fanale fuori uso. Tuttavia l’autista non si fermava e, approfittando dell’intenso traffico di mezzi pesanti, continuava la marcia. I militari decidevano allora di seguire il mezzo e, dopo averlo fermato, insospettiti dal comportamento nervoso del conducente, procedevano ad effettuare l’ispezione della cabina rinvenendo i tre borsoni, all’interno dei quali erano stivati i 101 panetti di cocaina purissima. Le attività di controllo sono state svolte anche con le unità cinofile in forza al Reparto.
Sono in corso accertamenti per determinare l’effettiva destinazione della sostanza stupefacente rinvenuta che, una volta tagliata ed immessa sul mercato, avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali un introito pari a circa 20 milioni di euro.
Il camion, intestato ad una società croata, era condotto da un autista di origine serba che è stato arrestato in flagranza di reato per detenzione, trasporto e traffico aggravato dall’ingente quantità di sostanze stupefacenti ed è stato portato nella casa circondariale di Gorizia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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