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2024-01-09
Randellata del cardinale africano: «Benedizioni gay opera del diavolo»
Robert Sarah (Ansa)
«È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. Ma [questa preghiera, ndr] non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato». Lo ha scritto il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, in un lungo intervento natalizio consegnato al vaticanista Sandro Magister, che lo ha pubblicato ieri sul suo blog, visibile su diakonos.be.
Il giudizio è riferito ovviamente all’approvazione delle benedizioni «pastorali» per le coppie irregolari e dello stesso sesso che l’ex Sant’Ufficio ha promosso con una Dichiarazione, Fiducia Supplicans, che è una evidente novità rispetto al passato, anche quello recente, attestato da un Responsum che lo stesso Dicastero aveva pubblicato nel 2021 e con cui aveva, invece, espressamente detto che le benedizioni di coppie gay non sono lecite in casa cattolica. La novità è stata introdotta con l’arrivo del nuovo prefetto alla Dottrina della fede, il cardinale Víctor «Tucho» Fernández, teologo argentino molto vicino al Pontefice. L’incendio non accenna a spegnersi, nonostante lo stesso Fernández sia intervenuto per buttare acqua sul fuoco e «chiarire», con una inusuale «nota stampa», in cui ha persino specificato che la novella benedizione deve avere una durata di «10-15 secondi».
La risposta del prefetto, dicono tra le vie di Borgo Pio, è stata indirizzata soprattutto alle Conferenze episcopali africane che hanno rigettato la possibilità di applicare queste nuove benedizioni nelle loro diocesi. Per Fernández quella degli africani è una risposta causata in fondo da una certa arretratezza di contesto, come ha notato nella sua nota stampa: «In diversi Paesi», ha scritto, «ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine». Un invito indiretto a essere prudenti nell’applicazione delle nuove benedizioni, ma anche a superare certe questioni che in Africa vedono anche penalmente rilevante l’omosessualità.
Il cardinale Robert Sarah è guineano e in un certo senso ha risposto a questa visione un po’ riduttiva delle resistenze dei vescovi del suo continente. «L’Africa», ha scritto Sarah, «ha una viva coscienza del necessario rispetto della natura creata da Dio. Non si tratta di apertura mentale e di progresso sociale come pretendono i media occidentali. Si tratta di sapere se i nostri corpi sessuati sono il dono della saggezza del Creatore o una realtà priva di significato, se non artificiale». Ha anche ringraziato apertamente le conferenze episcopali del suo continente - «in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc.» - dicendo di condividere e fare sue «le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione Fiducia Supplicans. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione». Il porporato della Guinea è stato durissimo con chi alimenta «la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione» nella Chiesa, attribuendo all’opera del diavolo i blitz di quelli che vogliono «benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime».
La posta in gioco è alta, perché le chiese in Africa sono esattamente quel prototipo di chiesa di «periferia» che papa Francesco ha voluto mettere al centro del suo pontificato, sostenendo in più occasioni che la realtà si vede meglio dalla periferia che da Roma. È questa la nuova e profonda spaccatura causata da Fiducia Supplicans. L’Africa peraltro è dal lontano 2014, fin dal primo sinodo sulla famiglia convocato da Francesco, che alza la voce rispetto alle preoccupazioni delle decadenti chiese occidentali.
«Benedetto XVI», ha scritto Sarah, «ha sottolineato che “la nozione di matrimonio omosessuale è in contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute fino ad oggi e significa quindi una rivoluzione culturale che si oppone a tutta la tradizione dell’umanità fino ad oggi”. Io credo che la Chiesa d’Africa ne abbia una viva coscienza. Essa non dimentica la missione essenziale che gli ultimi papi le hanno affidato. Papa Paolo VI, rivolgendosi ai vescovi africani riuniti a Kampala, nel 1969, dichiarò: “Nova Patria Christi Africa: la nuova patria di Cristo è l’Africa”». Per Sarah, quella dell’Africa è una missione «provvidenziale». «La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. Ha il compito di annunciare la Parola di Dio di fronte a cristiani occidentali che, perché ricchi, dotati di competenze molteplici in filosofia, nelle scienze teologiche, bibliche, canoniche, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo. Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini” (1Cor 1,25)».
«Il Vaticano inganna i fedeli Lgbt»
I gay sono forse più inferociti di cattolici conservatori e vescovi messi insieme. Quei 15 secondi di benedizione alle coppie dello stesso sesso, consentite dal documento Fiducia Supplicans firmato da papa Francesco, hanno scatenato reazioni indignate su social e siti Lgbt. «Insomma, si entra in Chiesa e si esce, il prima possibile, senza attirare troppo l’attenzione e possibilmente un po’ più tormentati internamente di prima», commenta sarcastico Gay.it, che proprio non accetta benedizioni pastorali «frettolose».
Nel mirino è finita la nota del Dicastero per la Dottrina della fede, con la quale il Vaticano ha tentato di correggere il tiro creando ancora più scontento e confusione. «Nel documento, si sottolinea più volte come il “contentino” offerto alla comunità Lgbtqia+ non vada in nessun modo ad intaccare la dottrina sul matrimonio», contesta lo storico portale del mondo orgogliosamente non binario, parlando di «apparente apertura», perché non è previsto rituale né benedizionale, quindi non sono liturgiche. «Non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve».
Nelle nove pagine del documento, infatti, viene ribadita la centralità del matrimonio «quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna» e che «sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» secondo «la perenne dottrina della Chiesa». Per il sito Gayburg.it, gli omosessuali vengono «trattati come persone “sbagliate”», in un documento con «numerose note al limite dell’offensivo», e Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito in questo modo «forse intenzionato a compiacere le lobby integraliste».
Sulle Reti sociali, i toni si fanno più accesi. «Cari credenti che pensavate che la Chiesa fosse andata avanti, non vi preoccupate: è sempre omofoba e sessuofobica e questo Papa non è affatto progressista», inveisce Zio Sciortino, influencer molto seguito dai fan di TikTok. Aggiunge: «Non vi stanno benedicendo in quanto coppia, ma come persone che però non devono scop…are». In conclusione del sermoncino se la ride: «Care coppie gay, vi stanno dicendo che dovete fare come si faceva un tempo, dovete nascondervi in casa vostra e fuori fare gli amiconi che stanno sempre insieme». Sempre sulla piattaforma fondata dal cinese Zhang Yiming, condivide un video il partenopeo Alfredofoffy, che si presenta come «sposato con un ragazzo gelosissimo». Dice di avere un messaggio per papa Francesco e che lo spiega lui, che cosa significa la nota dell’ex Sant’Uffizio: «Significa che ci stanno prendendo proprio per il c..», strilla davanti a un albero di Natale scintillante. «Vogliono dare un contentino a noi coppie gay, ma con una benedizione di non più di 15 secondi ci fate sentire ancora più diversi da voi».
Si porta la mano al petto, dichiara che almeno i gay tengono «’o core», e che della benedizione della Chiesa «poco gli interessa», che tanto lui ha fatto un’unione civile «bellissima e Dio quel giorno ci ha benedetto comunque». Invece, tuona agitando il dito, «tu Papa ricordati che non sei Dio». Il resto del video è una tirata contro i sacerdoti dalle vesti bianche definiti «femmeniélle».
Da un pulpito, anche se si è servito di Facebook per esternare le sue critiche, arrivano invece le parole di Alberto Maggi, direttore del centro studi biblici Giovanni Vannucci di Montefano, in provincia di Macerata. «Comiche finali», così ha definito le precisazioni il frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che aveva accolto come «un documento che profuma di Vangelo» il testo del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández. Le correzioni, per tentare di placare la Chiesa conservatrice, invece lo fanno sorridere con indignazione. «Già li vedo i preti con il cronometro in mano... Ma in Vaticano hanno il senso del ridicolo? Non pare...».
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Il porporato guineano Robert Sarah ringrazia i vescovi del continente schierati contro «Fiducia Supplicans». «Il testo crea divisioni e scandali. Le relazioni tra persone dello stesso sesso sono gravi depravazioni».Dopo i membri del clero, l’ex Sant’Uffizio scontenta pure gli attivisti arcobaleno col rituale da «10-15 secondi»: «Non c’è alcuna apertura, smontiamo questa putt...».Lo speciale contiene due articoli«È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. Ma [questa preghiera, ndr] non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato». Lo ha scritto il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, in un lungo intervento natalizio consegnato al vaticanista Sandro Magister, che lo ha pubblicato ieri sul suo blog, visibile su diakonos.be.Il giudizio è riferito ovviamente all’approvazione delle benedizioni «pastorali» per le coppie irregolari e dello stesso sesso che l’ex Sant’Ufficio ha promosso con una Dichiarazione, Fiducia Supplicans, che è una evidente novità rispetto al passato, anche quello recente, attestato da un Responsum che lo stesso Dicastero aveva pubblicato nel 2021 e con cui aveva, invece, espressamente detto che le benedizioni di coppie gay non sono lecite in casa cattolica. La novità è stata introdotta con l’arrivo del nuovo prefetto alla Dottrina della fede, il cardinale Víctor «Tucho» Fernández, teologo argentino molto vicino al Pontefice. L’incendio non accenna a spegnersi, nonostante lo stesso Fernández sia intervenuto per buttare acqua sul fuoco e «chiarire», con una inusuale «nota stampa», in cui ha persino specificato che la novella benedizione deve avere una durata di «10-15 secondi».La risposta del prefetto, dicono tra le vie di Borgo Pio, è stata indirizzata soprattutto alle Conferenze episcopali africane che hanno rigettato la possibilità di applicare queste nuove benedizioni nelle loro diocesi. Per Fernández quella degli africani è una risposta causata in fondo da una certa arretratezza di contesto, come ha notato nella sua nota stampa: «In diversi Paesi», ha scritto, «ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine». Un invito indiretto a essere prudenti nell’applicazione delle nuove benedizioni, ma anche a superare certe questioni che in Africa vedono anche penalmente rilevante l’omosessualità.Il cardinale Robert Sarah è guineano e in un certo senso ha risposto a questa visione un po’ riduttiva delle resistenze dei vescovi del suo continente. «L’Africa», ha scritto Sarah, «ha una viva coscienza del necessario rispetto della natura creata da Dio. Non si tratta di apertura mentale e di progresso sociale come pretendono i media occidentali. Si tratta di sapere se i nostri corpi sessuati sono il dono della saggezza del Creatore o una realtà priva di significato, se non artificiale». Ha anche ringraziato apertamente le conferenze episcopali del suo continente - «in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc.» - dicendo di condividere e fare sue «le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione Fiducia Supplicans. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione». Il porporato della Guinea è stato durissimo con chi alimenta «la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione» nella Chiesa, attribuendo all’opera del diavolo i blitz di quelli che vogliono «benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime».La posta in gioco è alta, perché le chiese in Africa sono esattamente quel prototipo di chiesa di «periferia» che papa Francesco ha voluto mettere al centro del suo pontificato, sostenendo in più occasioni che la realtà si vede meglio dalla periferia che da Roma. È questa la nuova e profonda spaccatura causata da Fiducia Supplicans. L’Africa peraltro è dal lontano 2014, fin dal primo sinodo sulla famiglia convocato da Francesco, che alza la voce rispetto alle preoccupazioni delle decadenti chiese occidentali.«Benedetto XVI», ha scritto Sarah, «ha sottolineato che “la nozione di matrimonio omosessuale è in contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute fino ad oggi e significa quindi una rivoluzione culturale che si oppone a tutta la tradizione dell’umanità fino ad oggi”. Io credo che la Chiesa d’Africa ne abbia una viva coscienza. Essa non dimentica la missione essenziale che gli ultimi papi le hanno affidato. Papa Paolo VI, rivolgendosi ai vescovi africani riuniti a Kampala, nel 1969, dichiarò: “Nova Patria Christi Africa: la nuova patria di Cristo è l’Africa”». Per Sarah, quella dell’Africa è una missione «provvidenziale». «La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. Ha il compito di annunciare la Parola di Dio di fronte a cristiani occidentali che, perché ricchi, dotati di competenze molteplici in filosofia, nelle scienze teologiche, bibliche, canoniche, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo. Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini” (1Cor 1,25)». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/randellata-del-cardinale-africano-benedizioni-gay-opera-del-diavolo-2666901674.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-vaticano-inganna-i-fedeli-lgbt" data-post-id="2666901674" data-published-at="1704745837" data-use-pagination="False"> «Il Vaticano inganna i fedeli Lgbt» I gay sono forse più inferociti di cattolici conservatori e vescovi messi insieme. Quei 15 secondi di benedizione alle coppie dello stesso sesso, consentite dal documento Fiducia Supplicans firmato da papa Francesco, hanno scatenato reazioni indignate su social e siti Lgbt. «Insomma, si entra in Chiesa e si esce, il prima possibile, senza attirare troppo l’attenzione e possibilmente un po’ più tormentati internamente di prima», commenta sarcastico Gay.it, che proprio non accetta benedizioni pastorali «frettolose». Nel mirino è finita la nota del Dicastero per la Dottrina della fede, con la quale il Vaticano ha tentato di correggere il tiro creando ancora più scontento e confusione. «Nel documento, si sottolinea più volte come il “contentino” offerto alla comunità Lgbtqia+ non vada in nessun modo ad intaccare la dottrina sul matrimonio», contesta lo storico portale del mondo orgogliosamente non binario, parlando di «apparente apertura», perché non è previsto rituale né benedizionale, quindi non sono liturgiche. «Non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve». Nelle nove pagine del documento, infatti, viene ribadita la centralità del matrimonio «quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna» e che «sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» secondo «la perenne dottrina della Chiesa». Per il sito Gayburg.it, gli omosessuali vengono «trattati come persone “sbagliate”», in un documento con «numerose note al limite dell’offensivo», e Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito in questo modo «forse intenzionato a compiacere le lobby integraliste». Sulle Reti sociali, i toni si fanno più accesi. «Cari credenti che pensavate che la Chiesa fosse andata avanti, non vi preoccupate: è sempre omofoba e sessuofobica e questo Papa non è affatto progressista», inveisce Zio Sciortino, influencer molto seguito dai fan di TikTok. Aggiunge: «Non vi stanno benedicendo in quanto coppia, ma come persone che però non devono scop…are». In conclusione del sermoncino se la ride: «Care coppie gay, vi stanno dicendo che dovete fare come si faceva un tempo, dovete nascondervi in casa vostra e fuori fare gli amiconi che stanno sempre insieme». Sempre sulla piattaforma fondata dal cinese Zhang Yiming, condivide un video il partenopeo Alfredofoffy, che si presenta come «sposato con un ragazzo gelosissimo». Dice di avere un messaggio per papa Francesco e che lo spiega lui, che cosa significa la nota dell’ex Sant’Uffizio: «Significa che ci stanno prendendo proprio per il c..», strilla davanti a un albero di Natale scintillante. «Vogliono dare un contentino a noi coppie gay, ma con una benedizione di non più di 15 secondi ci fate sentire ancora più diversi da voi». Si porta la mano al petto, dichiara che almeno i gay tengono «’o core», e che della benedizione della Chiesa «poco gli interessa», che tanto lui ha fatto un’unione civile «bellissima e Dio quel giorno ci ha benedetto comunque». Invece, tuona agitando il dito, «tu Papa ricordati che non sei Dio». Il resto del video è una tirata contro i sacerdoti dalle vesti bianche definiti «femmeniélle». Da un pulpito, anche se si è servito di Facebook per esternare le sue critiche, arrivano invece le parole di Alberto Maggi, direttore del centro studi biblici Giovanni Vannucci di Montefano, in provincia di Macerata. «Comiche finali», così ha definito le precisazioni il frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che aveva accolto come «un documento che profuma di Vangelo» il testo del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández. Le correzioni, per tentare di placare la Chiesa conservatrice, invece lo fanno sorridere con indignazione. «Già li vedo i preti con il cronometro in mano... Ma in Vaticano hanno il senso del ridicolo? Non pare...».
Carlo Monguzzi (Ansa)
Adesso che Carlo Monguzzi non c’è più, la sinistra milanese lo celebra come un combattente, un ambientalista puro, una coscienza critica della città. Ed è tutto vero. Ma è vero anche il contrario: negli ultimi anni quello stesso centrosinistra che oggi lo incensa lo aveva progressivamente isolato, tollerato, infine quasi espulso dal racconto ufficiale di Milano. Perché Monguzzi, fino all’ultimo, è stato la voce che continuava a rompere la scenografia del green di Palazzo Marino, a contestare il sindaco Sala su San Siro, sul verde pubblico, su Area B e Area C, sulla distanza crescente tra l’ecologia raccontata e quella praticata. E proprio questo, più ancora delle formule di cordoglio, spiega chi fosse davvero.
Un altro verde, Marco Salamon, nel suo ricordo sui social, ha scritto che Carlo aveva subito «torti gravissimi» da parte di colleghi che avrebbero dovuto imparare dal suo rigore. È un giudizio duro, ma coglie il punto. Monguzzi non era soltanto un consigliere storico dei Verdi, un veterano dell’ambientalismo o un uomo di piazza. Era rimasto, nella Milano di Sala, l’ultimo esponente della maggioranza disposto a dire che dietro il lessico della sostenibilità si stava spesso consumando un’altra storia: più cemento, più retorica, più compromessi. E per questo era diventato scomodo soprattutto ai suoi.
Monguzzi è morto a 74 anni dopo una malattia rapidissima. Ingegnere chimico, insegnante di matematica, tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi, ex assessore regionale all’Ambiente, era una figura che sembrava appartenere a un’altra stagione della politica, ma che in realtà era rimasta modernissima proprio per la sua inflessibilità. C’era sempre alle manifestazioni ambientaliste. Sala, salutandolo, ha ricordato che era l’unico in aula a chiamarlo «Beppe» e non «Sindaco».
Quando nel 2021 tornò in Consiglio comunale con Europa Verde, da primo capogruppo, sembrò la consacrazione naturale di una storia politica lunghissima. In realtà fu l’inizio della frattura. Il primo scontro arrivò su piazzale Lavater: Monguzzi denunciò gli alberi «imprigionati» nel calcestre e, pala in mano, provò a «liberarli»; Elena Grandi, assessore al Verde, difese invece la linea del Comune. Da lì il solco si allargò: l’acqua del sindaco nel brick, la cura del verde pubblico, i parchi trascurati, fino alla critica sempre più dura a una giunta che, ai suoi occhi, usava il verde come linguaggio politico ma non come criterio reale di governo.
Su San Siro fu tra i più netti: non vide mai la rigenerazione, ma un’operazione immobiliare raccontata con lessico ecologico. Su Area B e Area C non negava la necessità di limitare traffico e smog, ma accusava il Comune di farne bandiere, con controlli incompleti, deroghe e dati poco trasparenti. Proprio questa coerenza gli valse rispetto anche a destra. La rottura diventò pubblica nell’estate 2025, quando denunciò di essere stato di fatto silenziato dai suoi colleghi di gruppo e parlò di «pochezza morale»: il segno finale di una lunga espulsione simbolica da parte di chi governava in nome di un finto ambientalismo.
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