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2024-01-09
Randellata del cardinale africano: «Benedizioni gay opera del diavolo»
Robert Sarah (Ansa)
«È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. Ma [questa preghiera, ndr] non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato». Lo ha scritto il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, in un lungo intervento natalizio consegnato al vaticanista Sandro Magister, che lo ha pubblicato ieri sul suo blog, visibile su diakonos.be.
Il giudizio è riferito ovviamente all’approvazione delle benedizioni «pastorali» per le coppie irregolari e dello stesso sesso che l’ex Sant’Ufficio ha promosso con una Dichiarazione, Fiducia Supplicans, che è una evidente novità rispetto al passato, anche quello recente, attestato da un Responsum che lo stesso Dicastero aveva pubblicato nel 2021 e con cui aveva, invece, espressamente detto che le benedizioni di coppie gay non sono lecite in casa cattolica. La novità è stata introdotta con l’arrivo del nuovo prefetto alla Dottrina della fede, il cardinale Víctor «Tucho» Fernández, teologo argentino molto vicino al Pontefice. L’incendio non accenna a spegnersi, nonostante lo stesso Fernández sia intervenuto per buttare acqua sul fuoco e «chiarire», con una inusuale «nota stampa», in cui ha persino specificato che la novella benedizione deve avere una durata di «10-15 secondi».
La risposta del prefetto, dicono tra le vie di Borgo Pio, è stata indirizzata soprattutto alle Conferenze episcopali africane che hanno rigettato la possibilità di applicare queste nuove benedizioni nelle loro diocesi. Per Fernández quella degli africani è una risposta causata in fondo da una certa arretratezza di contesto, come ha notato nella sua nota stampa: «In diversi Paesi», ha scritto, «ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine». Un invito indiretto a essere prudenti nell’applicazione delle nuove benedizioni, ma anche a superare certe questioni che in Africa vedono anche penalmente rilevante l’omosessualità.
Il cardinale Robert Sarah è guineano e in un certo senso ha risposto a questa visione un po’ riduttiva delle resistenze dei vescovi del suo continente. «L’Africa», ha scritto Sarah, «ha una viva coscienza del necessario rispetto della natura creata da Dio. Non si tratta di apertura mentale e di progresso sociale come pretendono i media occidentali. Si tratta di sapere se i nostri corpi sessuati sono il dono della saggezza del Creatore o una realtà priva di significato, se non artificiale». Ha anche ringraziato apertamente le conferenze episcopali del suo continente - «in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc.» - dicendo di condividere e fare sue «le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione Fiducia Supplicans. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione». Il porporato della Guinea è stato durissimo con chi alimenta «la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione» nella Chiesa, attribuendo all’opera del diavolo i blitz di quelli che vogliono «benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime».
La posta in gioco è alta, perché le chiese in Africa sono esattamente quel prototipo di chiesa di «periferia» che papa Francesco ha voluto mettere al centro del suo pontificato, sostenendo in più occasioni che la realtà si vede meglio dalla periferia che da Roma. È questa la nuova e profonda spaccatura causata da Fiducia Supplicans. L’Africa peraltro è dal lontano 2014, fin dal primo sinodo sulla famiglia convocato da Francesco, che alza la voce rispetto alle preoccupazioni delle decadenti chiese occidentali.
«Benedetto XVI», ha scritto Sarah, «ha sottolineato che “la nozione di matrimonio omosessuale è in contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute fino ad oggi e significa quindi una rivoluzione culturale che si oppone a tutta la tradizione dell’umanità fino ad oggi”. Io credo che la Chiesa d’Africa ne abbia una viva coscienza. Essa non dimentica la missione essenziale che gli ultimi papi le hanno affidato. Papa Paolo VI, rivolgendosi ai vescovi africani riuniti a Kampala, nel 1969, dichiarò: “Nova Patria Christi Africa: la nuova patria di Cristo è l’Africa”». Per Sarah, quella dell’Africa è una missione «provvidenziale». «La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. Ha il compito di annunciare la Parola di Dio di fronte a cristiani occidentali che, perché ricchi, dotati di competenze molteplici in filosofia, nelle scienze teologiche, bibliche, canoniche, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo. Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini” (1Cor 1,25)».
«Il Vaticano inganna i fedeli Lgbt»
I gay sono forse più inferociti di cattolici conservatori e vescovi messi insieme. Quei 15 secondi di benedizione alle coppie dello stesso sesso, consentite dal documento Fiducia Supplicans firmato da papa Francesco, hanno scatenato reazioni indignate su social e siti Lgbt. «Insomma, si entra in Chiesa e si esce, il prima possibile, senza attirare troppo l’attenzione e possibilmente un po’ più tormentati internamente di prima», commenta sarcastico Gay.it, che proprio non accetta benedizioni pastorali «frettolose».
Nel mirino è finita la nota del Dicastero per la Dottrina della fede, con la quale il Vaticano ha tentato di correggere il tiro creando ancora più scontento e confusione. «Nel documento, si sottolinea più volte come il “contentino” offerto alla comunità Lgbtqia+ non vada in nessun modo ad intaccare la dottrina sul matrimonio», contesta lo storico portale del mondo orgogliosamente non binario, parlando di «apparente apertura», perché non è previsto rituale né benedizionale, quindi non sono liturgiche. «Non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve».
Nelle nove pagine del documento, infatti, viene ribadita la centralità del matrimonio «quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna» e che «sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» secondo «la perenne dottrina della Chiesa». Per il sito Gayburg.it, gli omosessuali vengono «trattati come persone “sbagliate”», in un documento con «numerose note al limite dell’offensivo», e Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito in questo modo «forse intenzionato a compiacere le lobby integraliste».
Sulle Reti sociali, i toni si fanno più accesi. «Cari credenti che pensavate che la Chiesa fosse andata avanti, non vi preoccupate: è sempre omofoba e sessuofobica e questo Papa non è affatto progressista», inveisce Zio Sciortino, influencer molto seguito dai fan di TikTok. Aggiunge: «Non vi stanno benedicendo in quanto coppia, ma come persone che però non devono scop…are». In conclusione del sermoncino se la ride: «Care coppie gay, vi stanno dicendo che dovete fare come si faceva un tempo, dovete nascondervi in casa vostra e fuori fare gli amiconi che stanno sempre insieme». Sempre sulla piattaforma fondata dal cinese Zhang Yiming, condivide un video il partenopeo Alfredofoffy, che si presenta come «sposato con un ragazzo gelosissimo». Dice di avere un messaggio per papa Francesco e che lo spiega lui, che cosa significa la nota dell’ex Sant’Uffizio: «Significa che ci stanno prendendo proprio per il c..», strilla davanti a un albero di Natale scintillante. «Vogliono dare un contentino a noi coppie gay, ma con una benedizione di non più di 15 secondi ci fate sentire ancora più diversi da voi».
Si porta la mano al petto, dichiara che almeno i gay tengono «’o core», e che della benedizione della Chiesa «poco gli interessa», che tanto lui ha fatto un’unione civile «bellissima e Dio quel giorno ci ha benedetto comunque». Invece, tuona agitando il dito, «tu Papa ricordati che non sei Dio». Il resto del video è una tirata contro i sacerdoti dalle vesti bianche definiti «femmeniélle».
Da un pulpito, anche se si è servito di Facebook per esternare le sue critiche, arrivano invece le parole di Alberto Maggi, direttore del centro studi biblici Giovanni Vannucci di Montefano, in provincia di Macerata. «Comiche finali», così ha definito le precisazioni il frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che aveva accolto come «un documento che profuma di Vangelo» il testo del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández. Le correzioni, per tentare di placare la Chiesa conservatrice, invece lo fanno sorridere con indignazione. «Già li vedo i preti con il cronometro in mano... Ma in Vaticano hanno il senso del ridicolo? Non pare...».
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Il porporato guineano Robert Sarah ringrazia i vescovi del continente schierati contro «Fiducia Supplicans». «Il testo crea divisioni e scandali. Le relazioni tra persone dello stesso sesso sono gravi depravazioni».Dopo i membri del clero, l’ex Sant’Uffizio scontenta pure gli attivisti arcobaleno col rituale da «10-15 secondi»: «Non c’è alcuna apertura, smontiamo questa putt...».Lo speciale contiene due articoli«È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. Ma [questa preghiera, ndr] non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato». Lo ha scritto il cardinale Robert Sarah, ex prefetto al Culto divino, in un lungo intervento natalizio consegnato al vaticanista Sandro Magister, che lo ha pubblicato ieri sul suo blog, visibile su diakonos.be.Il giudizio è riferito ovviamente all’approvazione delle benedizioni «pastorali» per le coppie irregolari e dello stesso sesso che l’ex Sant’Ufficio ha promosso con una Dichiarazione, Fiducia Supplicans, che è una evidente novità rispetto al passato, anche quello recente, attestato da un Responsum che lo stesso Dicastero aveva pubblicato nel 2021 e con cui aveva, invece, espressamente detto che le benedizioni di coppie gay non sono lecite in casa cattolica. La novità è stata introdotta con l’arrivo del nuovo prefetto alla Dottrina della fede, il cardinale Víctor «Tucho» Fernández, teologo argentino molto vicino al Pontefice. L’incendio non accenna a spegnersi, nonostante lo stesso Fernández sia intervenuto per buttare acqua sul fuoco e «chiarire», con una inusuale «nota stampa», in cui ha persino specificato che la novella benedizione deve avere una durata di «10-15 secondi».La risposta del prefetto, dicono tra le vie di Borgo Pio, è stata indirizzata soprattutto alle Conferenze episcopali africane che hanno rigettato la possibilità di applicare queste nuove benedizioni nelle loro diocesi. Per Fernández quella degli africani è una risposta causata in fondo da una certa arretratezza di contesto, come ha notato nella sua nota stampa: «In diversi Paesi», ha scritto, «ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine». Un invito indiretto a essere prudenti nell’applicazione delle nuove benedizioni, ma anche a superare certe questioni che in Africa vedono anche penalmente rilevante l’omosessualità.Il cardinale Robert Sarah è guineano e in un certo senso ha risposto a questa visione un po’ riduttiva delle resistenze dei vescovi del suo continente. «L’Africa», ha scritto Sarah, «ha una viva coscienza del necessario rispetto della natura creata da Dio. Non si tratta di apertura mentale e di progresso sociale come pretendono i media occidentali. Si tratta di sapere se i nostri corpi sessuati sono il dono della saggezza del Creatore o una realtà priva di significato, se non artificiale». Ha anche ringraziato apertamente le conferenze episcopali del suo continente - «in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc.» - dicendo di condividere e fare sue «le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione Fiducia Supplicans. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione». Il porporato della Guinea è stato durissimo con chi alimenta «la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione» nella Chiesa, attribuendo all’opera del diavolo i blitz di quelli che vogliono «benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime».La posta in gioco è alta, perché le chiese in Africa sono esattamente quel prototipo di chiesa di «periferia» che papa Francesco ha voluto mettere al centro del suo pontificato, sostenendo in più occasioni che la realtà si vede meglio dalla periferia che da Roma. È questa la nuova e profonda spaccatura causata da Fiducia Supplicans. L’Africa peraltro è dal lontano 2014, fin dal primo sinodo sulla famiglia convocato da Francesco, che alza la voce rispetto alle preoccupazioni delle decadenti chiese occidentali.«Benedetto XVI», ha scritto Sarah, «ha sottolineato che “la nozione di matrimonio omosessuale è in contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute fino ad oggi e significa quindi una rivoluzione culturale che si oppone a tutta la tradizione dell’umanità fino ad oggi”. Io credo che la Chiesa d’Africa ne abbia una viva coscienza. Essa non dimentica la missione essenziale che gli ultimi papi le hanno affidato. Papa Paolo VI, rivolgendosi ai vescovi africani riuniti a Kampala, nel 1969, dichiarò: “Nova Patria Christi Africa: la nuova patria di Cristo è l’Africa”». Per Sarah, quella dell’Africa è una missione «provvidenziale». «La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. Ha il compito di annunciare la Parola di Dio di fronte a cristiani occidentali che, perché ricchi, dotati di competenze molteplici in filosofia, nelle scienze teologiche, bibliche, canoniche, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo. Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini” (1Cor 1,25)». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/randellata-del-cardinale-africano-benedizioni-gay-opera-del-diavolo-2666901674.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-vaticano-inganna-i-fedeli-lgbt" data-post-id="2666901674" data-published-at="1704745837" data-use-pagination="False"> «Il Vaticano inganna i fedeli Lgbt» I gay sono forse più inferociti di cattolici conservatori e vescovi messi insieme. Quei 15 secondi di benedizione alle coppie dello stesso sesso, consentite dal documento Fiducia Supplicans firmato da papa Francesco, hanno scatenato reazioni indignate su social e siti Lgbt. «Insomma, si entra in Chiesa e si esce, il prima possibile, senza attirare troppo l’attenzione e possibilmente un po’ più tormentati internamente di prima», commenta sarcastico Gay.it, che proprio non accetta benedizioni pastorali «frettolose». Nel mirino è finita la nota del Dicastero per la Dottrina della fede, con la quale il Vaticano ha tentato di correggere il tiro creando ancora più scontento e confusione. «Nel documento, si sottolinea più volte come il “contentino” offerto alla comunità Lgbtqia+ non vada in nessun modo ad intaccare la dottrina sul matrimonio», contesta lo storico portale del mondo orgogliosamente non binario, parlando di «apparente apertura», perché non è previsto rituale né benedizionale, quindi non sono liturgiche. «Non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve». Nelle nove pagine del documento, infatti, viene ribadita la centralità del matrimonio «quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna» e che «sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» secondo «la perenne dottrina della Chiesa». Per il sito Gayburg.it, gli omosessuali vengono «trattati come persone “sbagliate”», in un documento con «numerose note al limite dell’offensivo», e Jorge Mario Bergoglio avrebbe agito in questo modo «forse intenzionato a compiacere le lobby integraliste». Sulle Reti sociali, i toni si fanno più accesi. «Cari credenti che pensavate che la Chiesa fosse andata avanti, non vi preoccupate: è sempre omofoba e sessuofobica e questo Papa non è affatto progressista», inveisce Zio Sciortino, influencer molto seguito dai fan di TikTok. Aggiunge: «Non vi stanno benedicendo in quanto coppia, ma come persone che però non devono scop…are». In conclusione del sermoncino se la ride: «Care coppie gay, vi stanno dicendo che dovete fare come si faceva un tempo, dovete nascondervi in casa vostra e fuori fare gli amiconi che stanno sempre insieme». Sempre sulla piattaforma fondata dal cinese Zhang Yiming, condivide un video il partenopeo Alfredofoffy, che si presenta come «sposato con un ragazzo gelosissimo». Dice di avere un messaggio per papa Francesco e che lo spiega lui, che cosa significa la nota dell’ex Sant’Uffizio: «Significa che ci stanno prendendo proprio per il c..», strilla davanti a un albero di Natale scintillante. «Vogliono dare un contentino a noi coppie gay, ma con una benedizione di non più di 15 secondi ci fate sentire ancora più diversi da voi». Si porta la mano al petto, dichiara che almeno i gay tengono «’o core», e che della benedizione della Chiesa «poco gli interessa», che tanto lui ha fatto un’unione civile «bellissima e Dio quel giorno ci ha benedetto comunque». Invece, tuona agitando il dito, «tu Papa ricordati che non sei Dio». Il resto del video è una tirata contro i sacerdoti dalle vesti bianche definiti «femmeniélle». Da un pulpito, anche se si è servito di Facebook per esternare le sue critiche, arrivano invece le parole di Alberto Maggi, direttore del centro studi biblici Giovanni Vannucci di Montefano, in provincia di Macerata. «Comiche finali», così ha definito le precisazioni il frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che aveva accolto come «un documento che profuma di Vangelo» il testo del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández. Le correzioni, per tentare di placare la Chiesa conservatrice, invece lo fanno sorridere con indignazione. «Già li vedo i preti con il cronometro in mano... Ma in Vaticano hanno il senso del ridicolo? Non pare...».
Un momento del rito Cristiano copto per celebrare le esequie di Youssef Abanoub, ucciso dal suo compagno Zouhair Atif, nella classe dell'istituto superiore Einaudi Chiodo (Ansa)
Zouhair Atif era stato monitorato dalla Digos per un sospetto rischio di radicalizzazione religiosa. Emergono ulteriori dettagli sulla personalità dello studente marocchino che il 16 gennaio nella scuola Einaudi Chiodo di La Spezia ha ucciso con una coltellata il compagno di origini egiziane Youssef Abanoub. Il movente dell’omicidio sembrerebbe essere la gelosia. Ma forse non andrebbe trascurato il sospetto di radicalizzazione se si contrappone a un altro elemento di questa vicenda: Youssef, Aba per amici e parenti, era figlio di una famiglia copta egiziana, la minoranza cristiana più antica e massacrata del Medio Oriente. La famiglia era scappata dall’Egitto più di dieci anni fa proprio perché perseguitata.
È stato Il Secolo XIX a raccontare che l’attività di verifica della Digos sul ragazzo era scattata dopo una segnalazione fatta nel 2024 da una docente di religione che si era preoccupata dopo aver sentito il ragazzo parlare di «Islam in maniera un po' troppo estrema». Poi un tema sul fenomeno dei femminicidi, che venne definito «allarmante».
L’insegnante parlò di «fragilità e sofferenza» del ragazzo «con un abisso dentro». Secondo la Digos quello scritto non faceva pensare a rischi concreti, ma venne segnalato all’Ufficio minori della Questura. Senza dimenticare che spesso diceva di avere la curiosità di «sapere cosa si prova a uccidere», citava i versetti del Corano e girava armato di coltello con cui aveva minacciato anche altri studenti.
«Quella comunicazione non manifestava esigenze o obblighi come, per esempio, l’avvio di una presa in carico del ragazzo. Non c’è stata nessun’altra corrispondenza tra i vari uffici, così come dal Tribunale, successivamente a quella segnalazione, non è arrivata alcuna richiesta» aveva detto Sara Luciani, assessore ai servizi sociali del Comune di Arcola, dove il ragazzo risiedeva con la famiglia.
Cesare Baldini, l’avvocato spezzino che difende Zouhair Atif, ha affermato di non sapere nulla circa i passati accertamenti della Digos. «So soltanto che Atif in carcere ha chiesto di poter leggere il Corano. Mi preme, però, ricordare che è un ragazzo che ha manifestato più volte intenti suicidi e ha vissuto per anni lontano dai genitori: loro erano in Italia, lui in Marocco con gli zii. Il contesto sociale è sicuramente complesso» spiega il legale. «Ho chiesto alla Procura di valutare la possibilità di una perizia psichiatrica perché credo sia un ragazzo che vada valutato anche sotto quel profilo».
Proprio per questo Baldini non ha chiesto la scarcerazione di Atif: «Il carcere mi pare sia il luogo che possa proteggere Atif da sé stesso o da altri». Anche se si tratta di una vicenda passata, il pm Giacomo Gustavino ha fatto sequestrare il compito in classe sul femminicidio, ed è stata ascoltata anche la professoressa che in passato si era preoccupata sentendolo discutere di religione in classe e parlare di Islam radicale.
Intanto, secondo le indagini a «giustificare» l’uso di quel coltellaccio con una lama di 22 centimetri per uccidere Youssef sarebbe stata la gelosia scattata perché Aba e la fidanzata di Atif si erano scambiati alcune foto dei tempi delle scuole medie.
«Zouhair era gelosissimo, diceva che ero soltanto sua e Aba lo provocava. A scuola, quando si incrociavano in corridoio, si scambiavano insulti, anche in arabo» ha raccontato la ragazza, ancora minorenne, nell’interrogatorio in Procura. «Aba è un mio caro amico d’infanzia. Siamo cresciuti insieme, da piccoli ci sentivamo. Ma questa amicizia ad Atif non andava giù».
Quel 16 gennaio Aba avrebbe chiesto scusa ad Atif per quello scambio di foto ma l’ira del marocchino era già esplosa: ha dato il primo colpo al collo del compagno davanti agli altri studenti. Aba si sarebbe allontanato ma lui lo ha inseguito e poi finito in un’altra aula. Infine, ha cercato la fidanzata per farle vedere cosa aveva fatto. «Mi ha fatto vedere il coltello insanguinato. Era soddisfatto. Rideva mentre io guardavo Aba a terra».
Un omicidio, quello commesso da Atif, aggravato «da futili motivi» ma soprattutto «connotato da peculiare brutalità» e «allarmante disinvoltura» ha scritto il gip del tribunale di La Spezia al termine dell’interrogatorio di garanzia del diciannovenne che da venerdì 16 è in una cella di isolamento nel carcere della città sotto massima sorveglianza: un controllo ogni 15 minuti.
E proprio ieri il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato l’arrivo di metal detector mobili per controllare gli ingressi laddove «la scuola sia preoccupata, laddove il preside e la comunità scolastica lo siano e si può chiedere al prefetto che valuterà l’utilizzo. Questa non è repressione ma sicurezza».
Valditara: «Metal detector a scuola»
Di fronte a particolari situazioni di pericolo, i dirigenti scolastici potranno chiedere al prefetto l’autorizzazione a installare metal detector mobili all’ingresso delle scuole. È l’idea lanciata dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, intervenuto ieri a «Idee in movimento», manifestazione organizzata a Roccaraso dalla Lega: «Questo governo», spiega Valditara, «sta attuando un’autentica rivoluzione culturale. Arriviamo da 60 anni di una “cultura” che ha disintegrato il buon senso. Viene ucciso un ragazzo con un coltello in una scuola, oggi (ieri, ndr) hanno trovato addirittura un ragazzo con un machete in classe. Sta diventando quasi una moda», aggiunge Valditara, «e la prima cosa che mi è venuta spontanea proporre sono stati i metal detector mobili per controllare gli ingressi. Laddove la scuola sia preoccupata», evidenzia il ministro, «il preside può chiederlo al prefetto che valuterà l’utilizzo. Questa è un’esigenza di sicurezza, è un’esigenza di libertà, è una garanzia nei confronti dei nostri giovani, dei nostri docenti, del personale della scuola. Hanno parlato di repressione, ero incredulo e c’è pure qualcuno che gli ha dato retta, ma dove sta la repressione? Questa è sicurezza». Difficile dar torto a Valditara, la cui proposta è comunque subordinata a una esplicita richiesta della scuola interessata e a una attenta valutazione della prefettura. Che la misura sia colma è un fatto difficilmente contestabile: ieri i carabinieri di Budrio, nel Bolognese, sono intervenuti in una scuola superiore dopo la segnalazione di un insegnante, che ha notato un machete all’interno dello zaino di uno studente minorenne. I militari, una volta arrivati nella struttura, hanno proceduto nei suoi confronti. Un machete a scuola: sembra un film horror, invece è una realtà con la quale bisogna fare i conti. Eppure, da sinistra arriva la solita litania, anche se neanche i dem possono ignorare completamente la realtà: «In alcune scuole», commenta la parlamentare del Pd Paola De Micheli, «ci sono già i metal detector, installati sulla base dell’autonomia scolastica. Forse possono servire, ma siamo convinti che una misura di deterrenza sia sufficiente per limitare la violenza tra i giovani? Mi pare ancora una volta che da parte del ministro Giuseppe Valditara e di questo governo, a fronte di un problema serissimo come quello della violenza tra i giovani, arrivi una risposta emotiva e sensazionalistica. Che di fatto evidenzia una desolante mancanza di idee e di analisi, necessari per offrire proposte più profonde e realmente efficaci. Occorre», aggiunge la De Micheli sul sito FrV News Magazine, «inquadrare il problema in tutta la sua dimensione, che investe l’intera società, anche al di fuori delle aule. Bisogna affrontare le sfide educative e ascoltare chi ogni giorno opera in contesti difficili prendendo atto che misure soltanto repressive non bastano». Quelle che di sicuro non bastano, non bastano più, sono le parole dense di demagogia e qualunquismo che da sinistra ripetono stancamente per bollare come «repressivo» ogni provvedimento messo in campo per garantire la sicurezza ai cittadini. Il fenomeno delle armi da taglio nelle scuole sta prendendo una piega estremamente grave, restare con le mani in mano può voler dire non evitare altri delitti. Del resto, i metal detector sono strumenti che fanno parte della nostra vita: non si comprende perché installarli nelle scuole debba rappresentare chi sa quale svolta pericolosa, come profetizzato dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore: «Se non vogliamo diventare come gli Stati Uniti, che hanno i metal detector in alcune scuole di serie B e C, se non vogliamo seguire la deriva di Trump, dobbiamo sostenere il personale scolastico con stipendi adeguati e, scuola per scuola, riflettere sulle esigenze per mettere in sicurezza il plesso scolastico».
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Francesca Pascale (Ansa)
La Lega mette in luce la sua anima moderata, attenta ai diritti civili, e lancia la sfida: ieri a Rivisondoli (L’Aquila) si è aperta la kermesse del Carroccio intitolata «Idee in movimento», che ha l’obiettivo di sgretolare tanti luoghi comuni costruiti intorno al partito guidato da Matteo Salvini. Tocca all’ex presidente del Veneto, Luca Zaia, da sempre su posizioni liberal in tema di diritti civili, lanciare la sfida: «Sui temi dei diritti civili e dell’eutanasia», dice Zaia in videocollegamento, «io credo che non sono di dominio di qualcun altro, dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Sull’eutanasia non abbiamo ancora un Parlamento che riesce a esprimersi, ci vuole una legge. Io sono convinto che vinca sempre la destra liberale. Una destra liberticida e troppo concentrata sugli aspetti fondamentalisti», aggiunge Zaia, «non può portare ai risultati che i cittadini si aspettano».
A Zaia replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, leader di Forza Italia: «Siamo sempre stati disposti ad affrontare queste questioni. Sui diritti», sottolinea Tajani, «siamo sempre stati in prima fila. Siamo sempre stati a favore dello ius Italiae, quindi i diritti anche dei giovani cittadini o che stanno per diventare cittadini. Sulle questioni più di coscienza, ovviamente abbiamo sempre dato la libertà ai nostri parlamentari di votare in base alla loro scelta personale. Quindi massima libertà di discussione e anche massima libertà di voto».
Partecipa all’evento anche Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi e attivista dei diritti civili, accolta con simpatia dai tanti militanti intervenuti. Pace fatta pure con Matteo Salvini: «Sinceramente», dice la Pascale, «posso dire che trovo più libertà qui nella Lega che per esempio in altri partiti, non dico Forza Italia, ma in altri. Qui ho avuto la libertà e la possibilità di salutare tutti anche se sono sempre stata molto ostile e aggressiva con la Lega. Invece ho trovato coesione e in particolare le donne della Lega mi hanno sorpreso sul tema dell’Iran, sono state presenti a differenza del femminismo di sinistra. Salvini? Lo ringrazierò», aggiunge la Pascale, «perché sono stati ospitalissimi. Ho avuto modo finalmente di dire qualcosa sul mio tema preferito nell’ambito del centrodestra che è la mia area politica».
Fittissimo il parterre dei partecipanti, tra i quali il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che nel suo intervento affronta il delicato e attualissimo tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà: «Da una parte», argomenta Fontana, «più sicurezza tendenzialmente significa anche dire magari meno libertà; e quindi dobbiamo stare molto attenti a garantire la giusta sicurezza, affinché tutti i cittadini onesti possano vivere tranquillamente, senza ovviamente trasformarci da un Paese libero a un Paese dove queste libertà non sono concesse». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, innanzitutto dà una notizia: «Penso che lo spirito della rottamazione delle cartelle esattoriali», sottolinea Giorgetti, «valga anche per i Comuni. L’auspicio è che per andare rapidamente allo smaltimento di quell’immenso magazzino di crediti accertati che sono lì da decenni, la soluzione transattiva con i contribuenti potrebbe aprire una stagione nuova. È lo spirito con cui la Lega ha lavorato». Un’idea, quella di estendere ai tributi comunali la possibilità della rottamazione, che è destinata a riscuotere (è il caso di dirlo) grande apprezzamento tra gli italiani. Molto attuale anche l’intervento di Luca Palamara, ex magistrato ed ex presidente dell’Anm: «Quando tutto ciò che non è sinistra è al governo», sostiene Palamara, «una parte della magistratura, che è preponderante, va in tilt. Lo vediamo sull’immigrazione, tema che porta a questo corto circuito fra una parte della magistratura e una parte della politica». Sul caso Striano, aggiunge Palamara, «bisogna capire cosa è successo. Non sono normali 230.000 accessi informatici. Mettere in circolo le informazioni sulle segnalazioni di operazioni sospette su cui non ci sono ancora indagini aperte, significa sostituire alla prova il sospetto per eliminare questo o quel rivale politico».
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Gnl nel 2026 tanta nuova offerta. In Groenlandia servono enormi investimenti. Riparte la nuova Via della Seta. In Giappone nucleare al riavvio. Litio, mercato in subbuglio.