Sangiuliano ministro e Rossi kingmaker. Addio alla Rai del Pd
La maggioranza giocherà di sponda. Fabio Fazio si prepara a recitare la parte della vittima. Monica Maggioni cerca una via d’uscita.

La nomina del direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano al ministero della Cultura anticipa i tempi per ridisegnare lo scacchiere delle poltrone Rai. Le carte sono nelle mani di Igor De Biasio, consigliere d’amministrazione voluto da Matteo Salvini, e Giampaolo Rossi, che nello scorso mandato è stato mattatore dell’azienda per Fdi. La Rai è la «madre» di tutte le nomine delle aziende pubbliche. Qui si esprimono al meglio i giochi di sponda e gli equilibrismi della maggioranza. La partita è complessa anche perché, come osservò Francesco Storace, nell’organigramma dell’azienda «solo 5 su 25 posizioni apicali non sono di marca Pd. Il che è tutto dire». Al posto di Sangiuliano potrebbe andare Paolo Petrecca, direttore di RaiNews24. Qui verrebbe catapultato Giuseppe Carboni, già alla guida del Tg1 durante l’epoca grillina e ora in attesa di collocazione. Un «bocconcino» servito a Giuseppe Conte perché comunque all’opposizione qualcosa bisogna pur dare.

Per il Tg2 si fanno i nomi anche di Angela Mariella (in quota Lega) ora alla guida di Isoradio, e Antonio Preziosi, direttore di Rai Parlamento, da sempre vicino a Forza Italia. Non è escluso che Mariella salga a Radio1, che gestisce anche il giornale radio. Preziosi potrebbe approdare anche al Tg1, ma il problema è che la moglie, Susanna Lemma, è caposervizio del politico. All’attuale direttore, Monica Maggioni, da tempo viene consigliato di preparare gli scatoloni, anche se il trasloco di Sangiuliano al governo (che era considerato il suo successore) ha riacceso qualche speranza. Per costruirsi una via di fuga, la direttrice starebbe lavorando per farsi assegnare una trasmissione di punta. La sua ambizione segreta sarebbe gettare le basi per sostituire, prima o poi, Bruno Vespa. Ma Vespa è fortissimo. A un paio di cene a casa sua, alcuni giorni fa, c’era il gotha dell’editoria, dell’impresa e della giustizia.

In attesa di promozioni Alessandro Casarin ora alla Tgr, Marcello Ciannamea ai palinsesti, Angelo Mellone vicedirettore del Daytime Rai, Paolo Corsini vice all’Approfondimento, il vice del Tg1 Nicola Rao e Angelo Polimeno Bottai già vicedirettore.

Al posto dell’amministratore delegato Carlo Fuortes era spuntato il nome di Giampaolo Rossi, uomo di fiducia della premier, ma siccome ha già fatto un passaggio in consiglio d’amministrazione, sostituirebbe l’ad per un anno e mezzo e poi non sarebbe riconfermabile. Si è messo in corsa Roberto Sergio, direttore di RadioRai. Con Fuortes via anche la presidente Marinella Soldi.

A sinistra, Mario Orfeo , ora alla guida del Tg3, e Antonio Di Bella, alla direzione dell’Approfondimento, non si sentono minacciati; di quest’ultimo si dice che sia un centrosinistra che garantisce tutti e poi è vicino alla pensione. Simona Sala, direttrice del Daytime, al momento non rientrerebbe tra le priorità nel piano nomine. Se la logica sarà anche di ridurre i costi, si parla da tempo in ambito Lega, di un ridimensionamento di Fabio Fazio: Matteo Salvini non ha mai nascosto il disappunto per la sua conduzione di Che tempo che fa, talk show giunto nel 2022 al suo ventesimo anno di messa in onda. Il compenso milionario di Fazio è stato al centro di forti polemiche.

Ci sono poi le postazioni dei corrispondenti. Ma sarà una seconda fase come per la struttura. Funzionari e impiegati sono al 70-80% di nomina Pd. Una pagina tutta da scrivere e le tattiche sono appena iniziate.

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