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Rai, Pro Vita e Famiglia: «Volgarità e teoria del gender in fascia protetta. Rete ammiraglia senza pudore»

Rai, Pro Vita e Famiglia: «Volgarità e teoria del gender in fascia protetta. Rete ammiraglia senza pudore»
Serena Bortone, conduttrice di Oggi è un altro giorno (Ansa)

«Pinocchio è un essere ermafrodito e non è un uomo? Da mamma chioccia a mamma degenere Rai. Alessandro Cecchi Paone e l'ospite in collegamento la scrittrice Emma Dante attraverso la rilettura delle favole in salsa Lgbtqi+ sono riusciti a veicolare volgarità, messaggi scandalosi e teoria del gender nel pomeriggio di Raiuno, calpestando il diritto dei bambini ad essere tutelati dall'esposizione a temi osceni». È la nota di Pro Vita e Famiglia onlus, dopo la rivisitazione delle fiabe in fascia pomeridiana andata in onda sulla Rai durante la trasmissione Oggi è un altro giorno condotta da Serena Bortone.

«Deve finire questo sperpero di soldi dei contribuenti per fare pubblicità all'ideologia gender. Ci mancava la bella addormentata femminista e in chiave saffica per farci capire definitivamente che la rete Ammiraglia ormai è spudoratamente arcobaleno e non ha più pudore né remore né rispetto di chi gli paga il canone. La commissione di Vigilanza non ha nulla da dire? Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio, e sulle pelle di minori esposti a oltraggiosi messaggi» ha concluso Jacopo Coghe, vice presidente di Pro Vita e Famiglia.

Edicola Verità | la rassegna stampa del 15 maggio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 15 maggio con Carlo Cambi

Garlasco, l’archiviazione di Sempio è un mistero. Ecco tutto quello che non torna
L'ex procuratore di Pavia Mario Venditti in una immagine di archivio (Ansa)
Il mistero dell’istanza per non mandare a processo il commesso, trovata al comando dei Carabinieri, apre nuovi interrogativi sul 2017.

Resta un mistero perché la bozza dell’istanza di archiviazione di Andrea Sempio del 2017, di cui per primo ha parlato questo giornale, sia uscita dalla Procura di Pavia e sia finita nel «fascicolo permanente» di Sempio redatto dal Nucleo informativo del Comando provinciale dell’Arma.

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Macché fine vita: tagliate le liste d’attesa
iStock
La Schlein si lamenta perché «6 milioni di cittadini non riescono a curarsi nella sanità pubblica». Invece di proporre soluzioni, specie nelle regioni a guida Pd, spinge per un presunto diritto non previsto nella Costituzione e che interessa qualche centinaio di persone.

«Ci sono 6 milioni di italiani che non riescono a curarsi nella sanità pubblica». Lo ha detto Elly Schlein nell’intervista di ieri al Corriere della Sera. E dopo aver giurato che, quando nel 2027 sarà eletta presidente del Consiglio, penserà lei a risolvere il problema, la segretaria del Pd si dedica al suicidio assistito. Non so se il disegno di legge patrocinato dal Partito democratico faccia parte di una qualche strategia per ridurre le liste d’attesa, sta di fatto che di proposte concrete della sinistra, per consentire a 6 milioni di italiani di curarsi con la sanità pubblica, al momento non se ne vedono. Mentre si vede benissimo che l’opposizione vuole far approvare una legge che estenda la possibilità di togliersi la vita con l’aiuto dello Stato. Al momento, approfittando di una sentenza della Corte costituzionale che ha creato un vuoto normativo, alcune Regioni già consentono di ricevere assistenza per suicidarsi. Ma la sinistra vorrebbe che questa pratica divenisse legge nazionale e che dunque tutte, senza alcun distinguo sulle condizioni del paziente, fossero obbligate a somministrare quella che un po’ ipocritamente qualcuno chiama «la dolce morte».

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L'ex pm Rinaudo: «Fine vita. Sul protocollo Bertolaso si è allargato troppo»
L'ex pm Antonio Rinaudo (Ansa)
L’ex pm di Torino Antonio Rinaudo commenta l’atto amministrativo, voluto dall’assessore lombardo Guido Bertolaso, che coinvolge il servizio sanitario nella morte medicalmente assistita: «È stato aggirato il voto del Consiglio regionale».

Clicca qui sotto per consultare per intero il protocollo «Bertolaso».

Protocollo Bertolaso.pdf


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