- Fonti egiziane: «Passate dal valico 400 persone con passaporto estero e circa 80 feriti palestinesi». I primi quattro italiani lasciano la Striscia. Gli israeliani colpiscono di nuovo Jabalia, oltre 50 morti. L’esercito: «Avevamo avvisato i civili». Onu e Ue protestano.
- Il dirigente di Hamas in tv: «Israele non avrà mai posto sulla nostra terra».
Lo speciale contiene due articoli.
«Prometto ai cittadini di Israele che continueremo fino alla vittoria. Abbiamo ottenuto importanti risultati, ma anche perdite dolorose». Così Benjamin Netanyahu ha commentato la notizia della morte di 16 soldati caduti in combattimento a Gaza nell’ambito delle operazioni di terra. Azioni che nella giornata di ieri si sono concentrate principalmente a Jabalia, 4 chilometri a Nord di Gaza City. Il campo che accoglie circa 116.000 profughi, secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, è stato bombardato dall’aviazione israeliana e avrebbe provocato oltre 50 morti e più di 150 feriti. Numeri diffusi dal ministero della Sanità palestinese, controllato da Hamas, e confermati da un video dell’Afp tv in cui si vedono almeno 47 cadaveri estratti dalle macerie e avvolti nelle lenzuola. Anche l’esercito israeliano ha confermato il raid, aggiungendo di aver eliminato alcuni terroristi, tra cui Ibrahim Biari, ritenuto uno dei responsabili del massacro del 7 ottobre, impegnato a dirigere le operazioni militari dai tunnel sotterranei.
Il portavoce dell’Idf, Jonathan Conricus, ha detto riguardo ai civili coinvolti nell’attacco, di averli più volte sollecitati a lasciare quella che è a tutti gli effetti una zona di guerra: «Spero che prendano la decisione giusta di evacuare verso le aree più sicure del Sud». Esternazione che ha trovato il disappunto dell’Onu, che ha denunciato come «anche il Sud sia stato colpito dai bombardamenti israeliani» e che «all’interno della Striscia non c’è nessun luogo sicuro dove rifugiarsi». A tal proposito, il Guardian ha riportato alcune testimonianze secondo cui i militari israeliani sarebbero impegnati a Sud di Gaza nel tentativo di spezzare in due l’autostrada e la strada costiera. Sul fronte di Gaza City, invece, il comandante della 162ª divisione dell’esercito israeliano, Itzik Cohen, ha affermato di trovarsi alle porte della città. Il generale ha detto che, cinque giorni fa, la sua divisione ha ricevuto una missione importante: «Andate e finite in maniera definitiva Hamas».
Dal Palazzo di Vetro di New York, è intervenuto il capo degli affari umanitari dell’Onu, Martin Griffiths, che ha definito l’attacco a Jabalia «l’ultima atrocità che ha colpito gli abitanti di Gaza», aggiungendo che «i combattimenti ormai sono entrati in una fase ancora più terrificante con conseguenze umanitarie sempre più spaventose». Per l’Europa, invece, ha parlato l’Alto commissario per la politica estera, Josep Borrell: «Basandomi sulla chiara posizione del Consiglio Ue secondo cui Israele ha il diritto di difendersi in linea con il diritto umanitario internazionale e garantendo la protezione di tutti i civili, sono sconvolto dall’elevato numero di vittime a seguito del bombardamento a Jabalia». Sulla stessa linea la posizione della Germania, secondo cui «Israele deve difendersi da Hamas, ma con una proporzionalità che protegga i civili che vengono usati come scudi umani», ha detto un portavoce del ministero degli Esteri tedesco. A Tel Aviv, intanto, ieri pomeriggio sono suonate le sirene di allarme razzi, lanciati dalla Striscia e intercettati dal sistema di difesa Iron dome.
Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha fatto il punto delle operazioni militari a Gaza, dicendo che «l’esercito ha ottenuto fin qui risultati molto importanti» e che «sta colpendo i terroristi a tutti i livelli, dagli operatori sul campo ai comandanti». L’obiettivo principale è quello di distruggere le strutture sotterranee per far uscire allo scoperto i miliziani di Hamas. Il portavoce delle brigate al Qassam, l’ala militare del gruppo terrorista, ha scritto su Telegram che nel raid aereo sul campo profughi hanno perso la vita anche sette ostaggi, tre dei quali stranieri. Dall’Italia ha commentato l’attacco l’ambasciatore di Israele, Alon Bar, intervenuto in diretta televisiva su Rai 3 alla trasmissione Agorà: «Gran parte delle persone uccise a Jabalia, in base alle nostre conoscenze, erano terroristi di Hamas. Il fatto che ci siano anche civili, che sono stati uccisi, è perché Hamas usa donne e bambini, civili innocenti, per proteggere sé stessi».
Sul fronte degli ostaggi, va segnalata un’importante novità. Da alcuni giorni, secondo una fonte del Pentagono citata dalla televisione Kan, diversi commando americani, tra cui i Navy seals e la Delta force, hanno raggiunto Israele per supportare l’esercito nella liberazione delle 239 persone ancora in mano ai terroristi. A dare conferma di questa cooperazione, che prevede anche l’appoggio dell’Fbi ai servizi segreti israeliani, è stato direttamente il sottosegretario alla Difesa americano, Christopher Mayer.
C’è poi la mediazione operata dal Qatar. Doha avrebbe lavorato a un accordo a tre tra Israele, Egitto e Hamas, in coordinamento con gli Usa, per favorire il trasferimento dei civili con doppio passaporto da Gaza al Sinai attraverso il valico di Rafah. Il Guardian ha precisato che questo accordo non riguarda gli ostaggi ma solo gli stranieri e i feriti gravi che si trovano all’interno della Striscia. Proprio l’apertura della frontiera egiziana ha permesso ieri l’esodo verso il Sinai di alcuni feriti palestinesi, a bordo di 30 ambulanze, e di circa 400 civili con passaporto straniero. Tra questi anche quattro italiani che si trovavano a Gaza come volontari di Ong internazionali: «Sono stanchi ma in buone condizioni, assistiti dal console d’Italia al Cairo. Continuiamo a lavorare per far uscire tutti gli altri», ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >