
Esce la raccolta degli scritti del pensatore tradizionalista usciti su L'Italiano, diretto dall'esponente missino e su cui scriveva anche il figlio Adriano, discepolo evoliano prematuramente scomparso.
Sotto gli auspici della Fondazione Julius Evola, presieduta da Gianfranco de Turris, prosegue la ripubblicazione degli articoli del pensatore tradizionalista usciti sui vari organi di stampa nel corso degli anni. La casa editrice Ritter ha appena pubblicato L'Italiano (1959-1973), ovvero la raccolta di testi evoliani usciti sulla rivista di Pino Romualdi, storico esponente missino. Quest'ultimo, già vicesegretario del Partito fascista repubblicano durante la Rsi, era in realtà un politico pragmatico, che certo rispettava il valore intellettuale di Evola, ma senza che questo colmasse una certa distanza ideale e umana. Il figlio di Pino, Adriano, era in compenso un brillante esegeta di Evola, oltre che una delle voci più colte, brillanti e appassionate - oltre che radicali - della destra dell'epoca, purtroppo morto prematuramente in un'incidente automobilistico (nella raccolta in questione figura anche il necrologio che ne fece Evola, in uno dei suoi rari scritti in cui traspare anche del sincero trasporto umano).
È quindi alla luce della triangolazione Evola – Romualdi senior – Romualdi junior, ben ricostruita dal curatore del volume, Alberto Lombardo, che si sviluppa la collaborazione del filosofo all'Italiano, rivista che inizia le sue pubblicazioni nel 1959 (ma c'è un piccolo mistero editoriale sull'annata del 1958...) e che cesserà di esistere solo nel 1984. Evola vi scriverà 36 articoli a suo nome e 5 sotto pseudonimo, per un totale di 41 pezzi che costituiscono, spiega de Turris nella prefazione, «forse la sua collaborazione più lunga, continuativa e fattiva».
Colpisce comunque il fatto che, scrivendo su una testata diretta da uno dei principali esponenti del Movimento sociale italiano, Evola non si facesse problemi a esprimere opinioni «non in linea». È il caso della battaglia contro il divorzio, per esempio, su cui Evola aveva delle idee del tutto peculiari e non riducibili alla linea almirantiana (in buona sostanza il pensatore sosteneva che se il matrimonio sacrale, inteso nel suo vero significato, dovrebbe in effetti essere «indissolubile», il matrimonio così come è concepito nelle società «borghesi» non ha ragione di essere concepito come poco più di un contratto rescindibile su base volontaria). Anche nei suoi frequenti articoli sul costume e persino su tematiche sessuali, Evola non di rado esprimeva punti di vista che potevano essere, al contempo, decisamente reazionari per alcuni aspetti, ma anche molto libertari per altri. Non solo: in alcune circostanze, Evola arrivava a contestare apertamente, sia pur «salvando» il padrone di casa che lo ospitava, lo stesso Msi. In un articolo del febbraio 1969, Evola rimproverava al partito di essere «divenuto principio e fine a se stesso», anziché strumento duttile e pragmatico ispirato a una strategia complessiva più ampia e più alta. Una tale franchezza e libertà d'espressione va certamente considerata un titolo di merito per Evola, ma anche per lo stesso Romualdi, che evidentemente era ben conscio di non poter trattare Evola come un qualsiasi correttore di bozze a cui dettare imperativamente la linea.
Tra i tanti articoli, merita una menzione quello di luglio 1968, dedicato ai fatti del maggio francese. Anche in questo caso, l'interpretazione di Evola appariva allo stesso tempo rivoluzionaria e reazionaria. Da un lato, infatti, il pensatore rimproverava ai manifestanti parigini di non aver dato luogo ad alcuna «contestazione globale al sistema», di essersi accontentati di qualche concessione di natura puramente sindacale senza andare fino in fondo. Dall'altra, si chiedeva se in Italia, dove al momento l'eco dei fatti francesi appariva lontana, esistesse una personalità come Charles De Gaulle, capace in Francia di tenere testa ai rivoltosi fino a disinnescare i moti di piazza, dando per scontato che in casi simili solo una ferma risposta militare poteva rappresentare una risposta all'altezza.
L'ultimo articolo pubblicato da Evola su L'Italiano, come detto, è il necrologio per la morte di Adriano Romualdi, pubblicato peraltro solo pochi mesi prima del decesso dello stesso Evola. Questi ne parla – fatto insolito per l'algido stile dell'autore – come di un «carissimo giovane amico» scomparso e giunge a ricordare conversazioni private in cui i due avevano discusso della vita dopo la morte. Evola si augurava che il suo discepolo potesse aver avuto accesso alla «Luce Assoluta», secondo gli insegnamenti delle antiche tradizioni che tanto aveva studiato.












