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2023-03-13
Così le organizzazioni terroristiche palestinesi usano i social network
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Prima dell'era dei social media, i gruppi militanti palestinesi utilizzavano principalmente moschee, scuole e centri di servizi sociali come canale principale per far circolare informazioni sull'attività dell'organizzazione.Tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania sono attive circa venti organizzazioni militanti palestinesi. Ogni gruppo usa i social network a vari livelli per diffondere la propria ideologia, incoraggiare attacchi contro gli israeliani e attrarre potenziali nuove reclute, soprattutto tra i giovani. Prima dell'era dei social i gruppi militanti palestinesi per diffondere la loro propaganda si recavano principalmente nelle moschee, nelle scuole e nei centri di servizi sociali, come canali principali per far circolare le informazioni sulle loro attività. Come descritto in un recente report della Foundation for Defense of Democracies (Fdd) un cambiamento importante c’è stato nel 2014 quando nella Striscia di Gaza è iniziato il conflitto ( che è durato sette settimane) tra le forze di difesa israeliane (Idf) e gruppi militanti palestinesi. Durante il conflitto Hamas e altri gruppi avevano utilizzato ampiamente i social media per pubblicare e promuovere filmati di attacchi contro gli obiettivi israeliani. Una delle pubblicazioni su Facebook più note dell'epoca fu un raid contro una postazione dell'Idf vicino a Nahal Oz da parte di militanti di Hamas, l'assalto provocò la morte di cinque soldati israeliani.
Da quel momento Hamas, la Jihad Islamica e la Fossa dei Leoni, le Brigate Abd al-Qadir al-Husayni e i militanti di Humat al-Aqsa -solo per citarne alcuni- hanno fatto tesoro dell’esperienza e hanno continuato ad usare Facebook, Twitter, Telegram, Instagram e TikTok per promuovere la loro ideologia.
I piani per il Ramadan e l'ascesa della Fossa dei Leoni (The Lion's Din)

Israele ha chiesto che l'account TikTok del gruppo terroristico la Fossa dei Leoni venga bandito, senza nessun successo (Fonte: TikTok)
I servizi segreti israeliani sono a conoscenza dei piani di Hamas e delle altre organizzazioni terroristiche che pianificano di intensificare gli attacchi durante il mese del Ramadan (22 marzo-20 aprile 2023) come inizio della terza Intifada. Lo scorso 23 febbraio il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha pubblicato una dichiarazione in cui ha affermato: «Gli arabi palestinesi non permetteranno a nessuno di sopprimere l'Intifada» che si sta sviluppando nella Cisgiordania, e ha aggiunto che «la campagna contro il nemico sta entrando in una fase di forte disperazione di Israele e sta spezzando gli occupanti espellendoli dalla terra dei nostri padri e nonni». Secondo le stime di Palestine Arab Street, entro poche settimane sarà possibile parlare di una nuova Intifada in Cisgiordania: «Con l'aumentare delle morti di arabi palestinesi, aumenterà anche il numero di coloro che si uniranno alla nuova Intifada». I terroristi di Hamas si stanno organizzando per lanciare un’escalation durante il Ramadan e il tempo sta lavorando a loro favore. Per l’analista israeliano Yoni Ben Menachem «il potere dell'Autorità palestinese è in continuo declino (il vertice in Giordania è un tentativo di resuscitarlo), mentre in Israele il nuovo governo è in uno stato di confronto diplomatico con la comunità internazionale e in una crisi politica interna». Aspetto non certo secondario è quello relativo alla giovane generazione arabo-palestinese ormai scoraggiata dall'Autorità palestinese corrotta ad ogni livello e, non avendo ricordi delle precedenti lotte armate contro Israele, vuole a tutti i costi un confronto armato con Israele. La macchina di propaganda arabo palestinese ne approfitta e i social network incoraggiano i giovani a lanciare attacchi terroristici in modo da diventare «eroi» su TikTok. Mentre altre piattaforme di social media talvolta limitano o censurano l'incitamento agli arabi palestinesi, TikTok, una società cinese, non fa assolutamente nulla. La Fossa dei Leoni deve gran parte della sua popolarità alla sua presenza sui social media. Attualmente solo su Telegram, l'organizzazione ha circa 235mila follower, più di qualsiasi altra fazione palestinese, inclusa Hamas. Dall'agosto 2022 il gruppo ha pubblicato avvertimenti al governo israeliano e video di combattenti che prendono di mira gli insediamenti israeliani con colpi di arma da fuoco. Mentre le pubblicazioni di aggressioni e altre forme di propaganda sono un punto fermo dei canali gestiti dai militanti palestinesi, l'incitamento alla violenza è un messaggio chiave. Ad esempio, lo scorso 14 febbraio Hamas ha pubblicato un video di Selah al-Arouri, uno dei suoi leader più influenti a livello mediatico, che incoraggiava i palestinesi a «commettere atti di violenza contro gli israeliani per raggiungere l'obiettivo di liberare la Cisgiordania». Un altro esempio pubblicato da Army of Islam incoraggia gli attacchi contro gli israeliani. Una seconda pubblicazione del gruppo sulla scia degli attentati di Gerusalemme dell'anno scorso dimostra come si costruisce un esplosivo utilizzando componenti facilmente reperibili. Infine, i canali gestiti dai militanti e quelli ad essi affiliati utilizzano spesso i social media per attirare reclute. Una grafica elegante che mostra i militanti che lanciano razzi e lanciano altri attacchi contro obiettivi israeliani è un metodo efficace per ispirare potenziali reclute.Ad esempio, nel 2019 Hamas ha creato un canale su Telegram dedicato alla pubblicazione di informazioni sui campi di addestramento militare utilizzati come seguito per bambini e adolescenti per unirsi al gruppo. Sono state regolarmente pubblicate informazioni su come registrarsi per i campi e altro materiale di propaganda, inclusi filmati di militanti che istruiscono i bambini sull'uso delle armi da fuoco.
I punti di contatto con l'Isis e al-Qaeda

Mentre al-Qaeda vive una fase di appannamento anche a livello di propaganda, a causa delle difficoltà che l’organizzazione incontra dopo la morte di Ayman al-Zawahiri, lo Stato islamico dilaga sui social network e sui canali web di riferimento. L’Isis continua ad esercitare un forte potere attrattativo grazie all’incessante propaganda (24 ore su 24) con video accuratamente girati e studiati nei minimi dettagli, fotografie dal forte impatto emotivo che descrivono le loro operazioni in tutto il mondo e statistiche nelle quali vengono elencati il numero delle vittime, il numero di armi sequestrate, i veicoli distrutti e altri dettagli. Le organizzazioni palestinesi, benché avverse allo Stato islamico che da tempo prova a penetrare nella Striscia di Gaza a caccia di delusi di Hamas e Jihad Islmaica, si ispirano ai video dell’Isis e provano a riprodurre la stessa qualità, anche se al momento le differenze sono ancora notevoli. Come osserva il report dell’Fdd: «Sebbene le società di social media abbiano adottato una linea dura contro gli account che pubblicano materiale relativo al terrorismo, il sistema non è perfetto».
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Tra Gaza e la Cisgiordania sono attive circa venti organizzazioni militanti palestinesi. Ogni gruppo - a vari livelli - utilizza i social media per diffondere la propria ideologia, incoraggiare attacchi contro gli israeliani e attrarre potenziali reclute.Prima dell'era dei social media, i gruppi militanti palestinesi utilizzavano principalmente moschee, scuole e centri di servizi sociali come canale principale per far circolare informazioni sulle loro attività.Le organizzazioni palestinesi, benché avverse allo Stato islamico che da tempo prova a penetrare nella Striscia di Gaza a caccia di delusi di Hamas e Jihad Islmaica, si ispirano ai video dell’Isis e provano a riprodurre la stessa qualità, anche se al momento le differenze sono ancora notevoli.Lo speciale contiene tre articoli.Prima dell'era dei social media, i gruppi militanti palestinesi utilizzavano principalmente moschee, scuole e centri di servizi sociali come canale principale per far circolare informazioni sull'attività dell'organizzazione.Tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania sono attive circa venti organizzazioni militanti palestinesi. Ogni gruppo usa i social network a vari livelli per diffondere la propria ideologia, incoraggiare attacchi contro gli israeliani e attrarre potenziali nuove reclute, soprattutto tra i giovani. Prima dell'era dei social i gruppi militanti palestinesi per diffondere la loro propaganda si recavano principalmente nelle moschee, nelle scuole e nei centri di servizi sociali, come canali principali per far circolare le informazioni sulle loro attività. Come descritto in un recente report della Foundation for Defense of Democracies (Fdd) un cambiamento importante c’è stato nel 2014 quando nella Striscia di Gaza è iniziato il conflitto ( che è durato sette settimane) tra le forze di difesa israeliane (Idf) e gruppi militanti palestinesi. Durante il conflitto Hamas e altri gruppi avevano utilizzato ampiamente i social media per pubblicare e promuovere filmati di attacchi contro gli obiettivi israeliani. Una delle pubblicazioni su Facebook più note dell'epoca fu un raid contro una postazione dell'Idf vicino a Nahal Oz da parte di militanti di Hamas, l'assalto provocò la morte di cinque soldati israeliani.Da quel momento Hamas, la Jihad Islamica e la Fossa dei Leoni, le Brigate Abd al-Qadir al-Husayni e i militanti di Humat al-Aqsa -solo per citarne alcuni- hanno fatto tesoro dell’esperienza e hanno continuato ad usare Facebook, Twitter, Telegram, Instagram e TikTok per promuovere la loro ideologia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/propaganda-terrore-social-network-2659587802.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-piani-per-il-ramadan-e-l-ascesa-della-fossa-dei-leoni-the-lion-s-din" data-post-id="2659587802" data-published-at="1678707638" data-use-pagination="False"> I piani per il Ramadan e l'ascesa della Fossa dei Leoni (The Lion's Din) Israele ha chiesto che l'account TikTok del gruppo terroristico la Fossa dei Leoni venga bandito, senza nessun successo (Fonte: TikTok) I servizi segreti israeliani sono a conoscenza dei piani di Hamas e delle altre organizzazioni terroristiche che pianificano di intensificare gli attacchi durante il mese del Ramadan (22 marzo-20 aprile 2023) come inizio della terza Intifada. Lo scorso 23 febbraio il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha pubblicato una dichiarazione in cui ha affermato: «Gli arabi palestinesi non permetteranno a nessuno di sopprimere l'Intifada» che si sta sviluppando nella Cisgiordania, e ha aggiunto che «la campagna contro il nemico sta entrando in una fase di forte disperazione di Israele e sta spezzando gli occupanti espellendoli dalla terra dei nostri padri e nonni». Secondo le stime di Palestine Arab Street, entro poche settimane sarà possibile parlare di una nuova Intifada in Cisgiordania: «Con l'aumentare delle morti di arabi palestinesi, aumenterà anche il numero di coloro che si uniranno alla nuova Intifada». I terroristi di Hamas si stanno organizzando per lanciare un’escalation durante il Ramadan e il tempo sta lavorando a loro favore. Per l’analista israeliano Yoni Ben Menachem «il potere dell'Autorità palestinese è in continuo declino (il vertice in Giordania è un tentativo di resuscitarlo), mentre in Israele il nuovo governo è in uno stato di confronto diplomatico con la comunità internazionale e in una crisi politica interna». Aspetto non certo secondario è quello relativo alla giovane generazione arabo-palestinese ormai scoraggiata dall'Autorità palestinese corrotta ad ogni livello e, non avendo ricordi delle precedenti lotte armate contro Israele, vuole a tutti i costi un confronto armato con Israele. La macchina di propaganda arabo palestinese ne approfitta e i social network incoraggiano i giovani a lanciare attacchi terroristici in modo da diventare «eroi» su TikTok. Mentre altre piattaforme di social media talvolta limitano o censurano l'incitamento agli arabi palestinesi, TikTok, una società cinese, non fa assolutamente nulla. La Fossa dei Leoni deve gran parte della sua popolarità alla sua presenza sui social media. Attualmente solo su Telegram, l'organizzazione ha circa 235mila follower, più di qualsiasi altra fazione palestinese, inclusa Hamas. Dall'agosto 2022 il gruppo ha pubblicato avvertimenti al governo israeliano e video di combattenti che prendono di mira gli insediamenti israeliani con colpi di arma da fuoco. Mentre le pubblicazioni di aggressioni e altre forme di propaganda sono un punto fermo dei canali gestiti dai militanti palestinesi, l'incitamento alla violenza è un messaggio chiave. Ad esempio, lo scorso 14 febbraio Hamas ha pubblicato un video di Selah al-Arouri, uno dei suoi leader più influenti a livello mediatico, che incoraggiava i palestinesi a «commettere atti di violenza contro gli israeliani per raggiungere l'obiettivo di liberare la Cisgiordania». Un altro esempio pubblicato da Army of Islam incoraggia gli attacchi contro gli israeliani. Una seconda pubblicazione del gruppo sulla scia degli attentati di Gerusalemme dell'anno scorso dimostra come si costruisce un esplosivo utilizzando componenti facilmente reperibili. Infine, i canali gestiti dai militanti e quelli ad essi affiliati utilizzano spesso i social media per attirare reclute. Una grafica elegante che mostra i militanti che lanciano razzi e lanciano altri attacchi contro obiettivi israeliani è un metodo efficace per ispirare potenziali reclute.Ad esempio, nel 2019 Hamas ha creato un canale su Telegram dedicato alla pubblicazione di informazioni sui campi di addestramento militare utilizzati come seguito per bambini e adolescenti per unirsi al gruppo. Sono state regolarmente pubblicate informazioni su come registrarsi per i campi e altro materiale di propaganda, inclusi filmati di militanti che istruiscono i bambini sull'uso delle armi da fuoco. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/propaganda-terrore-social-network-2659587802.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-punti-di-contatto-con-l-isis-e-al-qaeda" data-post-id="2659587802" data-published-at="1678707638" data-use-pagination="False"> I punti di contatto con l'Isis e al-Qaeda Mentre al-Qaeda vive una fase di appannamento anche a livello di propaganda, a causa delle difficoltà che l’organizzazione incontra dopo la morte di Ayman al-Zawahiri, lo Stato islamico dilaga sui social network e sui canali web di riferimento. L’Isis continua ad esercitare un forte potere attrattativo grazie all’incessante propaganda (24 ore su 24) con video accuratamente girati e studiati nei minimi dettagli, fotografie dal forte impatto emotivo che descrivono le loro operazioni in tutto il mondo e statistiche nelle quali vengono elencati il numero delle vittime, il numero di armi sequestrate, i veicoli distrutti e altri dettagli. Le organizzazioni palestinesi, benché avverse allo Stato islamico che da tempo prova a penetrare nella Striscia di Gaza a caccia di delusi di Hamas e Jihad Islmaica, si ispirano ai video dell’Isis e provano a riprodurre la stessa qualità, anche se al momento le differenze sono ancora notevoli. Come osserva il report dell’Fdd: «Sebbene le società di social media abbiano adottato una linea dura contro gli account che pubblicano materiale relativo al terrorismo, il sistema non è perfetto».
Una jeep israeliana transita davanti al valico di Erez, che collega Israele a Gaza, in uno scatto dello scorso ottobre (Getty Images)
Oudeh avrebbe avuto un ruolo centrale nell’apparato di sicurezza di Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre, ricoprendo l’incarico di responsabile dell’intelligence militare e collaborando strettamente con al Haddad nella ricostruzione della struttura operativa del gruppo dopo la morte di Mohammed Deif e Mohammed Sinwar. Le stesse fonti sostengono che l’incarico gli fosse già stato proposto in passato dopo l’eliminazione di Sinwar, ma che in quel momento avesse deciso di non assumere la guida dell’organizzazione armata. Nell’immagine diffusa insieme alle informazioni, Oudeh compare accanto a Raafa Salameh, Abu Obeida e Mohammed Deif. Tutti gli altri dirigenti presenti nella foto sarebbero stati eliminati nel corso delle operazioni israeliane.
Intanto Israele si sta preparando per impedire che possa verificarsi un nuovo 7 ottobre. A quasi tre anni dall’attacco di Hamas contro le comunità israeliane al confine con Gaza, lo Stato ebraico sta costruendo una nuova rete di difesa territoriale basata su civili addestrati, squadre di intervento rapido e protocolli operativi studiati direttamente sulle lezioni del massacro del 2023. Secondo quanto riportato dal FDD Long War Journal, all’inizio di maggio nella comunità di Nir Oz, una delle località simbolo dell’assalto di Hamas, i membri di una nuova squadra volontaria di sicurezza civile hanno completato la seconda delle otto sessioni previste da un innovativo programma di addestramento chiamato «Magen 48». L’iniziativa è gestita dall’organizzazione israeliana Magen Yehuda e nasce con l’obiettivo dichiarato di fornire ai cosiddetti «difensori civili» competenze operative e strumenti professionali per affrontare eventuali nuovi attacchi terroristici. Il progetto viene realizzato in collaborazione diretta con le Forze di difesa israeliane (Idf), che stanno contribuendo all’addestramento delle squadre locali di volontari incaricate di intervenire immediatamente in caso di incursioni armate.
Il trauma del 7 ottobre continua infatti a influenzare profondamente la strategia di sicurezza israeliana. Quel giorno migliaia di terroristi di Hamas, supportati da altri gruppi armati e da saccheggiatori civili, sfondarono le difese israeliane penetrando nelle comunità vicino alla Striscia di Gaza. L’attacco provocò massacri, sequestri e devastazioni senza precedenti. Molti dei villaggi colpiti sono ancora oggi impegnati nella ricostruzione, mentre migliaia di residenti stanno lentamente tornando nelle proprie abitazioni dopo lunghi mesi di evacuazione. In questo contesto Israele punta ora a creare comunità capaci di difendersi autonomamente nei primi minuti di un’aggressione, evitando di dipendere esclusivamente dall’arrivo delle forze armate regolari.
Le unità addestrate dal programma vengono chiamate «Kitat Konenut», cioè squadre di intervento rapido. Si tratta di gruppi composti principalmente da ex soldati residenti nelle comunità di confine vicino a Gaza, al Libano e alla Cisgiordania. Queste squadre rappresentano la prima linea di difesa locale e hanno il compito di reagire immediatamente a infiltrazioni terroristiche mentre la comunità attende l’arrivo di rinforzi militari e di polizia.
Il nome «Magen 48» è stato scelto in memoria dei 48 membri delle forze di sicurezza israeliane uccisi il 7 ottobre. L’organizzazione lavora a stretto contatto con il Comando del Fronte Interno delle IDF, con la Divisione Gaza dell’esercito israeliano e con i consigli locali delle comunità di frontiera. Il modello di addestramento è stato sviluppato studiando le esperienze delle località che riuscirono a resistere meglio durante l’attacco di Hamas, in particolare il Kibbutz Erez, considerato uno dei casi più efficaci di difesa locale durante l’assalto. Secondo quanto dichiarato sul sito ufficiale di Magen 48, il programma mira a garantire che ogni comunità attorno alla Striscia di Gaza sia «addestrata, equipaggiata e operativamente pronta» per affrontare future minacce. La preparazione delle comunità viene considerata una priorità strategica non soltanto per rafforzare la sicurezza dei residenti, ma anche per favorire il ritorno della popolazione evacuata dopo gli attacchi di Hamas.
L’iniziativa arriva in una fase estremamente delicata per Israele. Mentre il governo israeliano continua a chiedere il disarmo di Hamas e a mantenere alta la pressione militare sulla Striscia di Gaza, la sicurezza delle aree di confine rimane una delle principali preoccupazioni strategiche del Paese. Il 13 maggio il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato Nickolay Mladenov, direttore del Gaza Board of Peace, discutendo della situazione del cessate il fuoco e delle prospettive di smantellamento delle capacità militari di Hamas. Nello stesso giorno le IDF hanno annunciato l’eliminazione di un membro delle forze Nukhba di Hamas a Gaza.
Ari Briggs, cofondatore di Magen 48, ha spiegato al Long War Journal della FDD che il nuovo protocollo di addestramento israeliano è già stato adottato in 67 comunità vicino al confine con Gaza e che il piano prevede di estendere il modello fino a circa 600 comunità nei prossimi anni. Briggs ha sottolineato che sono già state svolte oltre 550 sessioni di addestramento e che più di 1.500 persone hanno completato i corsi, numeri che equivalgono alla formazione di diversi battaglioni di fanteria. Secondo Briggs, il progetto rappresenta soltanto una prima fase di un piano molto più ampio. Il dirigente di Magen 48 ha spiegato che circa 900.000 israeliani vivono in aree considerate vulnerabili lungo diversi confini del Paese. Dopo il 7 ottobre oltre 74.000 persone furono evacuate dalle comunità vicine a Gaza per più di un anno, mentre evacuazioni simili si verificarono anche nel nord di Israele. Sebbene molti residenti siano tornati, la guerra ancora in corso continua ad alimentare un forte senso di insicurezza tra la popolazione.
Uno degli elementi più innovativi del programma riguarda il cambiamento della dottrina operativa. Briggs ha spiegato che il nuovo approccio prevede di affrontare i terroristi prima che riescano a raggiungere il centro delle comunità. L’obiettivo è quindi portare il combattimento direttamente contro gli assalitori invece di attendere passivamente dietro i cancelli dei kibbutz o dei villaggi. Per ogni comunità vengono elaborati specifici piani difensivi, con analisi dettagliate delle aree vulnerabili, delle posizioni delle telecamere di sorveglianza, delle recinzioni e delle postazioni fortificate da costruire. Briggs ha sottolineato che la principale lezione del 7 ottobre non riguarda semplicemente l’uso delle armi, ma soprattutto l’organizzazione delle squadre, il coordinamento operativo e la rapidità di risposta. Durante le esercitazioni osservate dal Long War Journal a Nir Oz, i volontari hanno simulato la bonifica di aree della comunità da terroristi armati, lavorando in coppie e coordinandosi con altri gruppi di difesa locale. Il programma comprende inoltre formazione medica, gestione delle emergenze e utilizzo avanzato delle armi. Prima del 7 ottobre ogni volontario riceveva soltanto circa 70 proiettili all’anno per l’addestramento al poligono. Oggi l’accesso alle munizioni è stato notevolmente ampliato e ai partecipanti viene richiesto di saper colpire bersagli fino a 150 metri di distanza. Anche le dimensioni delle squadre sono aumentate: dalle circa 12 persone previste in passato si è passati fino a un massimo di 28 volontari per comunità. Le unità sono inoltre miste e comprendono anche donne, come dimostrato durante le esercitazioni svolte a Nir Oz.
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