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2022-12-10
Porti semiaperti per i taxi del mare. E la nave si trasforma in discoteca
Ansa
Quando alla Geo Barents è stato assegnato il porto sicuro a Salerno, dopo aver stazionato per quasi 24 ore tra Italia e Malta con 248 passeggeri, il taxi del mare si è trasformato in una discoteca. L’annuncio, come è stato documentato da un video registrato a bordo, ha trasformato l’attesa in una festa. Con gli attivisti della Ong e l’equipaggio a fare da animatori. Musica a tutto volume, urla e applausi di colpo hanno cancellato la narrazione del viaggio che la Ong ha propagandato negli ultimi giorni e che voleva i passeggeri «esausti e spossati». «Molte persone arrivano da Paesi in guerra, dal Sudan del Sud, dall’Etiopia, dall’Eritrea, dal Mali, dal Sudan. Stiamo facendo il massimo per prendercene cura, per garantire assistenza medica, psicologica e di base di cui queste persone necessitano in questo momento, dopo un’esperienza del genere», aveva raccontato Candida Lobes, operatrice umanitaria di Medici senza frontiere, innescando il solito pressing sul governo italiano. Ora, per raggiungere la città campana, la nave impiegherà circa 24 ore.
Humanity One, che con i suoi 261 passeggeri era rimasta ferma a largo di Catania, invece, attraccherà a Bari. Dalla Ong lamentavano che dopo quattro richieste di Pos non avevano ottenuto risposta. La situazione si è sbloccata ieri pomeriggio. E con la Louise Michel, taxi del mare finanziato anche dal writer Bansky, approdato l’altra notte con 33 passeggeri egiziani a Lampedusa, per le difficoltà che stava cominciando ad affrontare in mare a causa delle condizioni meteo sfavorevoli, le Ong hanno fatto en plein.
L’ingresso nelle acque italiane e l’approdo sono stati gestiti direttamente dalle Capitanerie di porto, come accadde un mese fa con la Rise Above, che andò in Calabria. Il Pos, contrariamente a quanto hanno raccontato i quotidiani della vulgata unica sui loro siti Web, bollando l’ingresso in porto della Louise Michel come un’«inversione a U» del governo italiano, in realtà, non è stato concesso. E quella che era sembrata una dinamica sospetta (ingresso nelle acque territoriali italiane, cambio di direzione verso il Mediterraneo Centrale e rientro in territorio italiano) era governata dalle Capitanerie di porto e non dal Viminale. Dal centro di coordinamento devono aver pensato che, nonostante nell’hotspot di Lampedusa ci siano oltre 1.000 ospiti (che al momento non possono essere trasferiti a causa delle condizioni meteo che impediscono ai traghetti di attraccare), i 33 della Louise Michel non avrebbero ulteriormente sovraccaricato la struttura.
A Lampedusa «la situazione è ancora estremamente difficile. Basti pensare a quanto accaduto la scorsa notte, con gli agenti addetti al servizio di sicurezza nel trasporto di migranti via mare dall’isola a Porto Empedocle che non avevano neppure i posti per sedersi a bordo e hanno viaggiato in condizioni disumane», ha affermato il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, che ha aggiunto: «Ringraziamo il governo, e in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per aver messo al centro dell’agenda politica il problema dell’immigrazione clandestina e la sua gestione, che non può più ricadere solo sulle spalle del nostro Paese e del suo sistema di sicurezza».
La pressione sui centri siciliani con il nuovo governo si è attenuata. E con i suoi 8.752 ospiti, la Sicilia è tornata in zona gialla, scendendo dal terzo al quinto posto in Italia per numero di presenze di richiedenti asilo nelle strutture d’accoglienza (dopo Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte).
In mare, poi, ci sono ancora altre due navi Ong. La tedesca Sea Eye 4 ieri era al largo della Tunisia e sembrava dirigersi verso le coste della Libia. Mentre da Barcellona, con direzione Mediterraneo Centrale, è partita la Astal di Open Arms. Ocean Viking, Rise Above e l’italiana Mare Jonio, invece, sono ancora in porto. La prima, della Ong Sos Méditerranée, è ferma a Marsiglia. La seconda, di Lifeline, è a Licata. Mentre la nave di Luca Casarini è a Trapani. Ma tutte e tre le Ong hanno già annunciato che a dicembre sarebbero salpate per nuove missioni.
Intanto due distinti sbarchi, per un totale di circa 150 migranti, si sono verificati in poche ore a Roccella Jonica, nella Locride. Il primo è avvenuto l’altra notte quando un’unità navale della Guardia di finanza, al largo delle coste calabresi ha intercettato un’imbarcazione con 105 passeggeri. Il secondo, invece, è di ieri mattina. Circa 40 persone viaggiavano su un barchino che è stato raggiunto dalla Guardia costiera. Nella notte tra mercoledì e giovedì, infine, la Guardia costiera di Reggio Calabria ha recuperato in mare il cadavere di un uomo trattenuto a galla da un giubbotto di salvataggio. Non è stato confermato, ma non si esclude che il ritrovamento dell’uomo possa essere collegato ai due sbarchi di Roccella Jonica o a quello avvenuto a Reggio Calabria martedì sera, quando sono approdati in 86.
Redistribuzione Ue ancora in bilico
Nonostante i mal di pancia francesi per lo sbarco della Ocean Viking un mese fa, il meccanismo di solidarietà non è entrato in crisi. Anzi. «La solidarietà funziona», ha commentato ieri l’ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elbling, annunciando che «i primi 164 richiedenti asilo in Italia sono stati accolti in Germania. Berlino ha accolto il maggior numero di migranti dall’Italia attraverso il meccanismo di solidarietà accordato. Sono vite, non numeri. Collaboriamo strettamente con l’Italia in questo senso».
Con la Francia, invece, la relazione resta tesa. Anche se ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal vertice Med9 ad Alicante, in Spagna (al summit, dal quale è emersa la necessità di attuare rapidamente il Piano Ue sulle redistribuzioni, hanno partecipato il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno preso parte Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna), ha cercato di stemperare: «Ho salutato Emmanuel Macron, che conosco da tanti anni e non credo che si debba insistere su divisioni, possono esserci opinioni divergenti, ma dobbiamo sempre trovare soluzioni a livello europeo». Stando ad alcune fonti dell’Eliseo, citate ieri dalle agenzie di stampa tra Roma e Parigi, ci sono ancora delle opinioni divergenti sulla questione migratoria. Con Macron, comunque, non c’è stato alcun incontro bilaterale. Come annunciato ieri dall’Eliseo, aprendo un bizzarro siparietto su una presunta visita di Giorgia Meloni a Parigi, che in realtà non è mai stata programmata. Tajani ha spiegato di non aver parlato con Macron della questione e di essersi limitato a salutarlo. E mentre Roma resta ferma sulla responsabilità degli Stati che danno la bandiera alle navi delle Ong, Parigi rimarca che la responsabilità primaria è dello Stato a cui appartiene la zona Sar in cui si trovano le imbarcazioni.
«Abbiamo trovato ascolto da tanti Paesi», ha detto ieri Tajani, aggiungendo che sarebbe stato fatto «un passo importante della Commissione», che va «nella direzione delle richieste dell’Italia».
E infatti Tajani, facendo le veci del premier Meloni, assente per una influenza, ha insistito su «un impegno rafforzato volto a fermare i flussi di immigrazione irregolare e a stroncare il traffico di esseri umani, ripristinando canali legali compatibili con la capacità di accoglienza e integrazione dei nostri Paesi». Poi ha spiegato che «ogni nave è un caso a sé e non manca mai da parte dell’Italia una risposta solidale. Al contempo è importante che si rispettino sempre e comunque le regole, anche da parte delle Ong». E sugli ingressi via terra, Tajani ha affermato che «dalla stabilità dei Balcani dipendono anche i flussi su quella rotta». Il ministro ha detto di essere in contatto con il presidente serbo, Aleksandar Vucic, e con il premier kosovaro, Albin Kurti.
Il tema immigrazione però non era centrale al Med9 e, si apprende, la discussione è stata relegata alla fase del pranzo, che ha dato inizio al vertice. Gli argomenti centrali delle due sessioni di lavoro erano tutti concentrati sulla sovranità europea, sia energetica che industriale, e sulla governance economica alla luce della riforma del Patto di stabilità presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue.
Quello dell’immigrazione, secondo Tajani, «è un problema globale, non è una questione tra Italia e Francia, o Italia e Germania, e può essere risolto solo a livello europeo». Per ora, però, si registra l’ennesimo nulla di fatto. Anche se diverse fonti diplomatiche confermano che a Bruxelles si starebbero compiendo dei passi. Infatti a fine giornata la dichiarazione ufficiale dei leader dei Paesi del Sud dell'Ue andava in questa direzione: «È importante continuare a tenere conto della visione dei Paesi del Mediterraneo all'interno del Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo. Questo approccio dovrebbe basarsi principalmente sull’equilibrio tra responsabilità e solidarietà».
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Concesso lo sbarco a Salerno alla Geo Barents con 248 stranieri: all’annuncio a bordo si scatena la festa. Humanity One verso Bari con 261 immigrati. Altri 33 a Lampedusa dalla Louise Michel, che era in difficoltà.Accolti in Germania i primi 164 richiedenti asilo provenienti dall’Italia. Ma i rapporti con Parigi restano tesi. Antonio Tajani prova a mediare al summit di Alicante (senza Giorgia Meloni).Lo speciale contiene due articoli.Quando alla Geo Barents è stato assegnato il porto sicuro a Salerno, dopo aver stazionato per quasi 24 ore tra Italia e Malta con 248 passeggeri, il taxi del mare si è trasformato in una discoteca. L’annuncio, come è stato documentato da un video registrato a bordo, ha trasformato l’attesa in una festa. Con gli attivisti della Ong e l’equipaggio a fare da animatori. Musica a tutto volume, urla e applausi di colpo hanno cancellato la narrazione del viaggio che la Ong ha propagandato negli ultimi giorni e che voleva i passeggeri «esausti e spossati». «Molte persone arrivano da Paesi in guerra, dal Sudan del Sud, dall’Etiopia, dall’Eritrea, dal Mali, dal Sudan. Stiamo facendo il massimo per prendercene cura, per garantire assistenza medica, psicologica e di base di cui queste persone necessitano in questo momento, dopo un’esperienza del genere», aveva raccontato Candida Lobes, operatrice umanitaria di Medici senza frontiere, innescando il solito pressing sul governo italiano. Ora, per raggiungere la città campana, la nave impiegherà circa 24 ore.Humanity One, che con i suoi 261 passeggeri era rimasta ferma a largo di Catania, invece, attraccherà a Bari. Dalla Ong lamentavano che dopo quattro richieste di Pos non avevano ottenuto risposta. La situazione si è sbloccata ieri pomeriggio. E con la Louise Michel, taxi del mare finanziato anche dal writer Bansky, approdato l’altra notte con 33 passeggeri egiziani a Lampedusa, per le difficoltà che stava cominciando ad affrontare in mare a causa delle condizioni meteo sfavorevoli, le Ong hanno fatto en plein. L’ingresso nelle acque italiane e l’approdo sono stati gestiti direttamente dalle Capitanerie di porto, come accadde un mese fa con la Rise Above, che andò in Calabria. Il Pos, contrariamente a quanto hanno raccontato i quotidiani della vulgata unica sui loro siti Web, bollando l’ingresso in porto della Louise Michel come un’«inversione a U» del governo italiano, in realtà, non è stato concesso. E quella che era sembrata una dinamica sospetta (ingresso nelle acque territoriali italiane, cambio di direzione verso il Mediterraneo Centrale e rientro in territorio italiano) era governata dalle Capitanerie di porto e non dal Viminale. Dal centro di coordinamento devono aver pensato che, nonostante nell’hotspot di Lampedusa ci siano oltre 1.000 ospiti (che al momento non possono essere trasferiti a causa delle condizioni meteo che impediscono ai traghetti di attraccare), i 33 della Louise Michel non avrebbero ulteriormente sovraccaricato la struttura. A Lampedusa «la situazione è ancora estremamente difficile. Basti pensare a quanto accaduto la scorsa notte, con gli agenti addetti al servizio di sicurezza nel trasporto di migranti via mare dall’isola a Porto Empedocle che non avevano neppure i posti per sedersi a bordo e hanno viaggiato in condizioni disumane», ha affermato il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, che ha aggiunto: «Ringraziamo il governo, e in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per aver messo al centro dell’agenda politica il problema dell’immigrazione clandestina e la sua gestione, che non può più ricadere solo sulle spalle del nostro Paese e del suo sistema di sicurezza». La pressione sui centri siciliani con il nuovo governo si è attenuata. E con i suoi 8.752 ospiti, la Sicilia è tornata in zona gialla, scendendo dal terzo al quinto posto in Italia per numero di presenze di richiedenti asilo nelle strutture d’accoglienza (dopo Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte). In mare, poi, ci sono ancora altre due navi Ong. La tedesca Sea Eye 4 ieri era al largo della Tunisia e sembrava dirigersi verso le coste della Libia. Mentre da Barcellona, con direzione Mediterraneo Centrale, è partita la Astal di Open Arms. Ocean Viking, Rise Above e l’italiana Mare Jonio, invece, sono ancora in porto. La prima, della Ong Sos Méditerranée, è ferma a Marsiglia. La seconda, di Lifeline, è a Licata. Mentre la nave di Luca Casarini è a Trapani. Ma tutte e tre le Ong hanno già annunciato che a dicembre sarebbero salpate per nuove missioni. Intanto due distinti sbarchi, per un totale di circa 150 migranti, si sono verificati in poche ore a Roccella Jonica, nella Locride. Il primo è avvenuto l’altra notte quando un’unità navale della Guardia di finanza, al largo delle coste calabresi ha intercettato un’imbarcazione con 105 passeggeri. Il secondo, invece, è di ieri mattina. Circa 40 persone viaggiavano su un barchino che è stato raggiunto dalla Guardia costiera. Nella notte tra mercoledì e giovedì, infine, la Guardia costiera di Reggio Calabria ha recuperato in mare il cadavere di un uomo trattenuto a galla da un giubbotto di salvataggio. Non è stato confermato, ma non si esclude che il ritrovamento dell’uomo possa essere collegato ai due sbarchi di Roccella Jonica o a quello avvenuto a Reggio Calabria martedì sera, quando sono approdati in 86.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/porti-semiapertitaxi-mare-2658945260.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="redistribuzione-ue-ancora-in-bilico" data-post-id="2658945260" data-published-at="1670649317" data-use-pagination="False"> Redistribuzione Ue ancora in bilico Nonostante i mal di pancia francesi per lo sbarco della Ocean Viking un mese fa, il meccanismo di solidarietà non è entrato in crisi. Anzi. «La solidarietà funziona», ha commentato ieri l’ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elbling, annunciando che «i primi 164 richiedenti asilo in Italia sono stati accolti in Germania. Berlino ha accolto il maggior numero di migranti dall’Italia attraverso il meccanismo di solidarietà accordato. Sono vite, non numeri. Collaboriamo strettamente con l’Italia in questo senso». Con la Francia, invece, la relazione resta tesa. Anche se ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal vertice Med9 ad Alicante, in Spagna (al summit, dal quale è emersa la necessità di attuare rapidamente il Piano Ue sulle redistribuzioni, hanno partecipato il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno preso parte Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna), ha cercato di stemperare: «Ho salutato Emmanuel Macron, che conosco da tanti anni e non credo che si debba insistere su divisioni, possono esserci opinioni divergenti, ma dobbiamo sempre trovare soluzioni a livello europeo». Stando ad alcune fonti dell’Eliseo, citate ieri dalle agenzie di stampa tra Roma e Parigi, ci sono ancora delle opinioni divergenti sulla questione migratoria. Con Macron, comunque, non c’è stato alcun incontro bilaterale. Come annunciato ieri dall’Eliseo, aprendo un bizzarro siparietto su una presunta visita di Giorgia Meloni a Parigi, che in realtà non è mai stata programmata. Tajani ha spiegato di non aver parlato con Macron della questione e di essersi limitato a salutarlo. E mentre Roma resta ferma sulla responsabilità degli Stati che danno la bandiera alle navi delle Ong, Parigi rimarca che la responsabilità primaria è dello Stato a cui appartiene la zona Sar in cui si trovano le imbarcazioni. «Abbiamo trovato ascolto da tanti Paesi», ha detto ieri Tajani, aggiungendo che sarebbe stato fatto «un passo importante della Commissione», che va «nella direzione delle richieste dell’Italia». E infatti Tajani, facendo le veci del premier Meloni, assente per una influenza, ha insistito su «un impegno rafforzato volto a fermare i flussi di immigrazione irregolare e a stroncare il traffico di esseri umani, ripristinando canali legali compatibili con la capacità di accoglienza e integrazione dei nostri Paesi». Poi ha spiegato che «ogni nave è un caso a sé e non manca mai da parte dell’Italia una risposta solidale. Al contempo è importante che si rispettino sempre e comunque le regole, anche da parte delle Ong». E sugli ingressi via terra, Tajani ha affermato che «dalla stabilità dei Balcani dipendono anche i flussi su quella rotta». Il ministro ha detto di essere in contatto con il presidente serbo, Aleksandar Vucic, e con il premier kosovaro, Albin Kurti. Il tema immigrazione però non era centrale al Med9 e, si apprende, la discussione è stata relegata alla fase del pranzo, che ha dato inizio al vertice. Gli argomenti centrali delle due sessioni di lavoro erano tutti concentrati sulla sovranità europea, sia energetica che industriale, e sulla governance economica alla luce della riforma del Patto di stabilità presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue. Quello dell’immigrazione, secondo Tajani, «è un problema globale, non è una questione tra Italia e Francia, o Italia e Germania, e può essere risolto solo a livello europeo». Per ora, però, si registra l’ennesimo nulla di fatto. Anche se diverse fonti diplomatiche confermano che a Bruxelles si starebbero compiendo dei passi. Infatti a fine giornata la dichiarazione ufficiale dei leader dei Paesi del Sud dell'Ue andava in questa direzione: «È importante continuare a tenere conto della visione dei Paesi del Mediterraneo all'interno del Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo. Questo approccio dovrebbe basarsi principalmente sull’equilibrio tra responsabilità e solidarietà».
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Ciò che ha spinto, fondamentalmente, il tribunale di sorveglianza a intervenire per le suddette condizioni degradanti è consistito nella constatazione dello stato di sovraffollamento. Il tribunale ha accertato che l’uomo è rimasto, secondo quanto riportava ieri QN, per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi troppo angusti e troppo ristretti. Inoltre, come prevede la legge, ha usufruito dello sconto di un giorno in carcere ogni dieci sempre per il medesimo affollamento. In più, riceverà 288 euro a titolo di risarcimento per gli altri 16 giorni di detenzione «degradante».
Non c’è dubbio che il sovraffollamento vada contro il dettato della Costituzione che prevede il carcere come un luogo dove si viva in condizioni di dignità umana e che non sia solo un luogo di pena ma anche di riabilitazione.
Detto questo, il povero pedofilo avrà lo sconto di pena perché la cella è piccola. E la cella dalla quale per anni ha tentato di uscire il minore - non specifichiamo sesso ed età per rispetto - vittima del pedofilo? Quella è stretta o è larga? Noi pensiamo che sia stata una cella strettissima, angusta, angosciante e che, certamente, uscire da quella cella non è stato e non sarà un cammino semplice. Quel minore che risarcimento ha avuto? Non lo sappiamo, ma temiamo nessuno, come l’esperienza ci dice e ci ha insegnato per molti anni. A confronto il pedofilo piglia circa 300 euro che, per carità, sono un nulla, ma si fa un bel po’ meno di carcere perché le condizioni della sua cella, evidentemente, hanno un peso maggiore di quello della cella nella quale ha dovuto convivere quella vittima, che oggi ha più di 20 anni, insieme ai suoi amici e alle sue amiche.
Ora, è ovvio che il problema del sovraffollamento è un problema serio, ma quando senti certe notizie un po’ ti incazzi perché troppe volte assistiamo a trattamenti, in qualche modo, di favore e di risarcimento verso i carnefici e molto meno verso le vittime.
Per non essere manchevoli nell’informazione che volgiamo dare ai nostri lettori, vogliamo riportare alcuni dati pubblicati, non molto tempo fa, da Il Sole 24 Ore. In Quasi l’80% degli istituti penitenziari si superano i limiti di capienza: in alcune strutture (come, ad esempio, Lucca o Milano San Vittore) si superano per il 200-260% i limiti di capienza. Questo, naturalmente, si traduce in celle inadeguate e in spazi vitali ridotti al minimo che violano espressamente i parametri stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo provocando, ovviamente, problemi di disagio psichico e anche gesti estremi come il suicidio. Per non parlare poi del problema delle mamme detenute con bambini per i quali ci sono già delle strutture detentive appositamente studiate perché i bambini non debbano soffrire le conseguenze della pena per le malefatte della madre, ma non bastano, ce ne vogliono di più. La media nazionale del sovraffollamento supera il tasso del 138%.
Queste sono considerazioni che è d’obbligo fare e di cui si parla da troppo, ma si fa poco o niente.
Però il punto è un altro. Non può la considerazione delle condizioni «degradanti» del detenuto essere dirimente qualora quel detenuto non sia provato che, negli anni di detenzione, abbia compiuto un percorso tale che all’uscita del carcere non sia un soggetto ad alta pericolosità sociale. In particolare, nel caso dei pedofili, la malattia permane spesso nonostante il carcere e, quindi, all’uscita da esso, tendono a reiterare gli atti delinquenziali soprattutto su minorenni. Siamo sicuri che questo signore possiamo reimmetterlo nella società civile con la tranquillità di chi sa che si sta reimmettendo qualcuno che è «guarito»? Se quest’uomo è stato condannato vuol dire che quando ha compiuto quell’orrendo reato era capace di intendere e di volere: lo ha fatto deliberatamente sapendo quello che faceva e volontariamente potando a compimento il suo proposito criminale. Il carcere lo ha guarito? Uno potrebbe dire che in questo momento sto facendo un ragionamento contraddittorio ma, secondo me, contraddittorio non è. Perché se è sacrosanto il diritto di vivere in carceri «vivibili» è altrettanto sacrosanto - e ci permettiamo forse anche di più - nutrire il diritto da parte dei minorenni e, in generale di tutti, soprattutto le donne, di non aver paura di essere attaccati e distrutti psicologicamente da un pedofilo o da un maniaco sessuale.
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Il sindaco di Genova Silvia Salis e il cantante Olly
Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.
La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.
polemiche
Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».
Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.
scintille
La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.
Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina?
veglione
Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.
Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».
La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
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