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2022-12-10
Porti semiaperti per i taxi del mare. E la nave si trasforma in discoteca
Ansa
Quando alla Geo Barents è stato assegnato il porto sicuro a Salerno, dopo aver stazionato per quasi 24 ore tra Italia e Malta con 248 passeggeri, il taxi del mare si è trasformato in una discoteca. L’annuncio, come è stato documentato da un video registrato a bordo, ha trasformato l’attesa in una festa. Con gli attivisti della Ong e l’equipaggio a fare da animatori. Musica a tutto volume, urla e applausi di colpo hanno cancellato la narrazione del viaggio che la Ong ha propagandato negli ultimi giorni e che voleva i passeggeri «esausti e spossati». «Molte persone arrivano da Paesi in guerra, dal Sudan del Sud, dall’Etiopia, dall’Eritrea, dal Mali, dal Sudan. Stiamo facendo il massimo per prendercene cura, per garantire assistenza medica, psicologica e di base di cui queste persone necessitano in questo momento, dopo un’esperienza del genere», aveva raccontato Candida Lobes, operatrice umanitaria di Medici senza frontiere, innescando il solito pressing sul governo italiano. Ora, per raggiungere la città campana, la nave impiegherà circa 24 ore.
Humanity One, che con i suoi 261 passeggeri era rimasta ferma a largo di Catania, invece, attraccherà a Bari. Dalla Ong lamentavano che dopo quattro richieste di Pos non avevano ottenuto risposta. La situazione si è sbloccata ieri pomeriggio. E con la Louise Michel, taxi del mare finanziato anche dal writer Bansky, approdato l’altra notte con 33 passeggeri egiziani a Lampedusa, per le difficoltà che stava cominciando ad affrontare in mare a causa delle condizioni meteo sfavorevoli, le Ong hanno fatto en plein.
L’ingresso nelle acque italiane e l’approdo sono stati gestiti direttamente dalle Capitanerie di porto, come accadde un mese fa con la Rise Above, che andò in Calabria. Il Pos, contrariamente a quanto hanno raccontato i quotidiani della vulgata unica sui loro siti Web, bollando l’ingresso in porto della Louise Michel come un’«inversione a U» del governo italiano, in realtà, non è stato concesso. E quella che era sembrata una dinamica sospetta (ingresso nelle acque territoriali italiane, cambio di direzione verso il Mediterraneo Centrale e rientro in territorio italiano) era governata dalle Capitanerie di porto e non dal Viminale. Dal centro di coordinamento devono aver pensato che, nonostante nell’hotspot di Lampedusa ci siano oltre 1.000 ospiti (che al momento non possono essere trasferiti a causa delle condizioni meteo che impediscono ai traghetti di attraccare), i 33 della Louise Michel non avrebbero ulteriormente sovraccaricato la struttura.
A Lampedusa «la situazione è ancora estremamente difficile. Basti pensare a quanto accaduto la scorsa notte, con gli agenti addetti al servizio di sicurezza nel trasporto di migranti via mare dall’isola a Porto Empedocle che non avevano neppure i posti per sedersi a bordo e hanno viaggiato in condizioni disumane», ha affermato il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, che ha aggiunto: «Ringraziamo il governo, e in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per aver messo al centro dell’agenda politica il problema dell’immigrazione clandestina e la sua gestione, che non può più ricadere solo sulle spalle del nostro Paese e del suo sistema di sicurezza».
La pressione sui centri siciliani con il nuovo governo si è attenuata. E con i suoi 8.752 ospiti, la Sicilia è tornata in zona gialla, scendendo dal terzo al quinto posto in Italia per numero di presenze di richiedenti asilo nelle strutture d’accoglienza (dopo Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte).
In mare, poi, ci sono ancora altre due navi Ong. La tedesca Sea Eye 4 ieri era al largo della Tunisia e sembrava dirigersi verso le coste della Libia. Mentre da Barcellona, con direzione Mediterraneo Centrale, è partita la Astal di Open Arms. Ocean Viking, Rise Above e l’italiana Mare Jonio, invece, sono ancora in porto. La prima, della Ong Sos Méditerranée, è ferma a Marsiglia. La seconda, di Lifeline, è a Licata. Mentre la nave di Luca Casarini è a Trapani. Ma tutte e tre le Ong hanno già annunciato che a dicembre sarebbero salpate per nuove missioni.
Intanto due distinti sbarchi, per un totale di circa 150 migranti, si sono verificati in poche ore a Roccella Jonica, nella Locride. Il primo è avvenuto l’altra notte quando un’unità navale della Guardia di finanza, al largo delle coste calabresi ha intercettato un’imbarcazione con 105 passeggeri. Il secondo, invece, è di ieri mattina. Circa 40 persone viaggiavano su un barchino che è stato raggiunto dalla Guardia costiera. Nella notte tra mercoledì e giovedì, infine, la Guardia costiera di Reggio Calabria ha recuperato in mare il cadavere di un uomo trattenuto a galla da un giubbotto di salvataggio. Non è stato confermato, ma non si esclude che il ritrovamento dell’uomo possa essere collegato ai due sbarchi di Roccella Jonica o a quello avvenuto a Reggio Calabria martedì sera, quando sono approdati in 86.
Redistribuzione Ue ancora in bilico
Nonostante i mal di pancia francesi per lo sbarco della Ocean Viking un mese fa, il meccanismo di solidarietà non è entrato in crisi. Anzi. «La solidarietà funziona», ha commentato ieri l’ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elbling, annunciando che «i primi 164 richiedenti asilo in Italia sono stati accolti in Germania. Berlino ha accolto il maggior numero di migranti dall’Italia attraverso il meccanismo di solidarietà accordato. Sono vite, non numeri. Collaboriamo strettamente con l’Italia in questo senso».
Con la Francia, invece, la relazione resta tesa. Anche se ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal vertice Med9 ad Alicante, in Spagna (al summit, dal quale è emersa la necessità di attuare rapidamente il Piano Ue sulle redistribuzioni, hanno partecipato il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno preso parte Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna), ha cercato di stemperare: «Ho salutato Emmanuel Macron, che conosco da tanti anni e non credo che si debba insistere su divisioni, possono esserci opinioni divergenti, ma dobbiamo sempre trovare soluzioni a livello europeo». Stando ad alcune fonti dell’Eliseo, citate ieri dalle agenzie di stampa tra Roma e Parigi, ci sono ancora delle opinioni divergenti sulla questione migratoria. Con Macron, comunque, non c’è stato alcun incontro bilaterale. Come annunciato ieri dall’Eliseo, aprendo un bizzarro siparietto su una presunta visita di Giorgia Meloni a Parigi, che in realtà non è mai stata programmata. Tajani ha spiegato di non aver parlato con Macron della questione e di essersi limitato a salutarlo. E mentre Roma resta ferma sulla responsabilità degli Stati che danno la bandiera alle navi delle Ong, Parigi rimarca che la responsabilità primaria è dello Stato a cui appartiene la zona Sar in cui si trovano le imbarcazioni.
«Abbiamo trovato ascolto da tanti Paesi», ha detto ieri Tajani, aggiungendo che sarebbe stato fatto «un passo importante della Commissione», che va «nella direzione delle richieste dell’Italia».
E infatti Tajani, facendo le veci del premier Meloni, assente per una influenza, ha insistito su «un impegno rafforzato volto a fermare i flussi di immigrazione irregolare e a stroncare il traffico di esseri umani, ripristinando canali legali compatibili con la capacità di accoglienza e integrazione dei nostri Paesi». Poi ha spiegato che «ogni nave è un caso a sé e non manca mai da parte dell’Italia una risposta solidale. Al contempo è importante che si rispettino sempre e comunque le regole, anche da parte delle Ong». E sugli ingressi via terra, Tajani ha affermato che «dalla stabilità dei Balcani dipendono anche i flussi su quella rotta». Il ministro ha detto di essere in contatto con il presidente serbo, Aleksandar Vucic, e con il premier kosovaro, Albin Kurti.
Il tema immigrazione però non era centrale al Med9 e, si apprende, la discussione è stata relegata alla fase del pranzo, che ha dato inizio al vertice. Gli argomenti centrali delle due sessioni di lavoro erano tutti concentrati sulla sovranità europea, sia energetica che industriale, e sulla governance economica alla luce della riforma del Patto di stabilità presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue.
Quello dell’immigrazione, secondo Tajani, «è un problema globale, non è una questione tra Italia e Francia, o Italia e Germania, e può essere risolto solo a livello europeo». Per ora, però, si registra l’ennesimo nulla di fatto. Anche se diverse fonti diplomatiche confermano che a Bruxelles si starebbero compiendo dei passi. Infatti a fine giornata la dichiarazione ufficiale dei leader dei Paesi del Sud dell'Ue andava in questa direzione: «È importante continuare a tenere conto della visione dei Paesi del Mediterraneo all'interno del Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo. Questo approccio dovrebbe basarsi principalmente sull’equilibrio tra responsabilità e solidarietà».
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Concesso lo sbarco a Salerno alla Geo Barents con 248 stranieri: all’annuncio a bordo si scatena la festa. Humanity One verso Bari con 261 immigrati. Altri 33 a Lampedusa dalla Louise Michel, che era in difficoltà.Accolti in Germania i primi 164 richiedenti asilo provenienti dall’Italia. Ma i rapporti con Parigi restano tesi. Antonio Tajani prova a mediare al summit di Alicante (senza Giorgia Meloni).Lo speciale contiene due articoli.Quando alla Geo Barents è stato assegnato il porto sicuro a Salerno, dopo aver stazionato per quasi 24 ore tra Italia e Malta con 248 passeggeri, il taxi del mare si è trasformato in una discoteca. L’annuncio, come è stato documentato da un video registrato a bordo, ha trasformato l’attesa in una festa. Con gli attivisti della Ong e l’equipaggio a fare da animatori. Musica a tutto volume, urla e applausi di colpo hanno cancellato la narrazione del viaggio che la Ong ha propagandato negli ultimi giorni e che voleva i passeggeri «esausti e spossati». «Molte persone arrivano da Paesi in guerra, dal Sudan del Sud, dall’Etiopia, dall’Eritrea, dal Mali, dal Sudan. Stiamo facendo il massimo per prendercene cura, per garantire assistenza medica, psicologica e di base di cui queste persone necessitano in questo momento, dopo un’esperienza del genere», aveva raccontato Candida Lobes, operatrice umanitaria di Medici senza frontiere, innescando il solito pressing sul governo italiano. Ora, per raggiungere la città campana, la nave impiegherà circa 24 ore.Humanity One, che con i suoi 261 passeggeri era rimasta ferma a largo di Catania, invece, attraccherà a Bari. Dalla Ong lamentavano che dopo quattro richieste di Pos non avevano ottenuto risposta. La situazione si è sbloccata ieri pomeriggio. E con la Louise Michel, taxi del mare finanziato anche dal writer Bansky, approdato l’altra notte con 33 passeggeri egiziani a Lampedusa, per le difficoltà che stava cominciando ad affrontare in mare a causa delle condizioni meteo sfavorevoli, le Ong hanno fatto en plein. L’ingresso nelle acque italiane e l’approdo sono stati gestiti direttamente dalle Capitanerie di porto, come accadde un mese fa con la Rise Above, che andò in Calabria. Il Pos, contrariamente a quanto hanno raccontato i quotidiani della vulgata unica sui loro siti Web, bollando l’ingresso in porto della Louise Michel come un’«inversione a U» del governo italiano, in realtà, non è stato concesso. E quella che era sembrata una dinamica sospetta (ingresso nelle acque territoriali italiane, cambio di direzione verso il Mediterraneo Centrale e rientro in territorio italiano) era governata dalle Capitanerie di porto e non dal Viminale. Dal centro di coordinamento devono aver pensato che, nonostante nell’hotspot di Lampedusa ci siano oltre 1.000 ospiti (che al momento non possono essere trasferiti a causa delle condizioni meteo che impediscono ai traghetti di attraccare), i 33 della Louise Michel non avrebbero ulteriormente sovraccaricato la struttura. A Lampedusa «la situazione è ancora estremamente difficile. Basti pensare a quanto accaduto la scorsa notte, con gli agenti addetti al servizio di sicurezza nel trasporto di migranti via mare dall’isola a Porto Empedocle che non avevano neppure i posti per sedersi a bordo e hanno viaggiato in condizioni disumane», ha affermato il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, che ha aggiunto: «Ringraziamo il governo, e in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per aver messo al centro dell’agenda politica il problema dell’immigrazione clandestina e la sua gestione, che non può più ricadere solo sulle spalle del nostro Paese e del suo sistema di sicurezza». La pressione sui centri siciliani con il nuovo governo si è attenuata. E con i suoi 8.752 ospiti, la Sicilia è tornata in zona gialla, scendendo dal terzo al quinto posto in Italia per numero di presenze di richiedenti asilo nelle strutture d’accoglienza (dopo Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte). In mare, poi, ci sono ancora altre due navi Ong. La tedesca Sea Eye 4 ieri era al largo della Tunisia e sembrava dirigersi verso le coste della Libia. Mentre da Barcellona, con direzione Mediterraneo Centrale, è partita la Astal di Open Arms. Ocean Viking, Rise Above e l’italiana Mare Jonio, invece, sono ancora in porto. La prima, della Ong Sos Méditerranée, è ferma a Marsiglia. La seconda, di Lifeline, è a Licata. Mentre la nave di Luca Casarini è a Trapani. Ma tutte e tre le Ong hanno già annunciato che a dicembre sarebbero salpate per nuove missioni. Intanto due distinti sbarchi, per un totale di circa 150 migranti, si sono verificati in poche ore a Roccella Jonica, nella Locride. Il primo è avvenuto l’altra notte quando un’unità navale della Guardia di finanza, al largo delle coste calabresi ha intercettato un’imbarcazione con 105 passeggeri. Il secondo, invece, è di ieri mattina. Circa 40 persone viaggiavano su un barchino che è stato raggiunto dalla Guardia costiera. Nella notte tra mercoledì e giovedì, infine, la Guardia costiera di Reggio Calabria ha recuperato in mare il cadavere di un uomo trattenuto a galla da un giubbotto di salvataggio. Non è stato confermato, ma non si esclude che il ritrovamento dell’uomo possa essere collegato ai due sbarchi di Roccella Jonica o a quello avvenuto a Reggio Calabria martedì sera, quando sono approdati in 86.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/porti-semiapertitaxi-mare-2658945260.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="redistribuzione-ue-ancora-in-bilico" data-post-id="2658945260" data-published-at="1670649317" data-use-pagination="False"> Redistribuzione Ue ancora in bilico Nonostante i mal di pancia francesi per lo sbarco della Ocean Viking un mese fa, il meccanismo di solidarietà non è entrato in crisi. Anzi. «La solidarietà funziona», ha commentato ieri l’ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elbling, annunciando che «i primi 164 richiedenti asilo in Italia sono stati accolti in Germania. Berlino ha accolto il maggior numero di migranti dall’Italia attraverso il meccanismo di solidarietà accordato. Sono vite, non numeri. Collaboriamo strettamente con l’Italia in questo senso». Con la Francia, invece, la relazione resta tesa. Anche se ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal vertice Med9 ad Alicante, in Spagna (al summit, dal quale è emersa la necessità di attuare rapidamente il Piano Ue sulle redistribuzioni, hanno partecipato il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno preso parte Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna), ha cercato di stemperare: «Ho salutato Emmanuel Macron, che conosco da tanti anni e non credo che si debba insistere su divisioni, possono esserci opinioni divergenti, ma dobbiamo sempre trovare soluzioni a livello europeo». Stando ad alcune fonti dell’Eliseo, citate ieri dalle agenzie di stampa tra Roma e Parigi, ci sono ancora delle opinioni divergenti sulla questione migratoria. Con Macron, comunque, non c’è stato alcun incontro bilaterale. Come annunciato ieri dall’Eliseo, aprendo un bizzarro siparietto su una presunta visita di Giorgia Meloni a Parigi, che in realtà non è mai stata programmata. Tajani ha spiegato di non aver parlato con Macron della questione e di essersi limitato a salutarlo. E mentre Roma resta ferma sulla responsabilità degli Stati che danno la bandiera alle navi delle Ong, Parigi rimarca che la responsabilità primaria è dello Stato a cui appartiene la zona Sar in cui si trovano le imbarcazioni. «Abbiamo trovato ascolto da tanti Paesi», ha detto ieri Tajani, aggiungendo che sarebbe stato fatto «un passo importante della Commissione», che va «nella direzione delle richieste dell’Italia». E infatti Tajani, facendo le veci del premier Meloni, assente per una influenza, ha insistito su «un impegno rafforzato volto a fermare i flussi di immigrazione irregolare e a stroncare il traffico di esseri umani, ripristinando canali legali compatibili con la capacità di accoglienza e integrazione dei nostri Paesi». Poi ha spiegato che «ogni nave è un caso a sé e non manca mai da parte dell’Italia una risposta solidale. Al contempo è importante che si rispettino sempre e comunque le regole, anche da parte delle Ong». E sugli ingressi via terra, Tajani ha affermato che «dalla stabilità dei Balcani dipendono anche i flussi su quella rotta». Il ministro ha detto di essere in contatto con il presidente serbo, Aleksandar Vucic, e con il premier kosovaro, Albin Kurti. Il tema immigrazione però non era centrale al Med9 e, si apprende, la discussione è stata relegata alla fase del pranzo, che ha dato inizio al vertice. Gli argomenti centrali delle due sessioni di lavoro erano tutti concentrati sulla sovranità europea, sia energetica che industriale, e sulla governance economica alla luce della riforma del Patto di stabilità presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue. Quello dell’immigrazione, secondo Tajani, «è un problema globale, non è una questione tra Italia e Francia, o Italia e Germania, e può essere risolto solo a livello europeo». Per ora, però, si registra l’ennesimo nulla di fatto. Anche se diverse fonti diplomatiche confermano che a Bruxelles si starebbero compiendo dei passi. Infatti a fine giornata la dichiarazione ufficiale dei leader dei Paesi del Sud dell'Ue andava in questa direzione: «È importante continuare a tenere conto della visione dei Paesi del Mediterraneo all'interno del Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo. Questo approccio dovrebbe basarsi principalmente sull’equilibrio tra responsabilità e solidarietà».
Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.