Porte girevoli tra Stato e Atlantia. Nel colosso lavora l’ex ministro di Prodi

- Paolo Costa fu la spalla del Professore nelle privatizzazioni. Poi il gruppo lo volle in squadra come esperto di infrastrutture.
- Il peso della famiglia va ben oltre la moda. Grazie a Goldman, la sfera d'influenza tocca grandi assicurazioni, editoria e banche.
Lo speciale contiene due articoli.
Quando si sente parlare Luigi Di Maio di nazionalizzazione delle autostrade, tremano i polsi. Lo Stato ha problemi a fare il regolatore, figuriamoci se sa pure gestire opere così complesse. Il che non significa in alcun modo che le attuali regole di concessione siano da difendere. Tutt'altro. Non solo gli accordi sono pieni di omissis e tutelati da una sorta di segreto di Stato, ma soprattutto da anni non esiste la garanzia che chi deve controllare il controllato riesca a garantire la piena efficienza. Una delle pratiche molto diffuse in Italia (e non solo) è quella delle porte girevoli che consentono legittimamente, ma poco opportunamente, di passare dal settore pubblico a quello privato. E viceversa.
Il caso di Enrico Letta è celebre. Ne abbiamo già scritto, ma vale la pena ricordarlo. A febbraio del 2014 viene spodestato da Matteo Renzi. L'anno successivo va a insegnare alla Scuola di affari internazionali parigina. Poco dopo annuncia la sua nomina a membro del cda di Abertis, colosso spagnolo intrecciato con Atlantia che detiene la maggioranza di Autostrade per l'Italia. La scorsa estate l'azienda dei Benetton ha avviato la scalata di Abertis assieme ad Acs e un'azienda tedesca. Ieri Letta ci ha scritto una secca replica: «Sono entrato nel consiglio di Abertis alla fine del 2016 quando questa era una società spagnola, e prima che venisse ventilata l'ipotesi di Opa da parte italiana. Da Abertis sono uscito, dimettendomi volontariamente, e dandone pubblica notizia nel maggio scorso, esattamente quando è cambiata la proprietà con l'ingresso di Atlantia. Questo perché, proprio per evitare al massimo possibili conflitti di interesse con le mie precedenti funzioni, ho scelto, una volta lasciato il Parlamento, di esercitare attività professionali fuori dall'Italia. È quindi vero proprio il contrario rispetto ai conflitti di interesse di cui, omettendo di raccontare i fatti appena descritti, mi si accusa impropriamente». Si è affrettato a far sapere anche al sito Dagospia di aver lasciato l'incarico all'indomani dell'Opa, proprio per non cadere in un conflitto di interessi. Chiarissimo. La risposta dell'ex premier si riferiva a un pezzo dedicato non tanto a lui, ma a una sua collaboratrice. Si tratta di Simonetta Giordani. Nel 2006 lavora per Autostrade e, secondo quanto riporta il sito, sostiene diversi think tank compreso quello di Enrico Letta. Quando l'esponente della Margherita siede a Palazzo Chigi, chiama la Giordani a fare il sottosegretario ai Beni culturali. L'anno dopo passa la mannaia di Renzi e la manager per un po' ricopre l'incarico di consigliere di Fs, finché torna in Atlantia, dove viene incaricata della gestione degli Affari istituzionali.
Non è certo l'unica esperta di ministeri che al termine dell'incarico vola verso datori di lavoro privati. C'è anche un nome molto più famoso: Paolo Costa. Tra il 1997 e il 1998 ricopre l'incarico di ministro dei Lavori pubblici, per poi diventare ministro delle Infrastrutture nel 2006, prima che sulla stessa poltrona sieda Antonio Di Pietro. Costa è ovviamente molto vicino a Romano Prodi. Tra il primo e il secondo incarico romano, per cinque anni fa il sindaco di Venezia. Nei 24 mesi trascorsi al ministero dei Lavori pubblici però contribuisce a preparare al fianco del Professore la privatizzazione della rete autostradale e getta le basi dell'intero sistema di concessioni. Che verrà modificato più volte negli anni, senza però venire mai stravolto. L'economista nato nel 1943 è tra i più preparati nel settore dei trasporti e delle infrastrutture, e il suo bagaglio di conoscenze non sfugge ai Benetton, che nel 2010 lo chiamano a presiedere il consiglio di amministrazione di Spea Engineering, una controllata di Autostrade per l'Italia. Non solo.
Nel 2016 il gruppo Atlantia, che, oltre a detenere Autostrade, controlla la società Aeroporti di Roma (quella di Fiumicino e di Ciampino), vince la gara per la privatizzazione dell'aeroporto di Nizza e di due altri piccoli scali regionali. Per la precisione, passa di mano il 60% della società Aéroports de la Côte d'Azur (Aca) con gli scali di Nizza, Cannes-Mandelieu e Saint-Tropez. Nomi mitici, che fanno parte dell'identità francese. Sono stati venduti per 1,2 miliardi di euro. Con 12 milioni di passeggeri nel 2015, l'aeroporto di Nizza è il terzo in Francia dopo i due scali parigini di Roissy e Orly. I Benetton chiedono a Costa di andare ogni tanto a Nizza per sedere nel consiglio di sorveglianza dell'aeroporto. Serviva un esperto. Un duplice ex ministro lo è sicuramente.
D'altronde in tanti si sono fatti le ossa studiando le grane dell'Anas. Ad esempio, il potente Roberto Garofoli da magistrato si è più volte occupato di collegi arbitrali per la rete stradale e autostradale. Per anni è stato un lettiano doc, tant'è che l'ex premier lo ha nominato segretario generale di Palazzo Chigi e oggi è capo di gabinetto del ministro Giovanni Tria. Il quale ha deciso di confermargli l'incarico ricevuto da Pier Carlo Padoan.
Ieri Danilo Toninelli, oggi titolare del Mit, ha annunciato di aver avviato l'iter di revoca della concessione ad Autostrade. Visto il susseguirsi di dichiarazioni, è difficile capire come andrà a finire la guerra tra governo e il gruppo. Quello che è certo è che il sistema delle concessioni sarà da rivedere. Compreso il tema delle porte girevoli: sempre legittime, ma sempre meno opportune.






