True
2022-12-22
Più ci si vaccina e più ci si contagia. L’Iss fischietta, all’estero indagano
Che l’incidenza delle infezioni da Covid tenda ad aumentare di pari passo con il numero di dosi ricevute è, ormai, stranoto. L’ultimo bollettino dell’Iss è cristallino: solo nella fascia 60-79 anni i contagi sono più frequenti tra chi si è fermato alla seconda punturina. Tra 12 e 39 anni e tra 40 e 59, i più esposti alla trasmissione del virus sono i tridosati; tra gli over 80, chi s’è sottoposto al primo booster viene colpito dal Sars-Cov-2 più spesso di chi lo ha rifiutato. La quarta dose da meno 120 giorni conferisce una protezione aggiuntiva, ma trascorsi quattro mesi, il tasso d’infezione schizza di nuovo.
Evidenze analoghe sono state riscontrate negli Usa. Con una differenza sostanziale, che riguarda l’atteggiamento degli scienziati. Da noi, l’ente guidato da Silvio Brusaferro sta ignorando il fenomeno. Fino a un mesetto fa, giustificava la bizzarria alludendo a una «sottonotifica delle diagnosi nella popolazione non vaccinata e vaccinata da oltre 120 giorni», senza chiarire perché chi è meno al passo con i richiami, o ha respinto la profilassi, sarebbe meno propenso degli «obbedienti» a denunciare la propria positività. Nelle settimane successive, dai report di Epicentro, è sparita anche questa criptica didascalia.
Al contrario, sull’altra sponda dell’Atlantico, i ricercatori sono sorpresi dal constatare che più ci si vaccina, più ci si contagia. E s’interrogano. Gli autori di un preprint, appena pubblicato online, definiscono la suddetta correlazione «inattesa». Ingenui: credono che il concetto di vaccino implichi il blocco della diffusione della malattia…
I cinque studiosi hanno misurato la (modesta: 30%) efficacia del nuovo bivalente contro Omicron, monitorando, fino al 12 dicembre, oltre 50.000 impiegati del Cleveland clinic, un centro medico universitario che sorge nell’omonima città dell’Ohio. Il gruppo è rimasto colpito, poiché «maggiore è il numero di dosi vaccino precedentemente ricevute, maggiore è il rischio» di contrarre il Covid. I cinque vanno in cerca di una spiegazione: «Quella semplicistica può essere che coloro che hanno ricevuto più dosi avevano più probabilità di essere individui a maggior rischio». Un’ipotesi sensata: è logico che i fragili e gli anziani mostrino più premura di porgere il braccio per schermarsi dal coronavirus. La teoria, tuttavia, non regge: «La maggior parte dei soggetti di questi studio», scrivono i ricercatori, era in genere composta di «giovani e tutti erano candidati ad aver ricevuto almeno tre dosi».
Chi era rimasto senza booster, quindi, aveva deciso di «non seguire le raccomandazioni dei Cdc» e poteva essere il tipo di persona più incline ad assumere comportamenti che moltiplicavano le sue chance di esporsi al virus.
Invece, sorpresa: «Il rischio di contrarre il Covid-19 era inferiore rispetto a quello di chi aveva ricevuto un maggior numero di precedenti dosi di vaccino».
Anche altri studi - e una sfilza di bollettini Iss, appunto - confermano il trend. Il problema è sempre il solito: ciò che in Italia passa inosservato, o si maschera arrampicandosi sugli specchi, all’estero lo prendono piuttosto sul serio.
Il team di Cleveland aveva riscontrato persino che, dopo la guarigione, la somministrazione di due o tre shot del farmaco a mRna «era associata con un maggior rischio di reinfezione rispetto alla somministrazione di una dose singola».
Un altro recente preprint, stavolta basato su rilevazioni condotte in Qatar fino a metà settembre, arrivava a conclusioni altrettanto eloquenti: «Una storia di vaccinazione primaria», cioè le due dosi che ci erano state propinate all’inizio della campagna di inoculazioni, «ha accresciuto la protezione immunitaria contro la reinfezione da Omicron». Al contrario, «una storia di vaccinazione booster ha compromesso» - sottolineiamo, compromesso - «la protezione contro» un secondo contagio da variante sudafricana. Saremmo dinanzi a una sorta di interferenza con l’immunità naturale? Oppure è tutta una coincidenza? Un’illusione, figlia di distorsioni che sfuggono ai metodi statistici?
Poniamo che le cose stiano davvero come sembrano: più ti fai punzecchiare, più ti contagi - e ti ricontagi. Non occorre essere immunologi per farsi cogliere dal sospetto che siano proprio le iniezioni a innescare un meccanismo paradossale: in ogni fascia di età, i vaccinati a vario titolo sono più protetti da ricoveri e morte, rispetto ai non vaccinati. Eppure, i loro anticorpi, così efficaci nel contrastare le forme gravi di Covid, paiono perdere la capacità di limitare le infezioni, man mano che si va avanti con i booster.
È una fesseria? Può darsi. Ma se domandare è lecito, in situazioni simili, rispondere è un dovere. Tanto più che, a tirare in ballo questa idea, non siamo noi profani. È un luminare dalle credenziali accademiche inattaccabili: Mariano Bizzarri. Cinque giorni fa, il prof della Sapienza, sulla Verità, annotava: «Il continuo richiamo vaccinale ha verosimilmente compromesso in tanti casi il sistema immunitario», insieme alle «misure di protezione fisica (lockdown e mascherina)». Se fosse così, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. O, almeno, qualificare gli appelli alla quarta dose: per una vastissima fetta di popolazione, la giostra delle inoculazioni potrebbe essere diventata addirittura controproducente.
È complottismo? Suvvia. È più negazionista chi chiede spiegazioni, o chi prova a nascondere sotto al tappeto la polvere di vaccino?
Multe, se ricevute si rischia la mora
Mentre si attende che anche la Camera, entro il prossimo 29 dicembre, dia il via libero al congelamento delle multe per gli over 50 non vaccinati, le cartelle esattoriali continuano ad arrivare ai cittadini che al 15 giugno 2022 non erano in regola con il ciclo anti Covid.
Tra i destinatari di questo iniquo balzello, fortissimamente voluto dall’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, e sostenuto dall’allora governo Draghi, c’è anche la signora Maria di Busseto, provincia di Parma. Tra meno di un mese festeggerà gli 89 anni senza malattie e senza essersi mai presa il virus cinese, ma dovrebbe pagare la sanzione perché ha rifiutato la terza puntura.
«Mia mamma non esce mai di casa, si è fatta somministrare due dosi nell’aprile 2021, poi ha detto basta», racconta il figlio Mario. «Non è stata una scelta facile, ogni giorno gli anziani venivano terrorizzati dai telegiornali, ma ha resistito. L’unico richiamo che accetta è quello dell’antinfluenzale».
La signora pensava di aver raggiunto l’età per poter decidere quanto preoccuparsi della sua salute, invece una settimana fa le è stata recapitata una delle tante Caps, comunicazioni di avvio del procedimento sanzionatorio, che dallo scorso aprile sono effettuate dal ministero della Salute tramite l’Agenzia entrate e riscossioni.
Ha tempo dieci giorni, per inviare eventuali certificati di completamento del richiamo o di esenzione dall’obbligo, poi le arriverà «un avviso di addebito, con valore di titolo esecutivo». Come prevedeva il decreto legge del 1 aprile 2021, poi convertito in legge nel maggio dello stesso anno.
E qui rimane irrisolta la questione, sull’obbligo di pagare la sanzione, per chi si è già visto recapitare l’addebito della somma. Infatti, se l’emendamento approvato dal Senato che sospende fino al 30 giugno 2023 «le attività e i procedimenti di irrogazione della sanzione», ricevesse il «sì» anche della Camera, riguarderebbe solo i procedimenti «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».
Quindi dal 29 dicembre, quando le cartelle esattoriali saranno già state notificate a quasi tutti gli over 50 non vaccinati, da punire. «A questi soggetti non rimarrà altra scelta che ricorrere al giudice di pace, con relativi ulteriori costi, se non vorranno correre il rischio di vedere consolidata irrimediabilmente a proprio carico la richiesta sanzionatoria», commenta l’avvocato Mauro Franchi.
Ma c’è un altro problema. «L’emendamento sospende la prima fase», quella della comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo, spiega il legale. La fase dei Caps, per capirci, inviati perlopiù già nei mesi scorsi. «Ma ricevere la cartella di pagamento vuol dire che il procedimento di irrogazione sanzione si è perfezionato», cioè si è concluso. «Occorreva, quindi, prevedere anche la sospensione dei termini processuali per l’opposizione giudiziaria, e non solo quelli del procedimento amministrativo».
A quel punto, sia che si decida di non pagare, sia che si pensi di non ricorrere al giudice di pace, il rischio è che tra un paio di mesi possa arrivare dall’Agenzia un avviso di mora. Sarà troppo tardi per rivolgersi al giudice di pace, azione che andava fatta entro 30 giorni dalla data di notifica.
«Come avvocati di diverse parti d’Italia, riuniti nel sindacato d’Azione, abbiamo mandato una pec al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché nella sospensione sino al prossimo 30 giugno siano compresi anche i termini processuali per ricorrere avanti al giudice di pace, evitando un inutile aggravio di costi», precisa Franchi.
I tempi sono molto ristretti, difficilmente si potrà intervenire prima che il ddl 274 approdi alla Camera, per questo gli avvocati chiedono che almeno la relazione del governo di accompagnamento «indichi chiaramente che devono considerarsi sospesi anche i termini processuali». Resta, in ogni caso, lo smacco per tutti coloro che avranno ricevuto la cartella prima della conversione in legge.
Continua a leggereRiduci
Uno studio Usa ribadisce che le infezioni sono più frequenti tra chi ha tre dosi rispetto ai soggetti con meno richiami, anche tra i giovani. Ma, a differenza dell’istituto italiano, i ricercatori stranieri si interrogano.Gli over 50 a cui è già stato recapitato l’avviso della sanzione dovranno rivolgersi al giudice di pace, poiché il procedimento risulta concluso. Il governo può intervenire.Lo speciale contiene due articoliChe l’incidenza delle infezioni da Covid tenda ad aumentare di pari passo con il numero di dosi ricevute è, ormai, stranoto. L’ultimo bollettino dell’Iss è cristallino: solo nella fascia 60-79 anni i contagi sono più frequenti tra chi si è fermato alla seconda punturina. Tra 12 e 39 anni e tra 40 e 59, i più esposti alla trasmissione del virus sono i tridosati; tra gli over 80, chi s’è sottoposto al primo booster viene colpito dal Sars-Cov-2 più spesso di chi lo ha rifiutato. La quarta dose da meno 120 giorni conferisce una protezione aggiuntiva, ma trascorsi quattro mesi, il tasso d’infezione schizza di nuovo. Evidenze analoghe sono state riscontrate negli Usa. Con una differenza sostanziale, che riguarda l’atteggiamento degli scienziati. Da noi, l’ente guidato da Silvio Brusaferro sta ignorando il fenomeno. Fino a un mesetto fa, giustificava la bizzarria alludendo a una «sottonotifica delle diagnosi nella popolazione non vaccinata e vaccinata da oltre 120 giorni», senza chiarire perché chi è meno al passo con i richiami, o ha respinto la profilassi, sarebbe meno propenso degli «obbedienti» a denunciare la propria positività. Nelle settimane successive, dai report di Epicentro, è sparita anche questa criptica didascalia. Al contrario, sull’altra sponda dell’Atlantico, i ricercatori sono sorpresi dal constatare che più ci si vaccina, più ci si contagia. E s’interrogano. Gli autori di un preprint, appena pubblicato online, definiscono la suddetta correlazione «inattesa». Ingenui: credono che il concetto di vaccino implichi il blocco della diffusione della malattia… I cinque studiosi hanno misurato la (modesta: 30%) efficacia del nuovo bivalente contro Omicron, monitorando, fino al 12 dicembre, oltre 50.000 impiegati del Cleveland clinic, un centro medico universitario che sorge nell’omonima città dell’Ohio. Il gruppo è rimasto colpito, poiché «maggiore è il numero di dosi vaccino precedentemente ricevute, maggiore è il rischio» di contrarre il Covid. I cinque vanno in cerca di una spiegazione: «Quella semplicistica può essere che coloro che hanno ricevuto più dosi avevano più probabilità di essere individui a maggior rischio». Un’ipotesi sensata: è logico che i fragili e gli anziani mostrino più premura di porgere il braccio per schermarsi dal coronavirus. La teoria, tuttavia, non regge: «La maggior parte dei soggetti di questi studio», scrivono i ricercatori, era in genere composta di «giovani e tutti erano candidati ad aver ricevuto almeno tre dosi». Chi era rimasto senza booster, quindi, aveva deciso di «non seguire le raccomandazioni dei Cdc» e poteva essere il tipo di persona più incline ad assumere comportamenti che moltiplicavano le sue chance di esporsi al virus. Invece, sorpresa: «Il rischio di contrarre il Covid-19 era inferiore rispetto a quello di chi aveva ricevuto un maggior numero di precedenti dosi di vaccino». Anche altri studi - e una sfilza di bollettini Iss, appunto - confermano il trend. Il problema è sempre il solito: ciò che in Italia passa inosservato, o si maschera arrampicandosi sugli specchi, all’estero lo prendono piuttosto sul serio. Il team di Cleveland aveva riscontrato persino che, dopo la guarigione, la somministrazione di due o tre shot del farmaco a mRna «era associata con un maggior rischio di reinfezione rispetto alla somministrazione di una dose singola». Un altro recente preprint, stavolta basato su rilevazioni condotte in Qatar fino a metà settembre, arrivava a conclusioni altrettanto eloquenti: «Una storia di vaccinazione primaria», cioè le due dosi che ci erano state propinate all’inizio della campagna di inoculazioni, «ha accresciuto la protezione immunitaria contro la reinfezione da Omicron». Al contrario, «una storia di vaccinazione booster ha compromesso» - sottolineiamo, compromesso - «la protezione contro» un secondo contagio da variante sudafricana. Saremmo dinanzi a una sorta di interferenza con l’immunità naturale? Oppure è tutta una coincidenza? Un’illusione, figlia di distorsioni che sfuggono ai metodi statistici? Poniamo che le cose stiano davvero come sembrano: più ti fai punzecchiare, più ti contagi - e ti ricontagi. Non occorre essere immunologi per farsi cogliere dal sospetto che siano proprio le iniezioni a innescare un meccanismo paradossale: in ogni fascia di età, i vaccinati a vario titolo sono più protetti da ricoveri e morte, rispetto ai non vaccinati. Eppure, i loro anticorpi, così efficaci nel contrastare le forme gravi di Covid, paiono perdere la capacità di limitare le infezioni, man mano che si va avanti con i booster. È una fesseria? Può darsi. Ma se domandare è lecito, in situazioni simili, rispondere è un dovere. Tanto più che, a tirare in ballo questa idea, non siamo noi profani. È un luminare dalle credenziali accademiche inattaccabili: Mariano Bizzarri. Cinque giorni fa, il prof della Sapienza, sulla Verità, annotava: «Il continuo richiamo vaccinale ha verosimilmente compromesso in tanti casi il sistema immunitario», insieme alle «misure di protezione fisica (lockdown e mascherina)». Se fosse così, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. O, almeno, qualificare gli appelli alla quarta dose: per una vastissima fetta di popolazione, la giostra delle inoculazioni potrebbe essere diventata addirittura controproducente. È complottismo? Suvvia. È più negazionista chi chiede spiegazioni, o chi prova a nascondere sotto al tappeto la polvere di vaccino?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/piu-ci-si-vaccina-e-piu-ci-si-contagia-liss-fischietta-allestero-indagano-2658998224.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="multe-se-ricevute-si-rischia-la-mora" data-post-id="2658998224" data-published-at="1671693653" data-use-pagination="False"> Multe, se ricevute si rischia la mora Mentre si attende che anche la Camera, entro il prossimo 29 dicembre, dia il via libero al congelamento delle multe per gli over 50 non vaccinati, le cartelle esattoriali continuano ad arrivare ai cittadini che al 15 giugno 2022 non erano in regola con il ciclo anti Covid. Tra i destinatari di questo iniquo balzello, fortissimamente voluto dall’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, e sostenuto dall’allora governo Draghi, c’è anche la signora Maria di Busseto, provincia di Parma. Tra meno di un mese festeggerà gli 89 anni senza malattie e senza essersi mai presa il virus cinese, ma dovrebbe pagare la sanzione perché ha rifiutato la terza puntura. «Mia mamma non esce mai di casa, si è fatta somministrare due dosi nell’aprile 2021, poi ha detto basta», racconta il figlio Mario. «Non è stata una scelta facile, ogni giorno gli anziani venivano terrorizzati dai telegiornali, ma ha resistito. L’unico richiamo che accetta è quello dell’antinfluenzale». La signora pensava di aver raggiunto l’età per poter decidere quanto preoccuparsi della sua salute, invece una settimana fa le è stata recapitata una delle tante Caps, comunicazioni di avvio del procedimento sanzionatorio, che dallo scorso aprile sono effettuate dal ministero della Salute tramite l’Agenzia entrate e riscossioni. Ha tempo dieci giorni, per inviare eventuali certificati di completamento del richiamo o di esenzione dall’obbligo, poi le arriverà «un avviso di addebito, con valore di titolo esecutivo». Come prevedeva il decreto legge del 1 aprile 2021, poi convertito in legge nel maggio dello stesso anno. E qui rimane irrisolta la questione, sull’obbligo di pagare la sanzione, per chi si è già visto recapitare l’addebito della somma. Infatti, se l’emendamento approvato dal Senato che sospende fino al 30 giugno 2023 «le attività e i procedimenti di irrogazione della sanzione», ricevesse il «sì» anche della Camera, riguarderebbe solo i procedimenti «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Quindi dal 29 dicembre, quando le cartelle esattoriali saranno già state notificate a quasi tutti gli over 50 non vaccinati, da punire. «A questi soggetti non rimarrà altra scelta che ricorrere al giudice di pace, con relativi ulteriori costi, se non vorranno correre il rischio di vedere consolidata irrimediabilmente a proprio carico la richiesta sanzionatoria», commenta l’avvocato Mauro Franchi. Ma c’è un altro problema. «L’emendamento sospende la prima fase», quella della comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo, spiega il legale. La fase dei Caps, per capirci, inviati perlopiù già nei mesi scorsi. «Ma ricevere la cartella di pagamento vuol dire che il procedimento di irrogazione sanzione si è perfezionato», cioè si è concluso. «Occorreva, quindi, prevedere anche la sospensione dei termini processuali per l’opposizione giudiziaria, e non solo quelli del procedimento amministrativo». A quel punto, sia che si decida di non pagare, sia che si pensi di non ricorrere al giudice di pace, il rischio è che tra un paio di mesi possa arrivare dall’Agenzia un avviso di mora. Sarà troppo tardi per rivolgersi al giudice di pace, azione che andava fatta entro 30 giorni dalla data di notifica. «Come avvocati di diverse parti d’Italia, riuniti nel sindacato d’Azione, abbiamo mandato una pec al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché nella sospensione sino al prossimo 30 giugno siano compresi anche i termini processuali per ricorrere avanti al giudice di pace, evitando un inutile aggravio di costi», precisa Franchi. I tempi sono molto ristretti, difficilmente si potrà intervenire prima che il ddl 274 approdi alla Camera, per questo gli avvocati chiedono che almeno la relazione del governo di accompagnamento «indichi chiaramente che devono considerarsi sospesi anche i termini processuali». Resta, in ogni caso, lo smacco per tutti coloro che avranno ricevuto la cartella prima della conversione in legge.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 12 giugno con Carlo Cambi
Francesco Lollobrigida (Ansa)
I numeri indicati dal Masaf mostrano un rafforzamento dell’attività ispettiva: nel quinquennio 2021-2025 i controlli nel settore agroalimentare sono cresciuti del 25,7%, passando da 251.659 a 315.308 interventi. Ancora più marcato l’aumento dei controlli congiunti, cioè quelli svolti da almeno due enti nello stesso intervento: tra il 2023 e il 2025 sono quasi raddoppiati, passando da 1.127 a 2.174, con un incremento del 93%.
«Con l’istituzione della Cabina di regia, approvata con la legge di Tutela dell’Agroalimentare del 15 aprile scorso, abbiamo reso permanente il confronto tra le Forze dell’Ordine e gli organismi deputati al controllo nel settore agroalimentare», ha dichiarato Lollobrigida. «Lo abbiamo fatto perché i numeri parlano da soli. Non solo con la Cabina di regia i controlli sono aumentati, ma è aumentata anche la loro efficacia».
Secondo il ministro, il nuovo modello consente di concentrare le verifiche dove il rischio è maggiore, evitando duplicazioni e interventi inutili sugli operatori corretti. «Nella cabina di regia tutti gli operatori preposti ai controlli, ma anche le associazioni agricole, si confrontano scegliendo al meglio il settore da controllare secondo un indice di rischio. Si evitano così le sovrapposizioni, evitando vessazioni su imprenditori onesti, e si liberano risorse per contrastare chi non gioca secondo le regole».
Alla Cabina di regia partecipano, tra gli altri, Icqrf, Carabinieri, Cufaa, Nas, Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Agea, Polizia di Stato, ministero della Salute e rappresentanti delle principali organizzazioni agricole. L’obiettivo è migliorare il coordinamento operativo, condividere informazioni e rendere più efficace l’azione di prevenzione e repressione delle frodi. L’efficacia del sistema emerge anche dall’aumento delle irregolarità accertate, dei sequestri e delle segnalazioni all’autorità giudiziaria. Il Cufaa ha registrato una crescita significativa della quota di attività irregolari: se nel 2021 un’attività su tre risultava non conforme, nel 2025 più di una su due ha evidenziato irregolarità. Nel settore della ristorazione etnica, le Capitanerie di Porto hanno accertato nel 2025 415 illeciti su 594 ispezioni. Nel comparto vitivinicolo, oleario e lattiero-caseario, 137 controlli svolti dall’Icqrf su 101 strutture hanno portato alla rilevazione di 66 irregolarità, 78 denunce e al sequestro di circa 1000 tonnellate di alimenti.
Centrale anche il ruolo del Ruci, il Registro unico dei controlli ispettivi, utilizzato per evitare doppi controlli e ridurre il cosiddetto «controllo vessatorio». L’inserimento dei controlli nel Registro è passato da poche decine di unità nel 2016 a oltre 30.000 nuovi controlli nel 2025, con una crescita superiore al 300% negli ultimi cinque anni. In aumento anche le consultazioni: da poco più di 19.000 accessi nel 2016 a oltre 60.000 nel 2025.
Nel corso della riunione è stato inoltre analizzato il Piano operativo dei controlli 2026, che prevede un ulteriore rafforzamento delle verifiche congiunte e l’introduzione dei controlli congiunti rafforzati, con almeno tre enti di vigilanza coinvolti.
Particolare attenzione sarà riservata ai prodotti di importazione, con controlli mirati presso porti e valichi di confine su tracciabilità, sicurezza alimentare, benessere animale e residui di pesticidi. «Dal 2026 stiamo conducendo questi controlli specifici a Genova, Napoli, Salerno e Trieste e a breve avremo i risultati», ha spiegato Lollobrigida. «Non permetteremo mai che i prodotti che non seguono le nostre regole entrino indisturbati nel mercato italiano ed europeo».
Continua a leggereRiduci
Maurizio Landini (Ansa)
Noi ancora continuiamo a pensare che si rivolga agli operai, agli impiegati, magari ai precari. Ottusamente, non abbiamo capito che questo è passato. La Cgil, gliene va dato atto, ha fatto di tutto per mostrarci che eravamo in errore, ma noi duri: insistevamo con i lavoratori, i residui della borghesia e del proletariato. Invece oggi il sindacato si rivolge a un altro pubblico. Gli intellettuali, l’alta borghesia di sinistra, la classe creativa tanto celebrata dagli ideologi liberal americani dei primi anni Novanta. Quelli radicali nei toni, ultraliberisti nei modi (e per lo più a proprio favore).
L’illuminazione a riguardo ci è arrivata in queste ultime ore. Cioè quando abbiamo appreso che il sindacato ha messo in piedi una grande iniziativa. Oggi, apprendiamo, «è il giorno dello sciopero della cultura proclamato da Fp Cgil e Nidil Cgil», Insomma scioperano i lavoratori della cultura, quelli che tengono in piedi eventi, rassegne, festival e kermesse assortite. Giusto, giustissimo. Sappiamo da anni che l’intero comparto si regge su stipendi ridicoli, totale precarietà, finte partite Iva e patetico clientelismo, spesso alimentato proprio da editori, associazioni e organizzatori che fanno grandi professioni di socialismo e poi non pagano l’ufficio stampa.
Che cosa chiede la Cgil? Forse una redistribuzione del reddito fra autori e editori celebrati e operai dell’editoria? Forse riduzione del compenso degli attori a favore delle maestranze? Macché. Lo sciopero serve «per cambiare le politiche del governo che tagliano i finanziamenti a tutti i settori della cultura, mettendo a rischio la continuità quotidiana del servizio pubblico». E «per chiedere di rivedere le scelte che distraggono le risorse dal finanziamento al settore in favore degli stanziamenti in armi». Insomma, il sindacato vuole più soldi per la cultura, così che il sistema rimanga uguale e i soliti continuino a guadagnare, magari con un bel film sovvenzionato dallo Stato che nessuno andrà a vedere. O con uno spettacolo appaltato ai soliti amici del giro buono, che ringrazieranno firmando il prossimo appello promosso da Pd e Cgil.
A tale riguardo il sindacato ci offre un meraviglioso spunto. Domani, finito lo sciopero, le truppe sinistrorse della Cgil sfileranno a Roma assieme ai patrioti dell’Anpi e dell’Arci contro il corteo organizzato dal comitato Remigrazione contro l’immigrazione di massa. La locandina della manifestazione l’ha disegnata l’amico Zerocalcare. Cioè un signore che, per la serie animata Due spicci realizzata per Netflix, ha beneficiato di contributi pubblici tramite tax credit per la bellezza di 3 milioni di euro. Giova ricordare che attorno alla serie ci sono state anche alcune polemiche partite dalla pagina Instagram dell’Unione Italiana Animatori, dove sono comparse denunce anonime di alcuni professionisti che lamentano di aver dovuto sopportare condizioni di lavoro non proprio favorevolissime. La produzione della serie si è affrettata a mandare smentite e diffide, l’Unione animatori ha tenuto il punto. In ogni caso, quel che conta è l’intervento di Zerocalcare medesimo, che ha dichiarato: «Il dato surreale di tutta questa discussione è che io non sono né un animatore né un produttore. Quindi non ho proprio gli strumenti per fare proposte valide su ‘sta roba». Il fatto, però, è che di «quella roba» lui non è solo autore, ma anche produttore esecutivo. Può darsi sia un incarico formale per fargli avere più controllo creativo o più soldi. Ma scaricare a prescindere le colpe su altri è un po’ troppo facile. Tanto più che la Cgil ha promosso un referendum che chiedeva tra le altre cose di sanzionare gli imprenditori proprio per circostanze simili, cioè per lo sfruttamento operato da altri.
Questo bel quadretto ci ha fatto aprire gli occhi sul sindacato. Zerocalcare è il perfetto esponente della categoria sociale a cui la Cgil si rivolge. Il militante che lavora per il colosso multinazionale e scarica le responsabilità, salvo poi disegnare i manifesti di lotta e boicottare le kermesse dove ci sono «i fascisti». Magari proprio le stesse kermesse in cui lavoratori precari si dannano per vendere i libri degli autori radicali e combattenti. Il target della Cgil sono i produttori a cui si devono dare più soldi pubblici perché continuino a esercitare l’egemonia (economica più che culturale). A questo genere di intellettuali e starlette piace occuparsi di grandi temi come l’immigrazione, perché li fa sentire bravi e umani. E la Cgil li accontenta chiedendo di censurare le manifestazioni sulla remigrazione e sponsorizzando l’accoglienza. Se poi l’immigrazione produce disastri come quello di Amendolara, dove i caporali pakistani hanno bruciato vivi quattro braccianti loro connazionali, è comunque colpa dei perfidi fasci.
Prima di chiedere censure a destra e a manca (soprattutto a destra), la Cgil dovrebbe guardare in casa propria. Pensare agli amici Vip di cui si circonda e ai propri rappresentanti. Ad esempio Mauro Baldi, 66 anni, già segretario provinciale di Rovigo della sezione agricoltura della Cgil ora divenuto segretario provinciale a Sicurezza e Legalità, Ambiente, Artigianato e Immigrazione. Costui è finito a processo per falsa testimonianza nell’ambito di una brutta storia che coinvolge alcuni lavoratori sfruttati, per cui sono stati condannati a due anni e tre mesi per estorsione tre imprenditori.
Come spiega Il Corriere della Sera, «secondo l’accusa, con l’avallo della Cgil, il 19 dicembre 2017 i tre datori di lavoro avevano fatto firmare un accordo stragiudiziale a tre operai paventando loro un licenziamento o che i loro contratti non sarebbero stati rinnovati, se non avessero accettato di incassare 100 euro a testa come saldo e stralcio di ogni pretesa sugli straordinari che avanzavano». Certo, può darsi che - proprio come Zerocalcare - il sindacalista di Rovigo sia innocente. Ma una riflessione sul tema la Cgil potrebbe anche farla, visto quanto ama fare la morale agli altri. Sappiamo però che non si disturberà: dopo tutto si tratta solo di qualche operaio sfruttato, roba che non rientra fra le competenze del sindacato.
Continua a leggereRiduci
Dal 18 luglio al 15 agosto Asiago ospita la 60ª edizione di Asiagofestival. In programma l'omaggio a Vivaldi, la prima assoluta di Manos Tsangaris ispirata alla leggenda dell'Altar Knotto e un ricordo della fondatrice Fiorella Benetti Brazzale.
Sessant'anni di musica, ricerca e tradizione. Asiagofestival taglia nel 2026 il traguardo della sua sessantesima edizione e si prepara ad animare l'Altopiano con un calendario di appuntamenti che, dal 18 luglio al 15 agosto, porterà ad Asiago alcuni protagonisti della scena musicale internazionale, insieme a nuove produzioni e omaggi alla storia della rassegna.
L'inaugurazione, in via eccezionale al Teatro Millepini il 18 luglio, sarà affidata al concerto Omaggio ad Antonio Vivaldi, realizzato in collaborazione con la Società del Quartetto di Vicenza. Sul palco saliranno la violinista Chouchane Siranossian, il direttore veneto Andrea Marcon e l'Orchestra giovanile Frau Musika.
Tra i momenti più attesi dell'edizione 2026 figurano gli appuntamenti dedicati al compositore ospite Manos Tsangaris, protagonista il 6 e 7 agosto nella Chiesa di San Rocco. In quell'occasione verrà presentata in prima esecuzione assoluta un'opera dedicata alla città di Asiago e ispirata alla leggenda cimbra dell'«Altar Knotto». Tra i due concerti, la mattina del 7 agosto nella sala consiliare del municipio, si terrà anche il tradizionale incontro con il compositore, occasione di confronto diretto con il pubblico.
Il festival renderà inoltre omaggio alla propria fondatrice, Fiorella Benetti Brazzale, figura centrale nella nascita e nello sviluppo della manifestazione. Il 9 agosto il Teatro Millepini ospiterà l'incontro Donne dell'Altopiano, durante il quale la scrittrice e storica Raffaella Calgaro dialogherà con Roberto Brazzale, figlio di Fiorella.
Spazio anche alla musica da camera con il progetto L'Officina cameristica, in programma il 13 e 14 agosto. Protagonisti saranno la violinista norvegese Vilde Frang, Josè Gallardo al pianoforte, Tomoko Akasaka alla viola e Julius Berger al violoncello.
La chiusura della rassegna è prevista per il 15 agosto nel Duomo di San Matteo, dove si esibirà l'organista Alberto Barbetta, vincitore della quarta edizione del Concorso Organistico Internazionale Fiorella Benetti Brazzale – Città di Vicenza.
La sessantesima edizione rappresenta un traguardo significativo per una manifestazione nata negli anni Sessanta grazie all'iniziativa di Fiorella Benetti Brazzale, organista, compositrice e docente originaria di Asiago. Con il sostegno della parrocchia di San Matteo, il festival prese forma con l'obiettivo di promuovere e diffondere la cultura musicale sull'Altopiano, portando negli anni interpreti e formazioni di rilievo nazionale e internazionale.
Dopo la scomparsa di Fiorella Benetti Brazzale nel 1992, l'esperienza di Asiagofestival è proseguita grazie alla costituzione dell'Associazione culturale Amici della Musica di Asiago, intitolata alla fondatrice. Dal 1993 il festival ha continuato a crescere, mantenendo vivo lo spirito originario e rafforzando il dialogo tra tradizione e contemporaneità. Dal 1998 la rassegna invita ogni anno un compositore di fama internazionale, commissionandogli un'opera da eseguire in prima assoluta durante il festival. Una formula che ha contribuito a consolidare l'identità di Asiagofestival come luogo di incontro tra il grande repertorio e la musica del presente.
L'edizione 2026 sarà diretta artisticamente da Josè Gallardo e Hyun-Jung Berger, mentre la direzione organizzativa sarà affidata ad Alberto Brazzale.
Continua a leggereRiduci