True
2019-11-23
Più che il salva Stati, è l’ammazza Conte
Ansa
Avete presente il detto «Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io»? Beh, mi è tornato in mente ieri, vedendo Pierre Moscovici in grande spolvero nei palazzi romani. Ufficialmente il commissario Ue era in Italia per congedarsi, essendo scaduto il suo mandato al vertice della Ue. Tuttavia, osservandolo, la sensazione che non sia sceso nel nostro Paese solo per i tradizionali salamelecchi di fine anno è stata fortissima. Che ci fa a Palazzo Chigi e al Quirinale il mastino dei conti pubblici, l'uomo che fino a ieri ci azzannava i polpacci perché il governo era populista e sovranista? In base alla narrazione della grande stampa si è trattato di una visita di cortesia di un amico dell'Italia. In base invece al mio sospetto il viaggio fa parte della strategia per indurre le forze politiche più riottose a sottoscrivere il nuovo Meccanismo europeo di stabilità, a infilare la testa nel cappio che l'Europa vuol stringere intorno al collo dell'Italia senza fare troppe storie.
Che cosa significhi la riforma del Mes siamo stati i primi a spiegarlo e soprattutto La Verità da settimane suona l'allarme sulle possibili conseguenze. Detto in poche parole, il nostro Paese dovrebbe indebitarsi per finanziare una specie di fondo salva Stati che interverrebbe nel caso in cui uno dei membri della Ue si trovasse in difficoltà. Raccontata così l'idea sembrerebbe anche geniale, ma è nei dettagli, cioè nelle norme di applicazione, che si nascondono le fregature. La prima è costituita dal fatto che l'organismo che dovrebbe soccorrere i Paesi non è governato da esponenti politici o da persone che rispondano alla politica, ma da una serie di burocrati che rendono conto ai soliti algoritmi e ai parametri decisi non si sa bene da chi. Il che vuol dire una sola cosa e cioè che a decidere se salvare o non salvare un Paese, con quali modalità o con quali penalizzazioni, non saranno i governi europei, ma un'entità sovrannaturale, che non risponderà a nessuno, nemmeno alla legge perché le scelte saranno insindacabili, inappellabili e pure penalmente o civilmente non perseguibili. Tradotto: avremo una super casta che deciderà dei nostri destini, cioè se farci affogare o tirarci a riva.Già questo dovrebbe far accapponare la pelle e indurre a serie riflessioni prima di infilare la testa sotto la mannaia che verrà azionata da un puro calcolo matematico. E poi c'è un altro elemento. Tutti i paesi europei sono chiamati a concorrere al finanziamento del Mes e l'Italia, essendo uno dei più importanti, concorrerà con una quota importante. Risultato, come accadde per il salvataggio della Grecia, Stato verso il quale noi eravamo finanziariamente poco esposti, noi saremo costretti a indebitarci per dare una mano ad altri. E però, dopo esserci svenati per mettere i soldi nel salvadanaio europeo, verremo rimproverati per aver fatto crescere il nostro debito, esattamente come è accaduto dopo la crisi di Atene. Non è finita. Siccome i soldi messi nella cassetta di sicurezza europea sono di tutti, per accedervi bisognerà rispettare alcune regole, la principale delle quali riguarda il famoso parametro debito-Pil, cioè si dovrà avere un indebitamento inferiore al 60 per cento. Se si è virtuosi non sarà un problema ricevere un aiuto, ma se si ha l'ematocrito del debito che non rispetta i valori fissati dalla Ue saranno dolori, nel senso che prendere i soldi a prestito non sarà una passeggiata. Anzi: sarà una via crucis. In pratica un Paese come il nostro, che ha un'esposizione da record, non solo si indebiterà di più per finanziare il Mes, ma nel caso avesse bisogno di un intervento del suddetto dovrà cedere la propria sovranità all'algoritmo della suprema entità, accettando che le decisioni economiche siano prese altrove. Messi da parte i giri di parole, significa che Bruxelles potrà decidere autonomamente di aumentare le tasse, di fare una patrimoniale e anche di tagliare le pensioni.Che sia folle accettare queste regole, lo hanno praticamente detto un economista come Carlo Cottarelli, un banchiere come Antonio Patuelli e perfino il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il quale ha parlato di «enorme rischio potenziale perla tenuta del sistema italiano». Né Cottarelli, né Patuelli e neppure Visco paiono pericolosi sovranisti e nessuno dei tre mi risulta simpatizzare per i populisti. Aggiungo che perfino alla Luiss, l'università di Confindustria, hanno studiato il caso e manifestato preoccupazione. E però, mentre chiunque abbia capito come funziona il Mes, ossia quanto possa essere pericoloso per il nostro Paese, il governo cincischia. Anzi, cinguetta con i vari Moscovici, pronto a sottoscrivere col sorriso sulle labbra la fregatura. Giuseppe Conte ieri era al fianco dell'ex commissario Ue e non certo per comunicargli il no italiano. Guardando la scena, mi è venuto in mente che dovremmo cambiare il detto che citavo all'inizio. «Dagli amici mi guardi Iddio, ma anche da certi avvocati del popolo».
Continua a leggereRiduci
Da Ignazio Visco a Carlo Cottarelli, sono molte e insospettabili le critiche al nuovo Meccanismo europeo di stabilità. Eppure il nostro premier continua a sostenerlo, seguendo i consigli interessati di Pierre Moscovici, in gita in Italia per controllare che Roma non faccia scherzi. Avete presente il detto «Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io»? Beh, mi è tornato in mente ieri, vedendo Pierre Moscovici in grande spolvero nei palazzi romani. Ufficialmente il commissario Ue era in Italia per congedarsi, essendo scaduto il suo mandato al vertice della Ue. Tuttavia, osservandolo, la sensazione che non sia sceso nel nostro Paese solo per i tradizionali salamelecchi di fine anno è stata fortissima. Che ci fa a Palazzo Chigi e al Quirinale il mastino dei conti pubblici, l'uomo che fino a ieri ci azzannava i polpacci perché il governo era populista e sovranista? In base alla narrazione della grande stampa si è trattato di una visita di cortesia di un amico dell'Italia. In base invece al mio sospetto il viaggio fa parte della strategia per indurre le forze politiche più riottose a sottoscrivere il nuovo Meccanismo europeo di stabilità, a infilare la testa nel cappio che l'Europa vuol stringere intorno al collo dell'Italia senza fare troppe storie. Che cosa significhi la riforma del Mes siamo stati i primi a spiegarlo e soprattutto La Verità da settimane suona l'allarme sulle possibili conseguenze. Detto in poche parole, il nostro Paese dovrebbe indebitarsi per finanziare una specie di fondo salva Stati che interverrebbe nel caso in cui uno dei membri della Ue si trovasse in difficoltà. Raccontata così l'idea sembrerebbe anche geniale, ma è nei dettagli, cioè nelle norme di applicazione, che si nascondono le fregature. La prima è costituita dal fatto che l'organismo che dovrebbe soccorrere i Paesi non è governato da esponenti politici o da persone che rispondano alla politica, ma da una serie di burocrati che rendono conto ai soliti algoritmi e ai parametri decisi non si sa bene da chi. Il che vuol dire una sola cosa e cioè che a decidere se salvare o non salvare un Paese, con quali modalità o con quali penalizzazioni, non saranno i governi europei, ma un'entità sovrannaturale, che non risponderà a nessuno, nemmeno alla legge perché le scelte saranno insindacabili, inappellabili e pure penalmente o civilmente non perseguibili. Tradotto: avremo una super casta che deciderà dei nostri destini, cioè se farci affogare o tirarci a riva.Già questo dovrebbe far accapponare la pelle e indurre a serie riflessioni prima di infilare la testa sotto la mannaia che verrà azionata da un puro calcolo matematico. E poi c'è un altro elemento. Tutti i paesi europei sono chiamati a concorrere al finanziamento del Mes e l'Italia, essendo uno dei più importanti, concorrerà con una quota importante. Risultato, come accadde per il salvataggio della Grecia, Stato verso il quale noi eravamo finanziariamente poco esposti, noi saremo costretti a indebitarci per dare una mano ad altri. E però, dopo esserci svenati per mettere i soldi nel salvadanaio europeo, verremo rimproverati per aver fatto crescere il nostro debito, esattamente come è accaduto dopo la crisi di Atene. Non è finita. Siccome i soldi messi nella cassetta di sicurezza europea sono di tutti, per accedervi bisognerà rispettare alcune regole, la principale delle quali riguarda il famoso parametro debito-Pil, cioè si dovrà avere un indebitamento inferiore al 60 per cento. Se si è virtuosi non sarà un problema ricevere un aiuto, ma se si ha l'ematocrito del debito che non rispetta i valori fissati dalla Ue saranno dolori, nel senso che prendere i soldi a prestito non sarà una passeggiata. Anzi: sarà una via crucis. In pratica un Paese come il nostro, che ha un'esposizione da record, non solo si indebiterà di più per finanziare il Mes, ma nel caso avesse bisogno di un intervento del suddetto dovrà cedere la propria sovranità all'algoritmo della suprema entità, accettando che le decisioni economiche siano prese altrove. Messi da parte i giri di parole, significa che Bruxelles potrà decidere autonomamente di aumentare le tasse, di fare una patrimoniale e anche di tagliare le pensioni.Che sia folle accettare queste regole, lo hanno praticamente detto un economista come Carlo Cottarelli, un banchiere come Antonio Patuelli e perfino il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il quale ha parlato di «enorme rischio potenziale perla tenuta del sistema italiano». Né Cottarelli, né Patuelli e neppure Visco paiono pericolosi sovranisti e nessuno dei tre mi risulta simpatizzare per i populisti. Aggiungo che perfino alla Luiss, l'università di Confindustria, hanno studiato il caso e manifestato preoccupazione. E però, mentre chiunque abbia capito come funziona il Mes, ossia quanto possa essere pericoloso per il nostro Paese, il governo cincischia. Anzi, cinguetta con i vari Moscovici, pronto a sottoscrivere col sorriso sulle labbra la fregatura. Giuseppe Conte ieri era al fianco dell'ex commissario Ue e non certo per comunicargli il no italiano. Guardando la scena, mi è venuto in mente che dovremmo cambiare il detto che citavo all'inizio. «Dagli amici mi guardi Iddio, ma anche da certi avvocati del popolo».
A Cornate d’Adda scatta l’Alps Open, apertura italiana del tour 2026 con oltre 130 professionisti. In Lombardia il golf vale fino a 185 milioni di euro tra circoli, turismo ed eventi, e si rafforza come leva strategica per attrarre investimenti e valorizzare il territorio.
Nel cuore della Lombardia, tra il verde del Parco dell’Adda e un sistema economico sempre più attento alla leva sportiva, il golf torna protagonista. Da domani all’11 aprile il Villa Paradiso Alps Open inaugura la stagione italiana dell’Alps Tour, portando sul campo del Golf Club Villa Paradiso oltre 130 professionisti provenienti da diversi Paesi.
L’appuntamento, aperto al pubblico, si inserisce in una strategia più ampia che vede Assolombarda puntare sul golf non solo come disciplina sportiva, ma come strumento di promozione territoriale e occasione di sviluppo economico. Il torneo rientra infatti nel progetto Open Horizons: Lombardia, Capitale del Golf, pensato per rafforzare il posizionamento della regione come punto di riferimento nazionale e internazionale del settore. I numeri raccontano un comparto tutt’altro che marginale. Secondo lo studio L’indotto del golf in Lombardia, il valore complessivo generato oscilla tra i 165 e i 185 milioni di euro. Una cifra che tiene insieme più livelli: dai ricavi diretti dei circoli, stimati tra 59 e 62 milioni, fino all’impatto turistico, che rappresenta la quota più consistente con un range tra 103 e 118 milioni. Più contenuto, ma comunque significativo, il contributo legato alla vendita di attrezzature e abbigliamento, mentre i grandi eventi continuano a incidere, con l’Open d’Italia che in regione vale tra 8 e 9 milioni a edizione.
La Lombardia, del resto, è già oggi il principale polo golfistico italiano. Con 65 circoli affiliati alla Federazione Italiana Golf — pari al 18% del totale nazionale — e oltre 26 mila tesserati, quasi un terzo dei golfisti italiani, la regione si colloca davanti a realtà consolidate come Piemonte, Veneto e Lazio.
In questo contesto, il progetto Open Horizons mira a costruire una rete stabile tra istituzioni, club e imprese. L’obiettivo è quello di trasformare il golf in un sistema integrato capace di generare valore lungo tutta la filiera: dallo sport al turismo, fino alle relazioni economiche. Un’impostazione che punta a superare la dimensione puramente sportiva, per diventare leva strategica di attrattività. Accanto al circuito professionistico, si muove anche il calendario dedicato al mondo imprenditoriale. Nei giorni scorsi è partita infatti l’edizione 2026 del Assolombarda Golf Tour, un percorso in cinque tappe che toccherà alcuni dei principali circoli lombardi e farà nuovamente tappa proprio al Villa Paradiso l’8 maggio. Un’iniziativa che ha recentemente ottenuto un riconoscimento agli Italian Golf Awards, premiata per il suo rilievo nazionale tra i circuiti a brand golfistico.
Il filo conduttore resta lo stesso: utilizzare il golf come piattaforma di connessione, capace di mettere in relazione sport, territorio e impresa. Un modello che, almeno in Lombardia, sta provando a trasformare una disciplina di nicchia in un asset economico sempre più strutturato.
Continua a leggereRiduci