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L’élite francese salvata dal coronavirus grazie ai gilet gialli e Berlino

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L’élite francese salvata dal coronavirus grazie ai gilet gialli e Berlino
Emmanuel Macron (foto Ansa)
  • Questa crisi sanitaria mette in luce l'impossibilità per la Francia di rimanere ancora a lungo genuflessa davanti ai diktat tedeschi. I cittadini però chiedono di beneficiare dignitosamente delle risorse del Paese, che questo piaccia o no alla Germania.
  • Non mancano i problemi in materia di libertà e rispetto della privacy sullo sviluppo da parte del governo dell'applicazione StopCovid per provare ad arginare la diffusione del virus.
  • Il gilet giallo Maxime Nicolle: «Negli ultimi anni i soldi pubblici sono stati usati per comprare proiettili di gomma piuttosto che per finanziare i posti letto negli ospedali».
  • L'economista Frédéric Farah: «La Francia ha smesso di essere quell'interfaccia tra il Nord e il Sud dell'Europa. E non mostra un sostegno convinto all'Italia».

Lo speciale contiene quattro articoli.

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Mai dire Blackout | Checkpoint Hormuz

Lo Stretto resta chiuso e il petrolio sale. Si cercano rimedi ma le riserve sono solo una toppa. La Russia intanto sorride. Von der Leyen pentita sul nucleare.

Spiragli di negoziato tra Israele e Libano
Bombardamenti in Libano (Ansa)
Continuano i raid dell’Idf sulla terra dei cedri. Dall’inizio della guerra almeno 826 morti, di cui 106 bambini. Ferito un altro soldato Unifil. Emmanuel Macron chiede di mediare e offre Parigi come sede. Haaretz: «Possibili incontri nei prossimi giorni, più probabile a Cipro».

Israele sta valutando il lancio di una vasta operazione terrestre nel Libano meridionale con l’obiettivo di allontanare Hezbollah dalla linea di confine e distruggere le infrastrutture militari del movimento sciita. La notizia è stata riportata dal sito di informazione statunitense Axios, che cita fonti governative israeliane e americane.

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Il conto della guerra lo paga il referendum
(Ansa)
Piazze, strumentalizzazioni e bugie sono il segno che il cambiamento sulla giustizia fa paura. Ma i timori per le tensioni in Medio Oriente e per i rincari di pieno e bollette possono condizionare il voto del 22-23: il governo ci pensi per evitare flop.

Dicono che la separazione delle carriere serva a mettere i pubblici ministeri sotto il controllo della politica e dunque a indebolirli per poi porli al servizio del governo. Però allo stesso tempo dicono che la separazione delle carriere creerà un gruppo autoreferenziale di magistrati che non risponderà a nessuno. «Così si trasformano i pm in una casta separata di 2.200 Torquemada autoreferenziali, autogestiti con il loro Csm, più potenti e agguerriti di ieri»: Marco Travaglio scripsit.

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Sanzioni e accise, governo diviso. Meloni media ma il tempo stringe
Giorgia Meloni insieme ad Antonio Tajani e Matteo Salvini (Ansa)
Matteo Salvini sposa la linea Donald Trump, Antonio Tajani quella di Bruxelles. E il premier prepara il cdm.

La speculazione sui carburanti e le sanzioni alla Russia fanno accapigliare ancora i due vicepremier. Matteo Salvini, leader della Lega, adotta una linea filotrumpiana. Il numero uno di Forza Italia più filoeuropeista. Secondo Salvini anche l’Italia dovrebbe «allentare le sanzioni»: «Gli Stati Uniti stanno straguadagnando, la Russia pure, la Cina il petrolio lo sta avendo ugualmente dall’Iran» e «chi ne sta pagando le conseguenze siamo noi».

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