Perez e Benetton, pace da 13 miliardi
Basta guerra tra i due principali azionisti di Albertis: ci sono i soldi delle dismissioni miliardarie da investire. Contro Aspi partono i ricorsi per i ritardi dovuti ai cantieri.

Dopo la «tempesta» scatenata dall’offerta pubblica d’acquisto di Acs su Atlantia, «le acque hanno ripreso il loro corso» in Abertis e i due principali azionisti della società, Florentino Perez e i Benetton, hanno «siglato la pace» impegnandosi a rilanciare la crescita dell’azienda.

È quanto scrive, in un articolo pubblicato ieri, il quotidiano finanziario spagnolo El Economista rivelando che, secondo fonti vicine al consiglio di amministrazione di Abertis, i due partner hanno seppellito l’ascia di guerra e sosterranno l’operatore iberico nelle future acquisizioni autostradali che intende intraprendere. Lo faranno con la capacità conferita dalle recenti dismissioni miliardarie che hanno realizzato: Acs ha quasi 5 miliardi di euro di liquidità per la vendita della maggior parte della divisione Servizi industriali alla francese Vinci, mentre Atlantia ha 8 miliardi di euro per la cessione di Autostrade per l’Italia a Cassa depositi e prestiti e ai fondi statunitense Blackstone e australiano Macquarie.

Il piano strategico di Abertis prevede la crescita del suo portafoglio sia attraverso l’acquisto di beni che attraverso l’estensione delle concessioni in cambio di investimenti. In questo modo cerca di compensare la perdita di attività subita dal 2019 in Spagna con la reversibilità di diverse autostrade i cui contratti sono giunti al termine.

Sotto i riflettori ci sono gli Stati Uniti, dove Abertis è approdata lo scorso anno con l’acquisto di Elizabeth river crossings, in Virginia, e si prevedono molteplici opportunità nei prossimi anni sia nelle gare d’appalto pubbliche che nel mercato secondario. Il piano di Abertis si sta, poi, allargando ad altre aree geografiche, come Porto Rico, che ha un piano di privatizzazione in corso, o la Grecia, dove ha già presentato le sue credenziali per rilevare la tangenziale di Atene, valutata due miliardi di euro. Mercati privilegiati restano, poi, il Regno Unito e la Francia (primo mercato del concessionario di origine catalana attraverso Sanef).

Tuttavia, viene aggiunto dal quotidiano, in questo obiettivo di crescita, Abertis deve affrontare lo scoglio del suo enorme debito. Alla fine del primo trimestre del 2022, il gruppo iberico ha ridotto il suo debito netto di 923 milioni di euro grazie, in gran parte, all’indennizzo di un miliardo di euro che lo Stato spagnolo ha versato al gruppo per la risoluzione dell’accordo della controllata Acesa. Con questo versamento, la società controllata da Atlantia e Acs ha ridotto la cifra a 22 miliardi di euro. Questa riduzione va ad aggiungersi ai quasi 2 miliardi del 2021.

In parallelo, Acs vuole continuare a semplificare la propria struttura e acquisterà il 20% di Abertis detenuto dalla sua controllata tedesca Hochtief. In questo modo la capogruppo deterrà direttamente il 50% meno un’azione. Per farlo, in virtù del patto parasociale di Abertis, Atlantia, che detiene il 15,9% di Hochtief, deve dare il proprio consenso già richiesto dal gruppo presieduto dal patron del Real Madrid.

Sul fronte italiano, intanto, ieri l’Antitrust ha sanzionato Autostrade per l’Italia (Aspi) e ha così dato via libera via libera ai rimborsi per gli automobilisti delle autostrade gestite dalla concessionaria per i ritardi dovuti ai cantieri presenti sulla rete. Pertanto, i consumatori che matureranno il diritto di ottenere rimborsi andranno tra il 25% e il 100% del pedaggio a seconda della fascia chilometrica percorsa e del ritardo accumulato a causa dei disservizi generati dai cantieri di lavoro.

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