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2020-03-16
Perché credere (e investire) nell'idrogeno
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Una grande nave, la Suiso Frontier, 116 metri per ottomila tonnellate, costruita dalla Kawasaki Heavy Industries, è stata varata l'undici dicembre scorso e oggi trasporta idrogeno per conto del consorzio Hystra dall'Australia, dove il gas viene prodotto, fino al Giappone, dove viene utilizzato. E' la prima porta-idrogeno realizzata appositamente al mondo per questo scopo, un grande frigorifero galleggiante che mantiene il gas allo stato liquido a -253 °C. Nel contempo, Standard & Poor Global Platts, una divisione della grande organizzazione di rating che si occupa di energia, ha da poco incluso nei suoi parametri anche l'indice quotidiano del prezzo dell'idrogeno. Sta accadendo che se da una parte si soffia troppo sulla conversione elettrica del comparto automotive, dall'altra rischia invece di passare un po' in sordina il grande lavoro che in Italia, come in altre parti del mondo, si sta facendo per poter sfruttare le potenzialità dell'idrogeno.
Già nel dicembre scorso Snam aveva raddoppiato al 10% la miscela di idrogeno nella propria rete di trasmissione di gas naturale metano. Lo ha fatto a scopo sperimentale dall'impianto di Contursi Terme, in provincia di Salerno, dopo che alcuni mesi prima, nell'aprile 2019, questa percentuale era stata immessa al 5% per fornire energia a un pastificio e a uno stabilimento per l'imbottigliamento di acqua minerale. La quantità del 10%, se mantenuta, consentirebbe di soddisfare l'equivalente dei consumi annui di tre milioni di famiglie riducendo l'emissione di CO2 in ambiente di 5 milioni di tonnellate. Questo significa che per raggiungere gli obiettivi di abbandono delle fonti di idrocarburi fossili entro il 2050 servirà anche il contributo dell'idrogeno, che potrebbe arrivare a quasi un quarto del totale dell'energia nazionale.
Sono dati di uno studio congiunto Snam-McKinsey secondo i quali l'idrogeno prodotto per elettrolisi da fonti rinnovabili permetterebbe, insieme a queste, di integrare per quasi un quarto le altri fonti e sopperendo alla discontinuità (sole, vento), della produzione verde entro il 2050. Il settore nel quale l'idrogeno può dare il maggiore contributo è quello dei trasporti (treni, camion e autobus), seguito da quello residenziale per il riscaldamento e quindi dai trattamenti industriali che richiedono il raggiungimento di temperature elevate, come l'acciaio e la raffinazione. Per questi motivi Snam ha creato un ramo d'azienda dedicato alla ricerca e allo sviluppo, entrando anche a far parte dell'Hydrogen Council, organizzazione creata nel 2017 durante il World economic forum di Davos e di Hydrogen Europe, un gruppo di cento aziende e di una settantina di istituti di ricerca e una dozzina di associazioni attive nel settore energetico. Il problema dell'idrogeno è da sempre il costo energetico e finanziario della sua produzione, conservazione e trasporto allo stato liquido, condizione nella quale il suo volume si riduce di oltre 800 volte, ma che implica di mantenerlo alla temperatura di -253 °C, cosa possibile soltanto fornendo continuamente altra energia per refrigerare (come avviene anche per il trasporto del gas naturale liquido, Gnl).
Ma abbassando i costi energetici grazie alle fonti rinnovabili e quelli di distribuzione grazie a una rete come quella di Snam, l'energia pulita potrebbe produrre altrettanta. Nel dicembre scorso alla Snam è poi stata la volta dell'uso della block-chain per concludere una serie di compravendite sul Trading Hub italiano del gas gestito proprio dall'azienda milanese e che ha coinvolto i clienti Sorgenia e Axpo Italia. Dopo questi eventi nuove sperimentazioni saranno fatte nel corso di quest'anno per validare progressivamente sempre maggiori applicazioni legate a questa fonte di energia.
Che cosa accade nel mercato energetico mondiale
In poco tempo lo scenario delle energie rinnovabili è cambiato radicalmente. Gli investimenti nell'economia verde sono oggi decuplicati e con loro la sensibilità delle persone verso l'energia alternativa, idee derivanti dalle azioni di personaggi discussi ma popolari come Greta Thumberg ed Elon Musk. Tanto che gli analisti hanno calcolato che dal 2014 a oggi gli investimenti per la mobilità elettrica hanno raggiunto i 2 trilioni di dollari e le ricerche di Bloomberg Nef prevedono che si arriverà a 10 entro i prossimi trent'anni. Non importa tanto quale sia la realtà istantanea, i mercati credono a Tesla dandole il secondo valore dell'intero comparto automotive dopo Toyota. Così, quando qualche giono fa Arabia Saudita e Russia si sono unite in una guerra dei prezzi al pertolio e al gas che ha causato un breve ma grande caos sui mercati globali già scossi dal Covid-19, si è capito che il prezzo di un barile di petrolio rimane un importante indicatore economico, ma anche che la spinta incessante per allontanarsi dai combustibili fossili suggerisce che il suo impatto geopolitico sarà sempre più debole col passare del tempo, grazie all'imperativo di combattere il riscaldamento globale.
La caduta del petrolio a da 55 a 35 dollari al barile ha importanti implicazioni per affrontare il cambiamento climatico. Il prezzo basso incentiva l'uso del petrolio ma riduce i budget delle compagnie petrolifere mettendo in dubbio i progetti di energia pulita e alcuni governi sentono la pressione di dover sostenere le compagnie petrolifere in difficoltà. Tutto ciò fa aumentare le emissioni perché ritarda la loro riduzione, una cattiva notizia per il riscaldamento globale. L'energia rinnovabile è però oggi un'industria più matura di cinque anni fa perché sta diminuendo il rischio per gli investitori che in essa decidono di credere, sempre più numerosi e impegnati, che pongono molto denaro per la realizzazione di progetti che competono con la capacità delle centrali elettriche convenzionali.
Contemporaneamente l'esplorazione petrolifera diventa meno redditizia, con il rischio che crollino i finanziamenti per le nuove ricerche. Nel 2014, quando crollò il prezzo al barile, la crisi del comparto trascinò con sé persino quella dell'industria elicotteristica che stava producendo macchine volanti per il trasporto di personale da e per piattaforme sempre più lontane dalle coste. Di fatto non ha senso ridurre gli investimenti nelle energie rinnovabili in caso di crollo del prezzo del petrolio, mentre è logico ridurre l'investimento nel greggio stesso, decisioni che avvengono via via più spesso. Da quell'anno e fino al 2017, con il pertolio sotto i 30 dollari al barile, nazioni come l'India ridussero i sussidi annuali per i combustibili fossili da 29 a 8 miliardi di dollari aumentando però le tasse sui consumi. Questi fondi dovrebbero servire per raggiungere una produzione elettrica di quasi 180 Gigawatt tramite impianti fotovoltaici ed eolici entro i prossimi due anni, ma questo vorrebbe dire che l'india riuscirebbe a raddoppiare quanto fanno nazioni come il Regno Unito o la Germania. Ed anche se è poco credibile, tali dichiarazioni altro non faranno che rafforzare l'idea di volontà di elettrificazione e decarbonizzazione.
Gli Usa, dall'insediamento di Trump a oggi hanno decuplicato la produzione de petrolio e gas di scisto (ovvero ricavato da rocce), superando per quantità esportate Russia e Arabia Saudita già nel 2018. Ma produrre d scisto è più costoso rispetto ad estrarre il greggio, quindi alcune società potrebbero presto entrare in sofferenza e nessuno vorrebbe più investire in quelle tecnologie. Questo per Trump è un grande problema, perché il fenomeno si presenta in concomitanza all'ondata di Coronavirus e alla sua rielezione. E negli Usa la gente, ma soprattutto gli investitori, potrebbero optare per un presidente più incline alle politiche ambientaliste.
I governi vorrebbero seguire gli investitori di nuove tecnologie e fonti d'energia, ma per farlo facendo quadrare i conti spesso tassano i prodotti pertoliferi, e questo, per esempio in Francia, ha causato mesi di proteste. Intanto a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha raddoppiato i piani dell'Unione europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e lunedì scorso ha dichiataio: "Oggi non è più questione se ci sarà un accordo europeo green o se l'Unione diventerà neutrale dal punto di vista climatico, ma la domanda è come stiamo procedendo e quanto sarà vasta la transizione."
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Già nel dicembre scorso Snam aveva raddoppiato al 10% la miscela di idrogeno nella propria rete di trasmissione di gas naturale metano.La caduta del petrolio a da 55 a 35 dollari al barile ha importanti implicazioni per affrontare il cambiamento climatico. Il prezzo basso incentiva l'uso del petrolio ma riduce i budget delle compagnie petrolifere mettendo in dubbio i progetti di energia pulita e alcuni governi sentono la pressione di dover sostenere le compagnie petrolifere in difficoltà. Lo speciale contiene due articoliUna grande nave, la Suiso Frontier, 116 metri per ottomila tonnellate, costruita dalla Kawasaki Heavy Industries, è stata varata l'undici dicembre scorso e oggi trasporta idrogeno per conto del consorzio Hystra dall'Australia, dove il gas viene prodotto, fino al Giappone, dove viene utilizzato. E' la prima porta-idrogeno realizzata appositamente al mondo per questo scopo, un grande frigorifero galleggiante che mantiene il gas allo stato liquido a -253 °C. Nel contempo, Standard & Poor Global Platts, una divisione della grande organizzazione di rating che si occupa di energia, ha da poco incluso nei suoi parametri anche l'indice quotidiano del prezzo dell'idrogeno. Sta accadendo che se da una parte si soffia troppo sulla conversione elettrica del comparto automotive, dall'altra rischia invece di passare un po' in sordina il grande lavoro che in Italia, come in altre parti del mondo, si sta facendo per poter sfruttare le potenzialità dell'idrogeno.Già nel dicembre scorso Snam aveva raddoppiato al 10% la miscela di idrogeno nella propria rete di trasmissione di gas naturale metano. Lo ha fatto a scopo sperimentale dall'impianto di Contursi Terme, in provincia di Salerno, dopo che alcuni mesi prima, nell'aprile 2019, questa percentuale era stata immessa al 5% per fornire energia a un pastificio e a uno stabilimento per l'imbottigliamento di acqua minerale. La quantità del 10%, se mantenuta, consentirebbe di soddisfare l'equivalente dei consumi annui di tre milioni di famiglie riducendo l'emissione di CO2 in ambiente di 5 milioni di tonnellate. Questo significa che per raggiungere gli obiettivi di abbandono delle fonti di idrocarburi fossili entro il 2050 servirà anche il contributo dell'idrogeno, che potrebbe arrivare a quasi un quarto del totale dell'energia nazionale. Sono dati di uno studio congiunto Snam-McKinsey secondo i quali l'idrogeno prodotto per elettrolisi da fonti rinnovabili permetterebbe, insieme a queste, di integrare per quasi un quarto le altri fonti e sopperendo alla discontinuità (sole, vento), della produzione verde entro il 2050. Il settore nel quale l'idrogeno può dare il maggiore contributo è quello dei trasporti (treni, camion e autobus), seguito da quello residenziale per il riscaldamento e quindi dai trattamenti industriali che richiedono il raggiungimento di temperature elevate, come l'acciaio e la raffinazione. Per questi motivi Snam ha creato un ramo d'azienda dedicato alla ricerca e allo sviluppo, entrando anche a far parte dell'Hydrogen Council, organizzazione creata nel 2017 durante il World economic forum di Davos e di Hydrogen Europe, un gruppo di cento aziende e di una settantina di istituti di ricerca e una dozzina di associazioni attive nel settore energetico. Il problema dell'idrogeno è da sempre il costo energetico e finanziario della sua produzione, conservazione e trasporto allo stato liquido, condizione nella quale il suo volume si riduce di oltre 800 volte, ma che implica di mantenerlo alla temperatura di -253 °C, cosa possibile soltanto fornendo continuamente altra energia per refrigerare (come avviene anche per il trasporto del gas naturale liquido, Gnl). Ma abbassando i costi energetici grazie alle fonti rinnovabili e quelli di distribuzione grazie a una rete come quella di Snam, l'energia pulita potrebbe produrre altrettanta. Nel dicembre scorso alla Snam è poi stata la volta dell'uso della block-chain per concludere una serie di compravendite sul Trading Hub italiano del gas gestito proprio dall'azienda milanese e che ha coinvolto i clienti Sorgenia e Axpo Italia. Dopo questi eventi nuove sperimentazioni saranno fatte nel corso di quest'anno per validare progressivamente sempre maggiori applicazioni legate a questa fonte di energia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/perche-credere-e-investire-nellidrogeno-2645498084.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="che-cosa-accade-nel-mercato-energetico-mondiale" data-post-id="2645498084" data-published-at="1770345588" data-use-pagination="False"> Che cosa accade nel mercato energetico mondiale In poco tempo lo scenario delle energie rinnovabili è cambiato radicalmente. Gli investimenti nell'economia verde sono oggi decuplicati e con loro la sensibilità delle persone verso l'energia alternativa, idee derivanti dalle azioni di personaggi discussi ma popolari come Greta Thumberg ed Elon Musk. Tanto che gli analisti hanno calcolato che dal 2014 a oggi gli investimenti per la mobilità elettrica hanno raggiunto i 2 trilioni di dollari e le ricerche di Bloomberg Nef prevedono che si arriverà a 10 entro i prossimi trent'anni. Non importa tanto quale sia la realtà istantanea, i mercati credono a Tesla dandole il secondo valore dell'intero comparto automotive dopo Toyota. Così, quando qualche giono fa Arabia Saudita e Russia si sono unite in una guerra dei prezzi al pertolio e al gas che ha causato un breve ma grande caos sui mercati globali già scossi dal Covid-19, si è capito che il prezzo di un barile di petrolio rimane un importante indicatore economico, ma anche che la spinta incessante per allontanarsi dai combustibili fossili suggerisce che il suo impatto geopolitico sarà sempre più debole col passare del tempo, grazie all'imperativo di combattere il riscaldamento globale.La caduta del petrolio a da 55 a 35 dollari al barile ha importanti implicazioni per affrontare il cambiamento climatico. Il prezzo basso incentiva l'uso del petrolio ma riduce i budget delle compagnie petrolifere mettendo in dubbio i progetti di energia pulita e alcuni governi sentono la pressione di dover sostenere le compagnie petrolifere in difficoltà. Tutto ciò fa aumentare le emissioni perché ritarda la loro riduzione, una cattiva notizia per il riscaldamento globale. L'energia rinnovabile è però oggi un'industria più matura di cinque anni fa perché sta diminuendo il rischio per gli investitori che in essa decidono di credere, sempre più numerosi e impegnati, che pongono molto denaro per la realizzazione di progetti che competono con la capacità delle centrali elettriche convenzionali. Contemporaneamente l'esplorazione petrolifera diventa meno redditizia, con il rischio che crollino i finanziamenti per le nuove ricerche. Nel 2014, quando crollò il prezzo al barile, la crisi del comparto trascinò con sé persino quella dell'industria elicotteristica che stava producendo macchine volanti per il trasporto di personale da e per piattaforme sempre più lontane dalle coste. Di fatto non ha senso ridurre gli investimenti nelle energie rinnovabili in caso di crollo del prezzo del petrolio, mentre è logico ridurre l'investimento nel greggio stesso, decisioni che avvengono via via più spesso. Da quell'anno e fino al 2017, con il pertolio sotto i 30 dollari al barile, nazioni come l'India ridussero i sussidi annuali per i combustibili fossili da 29 a 8 miliardi di dollari aumentando però le tasse sui consumi. Questi fondi dovrebbero servire per raggiungere una produzione elettrica di quasi 180 Gigawatt tramite impianti fotovoltaici ed eolici entro i prossimi due anni, ma questo vorrebbe dire che l'india riuscirebbe a raddoppiare quanto fanno nazioni come il Regno Unito o la Germania. Ed anche se è poco credibile, tali dichiarazioni altro non faranno che rafforzare l'idea di volontà di elettrificazione e decarbonizzazione.Gli Usa, dall'insediamento di Trump a oggi hanno decuplicato la produzione de petrolio e gas di scisto (ovvero ricavato da rocce), superando per quantità esportate Russia e Arabia Saudita già nel 2018. Ma produrre d scisto è più costoso rispetto ad estrarre il greggio, quindi alcune società potrebbero presto entrare in sofferenza e nessuno vorrebbe più investire in quelle tecnologie. Questo per Trump è un grande problema, perché il fenomeno si presenta in concomitanza all'ondata di Coronavirus e alla sua rielezione. E negli Usa la gente, ma soprattutto gli investitori, potrebbero optare per un presidente più incline alle politiche ambientaliste. I governi vorrebbero seguire gli investitori di nuove tecnologie e fonti d'energia, ma per farlo facendo quadrare i conti spesso tassano i prodotti pertoliferi, e questo, per esempio in Francia, ha causato mesi di proteste. Intanto a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha raddoppiato i piani dell'Unione europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e lunedì scorso ha dichiataio: "Oggi non è più questione se ci sarà un accordo europeo green o se l'Unione diventerà neutrale dal punto di vista climatico, ma la domanda è come stiamo procedendo e quanto sarà vasta la transizione."
Nel riquadro il manifesto di Pro vita & famiglia (iStock)
Il Comune di Reggio Calabria ha fatto bene censurare i manifesti antiabortisti di Pro vita e famiglia: così ha stabilito il Tar della Calabria, con una sentenza emessa martedì contro la quale l’associazione pro life guidata da Toni Brandi e Jacopo Coghe intende ricorrere e che, a ben vedere, presenta dei profili paradossali. Ma facciamo un passo indietro, riepilogando brevemente la vicenda. Il 10 febbraio 2021 Pro vita inoltrava al Servizio affissioni del Comune di Reggio Calabria la richiesta di affissione di 100 manifesti, - raffiguranti l’attivista pro life Anna Bonetti con un cartello - specificando come in essi fosse contenuta la seguente frase: «Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta #stop aborto».
La richiesta è stata approvata e così i cartelloni sono stati subito affissi dalla società gestrice del relativo servizio. Tuttavia, già il giorno dopo i manifesti sono stati rimossi dalla società stessa. Il motivo? Con una semplice email – senza cioè alcun confronto né controllo preventivo - l’Assessore comunale alle Pari opportunità e Politiche di genere aveva richiesto al gestore del Servizio di affissioni pubbliche l’oscuramento dei manifesti «perché in contrasto con quanto contenuto nel regolamento comunale».
Pro vita ha così fatto ricorso al Tar e, nelle scorse ore, è arrivata una sentenza che ha dato ragione al Comune; e lo ha fatto in modo assai singolare, cioè appoggiandosi all’articolo 23 comma 4 bis del Codice della strada, introdotto dal decreto legge 10 settembre 2021, n. 121, entrato in vigore l'11 settembre 2021, e successivamente convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 15. Ora, come si può giustificare una censura con una norma che nel febbraio 2021 non c’era? Se lo chiede Pro vita, che se da un lato studia delle contromisure – già nel dicembre 2025 sono ricorsi alla Corte europea dei diritti umani contro due sentenze simili del Consiglio di Stato -, dall’altro richama l’attenzione del Parlamento e del centrodestra sulla citata normativa del Codice della strada, ritenuta un ddl Zan mascherato e da modificare.
In effetti, il citato articolo 23, vietando messaggi contrari agli «stereotipi di genere», ai «messaggi sessisti» e «all’identità di genere», offre la sponda a tanti bavagli. «Con la scusa di combattere sessismo e violenza, si apre la porta alla censura ideologica e a un pericoloso arbitrio amministrativo», ha dichiarato Toni Brandi alla Verità, aggiungendo che «formule come “stereotipi di genere offensivi” e “identità di genere” peccano di una grave indeterminatezza precettiva: sono concetti vaghi e soggettivi che permettono di colpire chiunque difenda la famiglia, la maternità e la realtà biologica». Di conseguenza, secondo il presidente di Pro vita e famiglia è «inaccettabile che sulle strade si vietino messaggi legittimi e pacifici in nome del politicamente corretto
«La sicurezza stradale, che dovrebbe occuparsi di incolumità e circolazione», ha altresì evidenziato Brandi, «è stata trasformata in un cavallo di Troia per zittire chi non si allinea al pensiero unico, come dimostrato dai numerosi casi di affissioni di Pro vita & famiglia rimosse o silenziate da amministrazioni di centrosinistra». Grazie anche al solito aiutino della magistratura.
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Francesca Pascale e Simone Pillon si confrontano sui temi cari alla coalizione di governo prendendo le mosse dall'uscita del generale Vannacci dal partito di Matteo Salvini.
Il presidente della Polonia Karol Nawrocki (Ansa)
Il presidente ha colto l’occasione della visita nella storica università per presentare una proposta di programma per l’Unione europea. Nawrocki ha cominciato parlando della situazione attuale dell’Ue dove agiscono forze che spingono per «creare un’Unione europea più centralizzata, usando la federalizzazione come camuffamento per nascondere questo processo. L’essenza di questo processo è privare gli Stati membri, a eccezione dei due Stati più grandi, della loro sovranità; indebolire le loro democrazie nazionali consentendo loro di essere messi in minoranza nell’Ue, privandoli così del loro ruolo di «padroni dei Trattati»; abolire il principio secondo cui l’Ue possiede solo le competenze che le sono conferite dagli Stati membri nei trattati; riconoscere che l’Ue può attribuirsi competenze e affermare la supremazia della sovranità delle istituzioni dell’Ue su quella degli Stati membri». Tutto questo non era previsto nei Trattati fondanti dell’Unione. Secondo Nawrocki la più grande minaccia per l’Ue è «la volontà del più forte di dominare i partner più deboli. Pertanto, rifiutiamo il progetto di centralizzazione dell’Ue». Perciò delle questioni che riguardano il sistema politico e il futuro dell’Europa dovrebbero decidere «i presidenti, i governi e i parlamenti» che hanno il vero mandato democratico» e «non la Commissione europea e le sue istituzioni subordinate, che non sono rappresentative della diversità delle correnti politiche europee e sono composte secondo criteri ideologici».
Ma il presidente non si è limitato alla critica ma ha lanciato un programma polacco per il futuro dell’Unione europea, che parte da un presupposto fondamentale: «I padroni dei trattati e i sovrani che decidono la forma dell’integrazione europea sono, e devono rimanere, gli Stati membri, in quanto uniche democrazie europee funzionanti». Successivamente Nawrocki fa una premessa riguardante la concezione del popolo in Europa: «Non esiste un demos (popolo) europeo; la sua esistenza non può essere decretata, e senza un demos non c’è democrazia. Nella visione polacca dell’Ue, gli unici sovrani rimangono le nazioni […] Tentare di eliminarle - come vorrebbero i centralisti europei - porterà solo a conflitti e disgrazie».
Per questo motivo bisogna arrestare e invertire lo sfavorevole processo di centralizzazione dell’Ue. Per farlo Nawrocki propone in primo luogo, «il mantenimento del principio dell’unanimità in quegli ambiti del processo decisionale dell’Ue in cui è attualmente applicato». In secondo luogo, bisognerebbe «mantenere il principio «uno Stato - un commissario» nella struttura della Commissione europea, secondo il quale ogni Paese dell’Unione europea, anche il più piccolo, deve avere un proprio commissario designato nel massimo organo amministrativo dell’Ue, vietando al contempo la nomina di individui alle più alte cariche dell’Ue senza la raccomandazione del governo del Paese d’origine».
In terzo luogo, «la Polonia sostiene il ripristino della presidenza al capo dell’esecutivo dello Stato membro che attualmente detiene la presidenza dell’Ue, riportandola così alla natura pre-Lisbona. Pertanto, la Polonia propone anche di abolire la carica di presidente del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio deve, come in precedenza, essere il presidente, il primo ministro o il cancelliere del proprio Paese: un politico con un mandato democratico e una propria base politica, non un funzionario burocratico dipendente dal sostegno delle maggiori potenze dell’Ue. Mentre la natura rotazionale di questa carica conferiva a ciascun Stato membro un’influenza dominante periodica sul funzionamento del Consiglio europeo, il sistema attuale garantisce il predominio permanente delle “potenze centrali” dell’Ue e marginalizza le altre. Lo stesso vale per il Consiglio di politica estera dell’Ue, presieduto da un funzionario dipendente dalle maggiori potenze che non ha un mandato democratico, anziché dal ministro degli Esteri del Paese che detiene la presidenza». Il quarto punto: «la Polonia sostiene l’adeguamento del sistema di voto nel Consiglio dell’Ue per eliminare l’eccessiva predominanza dei grandi Stati dell’unione. Per mantenere il sostegno delle nazioni più piccole al processo di integrazione europea, queste nazioni devono avere una reale influenza sulle decisioni». Finalmente Nawrocki propone di «basare il funzionamento dell’Ue su principi pragmatici - senza pressioni ideologiche - limitando le competenze delle istituzioni dell’Ue a specifiche aree o sfide non ideologiche, come lo sviluppo economico o il declino demografico; limitando così gli ambiti di competenza delle istituzioni europee a quelli in cui le possibilità di efficacia sono significative. Ciò richiede l’abbandono di ambizioni eccessive di regolamentare l’intera vita degli Stati membri e dei loro cittadini e l’abbandono dell’intenzione di plasmare tutti gli aspetti della politica, talvolta aggirando o violando la volontà dei cittadini».
Nawrocki ha sottolineato anche una cosa fondamentale, cioè che «la Polonia ha una propria visione dell’Ue e ne ha diritto. Ha il diritto di promuovere la diffusione e l’adozione di questa visione. Questa è la natura della democrazia».
Leggendo il programma del presidente polacco per la riforma dell’Unione mi chiedo perché le sue proposte non vengono discusse nell’ambito europeo, perché non vengono condivise dai politici conservatori, dai partiti di destra, dagli ambienti che si dichiarano patriottici in altri Paesi dell’Europa?
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