{{ subpage.title }}

True

Per salvare Popolare di Bari il Mef prepara un decreto con un miliardo a Invitalia

Per salvare Popolare di Bari il Mef prepara un decreto con un miliardo a Invitalia
Ansa
  • L'agenzia statale girerà 600 milioni a Mediocredito centrale, che li darà in più tranche all'istituto commissariato. Ieri la quinta indagine penale. Paura per gli obbligazionisti.
  • Bruxelles potrebbe non intralciare l'intervento in Puglia in cambio del ritiro delle cause per la Cassa di Teramo. Utilizzando, finalmente, lo stesso metro che applica regolarmente con Berlino.

Lo speciale contiene due articoli


Al di là delle beghe politiche stasera il Consiglio dei ministri dovrà tirare le fila e prendere una decisione definitiva su Pop Bari. Ieri, i tecnici del Mef, hanno lavorato al decreto parallelo necessario al salvataggio dell'istituto. Il governo dovrà infatti iniettare almeno un miliardo nelle casse di Invitalia, che ne girerà contestualmente più o meno 600 al Mediocredito centrale, controllato al 100% dall'agenzia di promozione pubblica. I contenuti del testo si apprenderanno solo stasera. A gestirle è direttamente il Mef che su questa partita si muove in diretto contatto con Bankitalia e con l'intento di fornire il pacchetto già completo al premier. Uno modo per evitare intromissioni politiche di lunga storia. Basti ricordare le scintille sugli istituti pugliesi tra Matteo Renzi e Massimo D'Alema ai tempi della commissione banche. I Ds sono sempre stati molto attenti al ruolo di banca 121 ma è anche risaputo il legame tra D'Alema e Vincenzo De Bustis attuale ad di Pop Bari. Il Mef vuole concentrarsi sui buchi da tappare ed evitare il più possibile scontri tra partiti.

Alla base del commissariamento della Banca Popolare di Bari c'è infatti una storia iniziata nel 2010, quando la magistratura di Bari iniziò ad indagare su pratiche poco corrette: elargizione di crediti alla clientela senza badare troppo alle garanzie. Così, in un decennio, la banca è arrivata ad avere il 26% di crediti deteriorati. In pratica, un finanziamento su quattro tra quelli elargiti non è mai stato restituito. Nel corso degli ultimi anni, la Procura ha aperto cinque inchieste sulla popolare di Corso Cavour 19. L'ultima, ieri dopo la lettera inviata dalla Consob che ha segnalato il mancato invio delle informazioni richieste alla banca sulla situazione dei conti. La notizia è confermata all'Ansa da fonti vicine agli ambienti giudiziari. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, dovrà valutare se quanto segnalato dal presidente Consob Paolo Savona configuri ipotesi di reato.

Prima ancora i magistrati hanno voluto vederci chiaro sulla sospetta e mai avvenuta operazione di rafforzamento del capitale, tentata ormai quasi un anno fa (era il dicembre 2018), con una emissione obbligazionaria da 30 milioni di euro voluta da De Bustis da far sottoscrivere ad una società maltese. Continua, poi, l'inchiesta voluta dai magistrati baresi per i reati di false comunicazioni sociali, falso in prospetto e ostacolo alle funzioni di vigilanza inviata a de Bustis e ad altre nove persone tra cui l'ex presidente Marco Jacobini. Il sospetto, insomma, è che la banca abbia comunicato alla Consob bilanci non corrispondenti del tutto al vero, soprattutto per quanto riguarda i crediti e la vicenda dell'acquisizione di Banca Tercas, la banca di Teramo.

L'ultimo decennio è stato dunque oggetto di diversi sospetti da parte della magistratura sulla gestione della banca. Dubbi confermati dai numeri emersi dai conti di giugno: la banca ha chiuso il primo semestre del 2019 con una perdita netta di 73,3 milioni e un Cet1 del 6,22%, sotto il requisito del 9,45% fissato da Bankitalia.

Così Bankitalia, visti i problemi di solidità a livello patrimoniale, ha disposto venerdì lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della banca e ne ha disposto la procedura di amministrazione straordinaria nominando i commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini. Insieme a questi due esperti lavoreranno i componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso. Il loro compito sarà sbrogliare alcune grane intrecciate, come le partecipazioni nel fondo Sorgente sgr di Valter Mainetti o il gruppo Fusillo, ormai fallito.

Soprattutto dovranno portare avanti le trattative con Fitd e Mediocredito centrale. Nel primo caso si tratta di un fondo finanziato da banche private che potrebbe aiutare la popolare barese solo nel caso in cui venga presentato una radicale piano di rilancio. Nel secondo caso, quello di Mediocredito centrale, l'idea è quella che l'esecutivo proceda con una aumento di capitale. La cosiddetta Banca del Mezzogiorno controllata da Invitalia, ovvero dal ministero dell'Economia dovrebbe mettere 250 milioni da investire subito nella popolare barese e gli altri 350 in un secondo momento.

Al momento, va detto, l'operatività della banca continua senza interruzioni. Per i circa 3.000 dipendenti del gruppo che lavorano ai 368 sportelli sparsi in 13 regioni la situazione non è però facile. Resta poi da capire cosa succederà ad azionisti e obbligazionisti. Le quotazioni delle azioni dei 69.000 soci comprate sul comparto Hi-Mtf (quello dove vengono scambiati i titoli delle popolari) sono state sospese. E la possibilità che le azioni da domani valgano qualcosa è rasente lo zero. Potrebbe andare incontro a problemi anche una parte degli obbligazionisti, quelli che detengono i bond subordinati. Al momento ce ne sono tre in circolazione. Un'emissione vale 6 milioni, la seconda 15 e la terza è molto corposa ed è stata utilizzata per coprire l'acquisizione di Tercas. Si tratta di 213 milioni di euro che rendono il 6,5% a scadenza dicembre 2021. A oggi non sono state annunciate operazioni a svantaggio dei piccoli investitori, ma il cdm di stasera dovrà tirare un linea: rassicurare i circa 10.000 sottoscrittori oppure tosarli come è avvenuto in altri salvataggi.

Il caso Tercas, il baratto dell’Ue e gli occhi chiusi sugli aiuti tedeschi


Popolare di Bari è una torta a più strati. Fatti di relazioni intrecciate tra il territorio, Roma, dove ha sede Bankitalia, e Bruxelles, dove ormai c'è la testa della Vigilanza bancaria europea. Le inchieste penali si occuperanno dei fidi sballati, del credito erogato con criteri discutibili, ma è bene guardare anche alle scelte avvenute al di fuori del capoluogo pugliese per comprendere come si sia arrivati al commissariamento. Una scelta che potrebbe scoperchiare un vaso di pandora. Noi, però, usiamo il condizionale perché uno dei problemi principali della mancanza di trasparenza nelle crisi creditizie tricolori (Mps, popolari venete e le quattro piccole saltate nel 2015) sta proprio nel fatto che l'autorità di vigilanza è composta dallo stesso ente che si occupa delle risoluzioni.

Detto in modo più semplice: chi fa lo sceriffo è lo stesso vigile del fuoco chiamato a spegnere l'incendio, rimettere ordine dopo il crac e a raccogliere le prove attorno ai colpevoli. La recente storia italiana non ci ha spinti verso il meglio e purtroppo nella vicenda barese siamo costretti ad aggiungere un problema in più. Che sia chiama Europa.

Nel 2013 Pop Bari acquistò Cassa di Risparmio di Teramo, nota alle cronache come Tercas. Istituto che a sua volta controllava Caripe, la Cassa di Risparmio di Pescara. L'istituto indicò come condizione vincolante la copertura da parte del Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, del deficit della Tercas. Il fondo acconsentì a coprire il buco patrimoniale ma successivamente la Commissione Ue sollevò dubbi sulla compatibilità dell'intervento con le norme in materia di aiuti di Stato, aprendo così un'indagine. L'Ue si è presa due anni (un'infinità per una banca) e con la decisione datata 23 dicembre 2015 l'Antitrust europeo disse che il salvataggio di Tercas costituiva un aiuto di Stato e come tale era illegittimo. Da qui Pop Bari, sostenuta da Bankitalia, ha deciso di fare appello alla Corte del Lussemburgo. Ci sono voluti quasi quattro anni ma alla fine i giudici Ue si sono pronunciati e hanno dato pienamente ragione all'Italia. Non si trattava di aiuti di Stato. Boom. Un parere che se fosse stato contemporaneo ai fatti avrebbe cambiato la storia del panorama creditizio italiano. Innanzitutto nel 2015 le quattro banche saltate per aria (Da Etruria fino a Carife) sarebbero state salvate. Il Paese non avrebbe sperimentato il bail in e non avremmo assistito alla tremenda svalutazione degli asset bancari attraverso il mercato degli Npl.

La storia non si fa con i se. Ma lo scorso marzo, a seguito della sentenza della Corte Ue, l'Abi, l'associazione bancaria italiana, ha fatto a sua volta causa chiedendo all'Ue di rimborsare tutti i risparmiatori coinvolti in Etruria, Cari Chieti, Banca Marche e Cari Ferrara. Non solo. Dal momento che la causa riguarda Tercas, anche Bari si è sentita di alzare la posta. Se il fondo interbancario fosse entrato nella popolare di Teramo forse avremmo assistito a un altro film e il patrimonio di Pop Bari sarebbe a livelli più alti. A maggio però la Commissione Ue si è appellata. La sentenza di secondo grado sarà fondamentale per capire il futuro delle prossime crisi bancarie. Compresa quella appena scoppiata che riguarda Pop Bari, la salvatrice di Tercas.

Se i giudici confermassero il primo grado, per l'Ue sarebbe una sberla tremenda. Sarebbe una grave perdita di credibilità: sarebbe costretta ad ammettere di aver sbagliato su tutta la linea a partire da Cipro, fino ai salvataggi delle banche tedesche da parte dello Stato (non sanzionati).

Solo che oggi siamo di nuovo al punto di partenza. Prima che i giudici di secondo grado si pronuncino, il nostro sistema è di nuovo in crisi e si trova a bussare a Bruxelles. Pop Bari dovrà essere salvata con il Fondo interbancario e con l'inserimento di un player più o meno privato, come Mediocredito. Potrà la commissione Ue dire no anche in questa occasione?

Al di là del conflitto giuridico in corso (Pop Bari ha fatto causa per risarcimento alla Commissione Ue, e la seconda decide delle sorti della prima) prevale il tema politico. Non è un caso se da Bruxelles sono arrivati numerosi segnali di pace armata. Come dire, ritirate la causa e noi diamo semaforo verde ai progetti di salvataggio che il Conte bis deciderà di avviare. L'Ue non vuole assistere a una sentenza di secondo grado che potrebbe impattare sull'intero procedimento dell'Unione bancaria. E preferirebbe subito chiudere la partita della Bari promettendo un sì silenzioso. Con che coraggio faccia intendere tale baratto non lo comprendiamo visto che meno di due settimane fa NordLb, una delle più grandi banche pubbliche commerciali della Germania, ha ricevuto un finanziamento diretto di 2,8 miliardi di euro. In totale, verranno stanziati 3,6 miliardi di euro, soprattutto da parte della Bassa Sassonia, della Sassonia-Anhalt e delle casse di risparmio. Marghrete Vestager, la commissaria anti concorrenza, non ha battuto ciglio. Ha detto sì ai soldi pubblici ritenendo che in futuro saranno remunerati secondo i criteri del mercato. Chi lo dice a tutti gli sbancati italiani che bastava un bigliettino con scritto «pagherò»?

Il bilancio di Tedros: 3 vittime, 5 casi confermati («Ma aumenteranno»). Rispuntano Bassetti, Burioni & C. Il capitano della MV Hondius dopo la morte del primo paziente: «Nave sicura». Hostess ricoverata in Olanda.

Mamma mia, here we go again. Ci risiamo davvero? L’epidemia di Hantavirus non è nemmeno un’epidemia, ma i giornali hanno subito ritrovato il gusto dell’apocalisse sanitaria. E sono ricomparse le virostar. Al solito, con tutto e il suo contrario: Matteo Bassetti è preoccupato per la letalità della malattia e per la dispersione dei potenziali untori; Fabrizio Pregliasco esorta a evitare «inutili allarmismi»; Roberto Burioni rispolvera l’arte della spocchia e deride i «milioni di esperti» passati da Hormuz a Garlasco al virus. Come nel 2020, solo lui capisce tutto. Il Corriere della Sera dissotterra una formula capace di evocare vivide memorie: la «paura del contagio». Anche se Tedros Adhanom Ghebreyesus, capo dell’Oms, rassicura: questo non è il nuovo Covid, conosciamo il patogeno e per infettarsi occorrono contatti prolungati. Ma se è vero che, su otto casi sospetti e cinque confermati, ci sono tre morti, Sars-Cov-2 al confronto era un raffreddore. In assenza di terapie specifiche e di vaccini da vendere a miliardi di fiale, l’agenzia Onu ci rifila una dose di moralismo: occorre «solidarietà», ha detto ieri il funzionario etiope, perché «i virus non si curano dei nostri confini». Calma, però: «Non è l’inizio di una pandemia». Almeno, stavolta non ci tocca prendere per oro colato i bollettini cinesi.

Nel dubbio, a differenza di sei anni fa, le autorità si stanno muovendo in anticipo. Ieri, l’Ue ha organizzato una «riunione di follow-up del Comitato per la sicurezza sanitaria». Vi hanno partecipato gli Stati membri dell’Unione e dello Spazio economico europeo, i cui cittadini si trovavano a bordo della nave dalla quale sarebbe partito il focolaio. «La valutazione preliminare», ha comunque garantito la portavoce di Bruxelles, «indica un basso rischio per la popolazione generale».

Il mantra è questo: la trasmissione da uomo a uomo è rara. Eppure, il ceppo andino, sceso dalla crociera sudamericana, è riuscito a prendere l’aereo. Ieri, ad Amsterdam, dov’è ricoverata, è stata sottoposta ai test un’assistente di volo della Klm, che si era incrociata con la moglie del passeggero olandese di 70 anni, morto l’11 aprile sull’imbarcazione. Costei, colta da disturbi intestinali, era approdata insieme alla salma del marito sull’isola di Sant’Elena; poi si era spostata a Johannesburg, dove, lo scorso 25 aprile, aveva provato a prendere un volo per i Paesi Bassi; a causa delle sue condizioni, però, le era stato impedito di salire sul jet. Il giorno dopo, è morta. L’Olanda, intanto, ha confermato la positività di uno dei pazienti evacuati dalla crociera e atterrati nella capitale. In Italia, si è messo in allerta lo Spallanzani. E le opposizioni hanno fatto ripartire il disco: «Il governo riferisca in Aula».

Non è il nuovo Covid. Lo dimostra la cautela dei politici, disciplinati dal prezzo che hanno dovuto pagare per le restrizioni pandemiche. Ieri, ad esempio, il ministro della Sanità di Madrid, Mónica García Gómez, si è appellata «al buon senso dei passeggeri e dei loro familiari», affinché chi arriva alle Canarie rispetti la quarantena. García ha ricordato che i 14 connazionali sul natante dovrebbero firmare un «consenso informato» per essere messi in isolamento, benché abbia poi velatamente minacciato di imporglielo. La nave MV Hondius, infatti, ha ricevuto l’autorizzazione a dirigersi a Tenerife. Tra le polemiche. Il morale a bordo è migliorato, ha assicurato Tedros, fornendo il bilancio dei contagiati: dei tre evacuati l’altro ieri, due sono nei Paesi Bassi in ospedale e uno in isolamento in Germania. Migliora l’uomo che era stato ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica, mentre uno finito in corsia a Zurigo è stabile. In Gran Bretagna, gli asintomatici confinati in casa sono due; ed è stazionario un cinquantaseienne ammalato. Resta grave il medico di bordo, colui che avrebbe giudicato «non contagioso» il paziente zero: ieri è spuntato un video in cui si vede il capitano della crociera, il 12 aprile, informare i passeggeri che la nave, visto ii parere del dottore, poteva considerarsi «sicura».

Non è il nuovo Covid. Ma la disavventura ricorda l’odissea della Diamond Princess, la nave inglese che, dal 4 febbraio 2020, finì in quarantena per oltre un mese a Yokohama. L’Oms e l’operatore dello scafo olandese hanno comunicato che i passeggeri con sintomi sono stati tutti trasferiti; mentre il ministero degli Esteri dei Paesi Bassi ha ribadito che, dopo la morte del primo paziente a bordo, circa in 40 erano scesi a Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale. Compresa, appunto, la moglie della vittima.

È incerta l’origine di quello che Ghebreyesus ha definito «incidente grave». Si ipotizza che la coppia olandese deceduta abbia contratto il patogeno durante un’escursione per osservare uccelli in una discarica di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Solo che, in quella provincia, non erano stati mai registrati casi. Perciò, si sta ricostruendo il percorso dei coniugi prima dell’imbarco, dal Cile (che esclude coinvolgimenti) alla Patagonia. È acclarato che la variante delle Ande è quella che si diffonde più facilmente tra esseri umani e che, in Argentina, le infezioni stanno aumentando: l’innalzamento delle temperature consente ai topi vettori di prosperare. Fatale, difatti, è l’esposizione a escrementi, urina o saliva dei roditori. Il virus ha un’incubazione che varia tra una e otto settimane e può evolvere in varie forme, dalla febbre emorragica con sindrome renale, alla nefropatia, alla sindrome polmonare, la più frequente nel continente americano. Proprio l’intervallo tra infezione e manifestazione dei sintomi ha indotto l’Oms a precisare che potrebbero emergere nuovi casi.

La MV Hondius era salpata da Ushuaia il primo aprile, con circa 150 persone. Il 6, lo sfortunato settantenne olandese ha iniziato a sentirsi male. Ma nessuno, nemmeno il dottore, aveva pensato al morbo respiratorio. Così, fino agli esiti delle analisi sulla donna morta il 26 aprile, la crociera ha proseguito il suo tragitto, lasciando scendere decine di persone. A segnalare il cluster all’Oms è stato il Regno Unito; era il 2 maggio, giorno in cui è spirata la terza vittima tedesca. A quel punto, la MV Hondius è stata bloccata a Capo Verde. Da lì, è ripartita alla volta delle Canarie, in un clima tipo Demeter, il mercantile del romanzo di Bram Stoker infestato da Dracula e trasformato in veicolo di pestilenza. E allora? Ci risiamo? Non è il nuovo Covid, no. Ma chi era in astinenza da salotti tv se lo farà bastare.

Gli Usa in manovra su Schlein e Gentiloni. Elly vede Bank of America e va da Obama
Ansa
La segretaria del Pd sondata dal colosso finanziario a Roma. E oggi vola in Canada.

Nella settimana tra il 20 e il 25 aprile scorso una delegazione di Bank of America-Merrill Lynch, una delle maggiori istituzioni finanziarie mondiali, ha avuto alcuni incontri con personalità politiche italiane tra cui il segretario del Partito democratico, Elly Schlein, e l’ex premier ed ex Commissario Ue, Paolo Gentiloni. Non risultano alla Verità incontri con protagonisti dello stesso livello appartenenti alla maggioranza o al governo italiano, salvo contatti con un parlamentare di Fratelli d’Italia con cui non è stato possibile organizzare un faccia a faccia per via di una contemporanea missione all’estero di quest’ultimo.

Continua a leggere Riduci
Merz l’antieuropeista ostacola Unicredit
Friedrich Merz (Ansa)
Quando i gioielli sono «suoi», il cancelliere si scopre sovranista: «Non è questo il modo di trattare Commerzbank». E schiera in difesa la «Cassa depositi e prestiti» tedesca. Intanto l’istituto italiano cede al pressing dell’Ue e vende le attività russe.

Gli italiani in Germania possono fare gli operai, i manovali, i cuochi e negli ultimi anni perfino i ristoratori e i medici. Ma non possono fare i banchieri. Sulle banche non si passa. Unicredit ha lanciato un’offerta pubblica su Commerzbank, ma governo e sindacati non ne vogliono sentire parlare e per fermare gli italiani sta per entrare in campo anche la Cdp tedesca. Alla faccia delle regole Ue e del semaforo verde della Bce, oltre che della famosa reciprocità europea. Che evidentemente vale solo per l’Italia, dove Crédit Agricole e Bnp Paribas hanno fatto shopping e si muovono liberamente e i tedeschi, per dire, hanno in mano l’ex Alitalia.

Continua a leggere Riduci
«Prima gli italiani»? Per i giudici è reato
iStock
Le toghe scavalcano la politica sulla gestione dei migranti. La Consulta boccia il Friuli-Venezia Giulia sulle case popolari: «Vivere qui non conta». Mentre per la Corte di giustizia Ue il criterio dei 10 anni di residenza per il reddito di cittadinanza è «discriminante».

Altro che remigrazione! Con il vento che tira dalle parti dei tribunali dall’Italia non solo non se ne andrà nessuno, ma avere la cittadinanza italiana conterà come il due di coppe quando è briscola bastoni.

E a proposito di «bastoni» ecco due sentenze fresche fresche, una della Corte costituzionale, l’altra della Corte di giustizia Ue: entrambe sembrano appunto svuotare di priorità l’essere cittadini italiani ma anche essere stranieri da diverso tempo in Italia.

Continua a leggere Riduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy