Per il sequestro dei bimbi nel bosco abbiamo già speso oltre 10.000 euro

Fortunatamente anche a livello istituzionale sembra che a qualcuno sia rimasto un pizzico di senno. Nei giorni scorsi sono state diffuse - immaginiamo a causa di qualche presunto esperto troppo loquace - indiscrezioni e mezze notizie sulla cosiddetta famiglia del bosco, tutte piuttosto inquietanti. Si è detto, ad esempio, che assistenti sociali e responsabili della casa famiglia in cui ora si trovano i tre piccoli Trevallion stavano valutando l’allontanamento della madre dalla struttura perché eccessivamente riottosa. Sull’argomento si è espressa la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso l’unica posizione di buon senso: «Deve certamente trattarsi di un fraintendimento», ha scritto in una nota. «Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso». La Terragni ha anche invitato a velocizzare i tempi. Sappiamo infatti che il 23 gennaio inizierà la valutazione psicologica dei genitori richiesta dal tribunale, e che ci sono 120 giorni di tempo per portarla a termine.
«Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori», ha detto Terragni. «Si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne».
Di nuovo, sante parole. Le tempistiche sono probabilmente il tema centrale di tutta questa vicenda. Le autorità sono state piuttosto veloci, infatti, nel sottrarre i bambini alla famiglia. Un po’ meno a prendersi cura di loro. Risulta, tanto per fare un altro esempio, che dal 20 novembre i piccoli non stiano svolgendo alcuna attività scolastica. Una insegnante avrebbe dovuto presentarsi nella casa famiglia il 7 gennaio, ma non è arrivata. Ora, stando alle indiscrezioni, sarebbe stata individuata un’altra figura: una insegnante in pensione che sarebbe disponibile a seguire i Trevallion e che dovrebbe iniziare a lavorare a giorni. Vedremo. Le perplessità restano tutte, però: era davvero necessario separare la famiglia per costringere i genitori ad accettare il supporto di una maestra in pensione? Da settimane il padre Nathan e i legali della famiglia dicono di essere disposti a trattare su ogni punto critico sollevato dal tribunale. Eppure i minori restano lontani, reclusi. Quello che prima sembrava un ricatto ora appare come una sorta di punizione.
Ed è qui che emerge un argomento che non si può facilmente trascurare, e cioè quello economico. Risulta infatti - lo ha confermato il sindaco Giuseppe Masciulli, che il Comune di Palmoli spenda 244 euro al giorno per mantenere mamma e bambini nella casa famiglia. «Cifra che, grazie all’utilizzo di contributi statali, potrà essere affrontata per un massimo di 4-5 mesi. Viceversa comincerà a gravare direttamente sul bilancio del Comune e allora la situazione potrebbe diventare preoccupante», ha detto Masciulli. Fate due conti: a spanne siamo oltre i 10.000 euro a carico dei contribuenti. Che cosa avrebbero potuto fare i Trevallion se avessero ricevuto direttamente dal Comune quella cifra? Magari sistemare la casa più rapidamente. La stessa domanda si può porre per le altre famiglie a cui sono stati tolti i figli, come l’altra famiglia nel bosco di Caprese Michelangelo (Arezzo), che sta perfino peggio dei Trevallion dato che non sa dove siano finiti i due minori allontanati. L’intero meccanismo degli allontanamenti ha una componente di business che non si può trascurare. Non vogliamo dire che si strappino i bambini ai genitori per arricchire i gestori delle strutture di accoglienza, ma è evidente che per funzionare la macchina del controllo minorile va oliata. Parliamo di rette che vanno dai 100 ai 300 euro al giorno e anche di più. Per i piccoli che rischiano davvero la vita o si trovano in situazioni di gravissimo disagio avere un luogo sicuro in cui stare è di sicuro fondamentale. Ma che famiglie in cui regna l’amore siano separate e si finisca per spendere migliaia e migliaia di euro a beneficio di strutture protette, beh, è decisamente sgradevole.
Il sistema, in fondo, non è poi molto diverso da quello vigente nella gestione dei migranti: per ogni ospite delle strutture lo Stato sborsa. Solo che qui parliamo di bambini che una casa ce l’hanno e hanno pure genitori che non li maltrattano. Perché i contribuenti devono spendere 244 euro al giorno per finanziare un ricatto (o una punizione) istituzionale? Nel caso di Palmoli, altri quattro mesi con questo regime metterebbero in seria difficoltà il Comune. E chi ne trarrà beneficio? I Trevallion o il sistema che vuole rieducarli?






