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2020-12-05
Per fomentare la paura tra la gente Giuseppi straparla persino di Tso
Giuseppe Conte (Ansa)
«Meglio il sacrificio di uno soltanto, che la corruzione di molti», scrive Aldous Huxley nel Mondo nuovo. Qui invece, con il comandante Giuseppe Conte siamo al sacrificio di molti per la corruzione di uno. Corruzione non di soldi, per carità, ma dell'uso della lingua italiana. E dalla corruzione della lingua, si sa, iniziano i guai della democrazia.
Le parole pronunciate dal presidente del Consiglio giovedì sera in conferenza stampa sul ricovero obbligatorio per i malati psichici (in gergo Tso) sono queste e non sono purtroppo equivocabili. «Se noi siamo in una condizione di gestire la curva del contagio, come confido stiamo facendo e continueremo a fare», ha sillabato il premier, «non sarà necessario imporre un trattamento sanitario obbligatorio e preferiamo, fino all'ultimo, preservare la facoltatività della vaccinazione». «Trattamento sanitario obbligatorio» è esattamente uno degli strumenti della legge Basaglia e Conte, avvocato dalla parcella pesante, lo sa bene. «Facoltatività», invece, entra purtroppo nel vocabolario di questo modesto Don Ferrante.
Anche al premier è sicuramente noto che «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Lo dice la Costituzione (articolo 32), non un dpcm. In subordine, la materia dei trattamenti sanitari obbligatori è regolata dalla famosa legge «180» del 1978, che quando non c'era ancora la dittatura del politicamente corretto era simpaticamente chiamata «Pazzi in libertà». La legge (non un dpcm) prevede che a nessuno possano essere imposte cure (vale anche per i vaccini), visite mediche e tantomeno ricoveri. Questo principio, per i minori, in casi gravissimi e per i pazienti psichiatrici, può essere violato solo in presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere interventi terapeutici urgenti, se ci si rifiuta di farsi curare e qualora non si possa ricorrere a cure non ospedaliere idonee e tempestive.
Chi dispone il Tso? Conte? Il supervisore Rocco Casalino? Il ministro Roberto Speranza, sentito Massimo D'Alema? Lo firma Vincenzo De Luca con il lanciafiamme? Un dpcm ad personam? No, la legge dice che è disposto dal sindaco del Comune di residenza del paziente o dove questi si trova momentaneamente. Quindi, giovedì sera, nell'intento di spaventare il popolo in vista del Natale, il premier si è anche appropriato di un potere che non gli appartiene. A meno di cambiare la legge Basaglia (ma non con un dpcm). Il Tso va quindi firmato dal sindaco, su proposta di un medico qualsiasi, convalidata da un collega di una struttura pubblica, ed entro altre 48 ore va comunicato al giudice tutelare. Il giudice, a sua volta, ha altri due giorni per convalidarlo, come è uso quando si tratta della libertà personale, e se non fa nulla il Tso decade. Insomma, il Tso parte di solito dai parenti della persona interessata, o da infermieri o agenti di pubblica sicurezza intervenuti per un caso grave, ma poi viene interamente gestito da medici e magistrati. E questo perché tanto un familiare, quanto una persona in divisa o un collega di lavoro, potrebbe anche avere interesse a far passare per matta una persona che matta non è.
Ecco quindi che il Conte che prima invita tutti gli italiani a fare i bravi e ad accettare le limitazioni, alcune anche cervellotiche come equiparare i movimenti all'interno di un Comune di 1.000 abitanti a quelli di un comune come Roma o Milano, e poi si mette a citare il «trattamento sanitario obbligatorio», sembra proprio un signore che ambisce a governare fomentando la paura. Un trucco per altro vecchiotto, visto quanto diceva in proposito Thomas Jefferson, il terzo presidente degli Stati Uniti: «Quando il popolo ha paura del governo, c'è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c'è libertà».
Non solo, ma anche il contesto nel quale è uscita questa perla di democrazia dalla bocca del Conte è un po' inquietante. Al premier era stato chiesto di esprimersi sull'obbligatorietà del vaccino per il Covid, che secondo vari sondaggi non piacerebbe al 40% circa degli italiani. E la risposta in cui si evocava il Tso assume quindi un peso ancora maggiore. Nel caso i contagi non fossero «sotto controllo», per altro sulla base di dati spesso gonfiati o palesemente falsi come quelli sui morti (caso strano) di giovedì, il governo che fa? Impone la vaccinazione di massa agli italiani (con le doti manageriali di Domenico Arcuri si finisce nel 2022) e poi ricovera d'imperio qualche milione di obiettori, con fasce di contrizione e bombe di psicofarmaci? E visto che già oggi, come qualunque medico potrà spiegare al presidente del Consiglio, non ci sono letti nei reparti psichiatrici, che cosa facciamo? Mettiamo renitenti al vaccino positivi (o negativi!) al Covid insieme agli altri malati? E i matti veri li lasciamo a casa con mamma e papà?
Sì, rischia proprio di sembrare una barzelletta. Come quelle in cui tutti i folli si credono Napoleone. Il 26 aprile 2020, in un discorso alla nazione, un presidente del Consiglio italiano usò una dozzina di volte le locuzioni «noi permettiamo», «noi acconsentiamo» , «acconsento», «consento», «non permettiamo». Prima o poi, con il senso della democrazia di Conte, sarà possibile chiedere il Tso anche per chi si crede Luigi XIV.
L’Oms spinge la patente d’immunità
Immaginate di mescolare gli ingredienti più inquietanti di ogni distopia: la tecnologia e il controllo sociale. Non ne verrebbe fuori un libro di Aldous Huxley, bensì l'ultima trovata dell'Oms: il «certificato elettronico di vaccinazione».
La trovata è di Siddharta Datta, l'esperto di vaccini della divisione europea dell'Oms: «Stiamo esaminando molto da vicino l'uso della tecnologia nella risposta al Covid e uno degli aspetti è come possiamo lavorare con gli Stati membri» a quello che sarebbe, a tutti gli effetti, un patentino riservato ai vaccinati. Uno stratagemma per prendere due piccioni con una fava: evitare l'obbligo di legge, al fine di spacciarsi da campioni della libertà di scelta, esercitando però una tale pressione sulla popolazione, da istituire un obbligo di fatto. Chi non fosse in possesso del certificato o del patentino, infatti, finirebbe vittima di una sorta di segregazione sanitaria: niente mezzi e locali pubblici, niente stadi, niente palestre, niente cinema, niente viaggi. Lockdown permanente. Se questa è libertà di scelta, viene da citare un esempio del filosofo David Hume: quant'è libero un uomo tratto a forza su una barca, al quale, una volta al largo, viene comunicato che, se preferisce, può tranquillamente tuffarsi in mare?
La prospettiva è tanto più allarmante, visto che, contemporaneamente, l'Oms, tramite il suo direttore delle emergenze, Mike Ryan, ci avvisa: «I vaccini non significano zero Covid. Non risolveranno il problema da soli». Insomma: senza vaccini, non ci lasciano vivere. Eppure, i vaccini non bastano a tirarci fuori da un'emergenza che i caudillos del virus, in mezzo mondo, hanno imparato a sfruttare ad arte.
Penserete: sono solo sparate. Può darsi. Ma data l'impopolarità dell'obbligo giuridico (che, comunque, non escludono né i tecnocrati alla Walter Ricciardi, il consulente di Roberto Speranza, né il viceministro Pierpaolo Sileri, di solito bonariamente liberale), la via del patentino raccoglie sempre più sostenitori.
L'ultimo esempio arrivata direttamente da Palazzo Chigi, con le farneticazioni di Giuseppe Conte sul Tso. Prima di lui, il sindaco di Bergamo, il piddino Giorgio Gori, aveva twittato: «Niente obbligo, ma facciamo che a scuola, nei luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, nei cinema, nei teatri e negli stadi entra solo chi è vaccinato. Poi ognuno si regola». Di tenore analogo, una sortita del senatore di Italia viva, Davide Faraone, che invocava il «passaporto sanitario integrato al vaccino». In assenza del quale, si dovrebbe interdire persino l'accesso a «luoghi pubblici con rilevante presenza di soggetti a rischio, come scuole e ospedali».
D'altronde, il commissario Domenico Arcuri, un paio di settimane fa, aveva annunciato: «Stiamo progettando una piattaforma informatica che consentirà di sapere come si chiamano le persone che hanno fatto il vaccino e dove lo hanno fatto». Con il caveat che sarebbe stato il ministero a decidere in merito a obbligo o patentini. E sorvoliamo sul caravanserraglio di Vip e saltimbanchi alla Alessandro Gassmann: lui, per il confino perpetuo dei non vaccinati, sarebbe disposto - l'ha ammesso sui social - a calpestare la Costituzione più bella del mondo.
L'idea, poi, è presa in considerazione da alcune compagnie aeree, a partire dall'australiana Qantas. Nondimeno, l'associazione internazionale degli aeroportuali civili ha rispedito al mittente la bizzarra proposta.
Chiariamolo: un vaccino efficace è un'arma potente. Ma se le nostre sono ancora società liberaldemocratiche, la persuasione resta migliore dell'imposizione. Specie se l'imposizione è subdola.
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Conte e le vaccinazioni: «Se la curva è sotto controllo non è necessario un trattamento sanitario obbligatorio». Pur di tenere alta la tensione, si appropria di un potere che non gli compete e in contrasto con la Costituzione.La divisione europea lavora a un «certificato elettronico»: lockdown perenne per chi non assume il farmaco. Sul quale l'agenzia però ammette: «Non fermerà il virus».Lo speciale contiene due articoli.«Meglio il sacrificio di uno soltanto, che la corruzione di molti», scrive Aldous Huxley nel Mondo nuovo. Qui invece, con il comandante Giuseppe Conte siamo al sacrificio di molti per la corruzione di uno. Corruzione non di soldi, per carità, ma dell'uso della lingua italiana. E dalla corruzione della lingua, si sa, iniziano i guai della democrazia.Le parole pronunciate dal presidente del Consiglio giovedì sera in conferenza stampa sul ricovero obbligatorio per i malati psichici (in gergo Tso) sono queste e non sono purtroppo equivocabili. «Se noi siamo in una condizione di gestire la curva del contagio, come confido stiamo facendo e continueremo a fare», ha sillabato il premier, «non sarà necessario imporre un trattamento sanitario obbligatorio e preferiamo, fino all'ultimo, preservare la facoltatività della vaccinazione». «Trattamento sanitario obbligatorio» è esattamente uno degli strumenti della legge Basaglia e Conte, avvocato dalla parcella pesante, lo sa bene. «Facoltatività», invece, entra purtroppo nel vocabolario di questo modesto Don Ferrante.Anche al premier è sicuramente noto che «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Lo dice la Costituzione (articolo 32), non un dpcm. In subordine, la materia dei trattamenti sanitari obbligatori è regolata dalla famosa legge «180» del 1978, che quando non c'era ancora la dittatura del politicamente corretto era simpaticamente chiamata «Pazzi in libertà». La legge (non un dpcm) prevede che a nessuno possano essere imposte cure (vale anche per i vaccini), visite mediche e tantomeno ricoveri. Questo principio, per i minori, in casi gravissimi e per i pazienti psichiatrici, può essere violato solo in presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere interventi terapeutici urgenti, se ci si rifiuta di farsi curare e qualora non si possa ricorrere a cure non ospedaliere idonee e tempestive. Chi dispone il Tso? Conte? Il supervisore Rocco Casalino? Il ministro Roberto Speranza, sentito Massimo D'Alema? Lo firma Vincenzo De Luca con il lanciafiamme? Un dpcm ad personam? No, la legge dice che è disposto dal sindaco del Comune di residenza del paziente o dove questi si trova momentaneamente. Quindi, giovedì sera, nell'intento di spaventare il popolo in vista del Natale, il premier si è anche appropriato di un potere che non gli appartiene. A meno di cambiare la legge Basaglia (ma non con un dpcm). Il Tso va quindi firmato dal sindaco, su proposta di un medico qualsiasi, convalidata da un collega di una struttura pubblica, ed entro altre 48 ore va comunicato al giudice tutelare. Il giudice, a sua volta, ha altri due giorni per convalidarlo, come è uso quando si tratta della libertà personale, e se non fa nulla il Tso decade. Insomma, il Tso parte di solito dai parenti della persona interessata, o da infermieri o agenti di pubblica sicurezza intervenuti per un caso grave, ma poi viene interamente gestito da medici e magistrati. E questo perché tanto un familiare, quanto una persona in divisa o un collega di lavoro, potrebbe anche avere interesse a far passare per matta una persona che matta non è. Ecco quindi che il Conte che prima invita tutti gli italiani a fare i bravi e ad accettare le limitazioni, alcune anche cervellotiche come equiparare i movimenti all'interno di un Comune di 1.000 abitanti a quelli di un comune come Roma o Milano, e poi si mette a citare il «trattamento sanitario obbligatorio», sembra proprio un signore che ambisce a governare fomentando la paura. Un trucco per altro vecchiotto, visto quanto diceva in proposito Thomas Jefferson, il terzo presidente degli Stati Uniti: «Quando il popolo ha paura del governo, c'è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c'è libertà». Non solo, ma anche il contesto nel quale è uscita questa perla di democrazia dalla bocca del Conte è un po' inquietante. Al premier era stato chiesto di esprimersi sull'obbligatorietà del vaccino per il Covid, che secondo vari sondaggi non piacerebbe al 40% circa degli italiani. E la risposta in cui si evocava il Tso assume quindi un peso ancora maggiore. Nel caso i contagi non fossero «sotto controllo», per altro sulla base di dati spesso gonfiati o palesemente falsi come quelli sui morti (caso strano) di giovedì, il governo che fa? Impone la vaccinazione di massa agli italiani (con le doti manageriali di Domenico Arcuri si finisce nel 2022) e poi ricovera d'imperio qualche milione di obiettori, con fasce di contrizione e bombe di psicofarmaci? E visto che già oggi, come qualunque medico potrà spiegare al presidente del Consiglio, non ci sono letti nei reparti psichiatrici, che cosa facciamo? Mettiamo renitenti al vaccino positivi (o negativi!) al Covid insieme agli altri malati? E i matti veri li lasciamo a casa con mamma e papà?Sì, rischia proprio di sembrare una barzelletta. Come quelle in cui tutti i folli si credono Napoleone. Il 26 aprile 2020, in un discorso alla nazione, un presidente del Consiglio italiano usò una dozzina di volte le locuzioni «noi permettiamo», «noi acconsentiamo» , «acconsento», «consento», «non permettiamo». Prima o poi, con il senso della democrazia di Conte, sarà possibile chiedere il Tso anche per chi si crede Luigi XIV.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/per-fomentare-la-paura-tra-la-gente-giuseppi-straparla-persino-di-tso-2649255538.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="loms-spinge-la-patente-dimmunita" data-post-id="2649255538" data-published-at="1607122718" data-use-pagination="False"> L’Oms spinge la patente d’immunità Immaginate di mescolare gli ingredienti più inquietanti di ogni distopia: la tecnologia e il controllo sociale. Non ne verrebbe fuori un libro di Aldous Huxley, bensì l'ultima trovata dell'Oms: il «certificato elettronico di vaccinazione». La trovata è di Siddharta Datta, l'esperto di vaccini della divisione europea dell'Oms: «Stiamo esaminando molto da vicino l'uso della tecnologia nella risposta al Covid e uno degli aspetti è come possiamo lavorare con gli Stati membri» a quello che sarebbe, a tutti gli effetti, un patentino riservato ai vaccinati. Uno stratagemma per prendere due piccioni con una fava: evitare l'obbligo di legge, al fine di spacciarsi da campioni della libertà di scelta, esercitando però una tale pressione sulla popolazione, da istituire un obbligo di fatto. Chi non fosse in possesso del certificato o del patentino, infatti, finirebbe vittima di una sorta di segregazione sanitaria: niente mezzi e locali pubblici, niente stadi, niente palestre, niente cinema, niente viaggi. Lockdown permanente. Se questa è libertà di scelta, viene da citare un esempio del filosofo David Hume: quant'è libero un uomo tratto a forza su una barca, al quale, una volta al largo, viene comunicato che, se preferisce, può tranquillamente tuffarsi in mare? La prospettiva è tanto più allarmante, visto che, contemporaneamente, l'Oms, tramite il suo direttore delle emergenze, Mike Ryan, ci avvisa: «I vaccini non significano zero Covid. Non risolveranno il problema da soli». Insomma: senza vaccini, non ci lasciano vivere. Eppure, i vaccini non bastano a tirarci fuori da un'emergenza che i caudillos del virus, in mezzo mondo, hanno imparato a sfruttare ad arte. Penserete: sono solo sparate. Può darsi. Ma data l'impopolarità dell'obbligo giuridico (che, comunque, non escludono né i tecnocrati alla Walter Ricciardi, il consulente di Roberto Speranza, né il viceministro Pierpaolo Sileri, di solito bonariamente liberale), la via del patentino raccoglie sempre più sostenitori. L'ultimo esempio arrivata direttamente da Palazzo Chigi, con le farneticazioni di Giuseppe Conte sul Tso. Prima di lui, il sindaco di Bergamo, il piddino Giorgio Gori, aveva twittato: «Niente obbligo, ma facciamo che a scuola, nei luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, nei cinema, nei teatri e negli stadi entra solo chi è vaccinato. Poi ognuno si regola». Di tenore analogo, una sortita del senatore di Italia viva, Davide Faraone, che invocava il «passaporto sanitario integrato al vaccino». In assenza del quale, si dovrebbe interdire persino l'accesso a «luoghi pubblici con rilevante presenza di soggetti a rischio, come scuole e ospedali». D'altronde, il commissario Domenico Arcuri, un paio di settimane fa, aveva annunciato: «Stiamo progettando una piattaforma informatica che consentirà di sapere come si chiamano le persone che hanno fatto il vaccino e dove lo hanno fatto». Con il caveat che sarebbe stato il ministero a decidere in merito a obbligo o patentini. E sorvoliamo sul caravanserraglio di Vip e saltimbanchi alla Alessandro Gassmann: lui, per il confino perpetuo dei non vaccinati, sarebbe disposto - l'ha ammesso sui social - a calpestare la Costituzione più bella del mondo. L'idea, poi, è presa in considerazione da alcune compagnie aeree, a partire dall'australiana Qantas. Nondimeno, l'associazione internazionale degli aeroportuali civili ha rispedito al mittente la bizzarra proposta. Chiariamolo: un vaccino efficace è un'arma potente. Ma se le nostre sono ancora società liberaldemocratiche, la persuasione resta migliore dell'imposizione. Specie se l'imposizione è subdola.
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Donald Trump (Ansa)
Poco dopo, durante una cena con la polizia americana alla Casa Bianca, il presidente ha abbandonato i toni diplomatici. «Le nostre forze armate sono fantastiche, stiamo facendo il c... a tutti», ha dichiarato, rivendicando apertamente le operazioni contro l’Iran, mentre il Pentagono continua formalmente a sostenere la validità del cessate il fuoco.
Mentre il Pentagono confermava che la guerra in Iran è già costata 29 miliardi, Trump ha poi rilanciato la pressione sul programma nucleare iraniano. Intervistato dal conduttore radiofonico conservatore Sid Rosenberg, il presidente americano ha sostenuto che solo Stati Uniti e Cina sarebbero in grado di recuperare il materiale nucleare iraniano, definito da lui «polvere nucleare», a condizione che Teheran accetti di consegnarlo. «Al 100 per 100 si fermeranno», ha detto riferendosi all’arricchimento dell’uranio. «Non possiamo permettere loro di avere un’arma nucleare perché la userebbero».
Sul fronte iraniano, però, le posizioni restano contrastanti. Il presidente Masoud Pezeshkian continua a sostenere che esiste ancora spazio per il dialogo con Washington e che la Repubblica islamica può negoziare «da una posizione di dignità». Allo stesso tempo però, gli esponenti della linea dura minacciano un’escalation nucleare. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, ha dichiarato che Teheran potrebbe arricchire l’uranio fino al 90% in caso di nuovi attacchi. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invece ribadito che Washington deve riconoscere «i diritti del popolo iraniano» contenuti nella risposta di Teheran.
Nel frattempo gli Usa stanno rafforzando la presenza militare nella regione. Il Comando centrale americano ha confermato che il 9 maggio un bombardiere strategico B-1B Lancer ha effettuato una missione operativa verso il Medio Oriente. Il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto Usa, ha cercato di rassicurare il Congresso sostenendo che Washington dispone ancora di munizioni sufficienti nonostante un conflitto che sarebbe già costato circa 29 miliardi di dollari. Funzionari americani hanno però ammesso che gli Stati Uniti hanno dovuto trasferire rapidamente bombe e missili dai comandi in Asia ed Europa verso il Medio Oriente, riducendo la prontezza militare nei confronti di Russia e Cina. Anche Israele continua a rafforzare il dispositivo difensivo regionale. L’ambasciatore americano Mike Huckabee ha dichiarato che Tel Aviv ha trasferito negli Emirati una batteria Iron Dome. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, gli Emirati avrebbero inoltre partecipato segretamente ad attacchi contro l’Iran, compresa un’operazione aerea contro una raffineria sull’isola iraniana di Lavan. Abu Dhabi non ha confermato le notizie.
Il centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz. Il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, ha dichiarato al Senato che gli Stati Uniti mantengono il controllo dello Stretto, sostenendo che «nulla vi entra senza il nostro permesso». Il vice comandante della Marina dei pasdaran ha risposto annunciando che l’Iran ha ampliato il controllo strategico dell’area fino alle coste di Jask e Siri, assicurando che ogni movimento viene monitorato. Nelle stesse ore la petroliera qatariota Mihzem ha attraversato lo Stretto dopo essere rimasta bloccata in attesa dell’autorizzazione iraniana. Più delicato il caso della petroliera greca Agios Phanourios. Prima i media iraniani avevano sostenuto che la nave fosse stata respinta dalla Marina americana dopo aver attraversato Hormuz con greggio iracheno. Il Centcom ha confermato di aver bloccato una petroliera per violazione del blocco verso i porti iraniani, precisando che il carico non era petrolio iraniano e che altre navi sono già state intercettate.
In serata il Pakistan ha smentito le accuse di aver ospitato aerei militari iraniani nei propri aeroporti durante i negoziati tra Teheran e Washington, definendo «fuorviante e sensazionalistico» il report della Cbs. Le polemiche sono esplose dopo le dichiarazioni del senatore Lindsey Graham, che ha messo in dubbio l’affidabilità di Islamabad come mediatore: «Non mi fido più del Pakistan. Se davvero ci sono aerei iraniani parcheggiati nelle basi pakistane, questo mi dice che dovremmo cercare qualcun altro come mediatore. Non c’è da stupirsi se questa dannata situazione non va da nessuna parte». Secondo il governo pakistano, gli aerei arrivati nel Paese servivano soltanto al trasporto di diplomatici e personale coinvolto nei colloqui. Infine, la crescente militarizzazione del Golfo coinvolge ormai anche l’Europa. L’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato che la missione navale europea Aspides potrebbe diventare il contributo europeo alla sicurezza marittima nella regione, chiedendo più navi e maggiore coordinamento tra gli Stati membri.
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