2025-01-12
Pasticcio sul bonus per i lavori sulla casa
La manovra lega il diritto allo sconto del 50% sulla ristrutturazione dell’immobile acquistato alla proprietà e al fatto che si tratti della dimora abituale. Ma è impossibile abitare in un cantiere. In ballo mezzo milione di contribuenti. Dario Damiani (Fi): pronti a chiarire.Hai acquistato un immobile che vuoi far diventare la tua prima casa e intendi (pratica abbastanza comune per chi non compra ex novo o direttamente dalle mani del costruttore) procedere a corposi lavori di ristrutturazione? Il consiglio è di prestare attenzione a quello che prevede l’ultima legge di bilancio, perché l’agevolazione al 50% sul costo delle opere è a rischio. Ed è probabile che il contribuente debba accontentarsi del meno generoso sconto del 36%. La notizia riportata dal Sole 24 Ore, trova conferma nelle indicazioni della manovra che mette in relazione buona parte dei bonus casa alla proprietà o al fatto di avere diritti reali (usufrutto, uso) sull’abitazione principale. Semplificando il concetto: la detrazione del 50% spetta solo ai titolari di diritto di proprietà sull’abitazione principale. Ma se si decide di ristrutturare casa l’abitazione non può essere immediatamente quella principale e quindi si perde il diritto. Secondo la normativa vigente, infatti, si può considerare come principale solo quell’abitazione «nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari vi dimorano abitualmente». Circostanza che non può evidentemente verificarsi se l’immobile acquistato è stato immediatamente sottoposto a interventi edilizi.«Con le nuove norme», spiega alla Verità Federico Grigoli, commercialista dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati, la detrazione del 50% per il 2025 compete solo ai titolari di diritto di proprietà o diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione) per interventi sull’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Letteralmente quindi non si potrà avere l’agevolazione nel caso in cui l’unità abitativa acquistata è sottoposta a ristrutturazione (o ad altra attività tipo manutenzione straordinaria) e non sia adibita ad abitazione principale sin da subito, circostanza impossibile da verificarsi se devo fare degli interventi edilizi». Cosa si può fare? «Credo» , continua l’esperto, «che sia utile un’interpretazione autentica da parte del Mef che consenta l’agevolazione anche nel caso in cui intercorra un certo lasso di tempo fra l’acquisto, la ristrutturazione e la destinazione ad abitazione principale». E del resto nel sistema tributario italiano c’è già una norma simile nell’imposta di registro. «L’agevolazione dell’imposta in fase d’acquisto», spiega ancora Grigoli, «è consentita ove l’acquirente dichiari nella fase dell’atto di volere stabilire la residenza (nel nostro caso di adibire la casa acquistata ad abitazione principale ndr) entro 12 mesi e magari, per evitare speculazioni, aggiungendo per un periodo di almeno 10 anni».A quel che risulta il governo è già attivo sul dossier e come conferma alla Verità il senatore di Forza Italia Dario Damiani, relatore di maggioranza della manovra, bisognerà intervenire con una circolare esplicativa: «Noi abbiamo agito sul concetto di proprietà prima casa e abitazione principale, poi è chiaro che per prendere la residenza e quindi poter definire un’abitazione come quella principale è necessario che un pubblico ufficiale attesti la presenza della persona in casa e se ci sono i lavori di ristrutturazione diventa difficile. Interverremo per chiarire ed evitare fraintendimenti». L’auspicio è che l’intervento sia repentino, anche perché sempre stando ai calcoli del Sole 24 Ore il taglio delle agevolazioni potrebbe riguardare circa mezzo milione di contribuenti. Ogni anno, infatti, in Italia si registrano circa 700.000 compravendite e di queste il 70% (mezzo milione appunto) riguarda prime case. Del resto, le situazioni nel limbo non finiscono qui. A oggi risulta difficile dire cosa succede a chi, ad esempio, vuole sfruttare il sismabonus acquisti che è dedicato a chi compra immobili riqualificati da imprese e dovrebbe avere la residenza nell’immobile al momento del rogito per ottenere l’agevolazione del 50%. Così come è complicato dirimere la situazione che si viene a creare per le pertinenze: la legge non spiega se vengono attratte alla percentuale di agevolazione dell’abitazione principale o se si considerano qualcosa di diverso. Legge alla mano è difficile stabilire se lo sconto sia del 50 o del 36%.Mentre può mettere l’anima in pace chi abita in affitto. «Di sicuro», evidenzia ancora Grigoli, «la norma della legge di bilancio 2025 non consente più di avere l’agevolazione del 50% per i titolari del contratto di locazione, non essendo questi titolari di diritti reali». Va ricordato infatti che fino alla fine del 2024 questa facoltà era concessa se il proprietario o il titolare di un diritto reale diverso avesse dato il via libera. Dal 2025 quell’autorizzazione non è più sufficiente.
La battaglia sul campo, i casi di corruzione e il futuro di un conflitto senza fine. Con la partecipazione del generale Antonio Li Gobbi.
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (Ansa)
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)