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Parole Testarde | Ratatouille rosicchia la dittatura dei like

In pochi periodi della storia siamo stati così sollecitati a emettere sentenze: rapide, continue, feroci, ultimative eppure anche rivedibili e contraddittorie. Il grande mercato dei social prospera sul prodotto che siamo noi, con le nostre preferenze, le nostre idiosincrasie, i nostri pilotati pollici e cuoricini sparsi a piene mani ogni minuto e ogni notifica. Ma questa continua esibizione di pareri, tanto volatili quanto condivisi e funzionali a un mercato, cos’hanno a che fare con l’esperienza e il giudizio? A rispondere ci aiuta un topo, o meglio un grande cartone animato della Pixar che ha come coprotagonista un roditore: Ratatouille (2007). La trama non c’entra nulla con Facebook & C, anche solo per ragioni cronologiche. Eppure nella seconda parte del racconto fa la sua comparsa un personaggio straordinario: il critico gastronomico Anton Ego. Questi si vede costretto a rimettere in discussione una sua vecchia stroncatura del ristorante dove - sotto mentite spoglie - il topolino è diventato un grande chef, capace da solo di risollevare la nomea del locale. E quando gusta il piatto che dà il nome al cartone, Ego torna bambino per riscoprire il cuore di ogni possibile, vero giudizio: un’esperienza che «scuote le fondamenta stesse dell’essere» e della vita. Perché, come dice il critico, «anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale». Ma solo poca più anima del prossimo like, che lascerete a questa serie di podcast.

La svolta sui balneari porta affari d’oro alle multinazionali e salassa i turisti
iStock
La liberalizzazione dei lidi doveva fermare i rincari e invece ha aperto ai colossi del lusso e a chi acquista e subaffitta licenze.

«Lo chiamano libero mercato, ma è una confisca in nome dell’Europa». Fabrizio Licordari presidente di Assobalneari, la maggiore delle associazioni tra chi gestisce i lidi aderente a Confindustria, torna a suonare la carica. Sull’annosissimo tema delle concessioni non si è fatto un passo avanti «anzi se ne sono fatti molti indietro e la manifestazione organizzata a Sanremo davanti all’Ariston durante il Festival dimostra che la categoria è stanca di continui soprusi e incertezze».

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Giorgio Mulè: «Per il No una compagnia di smemorati»
Giorgio Mulè (Imagoeconomica)
Il forzista vicepresidente della Camera: «Certi giudici hanno dimenticato ciò che dicevano come antidoto alla malagiustizia, e l’Alta corte era nel programma del Pd. Vassalli voleva le carriere separate, fu fermato dal partito più potente: l’Anm».
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Un vano nascosto dietro una parete, invisibile a un primo sguardo, protetto da una botola a scomparsa e realizzato in cemento armato per garantire solidità e riservatezza assoluta. È quanto scoperto nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia di Bianco nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio di San Luca (Reggio Calabria).

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Voto Sì perché la riforma mette fine a scambi di favore e a incarichi per affiliazione
Seduta del Csm. Nel riquadro, il sostituto procuratore di Massa Marco Mansi (Ansa)
Con la separazione delle carriere di pm e giudici si realizza il principio della terzietà. E il sorteggio del Csm elimina gli accordi incrociati con la politica sulle nomine apicali.

Perché votare Sì al referendum del 22-23 marzo? Al prossimo referendum si vota per approvare o no norme costituzionali, dirette a stabilire principi in materia di giustizia, in base ai quali opereranno le leggi in materia. I precetti della Costituzione non sono immutabili: possono, infatti, essere cambiati per adeguarli al mutare delle condizioni. La nuova riforma non dà attuazione ad altri principi costituzionali (sarebbe incongruo), ma conferma quelli già stabiliti, saldandosi con loro e rafforzandoli.

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