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Parole Testarde | Ratatouille rosicchia la dittatura dei like

In pochi periodi della storia siamo stati così sollecitati a emettere sentenze: rapide, continue, feroci, ultimative eppure anche rivedibili e contraddittorie. Il grande mercato dei social prospera sul prodotto che siamo noi, con le nostre preferenze, le nostre idiosincrasie, i nostri pilotati pollici e cuoricini sparsi a piene mani ogni minuto e ogni notifica. Ma questa continua esibizione di pareri, tanto volatili quanto condivisi e funzionali a un mercato, cos’hanno a che fare con l’esperienza e il giudizio? A rispondere ci aiuta un topo, o meglio un grande cartone animato della Pixar che ha come coprotagonista un roditore: Ratatouille (2007). La trama non c’entra nulla con Facebook & C, anche solo per ragioni cronologiche. Eppure nella seconda parte del racconto fa la sua comparsa un personaggio straordinario: il critico gastronomico Anton Ego. Questi si vede costretto a rimettere in discussione una sua vecchia stroncatura del ristorante dove - sotto mentite spoglie - il topolino è diventato un grande chef, capace da solo di risollevare la nomea del locale. E quando gusta il piatto che dà il nome al cartone, Ego torna bambino per riscoprire il cuore di ogni possibile, vero giudizio: un’esperienza che «scuote le fondamenta stesse dell’essere» e della vita. Perché, come dice il critico, «anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale». Ma solo poca più anima del prossimo like, che lascerete a questa serie di podcast.

Decreto Sicurezza, «il caso è chiuso». Oggi le «correzioni»
Ansa
Il Cdm approverà un nuovo testo per mitigare le sottolineature di Colle e avvocati. Le opposizioni urlano. Salvini: «Orgoglioso».

«Il caso è chiuso»: parola del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ieri, a margine di una cerimonia al Quirinale, ha commentato il tribolato iter del decreto Sicurezza.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 24 aprile

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 24 aprile con Carlo Cambi

Hormuz, l’Iran incassa i primi pedaggi. Trump: «Affonderemo le posamine»
Navi ormeggiate a un'imbarcazione ancorata vicino alla costa a Bandar Abbas, città portuale affacciata sul Golfo Persico e sullo Stretto di Hormuz (Getty Images)
  • Ignoti i pegni ottenuti da Teheran. Il tycoon rivendica il controllo totale dello Stretto e lancia il potenziamento delle operazioni di rimozione degli ordigni. L’esercito Usa sequestra un’altra petroliera nell’Oceano Indiano.
  • La Casa Bianca non fornisce una scadenza per il cessate il fuoco, mentre i negoziati restano in stallo. A pesare il blocco navale americano e le divisioni interne al regime.
  • Capo della Marina Usa silurato nel bel mezzo di un blocco navale. Dietro la decisione, le paranoie di Hegseth. Su cui crescono i malumori nel Gop.

Lo speciale contiene tre articoli.

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Prima le bollette e poi le armi: l’Italia non vuol morire per le fisime europee
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Dopo aver seguito una linea prudente, anche Giorgetti sbotta: «Priorità da ridefinire, soprattutto nel campo della Difesa».

È vero che c’è ben poco da essere ottimisti «perché basta guardare i telegiornali», come su per giù ha risposto Giancarlo Giorgetti a Giorgia Meloni, però è altrettanto vero che nemmeno esser stati troppo prudenti con l’Europa è servito granché. In questi anni il governo, rispetto ai conti pubblici, ha scelto un profilo di massima attenzione rispetto alle regole europee, forse anche per dimostrare che le apparenze e i pregiudizi ingannavano e i sovranisti non erano degli sfasciacarrozze.

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