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Parole Testarde | Ratatouille rosicchia la dittatura dei like

In pochi periodi della storia siamo stati così sollecitati a emettere sentenze: rapide, continue, feroci, ultimative eppure anche rivedibili e contraddittorie. Il grande mercato dei social prospera sul prodotto che siamo noi, con le nostre preferenze, le nostre idiosincrasie, i nostri pilotati pollici e cuoricini sparsi a piene mani ogni minuto e ogni notifica. Ma questa continua esibizione di pareri, tanto volatili quanto condivisi e funzionali a un mercato, cos’hanno a che fare con l’esperienza e il giudizio? A rispondere ci aiuta un topo, o meglio un grande cartone animato della Pixar che ha come coprotagonista un roditore: Ratatouille (2007). La trama non c’entra nulla con Facebook & C, anche solo per ragioni cronologiche. Eppure nella seconda parte del racconto fa la sua comparsa un personaggio straordinario: il critico gastronomico Anton Ego. Questi si vede costretto a rimettere in discussione una sua vecchia stroncatura del ristorante dove - sotto mentite spoglie - il topolino è diventato un grande chef, capace da solo di risollevare la nomea del locale. E quando gusta il piatto che dà il nome al cartone, Ego torna bambino per riscoprire il cuore di ogni possibile, vero giudizio: un’esperienza che «scuote le fondamenta stesse dell’essere» e della vita. Perché, come dice il critico, «anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale». Ma solo poca più anima del prossimo like, che lascerete a questa serie di podcast.

Sforare il 3% da soli è possibile. Evitiamo la trappola tesa da Macron
Emmanuel Macron (Ansa)
È prevista una deviazione temporanea fino a 30 miliardi, serve ok da Bruxelles. La Francia vuole «allungare» gli eurodebiti...

In queste giornate di affannato e teso confronto con la Commissione a proposito di una deroga al Patto di stabilità, per mitigare l’impatto della crisi dei prezzi energetici, si sente parlare di un «piano B» che invece dovrebbe essere il Piano «A». Entrambi i piani si riferiscono alla clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità (Psc) che però, dopo la riforma del 2024, non è più soltanto quella «generale», già applicata nel 2020 per la crisi economica causata dal lockdown, ma quella «nazionale», che è l’unica grande novità del Patto riformato.

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La Lega: «Via dal Patto di stabilità». Ma Forza Italia e Fdi frenano
Claudio Borghi (Ansa)
  • Maggioranza divisa in vista del voto parlamentare di giovedì. Salvini vuole lo scostamento di bilancio: «Aiutiamo gli italiani con i soldi degli italiani». Tajani: «Piuttosto ci sono i 400 miliardi del Mes congelati».
  • Benzina: venerdì scade lo sconto, il gasolio rischia di superare i 2,3 euro al litro. Il cdm si riunirà il 30 aprile. Arduo trovare risorse da altre sforbiciate ai ministeri.

Lo speciale contiene due articoli.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 28 aprile

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 28 aprile con Carlo Cambi

Del Vecchio jr si prende la finanza italiana
Leonardo Maria Del Vecchio (Ansa)
Leonardo Maria Del Vecchio, grazie a un prestito di 11 miliardi, liquida due fratelli e sale al 37,5% di Delfin. Previsti entro giugno 1,5 miliardi di euro di dividendi dalle partecipate. E non si esclude l’«eresia» dello scorporo delle partecipazioni in una società separata.

Dopo quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, la cassaforte di famiglia Delfin smette di essere un forziere intoccabile. Dentro, si intrecciano le partecipazioni nell’impero EssilorLuxottica, il 17,5% di Mps, il 10,01% di Generali e il 2,7% di Unicredit. Un mosaico finanziario che, più che una holding, assomiglia sempre di più a una cabina di regia della finanza italiana.

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