Il Parlamento Ue è in panne. Oggi nuove audizioni per sostituire Timmermans

Ancora nulla di fatto a Bruxelles per la successione a Frans Timmermans, ex commissario al Green deal. Ieri la commissione Ambiente del Parlamento Ue ha negato il via libera ai due candidati a guidare l’agenda europea sul clima. Le deleghe di Timmermans, infatti, sono state divise. L’ex ministro degli Esteri olandese Wopke Hoekstra, cristiano democratico membro del Partito popolare europeo (Ppe), è candidato a prossimo capo della politica europea sui cambiamenti climatici, mentre Maros Sefcovic, candidato del centrosinistra e dei Verdi, aspira ad assumere il ruolo di coordinatore di tutte le politiche green.
Nonostante una due giorni di audizioni davanti ai parlamentari, in cui i due candidati hanno esposto le loro intenzioni, non si è trovato un accordo all’interno della commissione competente, quella Ambiente. Perché i commissari pro tempore (come sono i due, nominati in fretta e furia da Ursula von der Leyen all’indomani delle dimissioni di Timmermans) siano confermati nel ruolo è infatti necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi dei parlamentari. Non essendo sufficiente una maggioranza semplice, è essenziale che maggioranza e opposizione trovino un accordo. La trattativa è dunque tutta politica e ha più a che fare con le contropartite politiche richieste da ciascuno schieramento, più che con le caratteristiche dei due candidati.
Il presidente della commissione Ambiente al Parlamento europeo, il francese Pascal Canfin, ha detto ieri che ai candidati sono state poste ulteriori domande e che gli stessi devono rispondere per iscritto entro questa mattina alle ore 7. Alle 8.30 è già prevista la riunione dei coordinatori della commissione.
«L’audizione del commissario designato Hoekstra non ha soddisfatto pienamente le nostre aspettative. Gli abbiamo quindi chiesto di rispondere per iscritto entro domani mattina ad alcune delle nostre principali preoccupazioni. Con Sefcovic «la vicepresidenza per il clima sarà in mani esperte», ha scritto su X (l’ex Twitter) ieri il gruppo parlamentare dei socialisti e democratici (S&D). Dunque, Hoekstra rimandato, Sefcovic promosso, secondo i socialdemocratici
Nel suo discorso di lunedì davanti alla commissione parlamentare riunita, Hoekstra ha detto che il Green deal getta le basi per la transizione ecologica dell’Ue e che è della massima importanza mantenere la continuità delle ambizioni climatiche europee. «L’Unione europea non può raggiungere la neutralità climatica da sola», ha proseguito Hoekstra, che ha insistito sul fatto che la collaborazione internazionale e la finanza internazionale sostenibile (la cosiddetta Esg, Environmental, social, e governance) sono fondamentali per il successo della Cop28, in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre prossimi. Hoekstra ha detto poi che ritiene fondamentale eliminare con gradualità i cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi (Sad), cioè gli sconti fiscali agli idrocarburi. Infine, il candidato olandese ha affermato che spera di raggiungere questi obiettivi concludendo rapidamente gli attuali negoziati sul clima e proponendo entro i primi tre mesi del 2024 un obiettivo climatico europeo ambizioso per il 2040. I lettori di questo giornale sanno bene che ogni volta che qualcuno a Bruxelles dice la parola «ambizioso» il portafoglio dei cittadini si svuota. In effetti, il discorso di Hoekstra pare ammiccare in maniera molto esplicita ai Verdi e ai socialdemocratici di S&D, nel tentativo di guadagnare la loro fiducia. La sensazione però è che i Verdi vogliano molto di più ed è per questo che assieme a S&D hanno di fatto imposto un supplemento di domande e risposte a Hoekstra, considerato un candidato ambiguo per il suo passato da dirigente di una multinazionale del petrolio. Spunta anche una petizione popolare che ha raccolto 100.000 firme contrarie alla sua nomina.
Ieri la commissione ha invece esaminato l’altro candidato, il socialista Maros Sefcovic. Il discorso dello slovacco è stato improntato alla necessità e urgenza di finalizzare il Green deal europeo, puntando in particolare su idrogeno, carburanti verdi e investimenti per la gestione delle acque. Occorre incrementare il dialogo con industriali e agricoltori per convincerli della necessità della transizione e della convenienza sul piano economico inaugurando se necessario «dialoghi sociali verdi», ha detto in sostanza. Anche il candidato socialista ha esposto un obiettivo ambizioso, cioè la riduzione delle emissioni del 90% al 2040.
La posizione dell’opposizione parlamentare di destra non è unanime. Il gruppo dei Conservatori e riformisti al Parlamento europeo (Ecr), di cui fanno parte i parlamentari italiani di Fratelli d’Italia, sembra avere una posizione possibilista sui due candidati.
Netta opposizione a entrambi i candidati arriva invece dal gruppo di Identità e democrazia. «La Commissione cambia interpreti ma non linea: si tira avanti in maniera cocciuta e acritica, senza ascoltare le preoccupazioni di chi fa impresa e dei cittadini. L’Europa continua a parlare di transizione energetica a tre dimensioni - ambientale, economica e sociale - ma è evidente che gli ultimi due elementi sono mancanti». Queste le parole dell’europarlamentare Paolo Borchia, coordinatore di Identità e democrazia in commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia (Itre).

















