Parigi sigilla i confini: «Ora pericolo Isis». Peccato che la causa siano i suoi traffici
  • La Francia ci chiede di blindare le frontiere per altri 6 mesi. Comodo, dopo l’ennesimo conflitto innescato per i propri affari.
  • Enzo Moavero Milanesi incontra la delegazione di senatori vicini a Donald Trump. Sul tavolo la richiesta di mediare tra curdi e turchi. Washington garantirebbe intelligence in Tripolitania. Intanto il rappresentante di Misurata Ahmed Maitig minaccia: «400 jihadisti pronti a fuggire».

Lo speciale contiene due articoli.

Nei giorni scorsi, il vicepremier Luigi Di Maio se l’è presa con gli alleati europei della Lega «che fanno i sovranisti con le frontiere italiane». A quanto risulta, però, non sono i sovranisti (veri e presunti) a fare i furbetti con i confini altrui. Al solito, i primi a giocare sporco sono proprio i nostri cari, democratici e liberali vicini di casa francesi. Ieri fonti del Viminale hanno fatto sapere che la Francia ha chiesto ufficialmente di prorogare la chiusura delle frontiere con l’Italia per altri sei mesi. La richiesta è arrivata da Christophe Castaner, il ministro dell’Interno di Parigi. Il compagno di partito di Emmanuel Macron ha spiegato che le frontiere vanno serrate per via di una «emergenza nazionale» legata al terrorismo. Meraviglioso: qui si perde tempo a dibattere se sia il caso o meno di tenere i porti chiusi (per Di Maio è una «misura occasionale», niente meno), e intanto i francesi si blindano.

In effetti, come conferma il Viminale, centinaia di jihadisti ora presenti in Libia potrebbero approfittare della guerra per lasciare il Paese diretti in Europa (e, ovviamente, in Italia). Le indicazioni in questo senso non mancano, anche se talvolta la minaccia dei barconi viene brandita in modo strumentale. Fayez Al Serraj, il leader del governo di Tripoli, ha dipinto un quadro inquietante: «Non ci sono solo gli 800.000 migranti pronti a partire», ha detto a Repubblica, «ci sarebbero i libici in fuga da questa guerra e, nel Sud della Libia sono già ritornati in azione i terroristi dell’Isis che il governo di Tripoli con l’appoggio della città di Misurata aveva scacciato da Sirte tre anni fa».

Giusto ieri, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha incontrato Ahmed Maitig, vicepremier libico schierato con Al Serraj e considerato – come abbiamo scritto ieri – il rappresentante de facto di Misurata. Maitig ha sostanzialmente confermato l’allarme, spiegando che nelle carceri della sua città sono detenuti circa 480 ex combattenti dello Stato islamico. Come è facile comprendere, se la situazione da quelle parti dovesse degenerare (o se l’Italia dovesse in qualche modo scontentare gli amichetti di Misurata…) le porte delle galere potrebbero aprirsi e i combattenti islamici non avrebbero altro da fare che prendere il largo.

Ora, è evidente che i vari leader libici hanno tutto l’interesse a mostrare una situazione la più fosca possibile. Ma è vero anche che le loro affermazioni non sono poi così lontane dalla verità. E infatti a Parigi le prendono molto, molto sul serio e hanno deciso – in attesa di sviluppi – di premurarsi. Come? Beh, come hanno sempre fatto: chiudendo i portoni a doppia mandata.

Sono circa 4 anni che la Francia ha reintrodotto i controlli alla frontiere, sospendendo Schengen e la libera circolazione. La chiusura è arrivata dopo i primi, micidiali attacchi islamici, da Charlie Hebdo al Bataclan. Da allora, come noto, i gendarmi hanno continuato a tenere sotto controllo i confini. Talvolta, mostrando ben poca diplomazia e molta arroganza, hanno pure deciso di passare dal nostro lato per scaricarci immigrati sgraditi. Adesso ci fanno sapere che i chiavistelli rimarranno per altri sei mesi.

Fanno molto bene, i capoccia di Parigi, a guardarsi le spalle. Ma è troppo comodo farlo a spese nostre. Forse vale la pena di rammentare che il carnaio libico l’hanno prodotto, prima di tutti gli altri, i cari francesi. Hanno cominciato nel 2011 con la rimozione brutale di Muammar Gheddafi, che ha destabilizzato la Libia e l’ha lasciata in balia di jihadisti, trafficanti e criminali di varia natura.

Ma anche oggi i cuginastri d’Oltralpe non hanno perso il vizio, anzi. Facciamo un esempio? Domenica scorsa, al confine tunisino, sono state fermate 13 persone provenienti dalla Libia. Cittadini francesi, che le fonti vicine al Qatar identificano come consiglieri militari del generale Khalifa Haftar. Difficile pensare che i gentiluomini in questione si trovassero da quelle parti per godersi una bella gita turistica, no? È evidente che la Francia, da anni, conduce maneggi in Libia, continuano a gettare benzina sul fuoco degli scontri e delle rivolte.

Per altro, i gioviali vicini hanno brigato a lungo per danneggiare il nostro Paese e per tagliarlo fuori da qualsiasi affare in Cirenaica e dintorni. Adesso, tuttavia, sono così premurosi da annunciarci che sigilleranno i confini per un altro po’ di tempo. Come a dire: amici italiani, intanto che cerchiamo di farvi le scarpe in Libia, se ci scappa qualche jihadista incarognito è meglio se ve lo prendete voi… Tanto «siamo tutti europei», no?


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