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2024-01-24
Paradisi fiscali e società di comodo: due facce della stessa medaglia
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L’ultimo lavoro pubblicato dall’osservatorio europeo “EuTax” ha mappato a livello internazionale i principali centri dove sono localizzate le shell companies. La presenza di queste entità giuridiche in località tipicamente poco popolate è un segnale abbastanza inequivocabile che ci troviamo di fronte ad una giurisdizione che offre elevati vantaggi fiscali e che viene usata per eludere le tasse nazionali. Si tratta di società che di fatto non svolgono alcuna attività, tendenzialmente non hanno nemmeno dipendenti né sede operativa. Il loro scopo è quello di impedire l’individuazione del beneficiario economico e dei beni, con l’obiettivo di eludere il fisco o di riciclare denaro. La mappatura delle società di comodo evidenzia dunque la concentrazione dell'attività in pochi territori, poco densamente popolati. Parliamo dei classici paradisi fiscali insulari. Al primo posto troviamo le Isole Vergini Britanniche, che nonostante rappresentino appena lo 0,0005% della popolazione mondiale ospitano lo 0,3% delle società di comodo registrate (15.672). Tra gli altri paradisi fiscali c’è al secondo posto il Delaware negli Usa (2.889), le Isole Cayman (2.324), leSeychelles (1.927), Anguilla (1.512) e a chiudere la classifica Bermuda (404) e Saint Martin(396). La popolarità delle Isole Vergini Britanniche deriva principalmente dall'esenzione di tutte le forme di reddito societario e di quelle relativa ai flussi di interessi, royalties, e dividendi. Tuttavia, la sorprendente concentrazione di società di comodo è molto più probabilmente legata allo status di “Società d'affari internazionale”. Queste realtà sono infatti soggette ad obblighi fiscali minimi o quasi nulli, a requisiti di rendicontazione bassi e possono essere costruite anche da un solo fondatore, proprietario e direttore.Usa: Delaware e WyomingSpostando il focus negli Stati Uniti, due sono i territori che sono messi sotto la lente di ingrandimento: il Delaware e il Wyoming. Entrambi presentano una concentrazione aziendale particolarmente elevata in rapporto al numero di abitanti. Nel Delaware, parliamo di quasi 3imprese per ogni adulto residente. Dato che supera di gran lunga la media nazionale (per 1.000adulti 180 aziende). Stessa dinamica si può rilevare anche nel Wyoming.Il secondo posto del Delaware nelle classifiche internazionali e il primo in quello nazionale è dovuto alle sue leggi particolarmente favorevoli alle imprese. Premessa: negli Stati Uniti, le società sono domiciliate o comunque considerate cittadini dello Stato in cui sono state costituite. Ciò significa che quando un’azienda viene citata in giudizio, sarà il tribunale locale ad avere la giurisdizione. Pertanto, quando si vuole costruire una società, alcuni considerano quali leggi statali siano più vantaggiose nel caso in cui si dovesse incorrere in controversie legali. Lo Stato del Delaware è il luogo di costituzione più popolare grazie appunto alle sue leggi fiscali molto favorevoli, alla protezione dei manager e alla specializzazione in diritto fallimentare. Per quanto riguarda l'elusione fiscale, il Delaware può funzionare come paradiso fiscale onshore per le imprese statunitensi. Ad esempio, una società può costituire nel Delaware un'impresa che detiene un determinato bene immateriale, come un logo brevettato. Successivamente, le aziende di tutti gli Stati Uniti pagano delle royalties all'azienda del Delaware per poter utilizzare il logo. Questi pagamenti riducono i profitti delle affiliate in altri stati americani, andando di fatto a ridurre la loro pressione fiscale. Questo metodo di elusione è noto come "scappatoia delDelaware". Per quanto riguarda il Wyoming, è probabile che una parte dell'elevata presenza di società di comodo sia dovuta all'anonimato e alla segretezza che garantisce lo stato americano. Il nome e l'indirizzo dell'amministratore della società non devono infatti essere indicati nel modulo di costituzione.
Se si guarda all’Europa il focus ricade sulle dipendenze della corona britannica, come Jersey e Guernsey, che infatti si collocano ai primi posti, rispettivamente con 474 e 497 aziende ogni1.000 adulti. Per contro, la media europea non ponderata è molto più bassa, 148. Anche altri noti paradisi fiscali, come Lussemburgo, Monaco e Cipro, presentano tassi elevati di imprese pro capite rispetto ad altre grandi economie Europee. Il Liechtenstein, domina la classifica delle società di comodo, dato che ha diversi regimi fiscali favorevoli. In primo luogo, offre l’entità giuridica "Anstalt", che non ha azionisti o membri del consiglio di amministrazione e non è soggetta ad alcuna imposta quando svolge esclusivamente attività di investimento. A questa si aggiunge la “Stiftung”. Chi cerca l'anonimato può infatti costituire questo tipo di fondazione che presenta un elevato livello di segretezza sui beneficiari. I dividendi distribuiti a residenti e non residenti non sono imponibili e non c'è alcuna ritenuta alla fonte su interessi e royalties. Il Liechtenstein offre infine strutture patrimoniali private, cioè entità giuridiche che non intraprendono alcuna attività economica ma detengono solo attività finanziarie. Queste realtà devono pagare un'imposta annuale di 1.800 CHF e null’altro.
Estonia: un regime fiscale sottovalutato
L’Estonia è il paradiso fiscale che non ti aspetti. Secondo l’ultimo report dell’osservatorio “EuTax” se si confrontano i paesi dell'Ue 27 si nota che le giurisdizioni dove sono maggiormente presenti società di comodo sono l’Estonia, al primo posto, il Lussemburgo e Cipro. Di questi tre Lussemburgo e Cipro sono noti paradisi fiscali, mentre l’Estonia è sempre passata sotto traccia. Eppure, questo Paese ha un interessante profilo economico. Una delle principali caratteristiche che la rendono vantaggiosa è l'economia e l'amministrazione pubblica digitalizzate, che consentono una rapida registrazione e costituzione di società e la possibilità di aprire conti bancari a distanza. Essendo poi un membro dell'Ue, la costituzione di società in Estonia offre un rapido accesso al mercato europeo. Opzione quest’ultima molto richiesta specialmente da società extra Ue. Se a tutto ciò si aggiungono i servizi elettronici semplificati e a basso costo per la costituzione e la gestione delle società, una bassa due diligence e un'elevata tolleranza al rischio tra i fornitori di servizi aziendali, si capisce perché l’Estonia sia particolarmente attraente per la costruzione di società di comodo.
Se si va ad analizzare il sistema fiscale si scopre che l'Estonia non applica alcuna imposta sul reddito delle società, il che significa che i profitti sono esenti da tasse, quando vengono trattenuti o reinvestiti. Invece di tassare il reddito societario, l'Estonia tassa la distribuzione degli utili ad un'aliquota compresa tra il 14% e il 25%, andando a creare dunque un incentivo a mantenere questi nella società per evitare la tassazione. I dividendi pagati, ai non residenti, sono soggetti all'imposta sugli utili distribuiti, a meno che il reddito, da cui viene pagato il dividendo, non derivi da filiali estere già soggette a tassazione. Per quanto riguarda i pagamenti dei dividendi e degli interessi non si applicano ulteriori ritenute, mentre le royalties sono soggette ad una tassa del 10%, a meno che non sia stata concordata una aliquota inferiore in un trattato fiscale. Da sottolineare in questo caso come, una ritenuta alla fonte pari a zero sulle royalties è concordata nei trattati fiscali di Bahrain, Cipro, Isola di Man, Jersey, Lussemburgo, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti.
Nell’ultimo rapporto dell’Ocse sulla competitività dei vari sistemi fiscali, l’Estonia si è guadagnata il primo posto. Innanzitutto, ha un’aliquota fiscale del 20% sul reddito societario che viene applicata solo agli utili distribuiti. In secondo luogo, prevede un’imposta fissa del 20% sul reddito individuale che non si applica ai redditi da dividendi personali. Terzo, è l’imposta patrimoniale che si applica solo al valore dei terreni, piuttosto che a quello della proprietà immobiliare o del capitale. Infine, l’Estonia ha un sistema fiscale territoriale che esenta del 100% i profitti esteri realizzati dalle società nazionali della tassazione locale, con poche restrizioni. A questo si aggiunge che ha accordi fiscali solo con 62 paesi. Numero che si colloca ben al di sotto della media Ocse che arriva a 74.
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Le aziende continuano a dirottare miliardi verso regimi fiscali più vantaggiosi: ecco come e dove si nascondono i soldi. Il caso dell'Estonia: al primo posto in Europa per numero di shell companies.Lo speciale contiene due articoli. L’ultimo lavoro pubblicato dall’osservatorio europeo “EuTax” ha mappato a livello internazionale i principali centri dove sono localizzate le shell companies. La presenza di queste entità giuridiche in località tipicamente poco popolate è un segnale abbastanza inequivocabile che ci troviamo di fronte ad una giurisdizione che offre elevati vantaggi fiscali e che viene usata per eludere le tasse nazionali. Si tratta di società che di fatto non svolgono alcuna attività, tendenzialmente non hanno nemmeno dipendenti né sede operativa. Il loro scopo è quello di impedire l’individuazione del beneficiario economico e dei beni, con l’obiettivo di eludere il fisco o di riciclare denaro. La mappatura delle società di comodo evidenzia dunque la concentrazione dell'attività in pochi territori, poco densamente popolati. Parliamo dei classici paradisi fiscali insulari. Al primo posto troviamo le Isole Vergini Britanniche, che nonostante rappresentino appena lo 0,0005% della popolazione mondiale ospitano lo 0,3% delle società di comodo registrate (15.672). Tra gli altri paradisi fiscali c’è al secondo posto il Delaware negli Usa (2.889), le Isole Cayman (2.324), leSeychelles (1.927), Anguilla (1.512) e a chiudere la classifica Bermuda (404) e Saint Martin(396). La popolarità delle Isole Vergini Britanniche deriva principalmente dall'esenzione di tutte le forme di reddito societario e di quelle relativa ai flussi di interessi, royalties, e dividendi. Tuttavia, la sorprendente concentrazione di società di comodo è molto più probabilmente legata allo status di “Società d'affari internazionale”. Queste realtà sono infatti soggette ad obblighi fiscali minimi o quasi nulli, a requisiti di rendicontazione bassi e possono essere costruite anche da un solo fondatore, proprietario e direttore.Usa: Delaware e WyomingSpostando il focus negli Stati Uniti, due sono i territori che sono messi sotto la lente di ingrandimento: il Delaware e il Wyoming. Entrambi presentano una concentrazione aziendale particolarmente elevata in rapporto al numero di abitanti. Nel Delaware, parliamo di quasi 3imprese per ogni adulto residente. Dato che supera di gran lunga la media nazionale (per 1.000adulti 180 aziende). Stessa dinamica si può rilevare anche nel Wyoming.Il secondo posto del Delaware nelle classifiche internazionali e il primo in quello nazionale è dovuto alle sue leggi particolarmente favorevoli alle imprese. Premessa: negli Stati Uniti, le società sono domiciliate o comunque considerate cittadini dello Stato in cui sono state costituite. Ciò significa che quando un’azienda viene citata in giudizio, sarà il tribunale locale ad avere la giurisdizione. Pertanto, quando si vuole costruire una società, alcuni considerano quali leggi statali siano più vantaggiose nel caso in cui si dovesse incorrere in controversie legali. Lo Stato del Delaware è il luogo di costituzione più popolare grazie appunto alle sue leggi fiscali molto favorevoli, alla protezione dei manager e alla specializzazione in diritto fallimentare. Per quanto riguarda l'elusione fiscale, il Delaware può funzionare come paradiso fiscale onshore per le imprese statunitensi. Ad esempio, una società può costituire nel Delaware un'impresa che detiene un determinato bene immateriale, come un logo brevettato. Successivamente, le aziende di tutti gli Stati Uniti pagano delle royalties all'azienda del Delaware per poter utilizzare il logo. Questi pagamenti riducono i profitti delle affiliate in altri stati americani, andando di fatto a ridurre la loro pressione fiscale. Questo metodo di elusione è noto come "scappatoia delDelaware". Per quanto riguarda il Wyoming, è probabile che una parte dell'elevata presenza di società di comodo sia dovuta all'anonimato e alla segretezza che garantisce lo stato americano. Il nome e l'indirizzo dell'amministratore della società non devono infatti essere indicati nel modulo di costituzione. Se si guarda all’Europa il focus ricade sulle dipendenze della corona britannica, come Jersey e Guernsey, che infatti si collocano ai primi posti, rispettivamente con 474 e 497 aziende ogni1.000 adulti. Per contro, la media europea non ponderata è molto più bassa, 148. Anche altri noti paradisi fiscali, come Lussemburgo, Monaco e Cipro, presentano tassi elevati di imprese pro capite rispetto ad altre grandi economie Europee. Il Liechtenstein, domina la classifica delle società di comodo, dato che ha diversi regimi fiscali favorevoli. In primo luogo, offre l’entità giuridica "Anstalt", che non ha azionisti o membri del consiglio di amministrazione e non è soggetta ad alcuna imposta quando svolge esclusivamente attività di investimento. A questa si aggiunge la “Stiftung”. Chi cerca l'anonimato può infatti costituire questo tipo di fondazione che presenta un elevato livello di segretezza sui beneficiari. I dividendi distribuiti a residenti e non residenti non sono imponibili e non c'è alcuna ritenuta alla fonte su interessi e royalties. Il Liechtenstein offre infine strutture patrimoniali private, cioè entità giuridiche che non intraprendono alcuna attività economica ma detengono solo attività finanziarie. Queste realtà devono pagare un'imposta annuale di 1.800 CHF e null’altro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/paradisi-fiscali-societa-di-comodo-2667075664.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="estonia-un-regime-fiscale-sottovalutato" data-post-id="2667075664" data-published-at="1706108411" data-use-pagination="False"> Estonia: un regime fiscale sottovalutato L’Estonia è il paradiso fiscale che non ti aspetti. Secondo l’ultimo report dell’osservatorio “EuTax” se si confrontano i paesi dell'Ue 27 si nota che le giurisdizioni dove sono maggiormente presenti società di comodo sono l’Estonia, al primo posto, il Lussemburgo e Cipro. Di questi tre Lussemburgo e Cipro sono noti paradisi fiscali, mentre l’Estonia è sempre passata sotto traccia. Eppure, questo Paese ha un interessante profilo economico. Una delle principali caratteristiche che la rendono vantaggiosa è l'economia e l'amministrazione pubblica digitalizzate, che consentono una rapida registrazione e costituzione di società e la possibilità di aprire conti bancari a distanza. Essendo poi un membro dell'Ue, la costituzione di società in Estonia offre un rapido accesso al mercato europeo. Opzione quest’ultima molto richiesta specialmente da società extra Ue. Se a tutto ciò si aggiungono i servizi elettronici semplificati e a basso costo per la costituzione e la gestione delle società, una bassa due diligence e un'elevata tolleranza al rischio tra i fornitori di servizi aziendali, si capisce perché l’Estonia sia particolarmente attraente per la costruzione di società di comodo.Se si va ad analizzare il sistema fiscale si scopre che l'Estonia non applica alcuna imposta sul reddito delle società, il che significa che i profitti sono esenti da tasse, quando vengono trattenuti o reinvestiti. Invece di tassare il reddito societario, l'Estonia tassa la distribuzione degli utili ad un'aliquota compresa tra il 14% e il 25%, andando a creare dunque un incentivo a mantenere questi nella società per evitare la tassazione. I dividendi pagati, ai non residenti, sono soggetti all'imposta sugli utili distribuiti, a meno che il reddito, da cui viene pagato il dividendo, non derivi da filiali estere già soggette a tassazione. Per quanto riguarda i pagamenti dei dividendi e degli interessi non si applicano ulteriori ritenute, mentre le royalties sono soggette ad una tassa del 10%, a meno che non sia stata concordata una aliquota inferiore in un trattato fiscale. Da sottolineare in questo caso come, una ritenuta alla fonte pari a zero sulle royalties è concordata nei trattati fiscali di Bahrain, Cipro, Isola di Man, Jersey, Lussemburgo, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti.Nell’ultimo rapporto dell’Ocse sulla competitività dei vari sistemi fiscali, l’Estonia si è guadagnata il primo posto. Innanzitutto, ha un’aliquota fiscale del 20% sul reddito societario che viene applicata solo agli utili distribuiti. In secondo luogo, prevede un’imposta fissa del 20% sul reddito individuale che non si applica ai redditi da dividendi personali. Terzo, è l’imposta patrimoniale che si applica solo al valore dei terreni, piuttosto che a quello della proprietà immobiliare o del capitale. Infine, l’Estonia ha un sistema fiscale territoriale che esenta del 100% i profitti esteri realizzati dalle società nazionali della tassazione locale, con poche restrizioni. A questo si aggiunge che ha accordi fiscali solo con 62 paesi. Numero che si colloca ben al di sotto della media Ocse che arriva a 74.
Il condirettore della Verità Massimo De’ Manzoni intervista il generale Vannacci su Ucraina, remigrazione e tensioni politiche italiane.
Oltre 3.000 agricoltori si sono riuniti all’evento di Coldiretti al Parco della Musica, per un confronto sugli impegni europei e sulle sfide da affrontare. L’associazione di categoria denuncia gli aspetti che penalizzano i produttori italiani: «C’è un problema di concorrenza sleale quando non c’è la tracciabilità, quando si siglano accordi di libero scambio che non prevedono le stesse regole» ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.
Kevin Warsh, 55 anni, è il nuovo presidente della Federal Reserve (Ansa)
Il messaggio della Casa Bianca diffuso sui social è tutto miele e celebrazione: Warsh «passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore». Trump lo conosce «da molto tempo». Assicura che «non deluderà mai». Tradotto dal linguaggio presidenziale: fidatevi, questa volta ho scelto bene. In effetti la designazione è meno lineare di quanto sembri. Warsh, 55 anni, curriculum da manuale all’interno del sistema finanziario Usa, è storicamente catalogato come un falco. Uno di quelli che sull’inflazione non scherzano, che guardano con sospetto i tagli dei tassi e che vorrebbero una Fed più snella, con un bilancio ridotto. Non esattamente il profilo ideale per un presidente come Trump che sogna un costo del denaro all’1% e che ha definito Jerome Powell un «idiota» per aver tenuto i tassi troppo alti.
Eppure, proprio qui sta la chiave politica dell’operazione. Perché il Warsh del 2026 non è più il falco del passato. Negli ultimi mesi ha ammorbidito il tono: ha parlato della necessità di abbassare il costo del denaro, invocato addirittura un «cambio di regime» nella politica monetaria. Una trasformazione che lo rende perfetto per Trump: abbastanza ortodosso da non far scattare l’allarme sull’indipendenza della Fed, abbastanza flessibile da non chiudere la porta a futuri tagli.
Un compromesso che non delude i mercati. Il Wall Street Journal, che rappresenta la voce della grande comunità finanziaria Usa parla di una «scelta giusta». Crollano i metalli preziosi. L’oro perde il 10% scivolando ben sotto i 5.000 dollari. Performance peggiore per l’argento che lascia sul parterre il 27% e saluta quota 100 dollari l’oncia. Il messaggio è chiaro: Warsh viene percepito come una nomina «tradizionale». Chi temeva una designazione totalmente asservita al presidente tira un sospiro di sollievo. La Fed non diventerà una succursale della Casa Bianca. Anche per questo Wall Street inciampa: il taglio dei tassi, è rimandato alla primavera e forse anche dopo. Non a caso il dollaro recupera sull’euro portando il cambio sotto 1,19.
Dopo mesi di tensioni, attacchi frontali a Powell e un’inchiesta giudiziaria sulla ristrutturazione della sede della Fed finita nel mirino del Congresso, Trump aveva bisogno di una figura che spegnesse l’incendio senza rinunciare al controllo politico della narrazione. Gli altri due candidati (Rick Rieder, personaggio di spicco di Wall Street, e Christopher Waller, nominato da Trump nel consiglio Fed) erano considerati troppo vicini al presidente. Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, è uscito di scena perché secondo le previsioni rischiava di inciampare nel voto contrario del Senato cui spetta l’ultima parola sulla nomina. Warsh, invece, mette tutti d’accordo: repubblicani, investitori, falchi e colombe.
La sua storia personale è molto indicativa. Laureato a Stanford e ad Harvard. Primo lavoro in Morgan Stanley a 25 anni, la Casa Bianca di George W. Bush come consigliere economico, poi la Fed, dove entra a 35 anni diventando il più giovane governatore di sempre. Nel 2008 è al fianco del mitico governatore Ben Bernanke nel pieno della crisi finanziaria globale. Da allora accademia, consigli di amministrazione, raffinati centri di ricerca economica. Un uomo che conosce i mercati e conosce il potere.
Trump lo voleva già nel 2017. Allora scelse Powell. Tre anni dopo gli chiese, quasi con rammarico: «Perché non hai insistito di più?». Stavolta non ce n’è stato bisogno. Anche perché Warsh è parte di un universo che Trump conosce bene: è sposato con Jane Lauder, erede dell’impero Estée Lauder, figlia di Ronald Lauder, grande finanziatore delle campagne repubblicane e sostenitore di alcune delle più ambiziose idee geopolitiche trumpiane.
Ora la palla passa al Senato, dove la maggioranza è risicata e l’audizione davanti alla Commissione bancaria sarà tutt’altro che una formalità. Ma il segnale politico è già arrivato: Trump ha scelto una Fed che non sia né ostaggio dei falchi né prigioniera delle colombe. Una banca centrale che resti indipendente sulla carta, ma abbastanza disponibile da non intralciare il progetto economico della Casa Bianca. Kevin Warsh, il falco che potrebbe diventare colomba, è la sintesi perfetta di questa ambiguità. E forse, per Trump, è proprio questa la qualità più preziosa.
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