
Il primo viaggio apostolico in Europa di papa Leone XIV si è contraddistinto per la sobrietà e la delicatezza alle quali ci ha abituati il pontefice americano, salito al soglio di Pietro quasi un anno fa. Tuttavia, queste due virtù non hanno impedito al papa di parlare di temi «scomodi» per le orecchie secolarizzate di tante nazioni europee e occidentali, quali la difesa della vita dal concepimento alla sua fine naturale.
Ieri Leone XIV è arrivato nel principato di Monaco, dove è stato accolto dal sovrano di questo micro Stato, principe Alberto II, dalla moglie, la principessa Charlène e dai loro due figli gemelli. Già nel tragitto tra l’eliporto e il palazzo del principe, una folla di monegaschi, francesi e italiani, si è stretta attorno al corteo papale, testimoniando l’attaccamento del secondo Paese più piccolo del mondo alla sua fede cattolica che, ai piedi della Rocca, è religione di Stato.
Il sovrano monegasco ha pronunciato una allocuzione di benvenuto, dalla loggia del suo palazzo, sottolineando i legami particolari tra il principato di Monaco e la Santa Sede. Accanto al principe Alberto II c’era il Santo Padre che, prendendo la parola, ha sottolineato, a sua volta, «il profondo legame che» unisce Monaco alla «Chiesa di Roma e alla fede cattolica». Poi, Leone XIV ha evidenziato come Monaco abbia ricevuto «il dono della piccolezza, insieme a un’eredità spirituale viva» che rappresentano un impegno a mettere la «ricchezza al servizio del diritto e della giustizia, soprattutto in un momento storico in cui la dimostrazione della forza e la logica dell’onnipotenza feriscono il mondo e compromettono la pace». Nella Bibbia, come sapete» ha continuato il pontefice, «sono i piccoli a fare la storia! Le spiritualità autentiche coltivano questa consapevolezza. Bisogna avere fiducia nella provvidenza di Dio, anche quando prevale il senso di impotenza o di insufficienza, perché crediamo che il Regno di Dio sia simile a un minuscolo seme che diventa un albero», come scritto nel capitolo 13 del Vangelo di Matteo. «Certamente», ha precisato il Papa, «questa fede cambia il mondo solo se ci assumiamo le nostre responsabilità storiche». Di qui, l’invito a offrire «nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l’uomo all’individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza».
Ascoltando il primo discorso del pontefice, si aveva in effetti l’impressione che Leone XIV stesse mandando, con pacatezza, due avvertimenti. Uno, rivolto ai monegaschi, per invitarli a non dormire sugli allori della ricchezza materiale e di impiegarla per aiutare i meno fortunati. Un altro riguardava invece le nazioni europee e occidentali sempre più laicizzate. Paesi come quella Francia che circonda il piccolo principato di Monaco e nella quale Leone XIV ieri non ha messo piede, dove la secolarizzazione è considerata una sorta di «conquista sociale» e spacciata come un passo in avanti verso «progressi» quale l’aborto o l’eutanasia.
Ed è proprio della difesa della vita che ha parlato il Papa, sia nel primo discorso sia nei suoi altri interventi della giornata. Sempre dalla loggia del palazzo dei principi, Leone XIV ha ricordato che la religione cattolica di Stato «impegna i cristiani a diventare nel mondo un Regno di fratelli e sorelle, una presenza [...] pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in ogni momento e in ogni condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla tavola della fraternità».
Dopo un intervento nella cattedrale di Monaco, il Papa si è recato nella chiesetta di Santa Devota, la patrona del principato, che ne ospita le reliquie insieme a quelle di San Carlo Acutis. Qui ha incontrato i giovani cattolici e i catecumeni della città Stato, che riceveranno il battesimo a Pasqua. Parlando dei due giovani santi di epoche diverse, venerati in questo luogo di culto, il Papa ha invitato i giovani «a riflettere sul fatto che il bene è più forte del male, anche quando, a volte, sembra nell’immediato avere la peggio». Quindi ha ripreso il concetto delle piccole-grandi tracce lasciate da chi testimonia la fede in Cristo che è «un seme che può raggiungere e fecondare cuori e luoghi lontani», un grande messaggio di speranza per i giovani e non solo.
Il tema della difesa della vita è stato ripreso dal pontefice nell’omelia della messa da lui presieduta allo stadio Louis II di Monaco. Prendendo spunto dal brano del Vangelo proclamato qualche minuto prima, il Santo padre è partito dal «verdetto di Caifa» che «nasce da un calcolo politico che ha alla base la paura», per mostrare i «due moti opposti». Da una parte la «rivelazione di Dio» in Gesù Cristo che «mostra il suo volto come Signore onnipotente» e, dall’altra, «l’agire occulto di potenti autorità, pronte a uccidere senza scrupoli». Papa Leone XIV ha ribadito che «il Signore libera dal dolore [...] mentre manifesta il vero nome della sua onnipotenza: misericordia». Quella stessa «misericordia che salva il mondo: si prende cura di ogni esistenza umana, da quando sboccia nel grembo a quando appassisce e in ogni sua fragilità». Poi la citazione del suo predecessore: «come ci ha insegnato papa Francesco, la cultura della misericordia respinge la cultura dello scarto».
Un altro concetto sviluppato nell’omelia del Santo padre è stato quello dei tanti idoli che tutti noi veneriamo senza magari nemmeno accorgercene. Il Papa ha spiegato che la parola idolo significa «piccola idea» e cioè «una visione diminuita che rimpicciolisce non solo la gloria dell’Onnipotente [...] ma anche la mente dell’uomo». Il pontefice ha ribadito che «Dio non ci abbandona in queste tentazioni» provocate dagli idoli e «come insegna Sant’Agostino» nel De civitate Dei, «l’uomo si libera dal loro dominio quando crede in colui che per risollevarlo, ha offerto un esempio di umiltà».
Non è mancato l’appello per la pace. «Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra!», ha detto il Papa. «La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere».






