
I conti pubblici francesi non tornano più e c’è chi pensa di mettere le mani nelle tasche dei contribuenti d’Oltralpe per ripianare i debiti. L’idea è venuta alla Corte dei Conti di Parigi per recuperare il miliardo e mezzo rappresentato da certe prestazioni sanitarie non pagate dagli utenti dell’Assurance maladie, il sistema pubblico di assicurazione sanitaria francese.
In effetti, una parte delle spese mediche (visite, esami, medicinali, eccetera) resta a carico degli utenti. Si tratta di franchigie che, in generale, ammontano a pochi euro e che sono comunque anticipate dal sistema sanitario, ma non sempre rimborsate da chi ne ha beneficiato. E così, 1 euro di qua, 10 euro di là, si è formato un buco da 1,5 miliardi di euro che zavorra il bilancio della Sécu, la previdenza sociale francese. Della legge di bilancio della Sécu si discuterà in Parlamento solo in autunno ma, ieri, la Corte dei Conti ha già proposto alcune misure per recuperare almeno 500 milioni di euro.
Come riportato da Le Figaro, la Corte dei Conti consiglia di realizzare una «procedura di prelievo sul conto corrente bancario (dei beneficiari di prestazioni sanitarie, ndr) e l’estensione a questi dispositivi della procedura di recupero coattivo, già esistente per gli importi indebitamente percepiti». Certo, come ricorda il quotidiano, tra il 2020 e il 2024, solo il 78% delle franchigie sanitarie è stato rimborsato. Ed è anche vero che i giudici contabili auspicano anche una semplificazione del meccanismo delle franchigie.
Tuttavia non si può non constatare che, in Francia, non tutti pagano questi piccoli contributi. Come si legge sul sito dell’Assurance maladie, ameli.fr, «tutte le persone sono soggette alla franchigia, tranne: i bambini e i giovani di età inferiore ai 18 anni; i beneficiari della Complémentaire santé solidaire (Css) o dell’assistenza medica statale (Ame); le donne incinte [...]; le minorenni per la contraccezione e la contraccezione d’emergenza senza il consenso dei genitori; le vittime di un atto terroristico, per le spese sanitarie legate a tale evento». Poco dopo, si legge anche questa precisazione, «i titolari di una pensione militare d’invalidità [...] e delle vittime di guerra sono esentati dal pagamento della franchigia, ma soltanto per le cure fornite gratuitamente dallo Stato e rese necessarie dalle infermità che danno diritto alla pensione. Per le altre cure, cioè quelle non legate a malattie, invalidità o ferite di guerra, essi sono esonerati dal ticket moderatore ma non dalla franchigia».
In estrema sintesi, stranieri irregolari beneficiari dell’Ame, curati in modo gratuito, oppure una ragazzina che scopre di essere incinta e vuole abortire, non dovranno spendere nemmeno 1 euro, per ricevere le prestazioni previste dal sistema sanitario. Invece un francese che non ha un reddito abbastanza basso per essere considerato «povero» o un militare tornato mutilato da un’operazione, tipo in Afghanistan, che deve magari farsi otturare un dente, dovrà pagare la franchigia. Questo anche se il primo paga i contributi e il secondo ha rischiato la vita per il suo Paese. Le Figaro ricorda anche che i residenti dell’isola di Mayotte, il dipartimento francese d’Oltremare situato tra il Mozambico e il Madagascar, sono compresi tra i 18 milioni di assistiti esenti dalle franchigie sanitarie.
È interessante ricordare che la Corte dei Conti transalpina è guidata dallo scorso febbraio da Amélie de Montchalin, macronista di ferro e che, fino a quella data, era ministro dei Conti pubblici. È lo stesso Emmanuel Macron che l’ha nominata, come previsto dalla legge francese.
Ma nonostante il fatto che sia sempre più difficile riempire le casse statali transalpine e che il Paese non attraversi un bel periodo, la priorità sembra essere una sola: la dolce morte. Il presidente dell’Assemblea nazionale, la macronista Yaël Braun-Pivet, vorrebbe arrivare all’approvazione della legge sul fine vita prima del 14 luglio. Il Senato ha già respinto precedenti versioni del testo. Serviranno quindi altri passaggi nelle due Camere e un voto in quella bassa, che avrà l’ultima parola. Qui il premier, Sebastien Lecornu, potrà giocare un ruolo importante a favore o contro la legge. Anche per questo il collettivo Soins de vie, composto da sanitari contrari a eutanasia e suicidio assistitito hanno chiesto un’«udienza urgente» a Lecornu.
Se la dolce morte venisse legalizzata Oltralpe, qualcuno potrebbe arrivare anche a proporre che eutanasie e suicidi assistiti siano rimborsati al 100% dall’Assurance maladie come già avviene con gli aborti. E magari anche la Gpa, l’utero in affitto. D’altra parte, l’ex premier macronista, Gabriel Attal, che ha ufficializzato recentemente la sua candidatura all’Eliseo, su Le Parisien si è detto favorevole alla riapertura del dibattito su questa pratica.
Chissà, magari, in un futuro distopico, la sanità francese ritroverà un equilibrio finanziario pescando direttamente nei conti correnti dei contribuenti invece di smettere di rimborsare la morte legalizzata dei più vulnerabili.
















