Il papà fu un alto papavero del Pcus. Dalla sua banca sparirono 10 milioni
Siim Kallas (Ansa)
Il marito dell’ex premier estone ha fatto affari con la Russia nonostante le sanzioni.

Se in veste di Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas è la paladina antirussa per eccellenza, la situazione è ben diversa dentro i confini estoni, visto che il padre e il marito hanno intrattenuto rapporti ben saldi con l’Urss prima e con la Russia poi. Kallas bifronte, dunque: a Bruxelles prevale il fronte comune contro Mosca, mentre tra le mura domestiche hanno la meglio affari e politica.

Il padre, Siim Kallas, fondatore del Partito riformatore estone, dall’indipendenza dell’Estonia ha assunto diversi incarichi nel governo, tra cui quello di ministro degli Esteri e delle Finanze, fino a diventare premier nel 2002. Eppure, durante la Guerra fredda, Kallas senior è stato membro del Pcus, il Partito comunista sovietico, dal 1972 al 1990. In quegli anni non si era quindi di certo dedicato all’attività di dissidente, ricoprendo addirittura il ruolo di ministro delle Finanze della Repubblica socialista sovietica estone dal 1975 al 1979. E il suo passato era tornato a bussare alle porte, quelle di Bruxelles, dopo la nomina a commissario europeo per gli Affari economici e monetari nel 2004 (commissione Prodi). Al momento della sua candidatura, il suo curriculum era stato causa di imbarazzo, vista anche una mozione del Ppe approvata nel febbraio dello stesso anno in cui si richiedeva che agli ex dirigenti comunisti non fossero affidati incarichi di rilievo nelle istituzioni dell’Ue. All’epoca lui si era difeso in un’intervista rilasciata a European voice, spiegando di aver aderito al partito comunista convinto che «il sistema potesse essere cambiato dall’interno». E per discolparsi aveva aggiunto: «Ho persino tenuto lezioni che promuovevano l’economia di mercato».

Ma il padre di Kaja Kallas ha dovuto far fronte anche a un altro scandalo, risalente agli anni in cui aveva ricoperto il ruolo di direttore della Banca estone dal 1991 al 1995: la scomparsa di 10 milioni di dollari dalle casse pubbliche del Paese nel 1994. Ma non è tutto. Tornando a un passato più recente, con la guerra in Ucraina già iniziata e con Kaja Kallas primo ministro dell’Estonia, nell’agosto del 2023 è scoppiato un nuovo caso per presunti interessi commerciali del marito, Arvo Hallik, in Russia.

Come riportava il Guardian, la Stark logistics, azienda di cui Hallik deteneva una quota del 25%, avrebbe continuato a fare affari con Mosca nonostante la guerra. I due coniugi avevano reso noto che la Stark stava aiutando l’azienda estone Metaprint a terminare gli affari in Russia. Ma secondo i media locali, Metaprint, dall’inizio della guerra in Ucraina a novembre 2022, avrebbe venduto beni a Mosca per un valore di 17 milioni di euro. Poco dopo il marito aveva annunciato la vendita della sua quota, nonché le dimissioni dal consiglio di amministrazione. Contro Kallas era intervenuto il presidente estone, Alar Karis, secondo cui questi legami con Mosca avevano messo «in discussione la credibilità dello Stato estone». Anche l’opposizione era insorta, chiedendo le dimissioni di Kallas. Urmas Reinsalu, del partito Isamaa, a tal proposito era intervenuto dicendo: «Un leader di governo privo di capitale morale rappresenta anche una minaccia per la sicurezza, in quanto compromette la nostra credibilità internazionale per quanto riguarda una politica di sanzioni risoluta e un continuo sostegno all’Ucraina». E, nel tentativo di svincolarsi dalle accuse, Kallas aveva dichiarato di non essere coinvolta nel business di Hallik, dichiarando: «Io e mio marito non parliamo di affari a casa». Ma prendendo le parti del coniuge, aveva anche aggiunto, come riportava Reuters: «Quello di cui sono assolutamente certa e fiduciosa è che le aziende di mio marito non stanno svolgendo alcuna attività immorale».

Gli strascichi della vicenda non si erano fatti attendere: secondo i sondaggi che aveva pubblicato l’emittente pubblica Err, oltre la metà degli estoni erano concordi sulle dimissioni di Kallas dal ruolo di primo ministro.

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