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2023-05-28
L’opposizione crea il caso RaiNews24: «Trasmesso il comizio della destra»
Ansa
Una tempesta in un bicchier d’acqua: Pd e M5s attaccano la Rai per la trasmissione del comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra per le comunali di Catania, che si è svolto venerdì sera con la presenza di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, ma trattasi più che altro di «guerra preventiva», scatenata non a caso in un momento in cui la tv pubblica sta voltando pagina, con il pacchetto di nuove nomine ancora da completare. Il comizio è stato trasmesso su RaiNews24, il canale all news di Viale Mazzini, e l’opposizione si è immediatamente agitata, annunciando che del caso si interesserà la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai: «Apprendo dalle segnalazioni di diversi gruppi parlamentari», dice la presidente della Commissione, Barbara Floridia del M5s, «che su RaiNews24 sarebbe andata in onda in diretta il comizio organizzato dal centrodestra a sostegno del candidato sindaco di Catania. La commissione di Vigilanza valuterà con estrema attenzione questo caso per tutti i profili di competenza. Si potrebbe profilare una violazione importante della par condicio», aggiunge la Floridia, «e del pluralismo che il servizio pubblico non si può assolutamente permettere».
«Quanto accaduto venerdì sera», scrivono in una nota i componenti Pd della commissione, «è preoccupante. Rainews24 ha trasmesso da Catania il comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Sicilia. E le altre amministrative? Le altre città? Chiediamo che il direttore di RaiNews24, Paolo Petrecca, venga immediatamente a riferire in commissione. La tv all news pubblica non deve e non può in alcun modo essere la tv di regime», aggiungono i dem, «bensì deve rimanere servizio pubblico di tutta la collettività e quindi deve rispettare la par condicio e il pluralismo dell’informazione di tutte le forze politiche».
Interpellato sulla vicenda, il vicepremier Matteo Salvini risponde con pacatezza: «Io non faccio i palinsesti», commenta, «parlavo in piazza a Catania, non sapevo chi mandava in onda il comizio o chi lo ascoltava, quindi lascio ad altri il dibattito sulla Rai. Ricordo solo a me stesso che il merito deve prevalere ovunque, anche sulle radio e sulle tv pubbliche, visto che sono pagate dal contribuente italiano». «L’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio», informa l’azienda, «è stato prontamente informato e ha preso contatto con il direttore di RaiNews24 per ribadire l’importanza di una corretta rappresentazione del dibattito politico. Il direttore di RaiNews24 ha precisato che la testata nell’arco della giornata ha dato ampio spazio a tutte le forze politiche». A quanto apprende La Verità da fonti autorevoli, nell’arco delle 24 ore di venerdì, quindi prima che scattasse il silenzio elettorale, su RaiNews24 l’equilibrio tra le varie forze politiche è stato totale, e la copertura televisiva della manifestazione di Catania era stata prevista, su richiesta dei tg, per la presenza del presidente del Consiglio. La commissione di Vigilanza, se e quando ascolterà Petrecca, non farà altro che prendere atto di questo dato, oggettivo e impossibile da confutare in quanto verificabile da chiunque sia munito di un cronometro funzionante.
Sulla vicenda non poteva mancare la solita polemica dell’Usigrai, iperpoliticizzato sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini che, come di consueto, attacca il centrodestra, anche se stavolta si spacca al suo interno: «L’Usigrai», recita una nota diffusa dall’esecutivo del sindacato, «esprime forte preoccupazione per quanto avvenuto venerdì sera su Rainews24. Il canale all news del servizio pubblico ha trasmesso l’intervista integrale alla presidente del Consiglio al Festival dell’economia di Trento e il comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Sicilia, ignorando le iniziative delle altre forze politiche che contemporaneamente erano in programma in altre città. Se qualcuno pensa che il cambio del vertice aziendale, la recente tornata di nomine, possano garantire mani libere per trasformare il servizio pubblico in servizio di governo», prosegue la nota, «è sulla strada sbagliata. Se questi sono il pluralismo e la meritocrazia che ha in mente la presidente Meloni anche per la Rai, l’Usigrai è pronta ad attivarsi in tutte le sedi e con ogni forma per il rispetto del contratto di servizio e dei suoi principi fondanti». Come detto, però, all’interno stesso del sindacato c’è chi si dissocia dall’attacco politico dell’Usigrai. La componente di minoranza del sindacato, Pluralismo e libertà, azzanna: «Usigrai», scrive in un comunicato, «farebbe bene a occuparsi dei veri ammanchi, che non riguardano il pluralismo, ma i soldi degli iscritti misteriosamente spariti dai conti correnti. Per quanto riguarda la chiusura della campagna elettorale del centrodestra a Catania, RaiNews24 non ha trasmesso il comizio in maniera integrale, come capziosamente affermato, ma ha semplicemente trasmesso quelli che in gergo vengono definiti affacci di tre minuti a testa ai vicepremier Salvini e Tajani, e di quattro minuti per il premier Meloni. Interventi bilanciati, nel corso della giornata, per una durata complessiva pari a quella degli esponenti di centrosinistra», aggiunge la minoranza interna dell’Usigrai, «con i sonori trasmessi dei leader delle opposizioni Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Non sarà che chi alza polveroni è a caccia di poltrone, data la partita ancora aperta sui vicedirettori?». A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si indovina.
Alle urne rischiano Schlein e Conte
Oggi (dalle 7 alle 23) e domani (dalle 7 alle 15) sono in programma i ballottaggi delle amministrative. Si torna alle urne nelle città dove, due settimane fa, nessun candidato a sindaco è riuscito a superare il 50% dei voti e a essere eletto. I ballottaggi riguardano un totale di 1.340.688 elettori. Si vota in 41 Comuni tra i quali un capoluogo di regione, Ancona, e sei capoluoghi di provincia: Vicenza, Massa, Pisa, Siena, Terni e Brindisi. Oggi e domani si vota anche per il primo turno in 118 Comuni siciliani, tra cui Trapani, Siracusa, Ragusa e Catania, e in Sardegna, dove gli elettori andranno alle urne per il primo turno delle comunali in 39 comuni. Gli eventuali ballottaggi, in Sicilia e Sardegna, sono in programma domenica 11 e lunedì 12 giugno.
Curiosità: in Sicilia per vincere al primo turno basta raggiungere il 40% dei voti, meccanismo elettorale che il centrodestra vorrebbe estendere a tutto il territorio nazionale. Due settimane fa, lo ricordiamo, il primo turno ha visto il centrodestra conquistare già quattro capoluoghi, Treviso, Sondrio, Imperia e Latina, mentre il centrosinistra ha prevalso a Brescia e Teramo.
Per quel che riguarda i ballottaggi di oggi e domani, ad Ancona la sfida è tra Ida Simonella (41% al primo turno) del centrosinistra e Daniele Silvetti (45%) del centrodestra. A Vicenza hanno raggiunto il ballottaggio il candidato del centrosinistra, Giacomo Possamai, (46,% al primo turno) e quello del centrodestra, Francesco Rucco (44%). A Massa si sfidano al secondo turno Francesco Persiani, sostenuto da Lega e Forza Italia (35%) ed Enzo Ricci del centrosinistra (30%). A Pisa duello tra Michele Conti, candidato del centrodestra, che al primo turno ha sfiorato la vittoria con il 49,96%, e Paolo Martinelli, candidato di centrosinistra e M5s, che si è fermato al 41%. A Siena ballottaggio al femminile, tra la candidata del centrodestra Nicoletta Fabio (30% due settimane fa) e quella del centrosinistra, Anna Ferretti (28%). A Terni in campo il candidato del centrodestra Orlando Masselli (35% due settimane fa) e Stefano Bandecchi, sostenuto da Alternativa popolare (28%). A Brindisi, al ballottaggio si affrontano il candidato del centrosinistra, Roberto Fusco (32%), e Giuseppe Marchionna del centrodestra (44%). Per quel che riguarda invece i Comuni al primo turno, attenzione massima su Catania, dove corrono sette candidati: Maurizio Caserta, sostenuto da Pd, M5s, Avs e tre liste civiche; Enrico Trantino (Lega, Fdi, Fi altri cinque movimenti); Vincenzo Drago (Socialismo democratico Psdi); Giuseppe Giuffrida (Catania risorse); Giuseppe Libera (Movimento popolare catanese); Gabriele Savoca (De Luca per Catania e Sud chiama Nord) e Lanfranco Zappalà (lista Lanfranco Zappalà).
Il significato politico delle amministrative è sempre limitato, ma è evidente che la tensione si respira per lo più nel campo delle opposizioni, mentre il centrodestra naviga tranquillo, con i sondaggi che premiano costantemente Giorgia Meloni e i partiti della coalizione. Elly Schlein, invece, si ritrova ad affrontare il primo test elettorale da quando ha assunto la leadership del Pd, e considerato che le comunali solitamente fanno registrare buoni risultati per le sinistre un flop sarebbe una sonora bocciatura per la segretaria.
Giuseppe Conte, da parte sua, ha già assistito, al primo turno, alla disfatta del M5s, anche se non c’è limite al peggio e un’ennesima batosta, soprattutto in Sicilia, un tempo granaio di voti pentastellati, sarebbe drammatica in termini politici.
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Bufera sulle immagini del palco di Catania. Il M5s: «La Vigilanza intervenga». L’Usigrai: «L’azienda non è al servizio del governo». Il sindacato però si spacca. La minoranza: «Polemica inutile, pluralismo garantito».Oggi oltre 1 milione di italiani torneranno a votare. Elly Schlein teme un flop alle sue prime elezioni, soprattutto ad Ancona. Giuseppe Conte perde consensi al Sud.Lo speciale contiene due articoli.Una tempesta in un bicchier d’acqua: Pd e M5s attaccano la Rai per la trasmissione del comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra per le comunali di Catania, che si è svolto venerdì sera con la presenza di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, ma trattasi più che altro di «guerra preventiva», scatenata non a caso in un momento in cui la tv pubblica sta voltando pagina, con il pacchetto di nuove nomine ancora da completare. Il comizio è stato trasmesso su RaiNews24, il canale all news di Viale Mazzini, e l’opposizione si è immediatamente agitata, annunciando che del caso si interesserà la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai: «Apprendo dalle segnalazioni di diversi gruppi parlamentari», dice la presidente della Commissione, Barbara Floridia del M5s, «che su RaiNews24 sarebbe andata in onda in diretta il comizio organizzato dal centrodestra a sostegno del candidato sindaco di Catania. La commissione di Vigilanza valuterà con estrema attenzione questo caso per tutti i profili di competenza. Si potrebbe profilare una violazione importante della par condicio», aggiunge la Floridia, «e del pluralismo che il servizio pubblico non si può assolutamente permettere». «Quanto accaduto venerdì sera», scrivono in una nota i componenti Pd della commissione, «è preoccupante. Rainews24 ha trasmesso da Catania il comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Sicilia. E le altre amministrative? Le altre città? Chiediamo che il direttore di RaiNews24, Paolo Petrecca, venga immediatamente a riferire in commissione. La tv all news pubblica non deve e non può in alcun modo essere la tv di regime», aggiungono i dem, «bensì deve rimanere servizio pubblico di tutta la collettività e quindi deve rispettare la par condicio e il pluralismo dell’informazione di tutte le forze politiche». Interpellato sulla vicenda, il vicepremier Matteo Salvini risponde con pacatezza: «Io non faccio i palinsesti», commenta, «parlavo in piazza a Catania, non sapevo chi mandava in onda il comizio o chi lo ascoltava, quindi lascio ad altri il dibattito sulla Rai. Ricordo solo a me stesso che il merito deve prevalere ovunque, anche sulle radio e sulle tv pubbliche, visto che sono pagate dal contribuente italiano». «L’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio», informa l’azienda, «è stato prontamente informato e ha preso contatto con il direttore di RaiNews24 per ribadire l’importanza di una corretta rappresentazione del dibattito politico. Il direttore di RaiNews24 ha precisato che la testata nell’arco della giornata ha dato ampio spazio a tutte le forze politiche». A quanto apprende La Verità da fonti autorevoli, nell’arco delle 24 ore di venerdì, quindi prima che scattasse il silenzio elettorale, su RaiNews24 l’equilibrio tra le varie forze politiche è stato totale, e la copertura televisiva della manifestazione di Catania era stata prevista, su richiesta dei tg, per la presenza del presidente del Consiglio. La commissione di Vigilanza, se e quando ascolterà Petrecca, non farà altro che prendere atto di questo dato, oggettivo e impossibile da confutare in quanto verificabile da chiunque sia munito di un cronometro funzionante. Sulla vicenda non poteva mancare la solita polemica dell’Usigrai, iperpoliticizzato sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini che, come di consueto, attacca il centrodestra, anche se stavolta si spacca al suo interno: «L’Usigrai», recita una nota diffusa dall’esecutivo del sindacato, «esprime forte preoccupazione per quanto avvenuto venerdì sera su Rainews24. Il canale all news del servizio pubblico ha trasmesso l’intervista integrale alla presidente del Consiglio al Festival dell’economia di Trento e il comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Sicilia, ignorando le iniziative delle altre forze politiche che contemporaneamente erano in programma in altre città. Se qualcuno pensa che il cambio del vertice aziendale, la recente tornata di nomine, possano garantire mani libere per trasformare il servizio pubblico in servizio di governo», prosegue la nota, «è sulla strada sbagliata. Se questi sono il pluralismo e la meritocrazia che ha in mente la presidente Meloni anche per la Rai, l’Usigrai è pronta ad attivarsi in tutte le sedi e con ogni forma per il rispetto del contratto di servizio e dei suoi principi fondanti». Come detto, però, all’interno stesso del sindacato c’è chi si dissocia dall’attacco politico dell’Usigrai. La componente di minoranza del sindacato, Pluralismo e libertà, azzanna: «Usigrai», scrive in un comunicato, «farebbe bene a occuparsi dei veri ammanchi, che non riguardano il pluralismo, ma i soldi degli iscritti misteriosamente spariti dai conti correnti. Per quanto riguarda la chiusura della campagna elettorale del centrodestra a Catania, RaiNews24 non ha trasmesso il comizio in maniera integrale, come capziosamente affermato, ma ha semplicemente trasmesso quelli che in gergo vengono definiti affacci di tre minuti a testa ai vicepremier Salvini e Tajani, e di quattro minuti per il premier Meloni. Interventi bilanciati, nel corso della giornata, per una durata complessiva pari a quella degli esponenti di centrosinistra», aggiunge la minoranza interna dell’Usigrai, «con i sonori trasmessi dei leader delle opposizioni Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Non sarà che chi alza polveroni è a caccia di poltrone, data la partita ancora aperta sui vicedirettori?». A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si indovina.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/opposizione-rainews24-trasmesso-comizio-destra-2660714392.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="alle-urne-rischiano-schlein-e-conte" data-post-id="2660714392" data-published-at="1685248464" data-use-pagination="False"> Alle urne rischiano Schlein e Conte Oggi (dalle 7 alle 23) e domani (dalle 7 alle 15) sono in programma i ballottaggi delle amministrative. Si torna alle urne nelle città dove, due settimane fa, nessun candidato a sindaco è riuscito a superare il 50% dei voti e a essere eletto. I ballottaggi riguardano un totale di 1.340.688 elettori. Si vota in 41 Comuni tra i quali un capoluogo di regione, Ancona, e sei capoluoghi di provincia: Vicenza, Massa, Pisa, Siena, Terni e Brindisi. Oggi e domani si vota anche per il primo turno in 118 Comuni siciliani, tra cui Trapani, Siracusa, Ragusa e Catania, e in Sardegna, dove gli elettori andranno alle urne per il primo turno delle comunali in 39 comuni. Gli eventuali ballottaggi, in Sicilia e Sardegna, sono in programma domenica 11 e lunedì 12 giugno. Curiosità: in Sicilia per vincere al primo turno basta raggiungere il 40% dei voti, meccanismo elettorale che il centrodestra vorrebbe estendere a tutto il territorio nazionale. Due settimane fa, lo ricordiamo, il primo turno ha visto il centrodestra conquistare già quattro capoluoghi, Treviso, Sondrio, Imperia e Latina, mentre il centrosinistra ha prevalso a Brescia e Teramo. Per quel che riguarda i ballottaggi di oggi e domani, ad Ancona la sfida è tra Ida Simonella (41% al primo turno) del centrosinistra e Daniele Silvetti (45%) del centrodestra. A Vicenza hanno raggiunto il ballottaggio il candidato del centrosinistra, Giacomo Possamai, (46,% al primo turno) e quello del centrodestra, Francesco Rucco (44%). A Massa si sfidano al secondo turno Francesco Persiani, sostenuto da Lega e Forza Italia (35%) ed Enzo Ricci del centrosinistra (30%). A Pisa duello tra Michele Conti, candidato del centrodestra, che al primo turno ha sfiorato la vittoria con il 49,96%, e Paolo Martinelli, candidato di centrosinistra e M5s, che si è fermato al 41%. A Siena ballottaggio al femminile, tra la candidata del centrodestra Nicoletta Fabio (30% due settimane fa) e quella del centrosinistra, Anna Ferretti (28%). A Terni in campo il candidato del centrodestra Orlando Masselli (35% due settimane fa) e Stefano Bandecchi, sostenuto da Alternativa popolare (28%). A Brindisi, al ballottaggio si affrontano il candidato del centrosinistra, Roberto Fusco (32%), e Giuseppe Marchionna del centrodestra (44%). Per quel che riguarda invece i Comuni al primo turno, attenzione massima su Catania, dove corrono sette candidati: Maurizio Caserta, sostenuto da Pd, M5s, Avs e tre liste civiche; Enrico Trantino (Lega, Fdi, Fi altri cinque movimenti); Vincenzo Drago (Socialismo democratico Psdi); Giuseppe Giuffrida (Catania risorse); Giuseppe Libera (Movimento popolare catanese); Gabriele Savoca (De Luca per Catania e Sud chiama Nord) e Lanfranco Zappalà (lista Lanfranco Zappalà). Il significato politico delle amministrative è sempre limitato, ma è evidente che la tensione si respira per lo più nel campo delle opposizioni, mentre il centrodestra naviga tranquillo, con i sondaggi che premiano costantemente Giorgia Meloni e i partiti della coalizione. Elly Schlein, invece, si ritrova ad affrontare il primo test elettorale da quando ha assunto la leadership del Pd, e considerato che le comunali solitamente fanno registrare buoni risultati per le sinistre un flop sarebbe una sonora bocciatura per la segretaria. Giuseppe Conte, da parte sua, ha già assistito, al primo turno, alla disfatta del M5s, anche se non c’è limite al peggio e un’ennesima batosta, soprattutto in Sicilia, un tempo granaio di voti pentastellati, sarebbe drammatica in termini politici.
Ecco Edicola Verità, la rassegna stampa podcast del 22 gennaio con Flaminia Camilletti
Dopo la chiusura con il proscioglimento della vicenda giudiziaria che ha riguardato la nota influencer, di buono resta solo lo storico dolce.
Piercamillo Davigo (Ansa)
La vicenda prende forma nel rapporto tra Paolo Storari, sostituto procuratore a Milano, e Piercamillo Davigo, allora consigliere del Csm. È con Storari che si consuma il primo snodo decisivo. Le motivazioni affermano che Davigo non si limita a ricevere informazioni, ma «rafforza e legittima» la scelta di Storari di consegnargli i verbali dell’avvocato Piero Amara, coperti da segreto investigativo. Lo fa prospettando una tesi giuridica che la Corte definisce esplicitamente «tutt’altro che fondata»: l’idea che il segreto non sia opponibile al Csm e, per estensione, al singolo consigliere. Una prospettazione che, secondo i giudici, ha avuto un ruolo causale diretto nella rivelazione, integrando il concorso «dell’extraneus nel reato proprio».
Qui la sentenza insiste su un punto che rende la condotta di Davigo particolarmente grave: la piena consapevolezza delle regole. I giudici ricordano che anche laddove il Csm abbia poteri di acquisizione, questi sono rigorosamente incanalati in procedure formali: soggetti legittimati, passaggi istituzionali, protocollazione, possibilità per l’autorità giudiziaria di opporre esigenze investigative. Nulla di tutto questo avviene. I verbali passano di mano in modo informale, in un incontro riservato, su una chiavetta Usb. Per la Corte non è un dettaglio, ma la prova che Davigo sceglie consapevolmente di porsi fuori dalle regole. Ottenuti gli atti, il comportamento contestato non si ferma. Le motivazioni ricordano che Davigo, «violando i doveri inerenti alle proprie funzioni ed abusando della sua qualità», riferisce l’esistenza di atti coperti da segreto a più soggetti, tra cui il primo presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio e il consigliere Sebastiano Ardita. La Corte è esplicita: Davigo non aveva alcuna legittimazione a divulgare quelle informazioni «al di fuori di una formale procedura». Ed è proprio questo passaggio che porta i giudici a sottolineare come l’ex magistrato abbia agito «ergendosi a paladino della legalità», ma senza titolo. Un aspetto centrale delle motivazioni riguarda gli effetti istituzionali di questa scelta. I giudici parlano di una diffusione selettiva della conoscenza, che genera tensioni, diffidenze e prese di distanza all’interno del Csm. La procedura, osserva la Corte, serve proprio a evitare che notizie delicate circolino in modo incontrollato. Davigo, scegliendo la via informale, accetta - o sottovaluta - questo rischio, contribuendo a un corto circuito istituzionale che nulla ha a che vedere con la tutela della legalità.
La sentenza respinge anche uno degli argomenti difensivi più ricorrenti nel dibattito pubblico: l’assoluzione di Storari non travolge la responsabilità di Davigo. La condanna a un anno e tre mesi di reclusione segna così una cesura netta nella parabola del dottor Sottile, il cui comportamento è descritto dai giudici come abusivo, consapevole e privo di legittimazione. Ottima pubblicità per il Sì al referendum.
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Donald Trump (Ansa)
È stata una giornata di tensione, quella di ieri, tra le due sponde dell’Atlantico. Mentre l’Europarlamento sospendeva indefinitamente la ratifica dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Ue, Donald Trump è intervenuto al Forum di Davos, tenendo un intervento battagliero in cui ha criticato i Paesi europei su svariati fronti. «Certi luoghi in Europa, francamente, non sono più riconoscibili», ha dichiarato. «Vorrei che l’Europa andasse bene, ma non sta andando nella giusta direzione», ha aggiunto, citando «l’aumento della spesa pubblica, l’immigrazione di massa incontrollata e le importazioni straniere senza fine». «Qui in Europa abbiamo visto il destino che la sinistra radicale ha cercato di imporre all’America», ha anche affermato. Trump ha poi criticato il Vecchio continente sulla questione energetica. «Grazie alla mia vittoria elettorale a valanga, gli Stati Uniti hanno evitato il catastrofico collasso energetico che ha avuto luogo in ogni nazione europea, che ha perseguito il “Green new scam”: forse il più grande imbroglio della Storia», ha dichiarato, storpiando il nome del Green new deal («scam», in inglese, significa infatti «truffa»). Sotto questo aspetto, l’inquilino della Casa Bianca ha messo nel mirino l’energia eolica e ha sottolineato come il ricorso alla tecnologia green aumenti la dipendenza da Pechino. «Più turbine a vento ha un Paese, più ci perde. Gli stupidi le comprano, ma la Cina vince», ha detto. Trump è poi andato all’attacco della Danimarca sulla questione della Groenlandia («un pezzo di ghiaccio in cambio della pace»). «La Danimarca è caduta in mano alla Germania dopo appena sei ore di combattimenti ed è stata totalmente incapace di difendere sia sé stessa sia la Groenlandia. Quindi gli Stati Uniti sono stati costretti a farlo e lo abbiamo fatto», ha tuonato, riferendosi all’invasione della Danimarca da parte del Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale. Il presidente americano ha inoltre bollato Copenaghen come «ingrata», ribadendo di aver bisogno della Groenlandia per una necessità di «sicurezza nazionale strategica». Al tempo stesso, Trump ha però escluso l’uso della forza per acquisire l’isola più grande del mondo. «Non devo usare la forza, non voglio usare la forza, non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia», ha dichiarato, senza tuttavia rinunciare a mettere sotto pressione gli europei. «Potete dire di sì e vi saremo molto grati, oppure potete dire di no e ce ne ricorderemo», ha infatti affermato, riferendosi all’acquisizione dell’isola. In questo quadro, il presidente americano ne ha anche approfittato per dare una bacchettata alla Nato. «Gli Stati Uniti sono trattati in modo molto ingiusto dalla Nato. Diamo così tanto e riceviamo così poco in cambio». Insomma, Trump non ha risparmiato dure critiche agli alleati europei. Ma il presidente americano, ieri, si è occupato anche di vari dossier internazionali, a partire della crisi ucraina. «Credo che ora siano arrivati al punto in cui possono unirsi e raggiungere un accordo», ha affermato, parlando di Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. «Se non ci riescono», ha continuato, «sono stupidi. Questo vale per entrambi. E so che non sono stupidi. Ma se non ci riescono, sono stupidi». Ieri pomeriggio, la Cnn ha, in particolare, riferito che Trump dovrebbe incontrare oggi il presidente ucraino a Davos. Ma non è tutto. Oltre a sottolineare di avere un «ottimo rapporto» con il leader cinese, Xi Jinping, l’inquilino della Casa Bianca si è infatti espresso anche sul Medio Oriente, auspicando che Hamas proceda con il disarmo. «Se non lo faranno, saranno spazzati via. Molto rapidamente», ha affermato, per poi rivendicare gli attacchi statunitensi di giugno ai siti nucleari iraniani. «Erano molto vicini ad avere un’arma nucleare e li abbiamo colpiti duramente, e la distruzione è stata totale», ha detto. Tra l’altro, proprio ieri, il cardinal segretario di Stato, Pietro Parolin, ha reso noto che Trump ha invitato papa Leone XIV a entrare nel Board of peace per Gaza. Inoltre, sempre ieri, l’inquilino della Casa Bianca, a margine del Forum di Davos, ha avuto degli incontri con il presidente polacco, Karol Nawrocki, con quello egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, e con quello elvetico, Guy Parmelin, oltre che con il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. Con quest’ultimo, Trump ha annunciato di aver raggiunto un accordo sulla Groenlandia che, se dovesse concretizzarsi, offrirebbe un’«ottima soluzione» per i Paesi della Nato e scongiurerebbe i nuovi dazi americani ai Paesi europei.Nel suo intervento in Svizzera, Trump ha parlato anche di questioni interne: ha definito Jerome Powell uno «stupido», rendendo noto che annuncerà presto la scelta del suo successore. La centralità è comunque spettata alla politica internazionale, con speciale riferimento, alle crescenti tensioni con gli alleati europei. In particolare, chi, nel Vecchio continente, sta tornando a premere per la linea dura nei confronti della Casa Bianca è Emmanuel Macron che, proprio ieri, Trump ha deriso per gli occhiali da sole con cui si era presentato martedì. Il presidente francese sta del resto cercando di spingere Bruxelles a ricorrere allo strumento anti coercizione: uno scenario che acuirebbe le fibrillazioni transatlantiche. Non dimentichiamo che il vicepremier cinese, He Lifeng, ha criticato i dazi statunitensi. E che l’inquilino dell’Eliseo ha rafforzato i legami con Pechino. In Svizzera sta, insomma, andando in scena uno scontro geopolitico particolarmente serrato. Tuttavia, spingendo sul pedale della linea dura con Washington - soprattutto su input francese - gli europei rischiano di finire tra le braccia della Cina. Il che non sarebbe uno scenario esattamente allettante.
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