2023-10-07
Chi paga le Ong per portarci i clandestini
Dai grillini, nonostante gli strali del padre nobile Beppe Grillo che nel 2017 denunciò il «ruolo oscuro delle Ong», al Partito democratico: la politica giallorossa, nel nome dell’ideologia che vorrebbe imporre l’accoglienza a go go, non ha fatto mancare il proprio sostegno economico ai taxi del mare. E un piccolo contributo è arrivato perfino dal movimento delle Sardine.
Tutto è cominciato nel 2019, quando la pasionaria timoniera della Sea Watch, Carola Rackete, forzò il blocco navale voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, entrò nelle acque italiane e, dopo una manovra azzardata in porto, speronò pure una motovedetta della Guardia di finanza. I guai giudiziari di Rackete, a sinistra si trasformarono subito in un’operazione politica e scattò una raccolta di fondi per sostenere le spese legali della timoniera e per aiutare la Ong a pagare la multa (da 10.000 a 50.000 euro) elevata dalle autorità per la violazione del blocco navale. L’iniziativa, lanciata dal Partito democratico del Lazio, fu sostenuta anche dal gruppo dem in Campidoglio.
Nelle simpatie del partito ora guidato da Elly Schlein, però, c’è anche un’altra Ong: la Proactiva Open Arms. Il Pd toscano, lo scorso 4 settembre, ha annunciato di sostenere l’Organizzazione non governativa spagnola con una donazione e con una raccolta fondi. «Salvare le vite non è una colpa, ma un dovere morale», hanno sbandierato i dem mentre il taxi del mare era fermo nel porto di Marina di Carrara (è stata multata e sanzionata per non aver rispettato il Codice di comportamento voluto dal ministro Matteo Piantedosi). Ed ecco il messaggio con cui i dem hanno accompagnato la donazione: «Il Pd Toscana è con voi, vi ringrazia e sostiene le vostre missioni in mare con cui vengono salvate da morte certa centinaia di persone».
Ovviamente il segretario toscano Emiliano Fossi, che la stampa locale ha ribattezzato «il ragazzo di Gorinello», rione di San Piero a Ponti a Campi Bisenzio, e che appena si è insediato in segreteria ha dichiarato «Mi piace il rosso», ha condito il tutto con il suo proclama: «L’idea che un nostro contributo si trasformi in pasti, salvagenti, abiti, coperte e opere di manutenzione di questa nave pronta a salpare di nuovo, ci fa sentire parte delle loro missioni, mentre sosteniamo politicamente ogni giorno una politica migratoria fatta di accoglienza». E ha annunciato: «Stiamo promuovendo ulteriori iniziative di solidarietà nelle nostre federazioni locali e raccolte fondi tra i parlamentari».
Lo stesso segretario del Pd, Elly Schlein, aveva avviato una raccolta fondi, nel 2019, per Sea Watch 3 di Carola Rackete, quando era una semplice europarlamentare. Non raccolse molti soldi sulla piattaforma Gofundme, poco più di 3.000 euro, ma in quell’anno la raccolta fondi per Sea Watch toccò cifre molto importanti, che arrivarono in appena 2 giorni a più di 300.000 euro, che sarebbero dovuti servire per le spese legali della capitana Rackete. In passato fu Matteo Orfini a inviare 1.500 euro sul conto di Mediterranea saving humans dell’ex No global Luca Casarini aperto da Banca Etica per le sottoscrizioni.
In aiuto di Mediterranea sono corsi anche gli irriducibili rossi di Potere al popolo Palermo. Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, all’epoca rispettivamente sindaci di Napoli e Palermo, non offrirono fondi per la Ong di Casarini ma il patrocinio dei Comuni che amministravano per le iniziative sui migranti. Mentre le Sardine, dopo aver sostenuto anche Mediterranea, si sono buttate sul progetto di Resq People saving people, Ong che ha come presidente onorario l’ex pubblico ministero Gherardo Colombo.
I due fondatori del movimento, Mattia Santori e Giulia Trappoloni, spiegarono: «C’è chi impacchetta la porta di Lampedusa, chi insulta Carola Rackete, chi accoglie gli sbarchi con manifestazioni di sdegno e chi firma i decreti sicurezza. Non è più tempo di stare a guardare, l’indignazione non basta. Per questo dopo aver sostenuto la raccolta fondi di Mediterranea, sosterremo una nuova avventura, perché non vogliamo abituarci a chi muore di fronte alle nostre coste». Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, invece, è da anni impegnato nel finanziamento di Emergency. Parte dei soldi delle indennità parlamentari vengono ogni anno indirizzati verso alcuni progetti. Così, nel 2022, hanno stanziato più di 2 milioni di euro a vari organizzazioni non governative, tra cui una parte è stata destinata a quella fondata da Gino Strada per la creazione di un centro di eccellenza di cardochirurgia a Khartoum e un altro in Sierra Leone.
Ma ai pentastellati non è andata sempre benissimo quanto a donazioni. Medici senza frontiere, attiva in mare con un suo equipaggio sulla Geo Barents, gli ha rispedito i fondi indietro con questa motivazione: «Ringraziamo i tanti iscritti del Movimento 5 stelle che hanno scelto Msf tra le organizzazioni a cui destinare le restituzioni dei portavoce. Tuttavia, in quanto organizzazione medico-umanitaria impegnata nelle emergenze e nei conflitti in tutto il mondo, non possiamo ricevere fondi da movimenti politici, a garanzia della nostra indipendenza, imparzialità e neutralità».
Il salvagente economico per le navi arriva pure da banche, Chiesa e Gedi
Per capire come si finanziano le Ong che ogni giorno soccorrono i migranti nel Mediterraneo, basta prendere il rapporto annuale delle attività di Sos Méditerranée Italia del 2022. In 33 pagine viene spiegato come la Ocean Viking, l’imbarcazione a cui si appoggiano per le operazioni in mare, non potrebbe operare senza l’aiuto determinante di fondi esteri, soprattutto di quelli delle fondazioni private. Una raccolta fondi che costituisce il 52% delle entrate dello scorso anno.
In totale, si legge «le entrate del 2022 sono state di 580.000 euro», con «un incremento del 21% rispetto all’anno precedente e del 41%» per quanto riguarda la «raccolta fondi». In pratica, la quasi totalità delle risorse «arriva da donatori privati», fatta eccezione per i 10.000 euro di Regione Lombardia «destinati alla copertura di un programma di formazione dei lavoratori». Tra il 2021 e il 2022 queste entrate sono di fatto raddoppiate. Se due anni fa la raccolta fondi da fondazioni e aziende aveva costituito il 37% delle entrate, con 168.000 euro, nel 2022 i proventi da questo filone sono stati di 302.000, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente. Il 5X1000 contribuisce per appena il 7%, mentre non esistono quote associative.
Il donatore più importante che. nel rapporto di Sos Mediterranee viene definito «storico», è l’Acri - Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio spa, che contribuisce con più di 250.000 euro. L’Acri (solo nel 2022 ha promosso la quarta edizione dell’iniziativa «Progetto migranti 2022», alla quale hanno aderito 15 Fondazioni, tra cui Cariplo e di San Paolo, per uno stanziamento complessivo di 1.230.000 euro) è una delle realtà più importanti, anche perché riunisce 107 soci, di cui ben 83 fondazioni di origine bancaria che vantano una strategica quota di minoranza dentro Cassa depositi e prestiti. Il presidente è Francesco Profumo, numero uno della Fondazione Compagnia di San Paolo, in scadenza nel 2024.
La Ong Sos Mediterranee ha potuto contare sia nel 2021 sia nel 2022 sull’appoggio del Gruppo editoriale Gedi della famiglia Agnelli, gli editori di Repubblica e La Stampa. Non solo. Nel mondo dei media, si registrano anche Sky group limited, ItaliaOnline, Edizioni Piemme (Gruppo Mondadori) o Ogury. Oltre a questi, va segnalato il sostegno della Cgil di Maurizio Landini e dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia. Il grosso delle entrate, però, arriva dall’estero, perché per le operazioni in mare sono costate, nel 2022, più di 8 milioni di euro, garantiti dal network internazionale della Ong, con «l’associazione francese», la capofila, «che garantisce la gestione amministrativa del dipartimento delle operazioni internazionale» ed è responsabile della gestione della nave.
Anche Mediterranea Saving Humans, altre organizzazione non governativa, conferma nei propri bilanci come, tra i finanziatori più importanti, ci siano soprattutto «Fondazioni o organizzazioni legate al soccorso in mare». Anche qui le entrate sono aumentate rispetto allo scorso anno. Per Mediterranea sono state pari a 983.693 euro, con un aumento pari al 65% rispetto al 2020 quando c’erano state donazioni per 597.455. «Del resto», si legge nel bilancio, «anche la base associativa è più che decuplicata, passando da 247 del 2020 a 2.724 del 2021». Il supporto fondamentale arriva dalla Chiesa, in particolare «dalla Conferenza episcopale siciliana e da singole diocesi». Il conto di Mediterranea è in Banca Etica che sul fronte dell’accoglienza migranti e cooperazione internazionale nel 2022 ha erogato 39 milioni di euro a favore di 131 organizzazioni. Negli anni scorsi, era finita persino nelle carte di un’inchiesta della Procura di Ragusa sul favoreggiamento aggravato dell’immigrazione.
In pratica la società danese Maersk aveva inviato un bonifico di 125.000 euro il 30 novembre 2020 proprio su un conto di Banca Etica, con la causale: «Servizi di assistenza in acque internazionali». Per la Procura di Ragusa, si trattava di «del compenso per il trasbordo su nave Mare Jonio di 27 migranti da una petroliera della Maersk, bloccata da un mese. I migranti vengono poi portati in Italia. Il conto è riconducibile a Idra social shipping srl, società armatrice dell’unica nave italiana nella flotta delle Ong, finanziata proprio da Banca popolare etica». Ma Banca Etica non ha fornito a Mediterranea solo prodotti bancari. Per la realizzazione del progetto di Mediterranea è stata «decisiva», spiega l’istituto sul suo sito web, la scelta degli strumenti finanziari: nel 2018 è stata concessa alla Ong una linea di credito da 465.000 euro. «Il fido», pubblicizza Banca Etica, «è anche garantito da alcuni parlamentari».
E le garanzie personali per il progetto dell’ex No global Luca Casarini e dell’ex consigliere regionale dei Verdi in Friuli Venezia Giulia che si è trasformato in armatore sociale, Alessandro Metz, le hanno fornite Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana), Erasmo Palazzotto (Partito democratico), Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente e già deputata di Liberi e uguali) e Nichi Vendola (fondatore di Sel ed ex governatore della Puglia). Inoltre, l’istituto ha offerto «supporto» al crowdfunding.
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I fondi (raddoppiati in un anno) arrivano da enti bancari, vescovi, Cgil, Regione Lombardia e dal gruppo che edita «Repubblica»e «La Stampa». Ma contribuiscono sostanziosamente anche Pd, M5s, Sardine, partito di Fratojanni e la Schlein in prima persona.Nel 2022 Sos Méditerranée raddoppia le entrate: da Acri sono arrivati oltre 250.000 euro, poi gli Elkann e Cgil. Vescovi, Banca Etica (39 milioni per i migranti lo scorso anno) e Fratojanni per la Mediterranea di Casarini.Lo speciale contiene due articoli.Dai grillini, nonostante gli strali del padre nobile Beppe Grillo che nel 2017 denunciò il «ruolo oscuro delle Ong», al Partito democratico: la politica giallorossa, nel nome dell’ideologia che vorrebbe imporre l’accoglienza a go go, non ha fatto mancare il proprio sostegno economico ai taxi del mare. E un piccolo contributo è arrivato perfino dal movimento delle Sardine.Tutto è cominciato nel 2019, quando la pasionaria timoniera della Sea Watch, Carola Rackete, forzò il blocco navale voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, entrò nelle acque italiane e, dopo una manovra azzardata in porto, speronò pure una motovedetta della Guardia di finanza. I guai giudiziari di Rackete, a sinistra si trasformarono subito in un’operazione politica e scattò una raccolta di fondi per sostenere le spese legali della timoniera e per aiutare la Ong a pagare la multa (da 10.000 a 50.000 euro) elevata dalle autorità per la violazione del blocco navale. L’iniziativa, lanciata dal Partito democratico del Lazio, fu sostenuta anche dal gruppo dem in Campidoglio.Nelle simpatie del partito ora guidato da Elly Schlein, però, c’è anche un’altra Ong: la Proactiva Open Arms. Il Pd toscano, lo scorso 4 settembre, ha annunciato di sostenere l’Organizzazione non governativa spagnola con una donazione e con una raccolta fondi. «Salvare le vite non è una colpa, ma un dovere morale», hanno sbandierato i dem mentre il taxi del mare era fermo nel porto di Marina di Carrara (è stata multata e sanzionata per non aver rispettato il Codice di comportamento voluto dal ministro Matteo Piantedosi). Ed ecco il messaggio con cui i dem hanno accompagnato la donazione: «Il Pd Toscana è con voi, vi ringrazia e sostiene le vostre missioni in mare con cui vengono salvate da morte certa centinaia di persone».Ovviamente il segretario toscano Emiliano Fossi, che la stampa locale ha ribattezzato «il ragazzo di Gorinello», rione di San Piero a Ponti a Campi Bisenzio, e che appena si è insediato in segreteria ha dichiarato «Mi piace il rosso», ha condito il tutto con il suo proclama: «L’idea che un nostro contributo si trasformi in pasti, salvagenti, abiti, coperte e opere di manutenzione di questa nave pronta a salpare di nuovo, ci fa sentire parte delle loro missioni, mentre sosteniamo politicamente ogni giorno una politica migratoria fatta di accoglienza». E ha annunciato: «Stiamo promuovendo ulteriori iniziative di solidarietà nelle nostre federazioni locali e raccolte fondi tra i parlamentari».Lo stesso segretario del Pd, Elly Schlein, aveva avviato una raccolta fondi, nel 2019, per Sea Watch 3 di Carola Rackete, quando era una semplice europarlamentare. Non raccolse molti soldi sulla piattaforma Gofundme, poco più di 3.000 euro, ma in quell’anno la raccolta fondi per Sea Watch toccò cifre molto importanti, che arrivarono in appena 2 giorni a più di 300.000 euro, che sarebbero dovuti servire per le spese legali della capitana Rackete. In passato fu Matteo Orfini a inviare 1.500 euro sul conto di Mediterranea saving humans dell’ex No global Luca Casarini aperto da Banca Etica per le sottoscrizioni.In aiuto di Mediterranea sono corsi anche gli irriducibili rossi di Potere al popolo Palermo. Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, all’epoca rispettivamente sindaci di Napoli e Palermo, non offrirono fondi per la Ong di Casarini ma il patrocinio dei Comuni che amministravano per le iniziative sui migranti. Mentre le Sardine, dopo aver sostenuto anche Mediterranea, si sono buttate sul progetto di Resq People saving people, Ong che ha come presidente onorario l’ex pubblico ministero Gherardo Colombo.I due fondatori del movimento, Mattia Santori e Giulia Trappoloni, spiegarono: «C’è chi impacchetta la porta di Lampedusa, chi insulta Carola Rackete, chi accoglie gli sbarchi con manifestazioni di sdegno e chi firma i decreti sicurezza. Non è più tempo di stare a guardare, l’indignazione non basta. Per questo dopo aver sostenuto la raccolta fondi di Mediterranea, sosterremo una nuova avventura, perché non vogliamo abituarci a chi muore di fronte alle nostre coste». Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, invece, è da anni impegnato nel finanziamento di Emergency. Parte dei soldi delle indennità parlamentari vengono ogni anno indirizzati verso alcuni progetti. Così, nel 2022, hanno stanziato più di 2 milioni di euro a vari organizzazioni non governative, tra cui una parte è stata destinata a quella fondata da Gino Strada per la creazione di un centro di eccellenza di cardochirurgia a Khartoum e un altro in Sierra Leone.Ma ai pentastellati non è andata sempre benissimo quanto a donazioni. Medici senza frontiere, attiva in mare con un suo equipaggio sulla Geo Barents, gli ha rispedito i fondi indietro con questa motivazione: «Ringraziamo i tanti iscritti del Movimento 5 stelle che hanno scelto Msf tra le organizzazioni a cui destinare le restituzioni dei portavoce. Tuttavia, in quanto organizzazione medico-umanitaria impegnata nelle emergenze e nei conflitti in tutto il mondo, non possiamo ricevere fondi da movimenti politici, a garanzia della nostra indipendenza, imparzialità e neutralità».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ong-finanziamenti-2665823652.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-salvagente-economico-per-le-navi-arriva-pure-da-banche-chiesa-e-gedi" data-post-id="2665823652" data-published-at="1696622908" data-use-pagination="False"> Il salvagente economico per le navi arriva pure da banche, Chiesa e Gedi Per capire come si finanziano le Ong che ogni giorno soccorrono i migranti nel Mediterraneo, basta prendere il rapporto annuale delle attività di Sos Méditerranée Italia del 2022. In 33 pagine viene spiegato come la Ocean Viking, l’imbarcazione a cui si appoggiano per le operazioni in mare, non potrebbe operare senza l’aiuto determinante di fondi esteri, soprattutto di quelli delle fondazioni private. Una raccolta fondi che costituisce il 52% delle entrate dello scorso anno. In totale, si legge «le entrate del 2022 sono state di 580.000 euro», con «un incremento del 21% rispetto all’anno precedente e del 41%» per quanto riguarda la «raccolta fondi». In pratica, la quasi totalità delle risorse «arriva da donatori privati», fatta eccezione per i 10.000 euro di Regione Lombardia «destinati alla copertura di un programma di formazione dei lavoratori». Tra il 2021 e il 2022 queste entrate sono di fatto raddoppiate. Se due anni fa la raccolta fondi da fondazioni e aziende aveva costituito il 37% delle entrate, con 168.000 euro, nel 2022 i proventi da questo filone sono stati di 302.000, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente. Il 5X1000 contribuisce per appena il 7%, mentre non esistono quote associative. Il donatore più importante che. nel rapporto di Sos Mediterranee viene definito «storico», è l’Acri - Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio spa, che contribuisce con più di 250.000 euro. L’Acri (solo nel 2022 ha promosso la quarta edizione dell’iniziativa «Progetto migranti 2022», alla quale hanno aderito 15 Fondazioni, tra cui Cariplo e di San Paolo, per uno stanziamento complessivo di 1.230.000 euro) è una delle realtà più importanti, anche perché riunisce 107 soci, di cui ben 83 fondazioni di origine bancaria che vantano una strategica quota di minoranza dentro Cassa depositi e prestiti. Il presidente è Francesco Profumo, numero uno della Fondazione Compagnia di San Paolo, in scadenza nel 2024. La Ong Sos Mediterranee ha potuto contare sia nel 2021 sia nel 2022 sull’appoggio del Gruppo editoriale Gedi della famiglia Agnelli, gli editori di Repubblica e La Stampa. Non solo. Nel mondo dei media, si registrano anche Sky group limited, ItaliaOnline, Edizioni Piemme (Gruppo Mondadori) o Ogury. Oltre a questi, va segnalato il sostegno della Cgil di Maurizio Landini e dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia. Il grosso delle entrate, però, arriva dall’estero, perché per le operazioni in mare sono costate, nel 2022, più di 8 milioni di euro, garantiti dal network internazionale della Ong, con «l’associazione francese», la capofila, «che garantisce la gestione amministrativa del dipartimento delle operazioni internazionale» ed è responsabile della gestione della nave. Anche Mediterranea Saving Humans, altre organizzazione non governativa, conferma nei propri bilanci come, tra i finanziatori più importanti, ci siano soprattutto «Fondazioni o organizzazioni legate al soccorso in mare». Anche qui le entrate sono aumentate rispetto allo scorso anno. Per Mediterranea sono state pari a 983.693 euro, con un aumento pari al 65% rispetto al 2020 quando c’erano state donazioni per 597.455. «Del resto», si legge nel bilancio, «anche la base associativa è più che decuplicata, passando da 247 del 2020 a 2.724 del 2021». Il supporto fondamentale arriva dalla Chiesa, in particolare «dalla Conferenza episcopale siciliana e da singole diocesi». Il conto di Mediterranea è in Banca Etica che sul fronte dell’accoglienza migranti e cooperazione internazionale nel 2022 ha erogato 39 milioni di euro a favore di 131 organizzazioni. Negli anni scorsi, era finita persino nelle carte di un’inchiesta della Procura di Ragusa sul favoreggiamento aggravato dell’immigrazione. In pratica la società danese Maersk aveva inviato un bonifico di 125.000 euro il 30 novembre 2020 proprio su un conto di Banca Etica, con la causale: «Servizi di assistenza in acque internazionali». Per la Procura di Ragusa, si trattava di «del compenso per il trasbordo su nave Mare Jonio di 27 migranti da una petroliera della Maersk, bloccata da un mese. I migranti vengono poi portati in Italia. Il conto è riconducibile a Idra social shipping srl, società armatrice dell’unica nave italiana nella flotta delle Ong, finanziata proprio da Banca popolare etica». Ma Banca Etica non ha fornito a Mediterranea solo prodotti bancari. Per la realizzazione del progetto di Mediterranea è stata «decisiva», spiega l’istituto sul suo sito web, la scelta degli strumenti finanziari: nel 2018 è stata concessa alla Ong una linea di credito da 465.000 euro. «Il fido», pubblicizza Banca Etica, «è anche garantito da alcuni parlamentari». E le garanzie personali per il progetto dell’ex No global Luca Casarini e dell’ex consigliere regionale dei Verdi in Friuli Venezia Giulia che si è trasformato in armatore sociale, Alessandro Metz, le hanno fornite Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana), Erasmo Palazzotto (Partito democratico), Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente e già deputata di Liberi e uguali) e Nichi Vendola (fondatore di Sel ed ex governatore della Puglia). Inoltre, l’istituto ha offerto «supporto» al crowdfunding.
Il sistema SAMP/T (NG) presentato alla caserma Santa Barbara di Sabaudia (Esercito Italiano)
Alla caserma Santa Barbara di Sabaudia, sede del Comando Artiglieria Controaerei (COMACA) sono stati consegnati all’Esercito Italiano i primi materiali dei sistemi d’arma missilistici Superficie-Aria SAMP/T New Generation (NG) e GRIFO.
Il SAMP/T NG, prodotto dalla joint venture industriale EUROSAM, costituita da MBDA Italia, MBDA France e THALES, è un sistema a medio raggio utilizzabile anche contro missili balistici (Medium Range Air Defense e Ballistic Missile Defense), frutto della cooperazione italo-francese pluridecennale che ha realizzato anche la precedente versione del SAMP/T già in dotazione all’Esercito, di cui il nuovo sistema costituisce l’evoluzione. Sviluppato all'interno di un programma iniziato nel 2021, il SAMP/T NG consegnato all’Esercito Italiano ha superiori performance, grazie alla capacità di intercetto da parte del nuovo missile Aster B1NT oltre i 150 km, e al radar Kronos grand mobile high power di Leonardo che garantisce il rilevamento della minaccia a oltre 350 km di distanza, incrementando così la protezione delle Forze dalle moderne minacce aeree e missilistiche, inclusi target balistici.
Il GRIFO, invece, sviluppato e prodotto da MBDA in Italia nell’ambito di un programma avviato nel 2019 che integra il nuovo missile CAMM-ER, garantirà la protezione delle Forze nel segmento a corta portata (Short Range Air Defense), grazie alle sue capacità di ingaggio e neutralizzazione di una pluralità di minacce provenienti dalla 3ª dimensione, tra cui velivoli ad ala fissa e ad ala rotante (inclusi droni), missili da crociera e missili anti-radar.
Entrambi i sistemi sono caratterizzati da elevata mobilità tattica, flessibilità e modularità d'impiego, e rappresentano una concreta risposta all’esigenza di assicurare una difesa integrata multilivello (stratificata) e omnidirezionale (a 360°) basata sulla disponibilità di molteplici sistemi, complementari e pienamente inter operabili, anche nelle reti di difesa aerea e missilistica nazionali e NATO.
La cerimonia di consegna, seguita da una dimostrazione d’impiego, si è svolta alla presenza della senatrice Isabella Rauti, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale di MBDA Italia Lorenzo Mariani, dell’Amministratore Delegato di EUROSAM, Anne Diaz de Tuesta e delle autorità civili.
La senatrice Rauti ha evidenziato: «Oggi qui si compie un passo avanti nel “Sistema Italia” sui binari della sicurezza del Paese e della difesa del futuro, diretti verso un obiettivo condiviso: l’ecosistema nazionale. La difesa dalla minaccia ibrida non può essere solo militare, servono cooperazione istituzionale, investimenti tecnologici e un nuovo rapporto tra Forze Armate, università e settore industriale. Investire nella sicurezza non è solo una necessità e non è solo una spesa ma un volano per la crescita economica nazionale, un motore di sviluppo in termini di ricadute, di indotto occupazionale, di esportazioni, di acquisizione di tecnologie competitive. Intercettare e neutralizzare le minacce della 3ª dimensione – questo l’obiettivo dei nostri nuovi sistemi missilistici – avviarci verso la realizzazione dello “scudo spaziale italiano” significa rafforzare la resilienza di infrastrutture e sistemi, tutelare i processi informativi, contrastare la disinformazione e proteggere i cittadini da campagne ostili che mirano a indebolire le istituzioni e la tenuta sociale. Significa costruire deterrenza difensiva e sicurezza nazionale».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello ha affermato: «La consegna dei sistemi di difesa controaerei SAMP-T NG e GRIFO rappresenta un significativo salto in avanti nello scenario della sicurezza, che nell’epoca attuale non può essere considerata scontata, ma richiede cooperazione, addestramento e prontezza operativa. Queste capacità, frutto di un lavoro attento e costante e di sinergie consolidate con l’industria della Difesa e con i Paesi alleati, confermano la necessità di saper governare non solo risposte efficaci alle minacce attuali, ma soprattutto la capacità di individuare le domande giuste per affrontare le sfide future. Siamo orgogliosi dello sforzo compiuto dalla Nazione per garantire all’Esercito queste capacità fondamentali per i nuovi compiti di difesa e deterrenza, per la protezione delle forze e per il bene supremo della sicurezza dei cittadini e del futuro del Paese».
L’Amministratore Delegato e Direttore Generale di MBDA Italia Lorenzo Mariani ha sottolineato: «Siamo veramente orgogliosi di essere giunti a questo importante traguardo nei tempi concordati con il cliente e, in alcuni casi, anticipandoli. Per la protezione dei nostri cieli, delle nostre persone e degli assetti più pregiati del Paese, l'Esercito può ora contare su questi nuovi sistemi tecnologicamente all’avanguardia per contrastare minacce che si fanno via via più sfidanti».
I sistemi, consegnati oggi al COMACA rispondono alle attuali esigenze operative di protezione delle forze, di aree e infrastrutture critiche e della popolazione, in linea con il percorso di rinnovamento e potenziamento delle capacità di ingaggio superficie-aria avviato dalla Difesa negli ultimi anni.
Dopo l’acquisizione del sistema SKYNEX, con il primo esemplare consegnato all’Esercito Italiano lo scorso dicembre, prosegue il programma di rinnovamento dei sistemi di difesa aerea, e la Forza armata compie un ulteriore passo nel processo di modernizzazione delle proprie capacità adottando tecnologie avanzate, progettate per incrementare l’efficacia e la sicurezza dei soldati sul campo di battaglia.
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Giorgia Meloni e Friedrich Merz (Ansa)
Al World economic forum, il cancelliere tratteggia una diagnosi lucida della situazione. È tornato il gioco delle grandi potenze, osserva, e ciò costituisce «una seria minaccia». «Le fondamenta» dell’ordine liberale «sono scosse», la vecchia architettura «si sta disfacendo a un ritmo mozzafiato». Eppure, «il nostro destino è nelle nostre mani. Abbiamo davanti a noi questo compito storico e la Germania vuole indirizzarlo giocando un ruolo chiave». Notare bene: nessun capo di Stato si vergogna più di confessare le ambizioni di grandezza della sua nazione.
Il leader della Cdu fa mea culpa e chiama in correità l’Europa: abbiamo «sprecato un incredibile potenziale di crescita […] rallentando le riforme e limitando inutilmente ed eccessivamente le libertà imprenditoriali e la responsabilità personale». Invece, «sicurezza» e «prevedibilità» devono «avere la precedenza» sulle «regolamentazioni eccessive». Sul banco degli imputati, senza bisogno di nominarla, finisce la transizione ecologica. «Dobbiamo ridurre in modo sostanziale la burocrazia», esorta Merz, che invoca addirittura un «freno d’emergenza» per interrompere la progressione di formalismi, scartoffie e apparati. È questo l’elemento cruciale, sul quale si salda il legame con il premier italiano: «Vogliamo un’Europa veloce e dinamica e un’amministrazione orientata al servizio».
Poi, c’è il nodo dell’«unione del mercato dei capitali», affinché «i nostri campioni» non dipendano «dai mercati esterni», bensì divengano capaci «di crescere, finanziarsi e andare in Borsa in Europa». È uno caposaldo del piano di Mario Draghi. Il tedesco riferisce di aver avuto con lui «una lunga conversazione su come procedere» ad attuarne le proposte, «di cui credo», ha lamentato Merz, che «appena il 10% siano state realizzate».
A suggellare le consonanze, arriverà oggi, nella capitale, il vertice intergovernativo di Villa Doria Pamphilj. Vi parteciperanno lo stesso cancelliere e la Meloni, oltre a una nutrita schiera di ministri, da Antonio Tajani ad Adolfo Urso. A margine, il dicastero degli Esteri organizzerà il Forum imprenditoriale Italia-Germania, all’interno del Grand hotel Parco dei principi. L’integrazione economica tra i due Paesi, d’altronde, è già molto avanzata: manifattura, trasporti, difesa, il settore cui i programmi di riarmo stanno conferendo forte propulsione. Lo testimoniano diversi eventi: l’acquisizione di Ita da parte di Lufthansa, l’ingresso di Mediaset in ProSieben, l’interesse di Snam per l’operatore energetico Oge, quello di Italo e Trenitalia per Deutsche Bahn, persino le vicissitudini di Unicredit e della sua scalata a Commerzbank. Significativa, poi la partnership tra Leonardo e Rheinmetall per i carri armati, anche perché potrebbe spianare la strada a un altro stravolgimento: dopo la lite con i francesi, che ha fatto arenare il progetto del Fcas, i tedeschi potrebbero unirsi al consorzio Gcap Italia-Uk-Giappone, per realizzare un caccia di sesta generazione. Senza spintarelle dagli americani.
La stampa, in Germania, ha captato subito il clima. Non solo la Süddeutsche Zeitung. Al tandem Meloni-Merz ha dedicato un lungo articolo pure Handelsblatt: i due, nota la testata, «sono politicamente vicini su molte questioni»; per il cristiano-democratico, l’inquilina di Palazzo Chigi «sta diventando un’alleata sempre più importante», come si è visto «sulla questione dell’eliminazione graduale dei motori a combustione», che ha stemperato il fondamentalismo verde della prima Commissione Von der Leyen. Con la quale Merz ha un cattivo rapporto. Meloni, deduce Handelsbaltt, «sta assumendo sempre più il ruolo precedentemente ricoperto dal presidente francese Emmanuel Macron». Sia lui sia l’omologo di Berlino, prima del Consiglio Ue, hanno celebrato l’unità europea. La verità è che, sotto la superficie, corrono profonde linee di faglia.
Sui nostri giornali tira un’aria diversa. Da noi, sviolinato il frustrato transalpino, ieri era la volta dell’agiografia di Mark Carney. Massimo Gramellini, sul Corriere, l’ha incoronato «leader» dell’Europa, «calmo, realista, autorevole». «Consacrato», rincarava il quotidiano di via Solferino, «come l’anti Donald». Repubblica, citando il Guardian, notava con ammirazione che, il discorso a Davos, il premier canadese lo ha «scritto di suo pugno». Sul Foglio, Claudio Cerasa si è voluto convincere che «l’ordine liberale» possa tornare «a camminare da solo».
L’epica di Carney trascura un dettaglio: il suo invito al concerto delle «medie potenze» non ha nulla a che vedere con il ripristino dell’agonizzante sistema internazionale «fondato sulle regole». Quello, ha ammesso candidamente il primo ministro di Ottawa, era «parzialmente falso», nonché «applicato con rigore variabile, a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima». Il canadese ha sfidato Trump sul suo terreno: non il liberalismo, ma il realismo offensivo. E al posto del «bandwagoning», cioè il prudente allineamento del più debole al più forte, ha proposto il «balancing», il bilanciamento dei pesi grazie a una lega tra Paesi subordinati. Geniale? Fintantoché non ci porta dalla padella americana alla brace cinese. La concordia tra Carney e Xi Jinping, convalidata, ieri, dalla ripresa delle esportazioni di carne bovina verso il Dragone, che erano bloccate dal 2021, lascia supporre che a seguire il Canada finirebbe in quel modo.
Macron, intanto, costretto a rinnciare ai colpi di bazooka dei controdazi, si aggrappa alla ribalta con i colpi di teatro: ha fatto abbordare una nave fantasma di greggio russo nel Mediterraneo, nemmeno fosse un Trump qualsiasi nel Mar dei Caraibi. Padella, brace, forno: quale che sia il metodo di cottura, il galletto ormai è rosolato.
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Ansa
Nel suo intervento, Trump ha rivendicato l’ampiezza dei poteri del futuro Consiglio: «Una volta che questo comitato sarà completamente formato, potremo fare praticamente tutto ciò che vogliamo», ha affermato, precisando che l’azione avverrà «in collaborazione con le Nazioni Unite». Tuttavia, al momento, Russia e Cina non hanno accettato l’invito ad aderire. Anche alleati storici degli Usa, come Regno Unito e Francia, hanno espresso forti riserve, temendo che il nuovo organismo possa legittimare regimi autoritari, incluso quello del presidente russo Vladimir Putin.
Nei giorni precedenti alla cerimonia, anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si era detto contrario sia al Board of Peace sia al Comitato esecutivo incaricato di supervisionare, insieme a un governo tecnico palestinese, il cessate il fuoco e la ricostruzione di Gaza. Secondo Netanyahu, l’assetto previsto lasciava troppo spazio a Turchia e Qatar, Paesi ostili allo Stato ebraico. Nelle ultime ore, tuttavia, la posizione israeliana si è ammorbidita, un cambio di rotta che fonti diplomatiche attribuiscono a pressioni statunitensi. Le perplessità di Londra sono state esplicitate dal ministro degli Esteri Yvette Cooper, che in un’intervista alla Bbc ha detto che l’Inghilterra non aderirà per ora al comitato. Pur ribadendo il sostegno al Piano di pace per Gaza, Cooper ha definito il Board «un trattato legale che solleva questioni molto più ampie», citando in particolare il possibile coinvolgimento di Putin. Analoga diffidenza viene registrata a Parigi, Pechino e Mosca, dove si teme che l’organismo finisca sotto il controllo diretto di Trump, ridimensionando di fatto il ruolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu e il diritto di veto dei suoi membri permanenti.
Anche diversi Paesi più piccoli, che vedono nelle Nazioni Unite il principale forum multilaterale, guardano con sospetto all’iniziativa.
Formalmente, il Board of Peace nasce per coordinare la ricostruzione della Gaza del dopoguerra. Ma lo statuto, redatto dalla Casa Bianca, va oltre: l’obiettivo è «promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate dal conflitto», senza limiti geografici espliciti.
La presentazione politica è stata accompagnata da una forte impronta economica. Dopo l’introduzione del segretario di Stato Marco Rubio, che ha lodato la capacità di Trump di «rendere trattabile ciò che sembrava irrisolvibile», e l’intervento emotivo dell’inviato speciale Steve Witkoff, la scena è stata dominata da Jared Kushner. Il genero del presidente ha illustrato un piano in 20 punti per Gaza con un linguaggio da sviluppatore immobiliare: slide, rendering e titoli come «New Gaza» e «Prosperity» hanno trasformato la pacificazione in un vero e proprio masterplan economico. «La pace è un deal diverso da un affare commerciale», ha spiegato, invitando gli investitori presenti a cogliere le «incredibili opportunità».
Trump ha inoltre chiesto ai Paesi che aspirano a un seggio permanente nel consiglio di contribuire con un miliardo di dollari ciascuno. «Farà il lavoro che le Nazioni Unite avrebbero dovuto fare», ha dichiarato, difendendo l’ipotesi di un ruolo per la Russia. Da Mosca, Putin ha risposto aprendo alla possibilità di versare un miliardo di dollari, a condizione di poter utilizzare beni russi congelati, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.
Nei principali Paesi occidentali lo scetticismo resta diffuso. Anche Germania Norvegia, Svezia e Svizzera hanno già escluso l’adesione, mentre l’Italia di Giorgia Meloni si trova di fatto bloccata da vincoli costituzionali. Altri governi preferiscono attendere, ma il debutto del Board of Peace ha già aperto una frattura significativa nel sistema multilaterale tradizionale.
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