Il vicepremier e segretario della Lega ha voluto omaggiare dal palco della manifestazione dei Patriots di Milano la memoria di Giacomo Bongiorni, ucciso l'11 aprile a Massa da un branco di giovanissimi rom.
Misha'al Al-Ahmad Al-Sabah e Giorgia Meloni (Presidenza del Consiglio)
Dopo Abu Dhabi, un altro fondo sovrano in ingresso nel progetto per costruire 100.000 immobili. Decisive le relazioni della Meloni.
Centomila nuovi alloggi da costruire in circa 10 anni che garantiscano locazioni a canoni agevolati per circa 250- 300.000 persone. È questo il succo del piano casa (o meglio di una delle due gambe del piano casa, l’altra è quella annunciata da Matteo Salvini e si basa su un progetto di ristrutturazione immobiliare) che coinvolgerà il governo, Confindustria e la rete del Real Estate che fa capo al manager Mario Abbadessa.
Fin qui nessuna novità. Perché del piano si parla da mesi, anzi l’opposizione a più riprese ha criticato la mancanza di «fatti» consequenziali a quanto sbandierato. Il punto è che qualche giorno fa, nell’informativa post referendum, il premier Giorgia Meloni ne ha annunciato il decollo per il primo maggio. Così da trasformare la Festa dei lavoratori in quella del mattone. E da dare una sterzata alla legislatura scossa dalla vittoria del No alla consultazione sulla giustizia.
E in effetti nelle ultime settimane diverse tessere dell’intricato mosaico dell’housing sociale sono andate al loro posto. Secondo quanto risulta alla Verità nel fondo immobiliare chiuso che vedrà come protagonisti Cdp (la Cassa investirà circa 400 milioni per avere un ruolo soprattutto di supervisione), Mubadala (il fondo sovrano di Abu Dhabi metterà sul piatto 1 miliardo per poi accrescere la sua partecipazione) e il team di Abbadessa (con ruolo gestionale), dovrebbero aggiungersi almeno un altro paio di attori internazionali.
Il primo, l’operazione è in fase molto avanzata, porta il nome di Kia, il fondo sovrano del Kuwait che ha un patrimonio di circa 1.000 miliardi di dollari. La Kuwait investment authority ha già investito in Italia, mettendo un po’ di anni fa una fiche da circa mezzo miliardo nel Fondo Strategico Italiano. E poi, nel 2020, puntando altri 500 milioni sul progetto MilanoSesto (ex area industriale Falck a Sesto San Giovanni). Si tratta di uno dei più grandi interventi di rigenerazione urbana in Europa e vede come protagonista il colosso immobiliare americano Hines. Società dove Abbadessa ha lavorato per circa tre lustri, guidando per 10 anni le operazioni in Italia.
Ma non finisce qui, perché sempre nel Golfo Persico e sempre con un fondo sovrano sono in corso altri contatti molto ben avviati per far entrare nel team un altro grande investitore arabo.
Non sfuggirà il ruolo avuto dal premier Meloni nell’intrecciare rapporti privilegiati (a dicembre l’incontro bilaterale con l’Emiro del Kuwait Misha’al Al-Ahmad Al-Sabah e a gennaio quello con il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan) con fondi che sono la rappresentazione fedele degli Stati per i quali operano. Tanto per intenderci, nel consiglio di amministrazione di Kia troviamo, tra gli altri, il ministro dell’Economia, quello del Petrolio e il governatore della Banca Centrale.
Ovvio che l’investitore si aspetti di avere dei ritorni. E spesso nel caso dei fondi si parla di percentuali a doppia cifra. Ma va ricordato che nel piano di Cdp e Abbadessa avranno un ruolo importante anche le più grandi casse di previdenza del Paese, soggetti che per loro natura hanno una visione poco speculativa. Ci saranno Enpam (i medici), Cassa Forense, Inarcassa (ingegneri ed architetti), CNPADC (commercialisti) ed Enasarco (agenti di commercio) che avranno la possibilità di valorizzare e affittare parte del loro patrimonio immobiliare. Mentre contatti sono in corso con altri grandi player come Poste, Intesa Sanpaolo, Unipol e Generali. Perché alla fine l’obiettivo è «innescare» una potenza di fuco (a leva) di circa 20 miliardi.
Finalità del progetto di housing sociale? Da una parte garantire prezzi calmierati a tutta quella fascia di popolazione che pur non versando in una condizione di povertà, non riesce ad acquistare casa. Dall’altra riequilibrare le quotazioni nelle città a più alta densità lavorativa. Ovvio che si parli di Milano, Roma, Venezia (soprattutto per gli studenti), Genova, Firenze e Napoli ma saranno «attenzionati» anche centri di dimensioni più contenute, con il rent to buy, la possibilità di acquistare i locali dopo un tot di anni di locazione, che diventerà un contratto assai gettonato.
E dal punto di vista dell’individuazione delle aree, un ruolo fondamentale, anche se solo consultivo, lo svolgerà Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini che ha avuto voce in capitolo nell’indicare Mario Abbadessa come profilo ideale per portare avanti l’operazione.
Tempi? Come detto si ragiona su un arco temporale di dieci anni. Ma i primi immobili in affitto a prezzi calmierati del piano casa potrebbero essere consegnati già nel 2027. Sempre che non ci siano altri intoppi esogeni a rallentare i lavori.
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Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto dal palco del Remigration Summit in corso a Milano, rivendicando «Un sano patriottismo» e criticando l’uso di linguaggio neutro, schwa e asterischi, definiti «Un’offesa alla dignità degli uomini e delle donne».
«Oggi è il giorno dell’orgoglio di una patria, la nostra patria», ha esordito il ministro, richiamando il valore della patria come «sacro dovere» da difendere, in linea con i principi della Costituzione italiana.
Nel suo intervento, Valditara ha distinto tra «sano patriottismo» e «aggressivo nazionalismo», sottolineando la volontà di collocare il tema dell’identità nazionale in una dimensione legata alla storia, alle radici e alla convivenza civile.
Sul tema dell’immigrazione, ha affermato che la civiltà italiana ed europea ha sempre saputo accogliere chi desidera costruirsi «Onestamente» un futuro, ma a condizione del rispetto delle leggi e delle regole condivise: «Non è razzismo» sostenere che l’integrazione «non è una banale inclusione» e non può significare accettare chiunque a prescindere.
Il ministro ha poi respinto ogni accusa di discriminazione: «La discriminazione e l’odio non ci appartengono». E ha aggiunto un passaggio polemico: «Non ci sono solo i fascisti, ci sono certamente anche i comunisti, i loro epigoni e i loro discendenti».
Nella parte finale del discorso, Valditara ha affrontato anche il tema linguistico, criticando «asterischi, schwa e generi neutri», ritenuti contrari a una civiltà che — secondo il ministro — riconosce la pari dignità tra uomo e donna.
L’intervento ha ribadito una linea centrata su difesa della patria, radici culturali, integrazione fondata su regole e rifiuto di quelle che il ministro definisce derive ideologiche.
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Nel suo intervento alla manifestazione dei Patriots a Milano, il giornalista attacca l’immigrazione, denuncia il crollo della sicurezza nelle città e rilancia i temi identitari: «Ci hanno raccontato un sacco di palle». Poi l’affondo contro islam radicale e imam estremisti.
«Sono qui perché amo la libertà e amo stare con chi ama la libertà». Mario Giordano apre così il suo intervento, la manifestazione Senza Paura organizzata dalla Lega di Matteo Salvini. Di fronte a più di 2000 persone, il giornalista lo fa con un richiamo diretto a quello che definisce il valore centrale della battaglia politica e culturale di oggi: la libertà di non avere paura, la libertà di sentirsi padroni a casa propria, la libertà di pronunciare perfino parole che, sostiene, sono diventate proibite. Tra queste, anche «remigrazione». Da lì parte un attacco frontale contro la narrazione che per anni ha accompagnato il fenomeno migratorio.
Secondo Giordano, agli italiani «Hanno raccontato un sacco di palle»: che gli immigrati sarebbero stati una risorsa, che avrebbero sostenuto il sistema pensionistico, che avrebbero portato benefici diffusi. Per il giornalista, invece, i vantaggi si sarebbero concentrati altrove: negli interessi degli scafisti, dei trafficanti, delle mafie, della criminalità e di chi, a suo dire, ha costruito affari sul «business della solidarietà». Il punto centrale del suo ragionamento è economico e sociale. Giordano sostiene infatti che l’immigrazione sia stata utilizzata come strumento per comprimere diritti e salari dei lavoratori italiani. Non una risorsa, dunque, ma «La più gigantesca opera di distruzione dei diritti dei lavoratori e degli stipendi dei lavoratori», dice dal palco, collegando direttamente questo processo al peggioramento delle condizioni di vita nelle città. Ed è proprio sul tema della sicurezza che il discorso si fa ancora più duro. Giordano descrive città ridotte a luoghi in cui, afferma, è diventato pericoloso fare qualsiasi cosa: prendere un treno, salire su un autobus, uscire perfino per portare a spasso il cane. Non solo. Denuncia anche un sistema che, secondo lui, impedirebbe perfino di difendersi, citando il caso di carabinieri finiti sotto processo dopo l'inseguimento di Ramy Elgaml. «È uno schifo», scandisce.
L’ultima parte dell’intervento si sposta sul terreno identitario e religioso. Giordano rivendica la sua idea di «Europa cristiana», fondata sulle radici, sulla fede dei padri e dei nonni. Dice di non poter accettare un continente in cui, a suo giudizio, «Scompaiono le chiese e compaiono le moschee», dove si tolgono i simboli cristiani e avanzano altre presenze religiose e culturali. Da qui l’affondo più duro contro quelle che definisce aree d’Europa in cui starebbe prendendo piede la Sharia, una legge che giudica incompatibile con la storia, la Costituzione e la civiltà europea. Nel finale, il bersaglio diventa un imam di Brescia, citato da Giordano per dichiarazioni choc sui matrimoni con bambine. «Quello è un pedofilo e va cacciato dal nostro Paese», conclude tra gli applausi del popolo dei Patrioti.
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