{{ subpage.title }}

True

No al Papa, sì a mafiosi e terroristi

No al Papa, sì a mafiosi e terroristi
Ansa

Nell’ateneo che respinse Joseph Ratzinger, molti studenti si schierano con Alfredo Cospito e tutti i detenuti al 41 bis e affiggono manifesti per indicare otto bersagli: da Sergio Mattarella al premier, da Carlo Nordio a Marta Cartabia al capo del Dap. Forse questa volta il Pd capirà la vera posta in gioco?

Stavolta sarà dura sostenere che si tratti di un problema solo per Giorgia Meloni. E sarà ancora più complicato buttare la palla in tribuna provando a colpevolizzare Giovanni Donzelli o Andrea Delmastro. Chiunque sia intellettualmente onesto comprende invece che siamo davanti a un attacco a tutti, alla Repubblica, all’Italia, a partire ovviamente dal governo guidato dalla leader di Fdi. E soprattutto la sinistra farà bene a riflettere, a non cercare polemiche laterali, a rendersi conto fino in fondo della posta in gioco. La verità è che le scritte e i manifesti all’Università di Roma parlano da sé, e percorrono tutta la scala dal tragico all’involontariamente comico.

Si comincia con la scritta «Alfredo libero»: Alfredo – naturalmente – è Cospito, gambizzatore e stragista, in surreale solidarietà con il quale è in corso l’occupazione della facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza a Roma. Altre scritte? «Fuori Alfredo dal 41 bis», «L’università è complice nel silenzio», e un allucinante «Fuori tutt* dal 41 bis». Avete letto bene: si chiede che escano tutti (quindi mafiosi, camorristi, ’ndranghetisti), ma si usa l’asterisco al posto del plurale maschile, evidentemente ritenuto un reperto maschilista. Quindi: un po’ di woke e un po’ di agitazione per i peggiori criminali. Alé.

Spuntano gli striscioni

Ma non finisce qui. Oltre all’inevitabile striscione «Lettere occupata», proprio accanto all’ingresso dell’edificio, risultano affissi sia i manifesti di convocazione del corteo di oggi a Roma, sia (e qui si smette di sorridere, perché la faccenda richiama macabre scene e rituali da anni di piombo) altri manifesti che indicano esplicitamente alcuni bersagli.

«Chi sono gli assassini di Alfredo Cospito» è la scritta che campeggia a caratteri cubitali: «assassini», a scanso di equivoci, è pure evidenziato in grassetto. Sotto la scritta, ci sono le foto di Sergio Mattarella (presidente della Repubblica), Carlo Nordio (ministro della Giustizia), Marta Cartabia (ex ministro della Giustizia), Giovanni Russo (capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), Pietro Curzio (presidente della Corte di cassazione), Anna Maria Loreto (procuratore della Repubblica a Torino), Giorgia Meloni (presidente del Consiglio), Gianni Melillo (procuratore nazionale antimafia).

Avete capito bene: le massime istituzioni della Repubblica e i vertici della giustizia italiana presentati come gli «assassini» di Cospito e dunque – inutile girarci intorno – come i colpevoli di tutto, se l’avventura dell’anarchico finirà male.

È con l’accompagnamento di queste scritte, di queste parole, di questi manifesti che oggettivamente si svolge l’occupazione dell’Università.

Intendiamoci bene: non possiamo sapere chi abbia vergato le scritte e affisso i manifesti. Può benissimo darsi, anzi è assolutamente probabile, che non siano stati gli studenti ma direttamente i militanti anarchici. E però è un dato di fatto che le parole siano quelle, gli slogan pure, i bersagli anche.

Dunque, alle minacce dei giorni scorsi, agli atti violenti già realizzati presso le sedi diplomatiche estere dell’Italia, alle denunce sollevate da Giorgia Meloni su quanto stava accadendo e sarebbe ancora potuto accadere, si aggiungono queste eloquenti conferme.

«Ostaggi» all’università

Resta da capire perché tanti veri studenti debbano ritrovarsi a essere di fatto impossibilitati a seguire le lezioni, e debbano piegarsi a un clima di intimidazione e violenza, mentre va in scena un simile spettacolo. Qui la prima a essere conculcata è proprio la libertà degli studenti veri: per non dire del fatto che i cittadini e i contribuenti italiani debbano assistere – in un’università pubblica – ad azioni di esplicita propaganda nei confronti di un gambizzatore e uno stragista. Anzi, di tutti (o tutt*) quelli che sono oggi al 41 bis.

Non si tratta – qui – di discutere in termini astratti di un regime carcerario: tema su cui ogni opinione è naturalmente legittima. Dunque, non si mistifichi: il tema oggi non è il 41 bis in generale, ma l’idea di accettare che quel regime possa essere tolto a qualcuno a suon di minacce, ricatti, violenze nei confronti dello Stato e di chi ricopre massime cariche istituzionali o giudiziarie. Siamo letteralmente davanti alla riproposizione di un linguaggio e di metodi terroristici che la stragrande maggioranza degli italiani riteneva ormai appartenenti a una stagione superata, archiviata, sconfitta.

Qualcuno ha parlato di «immagini choc». Ma c’è poco da evocare sorpresa o stupore. Alcuni giorni fa l’anarchico Pasquale Valitutti aveva anticipato il concetto all’Huffington Post: «Noi adesso in questo momento storico», aveva detto, «faremo in modo di indicare con chiarezza coloro che sono direttamente o indirettamente responsabili dell’assassinio di Alfredo. Poi i tempi cambiano e sicuramente in un futuro questa gente sarà colpita dalle armi rivoluzionarie».

I gran rifiuti

Davanti alla gravità di tutto questo, è perfino ridicolo dover ricordare che, pochissimi mesi fa, in un’altra facoltà di quella stessa università (in quel caso, si trattava di Scienze politiche), la violenza dei collettivi di sinistra aveva cercato di impedire lo svolgimento di un libero convegno di Azione Universitaria (peraltro regolarmente autorizzato). Obiettivo dei manifestanti? Evitare che prendessero la parola i «fascisti». E chi erano questi «fascisti»? Il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Roscani, che tra l’altro quella mattina era impegnato alla Camera, e l’estensore di questo articolo, che poté entrare e uscire incolume dall’Università solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine.

E – ben più significativamente – è lo stesso Ateneo dove nel 2007 fu contestato e impedito il diritto di parola di papa Joseph Ratzinger. Ora siamo ad «Alfredo libero»…

Il regime nasconde la Guida «fratturata»
Papa Leone XIV ha ricevuto il cardinale Dominique Joseph Mathieu, costretto a lasciare l’Iran dopo la chiusura dell’ambasciata italiana (Ansa)
Khamenei jr deve ancora mostrarsi al popolo. La spiegazione degli ayatollah: «Si è rotto un piede e ha contusioni al volto». Dall’Ue sanzioni contro funzionari e organizzazioni (ma non c’è Mojtaba). Teheran avverte: possiamo affondare le navi Usa.

Una gigantesca esplosione ha illuminato il cielo sopra Qom nel pomeriggio di ieri, mentre la campagna militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran continuava a intensificarsi. L’offensiva ha colpito diversi centri del Paese e segna una nuova fase del conflitto, mentre all’interno della Repubblica islamica cresce l’incertezza sulla reale tenuta del potere. Uno degli attacchi più pesanti ha interessato la città di Tabriz, nel Nord-ovest dell’Iran. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, il bombardamento ha colpito il quartiere residenziale di Saffronieh provocando tre morti e quattro feriti. Nelle stesse ore raid aerei hanno colpito anche l’area di Isfahan, dove per tutta la giornata si sono susseguiti attacchi contro diversi obiettivi. Durante la notte l’offensiva si è concentrata sulla capitale.

Continua a leggereRiduci
Edicola Verità | la rassegna stampa del 12 marzo

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 12 marzo con Carlo Cambi

content.jwplatform.com
  • Il premier invita Bruxelles a «sospendere urgentemente gli Ets sul termoelettrico». Offre dialogo sincero al centrosinistra, ma dice al Pd di non essere «strabico» sulle bombe: «Quelle di Clinton andavano bene?».
  • Dopo aver ammesso che il conflitto è costato 3 miliardi ai contribuenti, Ursula Von der Leyen conferma che la Commissione non farà nulla contro l’inflazione, tenendo una linea ecologista. Procedura d’infrazione per 19 Paesi (Italia compresa) sul piano dell’edilizia verde.

Lo speciale contiene due articoli

Continua a leggereRiduci
FoodTalk | La vera critica da fare a Sal Da Vinci

Sul vincitore di Sanremo in questi giorni si sono sentite polemiche e valutazioni di ogni tipo. Ma sono davvero sensate? Qui vi diamo la nostra versione...

Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy