- Mali e Burkina Faso minacciano: «Un’azione militare sarebbe una dichiarazione di guerra». No comment dell’Ue. Mentre la Casa Bianca prova ad abbassare la tensione: «La Russia dietro al golpe? Non ci risulta».
- Colpito per la seconda volta un palazzo nella capitale russa. Dmitri Peskov: «Prenderemo delle misure». Gli ucraini: «Abituatevi». Gli Usa: «Non appoggiamo questi attacchi».
Lo speciale contiene due articoli.
«Non abbiamo nessuna indicazione che la Russia sia responsabile del golpe in Niger né che lo abbia supportato in nessun modo». Lo ha detto ieri il portavoce per il Consiglio della sicurezza nazionale americana, John Kirby, in un briefing con la stampa. La sua dichiarazione arriva dopo quella congiunta dei governi del Mali e del Burkina Faso a proposito dell’ultimatum della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) che non esclude l’uso della forza se non verrà ripristinato l’ordine costituzionale. Qualsiasi intervento militare in Niger per riportare al potere il presidente Mohamed Bazoum, destituito dal golpe dello scorso 26 luglio, sarebbe considerato «una dichiarazione di guerra contro il Burkina Faso e il Mali».
Non si è fatta attendere la risposta dell’Unione europea. La portavoce dell’Ue per la politica estera, Nabila Massrali, ha dichiarato: «Non commentiamo le dichiarazioni di Mali e Burkina Faso. La nostra reazione e posizione politica è estremamente chiara: condanniamo fermamente il colpo di Stato in Niger. Chiediamo l’immediata liberazione del presidente Bazoum e della sua famiglia ed entourage, e supportiamo fortemente la posizione dell’Ecowas».
I due Paesi che dopo aver rotto con la Francia si sono stretti alla Russia di Vladimir Putin e ai miliziani della Compagnia militare privata russa Wagner che si trovano a Bamako e a Ouagadougou (rispettivamente capitali del Mali e del Burkina Faso) per proteggere i membri delle giunte golpiste in cambio di 13 milioni di dollari al mese avvertono che qualsiasi intervento militare in Niger «comporterebbe un ritiro del Burkina Faso e del Mali dall’Ecowas e l’adozione di misure di legittima difesa in sostegno alle forze armate e al popolo del Niger». Bamako e Ougadougou, inoltre, «si rifiutano di applicare le sanzioni illegali, illegittime e inumane contro il popolo e le autorità nigerine» decise domenica ad Abuja (capitale della Nigeria) nel vertice dell’Ecowas. In un comunicato separato anche la Guinea, a sua volta reduce da un colpo di Stato, «esprime disaccordo sulle sanzioni previste dall’Ecowas, compresa quella dell’intervento militare e ha deciso di non applicare le sanzioni che considera illegittime e inumane», infine il governo di Conakry esorta «l’Ecowas a riconsiderare la sua posizione».
Della situazione potenzialmente esplosiva ha parlato l’Algeria, che attraverso un comunicato stampa del ministero degli Esteri ha ribadito «il suo profondo attaccamento al ritorno all’ordine costituzionale in Niger e il suo sostegno a Mohamed Bazoum come presidente legittimo». Tuttavia, gli algerini hanno messo in guardia «da qualsiasi intenzione di intervento militare straniero che porterebbe solo ulteriori complicazione e l’aggravamento della crisi attuale». Per Algeri «è imperativo che il ritorno all’ordine costituzionale avvenga con mezzi pacifici, che evitino ulteriore insicurezza e instabilità per il fraterno Niger e per l’intera regione, nonché ulteriori avversità e difficoltà per i nostri popoli».
Se nel Niger la situazione almeno in apparenza sembra tranquilla, nelle prime ore ieri alcuni colpi di arma da fuoco sono stati uditi vicino a una base aerea nel centro di Ouagadougou. Ignoti al momento gli autori dell’episodio che arriva a dieci mesi esatti dal secondo colpo di Stato registrato in meno di un anno nel Paese dell’Africa occidentale, martoriato ogni giorno dalla violenza jihadista.
A proposito di jihadisti: la propaganda dello Stato islamico e quella di Al Qaeda tacciono sul Niger. Tuttavia, è possibile che l’Isis possa dedicare il prossimo editoriale della sua rivista al-Naba proprio alla situazione nigerina. Da giorni sui media internazionali si racconta di un possibile intervento armato francese nel Niger, un fatto che viene di continuo evocato anche dalla giunta golpista oggi al potere a Niamey e che viene rilanciato dai canali dei mercenari Wagner e da quelli fedeli al Cremlino, ma la realtà è decisamente più complicata.
La Francia ha avviato ieri l’evacuazione dal Niger dei suoi connazionali e, come ha riferito il ministero degli Esteri di Parigi, «tenuto conto della situazione a Niamey, delle violenze perpetrate l’altro ieri contro la nostra ambasciata e la chiusura dello spazio aereo che lascia i nostri connazionali senza possibilità di lasciare il Paese con i propri mezzi, la Francia prepara l’evacuazione dei suoi cittadini e dei cittadini europei che desiderano lasciare il Paese». Se i francesi se ne vanno l’Unione europea ha deciso di offrire al suo personale la possibilità di lasciare Niamey su base volontaria: «Seguiamo la situazione in Niger minuto per minuto, ma per il momento non prendiamo la decisione di evacuare formalmente il nostro staff», ha dichiarato la portavoce dell’Ue per la politica estera, Nabila Massrali, che ha aggiunto che «la situazione sarà tenuta costantemente sotto controllo».
Per tornare alle mosse francesi nel Niger, è altamente improbabile che l’Eliseo si imbarchi in un’operazione militare nel Paese dopo quanto accaduto lunedì a Parigi. In un report riservato, i servizi segreti francesi hanno già avvertito che qualsiasi operazione militare francese in Africa farebbe riesplodere e stavolta definitivamente le periferie dell’Esagono abitate da milioni di cittadini africani (o comunque originari), che a quel punto porterebbero la guerra civile (quella vera) in Francia.
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