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Niente quarantena dopo la trasferta. I dpcm per Renzi sono carta straccia

Niente quarantena dopo la trasferta. I dpcm per Renzi sono carta straccia
Matteo Renzi e Bin Salman (Ansa)
  • Non si placa la polemica sul mancato isolamento dell'ex Rottamatore di ritorno dal viaggio in Arabia Saudita Le regole (sia italiane che arabe) sono chiare: appena sceso dall'aereo doveva chiudersi in casa per 14 giorni
  • Il discorso di Riad scritto a quattro mani con Richard Attias, uomo chiave dei rapporti tra Hillary e i Saud. Imbarazzo per l'elogio renziano del «costo del lavoro» nel regime

Lo speciale contiene due articoli


Per intervistare, dietro corposo gettone di presenza, il contestato principe Mohammad Bin Salman in una conferenza sull'innovazione organizzata dal Future investment initiative (Fii), fondazione controllata dalla famiglia reale saudita, Matteo Renzi ha solcato i cieli tra Italia e Arabia Saudita convinto di avere già, primo nel mondo, un patentino anti Covid che lo pone al di sopra di ogni regola sanitaria. Sempre che sia fondata la notizia trapelata da Iv, cioè che il senatore di Rignano si sia fatto vaccinare in terra araba con chissà quale farmaco, l'immunizzazione richiede comunque ben altri tempi e una semplice punturina non può averlo reso in poche ore meno contagioso. Gli scienziati ce lo stanno spiegando da mesi, non ci sono ancora prove che il vaccino ci metta rapidamente al riparo dal coronavirus, né che possiamo non trasmetterlo se già lo stiamo incubando. Quindi Renzi è rientrato in gran fretta dalla sua trasferta, dove ha parlato della necessità di «investire nel nuovo rinascimento saudita», per incontrare il nostro capo dello Stato in piena crisi politica. Senza sottoporsi alla quarantena, obbligatoria per chi rientra da Paesi che rientrano nell'elenco «E» del dpcm del 14 gennaio scorso, in vigore fino al prossimo 5 marzo. Decreto che mantiene gli obblighi e le restrizioni negli spostamenti contenute nel precedente dpcm. L'Arabia Saudita è tra gli Stati per, e verso i quali, i viaggi sono consentiti «solo in presenza di precise motivazioni, quali: lavoro, motivi di salute o di studio, assoluta urgenza, rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza». Matteo Renzi fa parte del consiglio di fondazione del Fii, nomina grazie alla quale può arrivare a intascare 80.000 dollari l'anno solo in gettoni di presenza alle riunioni, quindi forse potrebbe avere la scusa di essersi mosso «per lavoro». Ma l'articolo 8 del dpcm dice espressamente che «le persone che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni antecedenti all'ingresso in Italia, in Stati o territori di cui agli elenchi D ed E […] anche se asintomatiche si attengono ai seguenti obblighi». Tra questi, si dice che «sono sottoposte alla sorveglianza sanitaria e all'isolamento fiduciario per un periodo di 14 giorni presso l'abitazione o la dimora indicata». Attenzione, si parla di obblighi, non di scelta raccomandata. La quarantena è d'obbligo di ritorno dai Paesi extra europei. Il leader di Italia viva, invece, non si è sottoposto a isolamento fiduciario obbligatorio e appena rientrato dall'Arabia saudita sul lussuoso jet privato messo a sua disposizione, è salito al Colle rischiando di infettare il presidente Sergio Mattarella. Non può nemmeno inventarsi la scusa di far parte delle «eccezioni», per le quali non scattano l'obbligo di isolamento fiduciario, della sorveglianza e del tampone ma rimangono quelli di autodichiarazione. L'ex Rottamatore, infatti, non è funzionario Ue né un diplomatico, non fa parte del personale militare, delle forze di polizia e dei vigili del fuoco «nell'esercizio delle loro funzioni». Tantomeno è un lavoratore transfrontaliero «per comprovati motivi di lavoro», che deve rientrare nella propria residenza, o uno sportivo che, autorizzato dal ministero della Salute, doveva partecipare a una manifestazione internazionale. È solo un senatore della Repubblica che ha messo a frutto il suo ex incarico di premier e tiene conferenze ben remunerate in giro per il mondo. Attività che non lo sottrae agli obblighi cui devono sottostare tutti i cittadini in questa emergenza sanitaria. E pazienza se sua altezza, il principe ereditario Mohammad Bin Salaman, per Renzi ha chiuso un occhio, non facendo applicare le nuove misure restrittive necessarie ad arrestare la pandemia. L'ingresso in Arabia Saudita agli stranieri provenienti da Paesi in cui sono stati identificati casi della nuova versione del virus (tra cui l'Italia), è infatti possibile solo «a condizione di rispettare un periodo di autoisolamento domiciliare di 7 giorni» e l'obbligo al sesto giorno di quarantena di effettuare un test molecolare. Il senatore di Rignano avrebbe fatto un tampone in partenza per l'Arabia e uno al ritorno, ma non basta. Doveva sottoporsi a quarantena. Renzi «è un cittadino come gli altri», commenta l'ex ministro degli Esteri del governo Monti, Giulio Terzi di Sant'Agata, diplomatico di vasta esperienza. Doveva rispettare le regole «ancor di più, avendo responsabilità di leader parlamentare. Dovrebbe essere d'esempio». Aggiunge l'ex ministro: «Abbiamo visto come manifestare indifferenza nei confronti delle norme anti Covid, mentre la pandemia sta colpendo in modo disastroso l'umanità, è stato un elemento di propagazione del virus». Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini non ha dubbi: «Se c'è una restrizione e un obbligo sanitario, nessuno ne può essere esentato. Come gli imprenditori si attengono alle disposizioni governative quando viaggiano per lavoro, così devono fare calciatori, politici e figure istituzionali. Soprattutto per dare l'esempio». Prandini ricorda che «tantissimi cittadini stanno facendo sacrifici, il momento è tremendo sul piano della salute e del lavoro quindi attenzione: le norme valgono per tutti».

Così Matteo si accredita con i Clinton


Nonostante il rientro anticipato a seguito delle dimissioni di Giuseppe Conte, il recente viaggio di Matteo Renzi in Arabia Saudita è ricco di significati politici. Nelle scorse ore, è stato pubblicato sul sito Euronews l'intervento, scritto dall'ex premier a quattro mani con Richard Attias, per la Future investment initiative: conferenza internazionale che, dal 2017, si tiene ogni anno a Riad sotto l'egida del Public investment fund (fondo sovrano saudita di cui è presidente lo stesso principe ereditario, Mohammad Bin Salman). Da sottolineare che sia Renzi sia Attias siedano nel board della Future investment initiative foundation.

L'intervento firmato dai due riprende, in sé stesso, alcune tematiche spesso citate dall'ex premier italiano: in particolare, quella di un rinascimento culturale e tecnologico da perseguire per il post pandemia. Al di là quindi della retorica rinascimentale, è forse più interessante guardare agli aspetti politici della faccenda. Cominciamo proprio dalla figura di Attias: businessman marocchino (attualmente sposato con l'ex moglie di Sarkozy, Cecilia), la cui società di consulenza, Richard Attias & Associates, fu acquisita al 49% da una controllata del Public investment fund, Sanabil, nel 2019. Attias – ricordiamolo – è stato tra l'altro in passato produttore esecutivo del Forum di Davos, oltre che cofondatore della Global Clinton initiative. Quella stessa Global Clinton initiative che, negli anni passati, ha ricevuto significative donazioni proprio dall'Arabia Saudita: del resto, le connessioni di Hillary Clinton con Riad costituirono uno dei temi caldi della campagna elettorale per le presidenziali americane del 2016.

È pur vero che proprio Hillary Clinton abbia di recente criticato il governo saudita per l'omicidio del giornalista, Jamal Khashoggi (avvenuto nel 2018). Tuttavia la presenza di Attias nel board evidenzia che i legami tra Riad e i Clinton difficilmente possano dirsi del tutto recisi. Del resto, tra gli speaker invitati quest'anno alla Future investment initiative figura anche Anthony Scaramucci: ex direttore della Comunicazione della Casa Bianca di Donald Trump, che venne silurato dopo appena dieci giorni di attività, lasciandosi in pessimi rapporti con l'ormai ex presidente americano. Probabilmente i sauditi – che avevano trovato notoriamente in Trump un alleato di ferro nella politica mediorientale – stanno adesso (almeno in parte) cercando di riposizionarsi agli occhi del Partito democratico americano. Insomma, Renzi – attraverso Riad – conferma i suoi legami con il network clintoniano: un network che ha visto alcuni dei suoi esponenti entrare nel gabinetto presidenziale di Joe Biden.

Se da una parte gli ha consentito di rafforzare importanti connessioni internazionali, il viaggio saudita ha prodotto anche non pochi grattacapi all'ex premier. Le polemiche in Italia non sono infatti mancate. La figura di Mohammad Bin Salman è particolarmente controversa sul piano dei diritti umani, soprattutto in ragione del caso Khashoggi. Un episodio che, hanno sostenuto i critici, ha ben poco a che fare con il rinascimento di cui, secondo il leader di Italia viva, dovrebbe farsi portatrice la monarchia di Riad. Inoltre, parlando con lo stesso principe ereditario, Renzi si è detto «invidioso del costo del lavoro» che si riscontra in Arabia Saudita. Una posizione un po' bizzarra, visto che nel Paese vige ancora la kafala: un sistema che –per quanto in via di riforma– attribuisce al datore di lavoro un immenso potere sul dipendente.

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