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2024-10-31
Nella rete degli spioni spunta pure il grillino «appoggiato» da Baffino
Enrico Pazzali (Ansa)
Per allargare il campo del loro raggio di azione i componenti della presunta cricca accusata dalla Procura di Milano di innumerevoli episodi di accesso abusivo a sistema informatico non puntavano sui politici di destra come molti pensano in virtù del ruolo di Enrico Pazzali al vertice della Fondazione Fiera Milano, controllata dalla Regione Lombardia. Dalle intercettazioni infatti spunta anche il nome di un pezzo da novanta dei 5stelle, l’ex sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo. È il 19 gennaio del 2023, quando in una intercettazione ambientale gli investigatori sentono l’ex superpoliziotto Carmine Gallo e Samuele Calamucci parlare «del rapporto di quest’ultimo con l’ex deputato Angelo Tofalo». Calamucci dice a Gallo: «Ho chiamato Angelo Tofalo», ma il suo interlocutore non sa chi sia l’ex parlamentare. Calamucci gli dice che è un ex deputato, poi spiega: «Allora perché ho chiamato lui, perché lui quando io fornivo come ausiliario al Dis le informazioni, lui era quello che ci organizzava i servizi. È un mio pari corso, solo che lui ha fatto carriera a spinta adesso è ancora giù a Roma, e gli ho detto, lui, questo è la persona che ha fatto il centro di cyber intelligence e lo Sdi in Italia». Secondo gli investigatori Calamucci si sarebebbe confidato con Tofalo circa la piattaforma che gli uomini della Equalize, anche riguardo alla «presenza sulla stessa di dati riservati esfiltrati dalle Banche dati strategiche nazionali: «Soc, Interforze, lui ha messo insieme tutte e 4 le forze, facciamo un’ora di videochiamata […] noi sai che abbiamo fatto la piattaforma e con lui c’è un rapporto proprio aperto. Ho questo problema, gli faccio, io gli addetti ai lavori, quindi tu […] , se lo do ad un cliente, cosa devo menzionare per non andare nella merda? mi fa, non devi menzionare, anche se lo sai mi fa! le notizie di reato fresche e mi fa e tutto quello che pubblicamente quella persona potrebbe richiedere con le sue facoltà. Quindi se tu vai a chiederti i carichi pendenti di te stesso, capo, non ti viene fuori». Calamucci avrebbe informato anche Pazzali del suo rapporto con Tofalo, che in base agli accertamenti svolti dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Varese, sarebbe in contatto Mirko Lapi presidente di Osint Italia (associazione attiva nel settore dell’Open source intelligence), definito «soggetto legato all’intelligence». Su Lapi gli investigatori annotano che «esistono rapporti confermati e riscontrati tra questi e membri e fiancheggiatori del gruppo di via Pattari», dove ha sede la Equalize. In un’intercettazione Calamucci sostene che Lapi, proveniente dall’esercito, commercerebbe anche lui informazioni: «Mirko è uscito dall’Esercito e ha aperto la scuola... mi fa sì sì loro hanno sempre avuto le attività d’informazione dell’Esercito, Mirko le vendeva attraverso […]». In un’altra intercettazione Calamucci racconta a Massimiliano Camponovo «delle sponde politiche« di Lapi, che sarebbe sponsorizzato dall’ex premier Massimo D’Alema: «Ok... perché fa le consulenze lì te lo spiego velocemente... perché Mirko era un 5 stelle […] appoggiato da D’Alema. D’Alema è il capo della consulenza di Rci e gli dice «metchati» con Saccone (Umberto, ex dirigente del Sismi, attualmente consulente senior di
Ernst & Young, ndr) perché Saccone è sempre stato nel loro ambito e fatta sta roba e mi fai ..(incomprensibile)...e Saccone fa quella cosa che “Zio Bello” (Pazzali, ndr) dice ma no ma non la farà mai nessuno. Poi aggiunge: «L’han fatta perché li hanno comprati per 5 milioni tra le altre cose... e Saccone c’ha il contratto di consulenza che gli scade nel 2024...». Difficile capire se si tratti di millanterie per acquisire prestigio e credito, esattamente come accade per alcuni dei dossier commissionati da Pazzali al suo socio nella Equalize, Gallo e a Camponovo. Ad esempio quello richiesto il 17 novembre del 2023, secondo Pazzali per dare informazioni ad Angela Cossellu, da gennaio 2022 a maggio 2024 amministratore delegato di Eur spa, carica che Pazzali ha ricoperto dal 2016 a gennaio 2020. I due manager si conosco, perché entrambi hanno lavorato in passato a Vodafone. Le informazioni chieste da Pazzali riguardavano gli affittuari di un immobile di proprietà di Eur, che sarebbero stati morosi e, secondo il manager, in qualche modo collegati ai clan di Ostia: «La stanno... la stanno intortando, cioè intortando non nel senso coinvolgendo, la stanno truffando, non le stanno facendo capire questa cosa qua e se poi succede una roba del genere va nelle grane». Pazzali chiosa: «La voglio tutelare e dirgli guarda […] documentato da cose concrete». Dalle intercettazioni, però, non emerge alcun riscontro che le informazioni siano state trasmesse durante le conversazioni di Pazzali con la sua ex collega e Eur spa non figura nell’elenco dei clienti della Equalize ricostruito dagli investigatori.
Piantedosi cauto sul dl banche dati
Ci vorrà del tempo per capire che strada prenderà l’inchiesta della procura di Milano su Equalize, l’agenzia di business intelligence che avrebbe messo a repentaglio «la sicurezza nazionale» e «la nostra democrazia». A quanto pare non c’è fretta né a livello di governo, né a livello giudiziario di fare chiarezza al più presto su una vicenda che, stando alle indagini, presenta svariati fatti inquietanti agli occhi dell’opinione pubblica, nello specifico la facilità con cui l’ex superpoliziotto Carmine Gallo e il braccio operativo Samuele Calamucci avrebbero avuto acceso abusivamente alle banche strategiche nazionali, sottraendo dati sensibili. E così, mentre si ipotizza che il tribunale del riesame si esprima solo tra due settimane sulle nuove richieste di custodia cautelare per gli indagati (tra cui il titolare di Equalize Enrico Pazzali), martedì sera il Consiglio dei ministri presentava all’ordine del giorno la voce «misure urgenti in materia di ordinamento giudiziario, di personale di magistratura, di incarichi dirigenziali e di competenza investigativa sulla criminalità informatica». Un’ora dopo è scomparso. Non se n’è saputo più nulla, se non in alcuni retroscena a Montecitorio e poi riportati sui i quotidiani. In pratica ci sarebbe stata una forte indecisione da parte del governo su chi dovesse essere il destinatario di maggiori poteri sulla cybersicurezza. La procura nazionale antimafia guidata da Giovanni Melillo (che coordina l’inchiesta Equalize) o l’agenzia per la Cybersicurezza diretta da Bruno Frattasi? A livello ufficiale questo scontro non viene confermato. Di sicuro il caso sui dossieraggi sollevato dalla Procura di Milano pone diverse questioni, che forse hanno bisogno di tempo per essere risolte. C’è il caso delle possibili ingerenze dei servizi segreti stranieri e di cessioni di informazioni persino agli hacker di Anonymous. Ma c’è pure un tema squisitamente tecnico: a quanto pare in Italia non ci sono alert in caso di intrusioni abusive nei database strategici nazionali, né una tracciabilità seria su chi accede a dati che non sono protetti con una crittografia all’avanguardia. Sta di fatto che ieri mattina il numero uno del Viminale Matteo Piantedosi ha smentito l’urgenza di un nuovo decreto. «La sicurezza in Italia non è a rischio, ci sono dei presidi da dover tenere fermi, degli alert da migliorare, c'è un'indagine, ma non è il caso di lanciare messaggi fuorvianti. Sono testimone del fatto che, ad esempio, le banche dati del Ministero dell’Interno si stanno rivelando sicure, non ci risultano hackeraggi dall’esterno. Certo, ci deve essere una gestione più attenta e meno incline a prestarsi ad utilizzi distorti», ha spiegato durante una visita a Campobasso. Anzi, secondo Piantedosi, che attende l’esito delle indagini, «il quadro normativo attuale, come qualcuno autorevolmente ha già detto, è già abbastanza strutturato e importante nel nostro Paese. Ci sono istituzioni importanti che sono a presidio della sicurezza cyber». Rispetto all’inchiesta invece, come noto, la Direzione distrettuale antimafia ha presentato ricorso nei giorni scorsi contro la decisione del gip Fabrizio Filice che su 16 posizioni ha disposto solo quattro misure di domiciliari e due interdittive, non applicando alcuna custodia cautelare per Pazzali. Ora ne ha richieste 13, tra cui il carcere per Gallo e Calamucci e i domiciliari per il presidente di Fondazione Fiera. A metà mese Pazzali, difeso da Federico Cecconi e Fabio Giarda, saprà di più del suo destino. Eppure Filice nell’ordinanza di custodia cautelare aveva già spiegato perché aveva concesso gli arresti domiciliari solo per il superpoliziotto e l’ex hacker di Anonymous come per il maresciallo della Guardia di finanza Giuliano Schiano e il carabiniere Marco Malerba. Perché «una misura cautelare personale nei confronti di Pazzali, pure richiesta dal Pm» scrive il gip «sarebbe in sé del tutto insufficiente e anzi completamente ininfluente ai fini della prosecuzione, o meno, dell’attività criminosa; mentre, d’altro canto, una volta interrotta l’attività criminosa, mediante l’adozione di presidi personali e reali nei confronti dei quattro indagati principali, domini di Equalize, e della struttura societaria e aziendale del gruppo, tale misura non è necessaria, non aggiungendo nulla in termini di funzionalità cautelare e risolvendosi, quindi, unicamente in una anticipazione del giudizio di merito e dell’eventuale condanna». Oggi nel frattempo saranno sentiti dagli inquirenti Calamucci, Gallo e due esponenti delle forze dell’ordine.
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Samuele Calamucci, braccio operativo della Equalize di Enrico Pazzali, puntava sull’ex sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo e su Mirko Lapi: «È del M5s ma lo sponsorizza Massimo D’Alema. Era nell’esercito e vende informazioni». Per il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi «il quadro normativo attuale è abbastanza strutturato». Prevista per metà novembre la decisione del Riesame sul ricorso della Procura. Lo speciale contiene due articoli. Per allargare il campo del loro raggio di azione i componenti della presunta cricca accusata dalla Procura di Milano di innumerevoli episodi di accesso abusivo a sistema informatico non puntavano sui politici di destra come molti pensano in virtù del ruolo di Enrico Pazzali al vertice della Fondazione Fiera Milano, controllata dalla Regione Lombardia. Dalle intercettazioni infatti spunta anche il nome di un pezzo da novanta dei 5stelle, l’ex sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo. È il 19 gennaio del 2023, quando in una intercettazione ambientale gli investigatori sentono l’ex superpoliziotto Carmine Gallo e Samuele Calamucci parlare «del rapporto di quest’ultimo con l’ex deputato Angelo Tofalo». Calamucci dice a Gallo: «Ho chiamato Angelo Tofalo», ma il suo interlocutore non sa chi sia l’ex parlamentare. Calamucci gli dice che è un ex deputato, poi spiega: «Allora perché ho chiamato lui, perché lui quando io fornivo come ausiliario al Dis le informazioni, lui era quello che ci organizzava i servizi. È un mio pari corso, solo che lui ha fatto carriera a spinta adesso è ancora giù a Roma, e gli ho detto, lui, questo è la persona che ha fatto il centro di cyber intelligence e lo Sdi in Italia». Secondo gli investigatori Calamucci si sarebebbe confidato con Tofalo circa la piattaforma che gli uomini della Equalize, anche riguardo alla «presenza sulla stessa di dati riservati esfiltrati dalle Banche dati strategiche nazionali: «Soc, Interforze, lui ha messo insieme tutte e 4 le forze, facciamo un’ora di videochiamata […] noi sai che abbiamo fatto la piattaforma e con lui c’è un rapporto proprio aperto. Ho questo problema, gli faccio, io gli addetti ai lavori, quindi tu […] , se lo do ad un cliente, cosa devo menzionare per non andare nella merda? mi fa, non devi menzionare, anche se lo sai mi fa! le notizie di reato fresche e mi fa e tutto quello che pubblicamente quella persona potrebbe richiedere con le sue facoltà. Quindi se tu vai a chiederti i carichi pendenti di te stesso, capo, non ti viene fuori». Calamucci avrebbe informato anche Pazzali del suo rapporto con Tofalo, che in base agli accertamenti svolti dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Varese, sarebbe in contatto Mirko Lapi presidente di Osint Italia (associazione attiva nel settore dell’Open source intelligence), definito «soggetto legato all’intelligence». Su Lapi gli investigatori annotano che «esistono rapporti confermati e riscontrati tra questi e membri e fiancheggiatori del gruppo di via Pattari», dove ha sede la Equalize. In un’intercettazione Calamucci sostene che Lapi, proveniente dall’esercito, commercerebbe anche lui informazioni: «Mirko è uscito dall’Esercito e ha aperto la scuola... mi fa sì sì loro hanno sempre avuto le attività d’informazione dell’Esercito, Mirko le vendeva attraverso […]». In un’altra intercettazione Calamucci racconta a Massimiliano Camponovo «delle sponde politiche« di Lapi, che sarebbe sponsorizzato dall’ex premier Massimo D’Alema: «Ok... perché fa le consulenze lì te lo spiego velocemente... perché Mirko era un 5 stelle […] appoggiato da D’Alema. D’Alema è il capo della consulenza di Rci e gli dice «metchati» con Saccone (Umberto, ex dirigente del Sismi, attualmente consulente senior diErnst & Young, ndr) perché Saccone è sempre stato nel loro ambito e fatta sta roba e mi fai ..(incomprensibile)...e Saccone fa quella cosa che “Zio Bello” (Pazzali, ndr) dice ma no ma non la farà mai nessuno. Poi aggiunge: «L’han fatta perché li hanno comprati per 5 milioni tra le altre cose... e Saccone c’ha il contratto di consulenza che gli scade nel 2024...». Difficile capire se si tratti di millanterie per acquisire prestigio e credito, esattamente come accade per alcuni dei dossier commissionati da Pazzali al suo socio nella Equalize, Gallo e a Camponovo. Ad esempio quello richiesto il 17 novembre del 2023, secondo Pazzali per dare informazioni ad Angela Cossellu, da gennaio 2022 a maggio 2024 amministratore delegato di Eur spa, carica che Pazzali ha ricoperto dal 2016 a gennaio 2020. I due manager si conosco, perché entrambi hanno lavorato in passato a Vodafone. Le informazioni chieste da Pazzali riguardavano gli affittuari di un immobile di proprietà di Eur, che sarebbero stati morosi e, secondo il manager, in qualche modo collegati ai clan di Ostia: «La stanno... la stanno intortando, cioè intortando non nel senso coinvolgendo, la stanno truffando, non le stanno facendo capire questa cosa qua e se poi succede una roba del genere va nelle grane». Pazzali chiosa: «La voglio tutelare e dirgli guarda […] documentato da cose concrete». Dalle intercettazioni, però, non emerge alcun riscontro che le informazioni siano state trasmesse durante le conversazioni di Pazzali con la sua ex collega e Eur spa non figura nell’elenco dei clienti della Equalize ricostruito dagli investigatori.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/nella-rete-degli-spioni-2669549465.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="piantedosi-cauto-sul-dl-banche-dati" data-post-id="2669549465" data-published-at="1730385398" data-use-pagination="False"> Piantedosi cauto sul dl banche dati Ci vorrà del tempo per capire che strada prenderà l’inchiesta della procura di Milano su Equalize, l’agenzia di business intelligence che avrebbe messo a repentaglio «la sicurezza nazionale» e «la nostra democrazia». A quanto pare non c’è fretta né a livello di governo, né a livello giudiziario di fare chiarezza al più presto su una vicenda che, stando alle indagini, presenta svariati fatti inquietanti agli occhi dell’opinione pubblica, nello specifico la facilità con cui l’ex superpoliziotto Carmine Gallo e il braccio operativo Samuele Calamucci avrebbero avuto acceso abusivamente alle banche strategiche nazionali, sottraendo dati sensibili. E così, mentre si ipotizza che il tribunale del riesame si esprima solo tra due settimane sulle nuove richieste di custodia cautelare per gli indagati (tra cui il titolare di Equalize Enrico Pazzali), martedì sera il Consiglio dei ministri presentava all’ordine del giorno la voce «misure urgenti in materia di ordinamento giudiziario, di personale di magistratura, di incarichi dirigenziali e di competenza investigativa sulla criminalità informatica». Un’ora dopo è scomparso. Non se n’è saputo più nulla, se non in alcuni retroscena a Montecitorio e poi riportati sui i quotidiani. In pratica ci sarebbe stata una forte indecisione da parte del governo su chi dovesse essere il destinatario di maggiori poteri sulla cybersicurezza. La procura nazionale antimafia guidata da Giovanni Melillo (che coordina l’inchiesta Equalize) o l’agenzia per la Cybersicurezza diretta da Bruno Frattasi? A livello ufficiale questo scontro non viene confermato. Di sicuro il caso sui dossieraggi sollevato dalla Procura di Milano pone diverse questioni, che forse hanno bisogno di tempo per essere risolte. C’è il caso delle possibili ingerenze dei servizi segreti stranieri e di cessioni di informazioni persino agli hacker di Anonymous. Ma c’è pure un tema squisitamente tecnico: a quanto pare in Italia non ci sono alert in caso di intrusioni abusive nei database strategici nazionali, né una tracciabilità seria su chi accede a dati che non sono protetti con una crittografia all’avanguardia. Sta di fatto che ieri mattina il numero uno del Viminale Matteo Piantedosi ha smentito l’urgenza di un nuovo decreto. «La sicurezza in Italia non è a rischio, ci sono dei presidi da dover tenere fermi, degli alert da migliorare, c'è un'indagine, ma non è il caso di lanciare messaggi fuorvianti. Sono testimone del fatto che, ad esempio, le banche dati del Ministero dell’Interno si stanno rivelando sicure, non ci risultano hackeraggi dall’esterno. Certo, ci deve essere una gestione più attenta e meno incline a prestarsi ad utilizzi distorti», ha spiegato durante una visita a Campobasso. Anzi, secondo Piantedosi, che attende l’esito delle indagini, «il quadro normativo attuale, come qualcuno autorevolmente ha già detto, è già abbastanza strutturato e importante nel nostro Paese. Ci sono istituzioni importanti che sono a presidio della sicurezza cyber». Rispetto all’inchiesta invece, come noto, la Direzione distrettuale antimafia ha presentato ricorso nei giorni scorsi contro la decisione del gip Fabrizio Filice che su 16 posizioni ha disposto solo quattro misure di domiciliari e due interdittive, non applicando alcuna custodia cautelare per Pazzali. Ora ne ha richieste 13, tra cui il carcere per Gallo e Calamucci e i domiciliari per il presidente di Fondazione Fiera. A metà mese Pazzali, difeso da Federico Cecconi e Fabio Giarda, saprà di più del suo destino. Eppure Filice nell’ordinanza di custodia cautelare aveva già spiegato perché aveva concesso gli arresti domiciliari solo per il superpoliziotto e l’ex hacker di Anonymous come per il maresciallo della Guardia di finanza Giuliano Schiano e il carabiniere Marco Malerba. Perché «una misura cautelare personale nei confronti di Pazzali, pure richiesta dal Pm» scrive il gip «sarebbe in sé del tutto insufficiente e anzi completamente ininfluente ai fini della prosecuzione, o meno, dell’attività criminosa; mentre, d’altro canto, una volta interrotta l’attività criminosa, mediante l’adozione di presidi personali e reali nei confronti dei quattro indagati principali, domini di Equalize, e della struttura societaria e aziendale del gruppo, tale misura non è necessaria, non aggiungendo nulla in termini di funzionalità cautelare e risolvendosi, quindi, unicamente in una anticipazione del giudizio di merito e dell’eventuale condanna». Oggi nel frattempo saranno sentiti dagli inquirenti Calamucci, Gallo e due esponenti delle forze dell’ordine.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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