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2022-12-23
Nella manovra spunta la «salva morosi». Oggi la fiducia in Aula
Giorgia Meloni e Giancarlo GIorgetti (Ansa)
Ieri mattina la manovra è approdata finalmente in Aula alla Camera, ma ci è rimasta per poco. A chiedere che tornasse in commissione Bilancio ci ha pensato la Ragioneria di Stato per problemi di coperture. Quarantaquattro le correzioni richieste, tra cui naturalmente la norma votata per sbaglio che stanzia 450 milioni per i Comuni. Slitta ancora quindi almeno di qualche ora l’iter parlamentare che porterà all’approvazione del testo finale. Scadenza obbligata: 31 dicembre, oltre la quale scatta l’esercizio provvisorio, ma dall’esecutivo assicurano che il pericolo non c’è. Le opposizioni, però, criticano l’impossibilità di un vero esame del testo. «Ancora non si sa quando e se si vota la legge di bilancio. Ancora non si sa su quale testo si vota. Nessun governo si è mai comportato così. Nessun governo ha mai trattato il Parlamento a questo modo». Ha scritto il segretario del Pd, Enrico Letta, su Twitter. Il testo passa in commissione Bilancio tutto il pomeriggio per le modifiche infine approvate. Alle 20.30 il testo torna in Aula tra le proteste di Pd, Terzo polo, M5s e Avs. Il governo ha deciso di porre la questione di fiducia su cui si voterà 24 ore dopo, quindi oggi alle 20.30. Secondo le attuali stime, il tutto si concluderà non prima della tarda mattinata di domani, sabato 24 dicembre.
I rilievi della Ragioneria hanno riguardato vari temi tra cui smart working e bonus cultura per i giovani. Per quest’ultimo la Ragioneria di Stato contesta la mancanza di fondi: non dovrà essere finanziato nel 2023 con le risorse stanziate per il 2022 come si stabiliva nel testo. Si chiede quindi di cancellare dall’emendamento la frase «nell’anno 2023 la Carta della cultura giovani è assegnata ai nati nell’anno 2004 mediante utilizzo delle risorse già impegnate nell’anno 2022». Sul tema è intervenuto il sottosegretario al Mef Federico Freni: il rilievo della Ragioneria sulla Carta giovani riguarda «una procedura squisitamente contabile» e «il beneficio sarà comunque pagato nel 2023 ai nati nel 2004 con le regole previgenti». Per quanto riguarda lo smart working invece i dubbi sono sul mondo della scuola e la sostituzione del personale scolastico a cui è concesso il lavoro agile.
La norma in manovra sull’istituzione del Fondo nazionale per il contrasto agli svantaggi derivanti da insularità è «di difficile attuazione» sempre secondo la Ragioneria di Stato: «Il Fondo», si sottolinea nei rilevi all’emendamento, «è destinato, quindi, sia a interventi di parte corrente che di investimento. Si segnala che la norma risulta di difficile attuazione mancando anche di strumento attuativo. In mancanza delle modifiche da parte dell’amministrazione di settore, difficilmente potrà essere attuata». Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivolgendosi ai suoi parlamentari in occasione degli auguri di Natale, ha commentato: «Mi pare che tra mille difficoltà, anche di rodaggio, con giorni complessi per la legge di bilancio e nonostante tutto quello che si può e dovrà migliorare, si può dire che rispetto a chi auspicava e prefigurava la partenza della nostra maggioranza e governo come una catastrofe, tutto il racconto fatto contro di noi sta tornando indietro come un boomerang». Ma il premier è tornato sulla manovra anche nell’intervista con Bruno Vespa per il programma Porta a Porta, chiarendo la sua posizione sul Pos e anche sul reddito di cittadinanza. La Meloni è «certa del fatto che non sia giusto imporre agli esercenti di accettare pagamenti per importi molto, molto bassi». E poi sul reddito di cittadinanza ha ribadito: «Chi aspetta il lavoro dei sogni non può prendere i soldi dello Stato». In ogni caso ha assicurato che il reddito di cittadinanza resterà «per i non occupabili, per gli over 60 e per chi ha minori a carico».
Anche nella giornata di ieri non sono mancate ultimissime novità. La più importante è uno stop ai distacchi di forniture di gas per le grandi imprese morose: «Con delibera dell’Arera, i procedimenti di interruzione della fornitura del gas naturale, per i clienti finali direttamente allacciati alla rete di trasporto del gas naturale, possono essere sospesi fino al 31 gennaio 2023, nel limite di 50 milioni di euro, da trasferire alla Cassa per i servizi energetici e ambientali entro il 15 febbraio 2023, nel limite dell’effettivo fabbisogno» si legge nell’emendamento. Si conferma, come già riportato da alcune indiscrezioni, l’anticipo dell’entrata in vigore della riforma del processo civile voluto dalla riforma Cartabia: entrerà in vigore non più il 30 giugno, ma il 28 febbraio 2023. Approvato anche l’emendamento per le agevolazioni sulle fusioni tra fondazioni bancarie: sarà un credito d’imposta pari al 75% delle erogazioni in denaro, previste nei relativi progetti di fusione per incorporazione e successivamente effettuate, operanti a beneficio dei territori di operatività delle fondazioni incorporate, le quali versino in gravi difficoltà e non siano in grado di raggiungere, per le ridotte dimensioni patrimoniali, una specifica capacità tecnica, erogativa e operativa adeguata». Per quanto riguarda la norma sulla caccia al cinghiale, è stata respinta la richiesta di Marco Grimaldi di Alleanza Verdi Sinistra che ne chiedeva la cancellazione. Su questa richiesta i deputati del Terzo polo si sono astenuti. Si rinnova il bonus psicologico con un emendamento a firma Pd: si porta a 1.500 euro (l’anno passato ammontava a 600 euro) per diventare strutturale. Le risorse stanziate ammontano a 5 milioni di euro per il 2023 e 8 milioni di euro dal 2024. Confermato il tetto Isee a 50.000 euro per ricevere il contributo.
Infine si inseriscono 700.000 euro al fine di sostenere le celebrazioni in occasione dell’ottantesimo anniversario del rastrellamento a via del Portico d’Ottavia per valorizzare il profondo legame storico della comunità ebraica con la città di Roma.
«Finché conterò qualcosa no al Mes. Lo posso firmare con il sangue»
Una manovra da 35 miliardi, per due terzi impegnati contro il caro energia. Così la legge di bilancio è uscita da Palazzo Chigi e così, alla fine della fiera, al netto di modifiche fisiologiche, uscirà dalle Camere. Questo significa che l’impianto iniziale è praticamente immutato e soprattutto che nessuno lo ha messo in discussione, nemmeno dai partiti di maggioranza. Non sarebbe infatti comprensibile un attacco frontale a misure obbligate come quelle che puntano a dare sollievo alla famiglie per il pagamento delle bollette. Però, visto che è impensabile una sessione di bilancio senza polemiche, non sono mancati gli argomenti speciosi su cui si è concentrata la bagarre tra fazioni politiche opposte. Si è partiti con l’utilizzo del Pos e col tetto al contante, si è proseguito con 18app e, man mano che la manovra si avvicina al traguardo, si sono aggiunti nuovi fronti polemici, come quello della presunta «caccia al cinghiale» nelle città, che in effetti sta ancora tenendo banco. Incontrando i suoi parlamentari per gli auguri natalizi, è stato il premier Giorgia Meloni a fare la sintesi, non negando le difficoltà derivanti dall’inconsueto insediamento autunnale dell’esecutivo: «Tra mille difficoltà, anche di rodaggio», ha fatto filtrare, «con giorni complessi per la legge di bilancio e nonostante tutto quello che si può e dovrà migliorare, si può dire che rispetto a chi auspicava e prefigurava una partenza catastrofica di questo governo, credo che il racconto stia tornando indietro come un boomerang».
Naturalmente non è questa l’opinione degli esponenti delle forze politiche di minoranza, che anche ieri hanno usato toni molto aggressivi, concentrandosi soprattutto sulle modalità dell’esame del testo in commissione e in Aula. Anche questo, però, per chi ha dimestichezza con la routine delle sessioni di bilancio, è un déja vu, dato che ogni anno non mancano stop da parte della Ragioneria dello Stato, errori formali sfuggiti agli uffici parlamentari e incidenti di percorso in generale. Tra i più aggressivi degli ultimi giorni si segnala il leader del Terzo polo Carlo Calenda, che al momento della presentazione della legge di bilancio da parte del governo era addirittura andato a far visita al premier a Palazzo Chigi per manifestare il proprio spirito costruttivo. E invece, dopo aver annunciato a inizio settimana l’Aventino dei suoi in commissione, l’ex ministro ha continuato a incalzare la maggioranza, parlando di «grande caos di una manovra che non ha nemmeno un euro sulle riforme strutturali». Su questa lunghezza d’onda il segretario dimissionario del Pd Enrico Letta, per il quale si tratta della legge di bilancio «più pasticciata degli ultimi 20 anni», mentre Matteo Renzi ha accusato la Meloni di essere «come Giuseppe Conte», che a sua volta ha definito «indecente» la manovra.
Ma un capitolo a parte merita la storia della norma sull’abbattimento dei cinghiali, in base alla quale i competenti organismi regionali avranno la facoltà di poter intervenire eventualmente con la soppressione dell’animale, anche nelle aree urbane. Mentre le Regioni e le categorie interessate manifestavano il proprio favore attraverso più di un comunicato stampa all’introduzione della norma, spinte dall’esigenza di dotarsi di strumenti efficaci per il contenimento della fauna selvatica nelle aree urbane, alcuni esponenti della sinistra, con il verde Angelo Bonelli in prima fila, tuonavano contro un «emendamento che apre la caccia nei parchi e nelle aree urbane» e che «autorizza a sparare», parlando di «Far west».
Anche dal sindacato, ovviamente, è arrivata la razione quotidiana di contumelie sulla manovra: il leader della Cgil Maurizio Landini, rivendicando lo sciopero di sabato scorso, ha rincarato la dose parlando di voucher e di reddito di cittadinanza e lamentando di non essere stato ascoltato. A lui e a tutti gli altri ha risposto direttamente il premier in serata, ospite a Porta a Porta: «Sono nata e cresciuta nella conflittualità della politica», ha detto, «e rispetto tutti. Ma qualcuno davvero pensa mi spaventino le manifestazioni? È tutto giusto, tutto normale. Dall’incontro con i sindacati», ha aggiunto, «sono emerse valutazioni che abbiamo ripreso nella manovra, il confronto è sempre utile ma tutti fanno il loro lavoro. Non sono una persona che si spaventa, l’unica cosa che mi spaventa è deludere». Entrando poi nel merito di alcune polemiche degli ultimi giorni, il premier si è soffermato sul Pos, parlando di «moral suasion per abbassare le commissioni»: «Sono certa del fatto che non sia giusto imporre agli esercenti, che se ne devono caricare il costo delle commissioni bancarie, di accettare pagamenti di importi molto, molto bassi».
La Meloni ha poi toccato altri temi, a partire dal Mes: «Fin quando io conto qualcosa l’Italia non accede al Mes, lo posso firmare col sangue», ha detto per poi spiegare che la riforma del Meccanismo europeo di stabilità «non è un grande tema ne discuterà il Parlamento. Ma non è uno strumento utile. Non è mai stato utilizzato da nessuno, le condizionalità sono troppo stringenti». «Se siamo gli unici che non approvano la riforma blocchiamo anche gli altri». E in ogni caso «l’Italia comunque non chiederà l’accesso».
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Testo modificato per accogliere i 44 rilievi della Ragioneria Stop ai distacchi del gas per le grandi imprese fino al 31 gennaio.Giorgia Meloni chiude ogni spiraglio: «Non è utile e ha condizionalità troppo stringenti».Lo speciale contiene due articoliIeri mattina la manovra è approdata finalmente in Aula alla Camera, ma ci è rimasta per poco. A chiedere che tornasse in commissione Bilancio ci ha pensato la Ragioneria di Stato per problemi di coperture. Quarantaquattro le correzioni richieste, tra cui naturalmente la norma votata per sbaglio che stanzia 450 milioni per i Comuni. Slitta ancora quindi almeno di qualche ora l’iter parlamentare che porterà all’approvazione del testo finale. Scadenza obbligata: 31 dicembre, oltre la quale scatta l’esercizio provvisorio, ma dall’esecutivo assicurano che il pericolo non c’è. Le opposizioni, però, criticano l’impossibilità di un vero esame del testo. «Ancora non si sa quando e se si vota la legge di bilancio. Ancora non si sa su quale testo si vota. Nessun governo si è mai comportato così. Nessun governo ha mai trattato il Parlamento a questo modo». Ha scritto il segretario del Pd, Enrico Letta, su Twitter. Il testo passa in commissione Bilancio tutto il pomeriggio per le modifiche infine approvate. Alle 20.30 il testo torna in Aula tra le proteste di Pd, Terzo polo, M5s e Avs. Il governo ha deciso di porre la questione di fiducia su cui si voterà 24 ore dopo, quindi oggi alle 20.30. Secondo le attuali stime, il tutto si concluderà non prima della tarda mattinata di domani, sabato 24 dicembre. I rilievi della Ragioneria hanno riguardato vari temi tra cui smart working e bonus cultura per i giovani. Per quest’ultimo la Ragioneria di Stato contesta la mancanza di fondi: non dovrà essere finanziato nel 2023 con le risorse stanziate per il 2022 come si stabiliva nel testo. Si chiede quindi di cancellare dall’emendamento la frase «nell’anno 2023 la Carta della cultura giovani è assegnata ai nati nell’anno 2004 mediante utilizzo delle risorse già impegnate nell’anno 2022». Sul tema è intervenuto il sottosegretario al Mef Federico Freni: il rilievo della Ragioneria sulla Carta giovani riguarda «una procedura squisitamente contabile» e «il beneficio sarà comunque pagato nel 2023 ai nati nel 2004 con le regole previgenti». Per quanto riguarda lo smart working invece i dubbi sono sul mondo della scuola e la sostituzione del personale scolastico a cui è concesso il lavoro agile. La norma in manovra sull’istituzione del Fondo nazionale per il contrasto agli svantaggi derivanti da insularità è «di difficile attuazione» sempre secondo la Ragioneria di Stato: «Il Fondo», si sottolinea nei rilevi all’emendamento, «è destinato, quindi, sia a interventi di parte corrente che di investimento. Si segnala che la norma risulta di difficile attuazione mancando anche di strumento attuativo. In mancanza delle modifiche da parte dell’amministrazione di settore, difficilmente potrà essere attuata». Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivolgendosi ai suoi parlamentari in occasione degli auguri di Natale, ha commentato: «Mi pare che tra mille difficoltà, anche di rodaggio, con giorni complessi per la legge di bilancio e nonostante tutto quello che si può e dovrà migliorare, si può dire che rispetto a chi auspicava e prefigurava la partenza della nostra maggioranza e governo come una catastrofe, tutto il racconto fatto contro di noi sta tornando indietro come un boomerang». Ma il premier è tornato sulla manovra anche nell’intervista con Bruno Vespa per il programma Porta a Porta, chiarendo la sua posizione sul Pos e anche sul reddito di cittadinanza. La Meloni è «certa del fatto che non sia giusto imporre agli esercenti di accettare pagamenti per importi molto, molto bassi». E poi sul reddito di cittadinanza ha ribadito: «Chi aspetta il lavoro dei sogni non può prendere i soldi dello Stato». In ogni caso ha assicurato che il reddito di cittadinanza resterà «per i non occupabili, per gli over 60 e per chi ha minori a carico».Anche nella giornata di ieri non sono mancate ultimissime novità. La più importante è uno stop ai distacchi di forniture di gas per le grandi imprese morose: «Con delibera dell’Arera, i procedimenti di interruzione della fornitura del gas naturale, per i clienti finali direttamente allacciati alla rete di trasporto del gas naturale, possono essere sospesi fino al 31 gennaio 2023, nel limite di 50 milioni di euro, da trasferire alla Cassa per i servizi energetici e ambientali entro il 15 febbraio 2023, nel limite dell’effettivo fabbisogno» si legge nell’emendamento. Si conferma, come già riportato da alcune indiscrezioni, l’anticipo dell’entrata in vigore della riforma del processo civile voluto dalla riforma Cartabia: entrerà in vigore non più il 30 giugno, ma il 28 febbraio 2023. Approvato anche l’emendamento per le agevolazioni sulle fusioni tra fondazioni bancarie: sarà un credito d’imposta pari al 75% delle erogazioni in denaro, previste nei relativi progetti di fusione per incorporazione e successivamente effettuate, operanti a beneficio dei territori di operatività delle fondazioni incorporate, le quali versino in gravi difficoltà e non siano in grado di raggiungere, per le ridotte dimensioni patrimoniali, una specifica capacità tecnica, erogativa e operativa adeguata». Per quanto riguarda la norma sulla caccia al cinghiale, è stata respinta la richiesta di Marco Grimaldi di Alleanza Verdi Sinistra che ne chiedeva la cancellazione. Su questa richiesta i deputati del Terzo polo si sono astenuti. Si rinnova il bonus psicologico con un emendamento a firma Pd: si porta a 1.500 euro (l’anno passato ammontava a 600 euro) per diventare strutturale. Le risorse stanziate ammontano a 5 milioni di euro per il 2023 e 8 milioni di euro dal 2024. Confermato il tetto Isee a 50.000 euro per ricevere il contributo. Infine si inseriscono 700.000 euro al fine di sostenere le celebrazioni in occasione dell’ottantesimo anniversario del rastrellamento a via del Portico d’Ottavia per valorizzare il profondo legame storico della comunità ebraica con la città di Roma. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/nella-manovra-spunta-la-salva-morosi-oggi-la-fiducia-in-aula-2659002788.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="finche-contero-qualcosa-no-al-mes-lo-posso-firmare-con-il-sangue" data-post-id="2659002788" data-published-at="1671756173" data-use-pagination="False"> «Finché conterò qualcosa no al Mes. Lo posso firmare con il sangue» Una manovra da 35 miliardi, per due terzi impegnati contro il caro energia. Così la legge di bilancio è uscita da Palazzo Chigi e così, alla fine della fiera, al netto di modifiche fisiologiche, uscirà dalle Camere. Questo significa che l’impianto iniziale è praticamente immutato e soprattutto che nessuno lo ha messo in discussione, nemmeno dai partiti di maggioranza. Non sarebbe infatti comprensibile un attacco frontale a misure obbligate come quelle che puntano a dare sollievo alla famiglie per il pagamento delle bollette. Però, visto che è impensabile una sessione di bilancio senza polemiche, non sono mancati gli argomenti speciosi su cui si è concentrata la bagarre tra fazioni politiche opposte. Si è partiti con l’utilizzo del Pos e col tetto al contante, si è proseguito con 18app e, man mano che la manovra si avvicina al traguardo, si sono aggiunti nuovi fronti polemici, come quello della presunta «caccia al cinghiale» nelle città, che in effetti sta ancora tenendo banco. Incontrando i suoi parlamentari per gli auguri natalizi, è stato il premier Giorgia Meloni a fare la sintesi, non negando le difficoltà derivanti dall’inconsueto insediamento autunnale dell’esecutivo: «Tra mille difficoltà, anche di rodaggio», ha fatto filtrare, «con giorni complessi per la legge di bilancio e nonostante tutto quello che si può e dovrà migliorare, si può dire che rispetto a chi auspicava e prefigurava una partenza catastrofica di questo governo, credo che il racconto stia tornando indietro come un boomerang». Naturalmente non è questa l’opinione degli esponenti delle forze politiche di minoranza, che anche ieri hanno usato toni molto aggressivi, concentrandosi soprattutto sulle modalità dell’esame del testo in commissione e in Aula. Anche questo, però, per chi ha dimestichezza con la routine delle sessioni di bilancio, è un déja vu, dato che ogni anno non mancano stop da parte della Ragioneria dello Stato, errori formali sfuggiti agli uffici parlamentari e incidenti di percorso in generale. Tra i più aggressivi degli ultimi giorni si segnala il leader del Terzo polo Carlo Calenda, che al momento della presentazione della legge di bilancio da parte del governo era addirittura andato a far visita al premier a Palazzo Chigi per manifestare il proprio spirito costruttivo. E invece, dopo aver annunciato a inizio settimana l’Aventino dei suoi in commissione, l’ex ministro ha continuato a incalzare la maggioranza, parlando di «grande caos di una manovra che non ha nemmeno un euro sulle riforme strutturali». Su questa lunghezza d’onda il segretario dimissionario del Pd Enrico Letta, per il quale si tratta della legge di bilancio «più pasticciata degli ultimi 20 anni», mentre Matteo Renzi ha accusato la Meloni di essere «come Giuseppe Conte», che a sua volta ha definito «indecente» la manovra. Ma un capitolo a parte merita la storia della norma sull’abbattimento dei cinghiali, in base alla quale i competenti organismi regionali avranno la facoltà di poter intervenire eventualmente con la soppressione dell’animale, anche nelle aree urbane. Mentre le Regioni e le categorie interessate manifestavano il proprio favore attraverso più di un comunicato stampa all’introduzione della norma, spinte dall’esigenza di dotarsi di strumenti efficaci per il contenimento della fauna selvatica nelle aree urbane, alcuni esponenti della sinistra, con il verde Angelo Bonelli in prima fila, tuonavano contro un «emendamento che apre la caccia nei parchi e nelle aree urbane» e che «autorizza a sparare», parlando di «Far west». Anche dal sindacato, ovviamente, è arrivata la razione quotidiana di contumelie sulla manovra: il leader della Cgil Maurizio Landini, rivendicando lo sciopero di sabato scorso, ha rincarato la dose parlando di voucher e di reddito di cittadinanza e lamentando di non essere stato ascoltato. A lui e a tutti gli altri ha risposto direttamente il premier in serata, ospite a Porta a Porta: «Sono nata e cresciuta nella conflittualità della politica», ha detto, «e rispetto tutti. Ma qualcuno davvero pensa mi spaventino le manifestazioni? È tutto giusto, tutto normale. Dall’incontro con i sindacati», ha aggiunto, «sono emerse valutazioni che abbiamo ripreso nella manovra, il confronto è sempre utile ma tutti fanno il loro lavoro. Non sono una persona che si spaventa, l’unica cosa che mi spaventa è deludere». Entrando poi nel merito di alcune polemiche degli ultimi giorni, il premier si è soffermato sul Pos, parlando di «moral suasion per abbassare le commissioni»: «Sono certa del fatto che non sia giusto imporre agli esercenti, che se ne devono caricare il costo delle commissioni bancarie, di accettare pagamenti di importi molto, molto bassi». La Meloni ha poi toccato altri temi, a partire dal Mes: «Fin quando io conto qualcosa l’Italia non accede al Mes, lo posso firmare col sangue», ha detto per poi spiegare che la riforma del Meccanismo europeo di stabilità «non è un grande tema ne discuterà il Parlamento. Ma non è uno strumento utile. Non è mai stato utilizzato da nessuno, le condizionalità sono troppo stringenti». «Se siamo gli unici che non approvano la riforma blocchiamo anche gli altri». E in ogni caso «l’Italia comunque non chiederà l’accesso».
Un palazzo colpito dall'attacco dei droni ucraini su Mosca (Ansa)
La rappresaglia segue il massiccio raid russo sulla capitale ucraina giovedì, in cui sono state uccise 24 persone. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che già giovedì aveva promesso una reazione, ieri ha commentato: «Le nostre risposte al prolungamento della guerra da parte della Russia e agli attacchi contro le nostre città e comunità sono del tutto giustificate». E con «i droni che hanno raggiunto la regione di Mosca», il messaggio lanciato alla Russia è che «il Paese deve porre fine alla guerra». Il leader di Kiev, ringraziando «l’Sbu (Servizio di sicurezza ucraino, ndr) e tutte le forze di Difesa per la loro precisione», ha anche ricordato la serie di attacchi subiti dall’Ucraina. «Questa settimana (la scorsa settimana, ndr) i russi hanno lanciato contro l’Ucraina oltre 3.170 droni d’attacco, più di 1.300 bombe aeree guidate e 74 missili di vario tipo. Molti edifici residenziali e altre infrastrutture civili sono stati colpiti. Purtroppo, 52 persone sono rimaste uccise a seguito degli attacchi».
I numeri degli attacchi di ieri sulla Russia sono stati invece resi noti dal ministero della Difesa russo: sono stati abbattuti 556 velivoli senza pilota nella notte, tra le 22 e le 7; mentre altri 30 sono stati intercettati nella mattinata, le 7 e le 9. Oltre alla Crimea annessa, al Mar Nero e al Mar d’Azov, sono state 14 le regioni russe coinvolte dai raid. Particolarmente bersagliata è stata Mosca, con gli attacchi che hanno danneggiato diverse abitazioni e infrastrutture. Il sindaco Sergey Sobyanin, stando a quanto riferito dalla Tass, ha comunicato che la difesa aerea ha distrutto oltre 120 droni diretti nella capitale. Il bilancio è di quattro morti: tre nella periferia di Mosca e una nella regione di Belgorod. E con gli allarmi in corso, le prime restrizioni hanno coinvolto gli aeroporti e i voli diretti nella capitale russa: 51 aerei sono stati dirottati verso altre destinazioni, mentre 32 voli in partenza sono stati rimandati. Anche una linea ferroviaria sarebbe stata danneggiata in un sobborgo di Mosca.
Sono diversi i video che testimoniano gli attacchi: in uno si vede un velivolo senza pilota schiantarsi contro un edificio; un altro mostra un drone colpire un condominio a Krasnogorsk, un sobborgo di Mosca. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha invece condiviso su X un filmato che conferma l’attacco alla raffineria di Kapotnya, nella regione di Mosca. Ed è qui che, secondo Sobyanin, sono state ferite 12 persone, «per lo più operai».
Nel rendere noti i principali target, il ministero della Difesa ucraino ha dichiarato che «la guerra sta tornando da dove è venuta». A fare l’elenco dei bersagli è stato il Servizio di sicurezza ucraino: «Nella regione di Mosca sono stati colpiti lo stabilimento Angstrom, che fornisce semiconduttori al complesso militare-industriale della Federazione Russa ed è soggetto a sanzioni statunitensi; la raffineria di Mosca; la stazione di pompaggio petrolifera Sonechnogorskaya; la stazione di pompaggio del petrolio Volodarskoe». Invece «nella Crimea temporaneamente occupata» sono state attaccate «le infrastrutture e i sistemi di difesa aerea della base aerea militare di «Belbek», in particolare: il sistema antiaereo Pantsir-S2; l’hangar con radar per il sistema S-400; il sistema di controllo droni Orion e la stazione di controllo droni a terra Forpost; una stazione di trasmissione dati terra-aria; la torre di controllo e l’hangar presso l’aeroporto Belbek».
Dall’altra parte, nella notte, le difese ucraine, su 287 droni lanciati dalla Russia, ne hanno intercettati 279. A seguito dei raid sono scoppiati alcuni incendi a Dnipro, mentre a Kharkiv a essere stati danneggiati sono stati alcuni edifici residenziali, le automobili e l’illuminazione pubblica.
Un elemento che aggiunge ulteriore tensione è la minaccia che intravede Zelensky all’orizzonte. Ha infatti confermato che «i russi hanno semplificato l’accesso alla cittadinanza per le persone originarie» della Transnistria, la regione separatista filorussa della Moldavia. Lo scopo sarebbe «non solo di cercare nuovi soldati» visto che «la cittadinanza comporta anche l’obbligo militare», ma pure «il modo della Russia di rivendicare il territorio della Transnistria».
Il leader di Kiev ha continuato intanto ad avanzare richieste all’Europa. Su X ha scritto infatti che serve «una maggiore protezione», dunque «l’iniziativa Purl e gli ulteriori contributi per i missili antibalistici sono fondamentali. Ed è altrettanto importante lavorare in Europa per una protezione congiunta contro i missili balistici». Dall’altra parte invece Mosca ha commentato positivamente l’eventuale apertura del dialogo tra la Russia e l’Ue. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha affermato che tale iniziativa è «negli interessi della Russia», specificando però che Mosca «non ha avviato la fine del dialogo con l’Europa». Ha però aggiunto che se i leader europei vogliono sul serio parlare con il presidente russo, Vladimir Putin, «possono telefonargli». Peskov ha poi confermato che l’Alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, non può svolgere un ruolo da mediatore sulla fine del conflitto: «Non è nell’interesse di Kallas, fare la negoziatrice». Anche perché «non sarà facile per lei» visto che «Putin ha detto che potrebbe essere chiunque non abbia detto cose negative».
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Luca Signorelli con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni (Ansa)
«L’Italia non è morta, c’è ancora». Sono le parole di Luca Signorelli, l’eroe di Modena che fermando l’aggressore, con il suo coraggioso gesto, è riuscito a far scorgere un po’ di bellezza anche all’interno di una tragedia come questa. Lo ha colto subito il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ieri incontrandolo a Modena lo ha stretto in un abbraccio. «Ciò che rende eroica una persona normale è l’istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca» ha scritto il premier sui social. Meloni ieri sarebbe dovuta essere a Cipro ma presto al mattino ha deciso di annullare tutto e di unirsi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita dai feriti per mostrare vicinanza.
È anche ai medici che Mattarella e Meloni mostrano sincera gratitudine recandosi prima nell’ospedale di Modena e poi in quello di Bologna.
In entrambe le strutture hanno incontrato l’equipe dei medici che assistono i feriti, il personale del 118 e i familiari dei feriti presenti all’ospedale. «È stata una prova di integrazione di diversi comportamenti numerosi, ma tutti perfettamente integrati e coordinati», ha detto il presidente della Repubblica parlando dei soccorsi con il personale evidenziando l’ottima capacità di dialogo tra il Baggiovara di Modena e il Maggiore di Bologna. «Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente» ha detto il capo dello Stato, aggiungendo: «Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno». Parole riferite, in quanto le visite di presidente e premier si sono intrattenute in formula esclusivamente privata. A Modena hanno visitato, oltre i ai familiari dei feriti, anche i due coniugi investiti insieme. Per il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale la visita di Mattarella e Meloni «fa piacere a tutta la comunità modenese ed emiliano-romagnola ed è un segnale di unità nazionale».
«Vogliamo ringraziare il presidente della Repubblica e la presidente Meloni per essere venuti insieme, un segnale molto importante di vicinanza ai familiari e alle vittime di questa tremenda tragedia che è avvenuta a Modena». Così il sindaco di Bologna Matteo Lepore accogliendo le due autorità.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ieri si è recato a Modena ma per andare in prefettura. Lì si è espresso anche sul merito della tragedia. «Non c’è stato poliziotto, operatore sanitario o non so chi altri che non abbia saputo dimostrare in una circostanza del genere, tragica e complicatissima, una capacità di reazione di cui in qualche modo possiamo essere orgogliosi» ha spiegato elogiando in primis la «reazione corale ed efficace dei cittadini». L’episodio per il ministro è frutto di una «situazione di disagio psichiatrico, anche se», ha subito puntualizzato, «non cambia la tragicità degli effetti per quello che è successo». Piantedosi ha anche sottolineato: «Ci conforta che non c’era nulla che ci fosse sfuggito dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo, questo lo voglio dire perché la città deve stare tranquilla da questo punto di vista». Insomma per il ministro «l’episodio è stato drammatico, tragico, importante, le istituzioni però hanno reagito».
Commenta poi le parole del vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini che ha «dato mandato a un gruppo di giuristi di rifinire le proposte sulla sicurezza presentate nei giorni scorsi dalle europarlamentari del suo partito, a partire dalla revoca del permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati, con immediata espulsione».
«Col ministro Salvini ho lavorato e credo che con i fatti abbia dimostrato di condividere questa attenzione per certi fenomeni, una gestione più sostenibile dell’immigrazione irregolare o dell’immigrazione in generale per motivi di sicurezza. Qui però è un’altra cosa. Stiamo parlando di altro» ha ribattuto Piantedosi.
Ad ogni modo la Lega e il gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo hanno chiesto di discutere i fatti di Modena in aula a Strasburgo. Domani gli europarlamentari leghisti domanderanno al presidente del Parlamento Roberta Metsola di aggiungere ai temi della plenaria di Strasburgo il dibattito sugli «attacchi terroristici di Modena: necessità urgente degli Stati membri di intensificare le misure contro l’islamismo domestico e di rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze». Furiose le opposizioni che hanno accusato Salvini di «speculare sulla tragedia di Modena». Per il vicepremier «le seconde generazioni che rifiutano la lingua, la cultura, la tradizione e soprattutto la legge del nostro Paese non sono un’opportunità ma un problema». E poi: «Se la fiducia viene meno e tu commetti un reato grave un Paese serio ti revoca il permesso di soggiorno, la cittadinanza e ti espelle immediatamente. È legittima difesa».
«Ho soccorso col laccio emostatico»
La procedura, quando ci sono di mezzo le forze speciali, è sempre la stessa. Puoi parlarci a patto di non rivelare la loro identità. Perfino quando salvano delle persone non puoi svelare il loro nome e cognome. Sono le regole. E, per parlare con gli uomini del Nono col Moschin, bisogna accettarle. «A breve ti passeremo l’ufficiale che ha messo il tourniquet alla signora che è stata falciata a Modena», ci dicono. «Potrai chiamarlo Stefano». E così faremo.
Quando si collega, Stefano ha una voce calma. Non facciamo in tempo a porgli la prima domanda che inizia a raccontare: «Sabato mi trovavo in centro a Modena perché ero in licenza. Volevo raggiungere un negozio e stavo percorrendo via Emilia verso largo Garibaldi. Già all’altezza di corso Canal grande, però, ho cominciato a vedere moltissima gente e pensavo ci fosse un qualche tipo intrattenimento». Immagina ci sia qualcuno che balli la break dance o un cantante in grado di affascinare il suo pubblico. Cambia strada e decide di andare a vedere ciò che sta accadendo. Arrivato, però, trova uno spettacolo molto diverso da ciò che si aspettava: «Non appena ho iniziato ad avvicinarmi, ho cominciato a veder persone scioccate che urlavano e una signora che aveva perso le gambe».
La macchina dell’aspirante killer, mezza distrutta, è ancora lì quando arriva Stefano. «La signora aveva le gambe amputate. Non erano tranciate di netto ma erano sbrandellate. Fortunatamente, per deformazione professionale, avevo con me un tourniquet (un laccio emostatico che va stretto attorno agli arti, ndr). Ho buttato a terra lo zaino, ho preso questo strumento, l’ho messo sulla gamba sinistra della signora e ho cominciato a stringere. Io mi occupavo della sua gamba sinistra. Per la destra, invece, c’era un paramedico che era riuscito a recuperare delle cinture di pantaloni per provare a bloccare l’emorragia». Sono pochi minuti che però sembrano durare un’eternità. L’ufficiale del Nono termina di medicare la donna, si sposta di qualche passo e rialza la testa. «Non appena l’ho fatto ho visto gli altri feriti». Tra questi gli appare anche Luca Signorelli, l’uomo che per primo è riuscito a fermare Salim El Koudri: «Anche lui urlava perché era stato aggredito».
Dopo aver applicato il tourniquet, Stefano chiama i soccorsi: «Li ho aspettati insieme alle altre persone che erano intervenute insieme a me. Anche se ci hanno raggiunto in fretta sembrava che non dovessero arrivare mai».
Un eroe? Certo. Eppure Stefano si schermisce: «Come militare dell’esercito italiano sono abituato a gestire queste cose. Mi porto sempre dietro il tourniquet sperando che non serva e, soprattutto, prego il Signore che io sia in grado di usarlo in ogni contesto. Tutto è figlio dell’addestramento e noi del Nono col Moschin ne facciamo tanto, soprattutto per quando riguarda gli scenari medic. Credo che la preparazione che mi è stata fornita abbia fatto la differenza».
Dopo l’intervento di sabato, Stefano ha mangiato poco e, forse, ha dormito ancora meno: «Ho pensato tutto il tempo a quella signora, se sarebbe riuscita a salvarsi oppure no». Cosa resta di tutto questo? «La speranza che la persona si salvi e che il mio caso è la dimostrazione che la nostra forza armata c’è sempre. Lo diciamo ma è importante anche dimostrarlo. Io, come tanti altri militari come me in altre situazioni, c’ero». Lo ringraziamo per l’intervista e per l’intervento di sabato: «Non c’è bisogno di dire “grazie”. Per me, e per chiunque è al servizio dello Stato, è una cosa normale».
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