Nei Pandora Papers anche Bochicchio, il truffatore di Conte che punta alla prescrizione

Nei milioni di documenti sui conti nei paradisi fiscali, pubblicati dal consorzio di giornalismo investigativo internazionale Icij, compare anche il broker di Capua ai domiciliari dal luglio scorso. Accusato di truffa, aveva promesso di risarcire i suoi clienti entro settembre, ora la data è slittata a dicembre. Deve trovare 600 milioni di euro

C’è un nuovo tassello da aggiungere alla storia di Massimo Bochicchio, il broker romano ai domiciliari da luglio scorso, accusato di aver truffato decine di persone con investimenti finanziari che poi non si sarebbero mai realizzati. Bochicchio è indagato dalla procura di Roma e, a quanto risulta alla Verità, continua a promettere ai presunti truffati di restituire quanto spetta. Prima la data finale doveva essere quella di settembre, ora invece si parla di dicembre.

Si parla di almeno 600 milioni di euro da restituire e di circa 50 persone in attesa di sapere il destino dei loro soldi, investiti ormai diversi anni fa. Tra questi c’è anche l’ex allenatore dell’Inter Antonio Conte. Bochicchio è stato latitante per diversi mesi all’estero, poi è rientrato in Italia e messo ai domiciliari anche perché la procura di Roma ha creduto alle sue intenzioni di risarcimento. Ma non si sono ancora verificate. E più il tempo passa più c’è la possibilità che i reati di cui è accusato vadano in prescrizione: nei prossimi mesi le misure cautelari potrebbero essere anche allentate. Il tassello da aggiungere alla storia di Bochicchio è quello relativo ai Pandora Papers, l’ultima indagine del consorzio di giornalismo investigativo internazionale Icij. Tramite un’inchiesta basata su 11,9 milioni di documenti su beni registrati offshore sono spuntati fuori nomi di politici, imprenditori e anche allenatori di calcio. E’ un’inchiesta speculare a quella dei Panama Papers, architetture finanziarie che permettono a miliardari di nascondere le proprie ricchezze e soprattutto non pagare le tasse nei loro paesi. Tutto passa da gruppo Fidinam di Lugano, società svizzera che ha avuto un ruolo nell’apertura – e in alcuni casi anche la gestione – di società offshore da parte di persone sospettate di riciclaggio o reati patrimoniali. Fidinam è una delle più antiche società fiduciarie della Svizzera.

E’ nata nel 1960. A fondarla è stato Tino Tettamanti, oggi 90enne e presidente della società. Fornisce servizi di consulenza fiscale, immobiliare e aziendale in tre continenti. Vanta un patrimonio di 900 milioni di dollari ed è conosciuto in tutto il mondo Durante una carriera che dura da più di mezzo secolo, ha costruito stretti rapporti con capi di stato e altre persone politicamente potenti. Fidinam avrebbe per esempio fornito «importanti servizi finanziari» proprio a Bochicchio. Lo avrebbe fatto nel momento in cui la banca Hsbc non avrebbe più garantito per il broker di Capua. In pratica Bochicchio aveva aperto un conto per la sua Kidman con HSBC, dove una volta lavorava come direttore degli investimenti. Quanto l’istituto statunitense ha chiuso quel conto nel 2017, dopo aver riscontrato “irregolarità”, Fidinam avrebbe consentito a Bochicchio – tramite due dipendenti della società che lavorano alle Isole Vergini – di aprire un altro conto in Credit Suisse.

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