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2018-10-03
Modello Riace sgominato. Mimmo Lucano finisce ai domiciliari
ANSA
Che sarebbe finita così qualcuno lo aveva previsto. Certo, non si erano immaginati i dettagli, e cioè che il sindaco di Riace, Domenico Lucano detto Mimmo (o Mimì Capatosta) venisse arrestato dalla Guardia di finanza e finisse ai domiciliari. Ma il quadro d'insieme era abbastanza chiaro da tempo. In un libro del 2016 (Riace, il paese dell'accoglienza, Imprimatur editore),Antonio Rinaldis intervistò un uomo di nome Renzo. Si trattava con tutta probabilità di Renzo Valilà, ex assessore di Riace uscito dalla giunta nel 2016. «Non vorrei essere scambiato per un cattivo profeta», diceva l'intervistato, «ma ho motivo di credere che a breve ci sarà uno scandalo enorme e l'epilogo sarà drammatico». Poi aggiungeva: «Domenico soffre la burocrazia. Secondo lui è un ostacolo che blocca i processi, ma io penso che le leggi e i regolamenti siano fatti per essere rispettati e non si debbano mai eludere».
Già, Lucano la pensava diversamente. Nel suo piccolo Comune - 2.300 abitanti, oltre 400 immigrati - si comportava come l'uomo della provvidenza. Difficile, del resto, non farsi rapire dall'ambizione quando i giornali di mezzo mondo ti portano in palmo di mano. A un certo punto, pensi di essere una specie di sovrano. Lucano, stando a quanto emerge dalle carte, combinava matrimoni, gestiva i rapporti con le cooperative un po' come gli pareva, si muoveva al limite della legge e ne era orgoglioso: «Sono un fuorilegge», ripeteva al telefono. A quanto pare, gli inquirenti lo hanno preso sul serio.
L'arresto del sindaco è praticamente un ricorso storico. Arriva a vent'anni (quasi) esatti dallo sbarco dei migranti curdi in Calabria, avvenuto nel luglio del 1998. Secondo la leggenda, fu in quei giorni che Lucano scoprì la sua vocazione all'accoglienza. Allora Mimmo - un passato a sinistra - aveva da poco compiuto 40 anni (è nato il 31 maggio del 1958) e faceva l'insegnante di chimica. Quando giunsero i curdi, fu folgorato: «Sono diventato amico di molti di loro e mi sono converti alla causa del Pkk». Sì, perché alcuni dei profughi fuggiaschi erano militanti del Partito dei lavoratori del Kurdistan guidato da Abdullah Öcalan, e considerato da molti un gruppo terroristico.
In quel periodo, Lucano partecipa alla creazione dell'associazione Città futura, da cui poi nascerà la coop che si occupa di accoglienza nel Comune calabro. Entra in politica, e passa alcuni anni all'opposizione. Poi, nel 2004, la svolta. Viene eletto sindaco per la prima volta, con il 35,4% dei voti. Un patrimonio di consensi che crescerà ulteriormente per le due successive rielezioni (nel 2009, con il 51,7% e nel 2014, con il 54,48%).
La fama internazionale, tuttavia, arriva soltanto nel 2010, quando arriva terzo nella classifica del World Mayor Prize, riconoscimento attribuito ai migliori sindaci del mondo. Da quel momento, è tutto in discesa. Nella cittadina calabrese cominciano a piovere giornalisti da tutto il pianeta.
«Un sindaco italiano salva il suo paese accogliendo i rifugiati», titola la Bbc nel 2011. «Il piccolo paesino italiano che ha aperto le porte ai migranti», scrive il Guardian nel 2013. Nel 2016, la consacrazione definitiva: la rivista Fortune piazza Lucano al quarantesimo posto fra i 50 più influenti leader mondiali. È il tripudio: in piena emergenza migratoria, Riace diventa - per la sinistra - il simbolo dell'accoglienza, l'esempio che tutta l'Italia dovrebbe seguire. I flash abbronzano Mimmo più del sole della sua terra, lo premiano a Dresda, gli dedicano reportage ed elogi un po' ovunque, persino varie agiografie. E lui si comporta di conseguenza, sembra un re greco. Arriva persino a battere moneta.
«La moneta locale è un'utopia concreta», spiega. «È la nostra utopia che si è realizzata. Dal 2011 Riace è diventata una “repubblica indipendente"». Invece di distribuire ai migranti che ospita (6.000 in tutto nel corso degli anni, con una presenza stabile di 300-500 stranieri) quel che resta dei 35 euro statali per l'accoglienza, Lucano offre banconote con i volti di Che Guevara, Berlinguer, Gramsci, Gandhi. «Volevamo che i rifugiati avessero libertà di spendere, almeno per i bisogni essenziali, e abbiamo creato una moneta solidale». Oltre allo pseudo denaro, il primo cittadino appronta un meccanismo basato su bonus e «borse» di cui beneficiano gli stranieri.
Qualcuno, però, i soldi veri ce li deve mettere. Ed è qui la falla del modello Riace. Senza i fondi pubblici per l'accoglienza, il celebratissimo «modello» non sta in piedi. Servono oltre milioni di euro dello Stato per mandare avanti la baracca. Gli insegnanti, i 70 mediatori culturali e operatori dell'accoglienza che lavorano nella cittadina hanno bisogno di quei soldi, che passano attraverso associazioni e coop, così come il sindaco dispone.
Non tutti gradiscono, come prevedibile. Mimmo dice che a lamentarsi sono coloro che non hanno goduto dei vantaggi portati dall'accoglienza («Sono rimaste escluse dall'accoglienza poche famiglie di orientamento razzista, mentre per il resto tutti sono coinvolti e costretti a riconoscere la mia onestà», dichiara). Ma persino il figlio di Lucano, Roberto, scrive un manifesto contro di lui contestando il sistema dell'accoglienza.
I guai grossi, però, cominciano alle fine del 2016. Arrivano le commissioni della Prefettura di Reggio Calabria, e trovano una situazione poco chiara. La gestione del sindaco è, per lo meno, poco trasparente. Nel novembre 2017, parte l'inchiesta della Procura di Locri. Lucano è indagato per «concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell'Ue, concussione e abuso d'ufficio». È il disastro I fondi pubblici smettono di arrivare, il fallimento è prossimo. Il sindaco sbraita, passa il 2018 a rilasciare interviste, a maledire il governo e l'italica ingratitudine. Nell'agosto di quest'anno annuncia lo sciopero della fame. Ieri il triste epilogo di tutta la vicenda: Comune ridotto sull'orlo del baratro, primo cittadino ai domiciliari, 30 indagati per accuse molto pesante.
Nel frattempo, come se tutto ciò non bastasse, sono accadute cose grottesche. La Rai, prima delle inchieste, ha realizzato una fiction intitolata Tutto il mondo è paese, protagonista Beppe Fiorello, per celebrare la figura di questo sindaco che, pur di accogliere, ha perso la famiglia. È vero: la moglie di Lucano , ha lasciato Riace anni fa. Lui, però, ha trovato un nuovo amore: l'etiope Tesfahun Lemlem, sbarcata qui nel 2004.
La fiction, anche grazie all'intervento di Maurizio Gasparri, non è mai stata trasmessa. Fiorello tuttavia non l'ha presa bene, e ha espresso il suo sdegno sui social. Chissà, magari potrebbero mandarla in onda nei prossimi giorni. Così Lucano, dai domiciliari, potrebbe godersi la visione, e tirarsi su di morale.
Se lo merita, in fondo: grazie a lui, Riace non è più il Paese dei bronzi, ma quello delle inchieste sulla cattiva accoglienza.
Francesco Borgonovo
Finti matrimoni per far restare i clandestini
L'accusa della Procura di Locri, che il gip però non ha sposato completamente, è più pesante di quanto che si potesse immaginare: associazione a delinquere finalizzata a fare business sull'accoglienza dei migranti. Il promotore, secondo la Procura, era il supereroe del modello Riace: il sindaco cocco di Laura Boldrini, Domenico «Mimmo» Lucano. Ieri il sindaco è finito agli arresti domiciliari, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare che contiene anche l'esilio dal paese dell'accoglienza della sua compagna etiope Tesfahun Lemlem. Per il gip l'arresto si regge solo (si fa per dire) su queste due accuse: «Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti». Il procuratore di Locri Luigi D'Alessio, tuttavia, ha specificato ieri: «La nostra richiesta era composta da circa mille pagine, il gip ne ha estratte, per la sua ordinanza, meno di 150. Stiamo, pertanto, preparando il riesame perché la Procura non è d'accordo con le decisioni adottate dal gip. Come Procura», ha aggiunto, «chiederemo inoltre la valutazione del tribunale. L'indagine, comunque, non si basa solo sulle intercettazioni ma pure su acquisizioni testimoniali e anche su documenti e attestazioni di fatture e altro».
Il paese dell'accoglienza, come aveva anticipato La Verità e come denunciano da tempo le opposizioni, è alla bancarotta. E il modello Riace propagandato dalla stampa amica si è trasformato nel sistema Riace denunciato dalla Prefettura di Reggio Calabria e ricostruito poi dalla Procura di Locri. E anche se le accuse su cui si basa la detenzione cautelare non coincidono con le ipotesi dell'accusa, gli investigatori fanno sapere che le iscrizioni sono quelle e che l'indagine non è ancora chiusa. A novembre dello scorso anno il municipio era stato perquisito e su Riace erano già piombate, pesanti, le accuse di truffa, concussione e abuso d'ufficio. I magistrati, guidati dal procuratore D'Alessio, contestavano di «non aver rendicontato a sufficienza le fatture delle spese sostenute nel 2014». E non solo.
Nel corso delle indagini, sostiene ora il giudice per le indagini preliminari che ha privato il sindaco della libertà, è emersa la «particolare spregiudicatezza del sindaco, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell'organizzare veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano».
L'inchiesta, denominata dagli investigatori Xenia (parola che nell'antica grecia riassumeva il concetto di ospitalità), ha evidenziato come Lucano, assieme alla compagna Tesfahun Lemlem, avessero architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, per aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l'ingresso degli aspiranti profughi in Italia. Lucano non aveva un ruolo marginale. Lo ha svelato una telefonata intercettata dagli investigatori della Guardia di finanza: «Io la carta d'identità gliela faccio immediatamente, perché sono responsabile dell'Ufficio anagrafe e stato civile, come sindaco. Ho assunto io questa delega dopo che l'impiegato che c'era è andato in pensione». Proprio come aveva fatto quando per bandire le gare dello Sprar ha ricoperto, come denunciato dalla Verità, altri tre ruoli: era sua la firma sotto il bando di gara in qualità di primo cittadino, sua quella come responsabile unico del procedimento (come previsto dalla legge nei comuni con meno di 5.000 abitanti), e sua anche quella da responsabile dell'unità operativa del servizio finanziario. Uno e trino, il sindaco Lucano.
Ora si scopre che era anche responsabile dell'Ufficio anagrafe. E lui nella parte finale di quella telefonata ha praticamente confessato: «Proprio per disattendere a queste leggi balorde vado contro legge».
E se per i migranti da sistemare con gli abitanti di Riace la gestione di Lucano e company era alquanto allegra, il gip ha ravvisato lo stesso atteggiamento nell'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti urbani a due cooperative. Il sindaco, trasformandosi in legislatore e superando tutte le leggi, ha istituito un albo comunale ad hoc «per favorire», sostiene l'accusa (e anche il gip) la Ecoriace e l'Aquilone, coop che si erano aggiudicate la raccolta dal 2012 al 2016». Le ispezioni della Prefettura e le carte della Guardia di finanza, infine, anche se non sufficienti per la misura cautelare, per il gip vanno trasmesse anche alla Procura regionale della Corte dei conti «ai fini dell'accertamento del connesso danno erariale».
Assieme al primo cittadino di Riace è venuto giù tutto il sistema, come un gigante dai piedi d'argilla. E sotto i cocci di Mimmo Lucano sono finiti anche gli altri 30 indagati, tra i quali Fernando Antonio Capone, presidente dell'associazione Città Futura don Pino Puglisi, il primo sodalizio nato a Riace per gestire i profughi. E anche se, al momento, le ipotesi di reato sulla lunga permanenza dei rifugiati e sui costi gonfiati con le fatture taroccate a parere del gip non sono dimostrate, il re del sistema Riace è ormai nudo. E il «diffuso malcostume» di cui parla il gip nell'ordinanza è finalmente stato svelato.
Fabio Amendolara
Saviano e soci all’attacco dei giudici
Se l'indagato è Matteo Salvini, i magistrati sono eroi da celebrare. Ma se per caso a finire nei guai è un amichetto dei progressisti nostrani, beh, allora sono guai: le toghe diventano cattive, si trasformano nel braccio violento dell'eversione nera. Questa, in soldoni, è la lezione che si può trarre dalla giornata di ieri, e dai commenti che hanno accompagnato l'arresto del sindaco di Riace Domenico Lucano.
Il più agguerrito di tutti, ovviamente, è stato Roberto Saviano. Comprensibile. Circa un mese fa, lo scrittore campano aveva utilizzato Lucano come arma nella sua battaglia personale con Matteo Salvini. Il ministro dell'Interno aveva definito «uno zero» il sindaco di Riace, Saviano colse immediatamente la palla al balzo. «Riace è un miracolo. Riace va difesa», dichiarò. «Venite a Riace, venite a vedere con i vostri occhi l'esempio da cui tutta l'Italia deve ripartire. Vi prego, difendiamo insieme Riace, difendiamo il sogno che Mimmo Lucano ha reso concreta possibilità di vita». L'appello di Roberto era, al solito, pomposo: «Venite a Riace, organizziamo una nuova resistenza».
La resistenza, ora, toccherebbe farla ai pubblici ufficiali. E in effetti Saviano non si tira indietro. Ieri ha spiegato che nelle azioni di Lucano «non c'è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile». Per questo Salvini considererebbe il sindaco «un nemico da abbattere». «Mimmo Lucano lotta contro una legge iniqua, e lotta da solo», ribadisce Saviano. E conclude: «Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell'Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche». Capito? Siamo di fronte a un'inchiesta politica, roba da regime. E - chiaro - dietro c'è Salvini. Anche se ad arrestare Lucano sono state le Fiamme gialle, che fanno capo al ministero dell'Economia, ma fa lo stesso. Sono in tanti, sempre i soliti, a pensarla così. Gad Lerner spiega che «il mandato di arresto per il sindaco di Riace è uno schiaffo in faccia a chi pratica il dovere dell'accoglienza e conferma la pulsione fascistoide di cui sta cadendo preda il nostro Paese». Laura Boldrini grida che il vero problema dell'Italia è «Salvini, quello indagato per sequestro di persona aggravato e quello il cui partito deve 49 milioni ai cittadini italiani».
Cécile Kyenge si dispera: «Qual è la colpa di Mimmo Lucano? L'essere una persona che pratica nel concreto la solidarietà e l'umanità?». Il florilegio potrebbe continuare a lungo: Mimmo non si tocca, sbraitano tutti in coro. Nicola Fratoianni, Cecilia Strada, Pippo Civati, Vauro... C'è chi ha già messo in piedi una manifestazione per questo sabato. C'è chi lancia fantasiosi hashtag su Twitter. Sui social c'è perfino chi si diletta a insultare Corrado Formigli, che ha osato esprimere qualche dubbio sulla difesa d'ufficio di Lucano. Tra i più disperati (per ovvi motivi d'interesse personale) c'è Beppe Fiorello, che scrive su Facebook: «Se viene arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina allora saranno in molti ad essere arrestati [...], insomma mezzo mondo andrebbe arrestato. Questo è un attacco personale, Mimmo Lucano dà fastidio perché va controcorrente e si sa che in questo Paese si rischia grosso se non si obbedisce al potere».
Peccato che i difensori di Lucano non abbiano letto le carte dell'inchiesta. Specie i passaggi in cui ragiona di far sposare una migrante di 30 anni con un italiano di 70, per farle avere il permesso di soggiorno, e spiega che lei è disposta anche ad andarci a letto: «È brutto per una donna», dice, «però lei vuole il documento...». Già, è proprio così che si pratica la solidarietà. È da qui che l'Italia deve ripartire...
Francesco Borgonovo
«Se mi trovi la fidanzata ti voto» E lui organizzava le nozze di comodo
«Io ti voglio votare però tu mi devi trovare una fidanzata». Era disposto anche a fare da agenzia matrimoniale il sindaco di Riace Domenico Mimmo Lucano. D'altra parte, hanno svelato le indagini, il sistema Riace si poggiava anche sull'organizzazione illegale delle nozze tra immigrate e cittadini italiani. Anche nozze gay, se necessario. Già: il primo cittadino e i suoi collaboratori valutarono (per poi bocciarla) anche l'ipotesi di un matrimonio fra donne pur di far ottenere a una straniera il permesso di soggiorno.
Ma andiamo con ordine, e vediamo che cosa diceva il sindaco al telefono. È il 2017, Lucano parla con una ragazza, Joy, che ha bisogno del permesso di soggiorno. «Adesso con il governo nuovo c'è uno che si chiama Minniti, una brutta persona, vi mandano via, vi cacciano, allora Stella si è sposata, hai capito?». È una delle conversazioni che raccontano tutta l'inchiesta giudiziaria. Marco Minniti in quel momento è ministro dell'Interno. E le relazioni della Prefettura di Reggio Calabria sono arrivate sulla sua scrivania. I fondi non si sbloccano e i problemi giudiziari per Lucano sono appena cominciati. Ma la soluzione trovata dal sindaco aggirava ogni ostacolo: per i permessi di soggiorno non c'è nulla di più facile che agevolare i matrimoni. Ed ecco che spiega a Joy come funziona: «Stella si è sposata perché è stata diniegata due volte, si è sposata con Nazareno, così, però lei adesso ha il permesso di soggiorno per motivi di famiglia, hai capito?». E per far sì che Joy, clandestina, senza requisiti per restare in Italia, ottenga un permesso anche lei le propone uno sposino fresco fresco: «Nei prossimi giorni trovo una persona e ti sposi».
E si mette subito a caccia. Negli uffici dell'associazione Città futura viene intercettato mentre dice: «Ne è venuta un'altra, Joy, una disperata, una nigeriana che a Napoli si prostituisce (...) le ho detto, Joy aspetta, vai a dormire dove cazzo vuoi in qualche casa... siamo abusivi, non c'è problema, glieli ho fatti io i documenti, è illegale... sposati con qualcuno... io ho azzerato tutta la burocrazia». Ed ecco che al sindaco capita tra le mani un anziano: Giosi, 70 anni. Il primo cittadino non ha considerazione di lui, lo definisce «uno stupido». «È uno», dice Lucano, «con cui mi sono barattato l'unica cosa... mi ha detto così... io ti voglio votare però tu mi devi trovare una fidanzata». Proprio come aveva fatto con Nazareno, di Riace, e Stella, nigeriana. Giosi potrebbe essere un buon marito «di comodo» per Joy, ma poi il sindaco ne parla come possibile sposo anche per un'altra ragazza, di nome Sara.
L'anziano è pronto al matrimonio combinato, ma vuole qualcosa in cambio. Vuole un pagamento... «in natura». «Questo è convinto che la prima notte se la porta a casa, invece quella non vuole andare, vuole solo per i documenti...».
Lucano non gradisce l'idea che il matrimonio sia consumato. «Qua rischiamo tutti il pane sopra questa cosa», dice al telefono. Ma, a quanto pare, Sara sarebbe disposta a qualunque cosa pur di avere l'ambito documento. Chissà cosa penserà Laura Boldrini quando leggerà questa intercettazione in cui Lucano riassume così la vicenda: «Lui su questo è lucido, anzi tutti e due sono lucidi, Sara ha capito che questo la vuole per fare i comodi suoi e lei lo vuole per i comodi suoi, ovvero per il documento, perché non c'è nessun amore e né niente, però la situazione la obbliga a fare questo, ovvero chiudere gli occhi e fare... è brutto per una donna... però lei vuole il documento del Municipio, il certificato di matrimonio... ma come faccio...».
L'immigrata sa bene quello che otterrà dal matrimonio combinato. E, saltata ormai l'ipotesi delle nozze gay («perché», spiega il sindaco, «dalla Questura hanno detto che che il matrimonio tra donne e donne e tra uomo e uomo non vale ai fini del permesso di soggiorno»), per il documento è disposta a tutto.
Lucano cerca di dissuaderla in ogni modo: «Questo qua è un animale», le dice parlando del famoso Giosi. Ma poi la rassicura: «Ti inseriamo nel progetto, così sei con Città futura e non hai tanti problemi [...] prendi pure i pocket money, i bonus, poi vediamo». Eccolo, il modello Riace.
Fabio Amendolara
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Il sindaco del Comune calabrese, dal 2004 a oggi è divenuto un simbolo dell'accoglienza. Ma il suo sistema si è da tempo rivelato fallimentare.La Procura di Locri accusa il primo cittadino di aver lucrato sui profughi e si scontra con il gip, che convalida la detenzione per favoreggiamento dell'immigrazione illegale e per frodi sulla gestione dei rifiuti. Tra i 30 indagati anche la sua compagna.Il primo cittadino intercettato: «Al governo adesso c'è Marco Minniti, una brutta persona».Roberto Saviano e soci all'attacco dei giudici. Da Beppe Fiorello a Laura Boldrini, dalla Cecile Kyenge a Gad Lerner, la sinistra italiana ha già assolto il suo eroe. L'autore di «Gomorra» spara: «Inchiesta da Stato autoritario».Lo speciale contiene quattro articoli Che sarebbe finita così qualcuno lo aveva previsto. Certo, non si erano immaginati i dettagli, e cioè che il sindaco di Riace, Domenico Lucano detto Mimmo (o Mimì Capatosta) venisse arrestato dalla Guardia di finanza e finisse ai domiciliari. Ma il quadro d'insieme era abbastanza chiaro da tempo. In un libro del 2016 (Riace, il paese dell'accoglienza, Imprimatur editore),Antonio Rinaldis intervistò un uomo di nome Renzo. Si trattava con tutta probabilità di Renzo Valilà, ex assessore di Riace uscito dalla giunta nel 2016. «Non vorrei essere scambiato per un cattivo profeta», diceva l'intervistato, «ma ho motivo di credere che a breve ci sarà uno scandalo enorme e l'epilogo sarà drammatico». Poi aggiungeva: «Domenico soffre la burocrazia. Secondo lui è un ostacolo che blocca i processi, ma io penso che le leggi e i regolamenti siano fatti per essere rispettati e non si debbano mai eludere». Già, Lucano la pensava diversamente. Nel suo piccolo Comune - 2.300 abitanti, oltre 400 immigrati - si comportava come l'uomo della provvidenza. Difficile, del resto, non farsi rapire dall'ambizione quando i giornali di mezzo mondo ti portano in palmo di mano. A un certo punto, pensi di essere una specie di sovrano. Lucano, stando a quanto emerge dalle carte, combinava matrimoni, gestiva i rapporti con le cooperative un po' come gli pareva, si muoveva al limite della legge e ne era orgoglioso: «Sono un fuorilegge», ripeteva al telefono. A quanto pare, gli inquirenti lo hanno preso sul serio.L'arresto del sindaco è praticamente un ricorso storico. Arriva a vent'anni (quasi) esatti dallo sbarco dei migranti curdi in Calabria, avvenuto nel luglio del 1998. Secondo la leggenda, fu in quei giorni che Lucano scoprì la sua vocazione all'accoglienza. Allora Mimmo - un passato a sinistra - aveva da poco compiuto 40 anni (è nato il 31 maggio del 1958) e faceva l'insegnante di chimica. Quando giunsero i curdi, fu folgorato: «Sono diventato amico di molti di loro e mi sono converti alla causa del Pkk». Sì, perché alcuni dei profughi fuggiaschi erano militanti del Partito dei lavoratori del Kurdistan guidato da Abdullah Öcalan, e considerato da molti un gruppo terroristico. In quel periodo, Lucano partecipa alla creazione dell'associazione Città futura, da cui poi nascerà la coop che si occupa di accoglienza nel Comune calabro. Entra in politica, e passa alcuni anni all'opposizione. Poi, nel 2004, la svolta. Viene eletto sindaco per la prima volta, con il 35,4% dei voti. Un patrimonio di consensi che crescerà ulteriormente per le due successive rielezioni (nel 2009, con il 51,7% e nel 2014, con il 54,48%). La fama internazionale, tuttavia, arriva soltanto nel 2010, quando arriva terzo nella classifica del World Mayor Prize, riconoscimento attribuito ai migliori sindaci del mondo. Da quel momento, è tutto in discesa. Nella cittadina calabrese cominciano a piovere giornalisti da tutto il pianeta. «Un sindaco italiano salva il suo paese accogliendo i rifugiati», titola la Bbc nel 2011. «Il piccolo paesino italiano che ha aperto le porte ai migranti», scrive il Guardian nel 2013. Nel 2016, la consacrazione definitiva: la rivista Fortune piazza Lucano al quarantesimo posto fra i 50 più influenti leader mondiali. È il tripudio: in piena emergenza migratoria, Riace diventa - per la sinistra - il simbolo dell'accoglienza, l'esempio che tutta l'Italia dovrebbe seguire. I flash abbronzano Mimmo più del sole della sua terra, lo premiano a Dresda, gli dedicano reportage ed elogi un po' ovunque, persino varie agiografie. E lui si comporta di conseguenza, sembra un re greco. Arriva persino a battere moneta.«La moneta locale è un'utopia concreta», spiega. «È la nostra utopia che si è realizzata. Dal 2011 Riace è diventata una “repubblica indipendente"». Invece di distribuire ai migranti che ospita (6.000 in tutto nel corso degli anni, con una presenza stabile di 300-500 stranieri) quel che resta dei 35 euro statali per l'accoglienza, Lucano offre banconote con i volti di Che Guevara, Berlinguer, Gramsci, Gandhi. «Volevamo che i rifugiati avessero libertà di spendere, almeno per i bisogni essenziali, e abbiamo creato una moneta solidale». Oltre allo pseudo denaro, il primo cittadino appronta un meccanismo basato su bonus e «borse» di cui beneficiano gli stranieri. Qualcuno, però, i soldi veri ce li deve mettere. Ed è qui la falla del modello Riace. Senza i fondi pubblici per l'accoglienza, il celebratissimo «modello» non sta in piedi. Servono oltre milioni di euro dello Stato per mandare avanti la baracca. Gli insegnanti, i 70 mediatori culturali e operatori dell'accoglienza che lavorano nella cittadina hanno bisogno di quei soldi, che passano attraverso associazioni e coop, così come il sindaco dispone.Non tutti gradiscono, come prevedibile. Mimmo dice che a lamentarsi sono coloro che non hanno goduto dei vantaggi portati dall'accoglienza («Sono rimaste escluse dall'accoglienza poche famiglie di orientamento razzista, mentre per il resto tutti sono coinvolti e costretti a riconoscere la mia onestà», dichiara). Ma persino il figlio di Lucano, Roberto, scrive un manifesto contro di lui contestando il sistema dell'accoglienza. I guai grossi, però, cominciano alle fine del 2016. Arrivano le commissioni della Prefettura di Reggio Calabria, e trovano una situazione poco chiara. La gestione del sindaco è, per lo meno, poco trasparente. Nel novembre 2017, parte l'inchiesta della Procura di Locri. Lucano è indagato per «concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell'Ue, concussione e abuso d'ufficio». È il disastro I fondi pubblici smettono di arrivare, il fallimento è prossimo. Il sindaco sbraita, passa il 2018 a rilasciare interviste, a maledire il governo e l'italica ingratitudine. Nell'agosto di quest'anno annuncia lo sciopero della fame. Ieri il triste epilogo di tutta la vicenda: Comune ridotto sull'orlo del baratro, primo cittadino ai domiciliari, 30 indagati per accuse molto pesante. Nel frattempo, come se tutto ciò non bastasse, sono accadute cose grottesche. La Rai, prima delle inchieste, ha realizzato una fiction intitolata Tutto il mondo è paese, protagonista Beppe Fiorello, per celebrare la figura di questo sindaco che, pur di accogliere, ha perso la famiglia. È vero: la moglie di Lucano , ha lasciato Riace anni fa. Lui, però, ha trovato un nuovo amore: l'etiope Tesfahun Lemlem, sbarcata qui nel 2004. La fiction, anche grazie all'intervento di Maurizio Gasparri, non è mai stata trasmessa. Fiorello tuttavia non l'ha presa bene, e ha espresso il suo sdegno sui social. Chissà, magari potrebbero mandarla in onda nei prossimi giorni. Così Lucano, dai domiciliari, potrebbe godersi la visione, e tirarsi su di morale. Se lo merita, in fondo: grazie a lui, Riace non è più il Paese dei bronzi, ma quello delle inchieste sulla cattiva accoglienza. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/modello-riace-sgominato-mimmo-lucano-finisce-ai-domiciliari-2609593102.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="finti-matrimoni-per-far-restare-i-clandestini" data-post-id="2609593102" data-published-at="1781449578" data-use-pagination="False"> Finti matrimoni per far restare i clandestini L'accusa della Procura di Locri, che il gip però non ha sposato completamente, è più pesante di quanto che si potesse immaginare: associazione a delinquere finalizzata a fare business sull'accoglienza dei migranti. Il promotore, secondo la Procura, era il supereroe del modello Riace: il sindaco cocco di Laura Boldrini, Domenico «Mimmo» Lucano. Ieri il sindaco è finito agli arresti domiciliari, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare che contiene anche l'esilio dal paese dell'accoglienza della sua compagna etiope Tesfahun Lemlem. Per il gip l'arresto si regge solo (si fa per dire) su queste due accuse: «Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti». Il procuratore di Locri Luigi D'Alessio, tuttavia, ha specificato ieri: «La nostra richiesta era composta da circa mille pagine, il gip ne ha estratte, per la sua ordinanza, meno di 150. Stiamo, pertanto, preparando il riesame perché la Procura non è d'accordo con le decisioni adottate dal gip. Come Procura», ha aggiunto, «chiederemo inoltre la valutazione del tribunale. L'indagine, comunque, non si basa solo sulle intercettazioni ma pure su acquisizioni testimoniali e anche su documenti e attestazioni di fatture e altro». Il paese dell'accoglienza, come aveva anticipato La Verità e come denunciano da tempo le opposizioni, è alla bancarotta. E il modello Riace propagandato dalla stampa amica si è trasformato nel sistema Riace denunciato dalla Prefettura di Reggio Calabria e ricostruito poi dalla Procura di Locri. E anche se le accuse su cui si basa la detenzione cautelare non coincidono con le ipotesi dell'accusa, gli investigatori fanno sapere che le iscrizioni sono quelle e che l'indagine non è ancora chiusa. A novembre dello scorso anno il municipio era stato perquisito e su Riace erano già piombate, pesanti, le accuse di truffa, concussione e abuso d'ufficio. I magistrati, guidati dal procuratore D'Alessio, contestavano di «non aver rendicontato a sufficienza le fatture delle spese sostenute nel 2014». E non solo. Nel corso delle indagini, sostiene ora il giudice per le indagini preliminari che ha privato il sindaco della libertà, è emersa la «particolare spregiudicatezza del sindaco, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell'organizzare veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano». L'inchiesta, denominata dagli investigatori Xenia (parola che nell'antica grecia riassumeva il concetto di ospitalità), ha evidenziato come Lucano, assieme alla compagna Tesfahun Lemlem, avessero architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, per aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l'ingresso degli aspiranti profughi in Italia. Lucano non aveva un ruolo marginale. Lo ha svelato una telefonata intercettata dagli investigatori della Guardia di finanza: «Io la carta d'identità gliela faccio immediatamente, perché sono responsabile dell'Ufficio anagrafe e stato civile, come sindaco. Ho assunto io questa delega dopo che l'impiegato che c'era è andato in pensione». Proprio come aveva fatto quando per bandire le gare dello Sprar ha ricoperto, come denunciato dalla Verità, altri tre ruoli: era sua la firma sotto il bando di gara in qualità di primo cittadino, sua quella come responsabile unico del procedimento (come previsto dalla legge nei comuni con meno di 5.000 abitanti), e sua anche quella da responsabile dell'unità operativa del servizio finanziario. Uno e trino, il sindaco Lucano. Ora si scopre che era anche responsabile dell'Ufficio anagrafe. E lui nella parte finale di quella telefonata ha praticamente confessato: «Proprio per disattendere a queste leggi balorde vado contro legge». E se per i migranti da sistemare con gli abitanti di Riace la gestione di Lucano e company era alquanto allegra, il gip ha ravvisato lo stesso atteggiamento nell'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti urbani a due cooperative. Il sindaco, trasformandosi in legislatore e superando tutte le leggi, ha istituito un albo comunale ad hoc «per favorire», sostiene l'accusa (e anche il gip) la Ecoriace e l'Aquilone, coop che si erano aggiudicate la raccolta dal 2012 al 2016». Le ispezioni della Prefettura e le carte della Guardia di finanza, infine, anche se non sufficienti per la misura cautelare, per il gip vanno trasmesse anche alla Procura regionale della Corte dei conti «ai fini dell'accertamento del connesso danno erariale». Assieme al primo cittadino di Riace è venuto giù tutto il sistema, come un gigante dai piedi d'argilla. E sotto i cocci di Mimmo Lucano sono finiti anche gli altri 30 indagati, tra i quali Fernando Antonio Capone, presidente dell'associazione Città Futura don Pino Puglisi, il primo sodalizio nato a Riace per gestire i profughi. E anche se, al momento, le ipotesi di reato sulla lunga permanenza dei rifugiati e sui costi gonfiati con le fatture taroccate a parere del gip non sono dimostrate, il re del sistema Riace è ormai nudo. E il «diffuso malcostume» di cui parla il gip nell'ordinanza è finalmente stato svelato. Fabio Amendolara <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/modello-riace-sgominato-mimmo-lucano-finisce-ai-domiciliari-2609593102.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="saviano-e-soci-allattacco-dei-giudici" data-post-id="2609593102" data-published-at="1781449578" data-use-pagination="False"> Saviano e soci all’attacco dei giudici Se l'indagato è Matteo Salvini, i magistrati sono eroi da celebrare. Ma se per caso a finire nei guai è un amichetto dei progressisti nostrani, beh, allora sono guai: le toghe diventano cattive, si trasformano nel braccio violento dell'eversione nera. Questa, in soldoni, è la lezione che si può trarre dalla giornata di ieri, e dai commenti che hanno accompagnato l'arresto del sindaco di Riace Domenico Lucano. Il più agguerrito di tutti, ovviamente, è stato Roberto Saviano. Comprensibile. Circa un mese fa, lo scrittore campano aveva utilizzato Lucano come arma nella sua battaglia personale con Matteo Salvini. Il ministro dell'Interno aveva definito «uno zero» il sindaco di Riace, Saviano colse immediatamente la palla al balzo. «Riace è un miracolo. Riace va difesa», dichiarò. «Venite a Riace, venite a vedere con i vostri occhi l'esempio da cui tutta l'Italia deve ripartire. Vi prego, difendiamo insieme Riace, difendiamo il sogno che Mimmo Lucano ha reso concreta possibilità di vita». L'appello di Roberto era, al solito, pomposo: «Venite a Riace, organizziamo una nuova resistenza». La resistenza, ora, toccherebbe farla ai pubblici ufficiali. E in effetti Saviano non si tira indietro. Ieri ha spiegato che nelle azioni di Lucano «non c'è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile». Per questo Salvini considererebbe il sindaco «un nemico da abbattere». «Mimmo Lucano lotta contro una legge iniqua, e lotta da solo», ribadisce Saviano. E conclude: «Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell'Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche». Capito? Siamo di fronte a un'inchiesta politica, roba da regime. E - chiaro - dietro c'è Salvini. Anche se ad arrestare Lucano sono state le Fiamme gialle, che fanno capo al ministero dell'Economia, ma fa lo stesso. Sono in tanti, sempre i soliti, a pensarla così. Gad Lerner spiega che «il mandato di arresto per il sindaco di Riace è uno schiaffo in faccia a chi pratica il dovere dell'accoglienza e conferma la pulsione fascistoide di cui sta cadendo preda il nostro Paese». Laura Boldrini grida che il vero problema dell'Italia è «Salvini, quello indagato per sequestro di persona aggravato e quello il cui partito deve 49 milioni ai cittadini italiani». Cécile Kyenge si dispera: «Qual è la colpa di Mimmo Lucano? L'essere una persona che pratica nel concreto la solidarietà e l'umanità?». Il florilegio potrebbe continuare a lungo: Mimmo non si tocca, sbraitano tutti in coro. Nicola Fratoianni, Cecilia Strada, Pippo Civati, Vauro... C'è chi ha già messo in piedi una manifestazione per questo sabato. C'è chi lancia fantasiosi hashtag su Twitter. Sui social c'è perfino chi si diletta a insultare Corrado Formigli, che ha osato esprimere qualche dubbio sulla difesa d'ufficio di Lucano. Tra i più disperati (per ovvi motivi d'interesse personale) c'è Beppe Fiorello, che scrive su Facebook: «Se viene arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina allora saranno in molti ad essere arrestati [...], insomma mezzo mondo andrebbe arrestato. Questo è un attacco personale, Mimmo Lucano dà fastidio perché va controcorrente e si sa che in questo Paese si rischia grosso se non si obbedisce al potere». Peccato che i difensori di Lucano non abbiano letto le carte dell'inchiesta. Specie i passaggi in cui ragiona di far sposare una migrante di 30 anni con un italiano di 70, per farle avere il permesso di soggiorno, e spiega che lei è disposta anche ad andarci a letto: «È brutto per una donna», dice, «però lei vuole il documento...». Già, è proprio così che si pratica la solidarietà. È da qui che l'Italia deve ripartire... Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/modello-riace-sgominato-mimmo-lucano-finisce-ai-domiciliari-2609593102.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="se-mi-trovi-la-fidanzata-ti-voto-e-lui-organizzava-le-nozze-di-comodo" data-post-id="2609593102" data-published-at="1781449578" data-use-pagination="False"> «Se mi trovi la fidanzata ti voto» E lui organizzava le nozze di comodo «Io ti voglio votare però tu mi devi trovare una fidanzata». Era disposto anche a fare da agenzia matrimoniale il sindaco di Riace Domenico Mimmo Lucano. D'altra parte, hanno svelato le indagini, il sistema Riace si poggiava anche sull'organizzazione illegale delle nozze tra immigrate e cittadini italiani. Anche nozze gay, se necessario. Già: il primo cittadino e i suoi collaboratori valutarono (per poi bocciarla) anche l'ipotesi di un matrimonio fra donne pur di far ottenere a una straniera il permesso di soggiorno. Ma andiamo con ordine, e vediamo che cosa diceva il sindaco al telefono. È il 2017, Lucano parla con una ragazza, Joy, che ha bisogno del permesso di soggiorno. «Adesso con il governo nuovo c'è uno che si chiama Minniti, una brutta persona, vi mandano via, vi cacciano, allora Stella si è sposata, hai capito?». È una delle conversazioni che raccontano tutta l'inchiesta giudiziaria. Marco Minniti in quel momento è ministro dell'Interno. E le relazioni della Prefettura di Reggio Calabria sono arrivate sulla sua scrivania. I fondi non si sbloccano e i problemi giudiziari per Lucano sono appena cominciati. Ma la soluzione trovata dal sindaco aggirava ogni ostacolo: per i permessi di soggiorno non c'è nulla di più facile che agevolare i matrimoni. Ed ecco che spiega a Joy come funziona: «Stella si è sposata perché è stata diniegata due volte, si è sposata con Nazareno, così, però lei adesso ha il permesso di soggiorno per motivi di famiglia, hai capito?». E per far sì che Joy, clandestina, senza requisiti per restare in Italia, ottenga un permesso anche lei le propone uno sposino fresco fresco: «Nei prossimi giorni trovo una persona e ti sposi». E si mette subito a caccia. Negli uffici dell'associazione Città futura viene intercettato mentre dice: «Ne è venuta un'altra, Joy, una disperata, una nigeriana che a Napoli si prostituisce (...) le ho detto, Joy aspetta, vai a dormire dove cazzo vuoi in qualche casa... siamo abusivi, non c'è problema, glieli ho fatti io i documenti, è illegale... sposati con qualcuno... io ho azzerato tutta la burocrazia». Ed ecco che al sindaco capita tra le mani un anziano: Giosi, 70 anni. Il primo cittadino non ha considerazione di lui, lo definisce «uno stupido». «È uno», dice Lucano, «con cui mi sono barattato l'unica cosa... mi ha detto così... io ti voglio votare però tu mi devi trovare una fidanzata». Proprio come aveva fatto con Nazareno, di Riace, e Stella, nigeriana. Giosi potrebbe essere un buon marito «di comodo» per Joy, ma poi il sindaco ne parla come possibile sposo anche per un'altra ragazza, di nome Sara. L'anziano è pronto al matrimonio combinato, ma vuole qualcosa in cambio. Vuole un pagamento... «in natura». «Questo è convinto che la prima notte se la porta a casa, invece quella non vuole andare, vuole solo per i documenti...». Lucano non gradisce l'idea che il matrimonio sia consumato. «Qua rischiamo tutti il pane sopra questa cosa», dice al telefono. Ma, a quanto pare, Sara sarebbe disposta a qualunque cosa pur di avere l'ambito documento. Chissà cosa penserà Laura Boldrini quando leggerà questa intercettazione in cui Lucano riassume così la vicenda: «Lui su questo è lucido, anzi tutti e due sono lucidi, Sara ha capito che questo la vuole per fare i comodi suoi e lei lo vuole per i comodi suoi, ovvero per il documento, perché non c'è nessun amore e né niente, però la situazione la obbliga a fare questo, ovvero chiudere gli occhi e fare... è brutto per una donna... però lei vuole il documento del Municipio, il certificato di matrimonio... ma come faccio...». L'immigrata sa bene quello che otterrà dal matrimonio combinato. E, saltata ormai l'ipotesi delle nozze gay («perché», spiega il sindaco, «dalla Questura hanno detto che che il matrimonio tra donne e donne e tra uomo e uomo non vale ai fini del permesso di soggiorno»), per il documento è disposta a tutto. Lucano cerca di dissuaderla in ogni modo: «Questo qua è un animale», le dice parlando del famoso Giosi. Ma poi la rassicura: «Ti inseriamo nel progetto, così sei con Città futura e non hai tanti problemi [...] prendi pure i pocket money, i bonus, poi vediamo». Eccolo, il modello Riace. Fabio Amendolara
Ansa
Per prima cosa sento il dovere di avvertire i piccoli risparmiatori che per ridurre i rischi di perdite nel settore tecnologico/borsistico futurizzante dovrebbero inserire il loro denaro in strumenti finanziari gestiti da soggetti professionali. Non è roba per il fai da te. Raccomandazione rinforzata da una notevole varietà di opinioni specialistiche sulle prospettive di guadagno di SpaceX. Da un lato lo scenario di medio-lungo termine trova probabilità ottimistiche. Ma, dall’altro, quello di breve-medio individua un’altalena di valori, con rischio di dimezzamento. Come mai, allora, venerdì scorso la domanda di azioni di SpaceX è arrivata a 250 miliardi di dollari a fronte di un’offerta di 75, portando la capitalizzazione dell’azienda verso i 2.000 miliardi di dollari, quasi il Pil italiano?
I grandi fondi finanziari possono gestire senza gravi problemi un’altalena di valori e tra questi i fondi sovrani, in particolare arabi, hanno la forza finanziaria per scambiare investimento con accessi alla tecnologia. L’agenzia Bloomberg ha rilevato che almeno 70 dei 250 miliardi detti sono stati proposti da piccoli risparmiatori trainati dalle aspettative o speranze speculative di brevissimo periodo. Per capire il fenomeno è utile osservare l’andamento dei titoli tecnologici statunitensi negli ultimi 10-15 anni: prevale il numero di quelli (grandi) che hanno moltiplicato in quantità enorme il loro valore e tale evidenza regge una profezia ottimistica sulle capacità delle aziende tecnologiche statunitensi di cambiare il mondo ottenendo per un certo periodo un monopolio super tecnologico con poca concorrenza che favorisce iper-guadagni. Per esempio, l’azienda innovativa Tesla di Musk in pochi anni ha ottenuto una capitalizzazione molto più elevata di altre case automobilistiche tradizionali. Probabilmente nel prossimo futuro ci saranno più competitori e i valori verranno riequilibrati dalla concorrenza, ma per un periodo non breve gli investitori iniziali hanno visto un aumento enorme del loro investimento iniziale. In sintesi, la speranza di superprofitti per le quotate tecnologiche statunitensi non è infondata. Tuttavia, prudenza come detto sopra.
Studio da almeno 25 anni lo scenario di esoeconomia cercando di capire il momento in cui avrà un ciclo di capitale autonomo e dinamico. Finora l’economia extraterrestre è stata finanziata per lo più con denaro statale in buona parte connesso agli investimenti di superiorità militare per scopi di dominio osservativo sulla superficie terrestre. Ora ci sono i primi segnali - in realtà anticipati già da un decennio - di irruzione del capitale privato nel settore. Non parlo di turismo spaziale strapagato che resta una piccola cosa, pur affascinante. Vedo invece nella logica di SpaceX una forte spinta a creare un esociclo specifico del capitale. Lanciatori a parte, Musk ha integrato Starlink (megarete satellitare per comunicazioni) ed esosistemi di Intelligenza artificiale. Questi ultimi hanno il potenziale di semplificare e velocizzare le immagini e altri dati della superficie terrestre ora ottenuti con procedure più complesse e nodi di inefficienza. Qui il potenziale di profitto è enorme. Ma in prospettiva il progetto di portare esseri umani su Marte ne promette di più. Migliaia di nuove tecnologie, dalla costruzione di astronavi in cantieri spaziali alla robotica medica. Siamo, vicini ad un esosalto entro uno scenario di 30-40 anni. Accelerato dalla esocompetizione tra America e Cina che potrebbe essere ancor più velocizzata dall’irruzione dall’Intelligenza artificiale basata su tecnologia quantistica che preferisco chiamare «robotica cognitiva». L’irruzione del capitale privato è un acceleratore dello sfruttamento e concorrenza nell’esospazio. Chi è ottimista su questo scenario secondo me non sbaglia l’analisi di destino, ma deve fare attenzione ai tempi di rendimento di un ciclo di capitale esospecifico. Che secondo me sarà massimo nel settore della robotica.
Non posso evitare di scrivere che, in base ai dati, il potenziale dell’industria italiana per la robotica eso, endo, aerea e sub è enorme. Ma il capitale privato di investimento che servirebbe per ingrandire le aziende specializzate nel settore è scarso. Saranno di manifattura italiana le costruzioni della futura base lunare nel programma statunitense Artemis. Semplificando, sono decine i settori esospaziali dove la tecnologia residente in Italia è la più evoluta nel mondo. Ma tutto questo potenziale è sottocapitalizzato come osservato con amarezza giustamente provocatoria da Mario Draghi: una start up di qualità innovativa promettente in Italia e in Europa deve andare in America per trovare i capitali utili al suo sviluppo. Cioè i Musk li abbiamo - forse anche migliori - ma non le regole e il luogo per capitalizzarli. E aggiungo che paradossalmente in Italia abbiamo un livello di risparmio tra i più alti al mondo. Sto proponendo un Nasdaq in Italia che capitalizzi le aziende tecnologiche residenti e attiri quelle europee e del Mediterraneo e perfino americane o giapponesi?
Sì, senza offesa per Euronext o autorità borsistiche oppure per chi pone troppi limiti ai fondi di investimento. Ma la rivoluzione tecnologica va gestita con più libertà per sperimentazioni ed investimenti e non con più regole.
www.carlopelanda.com
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Si è chiusa la 99ª edizione della Freccia Rossa, tra paesaggi italiani e auto d'epoca. Il successo è andato agli argentini Juan e Margarita Tonconogy, che riportano il loro nome nell'albo d'oro dopo sei anni di dominio di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli.
C'è chi la definisce la corsa più bella del mondo e chi, da quasi un secolo, la considera un rito capace di raccontare l'Italia attraverso le sue strade. La 1000 Miglia continua a essere molto più di una competizione automobilistica: è il fascino senza tempo delle vetture storiche, l'abbraccio delle piazze gremite e il legame tra tradizione sportiva e territorio.
L'edizione 2026 si è chiusa a Brescia con il trionfo degli argentini Juan e Margarita Tonconogy, vincitori a bordo di un'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931. Un successo che interrompe la lunga egemonia di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, protagonisti delle ultime sei edizioni della Freccia Rossa. Per Juan Tonconogy si tratta del quarto successo personale alla 1000 Miglia, dopo quelli conquistati nel 2013, nel 2016 e nel 2018. Questa volta, però, il trionfo assume un significato particolare: a condividere l'abitacolo dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931 c'era la sorella Margarita, con cui il pilota argentino conquista la sua prima vittoria in coppia. Alle loro spalle si sono classificati proprio Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, secondi su Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 al termine di un confronto serrato che ha accompagnato gran parte della corsa. Sul terzo gradino del podio sono saliti Lorenzo e Mario Turelli, autori di una prova regolare e precisa sulla O.M. 665 S MM Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini che, insieme a Francesca Ruggeri su Cisitalia 202 S MM Spider del 1947, conquista ancora una volta il successo nella classifica riservata agli equipaggi femminili. Nel Ferrari Tribute 1000 Miglia hanno esultato Vittorino Battaglia e Giordano Mozzi su Ferrari 488 Spider del 2019, mentre nella Gran Turismo Experience il successo è andato a Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Latvala.
L'edizione 2026 si chiude dopo cinque intense tappe e quasi 2.000 chilometri percorsi lungo alcune delle strade più suggestive della Penisola. Un itinerario che ha unito la sfida sportiva alla scoperta del territorio, mettendo alla prova gli equipaggi attraverso 144 Prove Cronometrate e 8 Prove di Media. Partita da Brescia, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, per poi proseguire verso il lago di Garda e il Veneto. Dopo il passaggio sul Passo dell'Abetone, la corsa ha toccato Toscana e Lazio, regalando immagini simboliche come le prove sulle mura di Lucca e la sosta in Piazza del Campo a Siena. La risalita verso l'Adriatico ha portato gli equipaggi ad Assisi, con il passaggio sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola nel ricordo di San Francesco, prima di attraversare la Gola del Furlo e raggiungere San Marino. L'ultima tappa, partita da Rimini, ha accompagnato le vetture storiche attraverso Ferrara e Mantova fino al ritorno a Brescia, dove il Controllo Orario finale e la tradizionale passerella in viale Venezia hanno sancito la conclusione della manifestazione.
Archiviata l'edizione numero 99, lo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento. Il 2027 sarà infatti l'anno del Centenario: la 1000 Miglia tornerà alla sua tradizionale collocazione di fine maggio, dal 22 al 29, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia.
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