2019-02-10
Al via a Milano Micam e Mipel. Una vetrina da 76.000 posti di lavoro
Micam
La più importante manifestazione calzaturiera, il Micam, invade la Fiera di Milano fino al 13 febbraio con 1.304 espositori, di cui 716 italiani e 588 stranieri. A inaugurala il vice premier Luigi Di Maio, a dimostrazione che anche la politica presta la giusta attenzione al tema della moda. Un evento espositivo che porta in scena il meglio di un comparto che, nonostante le molte aziende chiuse, ha saputo tenere stretto un mercato dove il nostro Paese, in fatto di artigianalità, la fa da padrone. Un'eccellenza riconosciuta grazie al bello e al ben fatto di prodotti irripetibili e riconoscibili in tutto il mondo. E che in termini di numeri in Italia vale oltre 14 miliardi di euro, occupa 76.600 addetti ed esporta l'85% della produzione.
Un comparto – quello calzaturiero – che, pur in uno scenario economico sempre più complesso, ha chiuso il 2018 con una tenuta della produzione in valore e con il raggiungimento dell'ennesimo record assoluto dell'export, nonostante la ormai cronica stagnazione della domanda interna e le difficoltà su diversi importanti mercati esteri, che hanno portato ad un rallentamento dei livelli produttivi nella seconda parte dell'anno. «I risultati dell'indagine a campione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici evidenziano a preconsuntivo annuo un calo in quantità della produzione italiana del -2,6%, e un +0,7% in valore», spiega Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. «Secondo le cifre ufficiali Istat nei primi dieci mesi 2018 le esportazioni nazionali sono cresciute invece del 3,9% in valore rispetto all'analogo periodo del 2017. Tra gennaio e ottobre sono stati venduti all'estero oltre 176 milioni di paia di calzature, ma con un valore che supera gli 8 miliardi di euro: un contributo notevole al saldo commerciale settoriale che, pur in lieve flessione nei primi dieci mesi vale 3,65 miliardi di euro». Analizzando i mercati e le aree di destinazione, l'anno appena concluso registra la nuova frenata della Russia (-14,3% in quantità nei dati ufficiali Istat dei primi dieci mesi): le vendite attuali sono pari alla metà dei livelli 2013, con pesanti ripercussioni nei distretti particolarmente votati a quest'area. Andamenti disomogenei nella Ue (dove sono dirette sette calzature su dieci vendute all'estero): tengono Germania (+2% in volume, nostro primo mercato per numero di paia) e Regno Unito, ma si registrano flessioni nelle quantità per gli altri principali Paesi (Francia, che è il primo cliente in valore, Spagna, Belgio, Olanda). Incrementi dell'export si evidenziano invece in America settentrionale (+7,6%, pur con prezzi calanti) e nel Far East (dove svettano Cina e Sud Corea). Su una superficie di oltre 60.000 metri quadri presenteranno le collezioni autunno-inverno 2019/2020 tanti marchi fedele alla fiera milanese ma anche nuovi nomi. Tra le novità di punta la presentazione di un nuovo progetto, che partirà il prossimo settembre: si tratta di Plug-Mi. The sneakers culture experience, un nuovo format completamente B2c - organizzato da Fandango Club in collaborazione con Micam e Fiera Milano - dedicato al mondo delle sneaker e rivolto ai Millennials, promotori delle nuove abitudini di consumo.
«Tra sport e produttori di calzature c'è uno scambio continuo di suggestioni: dallo sport emergono esigenze, sfide e opportunità che i calzaturieri trasformano in modelli performanti e con grande contenuto moda» continua la presidente Pilotti. «Per questo, all'interno del padiglione 7 non poteva mancare uno spazio per riflettere insieme sul ruolo che le calzature sportive per eccellenza, le sneaker, rappresentano oggi per il settore e per i clienti finali: un vero e proprio laboratorio di idee per scoprire come nascono mode e tendenze e quali caratteristiche possono fare di una calzatura sportiva un cult». Del resto, quella delle sneaker, non è una passione di nicchia: nel 2017 in Italia ne sono state acquistate 26,9 milioni di paia, per 1.245,4 milioni di euro al dettaglio (dati Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici) e si stima che il mercato globale delle di questa categoria di calzature possa raggiungere un valore di 115,6 miliardi di dollari nel 2023.
Tornando alla fiera, al padiglione 4 ci sarà il corner dedicato agli Emerging Designer. In quest'area 12 talenti nazionali e internazionali, selezionati da una giuria di esperti nel settore moda e comunicazione, presenteranno le loro collezioni all'interno di altrettante architetture espositive sostenibili. Si tratta di Anna Baiguera, Maison Ernest, Adult, Annie Gestroemi, Marie Weber, Seven all around, Balluta, Panafrica, Paolo Ronga, Me.Land, Andrea Mondin e King Ping. Nelle stesse date di Micam, in Fiera è in scena anche Mipel (10/13 febbraio) la più importante manifestazione internazionale dedicata ai bag addicted, che ogni edizione riunisce oltre 350 brand e più di 12.000 visitatori da tutto il mondo. Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono i nuovi imperativi di Assopellettieri e Mipel che questa a questa edizione, targata 115, annovera 50 nuovi espositori.
Milano si prepara alla Settimana della Moda. «Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità»

Ansa
Si vocifera che potrebbe esserci il premier Giuseppe Conte a tagliare il nastro di partenza della Milano Fashion Week che inizierà il 20 febbraio per chiudere il 25. In calendario 60 sfilate dedicate alle collezioni autunno inverno 2019/2020, 80 presentazioni e gli immancabili eventi mondani. Accanto al glamour della fashion week milanese non possono mancare i dati economici. «Il comparto nel 2018 è andato bene» spiega Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. «Nei primi mesi del 2019 i numeri sono in calo rispetto all'anno scorso ma molto dipenderà da quello che succede fuori dall'Italia, dalla Brexit, dai dazi e da cose che potrebbero influenzare positivamente o negativamente la moda. Speriamo si possa tornare a lavorare con scarse tensioni sui mercati internazionali. Noi siamo esportatori e un clima di tensione non ci aiuta. Il settore cresce del 3% all'anno dal 2008 a oggi. Quindi il settore non è in crisi ma c'è attenzione per le congiunture internazionali». Tante le novità. Per la prima volta in calendario le sfilate di Marco Rambaldi, giovane designer italiano, di Marios, brand nato dal genio creativo di Mayo Loizou e Leszek Chmielewsk, supportati da Cnmi; e di Alexandra Moura, stilista portoghese originaria di Lisbona. Tornano nel calendario di Milano Moda Donna Angel Chen, Bottega Veneta con il debutto di Daniel Lee e Gucci. Sfileranno co-ed (donne e uomini) Antonio Marras, Atsushi Nakashima, Bottega Veneta, Byblos, Gcds, Giorgio Armani, Gucci, Missoni, Moncler, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo.
«Milano tende a organizzare eventi aperti come Moncler, il Fashion hub e altri. Si vuole far partecipare la città all'evento moda. Qui abbiamo anche tante scuole tra le più importanti al mondo. E questo muove la città e crea un'unione con i giovani, i brand, i designer, le presentazioni. Milano è una delle città più energetiche del mondo». Anche il governo crede nella moda. «Ha stanziato più fondi rispetto alle passate edizioni, quindi c'è una volontà di accompagnare il settore. Tanti tavoli aperti, sulla formazione, sull'arte dell'implementazione dei musei, c'è la volontà di fare». Il grande evento del Green Carpet sarà a settembre, per la terza edizione. «Questa edizione di Milano Moda Donna rappresenta uno specchio della creatività con un calendario che permette a ogni brand di esprimere la propria innovativa forma di comunicare e di raccontarsi. Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità, sono molti i brand presenti a Milano per la prima volta, grazie al nostro supporto. Sostenere i nuovi talenti è uno dei pillar di Cnmi, accanto alla sostenibilità, per questo siamo molto contenti di supportare, tra le altre, le presentazioni di Gilberto Calzolari e Tiziano Guardini, vincitori rispettivamente nel 2017 e nel 2018 del premio "Franca Sozzani Gcc Award", a riprova della nostra leadership su questo impegno».
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La fiera dedicata al mondo delle calzature apre i battenti. Un comparto che continua a collezionare record nonostante la crisi. All' inaugurazione sarà presente il vice premier Luigi Di Maio. Si preannuncia una settimana della moda ricca di nuovi arrivi e grandi ritorni, primi tra tutti Bottega Veneta e Gucci. Lo speciale contiene due articoli. La più importante manifestazione calzaturiera, il Micam, invade la Fiera di Milano fino al 13 febbraio con 1.304 espositori, di cui 716 italiani e 588 stranieri. A inaugurala il vice premier Luigi Di Maio, a dimostrazione che anche la politica presta la giusta attenzione al tema della moda. Un evento espositivo che porta in scena il meglio di un comparto che, nonostante le molte aziende chiuse, ha saputo tenere stretto un mercato dove il nostro Paese, in fatto di artigianalità, la fa da padrone. Un'eccellenza riconosciuta grazie al bello e al ben fatto di prodotti irripetibili e riconoscibili in tutto il mondo. E che in termini di numeri in Italia vale oltre 14 miliardi di euro, occupa 76.600 addetti ed esporta l'85% della produzione. Un comparto – quello calzaturiero – che, pur in uno scenario economico sempre più complesso, ha chiuso il 2018 con una tenuta della produzione in valore e con il raggiungimento dell'ennesimo record assoluto dell'export, nonostante la ormai cronica stagnazione della domanda interna e le difficoltà su diversi importanti mercati esteri, che hanno portato ad un rallentamento dei livelli produttivi nella seconda parte dell'anno. «I risultati dell'indagine a campione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici evidenziano a preconsuntivo annuo un calo in quantità della produzione italiana del -2,6%, e un +0,7% in valore», spiega Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. «Secondo le cifre ufficiali Istat nei primi dieci mesi 2018 le esportazioni nazionali sono cresciute invece del 3,9% in valore rispetto all'analogo periodo del 2017. Tra gennaio e ottobre sono stati venduti all'estero oltre 176 milioni di paia di calzature, ma con un valore che supera gli 8 miliardi di euro: un contributo notevole al saldo commerciale settoriale che, pur in lieve flessione nei primi dieci mesi vale 3,65 miliardi di euro». Analizzando i mercati e le aree di destinazione, l'anno appena concluso registra la nuova frenata della Russia (-14,3% in quantità nei dati ufficiali Istat dei primi dieci mesi): le vendite attuali sono pari alla metà dei livelli 2013, con pesanti ripercussioni nei distretti particolarmente votati a quest'area. Andamenti disomogenei nella Ue (dove sono dirette sette calzature su dieci vendute all'estero): tengono Germania (+2% in volume, nostro primo mercato per numero di paia) e Regno Unito, ma si registrano flessioni nelle quantità per gli altri principali Paesi (Francia, che è il primo cliente in valore, Spagna, Belgio, Olanda). Incrementi dell'export si evidenziano invece in America settentrionale (+7,6%, pur con prezzi calanti) e nel Far East (dove svettano Cina e Sud Corea). Su una superficie di oltre 60.000 metri quadri presenteranno le collezioni autunno-inverno 2019/2020 tanti marchi fedele alla fiera milanese ma anche nuovi nomi. Tra le novità di punta la presentazione di un nuovo progetto, che partirà il prossimo settembre: si tratta di Plug-Mi. The sneakers culture experience, un nuovo format completamente B2c - organizzato da Fandango Club in collaborazione con Micam e Fiera Milano - dedicato al mondo delle sneaker e rivolto ai Millennials, promotori delle nuove abitudini di consumo.«Tra sport e produttori di calzature c'è uno scambio continuo di suggestioni: dallo sport emergono esigenze, sfide e opportunità che i calzaturieri trasformano in modelli performanti e con grande contenuto moda» continua la presidente Pilotti. «Per questo, all'interno del padiglione 7 non poteva mancare uno spazio per riflettere insieme sul ruolo che le calzature sportive per eccellenza, le sneaker, rappresentano oggi per il settore e per i clienti finali: un vero e proprio laboratorio di idee per scoprire come nascono mode e tendenze e quali caratteristiche possono fare di una calzatura sportiva un cult». Del resto, quella delle sneaker, non è una passione di nicchia: nel 2017 in Italia ne sono state acquistate 26,9 milioni di paia, per 1.245,4 milioni di euro al dettaglio (dati Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici) e si stima che il mercato globale delle di questa categoria di calzature possa raggiungere un valore di 115,6 miliardi di dollari nel 2023. Tornando alla fiera, al padiglione 4 ci sarà il corner dedicato agli Emerging Designer. In quest'area 12 talenti nazionali e internazionali, selezionati da una giuria di esperti nel settore moda e comunicazione, presenteranno le loro collezioni all'interno di altrettante architetture espositive sostenibili. Si tratta di Anna Baiguera, Maison Ernest, Adult, Annie Gestroemi, Marie Weber, Seven all around, Balluta, Panafrica, Paolo Ronga, Me.Land, Andrea Mondin e King Ping. Nelle stesse date di Micam, in Fiera è in scena anche Mipel (10/13 febbraio) la più importante manifestazione internazionale dedicata ai bag addicted, che ogni edizione riunisce oltre 350 brand e più di 12.000 visitatori da tutto il mondo. Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono i nuovi imperativi di Assopellettieri e Mipel che questa a questa edizione, targata 115, annovera 50 nuovi espositori. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/moda-eventi-2628476055.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="milano-si-prepara-alla-settimana-della-moda-grande-attenzione-verso-i-nuovi-talenti-e-l-internazionalita" data-post-id="2628476055" data-published-at="1776223862" data-use-pagination="False"> Milano si prepara alla Settimana della Moda. «Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità» Ansa Si vocifera che potrebbe esserci il premier Giuseppe Conte a tagliare il nastro di partenza della Milano Fashion Week che inizierà il 20 febbraio per chiudere il 25. In calendario 60 sfilate dedicate alle collezioni autunno inverno 2019/2020, 80 presentazioni e gli immancabili eventi mondani. Accanto al glamour della fashion week milanese non possono mancare i dati economici. «Il comparto nel 2018 è andato bene» spiega Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. «Nei primi mesi del 2019 i numeri sono in calo rispetto all'anno scorso ma molto dipenderà da quello che succede fuori dall'Italia, dalla Brexit, dai dazi e da cose che potrebbero influenzare positivamente o negativamente la moda. Speriamo si possa tornare a lavorare con scarse tensioni sui mercati internazionali. Noi siamo esportatori e un clima di tensione non ci aiuta. Il settore cresce del 3% all'anno dal 2008 a oggi. Quindi il settore non è in crisi ma c'è attenzione per le congiunture internazionali». Tante le novità. Per la prima volta in calendario le sfilate di Marco Rambaldi, giovane designer italiano, di Marios, brand nato dal genio creativo di Mayo Loizou e Leszek Chmielewsk, supportati da Cnmi; e di Alexandra Moura, stilista portoghese originaria di Lisbona. Tornano nel calendario di Milano Moda Donna Angel Chen, Bottega Veneta con il debutto di Daniel Lee e Gucci. Sfileranno co-ed (donne e uomini) Antonio Marras, Atsushi Nakashima, Bottega Veneta, Byblos, Gcds, Giorgio Armani, Gucci, Missoni, Moncler, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo.«Milano tende a organizzare eventi aperti come Moncler, il Fashion hub e altri. Si vuole far partecipare la città all'evento moda. Qui abbiamo anche tante scuole tra le più importanti al mondo. E questo muove la città e crea un'unione con i giovani, i brand, i designer, le presentazioni. Milano è una delle città più energetiche del mondo». Anche il governo crede nella moda. «Ha stanziato più fondi rispetto alle passate edizioni, quindi c'è una volontà di accompagnare il settore. Tanti tavoli aperti, sulla formazione, sull'arte dell'implementazione dei musei, c'è la volontà di fare». Il grande evento del Green Carpet sarà a settembre, per la terza edizione. «Questa edizione di Milano Moda Donna rappresenta uno specchio della creatività con un calendario che permette a ogni brand di esprimere la propria innovativa forma di comunicare e di raccontarsi. Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità, sono molti i brand presenti a Milano per la prima volta, grazie al nostro supporto. Sostenere i nuovi talenti è uno dei pillar di Cnmi, accanto alla sostenibilità, per questo siamo molto contenti di supportare, tra le altre, le presentazioni di Gilberto Calzolari e Tiziano Guardini, vincitori rispettivamente nel 2017 e nel 2018 del premio "Franca Sozzani Gcc Award", a riprova della nostra leadership su questo impegno».
Nasa
L’uomo li creò maschio e femmina, i bulloni. Ma dopo 500 anni di utilizzo inconsapevole è arrivato il momento di liberarli da stereotipi sessisti. Basta con viti maschio e dadi femmina. La Nasa ha brevettato un connettore genderless, che si assembla in qualunque direzione. Per secoli milioni di esseri umani hanno usato i bulloni con rozza insensibilità e sottile discriminazione. Come non capire che il dado-donna era un simbolo della dominazione patriarcale? Lo stesso vale per il reparto elettricità, dove si sprecano spinotti fallocrati, da abbinare per forza a spine femmine dolci e remissive. E pure nell’idraulica, è tutto un pullulare di tubi maschi, manicotti femmina e perfino «prolunghe femmina» sulla cui destinazione finale sarà meglio non elucubrare troppo.
Sul sito gay.it, tra i più popolari nei cantieri e nelle ferramenta, leggiamo che «il binarismo, anche nell’hardware, è un limite tecnico prima ancora che culturale. I connettori convenzionali impongono orientamento, gerarchia, direzione obbligata. Quello androgino no: si assembla in qualunque direzione, tollera il disallineamento, non richiede che il robot sappia distinguere chi sta sopra e chi sta sotto». E quindi ben venga il bullone no gender della Nasa, «strumento non-escludente che garantisce più ampi margini di manovra, più adattabilità e maggior efficienza». Tutto pronto, insomma, anche per la rondella ermafrodita e il trapano non binario. Sembra da gay.it apprendiamo che il connettore genderless «troverà immediato utilizzo nella costruzione di habitat lunari assemblati da robot: strutture modulari, reversibili, riconfigurabilabili. Metafora perfetta di identità deidentificate: non fisse, non gerarchiche, ma adattabili e polifunzionali». Come i batteri, le muffe e altre forme di vita umida e spugnosa.
Tomaso Montanari (Imagoeconomica)
Un complesso che l’ha sempre portata, per dirla con Massimo Fini, ad essere «antropologicamente incapace di accettare la destra», a disprezzarne gli esponenti e i sostenitori, giudicati sempre e comunque ignoranti e gretti, a negarne o a ridicolizzarne le espressioni culturali, «perché la sinistra difende ideali, mentre la destra difende interessi» e quindi, se presenta un profilo intellettuale, o si maschera o ricicla idee altrui. Questo retroterra psicologico, faceva notare il sociologo, produce nel mondo progressista un atteggiamento pedagogico, «un misto di supponenza e snobismo» al cui fondo c’è un riflesso razzista, connotato «da un assunto di irrecuperabilità, ossia dalla convinzione che gli «inferiori» siano destinati a rimanere tali», che «riaffiora continuamente nel [suo] discorso politico» e che «non si esprime solo nella petulanza un po’ rituale del politicamente corretto, nell’incapacità di intendere le ragioni degli altri […] ma si esprime anche nelle forme più dirette e aggressive del disprezzo e della derisione».
Da quando, nel settembre 2022, il successo elettorale ha portato a Palazzo Chigi Giorgia Meloni, la malattia descritta da Ricolfi si è ulteriormente aggravata. Sulla sinistra intellettuale italiana si è abbattuta un’ondata depressiva simile a quella che seguì l’exploit di Berlusconi nel 1994, che in molti dei suoi esponenti si è trasformata in nevrosi e in ossessione del «ritorno del fascismo», condita da una forte dose di aggressività, che è ulteriormente cresciuta quando l’ex ministro Sangiuliano ha espresso la sua velleitaria intenzione di promuovere un’azione di «contro-egemonia» in campo culturale. Gli appassionati di talk show ne hanno avuto - e tuttora ne hanno - un’ampia quantità di esempi nelle frequenti risse verbali e appassionate concioni in argomento, ma la stringatezza dei tempi televisivi non consente di constatare in tutta la sua gravità questo stato di malessere psicologico. Che si rivela in pieno, invece, nelle sue forme scritte.
Da un paio d’anni a questa parte ha infatti iniziato a fare la sua comparsa nelle librerie una serie di testi che non si limitano più alla generica denuncia del prossimo rientro sulla scena delle camicie nere ma si concentrato sulla scoperta, e successiva decrittazione, delle fonti ideologiche che starebbero preparando il terreno al temuto revival. Ad alimentare questo filone c’è l’impegno di una pletora di avanguardisti che, sprezzanti del disgusto che con ogni probabilità li avrebbe colti, si sono avventurati nella lettura di autori e opere del sulfureo mondo della destra radicale - da sempre circolanti, in tirature confidenziali, negli ambienti giovanili dei vari partiti della Fiamma - con l’esclusivo scopo di sostenere che, dietro la facciata delle politiche ufficiali del governo Meloni, il suo ferreo atlantismo, il sostegno a Israele, l’appoggio a Zelensky, le scelte liberali in economia, c’è un oscuro lato nascosto fatto di antiamericanismo, antisemitismo, razzismo, anticapitalismo, rivolta contro la modernità, celebrazione di ogni forma di diseguaglianza, suprematismo. Ovvero, per citare l’epigrafe del libro di Tomaso Montanari La continuità del male, ultimo (per adesso) prodotto di questa pamphlettistica livorosa e militante, svelare che «c’è un lungo e sotterraneo filo nero che lega le idee della destra che governa l’Italia al fascismo».
Ripetitiva, sommaria, zeppa di errori, intrisa di complottismo, questa letteratura ossessiva - che purtroppo, oltre a giornalisti e polemisti da talk show, ha coinvolto anche studiosi che su altri temi o in altre occasioni hanno dimostrato il loro valore - esemplifica alla perfezione quel razzismo etico di cui scriveva Ricolfi. Ogni manifestazione di una cultura accostabile al Nemico viene bollata come inaccettabile, assoggettata alla cultura del sospetto, manipolata sulla base del pregiudizio, adattata ai bisogni della propria fazione e denigrata. Perché, quando si è fanaticamente convinti di agire in nome del Bene, ogni mezzo per colpire il Male è lecito.
Capita così a chi scrive queste righe - che pure da più di quarant’anni rifiuta di essere classificato a destra e rivendica una libertà di giudizio che lo rende sgradito tanto all’attuale governo quanto ai suoi oppositori (e ai rispettivi fiancheggiatori radiotelevisivi e giornalistici) - di subire da parte di Montanari, «intellettuale pubblico fra i più influenti», come umilmente si lascia definire nella bandella della sua più recente fatica editoriale, l’accusa di non essere uno studioso «neutrale» per il solo fatto di aver dimostrato, testi alla mano, nel mio libro Le tre età della Fiamma (Solferino) che inserire Fratelli d’Italia nella categoria della «destra radicale populista» è infondato, e che l’etichetta che più gli si addice è quella di un partito nazional-conservatore e afascista.
A questa convinzione sono giunti altri politologi come Salvatore Vassallo, già deputato del Pd e direttore dell’Istituto Cattaneo, e Rinaldo Vignati, nel loro libro Fratelli di Giorgia (il Mulino), o Alice Santaniello, autrice della prima ricerca empirica sul FdI. Ma ciò non sembra indignare Montanari, stanti le opinioni di sinistra degli autori citati. Nel mio caso c’è invece da segnalare e denunciare «una vita [che] si è svolta così dentro la galassia neofascista, che a un certo punto fu eletto alla guida del Fronte della Gioventù, salvo essere sostituito con Gianfranco Fini per decisione di Giorgio Almirante» [i fatti non andarono così, ma poco importa…] «e quindi espulso dal Movimento Sociale per un numero satirico della Voce della fogna che dirigeva».
Con un simile pedigree, che risale agli anni 1977 e 1981, per i piccoli Torquemada alla Montanari ce n’è abbastanza per essere destinati al ghetto dei deplorevoli e degli infrequentabili. Non servono più di trent’anni di insegnamento e più di un centinaio di corsi di Scienza politica e materie affini tenuti all’università di Firenze, le attestazioni di stima di studenti, collaboratori e colleghi molto spesso di opinioni politiche lontane, la produzione scientifica, gli inviti ai convegni internazionali, l’elezione a professore emerito, per essere al riparo dalla denigrazione di chi, accecato dalla faziosità, ovunque e comunque vede nero.
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«Margo» (Apple Tv)
Dal romanzo di Rufi Thorpe, la serie segue una diciannovenne sola con un figlio, tra difficoltà economiche e giudizi sociali. Quando perde il lavoro, sceglie una strada controversa pur di sopravvivere, aprendo una riflessione su maternità e stigma.
Margo è vagamente diversa da come Rufi Thorpe l'aveva dipinta. Ha un pizzico di strafottenza, lo sguardo severo di Elle Fanning. Fra le braccia, però, lo stesso neonato che la scrittrice americana aveva immaginato per lei. Margo, diciannove anni, ha portato a termine la propria gravidanza nonostante gli strali del mondo circostante. Le dicevano di abortire, di restarsene al college, in California, e darsi l'occasione di vivere una vita di intenzionalità e scelte consapevoli. Urlavano che un figlio le avrebbe distrutto la vita, e lei, così giovane e inesperta, avrebbe finito per distruggerla a lui, esserino senza colpa. Margo, invece, quel bambino ha deciso di tenerlo. Da sola, ché il padre, adultero, s'è tenuto stretto la moglie che tradiva, e i figli avuti con lei. Un'esistenza di plastica, finta e miserevole. Margo è tornata a casa, dalla madre e dalle amiche ormai estranee. Lo ha fatto da sola, e di questa sua solitudine la Thorpe ha fatto un libro.Nessuna storia vera, solo verosimile.
Margo ha problemi di soldi, da cui Apple Tv ha tratto una serie omonima, pronta a debuttare online mercoledì 15 aprile, ha preso spunto dalla contemporaneità per dar forma ad un racconto sottile e ironico. Un racconto che può dirsi iniziato con la crisi di questa diciannovenne di belle speranze. Margo, contro tutti fuorché se stessa, ha scelto una vita difficile. Ostinata, credeva di poterla sostenere. Ma il castello che s'era figurata crolla miseramente il giorno in cui la licenziano. Troppe assenze per badare al figlio, nessuna capacità economica che le consenta una tata. Margo è sul baratro della disperazione. Ed è guardando giù, nell'abisso nero, che pensa l'impensabile: aprire un account OnlyFans per garantire a sé e al figlio un posto nel mondo.Lo show, in cui Michelle Pfeiffer è madre di Margo, ex cameriera di Hooter's perennemente in bolletta, si muove così a raccontare le difficoltà intrinseche alla maternità, alla solitudine che spesso ne consegue e, pure, al pregiudizio legato ai lavori online. Specie, a quelli che abbiano a che fare con il sesso.
Margo è il cuore di ogni complessità, motore di ogni riflessione che la serie induca. Non somiglia per forza alle ragazze di oggi, così particolare nelle sue scelte. Eppure, è capace di indurre al pensiero critico chiunque la guardi muoversi nel mondo dei grandi: lei, piccola e bionda, testarda e fiera, di quella fierezza che ogni madre scopre in sé nel momento in cui capisce di essere l'unica responsabile dell'esistenza minuscola che le sta fra le braccia.
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Ansa
Suo padre, magari anche per insegnare a suo figlio come ci si comporta, è intervenuto con suo cognato per farli smettere. Il branco di ragazzini allora si è scagliato contro, in particolare alcuni di loro, tra cui due romeni maggiorenni e un italiano minorenne, poi fermati dalla polizia. Ha visto suo padre morire davanti ai suoi occhi, inutilmente soccorso dal 118. Ma esco dalla cronaca, non vi racconto quello che è già stato descritto nei dettagli; vorrei entrare invece nella testa di quel bambino e in quella degli assassini di suo padre, per capire come hanno vissuto quella domenica sera di aprile a Massa.
Io non sono riuscito a capire cos’hanno in testa quei ragazzi che hanno massacrato l’uomo, e cosa frullava nella loro testa in quel momento, quando hanno cominciato a colpirlo e a finirlo. Se avevano bevuto, fumato, oppure no. Certo, non è stato tutto l’intero branco ad aggredirlo, c’è chi si è limitato a vedere la scena o magari a godersi il brutto spettacolo di un uomo adulto che soccombe sotto i colpi furiosi dei ragazzi fino a morire. Ma l’effetto branco è sicuramente la prima molla che li muove e li contagia. E ogni branco ha sempre un capo-branco, o forse due, cioè qualcuno che dà l’esempio e indica la linea da violare, individua il nemico o l’ostacolo da abbattere e sveglia la molla bestiale che è in loro, dà inizio al massacro, come se fosse una festa crudele, invita all’imitazione e al rito tribale.
Ma si può uccidere per così poco un essere umano di cui non sai nulla, che non ti ha mai fatto nulla, che ti ha solo detto di non fare danni, non far del male e non farvi male? Cos’è per loro un uomo, non è un loro simile, uno che vive, fatica, ama, soffre, ha il suo mondo e i suoi affetti proprio come te? No, lui è solo un’ombra molesta, un ostacolo da abbattere, come nei videogiochi; e a differenza della vetrina che subisce inerte il loro scempio, è uno che osa mettere in discussione la tua libertà e frenare i tuoi desideri. Ma non ti ricorda, quell’uomo che hai pestato a sangue, tuo padre, tua madre, un amico o una persona a cui sei affezionato, non ti dice nulla l’umanità che avete in comune, non provi nulla davanti a qualcuno che soffre, per giunta a causa tua, non vedi la sproporzione gigantesca tra un piccolo bisticcio e la soppressione definitiva di una persona? E non ti sembra da vigliacchi pestarlo in branco? Non hai nessun codice elementare di vita, nessuna residua, istintiva pietà, nessun freno o nessun senso del limite che a un certo punto, quando lo vedi a terra, inerme e ferito, ti spinge a fermarti? Nessuno ti ha insegnato nulla o nessuno è riuscito a insegnarti nulla? Da chi attingi i tuoi modelli di vita, dalla tv, dai social, dalla scuola, dalla famiglia, dal rione? Ma come vivi, cosa dà significato e valore alla tua vita e a quella degli altri, vale solo quel che ti passa in quel momento per la testa e per le mani? Pensi pure tu, come quel tredicenne di Bergamo che scriveva prima di aggredire l’insegnante e progettare l’uccisione dei suoi genitori, che «conto solo io, gli altri sono nulla»? Non ti fa nessun effetto che con lui c’era anche sua moglie e soprattutto c’era un bambino, suo figlio; non ti sei neanche per un momento messo nei suoi panni, per capire come avrà sofferto davanti a quella scena, quanto dolore e forse quanto odio impotente, che è il peggiore delle forme di odio accumulate nel tempo, gli hai trasmesso per tutta la sua vita, massacrandogli il padre davanti ai suoi occhi?
Mentre scrivo queste parole so che sto parlando al vento o so che potrà ascoltarmi e magari capirmi solo chi non avrebbe mai compiuto un massacro del genere, non certo quei ragazzi; so che le parole rimbalzano nel vuoto quando hanno davanti il nulla più sordo e più cieco; se potessero, costoro ucciderebbero anche me. So che ogni frase rivolta a loro cade in una terra straniera, come se mi rivolgessi a barbari o alieni che non ne capiscono il più basilare significato; so che parliamo due lingue diverse, abitiamo in due mondi diversi anche se in apparenza è lo stesso.
Ma qui la domanda che più preme è l’altra, da cui sono partito. Cosa avrà capito della vita il bambino che ha visto suo padre colpito e ucciso dal branco di ragazzi un po’ più grandi di lui? Che idea si sarà fatto del mondo, dei rapporti tra gli uomini, della legge che vige sulla terra? Che fiducia potrà avere nella vita e nel futuro avendo patito un colpo così letale che gli ha lasciato un macigno così enorme sulle sue spalle? Da grande sarà come suo padre, e cercherà di opporsi al male e di educare a sua volta suo figlio, o sarà come i suoi assassini, per vendicarsi della vita subita e perché ha capito che quello è l’unico modo per stare al mondo, uccidi prima che ti uccidano gli altri, se non sbrani vieni sbranato? Io mi auguro che quel dolore lo renda migliore, lo vaccini dal male, lo conduca a una vita decisamente diversa da quella di chi ha imboccato quel vicolo cieco sull’abisso. Ma non sempre il dolore ci rende migliori, non sempre l’ingiustizia subita, il male patito, vengono ripagati con un più acuto senso della giustizia e un più forte desiderio del bene. Le tragedie educano i migliori, incattiviscono i peggiori, migliorano i più costruttivi, peggiorano i più disfattisti. Conta l’indole, e l’habitat, il mondo circostante, le esperienze successive di vita.
Intanto hanno rubato a quel bambino suo padre, per sempre, e lo hanno prematuramente gettato nella vita, facendolo passare dalla porta peggiore, lasciandogli addosso l’odore nero e acre della disperazione e della vita selvaggia. Spero che gli resti almeno l’esempio di suo padre come un segno benefico lasciato nella sua mente e nella sua anima: a lui è costato la vita insegnare agli altri, a cominciare da suo figlio, il rispetto per le regole, per le cose e per la vita degli altri. Ha fatto il suo dovere di uomo, di padre, di cittadino, esponendosi a un rischio che si è rivelato mortale. Che di quella domenica sera a passeggio, gli resti da adulto almeno la fierezza di essere il figlio di quel Giacomo e la tenerezza indimenticabile di averlo visto morire, in modo così stupido e brutale. Ricordarsi e pensare, con fierezza e tenerezza: di questo vive la nostra umanità.
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