2019-02-10
Al via a Milano Micam e Mipel. Una vetrina da 76.000 posti di lavoro
Micam
La più importante manifestazione calzaturiera, il Micam, invade la Fiera di Milano fino al 13 febbraio con 1.304 espositori, di cui 716 italiani e 588 stranieri. A inaugurala il vice premier Luigi Di Maio, a dimostrazione che anche la politica presta la giusta attenzione al tema della moda. Un evento espositivo che porta in scena il meglio di un comparto che, nonostante le molte aziende chiuse, ha saputo tenere stretto un mercato dove il nostro Paese, in fatto di artigianalità, la fa da padrone. Un'eccellenza riconosciuta grazie al bello e al ben fatto di prodotti irripetibili e riconoscibili in tutto il mondo. E che in termini di numeri in Italia vale oltre 14 miliardi di euro, occupa 76.600 addetti ed esporta l'85% della produzione.
Un comparto – quello calzaturiero – che, pur in uno scenario economico sempre più complesso, ha chiuso il 2018 con una tenuta della produzione in valore e con il raggiungimento dell'ennesimo record assoluto dell'export, nonostante la ormai cronica stagnazione della domanda interna e le difficoltà su diversi importanti mercati esteri, che hanno portato ad un rallentamento dei livelli produttivi nella seconda parte dell'anno. «I risultati dell'indagine a campione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici evidenziano a preconsuntivo annuo un calo in quantità della produzione italiana del -2,6%, e un +0,7% in valore», spiega Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. «Secondo le cifre ufficiali Istat nei primi dieci mesi 2018 le esportazioni nazionali sono cresciute invece del 3,9% in valore rispetto all'analogo periodo del 2017. Tra gennaio e ottobre sono stati venduti all'estero oltre 176 milioni di paia di calzature, ma con un valore che supera gli 8 miliardi di euro: un contributo notevole al saldo commerciale settoriale che, pur in lieve flessione nei primi dieci mesi vale 3,65 miliardi di euro». Analizzando i mercati e le aree di destinazione, l'anno appena concluso registra la nuova frenata della Russia (-14,3% in quantità nei dati ufficiali Istat dei primi dieci mesi): le vendite attuali sono pari alla metà dei livelli 2013, con pesanti ripercussioni nei distretti particolarmente votati a quest'area. Andamenti disomogenei nella Ue (dove sono dirette sette calzature su dieci vendute all'estero): tengono Germania (+2% in volume, nostro primo mercato per numero di paia) e Regno Unito, ma si registrano flessioni nelle quantità per gli altri principali Paesi (Francia, che è il primo cliente in valore, Spagna, Belgio, Olanda). Incrementi dell'export si evidenziano invece in America settentrionale (+7,6%, pur con prezzi calanti) e nel Far East (dove svettano Cina e Sud Corea). Su una superficie di oltre 60.000 metri quadri presenteranno le collezioni autunno-inverno 2019/2020 tanti marchi fedele alla fiera milanese ma anche nuovi nomi. Tra le novità di punta la presentazione di un nuovo progetto, che partirà il prossimo settembre: si tratta di Plug-Mi. The sneakers culture experience, un nuovo format completamente B2c - organizzato da Fandango Club in collaborazione con Micam e Fiera Milano - dedicato al mondo delle sneaker e rivolto ai Millennials, promotori delle nuove abitudini di consumo.
«Tra sport e produttori di calzature c'è uno scambio continuo di suggestioni: dallo sport emergono esigenze, sfide e opportunità che i calzaturieri trasformano in modelli performanti e con grande contenuto moda» continua la presidente Pilotti. «Per questo, all'interno del padiglione 7 non poteva mancare uno spazio per riflettere insieme sul ruolo che le calzature sportive per eccellenza, le sneaker, rappresentano oggi per il settore e per i clienti finali: un vero e proprio laboratorio di idee per scoprire come nascono mode e tendenze e quali caratteristiche possono fare di una calzatura sportiva un cult». Del resto, quella delle sneaker, non è una passione di nicchia: nel 2017 in Italia ne sono state acquistate 26,9 milioni di paia, per 1.245,4 milioni di euro al dettaglio (dati Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici) e si stima che il mercato globale delle di questa categoria di calzature possa raggiungere un valore di 115,6 miliardi di dollari nel 2023.
Tornando alla fiera, al padiglione 4 ci sarà il corner dedicato agli Emerging Designer. In quest'area 12 talenti nazionali e internazionali, selezionati da una giuria di esperti nel settore moda e comunicazione, presenteranno le loro collezioni all'interno di altrettante architetture espositive sostenibili. Si tratta di Anna Baiguera, Maison Ernest, Adult, Annie Gestroemi, Marie Weber, Seven all around, Balluta, Panafrica, Paolo Ronga, Me.Land, Andrea Mondin e King Ping. Nelle stesse date di Micam, in Fiera è in scena anche Mipel (10/13 febbraio) la più importante manifestazione internazionale dedicata ai bag addicted, che ogni edizione riunisce oltre 350 brand e più di 12.000 visitatori da tutto il mondo. Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono i nuovi imperativi di Assopellettieri e Mipel che questa a questa edizione, targata 115, annovera 50 nuovi espositori.
Milano si prepara alla Settimana della Moda. «Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità»

Ansa
Si vocifera che potrebbe esserci il premier Giuseppe Conte a tagliare il nastro di partenza della Milano Fashion Week che inizierà il 20 febbraio per chiudere il 25. In calendario 60 sfilate dedicate alle collezioni autunno inverno 2019/2020, 80 presentazioni e gli immancabili eventi mondani. Accanto al glamour della fashion week milanese non possono mancare i dati economici. «Il comparto nel 2018 è andato bene» spiega Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. «Nei primi mesi del 2019 i numeri sono in calo rispetto all'anno scorso ma molto dipenderà da quello che succede fuori dall'Italia, dalla Brexit, dai dazi e da cose che potrebbero influenzare positivamente o negativamente la moda. Speriamo si possa tornare a lavorare con scarse tensioni sui mercati internazionali. Noi siamo esportatori e un clima di tensione non ci aiuta. Il settore cresce del 3% all'anno dal 2008 a oggi. Quindi il settore non è in crisi ma c'è attenzione per le congiunture internazionali». Tante le novità. Per la prima volta in calendario le sfilate di Marco Rambaldi, giovane designer italiano, di Marios, brand nato dal genio creativo di Mayo Loizou e Leszek Chmielewsk, supportati da Cnmi; e di Alexandra Moura, stilista portoghese originaria di Lisbona. Tornano nel calendario di Milano Moda Donna Angel Chen, Bottega Veneta con il debutto di Daniel Lee e Gucci. Sfileranno co-ed (donne e uomini) Antonio Marras, Atsushi Nakashima, Bottega Veneta, Byblos, Gcds, Giorgio Armani, Gucci, Missoni, Moncler, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo.
«Milano tende a organizzare eventi aperti come Moncler, il Fashion hub e altri. Si vuole far partecipare la città all'evento moda. Qui abbiamo anche tante scuole tra le più importanti al mondo. E questo muove la città e crea un'unione con i giovani, i brand, i designer, le presentazioni. Milano è una delle città più energetiche del mondo». Anche il governo crede nella moda. «Ha stanziato più fondi rispetto alle passate edizioni, quindi c'è una volontà di accompagnare il settore. Tanti tavoli aperti, sulla formazione, sull'arte dell'implementazione dei musei, c'è la volontà di fare». Il grande evento del Green Carpet sarà a settembre, per la terza edizione. «Questa edizione di Milano Moda Donna rappresenta uno specchio della creatività con un calendario che permette a ogni brand di esprimere la propria innovativa forma di comunicare e di raccontarsi. Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità, sono molti i brand presenti a Milano per la prima volta, grazie al nostro supporto. Sostenere i nuovi talenti è uno dei pillar di Cnmi, accanto alla sostenibilità, per questo siamo molto contenti di supportare, tra le altre, le presentazioni di Gilberto Calzolari e Tiziano Guardini, vincitori rispettivamente nel 2017 e nel 2018 del premio "Franca Sozzani Gcc Award", a riprova della nostra leadership su questo impegno».
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La fiera dedicata al mondo delle calzature apre i battenti. Un comparto che continua a collezionare record nonostante la crisi. All' inaugurazione sarà presente il vice premier Luigi Di Maio. Si preannuncia una settimana della moda ricca di nuovi arrivi e grandi ritorni, primi tra tutti Bottega Veneta e Gucci. Lo speciale contiene due articoli. La più importante manifestazione calzaturiera, il Micam, invade la Fiera di Milano fino al 13 febbraio con 1.304 espositori, di cui 716 italiani e 588 stranieri. A inaugurala il vice premier Luigi Di Maio, a dimostrazione che anche la politica presta la giusta attenzione al tema della moda. Un evento espositivo che porta in scena il meglio di un comparto che, nonostante le molte aziende chiuse, ha saputo tenere stretto un mercato dove il nostro Paese, in fatto di artigianalità, la fa da padrone. Un'eccellenza riconosciuta grazie al bello e al ben fatto di prodotti irripetibili e riconoscibili in tutto il mondo. E che in termini di numeri in Italia vale oltre 14 miliardi di euro, occupa 76.600 addetti ed esporta l'85% della produzione. Un comparto – quello calzaturiero – che, pur in uno scenario economico sempre più complesso, ha chiuso il 2018 con una tenuta della produzione in valore e con il raggiungimento dell'ennesimo record assoluto dell'export, nonostante la ormai cronica stagnazione della domanda interna e le difficoltà su diversi importanti mercati esteri, che hanno portato ad un rallentamento dei livelli produttivi nella seconda parte dell'anno. «I risultati dell'indagine a campione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici evidenziano a preconsuntivo annuo un calo in quantità della produzione italiana del -2,6%, e un +0,7% in valore», spiega Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. «Secondo le cifre ufficiali Istat nei primi dieci mesi 2018 le esportazioni nazionali sono cresciute invece del 3,9% in valore rispetto all'analogo periodo del 2017. Tra gennaio e ottobre sono stati venduti all'estero oltre 176 milioni di paia di calzature, ma con un valore che supera gli 8 miliardi di euro: un contributo notevole al saldo commerciale settoriale che, pur in lieve flessione nei primi dieci mesi vale 3,65 miliardi di euro». Analizzando i mercati e le aree di destinazione, l'anno appena concluso registra la nuova frenata della Russia (-14,3% in quantità nei dati ufficiali Istat dei primi dieci mesi): le vendite attuali sono pari alla metà dei livelli 2013, con pesanti ripercussioni nei distretti particolarmente votati a quest'area. Andamenti disomogenei nella Ue (dove sono dirette sette calzature su dieci vendute all'estero): tengono Germania (+2% in volume, nostro primo mercato per numero di paia) e Regno Unito, ma si registrano flessioni nelle quantità per gli altri principali Paesi (Francia, che è il primo cliente in valore, Spagna, Belgio, Olanda). Incrementi dell'export si evidenziano invece in America settentrionale (+7,6%, pur con prezzi calanti) e nel Far East (dove svettano Cina e Sud Corea). Su una superficie di oltre 60.000 metri quadri presenteranno le collezioni autunno-inverno 2019/2020 tanti marchi fedele alla fiera milanese ma anche nuovi nomi. Tra le novità di punta la presentazione di un nuovo progetto, che partirà il prossimo settembre: si tratta di Plug-Mi. The sneakers culture experience, un nuovo format completamente B2c - organizzato da Fandango Club in collaborazione con Micam e Fiera Milano - dedicato al mondo delle sneaker e rivolto ai Millennials, promotori delle nuove abitudini di consumo.«Tra sport e produttori di calzature c'è uno scambio continuo di suggestioni: dallo sport emergono esigenze, sfide e opportunità che i calzaturieri trasformano in modelli performanti e con grande contenuto moda» continua la presidente Pilotti. «Per questo, all'interno del padiglione 7 non poteva mancare uno spazio per riflettere insieme sul ruolo che le calzature sportive per eccellenza, le sneaker, rappresentano oggi per il settore e per i clienti finali: un vero e proprio laboratorio di idee per scoprire come nascono mode e tendenze e quali caratteristiche possono fare di una calzatura sportiva un cult». Del resto, quella delle sneaker, non è una passione di nicchia: nel 2017 in Italia ne sono state acquistate 26,9 milioni di paia, per 1.245,4 milioni di euro al dettaglio (dati Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici) e si stima che il mercato globale delle di questa categoria di calzature possa raggiungere un valore di 115,6 miliardi di dollari nel 2023. Tornando alla fiera, al padiglione 4 ci sarà il corner dedicato agli Emerging Designer. In quest'area 12 talenti nazionali e internazionali, selezionati da una giuria di esperti nel settore moda e comunicazione, presenteranno le loro collezioni all'interno di altrettante architetture espositive sostenibili. Si tratta di Anna Baiguera, Maison Ernest, Adult, Annie Gestroemi, Marie Weber, Seven all around, Balluta, Panafrica, Paolo Ronga, Me.Land, Andrea Mondin e King Ping. Nelle stesse date di Micam, in Fiera è in scena anche Mipel (10/13 febbraio) la più importante manifestazione internazionale dedicata ai bag addicted, che ogni edizione riunisce oltre 350 brand e più di 12.000 visitatori da tutto il mondo. Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono i nuovi imperativi di Assopellettieri e Mipel che questa a questa edizione, targata 115, annovera 50 nuovi espositori. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/moda-eventi-2628476055.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="milano-si-prepara-alla-settimana-della-moda-grande-attenzione-verso-i-nuovi-talenti-e-l-internazionalita" data-post-id="2628476055" data-published-at="1768303792" data-use-pagination="False"> Milano si prepara alla Settimana della Moda. «Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità» Ansa Si vocifera che potrebbe esserci il premier Giuseppe Conte a tagliare il nastro di partenza della Milano Fashion Week che inizierà il 20 febbraio per chiudere il 25. In calendario 60 sfilate dedicate alle collezioni autunno inverno 2019/2020, 80 presentazioni e gli immancabili eventi mondani. Accanto al glamour della fashion week milanese non possono mancare i dati economici. «Il comparto nel 2018 è andato bene» spiega Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. «Nei primi mesi del 2019 i numeri sono in calo rispetto all'anno scorso ma molto dipenderà da quello che succede fuori dall'Italia, dalla Brexit, dai dazi e da cose che potrebbero influenzare positivamente o negativamente la moda. Speriamo si possa tornare a lavorare con scarse tensioni sui mercati internazionali. Noi siamo esportatori e un clima di tensione non ci aiuta. Il settore cresce del 3% all'anno dal 2008 a oggi. Quindi il settore non è in crisi ma c'è attenzione per le congiunture internazionali». Tante le novità. Per la prima volta in calendario le sfilate di Marco Rambaldi, giovane designer italiano, di Marios, brand nato dal genio creativo di Mayo Loizou e Leszek Chmielewsk, supportati da Cnmi; e di Alexandra Moura, stilista portoghese originaria di Lisbona. Tornano nel calendario di Milano Moda Donna Angel Chen, Bottega Veneta con il debutto di Daniel Lee e Gucci. Sfileranno co-ed (donne e uomini) Antonio Marras, Atsushi Nakashima, Bottega Veneta, Byblos, Gcds, Giorgio Armani, Gucci, Missoni, Moncler, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo.«Milano tende a organizzare eventi aperti come Moncler, il Fashion hub e altri. Si vuole far partecipare la città all'evento moda. Qui abbiamo anche tante scuole tra le più importanti al mondo. E questo muove la città e crea un'unione con i giovani, i brand, i designer, le presentazioni. Milano è una delle città più energetiche del mondo». Anche il governo crede nella moda. «Ha stanziato più fondi rispetto alle passate edizioni, quindi c'è una volontà di accompagnare il settore. Tanti tavoli aperti, sulla formazione, sull'arte dell'implementazione dei musei, c'è la volontà di fare». Il grande evento del Green Carpet sarà a settembre, per la terza edizione. «Questa edizione di Milano Moda Donna rappresenta uno specchio della creatività con un calendario che permette a ogni brand di esprimere la propria innovativa forma di comunicare e di raccontarsi. Grande attenzione verso i nuovi talenti e l'internazionalità, sono molti i brand presenti a Milano per la prima volta, grazie al nostro supporto. Sostenere i nuovi talenti è uno dei pillar di Cnmi, accanto alla sostenibilità, per questo siamo molto contenti di supportare, tra le altre, le presentazioni di Gilberto Calzolari e Tiziano Guardini, vincitori rispettivamente nel 2017 e nel 2018 del premio "Franca Sozzani Gcc Award", a riprova della nostra leadership su questo impegno».
Jens-Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia (Ansa)
Nella stessa intervista, Trump ha anche attaccato esplicitamente gli alleati europei, accusati di non essere in grado di garantire la propria sicurezza senza il sostegno americano: «Russia e Cina non sono affatto preoccupate della Nato senza di noi».
Le esternazioni del presidente statunitense hanno provocato una netta reazione da parte del governo della Groenlandia, arrivata ieri con un comunicato ufficiale. L’esecutivo di Nuuk ha respinto recisamente l’ipotesi che gli Stati Uniti possano prendere il controllo del territorio artico, sottolineando che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e che, in quanto tale, è membro della Nato. «Gli Stati Uniti hanno ribadito ancora una volta il loro desiderio di prendere possesso della Groenlandia», si legge nella nota, «e questo non può essere accettato in alcun modo». La replica groenlandese insiste sul fatto che la difesa dell’isola debba avvenire esclusivamente nel quadro dell’Alleanza atlantica e, pertanto, ha annunciato l’intenzione di intensificare gli sforzi affinché la sicurezza del territorio sia garantita sotto l’egida Nato. Insomma: una cooperazione multilaterale è bene accetta, ma senza alcuna pretesa unilaterale sulla sovranità dell’isola.
Sul caso è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha ridimensionato l’idea di una crisi dell’Alleanza legata alle parole di Trump. Rutte ha sostenuto che il presidente americano «sta facendo la cosa giusta per la Nato», sollecitando gli alleati a spendere di più per la difesa, e ha ricordato che al recente vertice dell’Aia è stato fissato l’obiettivo di portare le spese militari al 5% del Pil. «Sono convinto che senza Trump non saremmo mai arrivati a questo risultato», ha detto, rivendicando un rafforzamento complessivo dell’Alleanza. Il segretario ha poi richiamato l’attenzione sull’Artico, sottolineando che i Paesi dell’area stanno aumentando la cooperazione e che la Danimarca ha già aumentato gli investimenti militari, dagli F-35 ai droni a lungo raggio, anche per garantire la sicurezza della Groenlandia.
L’Italia, dal canto suo, si sta distinguendo per la una posizione improntata alla cautela. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha chiarito ieri che a Roma non è mai arrivata una richiesta per l’invio di truppe italiane in Groenlandia nell’ambito Nato. «È un’ipotesi di Keir Starmer, (Regno Unito e Germania stanno discutendo di piani per rafforzare la propria presenza militare in Groenlandia, ndr) ma non se n’è mai parlato», ha precisato il titolare della Farnesina, ribadendo che sulla questione «si deve lasciare alla Groenlandia e alla Danimarca la libertà di decidere del loro destino». Tajani ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni verrà presentato il piano dell’Italia per l’Artico, che comprenderà anche la Groenlandia, confermando la linea di Roma a favore di una gestione multilaterale e coordinata delle nuove tensioni geopolitiche che attraversano la regione.
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Ansa
Eppure, le comunicazioni tra Washington e Teheran non sono del tutto interrotte. «Il canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, è aperto e i messaggi vengono scambiati ogni volta che è necessario», ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei. «La Repubblica islamica dell’Iran non cerca la guerra, ma è pienamente preparata ad essa», ha affermato, dal canto suo, Araghchi, che, oltre ad aprire alla possibilità di un incontro con Witkoff, ha poi aggiunto: «Siamo anche pronti per i negoziati, ma questi negoziati devono essere equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco». Axios ha inoltre riferito che, nel fine settimana, lo stesso Araghchi avrebbe avuto una telefonata con Witkoff: l’obiettivo del ministro iraniano sarebbe stato, in particolare, quello di allentare la tensione con Washington e di guadagnare tempo prima di un eventuale attacco statunitense. Segno, questo, del fatto che, al di là delle roboanti dichiarazioni di facciata e delle contromanifestazioni che ha organizzato ieri, il regime guidato da Ali Khamenei sia sempre più scricchiolante.
Dall’altra parte, domenica, pur minacciando di colpire duramente l’Iran, Trump ha aperto a un negoziato. «Penso che siano stanchi di essere malmenati dagli Usa. L’Iran vuole negoziare», ha detto. «L’incontro è in fase di organizzazione, ma potremmo dover agire a causa di ciò che sta accadendo prima dell’incontro. Ma un incontro è in fase di organizzazione. L’Iran ha chiamato. Vogliono negoziare». Insomma, l’inquilino della Casa Bianca sta ricorrendo alla sua consueta strategia volta ad alternare pressione e dialogo: pur aprendo alla possibilità di un incontro diplomatico, non esclude lo scenario di un attacco militare. Questo significa però che Trump non consideri quella del regime change l’unica eventualità sul tavolo. Il presidente americano potrebbe in alternativa puntare ad addomesticare il regime khomeinista (o un pezzo di esso) sulla falsariga di quanto avvenuto in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro.
Più propenso a un cambio di regime a Teheran è invece Benjamin Netanyahu. «Il popolo israeliano e il mondo intero osservano con stupore lo straordinario coraggio dei cittadini iraniani», ha detto, domenica sera, augurandosi che «la nazione persiana sia presto liberata dal giogo della tirannia». La parziale differenza di posizione tra Israele e Stati Uniti si nota anche nel loro atteggiamento nei confronti del principe ereditario iraniano, Reza Pahlavi, che si è più volte offerto di guidare la transizione di potere a Teheran. Se lo Stato ebraico si è mostrato particolarmente supportivo verso di lui, Trump, giovedì, ha detto di non essere ancora pronto a riceverlo. Il presidente americano è del resto storicamente scettico nei confronti dei processi di nation building: ragion per cui preferisce usare la pressione per costringere governi avversari a chinare il capo, ricorrendo alla loro decapitazione solo in casi estremi. Netanyahu, dal canto suo, vede lo smantellamento totale del regime khomeinista come una condizione essenziale per la futura sicurezza dello Stato ebraico.
E così, mentre secondo Iran Human Rights sarebbero finora 648 le vittime delle proteste in corso nella Repubblica islamica, cresce la tensione tra l’Ue e Teheran. Il Parlamento europeo ha infatti vietato l’accesso dei diplomatici iraniani nei propri edifici. Dall’altra parte, il ministero degli Esteri della Repubblica islamica ha convocato gli ambasciatori o gli incaricati d’affari di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, a causa del sostegno che questi Paesi hanno dato alle manifestazioni contro il regime khomeinista. Quanto sta accadendo segna il fallimento della politica estera che la Commissione europea ha portato avanti dal 2015 al 2025, contribuendo a negoziare e sostenendo il Jcpoa: il controverso accordo sul nucleare iraniano firmato ormai undici anni fa. Frattanto, dopo la caduta di Bashar al Assad nel 2024, Mosca teme il crollo dell’altro storico alleato mediorientale. Ieri, il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha sentito l’omologo iraniano, criticando quelle che ha definito delle interferenze straniere in seno alla Repubblica islamica.
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Jacques Moretti (Ansa)
Intanto, la Procura di Roma va avanti nella sua inchiesta: i pm ipotizzano anche il «disastro colposo» e sono al lavoro per inviare una rogatoria alle autorità svizzere per chiedere la lista degli indagati, gli atti relativi agli interrogatori e la relativa attività istruttoria. Attualmente il fascicolo in cui si ipotizza anche l’omicidio colposo, lesioni colpose e incendio, avviato a piazzale Clodio, è contro ignoti.
Una volta che gli atti verranno trasmessi dalla Svizzera, ci sarà l’iscrizione nel registro di Jacques e Jessica Moretti e di altre posizioni eventuali. Piazzale Clodio ha anche conferito l’incarico al medico legale che dovrà eseguire l’autopsia sul corpo di Riccardo Minghetti, 16 anni, una delle sei vittime italiane. L’esame autoptico è iniziato con alcuni accertamenti radiologici preliminari al Policlinico Gemelli di Roma. Gli accertamenti proseguiranno con una équipe di specialisti medici chiamati a chiarire le cause del decesso e le dinamiche cliniche che hanno portato alla morte di Riccardo. Il lavoro dei pm romani, capofila nelle indagini, si intreccia con quello di altre Procure italiane. A Genova l’autopsia su Emanuele Galeppini, 16 anni anche lui, è fissata per il 20 gennaio. A Bologna è stata disposta la riesumazione del corpo di Giovanni Tamburi, mentre restano sospese le tumulazioni di Chiara Costanzo e Achille Barosi, in attesa di ulteriori accertamenti.
Sébastien Fanti, avvocato di alcune delle famiglie delle vittime del rogo, commentando la decisione del tribunale di convalidare l’arresto di Jacques Moretti, ha chiarito di poter essere solo «parzialmente soddisfatto» perché per il momento la custodia cautelare riguarda solo il gestore del locale: «Ognuno vivrà con la propria coscienza», ha riferito, «il padre di un bambino arso vivo mi ha detto: “è morto come in guerra, quindi d’ora in poi è guerra”».
Anche i genitori delle vittime italiane si dicono sconcertati. «Per quanto ci riguarda, come familiari dei feriti, tutti uniti qui al Niguarda, c’è sconcerto perché è vero che sono stati confermati gli arresti, ma sono passati 12 giorni e non c’è ancora un indagato nel Comune di Crans-Montana», ha sottolineato Umberto Marcucci, padre di Manfredi, ragazzo romano di 16 anni ricoverato assieme ad altri 10 feriti nell’ospedale milanese.
Il primo vero segnale nei confronti del Comune di Crans-Montana lo dà la Procura del Vallese che ha respinto la richiesta della municipalità di presentarsi come parte lesa. Lo riporta Rts. Appena due giorni dopo la tragedia, il Consiglio comunale di Crans -Montana annunciò di aver preso «la decisione unanime» di costituirsi «parte civile» nel procedimento penale, una dichiarazione che suscitò scalpore. Se da un lato il Comune dichiara di essere vittima dell’accaduto, dall’altro riconosce di essere venuto meno ai propri doveri mancando di compiere per cinque anni le ispezioni al Constellation. Carenze che potrebbero comportare azioni legali nei confronti di alcuni dipendenti comunali. Da qui la Procura, nelle motivazioni del respingimento, motiva: «Il Comune non può essere considerato parte attrice in quanto la parte lesa è costituita da qualsiasi persona i cui diritti siano stati direttamente lesi da un reato e non in quanto autorità incaricata della tutela degli interessi pubblici».
Proseguono intanto anche le sofferenze dei sopravvissuti.
I feriti italiani sono undici, alcuni molto gravi. Nove di loro sono particolarmente critici. «Con l’arrivo di Leonardo Bove, ieri sera da Zurigo, siamo arrivati ad avere tutti i ragazzi che dovevano rientrare. È stato fatto il primo check questa mattina su Leonardo e le condizioni sono estremamente critiche», ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, che fin dall’inizio sta seguendo l’emergenza. «Leonardo è uno dei due ragazzi che erano dati per dispersi e che per qualche giorno, appunto, non se ne conosceva l’identità: uno è Leonardo, l’altro è Kean. Adesso vicini di letto in questo momento in terapia intensiva». Ancora: «Sette sono in rianimazione intubati, cinque al centro ustioni», fa sapere Bertolaso. «Speriamo che un paio di loro nelle prossime giornate possano essere estubati. Per tre o quattro di loro il percorso sarà molto più lungo e complicato. I genitori sono tutti qui, hanno un loro spazio dove si possono incontrare, dove possono stare vicino ai figli, e incontrano soprattutto i medici curanti. Li ho trovati tutti tranquilli, ma in grande ansia. Ci sono un paio di genitori che non sono di Milano e gli abbiamo messo a disposizione strutture alberghiere. Sono tutti soddisfatti di quello che stiamo facendo».
Per quanto riguarda Eleonora Palmieri, la veterinaria ventinovenne originaria di Cattolica, «immagino che la prossima settimana verrà trasferita in una struttura ospedaliera vicino a casa sua. L’ho trovata in ottime condizioni», ha concluso Bertolaso.
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