Diario di bordo: la missione in Israele del parlamentari europei
Ansa

È arrivata in Israele la rappresentanza di parlamentari di diversi Paesi europei che partecipa a una missione organizzata dall’American Jewish Committee. L’obiettivo della missione, che si concluderà il 21 febbraio, è quello di permettere ai legislatori europei dei diversi parlamenti e partiti, di toccare con mano quella che è stata purtroppo la tragedia del 7 ottobre, ma anche di parlare con le loro controparti israeliane per cercare davvero di capire la situazione in cui si trova lo Stato ebraico.

Il senatore di Fratelli d’Italia Marco Scurria, Presidente del Transatlantic Friends of Israel, progetto dell’American Jewish Committee, racconta alla Verità questa prima giornata di missione: «Siamo stati a Ashkelon, città vicinissima a Gaza, e abbiamo visitato l’ospedale. Abbiamo parlato con il responsabile del reparto emergenza: il 7 ottobre sono morti moltissimi abitanti del suo villaggio, pensate che la sua casa è l’ultima prima del confine con la Striscia di Gaza. Ci ha raccontato che quel giorno maledetto sono arrivate 200 persone ferite da Hamas, tutte insieme. Pensate che in quell’ospedale venivano formati medici che per il 70% avrebbero poi lavorato a Gaza, venivano curati palestinesi. Il medico ci ha detto che prima del 7 ottobre era costantemente in contatto con i colleghi di Gaza, c’era collaborazione. Oggi non c’è più nulla. Hamas ha voluto, con la strage del 7 ottobre, colpire scientificamente i punti di collaborazione tra israeliani e palestinesi. Poi siamo stati al Kibbutz Be’eri, il villaggio che più di tutti ha subito il feroce attacco di Hamas. I pochi sopravvissuti non riescono neanche più a immaginare un futuro: hanno visto i propri cari, i propri amici, squartati davanti ai loro occhi. Un Kibbutz vecchio stile, molto attivo sul fronte della collaborazione con i palestinesi. I volontari sono stati tutti ammazzati: c’è stata una ondata di terroristi che hanno ammazzato chiunque incontrassero per strada, poi una seconda ondata di persone comuni, che hanno continuato il massacro. Negli occhi di chi abbiamo incontrato c’è l’orrore, un orrore che probabilmente non potrà mai essere lenito. Quando sentono parlare di uno Stato palestinese riconosciuto da Israele ci chiedono: con chi dovremmo parlare? Di chi potremmo mai fidarci? Abbiamo poi visitato Sderot: era una città di 35mila abitanti, oggi ne sono rimasti poche migliaia. E’ una città dove tutti gli edifici devono avere un rifugio antimissile: fino al 7 ottobre erano abituati a scappare in 15 secondi in questi rifugi ogni volta che sentivano le sirene di allarme. Stavolta non hanno avuto scampo».

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