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2020-07-17
Milano choc, stupro in pieno giorno al parco
Ansa
L'ultimo episodio di stupro dimostra quanto sia insicura Milano, anche in pieno giorno. La vittima, una donna italiana di 45 anni, era uscita con il suo cane per fare una passeggiata al parco Monte Stella. Come ha raccontato agli investigatori, a un certo momento ha avuto la sensazione «di essere seguita». Infatti è stata aggredita alle spalle da un uomo «alto, con la carnagione scura e dall'età piuttosto giovane». Particolari che hanno portato gli inquirenti ad individuare l'autore come centroafricano. Neanche un'area verde, come la Montagnetta di San Siro, molto frequentata da sportivi e famiglie specialmente nel periodo estivo ha intimorito l'autore della violenza. Sullo stupro, avvenuto poco dopo le 18 dello scorso mercoledì, stanno indagando gli uomini della squadra mobile. Dalle prime ricostruzioni è emerso che la vittima è stata strattonata, trascinata per i capelli e buttata a terra in un viottolo sterrato, poco distante da una delle tante strade pedonali del parco. Dopo la violenza, lo straniero, che avrebbe avuto con sé anche un coltello, è immediatamente scappato. La donna, invece, è stata trovata all'altezza di via Cimabue all'angolo con via Isernia, accanto al campo di atletica, in condizioni di forte choc da un passante che stava facendo jogging. È stato lui a dare l'allarme. Poco dopo la vittima è stata trasportata, in codice giallo, alla clinica Mangiagalli dell'ospedale Policlinico, dove i medici hanno accertato lo stupro. Come detto, sulla vicenda stanno cercando fare piena luce gli agenti della squadra mobile, coordinati da Marco Calì, che sperano nel contributo di testimoni e filmati delle telecamere della zona che a quell'ora è molto affollata. Inoltre sul luogo dello stupro sono già predisposti i rilievi della Scientifica. Soltanto nei prossimi giorni, invece, un pieno contributo all'attività investigativa potrà essere dato dalla stessa vittima.
Quella di 48 ore fa è l'ennesima triste vicenda di una città che è pericolosa tanto di notte quanto di giorno. Eppure dalle parti di Palazzo Marino sembra che non si siano accorti di nulla, dato che il sindaco Beppe Sala - mentre continua a rilasciare dichiarazioni in merito alle sue perplessità sullo smart working - non ha proferito parola su un fatto a dir poco grave. Preoccupato, invece, il leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Solidarietà alla donna aggredita, la Milano del Pd è sempre meno sicura». A seguire sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Carroccio, Silvia Scurati e Max Bastoni, «è inaccettabile che il capoluogo lombardo possa essere teatro di un gravissimo stupro avvenuto in pieno giorno e in una zona molto frequentata da milanesi e sportivi». E ancora «episodi gravissimi come quello avvenuto alla Montagnetta di San Siro devono unire tutti quei milanesi che vogliono reagire». Anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato (FdI) si è espresso sull'episodio che «conferma come ormai la situazione in città, in particolar modo nei parchi, sia fuori controllo: rapine, furti, aggressioni, violenze sono la quotidianità». Altra voce critica quella del commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini: «Più vigili nei parchi e castrazione chimica per i violentatori. Basta con il buonismo a tutti i costi».
Non c'è dubbio sul fatto che le aree verdi, come quella di Monte Stella, possano essere pericolose. Però, come ha ricordato lo stesso De Corato, esistono le misure di prevenzione che, per esempio, sono state adottate nel parco delle Cave (il più grande d'Europa) che è stato recintato e munito di telecamere a raggi infrarossi. Il parco Monte Stella o la Montagna di San Siro, come detto, è uno dei luoghi più amati e frequentati dai milanesi. Che giustamente potrebbero adesso farsi più di qualche domanda su quanto sia sicuro allontanarsi da casa. Perché anche un altro luogo molto affollato, come i Navigli, è stato lo scenario di una violenza sessuale. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio una ragazza di 20 anni ha denunciato si essere stata stuprata dal titolare di un locale. Secondo quanto ricostruito, la giovane avrebbe trascorso la serata in compagnia di alcuni amici all'interno di un pub dove, lasciata momentaneamente da sola, la ventenne ha conosciuto l'uomo di 60 anni proprietario del posto. Così, verso l'orario di chiusura, il presunto autore della violenza l'avrebbe attirata in disparte con una scusa, portandola nel bagno, isolato dalle restanti stanze del locale. Ed è qui che avrebbe abusato di lei. Per evitare che la giovane chiedesse aiuto, le avrebbe anche sfilato di mano il cellulare oltre a tapparle la bocca per impedirle di gridare. Sono state 48 ore difficili per la città della moda, dove sono state presentate almeno sei denunce di violenza sessuale. Una circostanza che ha fatto intervenire il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, coordinatrice del pool che si occupa delle fasce deboli.
Il magistrato già lo scorso novembre aveva messo in luce l'elevato numero di casi, poi due giorni fa il nuovo monito: «Un fenomeno terribile, in queste ore il record nero, quattro soltanto ieri, di cui due in strada e due casi stamattina che si sono consumati nella notte precedente».
Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di Floyd in un business
Dopo danni al bene comune per milioni di dollari, devastazioni difficilmente calcolabili di negozi privati e uffici pubblici, e soprattutto dopo tante aggressioni, violenze su passanti che hanno causato molti feriti e alcuni morti, finalmente si inizia a sentire qualche voce critica sul movimento - tutt'altro che innocente - dei Blm (Black lives matter).
Tra queste voci spicca quella autorevole del cardinal Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, di evidenti origini africane, che ha conosciuto sulla sua pelle l'apartheid in Sudafrica. Il quale, intervistato dalla Nuova Bussola di Riccardo Cascioli, ha dichiarato che tra gli obiettivi del Blm c'è «la distruzione della famiglia nucleare in quanto imposizione occidentale», «l'ideologia gender», «la cultura dell'aborto». E più in generale il secolarismo e il materialismo.
E in effetti il manifesto ufficiale Blm, che nasce dopo l'uccisione di George Floyd per combattere il razzismo, vero o presunto, parla con un vocabolario da centro sociale occupato e autogestito, di «identità di genere», «fratelli e sorelle transgender», «sessismo, misoginia». E tutto ciò che piace ai media del potere.
Ma se vogliamo, in questa rivoluzione ben pilotata dall'alto e di cui pochi vogliono vedere le assurdità, c'è di peggio.
Sul sito ufficiale dei Blm (blacklivesmatter.com) si vende di tutto e a prezzi non proprio economici o da disoccupato del Bronx. La mascherina anti Covid, rigorosamente nera, con scritto sopra Justice o Freedom costa appena 15 dollari (senza contare le spese di spedizione). La tazza da colazione, utilissima tra un corteo e una rissa con i piedipiatti, si ottiene per la modica cifra di 20 dollari. Il cappellino nero, stile rapper anni Ottanta, con scritto Justice, costa solo 30 dollari. La t-shirt Blm appena 40 dollari.
Inoltre, per non mettere limiti ai desideri dei potenziali acquirenti, anzi per stimolare quel consumismo che da sempre è l'anima dell'odiato capitalismo, c'è la felpa, il giubbotto, la bandiera, la borsetta (speriamo almeno unisex o gender free). E anche il braccialetto Blm (4 dollari), gli adesivi (a 2 dollari), le spillette (a 15 dollari), eccetera.
Libri sul sito non compaiono. Ma si sa, il mercato del libro rende poco e i giovani Blm debbono scendere in piazza per combattere sbirri e nemici, mica hanno tempo per studiare le ragioni storiche del razzismo e, tanto per dirne una, il suo legame col pensiero di Charles Darwin, come dimostrò tanti anni fa lo studioso americano Richard Weikart (From Darwin to Hitler).
Basta gridare uno slogan e tutto è a posto: Black lives matter! Peccato che, come riportato da Fox news, Jessica Doty Whitaker, «una ragazza bianca di 24 anni che stava passeggiando con il suo fidanzato, Jose Ramirez a Indianapolis» sia stata uccisa dagli antirazzisti per aver scandito qualcosa di appena diverso: All lives matter (tutte le vite contano).
Dettagli, forse. Quando si vuole il progresso dell'umanità - come insegnano la rivoluzione francese del 1789 e quella sovietica del 1917 - sono cose che possono succedere.
In ogni caso il ben strutturato merchandising Blm comporta articoli da daltonici patentati. Tutto o quasi tutto ciò che abbiamo visto è nero corvino. E spazio minimo è dato ai tanti colori della natura e dell'arcobaleno. Il che è tipico di chi ha una visione monocromatica del mondo.
Ma quando l'antirazzismo diventa business tutto può andare bene. Specie con i dollari (né razzisti né antirazzisti) della buona borghesia Wasp (bianco anglo-sassone protestante).
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Donna aggredita mentre passeggiava con il cane e minacciata con un coltello. Alla polizia ha raccontato che l'aggressore era «di pelle scura». Quei giardini sono frequentati da runner e famiglie, ma ormai nella città di Beppe Sala la sicurezza è un miraggio.Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di George Floyd in un business. In vendita mascherine, cappelli, t-shirt e perfino la tazza col logo «Black lives matter».Lo speciale contiene due articoli.L'ultimo episodio di stupro dimostra quanto sia insicura Milano, anche in pieno giorno. La vittima, una donna italiana di 45 anni, era uscita con il suo cane per fare una passeggiata al parco Monte Stella. Come ha raccontato agli investigatori, a un certo momento ha avuto la sensazione «di essere seguita». Infatti è stata aggredita alle spalle da un uomo «alto, con la carnagione scura e dall'età piuttosto giovane». Particolari che hanno portato gli inquirenti ad individuare l'autore come centroafricano. Neanche un'area verde, come la Montagnetta di San Siro, molto frequentata da sportivi e famiglie specialmente nel periodo estivo ha intimorito l'autore della violenza. Sullo stupro, avvenuto poco dopo le 18 dello scorso mercoledì, stanno indagando gli uomini della squadra mobile. Dalle prime ricostruzioni è emerso che la vittima è stata strattonata, trascinata per i capelli e buttata a terra in un viottolo sterrato, poco distante da una delle tante strade pedonali del parco. Dopo la violenza, lo straniero, che avrebbe avuto con sé anche un coltello, è immediatamente scappato. La donna, invece, è stata trovata all'altezza di via Cimabue all'angolo con via Isernia, accanto al campo di atletica, in condizioni di forte choc da un passante che stava facendo jogging. È stato lui a dare l'allarme. Poco dopo la vittima è stata trasportata, in codice giallo, alla clinica Mangiagalli dell'ospedale Policlinico, dove i medici hanno accertato lo stupro. Come detto, sulla vicenda stanno cercando fare piena luce gli agenti della squadra mobile, coordinati da Marco Calì, che sperano nel contributo di testimoni e filmati delle telecamere della zona che a quell'ora è molto affollata. Inoltre sul luogo dello stupro sono già predisposti i rilievi della Scientifica. Soltanto nei prossimi giorni, invece, un pieno contributo all'attività investigativa potrà essere dato dalla stessa vittima.Quella di 48 ore fa è l'ennesima triste vicenda di una città che è pericolosa tanto di notte quanto di giorno. Eppure dalle parti di Palazzo Marino sembra che non si siano accorti di nulla, dato che il sindaco Beppe Sala - mentre continua a rilasciare dichiarazioni in merito alle sue perplessità sullo smart working - non ha proferito parola su un fatto a dir poco grave. Preoccupato, invece, il leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Solidarietà alla donna aggredita, la Milano del Pd è sempre meno sicura». A seguire sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Carroccio, Silvia Scurati e Max Bastoni, «è inaccettabile che il capoluogo lombardo possa essere teatro di un gravissimo stupro avvenuto in pieno giorno e in una zona molto frequentata da milanesi e sportivi». E ancora «episodi gravissimi come quello avvenuto alla Montagnetta di San Siro devono unire tutti quei milanesi che vogliono reagire». Anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato (FdI) si è espresso sull'episodio che «conferma come ormai la situazione in città, in particolar modo nei parchi, sia fuori controllo: rapine, furti, aggressioni, violenze sono la quotidianità». Altra voce critica quella del commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini: «Più vigili nei parchi e castrazione chimica per i violentatori. Basta con il buonismo a tutti i costi». Non c'è dubbio sul fatto che le aree verdi, come quella di Monte Stella, possano essere pericolose. Però, come ha ricordato lo stesso De Corato, esistono le misure di prevenzione che, per esempio, sono state adottate nel parco delle Cave (il più grande d'Europa) che è stato recintato e munito di telecamere a raggi infrarossi. Il parco Monte Stella o la Montagna di San Siro, come detto, è uno dei luoghi più amati e frequentati dai milanesi. Che giustamente potrebbero adesso farsi più di qualche domanda su quanto sia sicuro allontanarsi da casa. Perché anche un altro luogo molto affollato, come i Navigli, è stato lo scenario di una violenza sessuale. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio una ragazza di 20 anni ha denunciato si essere stata stuprata dal titolare di un locale. Secondo quanto ricostruito, la giovane avrebbe trascorso la serata in compagnia di alcuni amici all'interno di un pub dove, lasciata momentaneamente da sola, la ventenne ha conosciuto l'uomo di 60 anni proprietario del posto. Così, verso l'orario di chiusura, il presunto autore della violenza l'avrebbe attirata in disparte con una scusa, portandola nel bagno, isolato dalle restanti stanze del locale. Ed è qui che avrebbe abusato di lei. Per evitare che la giovane chiedesse aiuto, le avrebbe anche sfilato di mano il cellulare oltre a tapparle la bocca per impedirle di gridare. Sono state 48 ore difficili per la città della moda, dove sono state presentate almeno sei denunce di violenza sessuale. Una circostanza che ha fatto intervenire il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, coordinatrice del pool che si occupa delle fasce deboli. Il magistrato già lo scorso novembre aveva messo in luce l'elevato numero di casi, poi due giorni fa il nuovo monito: «Un fenomeno terribile, in queste ore il record nero, quattro soltanto ieri, di cui due in strada e due casi stamattina che si sono consumati nella notte precedente». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/milano-choc-stupro-in-pieno-giorno-al-parco-2646419930.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-antirazzisti-hanno-trasformato-la-morte-di-floyd-in-un-business" data-post-id="2646419930" data-published-at="1594926597" data-use-pagination="False"> Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di Floyd in un business Dopo danni al bene comune per milioni di dollari, devastazioni difficilmente calcolabili di negozi privati e uffici pubblici, e soprattutto dopo tante aggressioni, violenze su passanti che hanno causato molti feriti e alcuni morti, finalmente si inizia a sentire qualche voce critica sul movimento - tutt'altro che innocente - dei Blm (Black lives matter). Tra queste voci spicca quella autorevole del cardinal Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, di evidenti origini africane, che ha conosciuto sulla sua pelle l'apartheid in Sudafrica. Il quale, intervistato dalla Nuova Bussola di Riccardo Cascioli, ha dichiarato che tra gli obiettivi del Blm c'è «la distruzione della famiglia nucleare in quanto imposizione occidentale», «l'ideologia gender», «la cultura dell'aborto». E più in generale il secolarismo e il materialismo. E in effetti il manifesto ufficiale Blm, che nasce dopo l'uccisione di George Floyd per combattere il razzismo, vero o presunto, parla con un vocabolario da centro sociale occupato e autogestito, di «identità di genere», «fratelli e sorelle transgender», «sessismo, misoginia». E tutto ciò che piace ai media del potere. Ma se vogliamo, in questa rivoluzione ben pilotata dall'alto e di cui pochi vogliono vedere le assurdità, c'è di peggio. Sul sito ufficiale dei Blm (blacklivesmatter.com) si vende di tutto e a prezzi non proprio economici o da disoccupato del Bronx. La mascherina anti Covid, rigorosamente nera, con scritto sopra Justice o Freedom costa appena 15 dollari (senza contare le spese di spedizione). La tazza da colazione, utilissima tra un corteo e una rissa con i piedipiatti, si ottiene per la modica cifra di 20 dollari. Il cappellino nero, stile rapper anni Ottanta, con scritto Justice, costa solo 30 dollari. La t-shirt Blm appena 40 dollari. Inoltre, per non mettere limiti ai desideri dei potenziali acquirenti, anzi per stimolare quel consumismo che da sempre è l'anima dell'odiato capitalismo, c'è la felpa, il giubbotto, la bandiera, la borsetta (speriamo almeno unisex o gender free). E anche il braccialetto Blm (4 dollari), gli adesivi (a 2 dollari), le spillette (a 15 dollari), eccetera. Libri sul sito non compaiono. Ma si sa, il mercato del libro rende poco e i giovani Blm debbono scendere in piazza per combattere sbirri e nemici, mica hanno tempo per studiare le ragioni storiche del razzismo e, tanto per dirne una, il suo legame col pensiero di Charles Darwin, come dimostrò tanti anni fa lo studioso americano Richard Weikart (From Darwin to Hitler). Basta gridare uno slogan e tutto è a posto: Black lives matter! Peccato che, come riportato da Fox news, Jessica Doty Whitaker, «una ragazza bianca di 24 anni che stava passeggiando con il suo fidanzato, Jose Ramirez a Indianapolis» sia stata uccisa dagli antirazzisti per aver scandito qualcosa di appena diverso: All lives matter (tutte le vite contano). Dettagli, forse. Quando si vuole il progresso dell'umanità - come insegnano la rivoluzione francese del 1789 e quella sovietica del 1917 - sono cose che possono succedere. In ogni caso il ben strutturato merchandising Blm comporta articoli da daltonici patentati. Tutto o quasi tutto ciò che abbiamo visto è nero corvino. E spazio minimo è dato ai tanti colori della natura e dell'arcobaleno. Il che è tipico di chi ha una visione monocromatica del mondo. Ma quando l'antirazzismo diventa business tutto può andare bene. Specie con i dollari (né razzisti né antirazzisti) della buona borghesia Wasp (bianco anglo-sassone protestante).
Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.