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2020-07-17
Milano choc, stupro in pieno giorno al parco
Ansa
L'ultimo episodio di stupro dimostra quanto sia insicura Milano, anche in pieno giorno. La vittima, una donna italiana di 45 anni, era uscita con il suo cane per fare una passeggiata al parco Monte Stella. Come ha raccontato agli investigatori, a un certo momento ha avuto la sensazione «di essere seguita». Infatti è stata aggredita alle spalle da un uomo «alto, con la carnagione scura e dall'età piuttosto giovane». Particolari che hanno portato gli inquirenti ad individuare l'autore come centroafricano. Neanche un'area verde, come la Montagnetta di San Siro, molto frequentata da sportivi e famiglie specialmente nel periodo estivo ha intimorito l'autore della violenza. Sullo stupro, avvenuto poco dopo le 18 dello scorso mercoledì, stanno indagando gli uomini della squadra mobile. Dalle prime ricostruzioni è emerso che la vittima è stata strattonata, trascinata per i capelli e buttata a terra in un viottolo sterrato, poco distante da una delle tante strade pedonali del parco. Dopo la violenza, lo straniero, che avrebbe avuto con sé anche un coltello, è immediatamente scappato. La donna, invece, è stata trovata all'altezza di via Cimabue all'angolo con via Isernia, accanto al campo di atletica, in condizioni di forte choc da un passante che stava facendo jogging. È stato lui a dare l'allarme. Poco dopo la vittima è stata trasportata, in codice giallo, alla clinica Mangiagalli dell'ospedale Policlinico, dove i medici hanno accertato lo stupro. Come detto, sulla vicenda stanno cercando fare piena luce gli agenti della squadra mobile, coordinati da Marco Calì, che sperano nel contributo di testimoni e filmati delle telecamere della zona che a quell'ora è molto affollata. Inoltre sul luogo dello stupro sono già predisposti i rilievi della Scientifica. Soltanto nei prossimi giorni, invece, un pieno contributo all'attività investigativa potrà essere dato dalla stessa vittima.
Quella di 48 ore fa è l'ennesima triste vicenda di una città che è pericolosa tanto di notte quanto di giorno. Eppure dalle parti di Palazzo Marino sembra che non si siano accorti di nulla, dato che il sindaco Beppe Sala - mentre continua a rilasciare dichiarazioni in merito alle sue perplessità sullo smart working - non ha proferito parola su un fatto a dir poco grave. Preoccupato, invece, il leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Solidarietà alla donna aggredita, la Milano del Pd è sempre meno sicura». A seguire sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Carroccio, Silvia Scurati e Max Bastoni, «è inaccettabile che il capoluogo lombardo possa essere teatro di un gravissimo stupro avvenuto in pieno giorno e in una zona molto frequentata da milanesi e sportivi». E ancora «episodi gravissimi come quello avvenuto alla Montagnetta di San Siro devono unire tutti quei milanesi che vogliono reagire». Anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato (FdI) si è espresso sull'episodio che «conferma come ormai la situazione in città, in particolar modo nei parchi, sia fuori controllo: rapine, furti, aggressioni, violenze sono la quotidianità». Altra voce critica quella del commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini: «Più vigili nei parchi e castrazione chimica per i violentatori. Basta con il buonismo a tutti i costi».
Non c'è dubbio sul fatto che le aree verdi, come quella di Monte Stella, possano essere pericolose. Però, come ha ricordato lo stesso De Corato, esistono le misure di prevenzione che, per esempio, sono state adottate nel parco delle Cave (il più grande d'Europa) che è stato recintato e munito di telecamere a raggi infrarossi. Il parco Monte Stella o la Montagna di San Siro, come detto, è uno dei luoghi più amati e frequentati dai milanesi. Che giustamente potrebbero adesso farsi più di qualche domanda su quanto sia sicuro allontanarsi da casa. Perché anche un altro luogo molto affollato, come i Navigli, è stato lo scenario di una violenza sessuale. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio una ragazza di 20 anni ha denunciato si essere stata stuprata dal titolare di un locale. Secondo quanto ricostruito, la giovane avrebbe trascorso la serata in compagnia di alcuni amici all'interno di un pub dove, lasciata momentaneamente da sola, la ventenne ha conosciuto l'uomo di 60 anni proprietario del posto. Così, verso l'orario di chiusura, il presunto autore della violenza l'avrebbe attirata in disparte con una scusa, portandola nel bagno, isolato dalle restanti stanze del locale. Ed è qui che avrebbe abusato di lei. Per evitare che la giovane chiedesse aiuto, le avrebbe anche sfilato di mano il cellulare oltre a tapparle la bocca per impedirle di gridare. Sono state 48 ore difficili per la città della moda, dove sono state presentate almeno sei denunce di violenza sessuale. Una circostanza che ha fatto intervenire il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, coordinatrice del pool che si occupa delle fasce deboli.
Il magistrato già lo scorso novembre aveva messo in luce l'elevato numero di casi, poi due giorni fa il nuovo monito: «Un fenomeno terribile, in queste ore il record nero, quattro soltanto ieri, di cui due in strada e due casi stamattina che si sono consumati nella notte precedente».
Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di Floyd in un business
Dopo danni al bene comune per milioni di dollari, devastazioni difficilmente calcolabili di negozi privati e uffici pubblici, e soprattutto dopo tante aggressioni, violenze su passanti che hanno causato molti feriti e alcuni morti, finalmente si inizia a sentire qualche voce critica sul movimento - tutt'altro che innocente - dei Blm (Black lives matter).
Tra queste voci spicca quella autorevole del cardinal Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, di evidenti origini africane, che ha conosciuto sulla sua pelle l'apartheid in Sudafrica. Il quale, intervistato dalla Nuova Bussola di Riccardo Cascioli, ha dichiarato che tra gli obiettivi del Blm c'è «la distruzione della famiglia nucleare in quanto imposizione occidentale», «l'ideologia gender», «la cultura dell'aborto». E più in generale il secolarismo e il materialismo.
E in effetti il manifesto ufficiale Blm, che nasce dopo l'uccisione di George Floyd per combattere il razzismo, vero o presunto, parla con un vocabolario da centro sociale occupato e autogestito, di «identità di genere», «fratelli e sorelle transgender», «sessismo, misoginia». E tutto ciò che piace ai media del potere.
Ma se vogliamo, in questa rivoluzione ben pilotata dall'alto e di cui pochi vogliono vedere le assurdità, c'è di peggio.
Sul sito ufficiale dei Blm (blacklivesmatter.com) si vende di tutto e a prezzi non proprio economici o da disoccupato del Bronx. La mascherina anti Covid, rigorosamente nera, con scritto sopra Justice o Freedom costa appena 15 dollari (senza contare le spese di spedizione). La tazza da colazione, utilissima tra un corteo e una rissa con i piedipiatti, si ottiene per la modica cifra di 20 dollari. Il cappellino nero, stile rapper anni Ottanta, con scritto Justice, costa solo 30 dollari. La t-shirt Blm appena 40 dollari.
Inoltre, per non mettere limiti ai desideri dei potenziali acquirenti, anzi per stimolare quel consumismo che da sempre è l'anima dell'odiato capitalismo, c'è la felpa, il giubbotto, la bandiera, la borsetta (speriamo almeno unisex o gender free). E anche il braccialetto Blm (4 dollari), gli adesivi (a 2 dollari), le spillette (a 15 dollari), eccetera.
Libri sul sito non compaiono. Ma si sa, il mercato del libro rende poco e i giovani Blm debbono scendere in piazza per combattere sbirri e nemici, mica hanno tempo per studiare le ragioni storiche del razzismo e, tanto per dirne una, il suo legame col pensiero di Charles Darwin, come dimostrò tanti anni fa lo studioso americano Richard Weikart (From Darwin to Hitler).
Basta gridare uno slogan e tutto è a posto: Black lives matter! Peccato che, come riportato da Fox news, Jessica Doty Whitaker, «una ragazza bianca di 24 anni che stava passeggiando con il suo fidanzato, Jose Ramirez a Indianapolis» sia stata uccisa dagli antirazzisti per aver scandito qualcosa di appena diverso: All lives matter (tutte le vite contano).
Dettagli, forse. Quando si vuole il progresso dell'umanità - come insegnano la rivoluzione francese del 1789 e quella sovietica del 1917 - sono cose che possono succedere.
In ogni caso il ben strutturato merchandising Blm comporta articoli da daltonici patentati. Tutto o quasi tutto ciò che abbiamo visto è nero corvino. E spazio minimo è dato ai tanti colori della natura e dell'arcobaleno. Il che è tipico di chi ha una visione monocromatica del mondo.
Ma quando l'antirazzismo diventa business tutto può andare bene. Specie con i dollari (né razzisti né antirazzisti) della buona borghesia Wasp (bianco anglo-sassone protestante).
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Donna aggredita mentre passeggiava con il cane e minacciata con un coltello. Alla polizia ha raccontato che l'aggressore era «di pelle scura». Quei giardini sono frequentati da runner e famiglie, ma ormai nella città di Beppe Sala la sicurezza è un miraggio.Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di George Floyd in un business. In vendita mascherine, cappelli, t-shirt e perfino la tazza col logo «Black lives matter».Lo speciale contiene due articoli.L'ultimo episodio di stupro dimostra quanto sia insicura Milano, anche in pieno giorno. La vittima, una donna italiana di 45 anni, era uscita con il suo cane per fare una passeggiata al parco Monte Stella. Come ha raccontato agli investigatori, a un certo momento ha avuto la sensazione «di essere seguita». Infatti è stata aggredita alle spalle da un uomo «alto, con la carnagione scura e dall'età piuttosto giovane». Particolari che hanno portato gli inquirenti ad individuare l'autore come centroafricano. Neanche un'area verde, come la Montagnetta di San Siro, molto frequentata da sportivi e famiglie specialmente nel periodo estivo ha intimorito l'autore della violenza. Sullo stupro, avvenuto poco dopo le 18 dello scorso mercoledì, stanno indagando gli uomini della squadra mobile. Dalle prime ricostruzioni è emerso che la vittima è stata strattonata, trascinata per i capelli e buttata a terra in un viottolo sterrato, poco distante da una delle tante strade pedonali del parco. Dopo la violenza, lo straniero, che avrebbe avuto con sé anche un coltello, è immediatamente scappato. La donna, invece, è stata trovata all'altezza di via Cimabue all'angolo con via Isernia, accanto al campo di atletica, in condizioni di forte choc da un passante che stava facendo jogging. È stato lui a dare l'allarme. Poco dopo la vittima è stata trasportata, in codice giallo, alla clinica Mangiagalli dell'ospedale Policlinico, dove i medici hanno accertato lo stupro. Come detto, sulla vicenda stanno cercando fare piena luce gli agenti della squadra mobile, coordinati da Marco Calì, che sperano nel contributo di testimoni e filmati delle telecamere della zona che a quell'ora è molto affollata. Inoltre sul luogo dello stupro sono già predisposti i rilievi della Scientifica. Soltanto nei prossimi giorni, invece, un pieno contributo all'attività investigativa potrà essere dato dalla stessa vittima.Quella di 48 ore fa è l'ennesima triste vicenda di una città che è pericolosa tanto di notte quanto di giorno. Eppure dalle parti di Palazzo Marino sembra che non si siano accorti di nulla, dato che il sindaco Beppe Sala - mentre continua a rilasciare dichiarazioni in merito alle sue perplessità sullo smart working - non ha proferito parola su un fatto a dir poco grave. Preoccupato, invece, il leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Solidarietà alla donna aggredita, la Milano del Pd è sempre meno sicura». A seguire sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Carroccio, Silvia Scurati e Max Bastoni, «è inaccettabile che il capoluogo lombardo possa essere teatro di un gravissimo stupro avvenuto in pieno giorno e in una zona molto frequentata da milanesi e sportivi». E ancora «episodi gravissimi come quello avvenuto alla Montagnetta di San Siro devono unire tutti quei milanesi che vogliono reagire». Anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato (FdI) si è espresso sull'episodio che «conferma come ormai la situazione in città, in particolar modo nei parchi, sia fuori controllo: rapine, furti, aggressioni, violenze sono la quotidianità». Altra voce critica quella del commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini: «Più vigili nei parchi e castrazione chimica per i violentatori. Basta con il buonismo a tutti i costi». Non c'è dubbio sul fatto che le aree verdi, come quella di Monte Stella, possano essere pericolose. Però, come ha ricordato lo stesso De Corato, esistono le misure di prevenzione che, per esempio, sono state adottate nel parco delle Cave (il più grande d'Europa) che è stato recintato e munito di telecamere a raggi infrarossi. Il parco Monte Stella o la Montagna di San Siro, come detto, è uno dei luoghi più amati e frequentati dai milanesi. Che giustamente potrebbero adesso farsi più di qualche domanda su quanto sia sicuro allontanarsi da casa. Perché anche un altro luogo molto affollato, come i Navigli, è stato lo scenario di una violenza sessuale. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio una ragazza di 20 anni ha denunciato si essere stata stuprata dal titolare di un locale. Secondo quanto ricostruito, la giovane avrebbe trascorso la serata in compagnia di alcuni amici all'interno di un pub dove, lasciata momentaneamente da sola, la ventenne ha conosciuto l'uomo di 60 anni proprietario del posto. Così, verso l'orario di chiusura, il presunto autore della violenza l'avrebbe attirata in disparte con una scusa, portandola nel bagno, isolato dalle restanti stanze del locale. Ed è qui che avrebbe abusato di lei. Per evitare che la giovane chiedesse aiuto, le avrebbe anche sfilato di mano il cellulare oltre a tapparle la bocca per impedirle di gridare. Sono state 48 ore difficili per la città della moda, dove sono state presentate almeno sei denunce di violenza sessuale. Una circostanza che ha fatto intervenire il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, coordinatrice del pool che si occupa delle fasce deboli. Il magistrato già lo scorso novembre aveva messo in luce l'elevato numero di casi, poi due giorni fa il nuovo monito: «Un fenomeno terribile, in queste ore il record nero, quattro soltanto ieri, di cui due in strada e due casi stamattina che si sono consumati nella notte precedente». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/milano-choc-stupro-in-pieno-giorno-al-parco-2646419930.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-antirazzisti-hanno-trasformato-la-morte-di-floyd-in-un-business" data-post-id="2646419930" data-published-at="1594926597" data-use-pagination="False"> Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di Floyd in un business Dopo danni al bene comune per milioni di dollari, devastazioni difficilmente calcolabili di negozi privati e uffici pubblici, e soprattutto dopo tante aggressioni, violenze su passanti che hanno causato molti feriti e alcuni morti, finalmente si inizia a sentire qualche voce critica sul movimento - tutt'altro che innocente - dei Blm (Black lives matter). Tra queste voci spicca quella autorevole del cardinal Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, di evidenti origini africane, che ha conosciuto sulla sua pelle l'apartheid in Sudafrica. Il quale, intervistato dalla Nuova Bussola di Riccardo Cascioli, ha dichiarato che tra gli obiettivi del Blm c'è «la distruzione della famiglia nucleare in quanto imposizione occidentale», «l'ideologia gender», «la cultura dell'aborto». E più in generale il secolarismo e il materialismo. E in effetti il manifesto ufficiale Blm, che nasce dopo l'uccisione di George Floyd per combattere il razzismo, vero o presunto, parla con un vocabolario da centro sociale occupato e autogestito, di «identità di genere», «fratelli e sorelle transgender», «sessismo, misoginia». E tutto ciò che piace ai media del potere. Ma se vogliamo, in questa rivoluzione ben pilotata dall'alto e di cui pochi vogliono vedere le assurdità, c'è di peggio. Sul sito ufficiale dei Blm (blacklivesmatter.com) si vende di tutto e a prezzi non proprio economici o da disoccupato del Bronx. La mascherina anti Covid, rigorosamente nera, con scritto sopra Justice o Freedom costa appena 15 dollari (senza contare le spese di spedizione). La tazza da colazione, utilissima tra un corteo e una rissa con i piedipiatti, si ottiene per la modica cifra di 20 dollari. Il cappellino nero, stile rapper anni Ottanta, con scritto Justice, costa solo 30 dollari. La t-shirt Blm appena 40 dollari. Inoltre, per non mettere limiti ai desideri dei potenziali acquirenti, anzi per stimolare quel consumismo che da sempre è l'anima dell'odiato capitalismo, c'è la felpa, il giubbotto, la bandiera, la borsetta (speriamo almeno unisex o gender free). E anche il braccialetto Blm (4 dollari), gli adesivi (a 2 dollari), le spillette (a 15 dollari), eccetera. Libri sul sito non compaiono. Ma si sa, il mercato del libro rende poco e i giovani Blm debbono scendere in piazza per combattere sbirri e nemici, mica hanno tempo per studiare le ragioni storiche del razzismo e, tanto per dirne una, il suo legame col pensiero di Charles Darwin, come dimostrò tanti anni fa lo studioso americano Richard Weikart (From Darwin to Hitler). Basta gridare uno slogan e tutto è a posto: Black lives matter! Peccato che, come riportato da Fox news, Jessica Doty Whitaker, «una ragazza bianca di 24 anni che stava passeggiando con il suo fidanzato, Jose Ramirez a Indianapolis» sia stata uccisa dagli antirazzisti per aver scandito qualcosa di appena diverso: All lives matter (tutte le vite contano). Dettagli, forse. Quando si vuole il progresso dell'umanità - come insegnano la rivoluzione francese del 1789 e quella sovietica del 1917 - sono cose che possono succedere. In ogni caso il ben strutturato merchandising Blm comporta articoli da daltonici patentati. Tutto o quasi tutto ciò che abbiamo visto è nero corvino. E spazio minimo è dato ai tanti colori della natura e dell'arcobaleno. Il che è tipico di chi ha una visione monocromatica del mondo. Ma quando l'antirazzismo diventa business tutto può andare bene. Specie con i dollari (né razzisti né antirazzisti) della buona borghesia Wasp (bianco anglo-sassone protestante).
Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
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