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2020-07-17
Milano choc, stupro in pieno giorno al parco
Ansa
L'ultimo episodio di stupro dimostra quanto sia insicura Milano, anche in pieno giorno. La vittima, una donna italiana di 45 anni, era uscita con il suo cane per fare una passeggiata al parco Monte Stella. Come ha raccontato agli investigatori, a un certo momento ha avuto la sensazione «di essere seguita». Infatti è stata aggredita alle spalle da un uomo «alto, con la carnagione scura e dall'età piuttosto giovane». Particolari che hanno portato gli inquirenti ad individuare l'autore come centroafricano. Neanche un'area verde, come la Montagnetta di San Siro, molto frequentata da sportivi e famiglie specialmente nel periodo estivo ha intimorito l'autore della violenza. Sullo stupro, avvenuto poco dopo le 18 dello scorso mercoledì, stanno indagando gli uomini della squadra mobile. Dalle prime ricostruzioni è emerso che la vittima è stata strattonata, trascinata per i capelli e buttata a terra in un viottolo sterrato, poco distante da una delle tante strade pedonali del parco. Dopo la violenza, lo straniero, che avrebbe avuto con sé anche un coltello, è immediatamente scappato. La donna, invece, è stata trovata all'altezza di via Cimabue all'angolo con via Isernia, accanto al campo di atletica, in condizioni di forte choc da un passante che stava facendo jogging. È stato lui a dare l'allarme. Poco dopo la vittima è stata trasportata, in codice giallo, alla clinica Mangiagalli dell'ospedale Policlinico, dove i medici hanno accertato lo stupro. Come detto, sulla vicenda stanno cercando fare piena luce gli agenti della squadra mobile, coordinati da Marco Calì, che sperano nel contributo di testimoni e filmati delle telecamere della zona che a quell'ora è molto affollata. Inoltre sul luogo dello stupro sono già predisposti i rilievi della Scientifica. Soltanto nei prossimi giorni, invece, un pieno contributo all'attività investigativa potrà essere dato dalla stessa vittima.
Quella di 48 ore fa è l'ennesima triste vicenda di una città che è pericolosa tanto di notte quanto di giorno. Eppure dalle parti di Palazzo Marino sembra che non si siano accorti di nulla, dato che il sindaco Beppe Sala - mentre continua a rilasciare dichiarazioni in merito alle sue perplessità sullo smart working - non ha proferito parola su un fatto a dir poco grave. Preoccupato, invece, il leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Solidarietà alla donna aggredita, la Milano del Pd è sempre meno sicura». A seguire sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Carroccio, Silvia Scurati e Max Bastoni, «è inaccettabile che il capoluogo lombardo possa essere teatro di un gravissimo stupro avvenuto in pieno giorno e in una zona molto frequentata da milanesi e sportivi». E ancora «episodi gravissimi come quello avvenuto alla Montagnetta di San Siro devono unire tutti quei milanesi che vogliono reagire». Anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato (FdI) si è espresso sull'episodio che «conferma come ormai la situazione in città, in particolar modo nei parchi, sia fuori controllo: rapine, furti, aggressioni, violenze sono la quotidianità». Altra voce critica quella del commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini: «Più vigili nei parchi e castrazione chimica per i violentatori. Basta con il buonismo a tutti i costi».
Non c'è dubbio sul fatto che le aree verdi, come quella di Monte Stella, possano essere pericolose. Però, come ha ricordato lo stesso De Corato, esistono le misure di prevenzione che, per esempio, sono state adottate nel parco delle Cave (il più grande d'Europa) che è stato recintato e munito di telecamere a raggi infrarossi. Il parco Monte Stella o la Montagna di San Siro, come detto, è uno dei luoghi più amati e frequentati dai milanesi. Che giustamente potrebbero adesso farsi più di qualche domanda su quanto sia sicuro allontanarsi da casa. Perché anche un altro luogo molto affollato, come i Navigli, è stato lo scenario di una violenza sessuale. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio una ragazza di 20 anni ha denunciato si essere stata stuprata dal titolare di un locale. Secondo quanto ricostruito, la giovane avrebbe trascorso la serata in compagnia di alcuni amici all'interno di un pub dove, lasciata momentaneamente da sola, la ventenne ha conosciuto l'uomo di 60 anni proprietario del posto. Così, verso l'orario di chiusura, il presunto autore della violenza l'avrebbe attirata in disparte con una scusa, portandola nel bagno, isolato dalle restanti stanze del locale. Ed è qui che avrebbe abusato di lei. Per evitare che la giovane chiedesse aiuto, le avrebbe anche sfilato di mano il cellulare oltre a tapparle la bocca per impedirle di gridare. Sono state 48 ore difficili per la città della moda, dove sono state presentate almeno sei denunce di violenza sessuale. Una circostanza che ha fatto intervenire il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, coordinatrice del pool che si occupa delle fasce deboli.
Il magistrato già lo scorso novembre aveva messo in luce l'elevato numero di casi, poi due giorni fa il nuovo monito: «Un fenomeno terribile, in queste ore il record nero, quattro soltanto ieri, di cui due in strada e due casi stamattina che si sono consumati nella notte precedente».
Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di Floyd in un business
Dopo danni al bene comune per milioni di dollari, devastazioni difficilmente calcolabili di negozi privati e uffici pubblici, e soprattutto dopo tante aggressioni, violenze su passanti che hanno causato molti feriti e alcuni morti, finalmente si inizia a sentire qualche voce critica sul movimento - tutt'altro che innocente - dei Blm (Black lives matter).
Tra queste voci spicca quella autorevole del cardinal Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, di evidenti origini africane, che ha conosciuto sulla sua pelle l'apartheid in Sudafrica. Il quale, intervistato dalla Nuova Bussola di Riccardo Cascioli, ha dichiarato che tra gli obiettivi del Blm c'è «la distruzione della famiglia nucleare in quanto imposizione occidentale», «l'ideologia gender», «la cultura dell'aborto». E più in generale il secolarismo e il materialismo.
E in effetti il manifesto ufficiale Blm, che nasce dopo l'uccisione di George Floyd per combattere il razzismo, vero o presunto, parla con un vocabolario da centro sociale occupato e autogestito, di «identità di genere», «fratelli e sorelle transgender», «sessismo, misoginia». E tutto ciò che piace ai media del potere.
Ma se vogliamo, in questa rivoluzione ben pilotata dall'alto e di cui pochi vogliono vedere le assurdità, c'è di peggio.
Sul sito ufficiale dei Blm (blacklivesmatter.com) si vende di tutto e a prezzi non proprio economici o da disoccupato del Bronx. La mascherina anti Covid, rigorosamente nera, con scritto sopra Justice o Freedom costa appena 15 dollari (senza contare le spese di spedizione). La tazza da colazione, utilissima tra un corteo e una rissa con i piedipiatti, si ottiene per la modica cifra di 20 dollari. Il cappellino nero, stile rapper anni Ottanta, con scritto Justice, costa solo 30 dollari. La t-shirt Blm appena 40 dollari.
Inoltre, per non mettere limiti ai desideri dei potenziali acquirenti, anzi per stimolare quel consumismo che da sempre è l'anima dell'odiato capitalismo, c'è la felpa, il giubbotto, la bandiera, la borsetta (speriamo almeno unisex o gender free). E anche il braccialetto Blm (4 dollari), gli adesivi (a 2 dollari), le spillette (a 15 dollari), eccetera.
Libri sul sito non compaiono. Ma si sa, il mercato del libro rende poco e i giovani Blm debbono scendere in piazza per combattere sbirri e nemici, mica hanno tempo per studiare le ragioni storiche del razzismo e, tanto per dirne una, il suo legame col pensiero di Charles Darwin, come dimostrò tanti anni fa lo studioso americano Richard Weikart (From Darwin to Hitler).
Basta gridare uno slogan e tutto è a posto: Black lives matter! Peccato che, come riportato da Fox news, Jessica Doty Whitaker, «una ragazza bianca di 24 anni che stava passeggiando con il suo fidanzato, Jose Ramirez a Indianapolis» sia stata uccisa dagli antirazzisti per aver scandito qualcosa di appena diverso: All lives matter (tutte le vite contano).
Dettagli, forse. Quando si vuole il progresso dell'umanità - come insegnano la rivoluzione francese del 1789 e quella sovietica del 1917 - sono cose che possono succedere.
In ogni caso il ben strutturato merchandising Blm comporta articoli da daltonici patentati. Tutto o quasi tutto ciò che abbiamo visto è nero corvino. E spazio minimo è dato ai tanti colori della natura e dell'arcobaleno. Il che è tipico di chi ha una visione monocromatica del mondo.
Ma quando l'antirazzismo diventa business tutto può andare bene. Specie con i dollari (né razzisti né antirazzisti) della buona borghesia Wasp (bianco anglo-sassone protestante).
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Riduci
Donna aggredita mentre passeggiava con il cane e minacciata con un coltello. Alla polizia ha raccontato che l'aggressore era «di pelle scura». Quei giardini sono frequentati da runner e famiglie, ma ormai nella città di Beppe Sala la sicurezza è un miraggio.Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di George Floyd in un business. In vendita mascherine, cappelli, t-shirt e perfino la tazza col logo «Black lives matter».Lo speciale contiene due articoli.L'ultimo episodio di stupro dimostra quanto sia insicura Milano, anche in pieno giorno. La vittima, una donna italiana di 45 anni, era uscita con il suo cane per fare una passeggiata al parco Monte Stella. Come ha raccontato agli investigatori, a un certo momento ha avuto la sensazione «di essere seguita». Infatti è stata aggredita alle spalle da un uomo «alto, con la carnagione scura e dall'età piuttosto giovane». Particolari che hanno portato gli inquirenti ad individuare l'autore come centroafricano. Neanche un'area verde, come la Montagnetta di San Siro, molto frequentata da sportivi e famiglie specialmente nel periodo estivo ha intimorito l'autore della violenza. Sullo stupro, avvenuto poco dopo le 18 dello scorso mercoledì, stanno indagando gli uomini della squadra mobile. Dalle prime ricostruzioni è emerso che la vittima è stata strattonata, trascinata per i capelli e buttata a terra in un viottolo sterrato, poco distante da una delle tante strade pedonali del parco. Dopo la violenza, lo straniero, che avrebbe avuto con sé anche un coltello, è immediatamente scappato. La donna, invece, è stata trovata all'altezza di via Cimabue all'angolo con via Isernia, accanto al campo di atletica, in condizioni di forte choc da un passante che stava facendo jogging. È stato lui a dare l'allarme. Poco dopo la vittima è stata trasportata, in codice giallo, alla clinica Mangiagalli dell'ospedale Policlinico, dove i medici hanno accertato lo stupro. Come detto, sulla vicenda stanno cercando fare piena luce gli agenti della squadra mobile, coordinati da Marco Calì, che sperano nel contributo di testimoni e filmati delle telecamere della zona che a quell'ora è molto affollata. Inoltre sul luogo dello stupro sono già predisposti i rilievi della Scientifica. Soltanto nei prossimi giorni, invece, un pieno contributo all'attività investigativa potrà essere dato dalla stessa vittima.Quella di 48 ore fa è l'ennesima triste vicenda di una città che è pericolosa tanto di notte quanto di giorno. Eppure dalle parti di Palazzo Marino sembra che non si siano accorti di nulla, dato che il sindaco Beppe Sala - mentre continua a rilasciare dichiarazioni in merito alle sue perplessità sullo smart working - non ha proferito parola su un fatto a dir poco grave. Preoccupato, invece, il leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Solidarietà alla donna aggredita, la Milano del Pd è sempre meno sicura». A seguire sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Carroccio, Silvia Scurati e Max Bastoni, «è inaccettabile che il capoluogo lombardo possa essere teatro di un gravissimo stupro avvenuto in pieno giorno e in una zona molto frequentata da milanesi e sportivi». E ancora «episodi gravissimi come quello avvenuto alla Montagnetta di San Siro devono unire tutti quei milanesi che vogliono reagire». Anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato (FdI) si è espresso sull'episodio che «conferma come ormai la situazione in città, in particolar modo nei parchi, sia fuori controllo: rapine, furti, aggressioni, violenze sono la quotidianità». Altra voce critica quella del commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini: «Più vigili nei parchi e castrazione chimica per i violentatori. Basta con il buonismo a tutti i costi». Non c'è dubbio sul fatto che le aree verdi, come quella di Monte Stella, possano essere pericolose. Però, come ha ricordato lo stesso De Corato, esistono le misure di prevenzione che, per esempio, sono state adottate nel parco delle Cave (il più grande d'Europa) che è stato recintato e munito di telecamere a raggi infrarossi. Il parco Monte Stella o la Montagna di San Siro, come detto, è uno dei luoghi più amati e frequentati dai milanesi. Che giustamente potrebbero adesso farsi più di qualche domanda su quanto sia sicuro allontanarsi da casa. Perché anche un altro luogo molto affollato, come i Navigli, è stato lo scenario di una violenza sessuale. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio una ragazza di 20 anni ha denunciato si essere stata stuprata dal titolare di un locale. Secondo quanto ricostruito, la giovane avrebbe trascorso la serata in compagnia di alcuni amici all'interno di un pub dove, lasciata momentaneamente da sola, la ventenne ha conosciuto l'uomo di 60 anni proprietario del posto. Così, verso l'orario di chiusura, il presunto autore della violenza l'avrebbe attirata in disparte con una scusa, portandola nel bagno, isolato dalle restanti stanze del locale. Ed è qui che avrebbe abusato di lei. Per evitare che la giovane chiedesse aiuto, le avrebbe anche sfilato di mano il cellulare oltre a tapparle la bocca per impedirle di gridare. Sono state 48 ore difficili per la città della moda, dove sono state presentate almeno sei denunce di violenza sessuale. Una circostanza che ha fatto intervenire il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, coordinatrice del pool che si occupa delle fasce deboli. Il magistrato già lo scorso novembre aveva messo in luce l'elevato numero di casi, poi due giorni fa il nuovo monito: «Un fenomeno terribile, in queste ore il record nero, quattro soltanto ieri, di cui due in strada e due casi stamattina che si sono consumati nella notte precedente». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/milano-choc-stupro-in-pieno-giorno-al-parco-2646419930.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-antirazzisti-hanno-trasformato-la-morte-di-floyd-in-un-business" data-post-id="2646419930" data-published-at="1594926597" data-use-pagination="False"> Gli antirazzisti hanno trasformato la morte di Floyd in un business Dopo danni al bene comune per milioni di dollari, devastazioni difficilmente calcolabili di negozi privati e uffici pubblici, e soprattutto dopo tante aggressioni, violenze su passanti che hanno causato molti feriti e alcuni morti, finalmente si inizia a sentire qualche voce critica sul movimento - tutt'altro che innocente - dei Blm (Black lives matter). Tra queste voci spicca quella autorevole del cardinal Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, di evidenti origini africane, che ha conosciuto sulla sua pelle l'apartheid in Sudafrica. Il quale, intervistato dalla Nuova Bussola di Riccardo Cascioli, ha dichiarato che tra gli obiettivi del Blm c'è «la distruzione della famiglia nucleare in quanto imposizione occidentale», «l'ideologia gender», «la cultura dell'aborto». E più in generale il secolarismo e il materialismo. E in effetti il manifesto ufficiale Blm, che nasce dopo l'uccisione di George Floyd per combattere il razzismo, vero o presunto, parla con un vocabolario da centro sociale occupato e autogestito, di «identità di genere», «fratelli e sorelle transgender», «sessismo, misoginia». E tutto ciò che piace ai media del potere. Ma se vogliamo, in questa rivoluzione ben pilotata dall'alto e di cui pochi vogliono vedere le assurdità, c'è di peggio. Sul sito ufficiale dei Blm (blacklivesmatter.com) si vende di tutto e a prezzi non proprio economici o da disoccupato del Bronx. La mascherina anti Covid, rigorosamente nera, con scritto sopra Justice o Freedom costa appena 15 dollari (senza contare le spese di spedizione). La tazza da colazione, utilissima tra un corteo e una rissa con i piedipiatti, si ottiene per la modica cifra di 20 dollari. Il cappellino nero, stile rapper anni Ottanta, con scritto Justice, costa solo 30 dollari. La t-shirt Blm appena 40 dollari. Inoltre, per non mettere limiti ai desideri dei potenziali acquirenti, anzi per stimolare quel consumismo che da sempre è l'anima dell'odiato capitalismo, c'è la felpa, il giubbotto, la bandiera, la borsetta (speriamo almeno unisex o gender free). E anche il braccialetto Blm (4 dollari), gli adesivi (a 2 dollari), le spillette (a 15 dollari), eccetera. Libri sul sito non compaiono. Ma si sa, il mercato del libro rende poco e i giovani Blm debbono scendere in piazza per combattere sbirri e nemici, mica hanno tempo per studiare le ragioni storiche del razzismo e, tanto per dirne una, il suo legame col pensiero di Charles Darwin, come dimostrò tanti anni fa lo studioso americano Richard Weikart (From Darwin to Hitler). Basta gridare uno slogan e tutto è a posto: Black lives matter! Peccato che, come riportato da Fox news, Jessica Doty Whitaker, «una ragazza bianca di 24 anni che stava passeggiando con il suo fidanzato, Jose Ramirez a Indianapolis» sia stata uccisa dagli antirazzisti per aver scandito qualcosa di appena diverso: All lives matter (tutte le vite contano). Dettagli, forse. Quando si vuole il progresso dell'umanità - come insegnano la rivoluzione francese del 1789 e quella sovietica del 1917 - sono cose che possono succedere. In ogni caso il ben strutturato merchandising Blm comporta articoli da daltonici patentati. Tutto o quasi tutto ciò che abbiamo visto è nero corvino. E spazio minimo è dato ai tanti colori della natura e dell'arcobaleno. Il che è tipico di chi ha una visione monocromatica del mondo. Ma quando l'antirazzismo diventa business tutto può andare bene. Specie con i dollari (né razzisti né antirazzisti) della buona borghesia Wasp (bianco anglo-sassone protestante).
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La reazione di tanti è però ambigua, come è nella natura degli italiani, scaltri e navigati, e di chi ha uso di mondo. Bello in via di principio ma in pratica come si fa? Tecnicamente si può davvero lasciare loro lo smartphone ma col «parental control» che inibisce alcuni social, o ci saranno sotterfugi, scappatoie, nasceranno simil-social selvatici e dunque ancora più pericolosi, e saremo punto e daccapo? Giusto il provvedimento, bravi gli australiani ma come li tieni poi i ragazzi e le loro reazioni? E se poi scappa il suicidio, l’atto disperato, o il parricidio, il matricidio, del ragazzo imbestialito e privato del suo super-Io in display; se i ragazzi che sono fragili vengono traumatizzati dal divieto, i governi, le autorità non cominceranno a fare retromarcia, a inventarsi improbabili soluzioni graduali, a cominciare coi primi distinguo che poi vanificano il provvedimento? E poi, botta finale: è facile concepire queste norme restrittive quando non si hanno ragazzini in casa, o pretendere di educare gli educatori quando si è ben lontani da quelle gabbie feroci che sono le aule scolastiche! Provate a mettervi nei nostri panni prima di fare i Catoni da remoto!
Avete ragione su tutto, ma alla fine se volete tentare di guidare un po’ il futuro, se volete aiutare davvero i ragazzi, se volete dare e non solo subire la direzione del mondo, dovete provare a non assecondarli, a non rifugiarvi dietro il comodo fatalismo dei processi irreversibili, e dunque il fatalismo dei sì, perché sono assai più facili dei no. Ma qualcosa bisogna fare per impedire l’istupidimento in tenera età e in via di formazione degli uomini di domani. Abbiamo una responsabilità civile e sociale, morale e culturale, abbiamo dei doveri, non possiamo rassegnarci al feticcio del fatto compiuto. Abbiamo criticato per anni il pigro conformismo delle società arcaiche che ripetevano i luoghi comuni e le pratiche di vita semplicemente perché «si è fatto sempre così». E ora dovremmo adottare il conformismo altrettanto pigro, e spesso nocivo, delle società moderne e postmoderne con la scusa che «lo fanno tutti oggi, e non si può tornare indietro». Di questa decisione australiana io condivido lo spirito e la legge; ho solo un’inevitabile allergia per i divieti, ma in questi casi va superata, e un’altrettanto comprensibile diffidenza sull’efficacia e la durata del provvedimento, perché anche in Australia, perfino in Australia, si troveranno alla fine i modi per aggirare il divieto o per sostituire gli accessi con altri. Figuratevi da noi, a Furbilandia. Ma sono due perplessità ineliminabili che non rendono vano il provvedimento che resta invece necessario; semmai andrebbe solo perfezionato.
Il problema è la dipendenza dai social, e la trasformazione degli accessi in eccessi: troppe ore sui social, e questo vale anche per gli adulti e per i vecchi, un po’ come già succedeva con la televisione sempre accesa ma con un grado virale di attenzione e di interattività che rende lo smartphone più nocivo del già noto istupidimento da overdose televisiva.
Si perde la realtà, la vita vera, le relazioni e le amicizie, le esperienze della vita, l’esercizio dell’intelligenza applicata ai fatti e ai rapporti umani, si sterilizzano i sentimenti, si favorisce l’allergia alle letture e alle altre forme socio-culturali. È un mondo piccolo, assai più piccolo di quello descritto così vivacemente da Giovannino Guareschi, che era però pieno di umanità, di natura, di forti passioni e di un rapporto duro e verace con la vita, senza mediazioni e fughe; ma anche con il Padreterno e con i misteri della fede. Quel mondo iscatolato in una teca di vetro di nove per sedici centimetri è davvero piccolo anche se ha l’apparenza di portarti in giro per il mondo, e in tutti i tempi. Sono ipnotizzati dallo Strumento, che diventa il tabernacolo e la fonte di ogni luce e di ogni sapere, di ogni relazione e di ogni rivelazione; bisogna spezzare l’incantesimo, bisogna riprendere a vivere e bisogna saper farne a meno, per alcune ore del giorno.
La stupida Europa che bandisce culti, culture e coltivazioni per imporre norme, algoritmi ed espianti, dovrebbe per una volta esercitarsi in una direttiva veramente educativa: impegnarsi a far passare la legge australiana anche da noi, magari più circostanziata e contestualizzata. L’Europa può farlo, perché non risponde a nessun demos sovrano, a nessuna elezione; i governi nazionali temono troppo l’impopolarità, le opposizioni e la ritorsione dei ragazzi e dei loro famigliari in loro soccorso o perché li preferiscono ipnotizzati sul video così non richiedono attenzioni e premure e non fanno danni. Invece bisogna pur giocare la partita con la tecnologia, favorendo ciò che giova e scoraggiando ciò che nuoce, con occhio limpido e mente lucida, senza terrore e senza euforia.
Mi auguro anzi che qualcuno in grado di mutare i destini dei popoli, possa concepire una visione strategica complessiva in cui saper dosare in via preliminare libertà e limiti, benefici e sacrifici, piaceri e doveri, che poi ciascuno strada facendo gestirà per conto suo. E se qualcuno dirà che questo è un compito da Stato etico, risponderemo che l’assenza di limiti e di interesse per il bene comune, rende gli Stati inutili o dannosi, perché al servizio dei guastatori e dei peggiori o vigliaccamente neutri rispetto a ciò che fa bene e ciò che fa male. È difficile trovare un punto di equilibrio tra diritti e doveri, tra libertà e responsabilità, ma se gli Stati si arrendono a priori, si rivelano solo inutili e ingombranti carcasse. Per evitare lo Stato etico fondano lo Stato ebete, facile preda dei peggiori.
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Riduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'11 dicembre 2025. Con il nostro Fabio Amendolara commentiamo gli ultimi sviluppi del caso Garlasco.
L'amministratore delegato di SIMEST Regina Corradini D’Arienzo (Imagoeconomica)
SIMEST e la Indian Chamber of Commerce hanno firmato un Memorandum of Understanding per favorire progetti congiunti, scambio di informazioni e nuovi investimenti tra imprese italiane e indiane. L'ad di Simest Regina Corradini D’Arienzo: «Mercato chiave per il Made in Italy, rafforziamo il supporto alle aziende».
Nel quadro del Business Forum Italia-India, in corso a Mumbai, SIMEST e Indian Chamber of Commerce (ICC) hanno firmato un Memorandum of Understanding per consolidare la cooperazione economica tra i due Paesi e facilitare nuove opportunità di investimento bilaterale. La firma è avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro indiano del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal.
A sottoscrivere l’accordo sono stati l’amministratore delegato di SIMEST, Regina Corradini D’Arienzo, e il direttore generale della ICC, Rajeev Singh. L’intesa punta a mettere in rete le imprese italiane e indiane, sviluppare iniziative comuni e favorire l’accesso ai rispettivi mercati. Tra gli obiettivi: promuovere progetti congiunti, sostenere gli investimenti delle aziende di entrambi i Paesi anche grazie agli strumenti finanziari messi a disposizione da SIMEST, facilitare lo scambio di informazioni e creare un network stabile tra le comunità imprenditoriali.
«L’accordo conferma la volontà di SIMEST di supportare gli investimenti delle imprese italiane in un mercato chiave come quello indiano, sostenendole con strumenti finanziari e know-how dedicato», ha dichiarato Corradini D’Arienzo. L’ad ha ricordato che l’India è tra i Paesi prioritari del Piano d’Azione per l’export della Farnesina e che nel 2025 SIMEST ha aperto un ufficio a Delhi e attivato una misura dedicata per favorire gli investimenti italiani nel Paese. Un tassello, ha aggiunto, che rientra nell’azione coordinata del «Sistema Italia» guidato dalla Farnesina insieme a CDP, ICE e SACE.
SIMEST, società del Gruppo CDP, sostiene la crescita internazionale delle imprese italiane – in particolare le PMI – lungo tutto il ciclo di espansione all’estero, attraverso export credit, finanziamenti agevolati, partecipazioni al capitale e investimenti in equity.
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