True
2021-11-24
Nel caos green pass restano i mercatini di Natale
True
iStock
Difficile non amare i mercatini di Natale. Sarà che, insieme alle luminarie, hanno la capacità di vestire a festa sia i luoghi che i cuori, anche di coloro che stentano ad ammettere la bellezza di questa festività.
Fino a qualche anno fa, i mercatini italiani erano concentrati nell'estremo Nord Italia, soprattutto in Trentino Alto Adige. Da qualche tempo, però, si sono diffusi un po' ovunque e a far loro da cornice sono, oggi, anche borghi medievali arroccati tra le colline del centro, grandi città e persino paesi sul mare.
Luci, profumi e atmosfere da paese dei balocchi - che l'immaginario comune ha associato per lungo tempo alla neve e alle altitudini montane – si trovano un po' ovunque, contenuti all'interno di casupole in legno a cui avvicinarsi con occhi e cuori avidi.
I mercatini, però, sono un'aggiunta all'infinità di tradizioni natalizie che il nostro Paese può vantare. Sarebbe bello andare al di là delle mode del momento, ricordando come i nonni – ma anche i genitori – festeggiavano il Natale. Perché il rischio è che i mercatini soppiantino del tutto queste memorie, spingendo sempre più all'acquisto piuttosto che a uno spirito comunitario.
La Puglia, per esempio, è famosa per i suoi presepi di cartapesta. La provincia di Lecce, in particolar modo, spicca in quest'arte sin dal XVII secolo. Da allora sono tante le famiglie che si mettono ogni anno all'opera, creando spesso dei veri e propri capolavori. Un modo per stare in famiglia, dando sfogo a una creatività tramandata per generazioni ed esaltando l'aspetto religioso del Natale.
Un'altra tradizione che rischia di perdersi è quella delle arance: in Sicilia era così che si adornavano i presepi, ma anche il resto della casa. A dicembre, infatti, questi agrumi abbondano e, in passato, rappresentavano un modo economico per decorare la casa. Ma arance, mandarini e limoni sono utilizzati tuttora per addobbare gli altarini in cui sono presenti immagini dei santi.
In Lombardia, invece, è molto sentita la tradizione legata a Santa Lucia: la notte tra il 12 e il 13 dicembre i bambini "buoni" ricevono dei regali. L'importante è che le scrivano prima una lettera, possibilmente lasciandole del cibo (soprattutto latte e biscotti) sulla tavola.
L'Abruzzo è famoso per la tradizione del ceppo: basta incamminarsi in uno dei suoi tanti paesini tra la Vigilia di Natale e l'Ultimo dell'Anno per capire di cosa si tratta: un grosso pezzo di legno viene lasciato ardere, mantenuto in vita dall'attenzione degli abitanti per tutto il periodo. Un rito che ha a che fare con l'idea di bruciare gli eventi negativi dell'anno passato, utilizzandone le ceneri per rendere fertile il terreno, sia praticamente che a livello simbolico.
Una tradizione che un tempo riguardava anche la Calabria, in cui – in alcune realtà – resiste anche quella della banda pilusa, un gruppetto musicale itinerante che suona diversi strumenti – tra cui le zampogne – per spargere la vera atmosfera natalizia.
I toscani amano la tradizione delle fiaccole di Abbadia San Salvatore, sull'Amiata: al centro della piazza di questo borgo vengono accatastati mucchi di legna cui viene dato fuoco. Un modo per stare tutti insieme avvolti da un'atmosfera magica. Usanza simile caratterizza anche l'Umbria: grandi fuochi (i "focaracci") vengono accesi il 9 novembre in vari paesi e, intorno a essi, si intonano dei canti, ricordo di antiche tradizioni pagane, che si sono poi mescolate alla ritualità cristiana.
Questo solo per nominare alcune regioni d'Italia. Occorrerebbe un intero volume per poter descrivere i modi in cui il Natale veniva festeggiato in tutta la nazione.
Quanto ai mercatini: nati durante il Medioevo tra Austria e Germania, inizialmente erano semplici bancarelle in cui si vendevano prodotti alimentari. In Italia sono arrivati solo all'inizio degli anni Novanta, per cui tutti i mercatini successivi a quelli del Trentino Alto Adige sono da ritenersi recentissimi.
Sempre più ricercati dagli italiani di ogni dove, hanno conosciuto una sola pausa nel 2020 per i motivi che tutti conosciamo. I mercatini di Natale sono un'ottima occasione per pregustare l'atmosfera delle feste, comprare regali originali o, semplicemente, farsi ispirare.
La lista che segue vuole essere, come sempre, un viaggio da Nord a Sud, alla ricerca dei mercatini meno commerciali o comunque inseriti in cornici storiche che hanno il potere di antichizzarli.
Bolzano

Bolzano (iStock)
Non è possibile andare per mercatini, in Italia, se prima non si è visitato quello di Bolzano, uno dei più belli e tradizionali.
Si tratta, peraltro, anche di quello più grande, allestito nella centrale e spaziosa Piazza Walther, resa ancora più affascinante dal profumo di vin brulè e prelibatezze locali.
Tra i possibili acquisti non possono mancare formaggi, speck e strudel, ma anche i fiabeschi oggetti natalizi di questa magica regione, soprattutto quelli in legno: i giocattoli, per esempio, sono insuperabili.
Tra le esperienze natalizie da fare a Bolzano, a prescindere dal proprio credo, c'è sicuramente la messa di mezzanotte: celebrata in tedesco all'interno dell'austera architettura gotica del Duomo, è un toccasana per chi è in cerca di spiritualità e atmosfera.
Tra le usanze di Natale da tenere d'occhio, segnaliamo le sfilate di San Nicolò e dei Krampus (5 e 6 dicembre), maschere spaventose create in epoca precristiana e oggi utilizzate per ammonire i bambini che non hanno fatto i bravi.
Bolzano val bene una visita anche solo per il mercato di frutta e verdura di Piazza delle Erbe, per gli eleganti portici, per la località di Colle (raggiungibile in funivia); ma anche per la sua enogastronomia, per l'incontaminata natura circostante e per l'aspetto da fiaba montana delle case del circondario.
Il mercatino di Natale verrà inaugurato alle 17.00 del 26 novembre e, fino al 6 gennaio incluso, osserverà i seguenti orari: 10:00-19:00, salvo i giorni della Viglia (10:00-14:00) e di Capodanno (12:00-19:00). A Natale, invece, sarà chiuso. Per accedere occorre il green pass.
Mangiare a Bolzano:
Prodotti di punta sono i canederli, gli spätzle (gnocchetti) e lo stinco affumicato con crauti e patate.
Ecco dove provarli:
- Ristorante Nadamas, Piazza delle Erbe, 43/44;
- Osteria Dai Carrettai di Sartori Stefano e C. SAS, Via Dr. Josef Streiter, 20/B;
- Batzen Häusl, Via Andreas Hofer, 30.
Dormire:
- Eggentaler, Eggentalerstrasse 47 (a circa 3 km da Bolzano);
- Art & Design Hotel Napura, Steurer Straße 7 - Fraz. Settequerce (Siebeneich).
Montepulciano

Montepulciano (iStock)
Guai a chiamarlo paese: Montepulciano è una vera e propria città medievale. Il perché è presto detto: si tratta di un luogo con una delle maggiori concentrazioni di opere d'arte al mondo. Incamminarsi tra i suoi vicoli significa, infatti, conoscere la storia attraverso l'architettura dei secoli passati.
Non solo: Montepulciano ha dato i natali ad Agnolo Ambrogini, conosciuto come "il Poliziano", celebre poeta e filologo del XVI secolo, ma qui trovò anche rifugio, fino alla sua morte, il celebre fumettista Andrea Pazienza. A Montepulciano – uno degli aspetti che la rendono una meta più che appetibile – vengono poi girati ogni anno film e serie tv, nazionali e internazionali.
Tocco finale: i mercatini, che ogni anno vengono allestiti tra Piazza Grande e la vicina fortezza medicea, un tempo liceo classico e oggi spazio museale, nonché – tra novembre e gennaio – castello di Babbo Natale.
Del resto, Montepulciano è natalizia già di suo: al mattino è avvolta dalla nebbia e non è raro che in inverno nevichi. Pur trattandosi di un centro nevralgico in Toscana, mantiene l'aspetto del borgo raccolto e sembra un presepe tutto l'anno.
Per godersi lo spettacolo di Montepulciano (mercatini inclusi) e della Val di Chiana dall'alto, basta salire sulla torre comunale, in Piazza Grande.
I mercatini sono aperti, dalle 10:30 alle 19:30:
- il 20, 21, 27 e 28 novembre;
- dal 4 al 12 dicembre;
- dal 18 dicembre al 6 gennaio.
Medesime date per il castello di Babbo Natale, i cui orari variano in base ai giorni:
- Fino al 24 dicembre e nelle date del 26 dicembre e del 6 gennaio: 10:30-19:00;
- Dal 27 dicembre al 5 gennaio: 14:30-19:00.
Mangiare a Montepulciano e dintorni:
Tassativi, a Montepulciano, sono il suo vino Nobile, i pici (pasta lunga fatta in casa) e i crostini con i fegatini.
Dove assaggiare tutto ciò?
- Ristorante degli Archi, Piazzetta di San Cristofano, 2 (Montepulciano);
- La Chiusa Hotel & Restaurant, Via della Madonnina, 88 (Montefollonico);
- Sette di Vino, Piazza di Spagna, 1 (Pienza).
Per dormire:
- Osteria Del Borgo B&B, via Ricci, 7 (Montepulciano);
- Residenza Fabroni, Via di Gracciano nel Corso, 12 (Montepulciano).
Roma

Piazza Navona a Roma durante il periodo natalizio (iStock)
Anche Roma merita una citazione come luogo da mercatini di Natale. Certo, è difficile che si venga nella capitale appositamente per i suoi balocchi natalizi: Roma va visitata più e più volte e i mercatini rappresentano solo una delle infinite sollecitazioni non tanto a venire, quanto a tornare.
La Città Eterna è da sempre famosa per la giostra di Piazza Navona, che insieme alle coloratissime bancarelle natalizie allieta ulteriormente quella che è una delle più belle piazze della capitale. Ma Roma ha comunque voluto fare di più ed è ormai sua consuetudine l'allestimento di diversi mercatini, visto che ogni quartiere è quasi una città a se stante.
Durante i primi tre fine settimana di dicembre si terrà, come ogni anno, ChristmasLand, la più grande fiera di Natale della città. Il luogo è assai particolare: trattasi infatti dell'ex deposito Atac di Piazza Ragusa (si entra da Via Tuscolana, 179). Artigianato locale, oggetti vintage, ma anche abbigliamento, design ed eventi: ecco cosa si può trovare una volta varcata la soglia di questi 6000 mq interamente dedicati al Natale. Sul sito, è possibile trovare tutte le informazioni.
Anche l'Auditorium Parco della Musica si veste a festa: si possono fare acquisti in tema al mercato equo-solidale, pattinare sul ghiaccio o spedire lettere a Babbo Natale.
Ultimo, ma di certo non meno importante, il Vaticano: niente mercatini, ovviamente, ma una mostra di tutto rispetto: "100 Presepi in Vaticano" è visitabile dal 5 dicembre al 9 gennaio sotto il colonnato di Piazza San Pietro. Per tornare alle antiche tradizioni italiane.
Dove mangiare a Roma
Cosa mangiare a Roma, ormai, si sa: dai carciofi alla Giudia ai tonnarelli cacio e pepe, dagli spaghetti alla carbonara all'abbacchio allo scottadito. La cucina romana è per palati che accolgono i sapori forti.
- Ponte e Parione, Via di Santa Maria dell'Anima, 62. Da provare: pasta cacio, pepe e fichi. A due passi da Piazza Navona.
- Spaghetti, Via Leone IV, 29. Ottima la carbonara. In Vaticano.
- Pinseria Il Pomodoro Roma, Piazza Ragusa, 25/26/27: prelibata occasione per assaggiare la pinsa, cugina della pizza.
Dormire a Roma
- BQ House Milizie Luxury Rooms, Viale delle Milizie 76, Vaticano Prati;
- Hotel American Palace Eur, Via Laurentina 554, Eur.
Puglia

Piazza Sant'Oronzo a Lecce (iStock)
Anche la Puglia, da qualche anno, è diventata sede di numerosi mercatini di Natale. Complici i borghi – bianchi come la neve – e una tradizione che non disdegna le novità, questa regione è la meta ideale per chi è in cerca di atmosfere natalizie un po' fuori dalle solite immagini.
Bari, Alberobello, Monopoli, Brindisi, Ostuni e Taranto sono solo alcuni dei luoghi che si vestiranno a festa.
A Lecce, per esempio, si potrà camminare tra i mercatini di Piazza Mazzini, Piazza Sant'Oronzo e il Monastero dei Teatini. Il monastero, in particolare, ospiterà la fiera dei pupi - ossia l'esposizione dei presepi in cartapesta – dall'8 al 22 dicembre.
Se si preferiscono i borghi alle città, Alberobello è il posto giusto: già sorta di presepe vivente, sotto Natale diventa ancora più magico. Dal 28 novembre al 9 gennaio camminare tra i trulli sarà un'esperienza fuori dal comune: proprio sulle loro candide pareti vengono proiettate immagini colorate che catapultano i visitatori in un sogno a occhi aperti.
A Fasanolandia (parco giochi di Fasano), torna Natale tra le Giostre, che si terrà tra il 4 e il 12 dicembre prossimi. Un luogo adatto ai bambini per la presenza delle giostre, ma anche delle animazioni pensate proprio per loro, che hanno la possibilità di entrare gratis. Per gli altri il biglietto costa 15 €.
Altra splendida cornice è quella di Gravina di Puglia, cittadina che deve il suo nome proprio alla gravina che la circonda: un immenso "burrone" che ricorda la conformazione di Matera, che del resto si trova a pochi chilometri. A Gravina il mercatino sarà presente dal 7 dicembre al 6 gennaio. Un'occasione perfetta non solo per testare l'enogastronomia e l'artigianato locali, ma anche per scoprire un centro storico di intatta bellezza.
Mangiare in Puglia
Piatti da non perdere: fave e cicoria, pasta fatta in casa con pomodoro e cacio-ricotta e pasticciotti crema e amarena.
Dove:
- Osteria da Angiulino, Via Principi di Savoia, 24, Lecce;
- Trattoria Terra Madre, Piazza Sacramento, 17, Alberobello (BA);
- Labò, Piazza della Repubblica, 31, Gravina in Puglia (BA).
Dormire
- Bed & Breakfast Idomeneo 63, Via Idomeneo, 63, Lecce;
- Masseria Paretano, SP1, 284 - C.da Paretano, Alberobello (BA).
Sicilia

Catania (iStock)
Infine la Sicilia: regione splendida, isola felice, che concede al Natale il giusto spazio in qualunque angolo si decida di andare. A partire da Ragusa, città barocca per eccellenza.
A Giarratana, per esempio, si può assistere all'unico presepe italiano riconosciuto di "interesse internazionale", in quanto in grado di rappresentare perfettamente la vita quotidiana tra fine '800 e inizio '900. Case, vie e negozi tornano così indietro nel tempo, calando le persone nell'atmosfera di un passato non troppo lontano. Dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022.
Uno dei borghi più belli di tutta la Sicilia (se non di tutta Italia) sarà un altro teatro di grande atmosfera: Erice (TP) non si risparmierà quanto a presepi, eventi e mercatini di Natale. Questi ultimi, in particolare, si snoderanno nel centro storico da dicembre al 6 gennaio. Nel frattempo, si potranno assaporare delizie locali come il passito e il cannolo della pasticceria Germanico.
Altri mercatini di Natale estremamente suggestivi si terranno a Palermo. In particolare, dal 27 novembre al 27 dicembre, in Piazzale Giotto avrà luogo la Fiera di Natale, dove si potrà passeggiare tra stand ed espositori di prodotti locali e fare un giro nel lunapark più grande della Sicilia.
Ma ci sono anche gli apprezzatissimi mercatini di Caltagirone, Enna, Agrigento e Catania. E proprio a Catania, dal 17 al 24 dicembre, si potrà assistere ad Artieri, Festival itinerante che porterà in Sicilia artigiani provenienti da tutta Italia: a Villa del Grado (corso Italia, 209), si potrà anche partecipare a workshop e laboratori per creare prodotti artigianali tipici delle zone d'Italia che saranno presenti. Il programma è in via di definizione.
Mangiare
Mangiare in Sicilia è uno dei sine qua non di una vita degna di questo nome: scaccioni, busiate, pane e panelle… Ovunque ci si giri, le possibilità di trovare soddisfazione per il palato sono infinite.
- Locanda Angelica Le Due Palme, Contrada Calaforno, Giarratana (RG);
- Gli Archi di San Carlo, Via San Carlo, 10, Erice (TP);
- Trattoria Trapani, P.za Giulio Cesare, 16, Palermo.
Dormire
- Le Scale sul Barocco, Corso Mazzini, 6, Ragusa (affittacamere);
- Artemisa Palace Hotel, Via Roma 499, Palermo.
Continua a leggereRiduci
Nel 2020 non furono allestiti per l'emergenza sanitaria. Quest'anno tornano nonostante i dubbi e le restrizioni causate dalla carta verde. Nati durante il Medioevo tra Austria e Germania, inizialmente erano semplici bancarelle in cui si vendevano prodotti alimentari. In Italia sono arrivati solo all'inizio degli anni Novanta, per cui tutti i mercatini successivi a quelli del Trentino Alto Adige sono da ritenersi recentissimi. Da Bolzano a Palermo ecco un viaggio da Nord a Sud, alla ricerca di quelli meno commerciali.Lo speciale contiene un articolo e un itinerario di cinque tappe.Difficile non amare i mercatini di Natale. Sarà che, insieme alle luminarie, hanno la capacità di vestire a festa sia i luoghi che i cuori, anche di coloro che stentano ad ammettere la bellezza di questa festività.Fino a qualche anno fa, i mercatini italiani erano concentrati nell'estremo Nord Italia, soprattutto in Trentino Alto Adige. Da qualche tempo, però, si sono diffusi un po' ovunque e a far loro da cornice sono, oggi, anche borghi medievali arroccati tra le colline del centro, grandi città e persino paesi sul mare.Luci, profumi e atmosfere da paese dei balocchi - che l'immaginario comune ha associato per lungo tempo alla neve e alle altitudini montane – si trovano un po' ovunque, contenuti all'interno di casupole in legno a cui avvicinarsi con occhi e cuori avidi. I mercatini, però, sono un'aggiunta all'infinità di tradizioni natalizie che il nostro Paese può vantare. Sarebbe bello andare al di là delle mode del momento, ricordando come i nonni – ma anche i genitori – festeggiavano il Natale. Perché il rischio è che i mercatini soppiantino del tutto queste memorie, spingendo sempre più all'acquisto piuttosto che a uno spirito comunitario.La Puglia, per esempio, è famosa per i suoi presepi di cartapesta. La provincia di Lecce, in particolar modo, spicca in quest'arte sin dal XVII secolo. Da allora sono tante le famiglie che si mettono ogni anno all'opera, creando spesso dei veri e propri capolavori. Un modo per stare in famiglia, dando sfogo a una creatività tramandata per generazioni ed esaltando l'aspetto religioso del Natale.Un'altra tradizione che rischia di perdersi è quella delle arance: in Sicilia era così che si adornavano i presepi, ma anche il resto della casa. A dicembre, infatti, questi agrumi abbondano e, in passato, rappresentavano un modo economico per decorare la casa. Ma arance, mandarini e limoni sono utilizzati tuttora per addobbare gli altarini in cui sono presenti immagini dei santi.In Lombardia, invece, è molto sentita la tradizione legata a Santa Lucia: la notte tra il 12 e il 13 dicembre i bambini "buoni" ricevono dei regali. L'importante è che le scrivano prima una lettera, possibilmente lasciandole del cibo (soprattutto latte e biscotti) sulla tavola.L'Abruzzo è famoso per la tradizione del ceppo: basta incamminarsi in uno dei suoi tanti paesini tra la Vigilia di Natale e l'Ultimo dell'Anno per capire di cosa si tratta: un grosso pezzo di legno viene lasciato ardere, mantenuto in vita dall'attenzione degli abitanti per tutto il periodo. Un rito che ha a che fare con l'idea di bruciare gli eventi negativi dell'anno passato, utilizzandone le ceneri per rendere fertile il terreno, sia praticamente che a livello simbolico.Una tradizione che un tempo riguardava anche la Calabria, in cui – in alcune realtà – resiste anche quella della banda pilusa, un gruppetto musicale itinerante che suona diversi strumenti – tra cui le zampogne – per spargere la vera atmosfera natalizia.I toscani amano la tradizione delle fiaccole di Abbadia San Salvatore, sull'Amiata: al centro della piazza di questo borgo vengono accatastati mucchi di legna cui viene dato fuoco. Un modo per stare tutti insieme avvolti da un'atmosfera magica. Usanza simile caratterizza anche l'Umbria: grandi fuochi (i "focaracci") vengono accesi il 9 novembre in vari paesi e, intorno a essi, si intonano dei canti, ricordo di antiche tradizioni pagane, che si sono poi mescolate alla ritualità cristiana.Questo solo per nominare alcune regioni d'Italia. Occorrerebbe un intero volume per poter descrivere i modi in cui il Natale veniva festeggiato in tutta la nazione.Quanto ai mercatini: nati durante il Medioevo tra Austria e Germania, inizialmente erano semplici bancarelle in cui si vendevano prodotti alimentari. In Italia sono arrivati solo all'inizio degli anni Novanta, per cui tutti i mercatini successivi a quelli del Trentino Alto Adige sono da ritenersi recentissimi.Sempre più ricercati dagli italiani di ogni dove, hanno conosciuto una sola pausa nel 2020 per i motivi che tutti conosciamo. I mercatini di Natale sono un'ottima occasione per pregustare l'atmosfera delle feste, comprare regali originali o, semplicemente, farsi ispirare.La lista che segue vuole essere, come sempre, un viaggio da Nord a Sud, alla ricerca dei mercatini meno commerciali o comunque inseriti in cornici storiche che hanno il potere di antichizzarli.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bolzano" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Bolzano Bolzano (iStock) Non è possibile andare per mercatini, in Italia, se prima non si è visitato quello di Bolzano, uno dei più belli e tradizionali.Si tratta, peraltro, anche di quello più grande, allestito nella centrale e spaziosa Piazza Walther, resa ancora più affascinante dal profumo di vin brulè e prelibatezze locali.Tra i possibili acquisti non possono mancare formaggi, speck e strudel, ma anche i fiabeschi oggetti natalizi di questa magica regione, soprattutto quelli in legno: i giocattoli, per esempio, sono insuperabili.Tra le esperienze natalizie da fare a Bolzano, a prescindere dal proprio credo, c'è sicuramente la messa di mezzanotte: celebrata in tedesco all'interno dell'austera architettura gotica del Duomo, è un toccasana per chi è in cerca di spiritualità e atmosfera.Tra le usanze di Natale da tenere d'occhio, segnaliamo le sfilate di San Nicolò e dei Krampus (5 e 6 dicembre), maschere spaventose create in epoca precristiana e oggi utilizzate per ammonire i bambini che non hanno fatto i bravi. Bolzano val bene una visita anche solo per il mercato di frutta e verdura di Piazza delle Erbe, per gli eleganti portici, per la località di Colle (raggiungibile in funivia); ma anche per la sua enogastronomia, per l'incontaminata natura circostante e per l'aspetto da fiaba montana delle case del circondario. Il mercatino di Natale verrà inaugurato alle 17.00 del 26 novembre e, fino al 6 gennaio incluso, osserverà i seguenti orari: 10:00-19:00, salvo i giorni della Viglia (10:00-14:00) e di Capodanno (12:00-19:00). A Natale, invece, sarà chiuso. Per accedere occorre il green pass.Mangiare a Bolzano:Prodotti di punta sono i canederli, gli spätzle (gnocchetti) e lo stinco affumicato con crauti e patate. Ecco dove provarli:Ristorante Nadamas, Piazza delle Erbe, 43/44;Osteria Dai Carrettai di Sartori Stefano e C. SAS, Via Dr. Josef Streiter, 20/B;Batzen Häusl, Via Andreas Hofer, 30.Dormire:Eggentaler, Eggentalerstrasse 47 (a circa 3 km da Bolzano);Art & Design Hotel Napura, Steurer Straße 7 - Fraz. Settequerce (Siebeneich). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="montepulciano" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Montepulciano Montepulciano (iStock) Guai a chiamarlo paese: Montepulciano è una vera e propria città medievale. Il perché è presto detto: si tratta di un luogo con una delle maggiori concentrazioni di opere d'arte al mondo. Incamminarsi tra i suoi vicoli significa, infatti, conoscere la storia attraverso l'architettura dei secoli passati.Non solo: Montepulciano ha dato i natali ad Agnolo Ambrogini, conosciuto come "il Poliziano", celebre poeta e filologo del XVI secolo, ma qui trovò anche rifugio, fino alla sua morte, il celebre fumettista Andrea Pazienza. A Montepulciano – uno degli aspetti che la rendono una meta più che appetibile – vengono poi girati ogni anno film e serie tv, nazionali e internazionali. Tocco finale: i mercatini, che ogni anno vengono allestiti tra Piazza Grande e la vicina fortezza medicea, un tempo liceo classico e oggi spazio museale, nonché – tra novembre e gennaio – castello di Babbo Natale.Del resto, Montepulciano è natalizia già di suo: al mattino è avvolta dalla nebbia e non è raro che in inverno nevichi. Pur trattandosi di un centro nevralgico in Toscana, mantiene l'aspetto del borgo raccolto e sembra un presepe tutto l'anno.Per godersi lo spettacolo di Montepulciano (mercatini inclusi) e della Val di Chiana dall'alto, basta salire sulla torre comunale, in Piazza Grande.I mercatini sono aperti, dalle 10:30 alle 19:30:il 20, 21, 27 e 28 novembre;dal 4 al 12 dicembre;dal 18 dicembre al 6 gennaio.Medesime date per il castello di Babbo Natale, i cui orari variano in base ai giorni:Fino al 24 dicembre e nelle date del 26 dicembre e del 6 gennaio: 10:30-19:00;Dal 27 dicembre al 5 gennaio: 14:30-19:00.Mangiare a Montepulciano e dintorni:Tassativi, a Montepulciano, sono il suo vino Nobile, i pici (pasta lunga fatta in casa) e i crostini con i fegatini.Dove assaggiare tutto ciò?Ristorante degli Archi, Piazzetta di San Cristofano, 2 (Montepulciano);La Chiusa Hotel & Restaurant, Via della Madonnina, 88 (Montefollonico);Sette di Vino, Piazza di Spagna, 1 (Pienza).Per dormire:Osteria Del Borgo B&B, via Ricci, 7 (Montepulciano);Residenza Fabroni, Via di Gracciano nel Corso, 12 (Montepulciano). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="roma" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Roma Piazza Navona a Roma durante il periodo natalizio (iStock) Anche Roma merita una citazione come luogo da mercatini di Natale. Certo, è difficile che si venga nella capitale appositamente per i suoi balocchi natalizi: Roma va visitata più e più volte e i mercatini rappresentano solo una delle infinite sollecitazioni non tanto a venire, quanto a tornare.La Città Eterna è da sempre famosa per la giostra di Piazza Navona, che insieme alle coloratissime bancarelle natalizie allieta ulteriormente quella che è una delle più belle piazze della capitale. Ma Roma ha comunque voluto fare di più ed è ormai sua consuetudine l'allestimento di diversi mercatini, visto che ogni quartiere è quasi una città a se stante.Durante i primi tre fine settimana di dicembre si terrà, come ogni anno, ChristmasLand, la più grande fiera di Natale della città. Il luogo è assai particolare: trattasi infatti dell'ex deposito Atac di Piazza Ragusa (si entra da Via Tuscolana, 179). Artigianato locale, oggetti vintage, ma anche abbigliamento, design ed eventi: ecco cosa si può trovare una volta varcata la soglia di questi 6000 mq interamente dedicati al Natale. Sul sito, è possibile trovare tutte le informazioni.Anche l'Auditorium Parco della Musica si veste a festa: si possono fare acquisti in tema al mercato equo-solidale, pattinare sul ghiaccio o spedire lettere a Babbo Natale.Ultimo, ma di certo non meno importante, il Vaticano: niente mercatini, ovviamente, ma una mostra di tutto rispetto: "100 Presepi in Vaticano" è visitabile dal 5 dicembre al 9 gennaio sotto il colonnato di Piazza San Pietro. Per tornare alle antiche tradizioni italiane.Dove mangiare a RomaCosa mangiare a Roma, ormai, si sa: dai carciofi alla Giudia ai tonnarelli cacio e pepe, dagli spaghetti alla carbonara all'abbacchio allo scottadito. La cucina romana è per palati che accolgono i sapori forti.Ponte e Parione, Via di Santa Maria dell'Anima, 62. Da provare: pasta cacio, pepe e fichi. A due passi da Piazza Navona. Spaghetti, Via Leone IV, 29. Ottima la carbonara. In Vaticano. Pinseria Il Pomodoro Roma, Piazza Ragusa, 25/26/27: prelibata occasione per assaggiare la pinsa, cugina della pizza.Dormire a RomaBQ House Milizie Luxury Rooms, Viale delle Milizie 76, Vaticano Prati;Hotel American Palace Eur, Via Laurentina 554, Eur. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="puglia" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Puglia Piazza Sant'Oronzo a Lecce (iStock) Anche la Puglia, da qualche anno, è diventata sede di numerosi mercatini di Natale. Complici i borghi – bianchi come la neve – e una tradizione che non disdegna le novità, questa regione è la meta ideale per chi è in cerca di atmosfere natalizie un po' fuori dalle solite immagini.Bari, Alberobello, Monopoli, Brindisi, Ostuni e Taranto sono solo alcuni dei luoghi che si vestiranno a festa.A Lecce, per esempio, si potrà camminare tra i mercatini di Piazza Mazzini, Piazza Sant'Oronzo e il Monastero dei Teatini. Il monastero, in particolare, ospiterà la fiera dei pupi - ossia l'esposizione dei presepi in cartapesta – dall'8 al 22 dicembre.Se si preferiscono i borghi alle città, Alberobello è il posto giusto: già sorta di presepe vivente, sotto Natale diventa ancora più magico. Dal 28 novembre al 9 gennaio camminare tra i trulli sarà un'esperienza fuori dal comune: proprio sulle loro candide pareti vengono proiettate immagini colorate che catapultano i visitatori in un sogno a occhi aperti.A Fasanolandia (parco giochi di Fasano), torna Natale tra le Giostre, che si terrà tra il 4 e il 12 dicembre prossimi. Un luogo adatto ai bambini per la presenza delle giostre, ma anche delle animazioni pensate proprio per loro, che hanno la possibilità di entrare gratis. Per gli altri il biglietto costa 15 €.Altra splendida cornice è quella di Gravina di Puglia, cittadina che deve il suo nome proprio alla gravina che la circonda: un immenso "burrone" che ricorda la conformazione di Matera, che del resto si trova a pochi chilometri. A Gravina il mercatino sarà presente dal 7 dicembre al 6 gennaio. Un'occasione perfetta non solo per testare l'enogastronomia e l'artigianato locali, ma anche per scoprire un centro storico di intatta bellezza.Mangiare in PugliaPiatti da non perdere: fave e cicoria, pasta fatta in casa con pomodoro e cacio-ricotta e pasticciotti crema e amarena.Dove:Osteria da Angiulino, Via Principi di Savoia, 24, Lecce;Trattoria Terra Madre, Piazza Sacramento, 17, Alberobello (BA);Labò, Piazza della Repubblica, 31, Gravina in Puglia (BA).DormireBed & Breakfast Idomeneo 63, Via Idomeneo, 63, Lecce;Masseria Paretano, SP1, 284 - C.da Paretano, Alberobello (BA). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="sicilia" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Sicilia Catania (iStock) Infine la Sicilia: regione splendida, isola felice, che concede al Natale il giusto spazio in qualunque angolo si decida di andare. A partire da Ragusa, città barocca per eccellenza.A Giarratana, per esempio, si può assistere all'unico presepe italiano riconosciuto di "interesse internazionale", in quanto in grado di rappresentare perfettamente la vita quotidiana tra fine '800 e inizio '900. Case, vie e negozi tornano così indietro nel tempo, calando le persone nell'atmosfera di un passato non troppo lontano. Dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022.Uno dei borghi più belli di tutta la Sicilia (se non di tutta Italia) sarà un altro teatro di grande atmosfera: Erice (TP) non si risparmierà quanto a presepi, eventi e mercatini di Natale. Questi ultimi, in particolare, si snoderanno nel centro storico da dicembre al 6 gennaio. Nel frattempo, si potranno assaporare delizie locali come il passito e il cannolo della pasticceria Germanico.Altri mercatini di Natale estremamente suggestivi si terranno a Palermo. In particolare, dal 27 novembre al 27 dicembre, in Piazzale Giotto avrà luogo la Fiera di Natale, dove si potrà passeggiare tra stand ed espositori di prodotti locali e fare un giro nel lunapark più grande della Sicilia.Ma ci sono anche gli apprezzatissimi mercatini di Caltagirone, Enna, Agrigento e Catania. E proprio a Catania, dal 17 al 24 dicembre, si potrà assistere ad Artieri, Festival itinerante che porterà in Sicilia artigiani provenienti da tutta Italia: a Villa del Grado (corso Italia, 209), si potrà anche partecipare a workshop e laboratori per creare prodotti artigianali tipici delle zone d'Italia che saranno presenti. Il programma è in via di definizione.MangiareMangiare in Sicilia è uno dei sine qua non di una vita degna di questo nome: scaccioni, busiate, pane e panelle… Ovunque ci si giri, le possibilità di trovare soddisfazione per il palato sono infinite.Locanda Angelica Le Due Palme, Contrada Calaforno, Giarratana (RG);Gli Archi di San Carlo, Via San Carlo, 10, Erice (TP);Trattoria Trapani, P.za Giulio Cesare, 16, Palermo.DormireLe Scale sul Barocco, Corso Mazzini, 6, Ragusa (affittacamere);Artemisa Palace Hotel, Via Roma 499, Palermo.
La Guardia costiera Usa durante l'avvicinamento alla petroliera russa Bella 1 (Ansa)
L’operazione condotta dagli Stati Uniti nelle ultime ore al largo del Venezuela segna un cambio di passo nella strategia dell’amministrazione Trump e assume una portata che va oltre il quadro regionale. Il sequestro quasi simultaneo di due grandi petroliere in acque internazionali rappresenta un segnale diretto non solo a Caracas, ma anche a Mosca e Pechino, confermando la volontà di Washington di far rispettare il regime sanzionatorio anche fuori dalle acque territoriali e di trasformare il dossier energetico in un terreno di confronto geopolitico.
Il primo intervento è avvenuto nell’Atlantico settentrionale, a Sud dell’Islanda, dove le forze statunitensi hanno abbordato una petroliera precedentemente nota come Bella 1, sanzionata nel 2024 per il presunto trasporto di petrolio iraniano destinato a circuiti riconducibili a Teheran. Secondo funzionari americani, l’imbarcazione era riuscita per settimane a eludere i controlli cambiando più volte nome, bandiera e identità operativa. Negli ultimi giorni, tuttavia, la nave si sarebbe mossa sotto una copertura sempre più esplicita, con la presenza di una nave militare russa e il supporto di un sottomarino di Mosca che avrebbe mantenuto contatti radio con la petroliera. L’abbordaggio è stato eseguito con il supporto di elicotteri e di una nave della Guardia Costiera americana, in applicazione di un mandato emesso da un tribunale federale degli Stati Uniti. Fonti vicine all’operazione riferiscono che la componente russa non è intervenuta direttamente, ma la dinamica ha innalzato il livello di tensione. Il Regno Unito ha confermato di aver fornito supporto logistico e di sorveglianza attraverso assetti della Raf, sostenendo che la nave facesse parte di un sistema di elusione delle sanzioni riconducibile all’asse russo-iraniano. Il Cremlino ha espresso «preoccupazione» e avrebbe chiesto a Washington di interrompere l’operazione, senza ottenere riscontri. Nelle stesse ore, nel bacino dei Caraibi, un’altra petroliera, la Sophia, è stata fermata mentre operava in acque internazionali. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha riferito che l’imbarcazione era coinvolta in traffici illeciti e che la Guardia Costiera ne ha assunto il controllo, scortandola verso porti statunitensi. Le immagini diffuse dal Dipartimento per la Sicurezza interna mostrano militari americani salire a bordo durante un’operazione notturna. La Casa Bianca ha confermato che gli equipaggi delle navi sequestrate sono ora soggetti a procedimenti penali.
Nel commentare i sequestri, l’amministrazione ha insistito sulla cornice legale delle operazioni, presentandole come un’applicazione rigorosa delle norme vigenti. Allo stesso tempo, il messaggio politico è apparso chiaro: il commercio clandestino di petrolio viene considerato una minaccia globale e un obiettivo prioritario dell’azione statunitense. La pressione americana si estende però anche al futuro assetto del Venezuela e alla gestione delle sue risorse energetiche.
In un briefing riservato al Congresso, il segretario di Stato Marco Rubio ha illustrato un piano in tre fasi per il dopo Maduro. La prima, definita di stabilizzazione, punta a evitare il collasso del Paese e comprende una «quarantena» del petrolio venezuelano. La seconda riguarda la ripresa economica e l’accesso al mercato per le compagnie statunitensi e occidentali. La terza è quella della transizione politica, con un processo di riconciliazione, amnistie e la scarcerazione delle forze di opposizione. La Casa Bianca ha ribadito di essere in costante contatto con il governo ad interim di Caracas e di influenzarne le decisioni. In questo contesto si inserisce l’annuncio diretto del presidente Donald Trump sul petrolio venezuelano. In una dichiarazione su Truth, il presidente ha affermato: «Sono lieto di annunciare che le autorità provvisorie del Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, sanzionato. Questo petrolio sarà venduto al suo prezzo di mercato e questo denaro sarà controllato da me, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti». Secondo l’amministrazione, l’operazione potrebbe proseguire nel tempo ed essere accompagnata da un alleggerimento selettivo delle sanzioni. Sul piano militare, Washington ha lasciato aperta anche l’ipotesi di un coinvolgimento diretto delle proprie forze armate e ha chiesto di recidere ogni legame con Rusia, Cina e Iran. Interpellata dai giornalisti, la portavoce Karoline Leavitt non ha escluso l’invio di soldati americani in Venezuela per proteggere le compagnie petrolifere statunitensi - che venerdì dovrebbero incontrare il tycoon alla Casa Bianca - e altri operatori occidentali da eventuali attacchi o sabotaggi, precisando che «la diplomazia resta sempre la prima opzione». Nello stesso briefing, la Casa Bianca ha smentito le ricostruzioni su un ruolo marginale del vicepresidente JD Vance, chiarendo che è stato coinvolto in tutte le fasi della definizione della politica statunitense sul Venezuela. A Caracas, intanto, la fase di transizione è accompagnata da una profonda riorganizzazione degli apparati di sicurezza.
Il presidente ad interim Delcy Rodríguez ha destituito Javier Marcano Tábata, comandante della Guardia d’onore presidenziale e direttore del controspionaggio militare, figura centrale nel dispositivo di protezione di Nicolás Maduro. La misura è attribuita alla spinta del ministro dell’Interno Diosdado Cabello e del ministro della Difesa Vladimir Padrino López, indicati da fonti di intelligence come contrari a un’intesa strutturata con Washington. In questo quadro rientra anche il caso di Alex Saab, considerato uno dei principali snodi finanziari del sistema chavista. L’imprenditore ha patteggiato nell’ottobre scorso in Italia una condanna per riciclaggio, così come la moglie Camilla Fabri. Roma aveva confidato che l’accordo potesse aprire spazi di dialogo in merito ad Alberto Trentini detenuto illegalmente in Venezuela dal 2024 , ma l’assenza di sviluppi concreti ha rafforzato la percezione che i dossier giudiziari continuino a essere utilizzati come leve politiche da parte di Caracas.
Dopo le litigate per gli scioperi, Cgil e Usb giocano a chi è più Maduro
Finite le vacanze natalizie ripartono le lotte di piazza. E dopo la Palestina, la Flotilla, il riarmo per l’Ucraina, i centri migranti in Albania, la manovra e chissà quale altra diavoleria si inventeranno, oggi il tema internazionale sentitissimo dai Compagni è la lotta bolivariana pro Maduro. L’importante è scioperare. E, dunque, un’altra ondata di piazzate ravvicinate, sempre di venerdì, sabato, lunedì o martedì, sta per arrivare. E questo solo perché a sinistra non si accetta che ci sia qualcuno più a sinistra dell’altro. Dunque, dopo il 3 ottobre, il 28 novembre, il 12 dicembre, il 5 gennaio, adesso arriva anche il 10 gennaio (e come contorno anche il 12 e 13 con un bello sciopero del comparto scuola).
Ma ad andare in scena sono le solite beghe tra Unione sindacale di base e Cgil. Gli ex fratelli fanno a gara per intestarsi la lotta a favore del dittatore sanguinario Nicolás Maduro, che per i sindacati rosso fuoco è stato ingiustamente arrestato da Trump il 3 gennaio.
Non ci interessa capire chi abbia torto o ragione o se l’America abbia o meno rispettato il diritto internazionale, peraltro calpestato da 30 anni da molti altri Paesi, compresi quelli europei (leggasi attacchi in Jugoslavia, Iraq o Libia). Interessa invece analizzare il perché i sindacati di casa nostra mettano ogni volta in ginocchio il Paese (sempre vicino al fine settimana) per cause lontane anni luce dalle loro competenze, solo per una ridicola gara interna a vincere il premio di comunista dell’anno.
E così sabato prossimo, 10 gennaio, Potere al popolo, Unione sindacale di base e Rete dei comunisti lanciano una mobilitazione nazionale per contestare l’intervento del presidente Usa in Venezuela e chiedere la liberazione di Maduro. E questo dopo che lo aveva già fatto la Cgil il 5 gennaio a Roma e dopo il corteo di lunedì scorso a Napoli, alla Rotonda Diaz, a poca distanza dal consolato americano. Buttata via la bandiera della Palestina, adesso è più «hype» sventolare quella blu, gialla e rossa del Venezuela, e una volta finito magari rifocillarsi con un bell’hamburger da McDonalds, postando tutto col proprio iPhone 17, tornando a casa con la Tesla.
Nel loro delirante comunicato si legge, per chi non fosse ben informato come loro, che tutto questo bendidio è per combattere «il terrorismo a stelle e strisce». Ah ecco. «Il criminale e illegale bombardamento della Repubblica bolivariana del Venezuela», scrivono, «e il rapimento del legittimo presidente Nicolás Maduro da parte dell’imperialismo degli Stati Uniti hanno trovato subito una risposta in tantissime piazze italiane». Tremano tutti, soprattutto la Cgil che fa le stesse cose ma da sola. Perché il marketing di sinistra si capisce solo se si guarda al contrario. E come non metterci dentro anche il governo? «Il governo Meloni e tutta l’Ue hanno legittimato l’azione terroristica del governo Trump, dimostrando ancora una volta, come per il genocidio in Palestina, la natura predatoria dell’imperialismo occidentale», insistono. Ovvia, ora è tutto chiaro.
Anche Trump inizia a vacillare davanti all’Usb. Ma chi davvero batte i denti (e non di freddo) è Maurizio Landini, che teme che la Rete dei Comunisti gli rubi la scena. Il piatto è ricco e Maduro ingolosisce tutti. Esaurita la spinta propulsiva della Palestina, il capo della Cgil deve trovare un altro modo per pigliarsela con la Meloni. Ma non si deve essere ancora accorto che è rimasto da solo. Non lo segue più neppure la Uil. Landini ha barattato l’unità sindacale con una cieca lotta di opposizione al governo. Invece di pensare a tenere unite le rappresentanze dei lavoratori, la Cgil fa a gara con i sindacati di base. Affetto dalla febbre del vecchio Pci: nessun nemico a sinistra. E ripropone sulla causa pro Maduro lo stesso schemino usato per ingraziarsi i pro Pal. Ora si è messo a difendere un dittatore baffuto, capo di un regime corrotto che ha portato il 66% dei cittadini sotto la soglia di povertà. In un farneticante siparietto andato in scena il 5 gennaio in piazza Barberini, davanti all’ambasciata americana, dove un manipolo di militanti rossi inneggiava a Maduro nel nome di un fantomatico diritto internazionale, un sindacalisti ha investito con i suoi strali dei poveri esuli venezuelani accusandoli di sbagliare a esultare per la caduta di chi ha oppresso la sua gente. Per Landini, d’altronde, Maduro è un leader «legittimamente eletto dal popolo». E che importa se le elezioni in Venezuela sono truccate da 27 anni e che il popolo è da sempre perseguitato. Dettagli. È la nuova Cgil di Landini, che ha smesso di difendere i lavoratori a favore dei dittatori.
Continua a leggereRiduci
il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Nel riquadro, un fermo immagine dei recenti scontri a Teheran (Ansa)
L’agenzia per i diritti umani Human rights activists news agency (Hrana) ha detto che il bilancio dei disordini nel Paese è tragico. Vi sarebbero almeno 36 morti, tra cui 34 manifestanti (di cui quattro bambini) e due membri delle forze di sicurezza. Oltre 2.000 sarebbero gli arresti, con raid notturni in ospedali a Teheran e a Ilam, dove gas lacrimogeni e proiettili hanno ferito decine di civili in cerca di rifugio.
A Teheran il Gran Bazar è rimasto ancora chiuso per lo sciopero dei commercianti, con la polizia antisommossa che ha sparato gas lacrimogeni e granate stordenti contro la folla che scandiva «libertà, libertà». A Malekshahi (Ilam), dove sette manifestanti sono stati uccisi, le forze di sicurezza sono state respinte da raduni di protesta ai funerali, mentre ad Abdanan i dimostranti hanno occupato la stazione di polizia dopo la fuga degli agenti. Scene simili a Shahrekord, dove idranti e cannoni ad acqua sono stati usati contro donne in prima fila, a Kermanshah e Lorestan, dove due agenti sono morti in scontri armati, a Neyriz (Fars), con proiettili veri su folle disarmate, e a Yazdanshahr (Isfahan), dove i video mostrano gli agenti della sicurezza che passano dal lancio di lacrimogeni al fuoco reale. Molti feriti e arresti, tra cui una decina di minorenni.
In questo contesto, Reza Pahlavi, erede dell’ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi in esilio, ha rotto il silenzio martedì con un post su X (il suo primo appello pubblico dall’inizio della rivolta), esortando gli iraniani a cantare slogan uniti alle 20.00 di oggi e domani, dalle strade o dalle case, per mostrare al regime la massa critica e provocare defezioni nelle forze armate. Pahlavi ha diffuso poi ieri un altro video nel quale si rivolge alle forze armate e agli agenti della sicurezza iraniani, esortandoli a stare «dalla parte giusta della storia, non con i criminali ma con il popolo», e definendo la repubblica islamica un regime corrotto e repressivo.
Decine di video giungono da Teheran, da Mashhad e da Kermanshah, nel Kurdistan, con immagini di folla con bandiere dell’era pre 1979 che invoca il ritorno dello scià. Invocazioni anche verso Donald Trump, con scritte «Non lasciare che ci uccidano».
Il presidente Pezeshkian, generalmente definito «moderato» (sic), ha ordinato alla polizia di distinguere «protestatari economici», che hanno delle ragioni, da «rivoltosi armati», vietando azioni contro chi non minaccia la sicurezza nazionale e avviando indagini su quanto avvenuto all’ospedale di Ilam, dove le forze di sicurezza hanno dato luogo a scontri e sparato gas lacrimogeni all’interno dell’ospedale.
In un duro discorso tre giorni fa, Ali Khamenei ha paventato «cospirazioni nemiche» e il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni Ejei ha escluso ogni clemenza verso i manifestanti. Clero e Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) restano dunque inflessibili.
Teheran rimane una fabbrica della morte inarrestabile: ieri sono state eseguite le sentenze di dieci prigionieri condannati a morte in precedenza (per reati di droga e omicidio). Nel 2025 sarebbero oltre 2.000 le persone giustiziate in Iran. Sempre ieri, è stato impiccato Ali Ardestani, un uomo accusato di spionaggio per conto di Israele. «La condanna a morte di Ali Ardestani per il reato di spionaggio a favore del servizio di intelligence del Mossad, tramite la fornitura di informazioni sensibili del Paese, è stata eseguita dopo l’approvazione della Corte Suprema e attraverso procedure legali», ha affermato l’organo di stampa iraniano Mizan.
Teheran, nel frattempo, con tempismo da manuale, ha chiesto al governo di Caracas di riscuotere il credito di 2 miliardi di dollari per forniture petrolifere pregresse. Ieri Donald Trump ha annunciato che fino a 50 milioni di barili di petrolio della produzione venezuelana saranno girati agli Stati Uniti. Il che lascia supporre che la Cina sostituirà buona parte della fornitura dal Venezuela con petrolio iraniano, di qualità non troppo dissimile. Se così fosse, un flusso extra dalla Cina rafforzerebbe le casse di Teheran, aumentando le probabilità di un intervento americano.
Intanto, si segnalano ampi movimenti aerei militari dagli Usa verso basi in Europa. Negli ultimi quattro giorni si parla di almeno 14 viaggi di enormi aerei C-17 Globemaster III, in grado di trasportare elicotteri Chinook e Black Hawk. Vi è poi ampio traffico di aerocisterne e di velivoli logistici, mentre si alzano i livelli di allerta nelle basi americane in Medio Oriente. I satelliti Starlink di Elon Musk sarebbero pronti a fornire supporto. Un attacco congiunto americano e israeliano sembra imminente, forse già nelle prossime ore, con obiettivo l’Alto comando delle Guardie della Rivoluzione ed esponenti chiave del regime. Voci incontrollate parlano di una fuga prevista di Khamenei e dei membri di spicco del governo. Un intervento aereo americano viene visto come elemento utile a sostenere una nuova leadership. Un ritorno dello scià erede Reza Pahlavi potrebbe essere l’asso nella manica di Trump, mentre la leader del Consiglio nazionale della resistenza iraniana Maryam Rajavi, molto nota in Europa, non sembra avere il necessario supporto interno per spuntarla in una eventuale successione al potere.
Continua a leggereRiduci
Antonio Decaro e Roberto Fico (Ansa)
Roberto Fico ha nominato dieci assessori e si è tenuto molte deleghe, tra cui quelle al Bilancio e alla Sanità. E poi si è tenuto tutti i poteri sulla sicurezza, la legalità e l’immigrazione, che probabilmente non saranno ceduti neppure in un secondo tempo. Chi gli ha parlato in queste ore, ha visto l’ex presidente della Camera molto determinato a giocarsi in prima persona anche la carta del governatore «anticamorra». Il vicepresidente della giunta sarà il piddino Mario Casillo, che è anche assessore ai Tasporti e alla mobilità, mentre le deleghe strategiche a Territorio e patrimonio andranno all’ex sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo. Che, però, dovrà attendere 15 giorni perché devono passarne 20 dalle dimissioni dalla carica di primo cittadino. Per aggirare la faccenda, non senza polemiche, Fico ha spiegato che Cuomo entrerà nel pieno delle sue funzioni il 21 gennaio, nonostante il decreto di nomina della giunta sia già stato firmato. Del resto, senza questo ex funzionario Asl democristiano non si può davvero partire perché è stato senatore ed è stato sindaco più volte, sempre con percentuali bulgare. Sulle altre deleghe e, soprattutto, sugli incarichi da assegnare, il fuoco brucia sotto le ceneri. In giunta hanno ottenuto un assessore ciascuno Clemente Mastella, i renziani, la lista A testa alta di Vincenzo De Luca e Avs. Stanno già meditando come rifarsi. Ma soprattutto, fatto incredibile, si parla già di rimpasto e ampliamento a 12 assessori nel 2027, quando ci saranno le politiche e alcuni assessori potrebbero tentare lo sbarco a Roma.
I conti con il passato non si chiuderanno facilmente neppure in Puglia, dove l’ex presidente Emiliano va verso un posto nella giunta di Antonio Decaro come assessore alle Crisi industriali. Il tutto in attesa di un posto a Montecitorio e con la possibilità di tenere sotto controllo l’infinito dossier Iva e le varie inchieste. Per farlo felice, Decaro scorporerà la delega dall’Ambiente. La composizione della giunta sarà ufficializzata la prossima settimana e le trattative nel centrosinistra sono complicate anche dal fatto che lo statuto della Puglia prevede che gli esterni al Consiglio non possano essere più di due (su 12). Emiliano non è stato ricandidato per il veto dell’ex sindaco di Bari Decaro e, se non fosse nominato assessore, gli toccherebbe tornare a vestire la toga da magistrato. Visto che è stato eletto per l’ultima volta nel 2020, non gli si applica la riforma Cartabia del 2022 che vieta le cosiddette «porte girevoli» tra magistratura e politica. In attesa, via libera al rientro dalla finestra.
Continua a leggereRiduci