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2021-11-24
Nel caos green pass restano i mercatini di Natale
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Difficile non amare i mercatini di Natale. Sarà che, insieme alle luminarie, hanno la capacità di vestire a festa sia i luoghi che i cuori, anche di coloro che stentano ad ammettere la bellezza di questa festività.
Fino a qualche anno fa, i mercatini italiani erano concentrati nell'estremo Nord Italia, soprattutto in Trentino Alto Adige. Da qualche tempo, però, si sono diffusi un po' ovunque e a far loro da cornice sono, oggi, anche borghi medievali arroccati tra le colline del centro, grandi città e persino paesi sul mare.
Luci, profumi e atmosfere da paese dei balocchi - che l'immaginario comune ha associato per lungo tempo alla neve e alle altitudini montane – si trovano un po' ovunque, contenuti all'interno di casupole in legno a cui avvicinarsi con occhi e cuori avidi.
I mercatini, però, sono un'aggiunta all'infinità di tradizioni natalizie che il nostro Paese può vantare. Sarebbe bello andare al di là delle mode del momento, ricordando come i nonni – ma anche i genitori – festeggiavano il Natale. Perché il rischio è che i mercatini soppiantino del tutto queste memorie, spingendo sempre più all'acquisto piuttosto che a uno spirito comunitario.
La Puglia, per esempio, è famosa per i suoi presepi di cartapesta. La provincia di Lecce, in particolar modo, spicca in quest'arte sin dal XVII secolo. Da allora sono tante le famiglie che si mettono ogni anno all'opera, creando spesso dei veri e propri capolavori. Un modo per stare in famiglia, dando sfogo a una creatività tramandata per generazioni ed esaltando l'aspetto religioso del Natale.
Un'altra tradizione che rischia di perdersi è quella delle arance: in Sicilia era così che si adornavano i presepi, ma anche il resto della casa. A dicembre, infatti, questi agrumi abbondano e, in passato, rappresentavano un modo economico per decorare la casa. Ma arance, mandarini e limoni sono utilizzati tuttora per addobbare gli altarini in cui sono presenti immagini dei santi.
In Lombardia, invece, è molto sentita la tradizione legata a Santa Lucia: la notte tra il 12 e il 13 dicembre i bambini "buoni" ricevono dei regali. L'importante è che le scrivano prima una lettera, possibilmente lasciandole del cibo (soprattutto latte e biscotti) sulla tavola.
L'Abruzzo è famoso per la tradizione del ceppo: basta incamminarsi in uno dei suoi tanti paesini tra la Vigilia di Natale e l'Ultimo dell'Anno per capire di cosa si tratta: un grosso pezzo di legno viene lasciato ardere, mantenuto in vita dall'attenzione degli abitanti per tutto il periodo. Un rito che ha a che fare con l'idea di bruciare gli eventi negativi dell'anno passato, utilizzandone le ceneri per rendere fertile il terreno, sia praticamente che a livello simbolico.
Una tradizione che un tempo riguardava anche la Calabria, in cui – in alcune realtà – resiste anche quella della banda pilusa, un gruppetto musicale itinerante che suona diversi strumenti – tra cui le zampogne – per spargere la vera atmosfera natalizia.
I toscani amano la tradizione delle fiaccole di Abbadia San Salvatore, sull'Amiata: al centro della piazza di questo borgo vengono accatastati mucchi di legna cui viene dato fuoco. Un modo per stare tutti insieme avvolti da un'atmosfera magica. Usanza simile caratterizza anche l'Umbria: grandi fuochi (i "focaracci") vengono accesi il 9 novembre in vari paesi e, intorno a essi, si intonano dei canti, ricordo di antiche tradizioni pagane, che si sono poi mescolate alla ritualità cristiana.
Questo solo per nominare alcune regioni d'Italia. Occorrerebbe un intero volume per poter descrivere i modi in cui il Natale veniva festeggiato in tutta la nazione.
Quanto ai mercatini: nati durante il Medioevo tra Austria e Germania, inizialmente erano semplici bancarelle in cui si vendevano prodotti alimentari. In Italia sono arrivati solo all'inizio degli anni Novanta, per cui tutti i mercatini successivi a quelli del Trentino Alto Adige sono da ritenersi recentissimi.
Sempre più ricercati dagli italiani di ogni dove, hanno conosciuto una sola pausa nel 2020 per i motivi che tutti conosciamo. I mercatini di Natale sono un'ottima occasione per pregustare l'atmosfera delle feste, comprare regali originali o, semplicemente, farsi ispirare.
La lista che segue vuole essere, come sempre, un viaggio da Nord a Sud, alla ricerca dei mercatini meno commerciali o comunque inseriti in cornici storiche che hanno il potere di antichizzarli.
Bolzano

Bolzano (iStock)
Non è possibile andare per mercatini, in Italia, se prima non si è visitato quello di Bolzano, uno dei più belli e tradizionali.
Si tratta, peraltro, anche di quello più grande, allestito nella centrale e spaziosa Piazza Walther, resa ancora più affascinante dal profumo di vin brulè e prelibatezze locali.
Tra i possibili acquisti non possono mancare formaggi, speck e strudel, ma anche i fiabeschi oggetti natalizi di questa magica regione, soprattutto quelli in legno: i giocattoli, per esempio, sono insuperabili.
Tra le esperienze natalizie da fare a Bolzano, a prescindere dal proprio credo, c'è sicuramente la messa di mezzanotte: celebrata in tedesco all'interno dell'austera architettura gotica del Duomo, è un toccasana per chi è in cerca di spiritualità e atmosfera.
Tra le usanze di Natale da tenere d'occhio, segnaliamo le sfilate di San Nicolò e dei Krampus (5 e 6 dicembre), maschere spaventose create in epoca precristiana e oggi utilizzate per ammonire i bambini che non hanno fatto i bravi.
Bolzano val bene una visita anche solo per il mercato di frutta e verdura di Piazza delle Erbe, per gli eleganti portici, per la località di Colle (raggiungibile in funivia); ma anche per la sua enogastronomia, per l'incontaminata natura circostante e per l'aspetto da fiaba montana delle case del circondario.
Il mercatino di Natale verrà inaugurato alle 17.00 del 26 novembre e, fino al 6 gennaio incluso, osserverà i seguenti orari: 10:00-19:00, salvo i giorni della Viglia (10:00-14:00) e di Capodanno (12:00-19:00). A Natale, invece, sarà chiuso. Per accedere occorre il green pass.
Mangiare a Bolzano:
Prodotti di punta sono i canederli, gli spätzle (gnocchetti) e lo stinco affumicato con crauti e patate.
Ecco dove provarli:
- Ristorante Nadamas, Piazza delle Erbe, 43/44;
- Osteria Dai Carrettai di Sartori Stefano e C. SAS, Via Dr. Josef Streiter, 20/B;
- Batzen Häusl, Via Andreas Hofer, 30.
Dormire:
- Eggentaler, Eggentalerstrasse 47 (a circa 3 km da Bolzano);
- Art & Design Hotel Napura, Steurer Straße 7 - Fraz. Settequerce (Siebeneich).
Montepulciano

Montepulciano (iStock)
Guai a chiamarlo paese: Montepulciano è una vera e propria città medievale. Il perché è presto detto: si tratta di un luogo con una delle maggiori concentrazioni di opere d'arte al mondo. Incamminarsi tra i suoi vicoli significa, infatti, conoscere la storia attraverso l'architettura dei secoli passati.
Non solo: Montepulciano ha dato i natali ad Agnolo Ambrogini, conosciuto come "il Poliziano", celebre poeta e filologo del XVI secolo, ma qui trovò anche rifugio, fino alla sua morte, il celebre fumettista Andrea Pazienza. A Montepulciano – uno degli aspetti che la rendono una meta più che appetibile – vengono poi girati ogni anno film e serie tv, nazionali e internazionali.
Tocco finale: i mercatini, che ogni anno vengono allestiti tra Piazza Grande e la vicina fortezza medicea, un tempo liceo classico e oggi spazio museale, nonché – tra novembre e gennaio – castello di Babbo Natale.
Del resto, Montepulciano è natalizia già di suo: al mattino è avvolta dalla nebbia e non è raro che in inverno nevichi. Pur trattandosi di un centro nevralgico in Toscana, mantiene l'aspetto del borgo raccolto e sembra un presepe tutto l'anno.
Per godersi lo spettacolo di Montepulciano (mercatini inclusi) e della Val di Chiana dall'alto, basta salire sulla torre comunale, in Piazza Grande.
I mercatini sono aperti, dalle 10:30 alle 19:30:
- il 20, 21, 27 e 28 novembre;
- dal 4 al 12 dicembre;
- dal 18 dicembre al 6 gennaio.
Medesime date per il castello di Babbo Natale, i cui orari variano in base ai giorni:
- Fino al 24 dicembre e nelle date del 26 dicembre e del 6 gennaio: 10:30-19:00;
- Dal 27 dicembre al 5 gennaio: 14:30-19:00.
Mangiare a Montepulciano e dintorni:
Tassativi, a Montepulciano, sono il suo vino Nobile, i pici (pasta lunga fatta in casa) e i crostini con i fegatini.
Dove assaggiare tutto ciò?
- Ristorante degli Archi, Piazzetta di San Cristofano, 2 (Montepulciano);
- La Chiusa Hotel & Restaurant, Via della Madonnina, 88 (Montefollonico);
- Sette di Vino, Piazza di Spagna, 1 (Pienza).
Per dormire:
- Osteria Del Borgo B&B, via Ricci, 7 (Montepulciano);
- Residenza Fabroni, Via di Gracciano nel Corso, 12 (Montepulciano).
Roma

Piazza Navona a Roma durante il periodo natalizio (iStock)
Anche Roma merita una citazione come luogo da mercatini di Natale. Certo, è difficile che si venga nella capitale appositamente per i suoi balocchi natalizi: Roma va visitata più e più volte e i mercatini rappresentano solo una delle infinite sollecitazioni non tanto a venire, quanto a tornare.
La Città Eterna è da sempre famosa per la giostra di Piazza Navona, che insieme alle coloratissime bancarelle natalizie allieta ulteriormente quella che è una delle più belle piazze della capitale. Ma Roma ha comunque voluto fare di più ed è ormai sua consuetudine l'allestimento di diversi mercatini, visto che ogni quartiere è quasi una città a se stante.
Durante i primi tre fine settimana di dicembre si terrà, come ogni anno, ChristmasLand, la più grande fiera di Natale della città. Il luogo è assai particolare: trattasi infatti dell'ex deposito Atac di Piazza Ragusa (si entra da Via Tuscolana, 179). Artigianato locale, oggetti vintage, ma anche abbigliamento, design ed eventi: ecco cosa si può trovare una volta varcata la soglia di questi 6000 mq interamente dedicati al Natale. Sul sito, è possibile trovare tutte le informazioni.
Anche l'Auditorium Parco della Musica si veste a festa: si possono fare acquisti in tema al mercato equo-solidale, pattinare sul ghiaccio o spedire lettere a Babbo Natale.
Ultimo, ma di certo non meno importante, il Vaticano: niente mercatini, ovviamente, ma una mostra di tutto rispetto: "100 Presepi in Vaticano" è visitabile dal 5 dicembre al 9 gennaio sotto il colonnato di Piazza San Pietro. Per tornare alle antiche tradizioni italiane.
Dove mangiare a Roma
Cosa mangiare a Roma, ormai, si sa: dai carciofi alla Giudia ai tonnarelli cacio e pepe, dagli spaghetti alla carbonara all'abbacchio allo scottadito. La cucina romana è per palati che accolgono i sapori forti.
- Ponte e Parione, Via di Santa Maria dell'Anima, 62. Da provare: pasta cacio, pepe e fichi. A due passi da Piazza Navona.
- Spaghetti, Via Leone IV, 29. Ottima la carbonara. In Vaticano.
- Pinseria Il Pomodoro Roma, Piazza Ragusa, 25/26/27: prelibata occasione per assaggiare la pinsa, cugina della pizza.
Dormire a Roma
- BQ House Milizie Luxury Rooms, Viale delle Milizie 76, Vaticano Prati;
- Hotel American Palace Eur, Via Laurentina 554, Eur.
Puglia

Piazza Sant'Oronzo a Lecce (iStock)
Anche la Puglia, da qualche anno, è diventata sede di numerosi mercatini di Natale. Complici i borghi – bianchi come la neve – e una tradizione che non disdegna le novità, questa regione è la meta ideale per chi è in cerca di atmosfere natalizie un po' fuori dalle solite immagini.
Bari, Alberobello, Monopoli, Brindisi, Ostuni e Taranto sono solo alcuni dei luoghi che si vestiranno a festa.
A Lecce, per esempio, si potrà camminare tra i mercatini di Piazza Mazzini, Piazza Sant'Oronzo e il Monastero dei Teatini. Il monastero, in particolare, ospiterà la fiera dei pupi - ossia l'esposizione dei presepi in cartapesta – dall'8 al 22 dicembre.
Se si preferiscono i borghi alle città, Alberobello è il posto giusto: già sorta di presepe vivente, sotto Natale diventa ancora più magico. Dal 28 novembre al 9 gennaio camminare tra i trulli sarà un'esperienza fuori dal comune: proprio sulle loro candide pareti vengono proiettate immagini colorate che catapultano i visitatori in un sogno a occhi aperti.
A Fasanolandia (parco giochi di Fasano), torna Natale tra le Giostre, che si terrà tra il 4 e il 12 dicembre prossimi. Un luogo adatto ai bambini per la presenza delle giostre, ma anche delle animazioni pensate proprio per loro, che hanno la possibilità di entrare gratis. Per gli altri il biglietto costa 15 €.
Altra splendida cornice è quella di Gravina di Puglia, cittadina che deve il suo nome proprio alla gravina che la circonda: un immenso "burrone" che ricorda la conformazione di Matera, che del resto si trova a pochi chilometri. A Gravina il mercatino sarà presente dal 7 dicembre al 6 gennaio. Un'occasione perfetta non solo per testare l'enogastronomia e l'artigianato locali, ma anche per scoprire un centro storico di intatta bellezza.
Mangiare in Puglia
Piatti da non perdere: fave e cicoria, pasta fatta in casa con pomodoro e cacio-ricotta e pasticciotti crema e amarena.
Dove:
- Osteria da Angiulino, Via Principi di Savoia, 24, Lecce;
- Trattoria Terra Madre, Piazza Sacramento, 17, Alberobello (BA);
- Labò, Piazza della Repubblica, 31, Gravina in Puglia (BA).
Dormire
- Bed & Breakfast Idomeneo 63, Via Idomeneo, 63, Lecce;
- Masseria Paretano, SP1, 284 - C.da Paretano, Alberobello (BA).
Sicilia

Catania (iStock)
Infine la Sicilia: regione splendida, isola felice, che concede al Natale il giusto spazio in qualunque angolo si decida di andare. A partire da Ragusa, città barocca per eccellenza.
A Giarratana, per esempio, si può assistere all'unico presepe italiano riconosciuto di "interesse internazionale", in quanto in grado di rappresentare perfettamente la vita quotidiana tra fine '800 e inizio '900. Case, vie e negozi tornano così indietro nel tempo, calando le persone nell'atmosfera di un passato non troppo lontano. Dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022.
Uno dei borghi più belli di tutta la Sicilia (se non di tutta Italia) sarà un altro teatro di grande atmosfera: Erice (TP) non si risparmierà quanto a presepi, eventi e mercatini di Natale. Questi ultimi, in particolare, si snoderanno nel centro storico da dicembre al 6 gennaio. Nel frattempo, si potranno assaporare delizie locali come il passito e il cannolo della pasticceria Germanico.
Altri mercatini di Natale estremamente suggestivi si terranno a Palermo. In particolare, dal 27 novembre al 27 dicembre, in Piazzale Giotto avrà luogo la Fiera di Natale, dove si potrà passeggiare tra stand ed espositori di prodotti locali e fare un giro nel lunapark più grande della Sicilia.
Ma ci sono anche gli apprezzatissimi mercatini di Caltagirone, Enna, Agrigento e Catania. E proprio a Catania, dal 17 al 24 dicembre, si potrà assistere ad Artieri, Festival itinerante che porterà in Sicilia artigiani provenienti da tutta Italia: a Villa del Grado (corso Italia, 209), si potrà anche partecipare a workshop e laboratori per creare prodotti artigianali tipici delle zone d'Italia che saranno presenti. Il programma è in via di definizione.
Mangiare
Mangiare in Sicilia è uno dei sine qua non di una vita degna di questo nome: scaccioni, busiate, pane e panelle… Ovunque ci si giri, le possibilità di trovare soddisfazione per il palato sono infinite.
- Locanda Angelica Le Due Palme, Contrada Calaforno, Giarratana (RG);
- Gli Archi di San Carlo, Via San Carlo, 10, Erice (TP);
- Trattoria Trapani, P.za Giulio Cesare, 16, Palermo.
Dormire
- Le Scale sul Barocco, Corso Mazzini, 6, Ragusa (affittacamere);
- Artemisa Palace Hotel, Via Roma 499, Palermo.
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Nel 2020 non furono allestiti per l'emergenza sanitaria. Quest'anno tornano nonostante i dubbi e le restrizioni causate dalla carta verde. Nati durante il Medioevo tra Austria e Germania, inizialmente erano semplici bancarelle in cui si vendevano prodotti alimentari. In Italia sono arrivati solo all'inizio degli anni Novanta, per cui tutti i mercatini successivi a quelli del Trentino Alto Adige sono da ritenersi recentissimi. Da Bolzano a Palermo ecco un viaggio da Nord a Sud, alla ricerca di quelli meno commerciali.Lo speciale contiene un articolo e un itinerario di cinque tappe.Difficile non amare i mercatini di Natale. Sarà che, insieme alle luminarie, hanno la capacità di vestire a festa sia i luoghi che i cuori, anche di coloro che stentano ad ammettere la bellezza di questa festività.Fino a qualche anno fa, i mercatini italiani erano concentrati nell'estremo Nord Italia, soprattutto in Trentino Alto Adige. Da qualche tempo, però, si sono diffusi un po' ovunque e a far loro da cornice sono, oggi, anche borghi medievali arroccati tra le colline del centro, grandi città e persino paesi sul mare.Luci, profumi e atmosfere da paese dei balocchi - che l'immaginario comune ha associato per lungo tempo alla neve e alle altitudini montane – si trovano un po' ovunque, contenuti all'interno di casupole in legno a cui avvicinarsi con occhi e cuori avidi. I mercatini, però, sono un'aggiunta all'infinità di tradizioni natalizie che il nostro Paese può vantare. Sarebbe bello andare al di là delle mode del momento, ricordando come i nonni – ma anche i genitori – festeggiavano il Natale. Perché il rischio è che i mercatini soppiantino del tutto queste memorie, spingendo sempre più all'acquisto piuttosto che a uno spirito comunitario.La Puglia, per esempio, è famosa per i suoi presepi di cartapesta. La provincia di Lecce, in particolar modo, spicca in quest'arte sin dal XVII secolo. Da allora sono tante le famiglie che si mettono ogni anno all'opera, creando spesso dei veri e propri capolavori. Un modo per stare in famiglia, dando sfogo a una creatività tramandata per generazioni ed esaltando l'aspetto religioso del Natale.Un'altra tradizione che rischia di perdersi è quella delle arance: in Sicilia era così che si adornavano i presepi, ma anche il resto della casa. A dicembre, infatti, questi agrumi abbondano e, in passato, rappresentavano un modo economico per decorare la casa. Ma arance, mandarini e limoni sono utilizzati tuttora per addobbare gli altarini in cui sono presenti immagini dei santi.In Lombardia, invece, è molto sentita la tradizione legata a Santa Lucia: la notte tra il 12 e il 13 dicembre i bambini "buoni" ricevono dei regali. L'importante è che le scrivano prima una lettera, possibilmente lasciandole del cibo (soprattutto latte e biscotti) sulla tavola.L'Abruzzo è famoso per la tradizione del ceppo: basta incamminarsi in uno dei suoi tanti paesini tra la Vigilia di Natale e l'Ultimo dell'Anno per capire di cosa si tratta: un grosso pezzo di legno viene lasciato ardere, mantenuto in vita dall'attenzione degli abitanti per tutto il periodo. Un rito che ha a che fare con l'idea di bruciare gli eventi negativi dell'anno passato, utilizzandone le ceneri per rendere fertile il terreno, sia praticamente che a livello simbolico.Una tradizione che un tempo riguardava anche la Calabria, in cui – in alcune realtà – resiste anche quella della banda pilusa, un gruppetto musicale itinerante che suona diversi strumenti – tra cui le zampogne – per spargere la vera atmosfera natalizia.I toscani amano la tradizione delle fiaccole di Abbadia San Salvatore, sull'Amiata: al centro della piazza di questo borgo vengono accatastati mucchi di legna cui viene dato fuoco. Un modo per stare tutti insieme avvolti da un'atmosfera magica. Usanza simile caratterizza anche l'Umbria: grandi fuochi (i "focaracci") vengono accesi il 9 novembre in vari paesi e, intorno a essi, si intonano dei canti, ricordo di antiche tradizioni pagane, che si sono poi mescolate alla ritualità cristiana.Questo solo per nominare alcune regioni d'Italia. Occorrerebbe un intero volume per poter descrivere i modi in cui il Natale veniva festeggiato in tutta la nazione.Quanto ai mercatini: nati durante il Medioevo tra Austria e Germania, inizialmente erano semplici bancarelle in cui si vendevano prodotti alimentari. In Italia sono arrivati solo all'inizio degli anni Novanta, per cui tutti i mercatini successivi a quelli del Trentino Alto Adige sono da ritenersi recentissimi.Sempre più ricercati dagli italiani di ogni dove, hanno conosciuto una sola pausa nel 2020 per i motivi che tutti conosciamo. I mercatini di Natale sono un'ottima occasione per pregustare l'atmosfera delle feste, comprare regali originali o, semplicemente, farsi ispirare.La lista che segue vuole essere, come sempre, un viaggio da Nord a Sud, alla ricerca dei mercatini meno commerciali o comunque inseriti in cornici storiche che hanno il potere di antichizzarli.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bolzano" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Bolzano Bolzano (iStock) Non è possibile andare per mercatini, in Italia, se prima non si è visitato quello di Bolzano, uno dei più belli e tradizionali.Si tratta, peraltro, anche di quello più grande, allestito nella centrale e spaziosa Piazza Walther, resa ancora più affascinante dal profumo di vin brulè e prelibatezze locali.Tra i possibili acquisti non possono mancare formaggi, speck e strudel, ma anche i fiabeschi oggetti natalizi di questa magica regione, soprattutto quelli in legno: i giocattoli, per esempio, sono insuperabili.Tra le esperienze natalizie da fare a Bolzano, a prescindere dal proprio credo, c'è sicuramente la messa di mezzanotte: celebrata in tedesco all'interno dell'austera architettura gotica del Duomo, è un toccasana per chi è in cerca di spiritualità e atmosfera.Tra le usanze di Natale da tenere d'occhio, segnaliamo le sfilate di San Nicolò e dei Krampus (5 e 6 dicembre), maschere spaventose create in epoca precristiana e oggi utilizzate per ammonire i bambini che non hanno fatto i bravi. Bolzano val bene una visita anche solo per il mercato di frutta e verdura di Piazza delle Erbe, per gli eleganti portici, per la località di Colle (raggiungibile in funivia); ma anche per la sua enogastronomia, per l'incontaminata natura circostante e per l'aspetto da fiaba montana delle case del circondario. Il mercatino di Natale verrà inaugurato alle 17.00 del 26 novembre e, fino al 6 gennaio incluso, osserverà i seguenti orari: 10:00-19:00, salvo i giorni della Viglia (10:00-14:00) e di Capodanno (12:00-19:00). A Natale, invece, sarà chiuso. Per accedere occorre il green pass.Mangiare a Bolzano:Prodotti di punta sono i canederli, gli spätzle (gnocchetti) e lo stinco affumicato con crauti e patate. Ecco dove provarli:Ristorante Nadamas, Piazza delle Erbe, 43/44;Osteria Dai Carrettai di Sartori Stefano e C. SAS, Via Dr. Josef Streiter, 20/B;Batzen Häusl, Via Andreas Hofer, 30.Dormire:Eggentaler, Eggentalerstrasse 47 (a circa 3 km da Bolzano);Art & Design Hotel Napura, Steurer Straße 7 - Fraz. Settequerce (Siebeneich). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="montepulciano" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Montepulciano Montepulciano (iStock) Guai a chiamarlo paese: Montepulciano è una vera e propria città medievale. Il perché è presto detto: si tratta di un luogo con una delle maggiori concentrazioni di opere d'arte al mondo. Incamminarsi tra i suoi vicoli significa, infatti, conoscere la storia attraverso l'architettura dei secoli passati.Non solo: Montepulciano ha dato i natali ad Agnolo Ambrogini, conosciuto come "il Poliziano", celebre poeta e filologo del XVI secolo, ma qui trovò anche rifugio, fino alla sua morte, il celebre fumettista Andrea Pazienza. A Montepulciano – uno degli aspetti che la rendono una meta più che appetibile – vengono poi girati ogni anno film e serie tv, nazionali e internazionali. Tocco finale: i mercatini, che ogni anno vengono allestiti tra Piazza Grande e la vicina fortezza medicea, un tempo liceo classico e oggi spazio museale, nonché – tra novembre e gennaio – castello di Babbo Natale.Del resto, Montepulciano è natalizia già di suo: al mattino è avvolta dalla nebbia e non è raro che in inverno nevichi. Pur trattandosi di un centro nevralgico in Toscana, mantiene l'aspetto del borgo raccolto e sembra un presepe tutto l'anno.Per godersi lo spettacolo di Montepulciano (mercatini inclusi) e della Val di Chiana dall'alto, basta salire sulla torre comunale, in Piazza Grande.I mercatini sono aperti, dalle 10:30 alle 19:30:il 20, 21, 27 e 28 novembre;dal 4 al 12 dicembre;dal 18 dicembre al 6 gennaio.Medesime date per il castello di Babbo Natale, i cui orari variano in base ai giorni:Fino al 24 dicembre e nelle date del 26 dicembre e del 6 gennaio: 10:30-19:00;Dal 27 dicembre al 5 gennaio: 14:30-19:00.Mangiare a Montepulciano e dintorni:Tassativi, a Montepulciano, sono il suo vino Nobile, i pici (pasta lunga fatta in casa) e i crostini con i fegatini.Dove assaggiare tutto ciò?Ristorante degli Archi, Piazzetta di San Cristofano, 2 (Montepulciano);La Chiusa Hotel & Restaurant, Via della Madonnina, 88 (Montefollonico);Sette di Vino, Piazza di Spagna, 1 (Pienza).Per dormire:Osteria Del Borgo B&B, via Ricci, 7 (Montepulciano);Residenza Fabroni, Via di Gracciano nel Corso, 12 (Montepulciano). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="roma" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Roma Piazza Navona a Roma durante il periodo natalizio (iStock) Anche Roma merita una citazione come luogo da mercatini di Natale. Certo, è difficile che si venga nella capitale appositamente per i suoi balocchi natalizi: Roma va visitata più e più volte e i mercatini rappresentano solo una delle infinite sollecitazioni non tanto a venire, quanto a tornare.La Città Eterna è da sempre famosa per la giostra di Piazza Navona, che insieme alle coloratissime bancarelle natalizie allieta ulteriormente quella che è una delle più belle piazze della capitale. Ma Roma ha comunque voluto fare di più ed è ormai sua consuetudine l'allestimento di diversi mercatini, visto che ogni quartiere è quasi una città a se stante.Durante i primi tre fine settimana di dicembre si terrà, come ogni anno, ChristmasLand, la più grande fiera di Natale della città. Il luogo è assai particolare: trattasi infatti dell'ex deposito Atac di Piazza Ragusa (si entra da Via Tuscolana, 179). Artigianato locale, oggetti vintage, ma anche abbigliamento, design ed eventi: ecco cosa si può trovare una volta varcata la soglia di questi 6000 mq interamente dedicati al Natale. Sul sito, è possibile trovare tutte le informazioni.Anche l'Auditorium Parco della Musica si veste a festa: si possono fare acquisti in tema al mercato equo-solidale, pattinare sul ghiaccio o spedire lettere a Babbo Natale.Ultimo, ma di certo non meno importante, il Vaticano: niente mercatini, ovviamente, ma una mostra di tutto rispetto: "100 Presepi in Vaticano" è visitabile dal 5 dicembre al 9 gennaio sotto il colonnato di Piazza San Pietro. Per tornare alle antiche tradizioni italiane.Dove mangiare a RomaCosa mangiare a Roma, ormai, si sa: dai carciofi alla Giudia ai tonnarelli cacio e pepe, dagli spaghetti alla carbonara all'abbacchio allo scottadito. La cucina romana è per palati che accolgono i sapori forti.Ponte e Parione, Via di Santa Maria dell'Anima, 62. Da provare: pasta cacio, pepe e fichi. A due passi da Piazza Navona. Spaghetti, Via Leone IV, 29. Ottima la carbonara. In Vaticano. Pinseria Il Pomodoro Roma, Piazza Ragusa, 25/26/27: prelibata occasione per assaggiare la pinsa, cugina della pizza.Dormire a RomaBQ House Milizie Luxury Rooms, Viale delle Milizie 76, Vaticano Prati;Hotel American Palace Eur, Via Laurentina 554, Eur. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="puglia" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Puglia Piazza Sant'Oronzo a Lecce (iStock) Anche la Puglia, da qualche anno, è diventata sede di numerosi mercatini di Natale. Complici i borghi – bianchi come la neve – e una tradizione che non disdegna le novità, questa regione è la meta ideale per chi è in cerca di atmosfere natalizie un po' fuori dalle solite immagini.Bari, Alberobello, Monopoli, Brindisi, Ostuni e Taranto sono solo alcuni dei luoghi che si vestiranno a festa.A Lecce, per esempio, si potrà camminare tra i mercatini di Piazza Mazzini, Piazza Sant'Oronzo e il Monastero dei Teatini. Il monastero, in particolare, ospiterà la fiera dei pupi - ossia l'esposizione dei presepi in cartapesta – dall'8 al 22 dicembre.Se si preferiscono i borghi alle città, Alberobello è il posto giusto: già sorta di presepe vivente, sotto Natale diventa ancora più magico. Dal 28 novembre al 9 gennaio camminare tra i trulli sarà un'esperienza fuori dal comune: proprio sulle loro candide pareti vengono proiettate immagini colorate che catapultano i visitatori in un sogno a occhi aperti.A Fasanolandia (parco giochi di Fasano), torna Natale tra le Giostre, che si terrà tra il 4 e il 12 dicembre prossimi. Un luogo adatto ai bambini per la presenza delle giostre, ma anche delle animazioni pensate proprio per loro, che hanno la possibilità di entrare gratis. Per gli altri il biglietto costa 15 €.Altra splendida cornice è quella di Gravina di Puglia, cittadina che deve il suo nome proprio alla gravina che la circonda: un immenso "burrone" che ricorda la conformazione di Matera, che del resto si trova a pochi chilometri. A Gravina il mercatino sarà presente dal 7 dicembre al 6 gennaio. Un'occasione perfetta non solo per testare l'enogastronomia e l'artigianato locali, ma anche per scoprire un centro storico di intatta bellezza.Mangiare in PugliaPiatti da non perdere: fave e cicoria, pasta fatta in casa con pomodoro e cacio-ricotta e pasticciotti crema e amarena.Dove:Osteria da Angiulino, Via Principi di Savoia, 24, Lecce;Trattoria Terra Madre, Piazza Sacramento, 17, Alberobello (BA);Labò, Piazza della Repubblica, 31, Gravina in Puglia (BA).DormireBed & Breakfast Idomeneo 63, Via Idomeneo, 63, Lecce;Masseria Paretano, SP1, 284 - C.da Paretano, Alberobello (BA). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mercatini-di-natale-2655790617.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="sicilia" data-post-id="2655790617" data-published-at="1637754167" data-use-pagination="False"> Sicilia Catania (iStock) Infine la Sicilia: regione splendida, isola felice, che concede al Natale il giusto spazio in qualunque angolo si decida di andare. A partire da Ragusa, città barocca per eccellenza.A Giarratana, per esempio, si può assistere all'unico presepe italiano riconosciuto di "interesse internazionale", in quanto in grado di rappresentare perfettamente la vita quotidiana tra fine '800 e inizio '900. Case, vie e negozi tornano così indietro nel tempo, calando le persone nell'atmosfera di un passato non troppo lontano. Dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022.Uno dei borghi più belli di tutta la Sicilia (se non di tutta Italia) sarà un altro teatro di grande atmosfera: Erice (TP) non si risparmierà quanto a presepi, eventi e mercatini di Natale. Questi ultimi, in particolare, si snoderanno nel centro storico da dicembre al 6 gennaio. Nel frattempo, si potranno assaporare delizie locali come il passito e il cannolo della pasticceria Germanico.Altri mercatini di Natale estremamente suggestivi si terranno a Palermo. In particolare, dal 27 novembre al 27 dicembre, in Piazzale Giotto avrà luogo la Fiera di Natale, dove si potrà passeggiare tra stand ed espositori di prodotti locali e fare un giro nel lunapark più grande della Sicilia.Ma ci sono anche gli apprezzatissimi mercatini di Caltagirone, Enna, Agrigento e Catania. E proprio a Catania, dal 17 al 24 dicembre, si potrà assistere ad Artieri, Festival itinerante che porterà in Sicilia artigiani provenienti da tutta Italia: a Villa del Grado (corso Italia, 209), si potrà anche partecipare a workshop e laboratori per creare prodotti artigianali tipici delle zone d'Italia che saranno presenti. Il programma è in via di definizione.MangiareMangiare in Sicilia è uno dei sine qua non di una vita degna di questo nome: scaccioni, busiate, pane e panelle… Ovunque ci si giri, le possibilità di trovare soddisfazione per il palato sono infinite.Locanda Angelica Le Due Palme, Contrada Calaforno, Giarratana (RG);Gli Archi di San Carlo, Via San Carlo, 10, Erice (TP);Trattoria Trapani, P.za Giulio Cesare, 16, Palermo.DormireLe Scale sul Barocco, Corso Mazzini, 6, Ragusa (affittacamere);Artemisa Palace Hotel, Via Roma 499, Palermo.
Il deserto di Wadi Rum in Giordania (iStock)
Il Wadi Rum, una delle aree desertiche più iconiche al mondo e patrimonio dell’Unesco, punta a diventare progressivamente plastic free. Al centro del progetto ci sono la tutela di un ecosistema fragile e la creazione di almeno 100 nuovi posti di lavoro, con un’attenzione particolare all’inclusione femminile. L’iniziativa si svolge nel Sud della Giordania, tra Aqaba e l’area protetta del Wadi Rum, e vede l’Italia protagonista con il contributo di Plastic Free Onlus.
Il percorso è nato dal dialogo con Sua Eccellenza Thabet Al-Nabulsi, Commissario al Turismo e agli Affari del Sud del governo giordano, con l’obiettivo di definire una strategia concreta per ridurre la plastica nelle aree protette del Paese. La strategia si inserisce nella più ampia politica ambientale giordana, guidata dalla Casa Reale, che punta a trasformare la Giordania in uno dei Paesi più green del Medio Oriente.
Plastic Free Onlus, attiva dal 2019 nella lotta contro l’inquinamento da plastica, accompagna il progetto con la sua esperienza sul campo. Dal 2024, le missioni dell’associazione nel Wadi Rum hanno già portato alla rimozione di oltre tre tonnellate di rifiuti, tra plastica, lattine, copertoni e mozziconi di sigaretta, anche nelle zone più remote del deserto. Le operazioni sono state realizzate in collaborazione con i beduini locali e i ranger della riserva naturale.
Una delle operazioni di pulizia ambientale condotte da Plastic Free Onlus in Giordania
«L’incontro con Sua Eccellenza Al-Nabulsi rappresenta un passaggio strategico fondamentale per costruire un modello sostenibile che unisca tutela ambientale e sviluppo sociale – spiega Silvia Pettinicchio, Global strategy director di Plastic Free Onlus –. L’azione concreta sul campo è la base di ogni strategia credibile: abbiamo rimosso tonnellate di rifiuti e costruito relazioni solide con la comunità locale. Rendere plastic free il Wadi Rum significa proteggere uno degli ecosistemi più preziosi della regione e generare nuove opportunità economiche per le persone del territorio. Non c’è vera sostenibilità senza inclusione sociale, e per questo il coinvolgimento delle donne è centrale nel progetto».
Nei prossimi giorni sono previste nuove spedizioni di pulizia congiunte tra Plastic Free e i ranger del Wadi Rum. Saranno il primo passo concreto verso una trasformazione strutturale che punta a coniugare ambiente, sviluppo economico e cooperazione internazionale.
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Giovanni Lindo Ferretti (Getty Images)
E l’accadere nella vita di Ferretti è che a un certo punto doveva essere strappato all’eremo, tornare fra gli altri mortali. Il sentiero che lo ha riportato nel mondo è il cuore di Ora et labora (Compagnia editoriale Aliberti), la nuova edizione di un libro splendido che in origine era dedicato alla preghiera e che in questa versione aggiornata deve ritrovare anche il tempo della vita vissuta nel quotidiano: il lavoro, l’incontro con gli altri esseri umani, il ritorno di Giovanni Lindo sul palco, lì dove abbiamo imparato a conoscerlo e ad amarne l’arte. «Prego, ogni giorno non sempre come vorrei, come si deve, ma prego ne sento necessità, ne traggo beneficio, comunque», scrive. «C’è altro? Sì, lavoro per quel che mi è dato, che so, che posso, fin che potrò ora et labora quindi. Sì, come sempre nei secoli dei secoli. Amen». Questo altro è appunto la riunione dei Cccp, le mostre celebrative, i concerti di successo, di nuovo le luci calde dei riflettori che si sostituiscono a quelle fioche della candela interiore dello spirito.
Ferretti si fa strappare alla sua dimora montana non senza fatica. «Ho già detto quanto il mio cristianesimo affiori da un substrato barbarico pagano, in continuità», racconta. «È una connotazione storico geografica culturale: le cose accadono, agli uomini farne tesoro, con tutta l’attenzione necessaria. Ancora pochi anni fa mi auguravo con nota di sarcasmo gli arresti domiciliari in senso lato: il perimetro della mia valle, l’ambito della mia comunità seppur residuale. La immaginavo comunità di destino. Qui stava il vivere, fuori la costrizione. Qui la pace, fuori l’inquietudine, il disagio. Poi tutto si è rigirato. Fuori Felicitazioni! Qui Condoglianze! Non è stato facile e non lo è. Una infinita tristezza ammanta lo sguardo ma non vorrei essere che qui, in questa incerta ora. Sia fatta la Tua volontà. È il cuore pacificato di chi prega ora et labora per quel che ti è dato. Amen. Così dopo i 70 avvenne che tornai sul palco».
Sembra il racconto del Parsifal: Ferretti, puro folle ritirato nel mezzo della natura, viene raggiunto dai cavalieri della tavola rotonda, al cui richiamo non gli è dato di resistere. Un giorno arrivano da lui in montagna i vecchi compagni di viaggio. «Fine di settembre... arrivano a Cerreto: Zamboni Annarella Fatur, una foto e un’intervista più di trent’anni dopo, niente di che oltre il piacere di ritrovarsi. Sciocco stupido Ferretti: si apre una voragine. L’ignoto del noto, tutto da scoprire, un pezzo per volta e... in questo presente che capire non sai l’ultima volta non arriva mai». Nel frattempo l’esistenza ritirata continua: «A dicembre muore Scampato, piccola cerimonia domestica: i cavalli per raggiunti limiti di età non saranno più cavalcati, ne siamo intristiti». Ma il seme piantato dalla visita degli amici antichi comincia a dare frutti. Segue una mostra a Reggio Emilia, poi un concerto sempre lì, nel Teatro Valli.
«L’imprevedibile si è imposto, obtorto collo, a tutt’altro interessato non l’ho desiderato. Zamboni, con lui ho scardinato/rimodellato la mia vita. Fatur già bronzo di Riace ora Buddha di giada e pura poesia sgorga in questo sfacelo di chiappe pance in cadenze ammalianti…vota Fatur vota Fatur… Annarella Benemerita Soubrette, Esecutore testamentario, Amministratore delegato, la Bene Gesserit di questo nostro distonico presente. L’imprevedibile si è imposto, funziona per moto proprio funziona proprio bene. Certificazione esterna. Doveva essere solo un’intervista per il film Kissing Gorbachov ma il ritrovarci ci ha travolti: cellula dormiente risvegliata al presente? Che fare? Un ultimo spettacolo. Immobile dove tutto era stato movimento, un ordine dove fu vortice e ordine mai si era visto». La giostra è ripartita, la musica è ricominciata.
«Com’è potuto succedere?», si domanda Ferretti. È solo colpa di Massimo Zamboni e della sua chitarra? «Cantando ho trascorso tutta la mia vita adulta, mi sono garantito sopravvivenza e decoro, mi sono preso cura della mia dimora e dei suoi vecchi. Dei miei giorni, di cani e cavalli. Mai stato facile mai troppo difficile. Mai pensato di fare/essere cantante. Agli inizi era il palco: urlavo, mi agitavo, esibivo strafottente il mio disagio. Sempre, alla mia destra, composto/ciondolante Zamboni, presto, alla mia sinistra, paesaggi mutevoli. Con Annarella e Fatur rigenerammo il palco in spazio teatrale primitivo, cerimoniale, carnale ed ossessivo, penetrato dalla parola e determinato da una musicalità austera e rigorosa. Una torcia accesa che bruciando illumina ed attrae, consumandosi. I concerti di Mosca e Leningrado, già rinominata San Pietroburgo, ne segnarono l’apice. Un ultimo disco, che poi nel tempo risulterà il primo di un nuovo ciclo, a decretarne la fine Epica Etica Etnica Pathos. Conturbante visionario. Pensai di essermi liberato, non ero nato per fare il cantante. Ne ero sicuro. Tornai a vivere sui monti, nella mia casa natale, comprai una cavallina a lungo cercata come viatico per un cammino a ritroso verso l’infanzia. Una necessità impellente improrogabile e mai più disattesa. Pochi anni dopo ero di nuovo sul palco. Un palco nuovo ottimi musicisti e il piacere della musica: CSI KODEMONDO... A tratti percepisco tra indistinto brusio... A ben vedere dal palco non sono più sceso. Potrei scandire la mia vita facendo il conto dei dischi registrati in studio». È vero in fondo: Ferretti dal palco non è più sceso, anche se si è allontanato ed è stato - ed è, con potenza - molto di più di un cantante. Ha scritto libri importanti, di recente ha pubblicato persino un graphic novel. E i suoi album sono stati tutto tranne che un mestiere o una faccenda di soldi, celebrità e applausi. Ha scelto una via impervia, Giovanni Lindo, e non era nemmeno scontato che i fan di un tempo volessero stare a riascoltarlo dal vivo, dopo tutto quello che molti gli hanno tirato addosso negli anni, quando la sua fede cristiana è diventata felicemente pubblica. Eppure, forse, non poteva fare altrimenti. Doveva continuare a pregare, sì, ma non lontano da tutto. Deve pregare per combattere meglio, specie in questo presente frastornato e depresso. «Quando il mondo era giovane gli uomini sembravano non temere nulla se non che il cielo cadesse», scrive Ferretti. «L’ira degli dei, la punizione divina. Il nostro mondo è vecchio, ossessionato da sé stesso, quante paure lo attanagliano? Il mondo si sgretola rotola via. Sembra che il mondo vada a puttane è locuzione volgare ma la considero boccata d’aria fresca, altro tempo, altra baldanza. Quando ero bimbo gli uomini parlavano così». Già, il mondo forse va in rovina, ma ci sono ancora le preghiere a salvarlo, preghiere di pochi forse, ma forti. E poi, con la preghiera, c’è anche il canto. «Il mondo va a puttane è un giudizio inesorabile sul presente, aggiungo quindi alle mie preghiere quotidiane parti del Dies irae con la speranza di volgerle in canto». Il canto di Ferretti che lo ha strappato al suo eremo, ma che per tanti di noi è rassicurante e benefico, curativo. Come sempre, come una preghiera.
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La giudice ha spiegato che l’azienda non può scegliere «a piacere» chi sospendere dal lavoro. La scelta deve seguire regole corrette, fatte con buona fede, senza favoritismi e senza discriminazioni, anche quando alcuni lavoratori hanno limitazioni nello svolgere certe mansioni.
Un punto importante della sentenza riguarda il numero minimo di giornate lavorate durante gli ammortizzatori sociali. Il Tribunale dice che non basta rispettare la percentuale solo formalmente: se poi, nella pratica, alcuni dipendenti restano quasi sempre a casa e altri vengono chiamati molto più spesso, il sistema non è corretto. Questo vale soprattutto quando i lavoratori possono essere spostati su mansioni simili (cioè quando c’è «fungibilità»). Per questi motivi, Stellantis è stata condannata a pagare le differenze di stipendio e anche i due terzi delle spese legali.
In dettaglio, la sentenza si apre con un chiarimento sul quadro di legge: il Decreto legislativo 148/2015 non impone in modo esplicito la rotazione nella Cassa integrazione ordinaria. Però questo non dà all’azienda «carta bianca». La giudice richiama la Cassazione e ricorda che «il potere di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione […] non è incondizionato»: l’impresa deve comunque rispettare «i doveri di correttezza e buona fede» e non può creare discriminazioni, comprese quelle legate a «invalidità o presunta ridotta capacità lavorativa». Il punto centrale è che, anche se la legge non parla di rotazione come obbligo formale, resta un principio di equità e di tutela che non può essere aggirato.
Il Tribunale aggiunge poi che la rotazione diventa concreta e pretendibile quando i lavoratori sono «pienamente fungibili», cioè quando fanno lo stesso lavoro o lavori molto simili. Ed è qui che viene criticato il comportamento aziendale dell’ex Fca: Stellantis, secondo la sentenza, non ha mai spiegato alle rappresentanze sindacali con quali criteri scegliesse chi sospendere, limitandosi a indicare quanti lavoratori erano coinvolti e per quali periodi. Come osserva la giudice, nelle comunicazioni dell’azienda «viene riportato soltanto il numero dei lavoratori interessati […] senza alcun richiamo ai criteri utilizzati». In un contesto come quello delle linee di Termoli, dove la fungibilità è ampia, questa mancanza pesa in modo decisivo.
È un problema che l’Unione sindacale di base denuncia da tempo: dietro la regola del «minimo», spesso si finisce per penalizzare sempre le stesse persone. La sentenza riconosce che una regola che sembra neutra può creare, nei fatti, un’ingiustizia. Non è accettabile aggirare la rotazione lasciando sempre gli stessi lavoratori fuori dal lavoro.
«La pronuncia del giudice di Larino», si legge nella nota dell’Usb lavoro privato Abruzzo e Molise e Rsa Usb Stellantis Termoli, «non è la prima a favore di lavoratori rappresentati dalla nostra organizzazione sindacale ed è un riferimento importante anche per altri dipendenti di Stellantis che ritengano di aver subito trattamenti analoghi. Ancora una volta emerge il ruolo passivo delle organizzazioni sindacali firmatarie del contatto collettivo specifico di lavoro che in questi anni hanno sempre abdicato al ruolo di controllo e di tutela dei lavoratori».
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