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2023-06-07
La Meloni prova a sfilare la Tunisia a Macron
Giorgia Meloni e Kais Saied (Twitter)
Il contrasto ai flussi migratori illegali, il sostegno agli aiuti del Fmi e dell’Ue, la tutela delle infrastrutture e della cooperazione energetica. C’è stata tanta carne al fuoco nella missione tunisina di ieri del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, proprio in virtù del fatto che la precaria situazione economica del Paese nordafricano potrebbe generare, se non adeguatamente gestita, una vera e propria catastrofe umanitaria a pochi chilometri dal nostro Paese e un’impennata degli sbarchi, che già negli ultimi mesi hanno visto un aumento determinato dai vari scenari di instabilità che si sono prodotti nell’Africa subsahariana. Una visita, quella del nostro premier, che si è svolta nel solco di quel «piano Mattei» additato come obiettivo del suo governo dal momento dell’insediamento e che è culminata nel faccia a faccia - durato un’ora e 45 minuti - col presidente tunisino Kais Saied nel Palazzo presidenziale. Prima e dopo di quello con Saied il nostro presidente del Consiglio ha avuto due colloqui (uno all’aeroporto di Tunisi appena atterrata e l’altro nella sede dell’esecutivo tunisino) con l’omologa nordafricana Najla Bouden.
Tutte le questioni affrontate sono state pacificamente riconosciute come strettamente legate, a partire da quella dei flussi migratori: la Tunisia è sull’orlo del default, ma il sostegno internazionale tarda a giungere. Sul tavolo ci sono due miliardi promessi dal Fmi in cambio di una serie di riforme e 500 milioni da parte dell’Ue. Meloni ha ribadito l’impegno del nostro Paese a spingere per l’arrivo nel minor tempo possibile di queste risorse a Tunisi: «Nel pieno rispetto della sovranità tunisina», ha dichiarato il nostro premier, «ho raccontato al presidente Saied degli sforzi che un Paese amico come l’Italia sta facendo per cercare di arrivare a una positiva conclusione dell’accordo tra Tunisia e Fmi, che resta fondamentale per un rafforzamento e una piena ripresa del Paese. Abbiamo confermato a Saied», ha proseguito, «il sostegno al bilancio tunisino e anche a livello di Ue l’Italia si è fatta portavoce di un approccio concreto per aumentare il sostegno alla Tunisia sia nel contrasto alla tratta di esseri umani e all’immigrazione illegale, ma anche per un pacchetto di sostegno integrato, di finanziamenti e di opportunità importanti a cui sta lavorando Bruxelles. Per accelerare l’attuazione di questo pacchetto dell’Ue - ha concluso - ho dato al presidente Saied la mia disponibilità a tornare presto qui in Tunisia anche insieme alla presidente Ursula von der Leyen».
Il timore è che i buoni rapporti bilaterali, di fronte al precipitare degli eventi, non servano a contenere la pressione migratoria interna ed esterna alla Tunisia: «Abbiamo fatto fin qui un ottimo lavoro insieme alla Tunisia», ha spiegato il premier, «gli sbarchi in Italia sono sensibilmente diminuiti a maggio rispetto a marzo e aprile. Chiaramente siamo di fronte alla stagione più difficile da questo punto di vista, non possiamo che essere preoccupati per i prossimi mesi e riteniamo che si debba intensificare il nostro lavoro comune rafforzando la collaborazione con le autorità tunisine nell’attività di prevenzione soprattutto nella regione di Sfax, dal cui parte la gran parte dei migranti irregolari. Noi», ha proseguito, «abbiamo già contribuito e contribuiamo alla capacità di gestione delle frontiere in Tunisia, siamo pronti a fare di più anche con il coinvolgimento dell’Unione europea ma l’approccio securitario non è sufficiente se poi non si fa un lavoro importante che riguardi anche investimenti, sviluppo, formazione, flussi regolari e la possibilità di offrire alle persone condizioni di vita migliori». A questo proposito, nel corso della sua visita a Tunisi, Meloni ha rilanciato l’ipotesi di tenere a Roma una conferenza internazionale su migrazioni e sviluppo «per cercare di mettere assieme tutte le necessità legate a un fenomeno che è sicuramente molto imponente e va affrontato a 360 gradi». «Faremo del nostro meglio» , ha concluso Meloni, «per immaginare un evento di questo tipo nel minore tempo possibile». L’importanza della missione di Palazzo Chigi è stata evidenziata anche a Bruxelles, dal commissario agli Affari interni Ylva Johansson, per il quale «la visita di Giorgia Meloni oggi (ieri,ndr) è cruciale perché l’Italia gioca un ruolo costruttivo nelle nostre relazioni con Tunisi, su questo la Commissione e Roma sono alleate nell’aumentare la cooperazione con questo Paese». Il «buon feeling» che si è instaurato tra Meloni e Saied, come hanno tenuto a far filtrare fonti della presidenza del Consiglio, è stato testimoniato dalle frasi con cui lo stesso presidente tunisino si è rivolto al nostro premier, di fronte ai cronisti: «Lei è una donna», ha detto, «che dice a voce alta quello che gli altri pensano in silenzio».
Come si diceva, il deterioramento economico e politico della situazione tunisina contiene anche un rischio enorme per il mantenimento degli accordi di cooperazione energetica e per la sicurezza delle infrastrutture. Come è noto, l’Italia ha di recente siglato una serie di importantissimi accordi, che hanno fatto della Tunisia, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il primo fornitore di gas al nostro Paese. Tutto questo in una fase in cui invece la Francia, storicamente dominante nell’area, sta invece incontrando difficoltà in Nordafrica.
A questo si aggiunge una nuova infrastruttura per la fornitura di energia elettrica: il cavo Elmed che - come ha sottolineato il nostro presidente del Consiglio - «rappresenta una infrastruttura strategica che lega ulteriormente il destino delle nostre due nazioni, che diventano degli hub di approvvigionamento energetico per l’Europa e per i Paesi africani».
L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope
«C’è un’Italia che è sempre stata capace di pensare in grande. Un’Italia che vuole dire che siamo capaci di fare grandi cose, perché già le abbiamo fatte». Questo il messaggio che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto consegnare partecipando ieri alla candidatura ufficiale dell’Italia per ospitare l’Einstein Telescope, il più potente cacciatore di onde gravitazionali mai costruito. Meloni arriva in ritardo, ma di corsa da Tunisi dove era andata in mattinata per una missione istituzionale. «Per me è difficile incastrare tutto in queste giornate e voglio dire al professore Parisi che se un giorno ci fosse anche un teletrasporto mi candiderei a ospitare anche quello, possibilmente a casa mia così risolviamo un po’ di problemi perché sta diventando tutto un po’ complesso». Scherza Meloni, prima di ricordare l’importanza che Einstein Telescope avrebbe per il nostro Paese. «Einstein Telescope è soprattutto un enorme balzo in avanti nella nostra capacità di comprendere il cosmo. Questo per la scienza. Politicamente è un modo per far tornare la ricerca italiana ed europea maggiormente centrali. Economicamente è una grande opportunità per l’indotto».
Alla conferenza stampa che si è tenuta terrà all’Osservatorio astronomico di Roma dell’Istituto nazionale di astrofisica, oltre al presidente del Consiglio sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha condotto l’incontro, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Presente anche il presidente della Sardegna, Christian Solinas, in quanto governatore della Regione che dovrebbe ospitare il telescopio.
Oltre alle istituzioni anche il premio Nobel Giorgio Parisi, l’ambasciatore e capo delegazione italiana nel board of Governmental representatives di Einstein Telescope, Ettore Sequi e Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare.
L’Einstein telescope è un telescopio completamente diverso rispetto a quelli a cui siamo abituati. Intitolato ad Albert Eistein che per primo ipotizzò l’esistenza delle onde gravitazionali, «ascolterà» l’universo, indietro di 13 miliardi di anni. L’obiettivo è conoscere e studiare la storia dell’universo ripercorrendola con l’ambizione di arrivare a capire il big bang e quindi l’energia oscura di cui sappiamo solo che costituisce il 70% dell’universo.
L’investimento previsto è di 1,91 miliardi, di cui 50 milioni di euro per il progetto (2008-2017); 171 milioni di euro per la preparazione (2018-2027); 1,7 miliardi per l’implementazione (2025-2035); 37 milioni di euro l’anno per le attività (2034-2038).
Investimento che porterà un imponente effetto occupazione che tra effetti diretti e indotti è stimato in più di 36.000 risorse. Questa forza lavoro sarà distribuita in tutta Europa, con una previsione indicativa di un 70% circa nella nazione ospitante. La Sardegna, una delle Regioni meno sismiche d’Europe, si candida come potenziale sito perfetto. La zona indicata è quella della miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, in provincia di Nuoro, nel cuore della Sardegna. Il sito è considerato ideale per il tipo di terreno che, essendo roccioso, può essere scavare in profondità senza rischi e per la bassissima densità di popolazione.
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Visita del premier nel Paese nordafricano, sul tavolo l’emergenza migranti, i prestiti del Fmi e l’energia. Parole al miele di Kais Saied: «Lei dice a voce alta quello che altri pensano in silenzio». Un feeling che non farà piacere alla Francia, presenza storica nell’area.L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope. Ieri la presentazione con il presidente del Consiglio, Antonio Tajani, Anna Maria Bernini e Alfredo Mantovano.Lo speciale contiene due articoli.Il contrasto ai flussi migratori illegali, il sostegno agli aiuti del Fmi e dell’Ue, la tutela delle infrastrutture e della cooperazione energetica. C’è stata tanta carne al fuoco nella missione tunisina di ieri del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, proprio in virtù del fatto che la precaria situazione economica del Paese nordafricano potrebbe generare, se non adeguatamente gestita, una vera e propria catastrofe umanitaria a pochi chilometri dal nostro Paese e un’impennata degli sbarchi, che già negli ultimi mesi hanno visto un aumento determinato dai vari scenari di instabilità che si sono prodotti nell’Africa subsahariana. Una visita, quella del nostro premier, che si è svolta nel solco di quel «piano Mattei» additato come obiettivo del suo governo dal momento dell’insediamento e che è culminata nel faccia a faccia - durato un’ora e 45 minuti - col presidente tunisino Kais Saied nel Palazzo presidenziale. Prima e dopo di quello con Saied il nostro presidente del Consiglio ha avuto due colloqui (uno all’aeroporto di Tunisi appena atterrata e l’altro nella sede dell’esecutivo tunisino) con l’omologa nordafricana Najla Bouden.Tutte le questioni affrontate sono state pacificamente riconosciute come strettamente legate, a partire da quella dei flussi migratori: la Tunisia è sull’orlo del default, ma il sostegno internazionale tarda a giungere. Sul tavolo ci sono due miliardi promessi dal Fmi in cambio di una serie di riforme e 500 milioni da parte dell’Ue. Meloni ha ribadito l’impegno del nostro Paese a spingere per l’arrivo nel minor tempo possibile di queste risorse a Tunisi: «Nel pieno rispetto della sovranità tunisina», ha dichiarato il nostro premier, «ho raccontato al presidente Saied degli sforzi che un Paese amico come l’Italia sta facendo per cercare di arrivare a una positiva conclusione dell’accordo tra Tunisia e Fmi, che resta fondamentale per un rafforzamento e una piena ripresa del Paese. Abbiamo confermato a Saied», ha proseguito, «il sostegno al bilancio tunisino e anche a livello di Ue l’Italia si è fatta portavoce di un approccio concreto per aumentare il sostegno alla Tunisia sia nel contrasto alla tratta di esseri umani e all’immigrazione illegale, ma anche per un pacchetto di sostegno integrato, di finanziamenti e di opportunità importanti a cui sta lavorando Bruxelles. Per accelerare l’attuazione di questo pacchetto dell’Ue - ha concluso - ho dato al presidente Saied la mia disponibilità a tornare presto qui in Tunisia anche insieme alla presidente Ursula von der Leyen».Il timore è che i buoni rapporti bilaterali, di fronte al precipitare degli eventi, non servano a contenere la pressione migratoria interna ed esterna alla Tunisia: «Abbiamo fatto fin qui un ottimo lavoro insieme alla Tunisia», ha spiegato il premier, «gli sbarchi in Italia sono sensibilmente diminuiti a maggio rispetto a marzo e aprile. Chiaramente siamo di fronte alla stagione più difficile da questo punto di vista, non possiamo che essere preoccupati per i prossimi mesi e riteniamo che si debba intensificare il nostro lavoro comune rafforzando la collaborazione con le autorità tunisine nell’attività di prevenzione soprattutto nella regione di Sfax, dal cui parte la gran parte dei migranti irregolari. Noi», ha proseguito, «abbiamo già contribuito e contribuiamo alla capacità di gestione delle frontiere in Tunisia, siamo pronti a fare di più anche con il coinvolgimento dell’Unione europea ma l’approccio securitario non è sufficiente se poi non si fa un lavoro importante che riguardi anche investimenti, sviluppo, formazione, flussi regolari e la possibilità di offrire alle persone condizioni di vita migliori». A questo proposito, nel corso della sua visita a Tunisi, Meloni ha rilanciato l’ipotesi di tenere a Roma una conferenza internazionale su migrazioni e sviluppo «per cercare di mettere assieme tutte le necessità legate a un fenomeno che è sicuramente molto imponente e va affrontato a 360 gradi». «Faremo del nostro meglio» , ha concluso Meloni, «per immaginare un evento di questo tipo nel minore tempo possibile». L’importanza della missione di Palazzo Chigi è stata evidenziata anche a Bruxelles, dal commissario agli Affari interni Ylva Johansson, per il quale «la visita di Giorgia Meloni oggi (ieri,ndr) è cruciale perché l’Italia gioca un ruolo costruttivo nelle nostre relazioni con Tunisi, su questo la Commissione e Roma sono alleate nell’aumentare la cooperazione con questo Paese». Il «buon feeling» che si è instaurato tra Meloni e Saied, come hanno tenuto a far filtrare fonti della presidenza del Consiglio, è stato testimoniato dalle frasi con cui lo stesso presidente tunisino si è rivolto al nostro premier, di fronte ai cronisti: «Lei è una donna», ha detto, «che dice a voce alta quello che gli altri pensano in silenzio». Come si diceva, il deterioramento economico e politico della situazione tunisina contiene anche un rischio enorme per il mantenimento degli accordi di cooperazione energetica e per la sicurezza delle infrastrutture. Come è noto, l’Italia ha di recente siglato una serie di importantissimi accordi, che hanno fatto della Tunisia, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il primo fornitore di gas al nostro Paese. Tutto questo in una fase in cui invece la Francia, storicamente dominante nell’area, sta invece incontrando difficoltà in Nordafrica. A questo si aggiunge una nuova infrastruttura per la fornitura di energia elettrica: il cavo Elmed che - come ha sottolineato il nostro presidente del Consiglio - «rappresenta una infrastruttura strategica che lega ulteriormente il destino delle nostre due nazioni, che diventano degli hub di approvvigionamento energetico per l’Europa e per i Paesi africani».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meloni-prova-sfilare-tunisia-macron-2661063439.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="litalia-lancia-la-sua-candidatura-per-ospitare-leinstein-telescope" data-post-id="2661063439" data-published-at="1686119069" data-use-pagination="False"> L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope «C’è un’Italia che è sempre stata capace di pensare in grande. Un’Italia che vuole dire che siamo capaci di fare grandi cose, perché già le abbiamo fatte». Questo il messaggio che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto consegnare partecipando ieri alla candidatura ufficiale dell’Italia per ospitare l’Einstein Telescope, il più potente cacciatore di onde gravitazionali mai costruito. Meloni arriva in ritardo, ma di corsa da Tunisi dove era andata in mattinata per una missione istituzionale. «Per me è difficile incastrare tutto in queste giornate e voglio dire al professore Parisi che se un giorno ci fosse anche un teletrasporto mi candiderei a ospitare anche quello, possibilmente a casa mia così risolviamo un po’ di problemi perché sta diventando tutto un po’ complesso». Scherza Meloni, prima di ricordare l’importanza che Einstein Telescope avrebbe per il nostro Paese. «Einstein Telescope è soprattutto un enorme balzo in avanti nella nostra capacità di comprendere il cosmo. Questo per la scienza. Politicamente è un modo per far tornare la ricerca italiana ed europea maggiormente centrali. Economicamente è una grande opportunità per l’indotto». Alla conferenza stampa che si è tenuta terrà all’Osservatorio astronomico di Roma dell’Istituto nazionale di astrofisica, oltre al presidente del Consiglio sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha condotto l’incontro, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Presente anche il presidente della Sardegna, Christian Solinas, in quanto governatore della Regione che dovrebbe ospitare il telescopio. Oltre alle istituzioni anche il premio Nobel Giorgio Parisi, l’ambasciatore e capo delegazione italiana nel board of Governmental representatives di Einstein Telescope, Ettore Sequi e Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. L’Einstein telescope è un telescopio completamente diverso rispetto a quelli a cui siamo abituati. Intitolato ad Albert Eistein che per primo ipotizzò l’esistenza delle onde gravitazionali, «ascolterà» l’universo, indietro di 13 miliardi di anni. L’obiettivo è conoscere e studiare la storia dell’universo ripercorrendola con l’ambizione di arrivare a capire il big bang e quindi l’energia oscura di cui sappiamo solo che costituisce il 70% dell’universo. L’investimento previsto è di 1,91 miliardi, di cui 50 milioni di euro per il progetto (2008-2017); 171 milioni di euro per la preparazione (2018-2027); 1,7 miliardi per l’implementazione (2025-2035); 37 milioni di euro l’anno per le attività (2034-2038). Investimento che porterà un imponente effetto occupazione che tra effetti diretti e indotti è stimato in più di 36.000 risorse. Questa forza lavoro sarà distribuita in tutta Europa, con una previsione indicativa di un 70% circa nella nazione ospitante. La Sardegna, una delle Regioni meno sismiche d’Europe, si candida come potenziale sito perfetto. La zona indicata è quella della miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, in provincia di Nuoro, nel cuore della Sardegna. Il sito è considerato ideale per il tipo di terreno che, essendo roccioso, può essere scavare in profondità senza rischi e per la bassissima densità di popolazione.
Prosegue la campagna sulla sicurezza stradale della Polizia di Stato. In un video diffuso sui canali social istituzionali, il pilota Kimi Antonelli invita soprattutto i più giovani a rispettare le regole della circolazione. «Se qualcuno vuole andare forte, lo faccia in pista, dove esistono circuiti per sfogarsi», afferma Antonelli, ricordando che l’eccesso di velocità sulle strade può mettere in pericolo non solo chi guida, ma anche tutti gli altri utenti. Il messaggio richiama inoltre l’importanza di rispettare limiti, precedenze e norme di sicurezza.
Xi Jinping (Ansa)
«Le relazioni tra la Cina e la Repubblica Popolare Democratica di Corea si trovano a un nuovo punto di partenza storico, di fronte a nuove opportunità di sviluppo e con nuove missioni dettate dai tempi», ha dichiarato il presidente cinese poco prima del suo arrivo. Era dallo scorso settembre che Xi non si vedeva con Kim Jong-un. Ma a che cosa punta esattamente il presidente cinese con questa visita?
Gli obiettivi principali sembrano essere due. Innanzitutto, rafforzando i legami con Pyongyang, Xi potrebbe mirare a migliorare i propri rapporti con gli Stati Uniti. Donald Trump ha infatti più volte espresso l’intenzione di riavviare un processo diplomatico con la Corea del Nord: in quest’ottica, il presidente cinese potrebbe quindi cercare di ritagliarsi il delicato ruolo di mediatore tra Washington e Pyongyang.
In secondo luogo, non è un mistero che, al netto delle dichiarazioni di facciata, Xi abbia sovente guardato con preoccupazione ai crescenti legami tra la Corea del Nord e la Russia nel settore della Difesa. Era il giugno 2024, quando Kim e Vladimir Putin firmarono il Trattato di partenariato strategico globale tra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Lo zar vede del resto nella sponda con Pyongyang uno strumento per allentare l’abbraccio soffocante del Cremlino con la Cina. Xi è consapevole di questa strategia e punta quindi a disinnescarla (o comunque ad arginarla). È dunque anche in quest’ottica che va letto il nuovo viaggio del presidente cinese in Corea del Nord.
Nonostante il rafforzamento della partnership tra Mosca e Pechino, i rapporti tra le due capitali non sono esenti da tensioni, sospetti e contraddizioni. E’ quindi proprio in questo quadro che viene a inserirsi Kim Jong-un: un Kim Jong-un che punta a massimizzare i suoi interessi, facendo leva sulla rivalità latente tra Xi e Putin.
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Gli Usa hanno già imposto severe restrizioni all’ingresso per 30 giorni ai viaggiatori che sono stati in Congo, in Uganda e nel Sud Sudan, ma da domani saranno posti sotto controllo anche chi arriva da Ruanda, Burundi e Tanzania. Anche l’Italia si è mossa rapidamente ed è già tornato dall’Africa un team di esperti dell’Istituto Nazionale per le Malattie infettive dello Spallanzani, inviato a Kinshasa per capire la situazione. I viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda hanno l’obbligo di dichiarazione, mentre l’Unione europea sta pensando a un’azione coordinata e sono allo studio farmaci e vaccini che al momento non esistono per questo ceppo.
Il rischio maggiore è però l’arrivo di persone dalle zone sotto osservazione attraverso canali non ufficiali. Se l’aeroporto di Fiumicino, come tutti gli altri aeroporti d’Europa, sarà attentamente monitorato, chi arriva attraverso il Mediterraneo sulle coste italiane rimane difficilmente controllabile.
Negli anni sono state tante le malattie ricomparse in Italia dopo essere state debellate, portate da aree del mondo dove sono ancora presenti. Il 2014 è stato l’anno dell’allarme della Tubercolosi, dovuto, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, all’incidenza nel paese d’origine, ma anche alle condizioni di vita e all’accesso ai servizi sanitari. Negli ultimi anni invece è stato il caso della scabbia, che nel 2015 aveva portato alla temporanea chiusura delle frontiere e migranti bloccati nelle stazioni ferroviarie delle principali città italiane. La scabbia un’infezione della pelle causata da un parassita favorita da scarsa igiene e sovraffollamento, condizioni tipiche dei viaggi sui barconi. Anche la difterite ha visto crescere i suoi numeri, con focolai tra le popolazioni vulnerabili con i casi concentrati nei centri di accoglienza.
Più complesso il caso della crescita della malaria che vede la maggioranza dei pazienti contagiati in viaggi nei Paesi africani sia di europei che di africani già residenti in Europa.
Il virus Ebola rappresenta però un altro livello di pericolosità sociale con una mortalità che arriva al 50% dei contagiati e una capacità di reazione delle nazioni coinvolte praticamente inesistente. Scoperto a metà degli anni settanta proprio in Congo si è presentato già 16 volte nella nazione africana, mietendo migliaia di vittime, ma questa volta sembra ancora più letale. La Repubblica Democratica del Congo, infatti, non controlla il 60% del territorio dove sta dilagando il virus, dato che da oltre un anno è nelle mani di milizie ribelli che costringono la popolazione a continui spostamenti.
I campi profughi sono un veicolo di contagio, visto l’enorme affollamento e la possibilità di uscire e rientrare senza controllo. Il presidente congolese Felix Tshisekedi ha fatto appello alle milizie per una tregua per affrontare la situazione, chiedendo allo stesso tempo aiuto finanziario al mondo per approntare ospedali da campo. Washington ha annunciato di aver stanziato circa 40 milioni di dollari per le attività di risposta all’Ebola. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus è volato in Congo, dove ha incontrato il ministro della Salute Samuel Roger Kamba che sta cercando di rassicurare la popolazione. «Stiamo lavorando a stretto contatto con i partner internazionali», spiega alla Verità il responsabile della sanità di Kinshasa, «purtroppo nelle province di Ituri e Kivu non esistono strade e i collegamenti sono molto complicati. Invitiamo la popolazione a segnalare ogni movimento ed ogni caso sospetto, ma soprattutto di andare in ospedale e non curarsi con la medicina tradizionale nei villaggi».
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Dalle intercettazioni sarebbe emerso che l’organizzazione criminale era collegata al clan Mazzei e che uno degli indagati, ritenuto affiliato alla cosca, avrebbe fornito droga a esponenti di Cosa Nostra collaborando con due nipoti del capo storico della famiglia mafiosa. L’inchiesta ha coinvolto anche altri familiari del boss, tra cui una figlia. Nel corso del blitz le forze dell’ordine hanno sequestrato quantitativi di marijuana e cocaina, oltre a un arsenale di armi.
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