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2023-06-07
La Meloni prova a sfilare la Tunisia a Macron
Giorgia Meloni e Kais Saied (Twitter)
Il contrasto ai flussi migratori illegali, il sostegno agli aiuti del Fmi e dell’Ue, la tutela delle infrastrutture e della cooperazione energetica. C’è stata tanta carne al fuoco nella missione tunisina di ieri del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, proprio in virtù del fatto che la precaria situazione economica del Paese nordafricano potrebbe generare, se non adeguatamente gestita, una vera e propria catastrofe umanitaria a pochi chilometri dal nostro Paese e un’impennata degli sbarchi, che già negli ultimi mesi hanno visto un aumento determinato dai vari scenari di instabilità che si sono prodotti nell’Africa subsahariana. Una visita, quella del nostro premier, che si è svolta nel solco di quel «piano Mattei» additato come obiettivo del suo governo dal momento dell’insediamento e che è culminata nel faccia a faccia - durato un’ora e 45 minuti - col presidente tunisino Kais Saied nel Palazzo presidenziale. Prima e dopo di quello con Saied il nostro presidente del Consiglio ha avuto due colloqui (uno all’aeroporto di Tunisi appena atterrata e l’altro nella sede dell’esecutivo tunisino) con l’omologa nordafricana Najla Bouden.
Tutte le questioni affrontate sono state pacificamente riconosciute come strettamente legate, a partire da quella dei flussi migratori: la Tunisia è sull’orlo del default, ma il sostegno internazionale tarda a giungere. Sul tavolo ci sono due miliardi promessi dal Fmi in cambio di una serie di riforme e 500 milioni da parte dell’Ue. Meloni ha ribadito l’impegno del nostro Paese a spingere per l’arrivo nel minor tempo possibile di queste risorse a Tunisi: «Nel pieno rispetto della sovranità tunisina», ha dichiarato il nostro premier, «ho raccontato al presidente Saied degli sforzi che un Paese amico come l’Italia sta facendo per cercare di arrivare a una positiva conclusione dell’accordo tra Tunisia e Fmi, che resta fondamentale per un rafforzamento e una piena ripresa del Paese. Abbiamo confermato a Saied», ha proseguito, «il sostegno al bilancio tunisino e anche a livello di Ue l’Italia si è fatta portavoce di un approccio concreto per aumentare il sostegno alla Tunisia sia nel contrasto alla tratta di esseri umani e all’immigrazione illegale, ma anche per un pacchetto di sostegno integrato, di finanziamenti e di opportunità importanti a cui sta lavorando Bruxelles. Per accelerare l’attuazione di questo pacchetto dell’Ue - ha concluso - ho dato al presidente Saied la mia disponibilità a tornare presto qui in Tunisia anche insieme alla presidente Ursula von der Leyen».
Il timore è che i buoni rapporti bilaterali, di fronte al precipitare degli eventi, non servano a contenere la pressione migratoria interna ed esterna alla Tunisia: «Abbiamo fatto fin qui un ottimo lavoro insieme alla Tunisia», ha spiegato il premier, «gli sbarchi in Italia sono sensibilmente diminuiti a maggio rispetto a marzo e aprile. Chiaramente siamo di fronte alla stagione più difficile da questo punto di vista, non possiamo che essere preoccupati per i prossimi mesi e riteniamo che si debba intensificare il nostro lavoro comune rafforzando la collaborazione con le autorità tunisine nell’attività di prevenzione soprattutto nella regione di Sfax, dal cui parte la gran parte dei migranti irregolari. Noi», ha proseguito, «abbiamo già contribuito e contribuiamo alla capacità di gestione delle frontiere in Tunisia, siamo pronti a fare di più anche con il coinvolgimento dell’Unione europea ma l’approccio securitario non è sufficiente se poi non si fa un lavoro importante che riguardi anche investimenti, sviluppo, formazione, flussi regolari e la possibilità di offrire alle persone condizioni di vita migliori». A questo proposito, nel corso della sua visita a Tunisi, Meloni ha rilanciato l’ipotesi di tenere a Roma una conferenza internazionale su migrazioni e sviluppo «per cercare di mettere assieme tutte le necessità legate a un fenomeno che è sicuramente molto imponente e va affrontato a 360 gradi». «Faremo del nostro meglio» , ha concluso Meloni, «per immaginare un evento di questo tipo nel minore tempo possibile». L’importanza della missione di Palazzo Chigi è stata evidenziata anche a Bruxelles, dal commissario agli Affari interni Ylva Johansson, per il quale «la visita di Giorgia Meloni oggi (ieri,ndr) è cruciale perché l’Italia gioca un ruolo costruttivo nelle nostre relazioni con Tunisi, su questo la Commissione e Roma sono alleate nell’aumentare la cooperazione con questo Paese». Il «buon feeling» che si è instaurato tra Meloni e Saied, come hanno tenuto a far filtrare fonti della presidenza del Consiglio, è stato testimoniato dalle frasi con cui lo stesso presidente tunisino si è rivolto al nostro premier, di fronte ai cronisti: «Lei è una donna», ha detto, «che dice a voce alta quello che gli altri pensano in silenzio».
Come si diceva, il deterioramento economico e politico della situazione tunisina contiene anche un rischio enorme per il mantenimento degli accordi di cooperazione energetica e per la sicurezza delle infrastrutture. Come è noto, l’Italia ha di recente siglato una serie di importantissimi accordi, che hanno fatto della Tunisia, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il primo fornitore di gas al nostro Paese. Tutto questo in una fase in cui invece la Francia, storicamente dominante nell’area, sta invece incontrando difficoltà in Nordafrica.
A questo si aggiunge una nuova infrastruttura per la fornitura di energia elettrica: il cavo Elmed che - come ha sottolineato il nostro presidente del Consiglio - «rappresenta una infrastruttura strategica che lega ulteriormente il destino delle nostre due nazioni, che diventano degli hub di approvvigionamento energetico per l’Europa e per i Paesi africani».
L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope
«C’è un’Italia che è sempre stata capace di pensare in grande. Un’Italia che vuole dire che siamo capaci di fare grandi cose, perché già le abbiamo fatte». Questo il messaggio che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto consegnare partecipando ieri alla candidatura ufficiale dell’Italia per ospitare l’Einstein Telescope, il più potente cacciatore di onde gravitazionali mai costruito. Meloni arriva in ritardo, ma di corsa da Tunisi dove era andata in mattinata per una missione istituzionale. «Per me è difficile incastrare tutto in queste giornate e voglio dire al professore Parisi che se un giorno ci fosse anche un teletrasporto mi candiderei a ospitare anche quello, possibilmente a casa mia così risolviamo un po’ di problemi perché sta diventando tutto un po’ complesso». Scherza Meloni, prima di ricordare l’importanza che Einstein Telescope avrebbe per il nostro Paese. «Einstein Telescope è soprattutto un enorme balzo in avanti nella nostra capacità di comprendere il cosmo. Questo per la scienza. Politicamente è un modo per far tornare la ricerca italiana ed europea maggiormente centrali. Economicamente è una grande opportunità per l’indotto».
Alla conferenza stampa che si è tenuta terrà all’Osservatorio astronomico di Roma dell’Istituto nazionale di astrofisica, oltre al presidente del Consiglio sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha condotto l’incontro, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Presente anche il presidente della Sardegna, Christian Solinas, in quanto governatore della Regione che dovrebbe ospitare il telescopio.
Oltre alle istituzioni anche il premio Nobel Giorgio Parisi, l’ambasciatore e capo delegazione italiana nel board of Governmental representatives di Einstein Telescope, Ettore Sequi e Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare.
L’Einstein telescope è un telescopio completamente diverso rispetto a quelli a cui siamo abituati. Intitolato ad Albert Eistein che per primo ipotizzò l’esistenza delle onde gravitazionali, «ascolterà» l’universo, indietro di 13 miliardi di anni. L’obiettivo è conoscere e studiare la storia dell’universo ripercorrendola con l’ambizione di arrivare a capire il big bang e quindi l’energia oscura di cui sappiamo solo che costituisce il 70% dell’universo.
L’investimento previsto è di 1,91 miliardi, di cui 50 milioni di euro per il progetto (2008-2017); 171 milioni di euro per la preparazione (2018-2027); 1,7 miliardi per l’implementazione (2025-2035); 37 milioni di euro l’anno per le attività (2034-2038).
Investimento che porterà un imponente effetto occupazione che tra effetti diretti e indotti è stimato in più di 36.000 risorse. Questa forza lavoro sarà distribuita in tutta Europa, con una previsione indicativa di un 70% circa nella nazione ospitante. La Sardegna, una delle Regioni meno sismiche d’Europe, si candida come potenziale sito perfetto. La zona indicata è quella della miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, in provincia di Nuoro, nel cuore della Sardegna. Il sito è considerato ideale per il tipo di terreno che, essendo roccioso, può essere scavare in profondità senza rischi e per la bassissima densità di popolazione.
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Visita del premier nel Paese nordafricano, sul tavolo l’emergenza migranti, i prestiti del Fmi e l’energia. Parole al miele di Kais Saied: «Lei dice a voce alta quello che altri pensano in silenzio». Un feeling che non farà piacere alla Francia, presenza storica nell’area.L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope. Ieri la presentazione con il presidente del Consiglio, Antonio Tajani, Anna Maria Bernini e Alfredo Mantovano.Lo speciale contiene due articoli.Il contrasto ai flussi migratori illegali, il sostegno agli aiuti del Fmi e dell’Ue, la tutela delle infrastrutture e della cooperazione energetica. C’è stata tanta carne al fuoco nella missione tunisina di ieri del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, proprio in virtù del fatto che la precaria situazione economica del Paese nordafricano potrebbe generare, se non adeguatamente gestita, una vera e propria catastrofe umanitaria a pochi chilometri dal nostro Paese e un’impennata degli sbarchi, che già negli ultimi mesi hanno visto un aumento determinato dai vari scenari di instabilità che si sono prodotti nell’Africa subsahariana. Una visita, quella del nostro premier, che si è svolta nel solco di quel «piano Mattei» additato come obiettivo del suo governo dal momento dell’insediamento e che è culminata nel faccia a faccia - durato un’ora e 45 minuti - col presidente tunisino Kais Saied nel Palazzo presidenziale. Prima e dopo di quello con Saied il nostro presidente del Consiglio ha avuto due colloqui (uno all’aeroporto di Tunisi appena atterrata e l’altro nella sede dell’esecutivo tunisino) con l’omologa nordafricana Najla Bouden.Tutte le questioni affrontate sono state pacificamente riconosciute come strettamente legate, a partire da quella dei flussi migratori: la Tunisia è sull’orlo del default, ma il sostegno internazionale tarda a giungere. Sul tavolo ci sono due miliardi promessi dal Fmi in cambio di una serie di riforme e 500 milioni da parte dell’Ue. Meloni ha ribadito l’impegno del nostro Paese a spingere per l’arrivo nel minor tempo possibile di queste risorse a Tunisi: «Nel pieno rispetto della sovranità tunisina», ha dichiarato il nostro premier, «ho raccontato al presidente Saied degli sforzi che un Paese amico come l’Italia sta facendo per cercare di arrivare a una positiva conclusione dell’accordo tra Tunisia e Fmi, che resta fondamentale per un rafforzamento e una piena ripresa del Paese. Abbiamo confermato a Saied», ha proseguito, «il sostegno al bilancio tunisino e anche a livello di Ue l’Italia si è fatta portavoce di un approccio concreto per aumentare il sostegno alla Tunisia sia nel contrasto alla tratta di esseri umani e all’immigrazione illegale, ma anche per un pacchetto di sostegno integrato, di finanziamenti e di opportunità importanti a cui sta lavorando Bruxelles. Per accelerare l’attuazione di questo pacchetto dell’Ue - ha concluso - ho dato al presidente Saied la mia disponibilità a tornare presto qui in Tunisia anche insieme alla presidente Ursula von der Leyen».Il timore è che i buoni rapporti bilaterali, di fronte al precipitare degli eventi, non servano a contenere la pressione migratoria interna ed esterna alla Tunisia: «Abbiamo fatto fin qui un ottimo lavoro insieme alla Tunisia», ha spiegato il premier, «gli sbarchi in Italia sono sensibilmente diminuiti a maggio rispetto a marzo e aprile. Chiaramente siamo di fronte alla stagione più difficile da questo punto di vista, non possiamo che essere preoccupati per i prossimi mesi e riteniamo che si debba intensificare il nostro lavoro comune rafforzando la collaborazione con le autorità tunisine nell’attività di prevenzione soprattutto nella regione di Sfax, dal cui parte la gran parte dei migranti irregolari. Noi», ha proseguito, «abbiamo già contribuito e contribuiamo alla capacità di gestione delle frontiere in Tunisia, siamo pronti a fare di più anche con il coinvolgimento dell’Unione europea ma l’approccio securitario non è sufficiente se poi non si fa un lavoro importante che riguardi anche investimenti, sviluppo, formazione, flussi regolari e la possibilità di offrire alle persone condizioni di vita migliori». A questo proposito, nel corso della sua visita a Tunisi, Meloni ha rilanciato l’ipotesi di tenere a Roma una conferenza internazionale su migrazioni e sviluppo «per cercare di mettere assieme tutte le necessità legate a un fenomeno che è sicuramente molto imponente e va affrontato a 360 gradi». «Faremo del nostro meglio» , ha concluso Meloni, «per immaginare un evento di questo tipo nel minore tempo possibile». L’importanza della missione di Palazzo Chigi è stata evidenziata anche a Bruxelles, dal commissario agli Affari interni Ylva Johansson, per il quale «la visita di Giorgia Meloni oggi (ieri,ndr) è cruciale perché l’Italia gioca un ruolo costruttivo nelle nostre relazioni con Tunisi, su questo la Commissione e Roma sono alleate nell’aumentare la cooperazione con questo Paese». Il «buon feeling» che si è instaurato tra Meloni e Saied, come hanno tenuto a far filtrare fonti della presidenza del Consiglio, è stato testimoniato dalle frasi con cui lo stesso presidente tunisino si è rivolto al nostro premier, di fronte ai cronisti: «Lei è una donna», ha detto, «che dice a voce alta quello che gli altri pensano in silenzio». Come si diceva, il deterioramento economico e politico della situazione tunisina contiene anche un rischio enorme per il mantenimento degli accordi di cooperazione energetica e per la sicurezza delle infrastrutture. Come è noto, l’Italia ha di recente siglato una serie di importantissimi accordi, che hanno fatto della Tunisia, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il primo fornitore di gas al nostro Paese. Tutto questo in una fase in cui invece la Francia, storicamente dominante nell’area, sta invece incontrando difficoltà in Nordafrica. A questo si aggiunge una nuova infrastruttura per la fornitura di energia elettrica: il cavo Elmed che - come ha sottolineato il nostro presidente del Consiglio - «rappresenta una infrastruttura strategica che lega ulteriormente il destino delle nostre due nazioni, che diventano degli hub di approvvigionamento energetico per l’Europa e per i Paesi africani».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meloni-prova-sfilare-tunisia-macron-2661063439.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="litalia-lancia-la-sua-candidatura-per-ospitare-leinstein-telescope" data-post-id="2661063439" data-published-at="1686119069" data-use-pagination="False"> L’Italia lancia la sua candidatura per ospitare l’Einstein Telescope «C’è un’Italia che è sempre stata capace di pensare in grande. Un’Italia che vuole dire che siamo capaci di fare grandi cose, perché già le abbiamo fatte». Questo il messaggio che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto consegnare partecipando ieri alla candidatura ufficiale dell’Italia per ospitare l’Einstein Telescope, il più potente cacciatore di onde gravitazionali mai costruito. Meloni arriva in ritardo, ma di corsa da Tunisi dove era andata in mattinata per una missione istituzionale. «Per me è difficile incastrare tutto in queste giornate e voglio dire al professore Parisi che se un giorno ci fosse anche un teletrasporto mi candiderei a ospitare anche quello, possibilmente a casa mia così risolviamo un po’ di problemi perché sta diventando tutto un po’ complesso». Scherza Meloni, prima di ricordare l’importanza che Einstein Telescope avrebbe per il nostro Paese. «Einstein Telescope è soprattutto un enorme balzo in avanti nella nostra capacità di comprendere il cosmo. Questo per la scienza. Politicamente è un modo per far tornare la ricerca italiana ed europea maggiormente centrali. Economicamente è una grande opportunità per l’indotto». Alla conferenza stampa che si è tenuta terrà all’Osservatorio astronomico di Roma dell’Istituto nazionale di astrofisica, oltre al presidente del Consiglio sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha condotto l’incontro, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Presente anche il presidente della Sardegna, Christian Solinas, in quanto governatore della Regione che dovrebbe ospitare il telescopio. Oltre alle istituzioni anche il premio Nobel Giorgio Parisi, l’ambasciatore e capo delegazione italiana nel board of Governmental representatives di Einstein Telescope, Ettore Sequi e Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. L’Einstein telescope è un telescopio completamente diverso rispetto a quelli a cui siamo abituati. Intitolato ad Albert Eistein che per primo ipotizzò l’esistenza delle onde gravitazionali, «ascolterà» l’universo, indietro di 13 miliardi di anni. L’obiettivo è conoscere e studiare la storia dell’universo ripercorrendola con l’ambizione di arrivare a capire il big bang e quindi l’energia oscura di cui sappiamo solo che costituisce il 70% dell’universo. L’investimento previsto è di 1,91 miliardi, di cui 50 milioni di euro per il progetto (2008-2017); 171 milioni di euro per la preparazione (2018-2027); 1,7 miliardi per l’implementazione (2025-2035); 37 milioni di euro l’anno per le attività (2034-2038). Investimento che porterà un imponente effetto occupazione che tra effetti diretti e indotti è stimato in più di 36.000 risorse. Questa forza lavoro sarà distribuita in tutta Europa, con una previsione indicativa di un 70% circa nella nazione ospitante. La Sardegna, una delle Regioni meno sismiche d’Europe, si candida come potenziale sito perfetto. La zona indicata è quella della miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, in provincia di Nuoro, nel cuore della Sardegna. Il sito è considerato ideale per il tipo di terreno che, essendo roccioso, può essere scavare in profondità senza rischi e per la bassissima densità di popolazione.
Stefania Craxi (Ansa)
Guai a sbottonarsi, ma il senso è quello di cercare di trovare una sintesi prima del 3 giugno, come spiegato già dal presidente della Commissione Franco Zaffini: «Il 3 giugno siamo calendarizzati in Aula al Senato, a termine di regolamento, con il ddl Bazoli sul fine vita, ovvero il testo messo a disposizione dal Pd e dall’opposizione nella precedente legislatura. Ma contemporaneamente c’è un testo di maggioranza che sta camminando in commissione e mi auguro che potremo portare in Aula questo».
Il disegno di legge presentato in questa legislatura da Bazoli è nella sostanza il testo approvato dalla Camera nel marzo 2022 e rimasto incompiuto con la fine anticipata della legislatura. Disciplina la morte volontaria medicalmente assistita come un atto autonomo della persona malata, inserito in un percorso svolto con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Contrari all’ipotesi di un coinvolgimento del Ssn ci sarebbero soprattutto esponenti di Fratelli d’Italia e parte della Lega che, come Forza Italia, ha precisato che in assenza di un testo condiviso lasceranno libertà di coscienza ai loro parlamentari. In Forza Italia l’ultima a esprimersi è stata Stefania Craxi in un’intervista rilasciata al Dubbio. «Sul tema del fine vita proveremo, nei modi che saranno possibili, a formulare una proposta chiara e coerente, capace di rappresentare un compromesso non al ribasso ma ragionevole e rispettoso di tutte le sensibilità. L’obiettivo per noi è costruire un terreno d’incontro reale, perché su questioni come il fine vita non può prevalere la logica di parte. Il testo Zanettin-Zullo, che potrà naturalmente essere emendato, corretto e integrato in alcune parti, rappresenta un buon punto di partenza», ha spiegato il presidente dei senatori di Forza Italia. «Sono convinta che la maggioranza possa e debba restare unita intorno a un testo alto ed equilibrato. Spero che nessuno pensi o lavori in senso contrario. Non sarebbe un torto a Forza Italia, ma un errore politico, perché il Paese attende riposte ed esige responsabilità su una materia così delicata».
Il testo cui fa riferimento Craxi è quello base su cui stanno lavorando le commissioni presentato dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) che mette insieme diversi disegni di legge presentati sul fine vita, compreso quello di Bazoli cambiando però un punto essenziale: il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale. Il testo Zanettin-Zullo interviene sull’articolo 580 del Codice penale e stabilisce in quali casi l’aiuto al suicidio non deve essere punito. Secondo Zullo, che rappresenta tuttora la posizione di Fratelli d’Italia, il suicidio assistito non può rientrare «nelle finalità proprie del Servizio sanitario nazionale». Al contrario del testo Bazoli che parla di «trattamenti sanitari di sostegno vitale», questa proposta parla di «trattamenti sostitutivi di funzioni vitali». Craxi nell’intervista ha auspicato che «nel rispetto delle prerogative dei rispettivi presidenti, la riunione congiunta delle commissioni competenti» sia convocata «al più presto per proseguire la discussione e il voto sul testo unificato Zullo-Zanetti, così da consentirne l’approdo in Aula nei tempi stabiliti. Cerchiamo dialogo e confronto, senza pregiudizi. E spero che anche il presidente Zaia, con la sua autorevolezza e il suo peso politico, voglia spendersi e contribuire a questo percorso, con tutto il suo partito. Tutti insieme possiamo lavorare affinché questo sforzo non finisca in un nulla di fatto».
Il fine vita sarà uno degli argomenti al centro del punto azzurro, un foglio di comunicazione periodico ad uso interno sugli argomenti della settimana, all’interno del quale viene esplicitata la linea tenuta dagli azzurri. Sul fine vita l’idea è quella di trovare «una sintesi umana e costituzionalmente solida». Ad ogni modo a livello nazionale il centrodestra dovrebbe fare il punto all’inizio della prossima settimana, mentre a sinistra la sintesi si trova nel testo a prima firma di Alfredo Bazoli (Pd), il quale è tornato a esprimersi proprio ieri nel merito: «Siamo alla finestra. Vediamo intanto se matura qualcosa nella maggioranza», anche perché «al momento non ci sono interlocuzioni. Se dalla maggioranza ci sarà qualche passo avanti, valuteremo e verificheremo la proposta. Io continuo a pensare che il nostro testo sia un buon punto di partenza» ma «non è un testo scolpito nella pietra. Se dovesse andare in Aula a giugno, si potrà eventualmente anche emendare». Infine ha aggiunto: «Inviterei tutte le forze politiche a non dare vincoli di partito e lasciare libertà di coscienza ai singoli parlamentari perché possano decidere come ritengono più giusto. Stiamo parlando di un tema trasversale agli schieramenti e soprattutto agli elettori».
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