
Non solo Santanchè e Delmastro: il premier mette sul libro nero altri pezzi grossi. Però la tentazione rimpasto, che non dispiacerebbe agli alleati, pare frenata dai rischi di un passaggio al Colle. Al Turismo un interno di Fdi.
Il repulisti avviato da Giorgia Meloni non sarebbe finito qui. Circola in maggioranza una terna di nomi finiti nel «libro nero». E Salvini non sarebbe contrario ad altri avvicendamenti. Ma l’intenzione comune è quella di evitare un rimpasto vero e proprio, con tutto quel che ne consegue, tipo voti di fiducia e passaggi al Quirinale. Il riordino dell’esecutivo impatterà probabilmente su viceministri e sottosegretari. Al Turismo in arrivo un nome di peso di Fratelli d’Italia.
Le pulizie di Pasqua non sono finite. Giorgia Meloni vive ore agitate, e con lei governo e maggioranza: la dolorosa defenestrazione di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro Delle Vedove e Giusy Bartolozzi, cui ha fatto seguito il repentino cambio dello storico capogruppo di Forza Italia al Senato, quasi sicuramente non saranno gli ultimi «movimenti» in seguito alla netta sconfitta incassata dal centrodestra nella campagna referendaria.
La parola «rimpasto» è da sola capace di irritare gli otoliti del premier, sia per la ferma volontà di concludere la legislatura senza nuove formazioni di governo tipiche del costume politico italiano, sia perché - come spiegato anche ieri su queste colonne - ogni passaggio dal Quirinale apre a rischi non calcolabili, come sa molto bene l’alleato leghista, cui brucia ancora la crisi apertasi nel 2019 e conclusa con la piroetta di Giuseppe Conte da guida dell’esecutivo gialloblù a quello giallorosso.
Dunque? In assoluto Giorgia Meloni darebbe volentieri una rinfrescata ad alcuni nomi del governo, e secondo fonti di maggioranza non troverebbe ostacoli da parte di Matteo Salvini. Primo perché al leghista, che in questi giorni ha costantemente sentito il leader di Fdi, non interessano «record» di permanenza al governo; secondo perché non ha mai fatto mistero di puntare al Viminale dopo la conclusione delle vicende giudiziarie; terzo perché un riequilibrio che includa la figura di Luca Zaia, il cui nome non a caso è stato fatto circolare per il Turismo, sarebbe molto gradito in via Bellerio. Più atterrita dalla prospettiva sembra Forza Italia, in fase estremamente complessa dopo il ribaltone Gasparri-Craxi. Nel pomeriggio era girata una terna di nomi di ministri da iscrivere su una sorta di libro nero. Tutti di area Fdi. Telefonate e Whatsapp tra ministeri e ambienti parlamentari. «Tu sai qualcosa?». «A te risulta?». Chissà se quei nomi erano usciti da Chigi o da chi, approfittando del marasma, punta a salire di grado. «Anche tra gli azzurri però ci sono persone che andrebbero sostituite», racconta alla Verità un dirigente di Fratelli d’Italia che ci tiene a rimanere anonimo, vista l’aria che tira. Vera o verosimile la voglia di rimpasto, «c’è però il tema fiducia», aggiunge. «Quando devi passare dal Quirinale e poi ancora dalle Camere, non è detto che tutto fili liscio. C’è chi non vede l’ora di impallinarci. Sono lì apposta», si sfoga ancora l’esponente del partito della Meloni.
Tirate le somme, e considerando i rischi impliciti in ogni passaggio al Colle, al momento il rimescolamento dovrebbe quindi contenersi a un livello leggermente più basso rispetto ai ministeri più pesanti. Primo: la casella lasciata suo malgrado libera dalla Santanchè sarà colmata in tempi brevi, probabilmente prima di Pasqua. A occuparla, secondo persone vicine a Palazzo Chigi, un profilo che salvi gli equilibri interni sia di coalizione (leggasi: uno di Fdi, quindi né Malagò né Zaia) sia di partito (dunque un parlamentare meloniano di lungo corso: in calo profili più «tecnici» come Caramanna e Nembrini). Ma il riordino di subgoverno impatterà invece sulla squadra, meno visibile ma non meno incisiva sui dossier, di viceministri e sottosegretari: sia perché ci sono da sistemare alcune caselle, tra cui quella lasciata libera dal leghista Massimo Bitonci (ora assessore in Veneto) al Mimit, che daranno l’occasione di qualche altra mano di vernice alla compagine dell’esecutivo. Equilibri solo apparentemente minori, che in realtà rifletteranno la volontà del premier di plasmare l’azione di governo verso le politiche ma anche di assorbire negli altri partiti i contraccolpi dei moti in atto.
A testimoniare grande fibrillazione sono i silenzi e il nervosismo di vari parlamentari di tutti i partiti di maggioranza, che paiono davvero a corto di certezze sul futuro prossimo del governo e della legislatura.
Lo schieramento più agitato pare nettamente quello azzurro, dove regna un clima di incertezza dopo l’esplicito e inedito intervento di Marina Berlusconi, di cui molti si chiedono se la profondità di azione sia destinata a ripetersi. Difficile, nel breve periodo, anche se il senso della sostituzione di Maurizio Gasparri interroga tuttora la politica. C’entrano le future tornate di nomine (vedi pezzo qui sotto)? C’entra un riposizionamento del partito non solo come linea ma anche come collocazione nei futuri equilibri? La tenuta della maggioranza è a rischio? Domande che continueranno a rimbalzare e a rendere più agitato il ritorno in pista del premier, chiamato a un rilancio che non si limiti alla legge elettorale ma ridia una prospettiva all’azione della maggioranza di qui alle prossime politiche. Salvo altre sorprese, che da lunedì scorso non possono più essere escluse.






