2018-03-31
Mediaset e Sky si alleano contro Vivendi. Riparte il mercato dei diritti del calcio
I due colossi annunciano uno storico accordo: Premium andrà sul satellite, la tv di Rupert Murdoch sul digitale terrestre. Andrea Zappia, ad del gruppo dello Squalo: «L'offerta raddoppia». La mossa isola i francesi togliendo loro la «preda» della tecnologia del Biscione.Si riapre la guerra per trasmettere la Serie A. La spagnola Mediapro, che si è aggiudicata il bando da intermediario e ora punta a rivendere, teme che la nuova intesa possa ridurre il valore.Mediaset e Sky siglano l'abbraccio definitivo. Chiudono nei fatti un'alleanza sui contenuti basata sulla condivisione di strutture e sulla sinergia dei costi. Le rispettive tv a pagamento non saranno più concorrenti ma spalle reciproche. Un fatto clamoroso. Anche se non c'è nessuno scambio azionario, l'alleanza sulla pay tv conferma scenari nuovissimi e tutti anti francesi. «Da un lato Mediaset Premium allarga la copertura multipiattaforma e dall'altro Sky Italia», si legge nel comunicato congiunto, «incrementa l'offerta di contenuti. I canali saranno dunque visibili su entrambe le piattaforme». Insomma la pay tv va sul digitale terrestre, e Mediaset potrà cedere a Sky la tecnologia Premium. Andrea Zappia, ad di Sky Italia, ha detto: «Sarà come avere due offerte al prezzo di una». Per il Biscione è anche un modo per mettere all'angolo Vivendi. D'altronde a fine febbraio Comcast, l'operatore statunitense della tv via cavo, ha lanciato la grande scalata al gruppo britannico Sky. L'offerta di 25 miliardi di euro per il pacchetto era il 16% in più di quanto aveva messo precedentemente sul piatto il magnate australiano Rupert Murdoch con la sua Fox, che giusto a gennaio aveva ricevuto lo stop del garante britannico, preoccupato per un eccessivo accentramento di potere nelle mani del medesimo editore. Comunque vada, le mire americane sull'Europa hanno già creato effetti pratici. Il mercato ha compreso che, lanciato il dado del risiko, si crea l'effetto a catena. A oggi la capitalizzazione dell'azienda guidata da Pier Silvio Berlusconi si aggira sui 4 miliardi. Vivendi e Sky viaggiano invece sui 25, mentre Comcast ne vale 150. Per anni i rumor hanno raccontato di accordi tra la famiglia Berlusconi e Murdoch. Il risiko avrebbe anche potuto scambiare gli addendi. Le aziende Usa si trovano favorite dalla quotazione del dollaro. Invece Mediaset ha fatto un'altra scelta, e ha accelerato appunto sull'alleanza con Sky. D'altronde già nel 2014 a celebrare il fidanzamento era un lungo report di Mediobanca. «Il settore della tv a pagamento si sta evolvendo rapidamente poiché l'interesse delle compagnie telefoniche per i contenuti premium sta aumentando quasi dappertutto», spiegava Fabio Pavan, analista di Mediobanca securities. Per Piazzetta Cuccia, Mediaset era in una posizione tale da poter beneficiare dell'appeal rappresentato da Premium, «ma il suo competitor è ora molto più forte: per questo l'istituto non esclude che a un certo punto i due concorrenti potrebbero trovare un accordo che metta fine a questa guerra estremamente costosa, cosa che rappresenterebbe un fatto positivo per entrambi». Ma soprattutto l'operazione può essere inquadrata in un'ottica difensiva in chiave antifrancese. La scelta del tribunale di spostare la prossima udienza tra Vivendi e Mediaset al 23 ottobre spinge a pensare che le parti possano trovare una soluzione extragiudiziale. O con una mediazione diretta o tramite una trattativa gestita da parti terze: per esempio il governo, già impegnato nella questione dello scorporo della rete di Tim. O ancor più facilmente sotto la pressione del fondo Elliott, il nuovo azionista di Tim intenzionato a smontare e rimontare il cda della società telefonica. Vista la velocità con cui si sta muovendo il comparto, è difficile immaginare che Mediaset e Vivendi decidano di congelare le rispettive mosse praticamente per l'intero 2018. Più facile ipotizzare che l'arrivo di nuovi protagonisti spinga nella direzione dei francesi o in quella degli italiani. Certo l'alleanza con Sky è un segnale chiaro e netto. Per il futuro della televisione italiana, e per pure per il futuro di Fininvest. Per i francesi, le cui quote in Mediaset restano di fatto congelate per via delle mosse giudiziarie e dell'Antitrust rimarrebbe solo la strada della ritirata o della trattative sui contenuti. Far sposare Premium a Sky sottrae di fatto la piattaforma alla morsa di Vivendi e da asset congelato lo trasforma in grande valore per il Biscione. Va ricordato che a gennaio lo stop alla joint venture tra Tim e Canal plus aveva innescato pesanti ricadute nel negoziato tra Vivendi e Mediaset per chiudere il contenzioso su Premium. Si era capito già all'epoca che serviva un colpo di reni per sfilare da sotto il naso dei francesi il motivo dle contendere. Previsioni azzeccate, che riportano alla notizia di ieri. L'alleanza tra Mediaset e Sky è quello che serviva per sbloccare l'impasse. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mediaset-sky-vivend-mediapro-2555005368.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cosa-cambia-per-i-diritti-del-calcio" data-post-id="2555005368" data-published-at="1764176037" data-use-pagination="False"> Cosa cambia per i diritti del calcio L'accordo tra Sky e Mediaset irrompe nell'intricata partita per i diritti televisivi del calcio e mette in un angolo gli spagnoli di Mediapro. Si tratta di una sinergia che se in primo momento potrebbe solo riguardare lo spostamento dei canali premium sulla piattaforma di Sky, nel secondo step alla fine dell'anno potrebbe dar vita alla nascita di una nuova pay tv unica in Italia. Questo fantasma agita la spagnola Mediapro che si è appena aggiudicata il bando da intermediari unici, avendo già versato alla nostra Lega Calcio 50 milioni più Iva, in totale 64 milioni. La paura è di essere inghiottiti. Per di più la pace tra Silvio Berlusconi e Ruper Murdoch arriva a ridosso dalla presentazione dei pacchetti di Serie A fino al 2021. La questione è delicata, tanto che è ricominciata a circolare l'ipotesi che i catalani potrebbero a sorpresa rispolverare il progetto di un canale in primo della Lega di Serie A. Perché, come spiega Repubblica, gli spagnoli sono convinti che le due aziende al momento di sedersi al tavolo della trattativa agiranno in sinergia e punteranno a una riduzione del valore: offriranno complessivamente molto meno di quel miliardo e cinquanta milioni che loro hanno promesso alla Lega (e che dovranno a breve garantire con una fideiussione). «Se il mercato dei broadcaster si riduce - ragionano gli spagnoli - meglio puntare direttamente a quello dei telespettatori.Magari affittando (in revenue sharing) proprio i canali del nuovo soggetto», riporta Repubblica. Mediapro deve riuscire a incassare almeno 1,05 miliardi di euro per andare in pareggio. Prima l'obiettivo degli spagnoli era quello di portare avanti un'intesa con Mediaset, Tim e Perform per mettere all'angolo Sky. Ora invece bisogna ricominciare tutto d'accapo, il biscione e lo squalo sono pronti a sbranarli.
Federico Cafiero De Raho (Ansa)
(Totaleu)
Lo ha detto l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Paolo Inselvini alla sessione plenaria di Strasburgo.
Giornata cruciale per le relazioni economiche tra Italia e Arabia Saudita. Nel quadro del Forum Imprenditoriale Italia–Arabia Saudita, che oggi riunisce a Riyad istituzioni e imprese dei due Paesi, Cassa depositi e prestiti (Cdp), Simest e la Camera di commercio italo-araba (Jiacc) hanno firmato un Memorandum of Understanding volto a rafforzare la cooperazione industriale e commerciale con il mondo arabo. Contestualmente, Simest ha inaugurato la sua nuova antenna nella capitale saudita, alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’accordo tra Cdp, Simest e Jiacc – sottoscritto alla presenza di Tajani e del ministro degli Investimenti saudita Khalid A. Al Falih – punta a costruire un canale stabile di collaborazione tra imprese italiane e aziende dei Paesi arabi, con particolare attenzione alle opportunità offerte dal mercato saudita. L’obiettivo è facilitare l’accesso delle aziende italiane ai mega-programmi legati alla Vision 2030 e promuovere partnership industriali e commerciali ad alto valore aggiunto.
Il Memorandum prevede iniziative congiunte in quattro aree chiave: business matching, attività di informazione e orientamento ai mercati arabi, eventi e missioni dedicate, e supporto ai processi di internazionalizzazione. «Questo accordo consolida l’impegno di Simest nel supportare l’espansione delle Pmi italiane in un’area strategica e in forte crescita», ha commentato il presidente di Simest, Vittorio De Pedys, sottolineando come la collaborazione con Cdp e Jiacc permetterà di offrire accompagnamento, informazione e strumenti finanziari mirati.
Parallelamente, sempre a Riyad, si è svolta la cerimonia di apertura del nuovo presidio SIMEST, inaugurato dal ministro Tajani insieme al presidente De Pedys e all’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. L’antenna nasce per fornire assistenza diretta alle imprese italiane impegnate nei percorsi di ingresso e consolidamento in uno dei mercati più dinamici al mondo, in un Medio Oriente considerato sempre più strategico per la crescita internazionale dell’Italia.
L’Arabia Saudita, al centro di una fase di profonda trasformazione economica, ospita già numerose aziende italiane attive in settori quali infrastrutture, automotive, trasporti sostenibili, edilizia, farmaceutico-medicale, alta tecnologia, agritech, cultura e sport. «L’apertura dell’antenna di Riyad rappresenta un passo decisivo nel rafforzamento della nostra presenza a fianco delle imprese italiane, con un’attenzione particolare alle Pmi», ha dichiarato Corradini D’Arienzo. Un presidio che, ha aggiunto, opererà in stretto coordinamento con la Farnesina, Cdp, Sace, Ice, la Camera di Commercio, Confindustria e l’Ambasciata italiana, con l’obiettivo di facilitare investimenti e cogliere le opportunità offerte dall’economia saudita, anche in settori in cui la filiera italiana sta affrontando difficoltà, come la moda.
Le due iniziative – il Memorandum e l’apertura dell’antenna – rafforzano dunque la presenza del Sistema Italia in una delle aree più strategiche del panorama globale, con l’ambizione di trasformare le opportunità della Vision 2030 in collaborazioni concrete per le imprese italiane.
Continua a leggereRiduci