Mattarella loda i benefici del dubbio che negava durante il coronavirus
Ha detto cose molto sagge Sergio Mattarella intervenendo alla Fondazione Renzo Piano, nel Campus Leonardo del Politecnico di Milano. Il presidente della Repubblica ha parlato del «valore del dubbio: il dubbio verso ciò che si sta facendo, che sembra certo a prima vista, contro il forte rischio di fossilizzarsi dietro le apparenze. Sottoporsi al beneficio del dubbio aiuta costantemente a trovare la strada migliore a capire i possibili errori», ha continuato Mattarella.
«Il dubbio è un beneficio anche per altri aspetti: impedisce di irrigidirsi, di essere raccolti e cementificati nelle apparenze. Ma è anche uno degli ingredienti fondamentali della democrazia». Secondo il presidente, «sottoporsi a verifica costante consente di avere più fiducia in ciò che si fa». Sante parole, condivisibili dalla prima all’ultima sillaba.
Proprio per questo è un peccato che siano state pronunciate soltanto adesso. Viene in effetti da chiedersi che cosa sarebbe accaduto se il presidente ne avesse dette di simili pochi anni fa, magari nel pieno dell’emergenza Covid, o anche solo a margine di essa. Chissà, magari si sarebbe evitato di fare scempio dei diritti di una parte consistente della popolazione, si sarebbe potuto evitare di imporre chiusure devastanti sulla base di dati scientifici carenti o piegati ai desideri della politica. Più in generale si sarebbe evitato, forse, di annichilire ogni forma di dubbio, di perseguitare chiunque esprimesse un pensiero critico, di massacrare i dissidenti e di ricattare parte della popolazione. Se il dubbio è uno degli ingredienti fondamentali della democrazia, come giustamente dice il presidente, si deve dedurne che nei giorni del Covid la democrazia fu sospesa. Cosa che tutti sanno ma che in pochissimi ancora oggi hanno il fegato di dire.
Il fatto è che in questi anni abbiamo (noi italiani, europei, occidentali) evitato accuratamente di condurre una seria riflessione su ciò che è stato davvero il Covid. Meglio: tantissime persone, molti medici, qualche commentatore e qualche politico hanno continuato con ostinazione a occuparsi della materia, ma il sistema politico e mediatico nel suo complesso e le istituzioni pubbliche, per non parlare di quelle sanitarie, si sono ben guardate dall’affrontare di petto il tema. E dire che ormai non si tratta nemmeno più di dare spazio al dubbio, bensì di affermare certezze che esistono e che i più non vogliono considerare.
Lo spettacolo triste e paranoide a cui ci tocca assistere in queste ore riguardo all’hantavirus è piuttosto eloquente. Stanno accadendo esattamente le stesse cose che accaddero con il Covid. Esperti che parlano a vanvera e vengono smentiti nel giro di poche ore ma continuano a esibire convinzioni ferree, titoli di giornali e tg che pompano l’allarme, istituzioni sanitarie che alimentano la paura da una parte e commettono errori (in buona o cattiva fede) dall’altra. Sentiamo le stesse voci, ritroviamo gli stessi protagonisti della stagione pandemica. Il Covid è stato occultato, loro sono sempre sulla breccia e non vedono l’ora di riguadagnare la luce dei riflettori.
Tra i vari luminari riappare come sempre David Quammen, divulgatore scientifico che rese noto il fenomeno dello spillover. A Repubblica, spiega che dal Covid non abbiamo imparato abbastanza. «Siamo meno preparati a una nuova pandemia rispetto a prima del Coronavirus», dice. «Da una parte abbiamo sviluppato una capacità migliore di sviluppare e produrre vaccini molto velocemente, soprattutto grazie alla tecnologia mRna. Allo stesso tempo, però, le autorità, soprattutto americane, hanno soppresso o diminuito la ricerca scientifica sui virus. L’amministrazione Trump ha smantellato le agenzie della sanità e anche istituzioni della ricerca scientifica, punendole senza motivo e ritirandosi addirittura dall’Organizzazione mondiale della sanità».
È la solita tiritera. Tra le poche cose buone fatte da Trump tramite Robert Kennedy jr c’è proprio la totale messa in discussione di istituzioni sanitarie internazionali che hanno prodotto il disastro Covid. Sono le stesse che ancora oggi dettano legge, e che sull’hantavirus hanno riproposto gli antichi stilemi. In sottofondo, c’è lo stesso giro di affari di case farmaceutiche, lobby, circolini vicini a Bill Gates (l’amico di Epstein appassionato di virus) e simili. Dunque sì: dal Covid non abbiamo imparato niente.







