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2025-03-28
«Manuale per signorine», la nuova serie spagnola in arrivo su Netflix
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«Manuale per signorine» (Netflix)
Di storico, Manuale per signorine non ha niente: non la paternità letteraria, come invece Il Gattopardo, non la pretesa di rileggere in chiave contemporanea un'epoca reale, vedi alla voce Bridgerton. Lo show, una produzione spagnola articolata su otto episodi, è, semplicemente, una commedia in costume, ambientata all'interno di una Madrid ormai scomparsa.
Il 1880 è l'anno che apre la narrazione, Madrid è colta nel pieno dell'era alfonsina, del periodo della Restaurazione. Le sue strade sono un tripudio di carrozze e cavalli, i marciapiedi colmi di ombrellini e vestiti sontuosi. La nobiltà passeggia pigramente, in una sorta di sfilata perpetua: è la coda del pavone che si apre, a mostrare - con intenzione e vanità - i propri colori più preziosi. Si guardano, i nobili, ammiccano. Ma scegliere se e come approcciare l'altro non è semplice quanto potrebbe sembrare. La classe nobiliare nasconde segreti, talvolta mancanze. Bisogna decidere con cura quale uomo o quale donna avvicinare e, magari, sposare. Non sono ammessi errori, ché l'errore, nell'inevitabile e convulso passaggio di bocca in bocca, potrebbe diventare il primo chiodo sulla tomba sociale di ogni signore. Di qui, dunque, l'importanza di Elena Bianda, dama di compagnia fra le più richieste di quella Madrid fuori dal tempo. Elena Bianda è colei che, sola e senza vincoli, ha deciso di votarsi agli altri, per rendere quanto più fruttuosa e soddisfacente (anche dal punto di vista economico, quindi del prestigio) la ricerca di una controparte.
Negli anni, è riuscita a sistemare al meglio oltre venti ragazze della nobiltà spagnola. E, nel 1880, s'è vista convocare dalla famiglia Mencìa, cui fanno capo tre ragazze in età da marito. Elena Bianda dovrebbe riuscire a trovare, per ciascuna di loro, un pretendente all'altezza: portarle all'altare, evitando loro di inciampare in fanfaroni e bugiardi. Quel che si trova per le mani, però, è un mondo diverso da quello che, profana, si era figurato. Non è la nobiltà come da manuale, fatta di una forma capace di riflettere la sostanza. Sono intrighi, passioni e scandali ad agitare la classe dirigente nella Madrid di fine Ottocento.
Ed Elena Bianda, protagonista indiscussa di Manuale per signorine, su Netflix da venerdì 28 marzo, ci prova a mettere ordine nel caos. A proteggere le tre ragazzine, che pur costrette dai vincoli familiari a scegliere la via tradizionale del matrimonio vorrebbero lasciarsi andare, scoprire ed esperire. Ci prova, ma finisce avviluppata lei pure nella rete vibrante delle pulsioni vitali. Sia chiaro. Quel che segue non è una versione in costume dello squallido Cinquanta sfumature di grigio, quanto piuttosto una commedia semi-romantica, volta (anche) a testimoniare come l'amor omnia vincit, pure la riluttanza della Bianda a trovare un marito per se stessa.
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Lo show, una produzione spagnola articolata su otto episodi disponibili su Netflix da venerdì 28 marzo, è semplicemente una commedia in costume, ambientata all'interno di una Madrid ormai scomparsa. Di storico, Manuale per signorine non ha niente: non la paternità letteraria, come invece Il Gattopardo, non la pretesa di rileggere in chiave contemporanea un'epoca reale, vedi alla voce Bridgerton. Lo show, una produzione spagnola articolata su otto episodi, è, semplicemente, una commedia in costume, ambientata all'interno di una Madrid ormai scomparsa.Il 1880 è l'anno che apre la narrazione, Madrid è colta nel pieno dell'era alfonsina, del periodo della Restaurazione. Le sue strade sono un tripudio di carrozze e cavalli, i marciapiedi colmi di ombrellini e vestiti sontuosi. La nobiltà passeggia pigramente, in una sorta di sfilata perpetua: è la coda del pavone che si apre, a mostrare - con intenzione e vanità - i propri colori più preziosi. Si guardano, i nobili, ammiccano. Ma scegliere se e come approcciare l'altro non è semplice quanto potrebbe sembrare. La classe nobiliare nasconde segreti, talvolta mancanze. Bisogna decidere con cura quale uomo o quale donna avvicinare e, magari, sposare. Non sono ammessi errori, ché l'errore, nell'inevitabile e convulso passaggio di bocca in bocca, potrebbe diventare il primo chiodo sulla tomba sociale di ogni signore. Di qui, dunque, l'importanza di Elena Bianda, dama di compagnia fra le più richieste di quella Madrid fuori dal tempo. Elena Bianda è colei che, sola e senza vincoli, ha deciso di votarsi agli altri, per rendere quanto più fruttuosa e soddisfacente (anche dal punto di vista economico, quindi del prestigio) la ricerca di una controparte.Negli anni, è riuscita a sistemare al meglio oltre venti ragazze della nobiltà spagnola. E, nel 1880, s'è vista convocare dalla famiglia Mencìa, cui fanno capo tre ragazze in età da marito. Elena Bianda dovrebbe riuscire a trovare, per ciascuna di loro, un pretendente all'altezza: portarle all'altare, evitando loro di inciampare in fanfaroni e bugiardi. Quel che si trova per le mani, però, è un mondo diverso da quello che, profana, si era figurato. Non è la nobiltà come da manuale, fatta di una forma capace di riflettere la sostanza. Sono intrighi, passioni e scandali ad agitare la classe dirigente nella Madrid di fine Ottocento.Ed Elena Bianda, protagonista indiscussa di Manuale per signorine, su Netflix da venerdì 28 marzo, ci prova a mettere ordine nel caos. A proteggere le tre ragazzine, che pur costrette dai vincoli familiari a scegliere la via tradizionale del matrimonio vorrebbero lasciarsi andare, scoprire ed esperire. Ci prova, ma finisce avviluppata lei pure nella rete vibrante delle pulsioni vitali. Sia chiaro. Quel che segue non è una versione in costume dello squallido Cinquanta sfumature di grigio, quanto piuttosto una commedia semi-romantica, volta (anche) a testimoniare come l'amor omnia vincit, pure la riluttanza della Bianda a trovare un marito per se stessa.
«Wonder Man» (Disney+)
La nuova serie, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, segue Simon Williams, supereroe con identità segreta, alle prese con una carriera da attore e la sorveglianza del Dipartimento per il controllo dei danni. Tra quotidiano e straordinario, lo show intrattiene senza promettere rivoluzioni.
L'idea è ormai sedimentata. I supereroi, la cui narrazione un tempo era appannaggio di pochi e magnifici film, sarebbero stati sfruttati dalla serialità televisiva. Un do ut des, perché la domanda non rimanesse mai senza risposta e perché anche i personaggi minori degli universi fumettistici potessero trovare un loro spazio. Ci sarebbe stata reciprocità, uno scambio consensuale fra il pubblico e la parte creativa. E così, in questi ultimi anni, è stato. Così continuerà ad essere.
Wonder Man, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, sembra portare avanti quel che è iniziato diverse stagioni fa, l'idea ormai sedimentata. Al centro, dunque, non ha alcun personaggio noto. Non ai più. Protagonista dello show è Simon Williams, un ragazzo all'apparenza ordinario, impegnato a intraprendere una carriera da attore. Parrebbe desiderare quello che tanti, come lui, desiderano: un posto nel mondo patinato dello spettacolo, sotto i riflettori, dove il lavoro si possa mescolare al gioco e il gioco al divertimento. Per farlo, parrebbe anche disposto a tutto. Ivi compreso nascondere quel che più lo renderebbe straordinario, i suoi super poteri. Simon Williams, di cui è stato raccontato (ad oggi) solo all'interno dei fumetti, non è un uomo qualunque, ma un supereroe. Un supereroe che il Dipartimento per il Controllo dei Danni, guidato dall'agente P. Cleary, considera alla stregua di una minaccia. Troppo spesso i supereroi si sono ritagliati ruoli che, all'interno della società, non avrebbero dovuto ricoprire. Troppo spesso i media sono andati loro dietro, accecati da quell'abbaglio che il Dipartimento vuole denunciare come tale.Williams abbozza, concentrando ogni energia su di sé, l'occultamento dei poteri e la carriera da attore. Una carriera che potrebbe prendere il volo, qualora il ragazzo riuscisse ad aggiudicarsi la parte del protagonista in un remake d'autore.Wonder Man si muove così, su un binario duplice, sfruttando l'alterità tra identità segreta e identità pubblica. C'è l'uomo, quello semplice e comune, con i drammi e le difficoltà, le gioie e l'evolversi di un quotidiano che in nulla differisce da quello di chi guardi. E c'è il supereroe, messo alle strette da un'istituzione ambigua, che vorrebbe controllarne il potenziale. Non è irrinunciabile e non promette di inaugurare un nuovo filone, una nuova epopea. Però, intrattiene, con quel po' di genuina magia che i supereroi sanno portarsi appresso.
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