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Manie e fissazioni dei politici pop nelle ferie d’agosto

Manie e fissazioni dei politici pop nelle ferie d’agosto
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Nulla è più pop della politica di oggi! E allora chi ci vieta di osservare i nostri rappresentanti alle prese con le vacanze e le loro manie e fissazioni?

Anche per Laura Ravetto di Forza Italia le ferie sono giunte al capolinea, ma la parlamentare «fashionista» porta a casa un'abbronzatura invidiabile e qualche ricordo della sua permanenza a Saint-Tropez. Su tutti, la borsa di Vuitton modello neverfull con stampato il nome della cittadina cara a Brigitte Bardot, perché l'avvocatessa, giunta alla quarta legislatura in Parlamento, va pazza per le griffe e vanta una collezione di itbag degne di una blogger. Anche con i gioielli non scherza, e rispettando appieno lo stile primi anni Novanta dei forzisti, sfoggia un Rolex d'oro con orgoglio. Più selvaggio e meno di lusso il lifestyle di Walter Rizzetto, punta di diamante di Fratelli d'Italia. Dalla Croazia con il figlio arrivano immagini di sport aquatici e riflessioni filosofiche: «Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno». Una frase di Pablo Neruda che è tutto un programma (politico?).

In principio abbiamo parlato di abitudini e manie. Tra queste, spiccano di certo la bizzarra passione di Emanuela Corda (M5s) per Hello Spank (sì, avete capito bene, il pupazzo venuto dalla sua infanzia), di cui possiede peluche e quant'altro, e l'amore per i gatti, con cui passa spesso le serate se fuori piove, tra coccole e linguette ruvide che le sfiorano le guance. La deputata cagliaritana, giunta alla seconda legislatura, in vacanza va in canotto e verso sera infila le scarpe da ginnastica e corre in spiaggia. L'obiettivo? Come si evince dal suo hashtag, #CominciareLaDietaAdesso.

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Effetto Green deal: l’auto europea è finita in pasto ai cinesi
Istock
La spinta all’elettrico, senza le materie prime, regala il mercato agli asiatici. Byd punta Roma, Chery la Spagna e Berlino crolla.

In principio fu il Green deal, quando l’Unione europea aprì la finestra da cui è entrata l’industria cinese del clean tech, cioè pannelli solari e turbine eoliche. Un ingresso che oggi ha portato l’Europa alla dipendenza al 90% dall’industria cinese in quel settore.

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Le Big Tech se ne fregano dei raggiri. Qui serve il pugno duro della politica
iStock
Meta &C. raccolgono cifre enormi con la pubblicità, che poi smistano nei siti. Anche se si tratta di fake, tipo la mia finta lite con Messina. Come suggerito da Marina Berlusconi, questa «pirateria» va fermata dalla legge.

Le truffe ci sono sempre state e molte hanno avuto il loro racconto: imperdibile quello di Totò che voleva vendere la fontana di Trevi allo straniero sprovveduto.

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Streeting sigla lo sfratto a Starmer
Ansa
Il ministro della Sanità lascia e lancia siluri contro il premier: «Non sarai tu a guidare il partito laburista nelle prossime elezioni. Serve una direzione, siamo allo sbando».

Tanto tuonò che infine piovve. Dopo giorni di indiscrezioni, retroscena e voci di congiura interna, Wes Streeting ha rassegnato ieri le dimissioni da ministro della Sanità, aprendo ufficialmente la crisi del Partito laburista e, di fatto, dello stesso governo britannico.

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I droni di Zelensky abbattono il governo anti Putin della Lettonia
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Un incidente aereo ha provocato la spaccatura della maggioranza che reggeva l’esecutivo più filo-Ursula von der Leyen dell’Ue. Lo stesso che voleva boicottare e tagliare i fondi alla Biennale di Venezia per le aperture a Mosca.

L’armiamoci e partite di Ursula von der Leyen miete la prima vittima: è il governo di Evika Silina, primo ministro della Lettonia, l’arcinemica tra gli europei di Vladimir Putin. È colei che voleva darci lezioni di democrazia sulla Biennale di Venezia, che doveva essere vietatissima ai russi, e che ha chiesto all’Ue di ritirare il contributo all’Italia per questo evento culturale. Ironia della sorte, a bombardarla sono stati i droni ucraini, quelli che Volodymyr Zelensky fa volare anche grazie ai soldi dei contribuenti europei che, però, i suoi fidi collaboratori - Andriy Yermak lo hanno messo ieri al gabbio - dirottano sui loro conti e in lucrosi affari immobiliari.

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