2024-08-29
Macron voleva Telegram a Parigi. Durov accusato pure di violenza
Pavel Durov (Getty Images)
Nel 2018 il capo dello Stato chiese al manager di spostare la società. E spunta un’indagine per abusi su uno dei figli.Rinchiuso su un minibus blu e scortato da ben 6 macchine della gendarmeria francese, con una sicurezza simile a quella di un vero e proprio «monarca digitale». È in questo modo che Pavel Durov, il fondatore di Telegram arrestato sabato scorso, è stato scortato ieri per le strade di Parigi dalla cella di detenzione dell’Ofmin (l’ufficio giudiziario contro la pedopornografia) fino al tribunale francese. Mentre hacker e attivisti continuano a colpire siti istituzionali francesi per chiederne la liberazione, a Durov nei giorni di detenzione non è stato permesso di vedere la televisione né di leggere i giornali. Si sta consumando il primo vero scontro tra una nazione democratica (la Francia) e uno dei principali Re di dati e comunicazioni, come lo sono anche Elon Musk (patron di X), lo stesso Marck Zuckerber di Meta (che di recente ha ammesso le pressioni del governo Usa di Joe Biden per censurare le notizie sul Covid) o Moxie Marlinspike di Signal. Ora Durov si ritrova incriminato per 12 capi d’accusa. Al momento di andare in stampa il fondatore di Telegram era ancora sotto interrogatorio da parte dei giudici francesi, che devono decidere se incriminarlo o lasciarlo libero. Nel frattempo fuori dal palazzo di Giustizia si è radunata una piccola folla di manifestanti. A quanto pare l’indagine su di lui sarebbe nata pochi mesi fa. Gli investigatori francesi stavano indagando sul caso di uno sconosciuto che distribuiva materiale pedopornografico proprio su Telegram. Per questo motivo le autorità transalpine hanno chiesto aiuto alla piattaforma criptata per proseguire nelle indagini, ma non hanno ricevuto alcuna risposta né collaborazione. Da qui sarebbe partita l’indagine nata il 25 marzo scorso seguita da un mandato d’arresto, con accuse che variano dal possesso alla distribuzione di immagini pornografiche di minori», che non riguarderebbe solo Pavel, ma anche il fratello Nikolai e il vicepresidente di Telegram Ilya Perekopsky. Anche se ieri le autorità francesi hanno voluto specificare all’agenzia russa Ria Novosti che l’unico sottoposto a indagini è Pavel. Indagini richiamano altre indagini. E così ieri tramite Forbes si è scoperto che il fondatore di Telegram è sotto indagine e ricercato anche in Svizzera. È stato denunciato nel marzo del 2023 dall’ex moglie Irina Bolgar per aver abusato di uno dei loro figli. La denuncia è arrivata dopo che Durov aveva interrotto il pagamento degli alimenti, circa 150.000 euro al mese. La situazione del creatore della piattaforma criptata inizia a diventare sempre più complessa, soprattutto a Mosca. Ieri il Wall Street Journal ha raccontato che Pavel e il presidente francese Emmanuel Macron si conoscono da tempo. Anzi, in un pranzo nel 2018 il presidente francese lo aveva invitato a trasferire la sede di Telegram a Parigi ma l’imprenditore di origine russa aveva deciso di rifiutare. Macron, a quanto si legge sul quotidiano statunitense, ipotizzò persino di concedergli la cittadinanza francese che poi ha ottenuto nel 2021. Del Resto, già nel 2017 gli 007 d’oltralpe avevano preso di mira Durov in un’operazione congiunta con gli Emirati Arabi Uniti per hackerare il suo iPhone. La sicurezza francese era preoccupata per l’uso di Telegram da parte dello Stato islamico. L’operazione in codice fu denominata «Purple Music». Da anni i governi hanno rapporti difficili con Telegram anche perché sui canali della piattaforma criptata circola di tutto e non è possibile controllarla. Le denunce dei tribunali e le richieste di collaborazione da parte della giustizia si sono moltiplicate sempre di più negli ultimi anni. Nel 2022 proprio il vicepresidente Perekospky aveva dovuto incontrare l’ex presidente Jair Bolsonaro in Brasile dopo che una corte di giustizia aveva deciso di bloccare Telegram che poi fu riavviato. In Spagna nei mesi scorsi un giudice spagnolo ha vietato l’app nel Paese dopo che quattro dei principali gruppi -Mediaset, Atresmedia, Movistar ed Egeda - hanno denunciato Telegram per violazione di diritto d’autore. Poi la sentenza è stata annullata. In Norvegia Telegram è considerato una minaccia per la sicurezza nazionale, tanto che è stato vietato (insieme con Tik Tok) a politici e ministri. In Russia l’applicazione era stata fermata nel 2018, ma poi ha preso sempre più piede tanto che ora viene usata anche sul campo di battaglia in Ucraina. Telegram sostiene di essere conforme al Digital Services Act dell’Unione europea, ma i problemi restano. Anche perché stati come Francia e Gran Bretagna, tramite il Pall mall process, vogliono avere sempre più il controllo del web. Dalla Russia continuano ad arrivare inviti a condannare la situazione in cui si trova Durov. Ma dopo l’avvertimento del capo dei servizi di intelligence russi per l’estero, Sergei Naryshkin (che ha detto che il fondatore di Telegram non fornirà informazioni sensibili all’occidente), ieri sul quotidiano online Meduza si riportavano le parole di un funzionario dell’amministrazione di Vladimir Putin. «Una persona che si rifiuta di collaborare con l’Fsb non è un patriota e non può essere un eroe», facendo riferimento a quanto Durov si rifiutò di collaborare con i servizi segreti russi.
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