
Moi c’est moi, e voi non siete un ca...
La «perturbazione atlantica» che, l’altra sera, ha inondato Parigi, ha regalato a Emmanuel Macron l’imperdibile occasione di fare il bulletto con gli invitati. Lui sotto la tettoia, la moglie Brigitte munita addirittura di sciarpina per proteggere la gola dalle intemperie; gli altri capi di Stato, invece, abbandonati sotto al diluvio, col divieto di aprire gli ombrelli per ragioni di estetica televisiva, dotati dagli organizzatori, invero piuttosto di disorganizzati, al massimo di un impermeabile usa e getta. Alla fine, non si capiva se Sergio Mattarella - come molti altri leader, lui ha lasciato la tribuna subito dopo il passaggio della propria delegazione nazionale - avesse la chioma bianca madida per colpa della pioggia oppure del sudore: quel plasticone non avrà garantito il massimo della traspirazione.
Anche gli atleti hanno dovuto vedersela con il temporale; la scelta di farli sfilare lungo il fiume, anziché all’interno di uno stadio, ha di sicuro contribuito a inumidire ancora di più il loro esordio alla kermesse transalpina. Persino Matteo Restivo, uno che con l’elemento acquatico ha una certa dimestichezza, a bordo del battello ha commentato così la lavanda parigina: «Ragazzi, siamo completamente fradici». Gli americani, vestiti con i blazer sartoriali di Ralph Lauren, per proteggere i preziosi capi hanno dovuto pure loro incellofanarsi. Alla vigilia, ci si domandava se la Senna fosse davvero balneabile; nessuno pensava che, per inzupparsi, sarebbe bastato rimanere al di sopra della superficie. «La Seine a de la chance», «La Senna è fortunata», scriveva Jacques Prévert. Chissà se porterà altrettanto bene, ai campioni in gara, quel corteo bagnato, che intanto minaccia di moltiplicare i malanni simili a quello che aveva costretto Jannick Sinner a rimanere in Italia.
Perfettamente complementari alle Olimpiadi della blasfemia arcobaleno, dunque, a Parigi sono andate in scena le Olimpiadi della cafonaggine. Quelle di un padrone di casa che si appollaia con la consorte al di sopra degli altri grandi della Terra, al riparo dalla pioggia, mentre presidenti, premier e reali rischiano la polmonite, trattati alla stregua di una comitiva di metallari sul parterre di un’arena, in attesa che la loro band preferita salga sul palco. Tutti erano a disagio, tranne quello più abituato ai capricci del cielo: uno scatto ha immortalato il nuovo premier britannico, Keir Starmer, l’unico a capo scoperto in mezzo al mucchio di teli trasparenti. Bell’accoglienza da parte del galletto. Gentile e premurosa quasi quanto quella che l’inquilino dell’Eliseo riservò ai migranti della Sos Méditerranée, approdati finalmente a Marsiglia dopo una raffica di accuse di disumanità a Giorgia Meloni: la metà degli sbarcati, alla faccia della solidarietà, venne cortesemente espulsa.
«Manu», sempre più «Micron» in politica, ha provato a gonfiare il petto con gli omologhi stranieri. Le tv del mondo intero hanno reso immortale la sua caduta di stile. «Questa è la Francia», ha twittato tronfio. Quale? Quella delle drag queen che oltraggiano l’Ultima Cena? O quella di monsieur le président che tiene in ammollo gli ospiti?
Macron aveva scommesso sul cordone sanitario antifascista. Risultato: la mega alleanza era una truffa elettorale e ora non si riesce a formare un governo. Aveva confidato nella débâcle del Rassemblent national. Risultato: ha frenato Jordan Bardella al prezzo di consacrare pure un altro nemico giurato del sistema, beniamino degli elettori incazzati. I quali, oltre a Marine Le Pen, adesso possono trarre ispirazione dalla vittoria mutilata di Jean-Luc Mélenchon. Il figlio in vitro delle élite progressiste aveva puntato sulle Olimpiadi della riscossa. Risultato: ha offerto al pianeta l’immagine di un Paese allo sbando, prigioniero di manie di grandezza malfondate, reduce da clamorose sconfitte militari in Africa, capace di minacciare l’intervento armato in Ucraina, ma non di gestire la sicurezza domestica, nonostante il prestigio della vetrina. Uno Stato semifallito, vulnerabile, colpito con facilità forse dagli estremisti della gauche, forse dai sabotatori filorussi, forse dagli islamisti. E se non fosse bastato il caos dei treni in fiamme, degli aeroporti evacuati, o lo spettacolo degradante dei travestiti con i gingilli di fuori, la Francia ha vinto pure la medaglia d’oro della maleducazione.
È stata la «perturbazione atlantica», hanno detto gli eredi maldestri della Rivoluzione. Pioggia inattesa, scrosciante, caduta quando era tardi per riallestire gli spalti e dare ai capi delle nazioni straniere una collocazione dignitosa. Ma l’imprevisto non giustifica, semmai aggrava il bilancio di una prova imbarazzante. Mattarella, ha scritto il Corriere della Sera, ha risposto con un «silenzio istituzionale» allo sgarbo dell’«amico» Macron. Da un «amico» del genere ci guardi Dio.





