2021-12-27
Ma quale normalità
Concerti di fine anno annullati. Mercatini natalizi chiusi. Tamponi anche se si è in regola con il green pass. Festeggiamenti all’aperto cancellati. Viaggi impossibili. Il governo vuole difendere questa situazione «con le unghie e con i denti». E dovremmo stare tranquilli?Vincenzo Spera, presidente di Assomusica: «Senza reddito 250.000 famiglie, molti hanno cambiato lavoro dopo essere rimasti fermi dal 2020. La fine anno doveva segnare una ripresa però le Regioni ci hanno tagliato le gambe».Lo speciale contiene due articoli.Viaggi bloccati, concerti rinviati, mercatini chiusi. Ma non doveva essere un Natale «quasi normale»? Era appena il 15 dicembre quando il premier Mario Draghi ha detto in conferenza stampa: «Noi ci siamo ripresi una normalità, possiamo guardare a Natale e alle feste con relativa tranquillità, vogliamo difendere e difenderemo questa normalità con le unghie e con i denti». Ma queste feste natalizie sono tutto fuorché normali. Hanno puntato tutto sul green pass, ma ora il vero lasciapassare è il tampone. Invece di fare la fila per comprare i fuochi d’artificio o prenotare un posto a un concerto, tutti in coda ai gazebo delle farmacie per il test. Senza il lasciapassare negativo del tampone non si va da nessuna parte. Anche se i luoghi dove andare si sono ridotti al lumicino.Gli eventi nelle piazze, i fuochi d’artificio, il girovagare tra le bancarelle piene di cianfrusaglie e dolciumi per ritrovarsi assiepati davanti a un musicista di strada, sono stati spazzati via da ordinanze e decreti. Nella capitale, al calare della sera, quando chiudono i negozi, le vie si svuotano. Le scarse luminarie ricordano che l’anno sta per finire ma contrastano con i marciapiedi deserti. Solo in alcuni bar, ritrovo dei giovani, si consuma il rito dell’aperitivo o di una birra, ma davanti allo sguardo vigile delle forze dell’ordine pronte a intervenire se si formano capannelli di persone. Piazza Navona è stata privata, per il secondo anno consecutivo, del tradizionale mercato della Befana. Annullato anche il Concerto di Capodanno. I caroselli in centro storico, post brindisi di inizio anno, diventano una vera trasgressione con le forze dell’ordine pronte a disperdere i gruppi che volessero ritrovarsi in piazza a brindare.Stessa situazione nel resto d’Italia. Ogni giorno si allunga la lista degli eventi sospesi. I big della musica hanno rinviato i tour al prossimo anno. Dicembre si spoglia di spettacoli e di tradizione. E chi pensava di lasciarsi tutto questo alle spalle con un viaggio oltre confine, ha visto chiudersi le destinazioni. Anche qualche giorno in una capitale europea è diventato una gimcana tra obblighi e divieti. Non basta il green pass e nemmeno il Passenger locator form che traccia spostamenti e voli: è obbligatorio il tampone. Così insieme alla mappa dei luoghi da visitare, è opportuno munirsi di una sorta di Lonely Planet delle farmacie del posto. Quando è arrivato l’allarme del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, avremmo dovuto capire subito che le feste natalizie si sarebbero messe male. «La sola vaccinazione non consentirà di prevenire l’impatto della variante Omicron perché non ci sarà tempo per colmare i gap vaccinali ancora esistenti. Ed è urgente intraprendere azioni forti per ridurre la trasmissione»: le parole della direttrice Andrea Ammon sono piovute come sassi anche sui più ottimisti. Ma a stroncare qualsiasi speranza di un fine anno quasi normale è stato lo stesso il premier Draghi che ha fatto calare la saracinesca sugli eventi della tradizione natalizia. «Dobbiamo essere prudenti, la variante Omicron è molto più contagiosa». Poi a ridosso di Natale, insieme con gli auguri, sono arrivati l’allargamento delle restrizioni per accedere a luoghi potenzialmente affollati, la chiusura dei locali del divertimento e un’estensione dell’obbligo del tampone . Ma nel frattempo i sindaci avevano già sbianchettato i programmi dei festeggiamenti natalizi. E allora via concertoni e altri eventi in piazza. Perfino i mercatini di maggior attrattiva sono stati vietati. D’altronde l’aggiornamento delle regioni passate in zona gialla è quasi giornaliero e la prospettiva di colorare di arancione tutto lo Stivale è reale. Ci sono città come Venezia, Padova e Treviso che hanno vietato perfino i fuochi d’artificio e i festeggiamenti. Da Milano a Palermo tutti i sindaci hanno sospeso i concerti di Capodanno in piazza e vietato i veglioni pubblici. Raffica di cancellazioni sono piovute sulle agenzie di viaggio. La lista dei Paesi extra Ue vietati al turismo si allunga ogni giorno. È il caso della Giordania che da meta aperta, all’improvviso è stata vietata lasciando a terra migliaia di turisti, ora in attesa dei rimborsi. Persino le destinazioni europee sono diventate difficili da raggiungere. Per rientrare è obbligatorio il tampone con esito negativo. Questo rappresenta un costo ulteriore per una famiglia oltre al disagio di trovare una farmacia disponibile nei giorni di festa. I test molecolari sono piuttosto cari ovunque. In Francia occorrono minimo 50 euro, 69 in Austria e 70 in Germania che però possono salire a 150 se si effettuano in aeroporto. Le compagnie aeree, dopo la valanga di richieste di rimborsi arrivate con il lockdown, si sono cautelate. Gran parte impongono al turista che vuole proteggersi dagli imprevisti del Covid, la stipula di assicurazioni costose. Con questi chiari di luna già in 8 milioni hanno disdetto le prenotazioni e 9 su 10 hanno scelto mete italiane. Mai come quest’anno vale il detto «Natale con i tuoi». Meglio se chiusi a casa, come l’anno scorso. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/ma-quale-normalita-2656162027.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="questanno-abbiamo-perso-il-90-spettacoli-e-locali-sono-al-collasso" data-post-id="2656162027" data-published-at="1640543058" data-use-pagination="False"> «Quest’anno abbiamo perso il 90%. Spettacoli e locali sono al collasso» Vincenzo Spera, presidente di Assomusica (Ansa) «Continuiamo a rinviare i concerti. La sospensione delle grandi manifestazioni di Natale sono un grave danno per il settore. Probabilmente lo stop durerà fino ad aprile e poi chissà cosa succederà in estate. Non possiamo andare avanti in questa situazione di estrema incertezza, di improvvise restrizioni. Avevamo sperato che con la vaccinazione e il super green pass ci sarebbe stata una sorta di normalità, tant’è che gli enti pubblici e quelli privati avevano messo in calendario per le feste un ricco programma di eventi. All’improvviso tutto è stato chiuso». Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, dice tranchant: «Senza la musica i locali muoiono. Sono rimasti chiusi per troppo tempo e sono una realtà che non possiamo permetterci di perdere». A quanto ammontano le perdite finora? «Da gennaio a ottobre 2021 c’è stato un calo di fatturato del 90,24%. E veniamo da un anno terribile. Nel periodo marzo-maggio 2020 sono stati sospesi 4.200 concerti tra rimandati e cancellati. Questo significa che 250.000 famiglie di lavoratori dello spettacolo di musica dal vivo sono tuttora senza occupazione. Il settore dei live nel 2020 ha registrato cali di fatturato vicini al 100% rispetto al 2019, con una perdita di 650 milioni di euro tra febbraio e settembre 2020. A questo danno si aggiungono le perdite legate all’indotto, che stimiamo in oltre 1,5 miliardi di euro nello stesso periodo. In condizioni normali i concerti sono seguiti da 10 milioni di spettatori annui che portano un fatturato di circa 700 milioni di euro. Tutto questo patrimonio si è azzerato e anche la possibilità che le feste natalizie potessero segnare un recupero, anche parziale, delle perdite è svanita. C’è una grande confusione tra direttive del governo e ordinanze dei Comuni». Si riferisce alle modalità di utilizzo del super green pass? «Ci avevano garantito che il certificato rafforzato avrebbe consentito lo svolgimento dell’attività concertistica anche nelle zone gialle seguendo i criteri del riempimento al 60% nei palazzetti, al 75% negli stadi e al 100% nei luoghi di spettacolo. Poi sono intervenute le linee guida delle Regioni che hanno trasformato la presenza al 100% in piedi nel 50% con posti a sedere distanziati. Infine è spuntata l’estensione del tampone anche ai vaccinati che rivoluziona il sistema di regole. Programmare con questo scenario è impossibile. Può accadere che la stessa autorità che ha autorizzato un concerto, poi, il giorno dopo revochi la licenza. Ma i concerti non si possono montare e smontare nel giro di 48 ore. Allora, mi chiedo, a cosa serve il green pass? Con questa incertezza, anche più appassionati di musica perdono entusiasmo». Avete calcolato quanti operatori del settore rischiano di perdere il posto? «Potremmo perdere un 50% del personale. E tra questi ci sono tecnici specializzati che, dopo due anni di lavoro saltuario, o sono migrati o si sono reimpiegati in altri settori. Sono scomparsi a migliaia gli addetti alle forniture dei servizi, i facchini, il personale della sicurezza. Nella mia città, Genova, ho faticato a trovare cinque facchini. La cooperativa a cui di solito mi rivolgevo mi ha detto che a fine anno chiude». Vuol dire che il settore si sta impoverendo di professionalità specializzate? «Proprio così. Il presente è grave ma il futuro è ugualmente preoccupante perché se si riparte con accelerazione, potrebbero mancare il personale e le strutture necessarie a preparare un concerto. Chi per due anni non ha lavorato è andato a fare altro o ha richiesto il reddito di cittadinanza. E non lascia il sussidio se non ha la possibilità di essere impiegato regolarmente con un minimo di certezze. C’è poi un altro problema che riguarda il rapporto con i circuiti esteri». Ma in Europa stanno chiudendo tutti. «Sì, ma in Italia le chiusure sono più lunghe. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito i concerti si sono continuati a fare, solo ultimamente c’è stato un giro di vite. Rischiamo di essere tagliati fuori dal circuito dei grandi eventi internazionali».
Diego Fusaro (Imagoeconomica)