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2022-10-21
L’opposizione fa l’indignata al Colle però sulla guerra si spacca in tre
Ignazio La Russa (Ansa)
Tutto secondo programma al Quirinale, nella prima giornata delle consultazioni per la formazione del nuovo governo che si concluderanno domani con l’assegnazione, da parte del presidente della Repubblica, dell’incarico alla leader di Fdi, Giorgia Meloni. Seppure di natura formale, gli incontri di ieri hanno avuto una valenza politica, nella misura in cui hanno rappresentato la plateale divisione delle opposizioni, salite al Colle in ordine sparso ma convergenti nelle lamentele preventive sul nascituro esecutivo. In attesa del piatto forte di oggi, quando la delegazione unitaria del centrodestra comunicherà ufficialmente a Sergio Mattarella l’esistenza di una maggioranza parlamentare a sostegno della leader di Fdi, la sfilata da Sergio Mattarella è servita al Pd e a tutti gli altri per un supplemento fuori tempo massimo di campagna elettorale. Sono infatti abbondati i veti preventivi su questo o quel ministro (in particolare, nel mirino è finito Antonio Tajani) e la chiamata alle armi contro il pericolo di deriva autoritaria. Ma soprattutto, c’è stato un attacco concentrico verso Silvio Berlusconi sulla politica internazionale, che nel momento stesso in cui veniva portato palesava le divisioni interne all’opposizione.
Il segretario uscente del Pd, Enrico Letta, ha parlato di opposizione «ferma e rigorosa» e ha chiesto un governo «senza ambiguità nella condanna ferma della Russia e dei comportamenti criminali del presidente Putin e di sostegno al popolo dell’Ucraina». Naturalmente, ha citato le frasi carpite al leader di Forza Italia e ha chiesto «continuità» con il governo Draghi sulla linea filoatlantica, definendo «pericolosa» la politica estera a suo avviso propugnata dal Cavaliere. A completare il quadro, il prevedibile passaggio sul Pd che farà da scudo alla Costituzione repubblicana, stroncando ogni ipotesi di riforma istituzionale.
Con in testa il «sorpasso» ai danni dei dem, Giuseppe Conte era arrivato un’ora prima al Quirinale alla guida della delegazione pentastellata e ha ammonito il futuro governo: «Se si vogliono rimettere indietro le lancette delle conquiste dei diritti civili», ha detto, «troveranno in noi un muro, con tutta la vitalità, la forza e il vigore che abbiamo». Anche l’ex premier ha fatto poi sapere di aver manifestato «forti perplessità al presidente Mattarella che il dicastero della Farnesina, così centrale, possa essere affidato a un esponente di Fi», adducendo come motivazione le parole pronunciate da Berlusconi nei citati audio e accusando quest’ultimo di ambiguità sulla collocazione internazionale dell’Italia. Non brillando per coerenza, Conte ha aggiunto che a suo avviso «non c'è più bisogno di invio di armi all’Ucraina», andando in una direzione contraria a quella di Letta. Infatti, il leader del M5s ha liquidato il Pd, quando ha detto che «un’opposizione unitaria non è nell’ordine delle cose».
Carlo Calenda, orfano di un Matteo Renzi sempre più freddo nei suoi confronti, ha dato la terza versione, parlato di un’opposizione «senza sconti» ma che «cercherà di ingaggiare il governo su tematiche concrete» e ha bollato come «inconcepibile» l’ipotesi Tajani agli Esteri. «Siamo pienamente disponibili», ha aggiunto, «a instaurare un rapporto sulle questioni concrete e pratiche con le altre opposizioni, ma che non diventi l’unità delle opposizioni contro, che non gioverebbe né alla causa delle opposizioni, né al dialogo fra opposizioni e governo che si deve instaurare in una democrazia matura».
Prima dei big dell’opposizione il programma, secondo prassi consolidata, era stato aperto dall’esordio di Ignazio La Russa nelle vesti di presidente del Senato, che si è limitato a parlare di un colloquio col suo conterraneo Mattarella, «molto cordiale emozionante», mentre il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, arrivato dopo di lui, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Per quanto riguarda le forze politiche minori, in mattinata avevano aperto le danze i senatori delle Autonomie, guidati dall’altoatesina Julia Unterberger , che ha svelato l’orientamento dei suoi a non votare la fiducia al governo anche se «non è ancora detta l’ultima parola e decideremo anche in base ai ministri». Un concetto che è stato espresso in maniera più dura da +Europa e dell’Alleanza Verdi-Sinistra, ovviamente contrarissime alla fiducia a un esecutivo guidato dalla Meloni. In particolare, il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, ha dichiarato che il suo partito farà «un’opposizione seria e rigorosa a partire dal tema dei diritti», mentre i rossoverdi di Nicola Fratoianni e di Angelo Bonelli, attraverso i loro referenti parlamentari, hanno denunciato il «pericolo di una deriva democratica con la restrizione delle libertà e dei diritti delle donne, la questione sociale che ci allerta davvero». Sempre secondo la prassi, che prevede un incontro col presidente emerito della Repubblica, in mattinata Mattarella aveva avuto un colloquio con Giorgio Napolitano, impossibilitato a recarsi di persona al Quirinale per motivi di salute.
Centrodestra unito: «Parla Meloni»
Sarà indubbiamente stamani alle 10.30 il clou delle consultazioni delle forze politiche al Quirinale. Per quell’ora, infatti, è previsto l’arrivo della delegazione unitaria del centrodestra, che indicherà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il nome di Giorgia Meloni come premier.
Il fatto che la coalizione che ha vinto le elezioni salga unita al Colle rappresenta di per sé una notizia, viste le turbolenze che hanno investito il lavoro di formazione del nascituro governo, con la diffusione degli audio «rubati» a Silvio Berlusconi nel corso di un incontro a porte chiuse con i parlamentari di Forza Italia. Tra l’altro, ieri in tv l’agenzia La Presse ha annunciato di essere in possesso di un terzo audio (e dell’integrale di circa 20 minuti) e che valuterà il momento opportuno per «rilasciarlo», verosimilmente in concomitanza con il colloquio del centrodestra con Mattarella, affinché faccia lo stesso rumore degli altri due.
Dopo la dura nota fatta circolare dalla leader di Fdi nella serata di mercoledì sulla «tolleranza zero» per chi manifesta posizioni non in linea con la collocazione atlantista del nostro Paese, la questione è apparsa in via di superamento almeno nella sua fase acuta, anche se resta un faro puntato sulle mosse di Berlusconi. Ieri il coordinatore azzurro, Antonio Tajani, ha partecipato al vertice del Ppe che si è svolto a Bruxelles, e prima di partecipare ai lavori ha tenuto a sottolineare che nella capitale belga è andato per confermare «ancora una volta la posizione di Forza Italia, del suo leader, Berlusconi, e mia personale in favore della Nato, delle relazioni transatlantiche, dell'Europa e contro l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia».
Poco prima, lo stesso Berlusconi aveva tenuto però a precisare con una nota che le dichiarazioni e la partecipazione di Tajani al summit del Ppe sarebbero scaturite in virtù di una delega da lui concessagli: «A causa della convocazione per le consultazioni», ha scritto Berlusconi, «non ho potuto partecipare al Summit del gruppo del Ppe che precede il Consiglio europeo. Ho dunque delegato il vicepresidente Antonio Tajani a rappresentare la posizione mia personale e di tutta Fi». Intanto, per Tajani è arrivato l’endorsement della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che, prima di incontrarlo, ha affermato di non avere dubbi sul fatto che «terrà la rotta al fianco del popolo ucraino».
Tornando alle consultazioni, sarà interessante vedere come il leader si comporterà al Colle in presenza di Giorgia Meloni. Una nota di via della Scrofa ha tenuto infatti a far sapere che la presidente di Fdi accompagnerà i capigruppo Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida («Siamo pronti a dare all’Italia un governo che affronti con consapevolezza e competenza le urgenze e le sfide del nostro tempo», la promessa). Secondo il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, sarà solamente lei a parlare.
Una volta preso atto delle indicazioni del centrodestra e del fatto che la Meloni sarebbe sostenuta da una maggioranza nei due rami del Parlamento, il presidente Mattarella dovrebbe assegnare l’incarico alla leader di Fdi già nel pomeriggio di oggi. A quel punto, la premier incaricata potrebbe sciogliere la riserva in tempo record, qualora non persistessero problemi nell’assegnazione delle caselle governative e giurare assieme ai suoi ministri sabato, o al più tardi domenica. Secondo le ipotesi che circolano più insistentemente, il nuovo esecutivo potrebbe recarsi in Parlamento per incassare la fiducia all’inizio della settimana prossima, con un faro puntato su martedì prossimo.
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Pd, M5s e Terzo polo attaccano a una sola voce il fondatore di Forza Italia e mettono il veto su Antonio Tajani al ministero degli Esteri. Sull’invio delle armi però Giuseppe Conte si smarca e svela le divisioni nel centrosinistraCoalizione attesa oggi alle 10.30 dal capo dello Stato. Occhi puntati su Berlusconi, dopo i colpi di scena degli ultimi giorni. L’incarico per la leader di Fdi può arrivare in serataLo speciale contiene due articoliTutto secondo programma al Quirinale, nella prima giornata delle consultazioni per la formazione del nuovo governo che si concluderanno domani con l’assegnazione, da parte del presidente della Repubblica, dell’incarico alla leader di Fdi, Giorgia Meloni. Seppure di natura formale, gli incontri di ieri hanno avuto una valenza politica, nella misura in cui hanno rappresentato la plateale divisione delle opposizioni, salite al Colle in ordine sparso ma convergenti nelle lamentele preventive sul nascituro esecutivo. In attesa del piatto forte di oggi, quando la delegazione unitaria del centrodestra comunicherà ufficialmente a Sergio Mattarella l’esistenza di una maggioranza parlamentare a sostegno della leader di Fdi, la sfilata da Sergio Mattarella è servita al Pd e a tutti gli altri per un supplemento fuori tempo massimo di campagna elettorale. Sono infatti abbondati i veti preventivi su questo o quel ministro (in particolare, nel mirino è finito Antonio Tajani) e la chiamata alle armi contro il pericolo di deriva autoritaria. Ma soprattutto, c’è stato un attacco concentrico verso Silvio Berlusconi sulla politica internazionale, che nel momento stesso in cui veniva portato palesava le divisioni interne all’opposizione.Il segretario uscente del Pd, Enrico Letta, ha parlato di opposizione «ferma e rigorosa» e ha chiesto un governo «senza ambiguità nella condanna ferma della Russia e dei comportamenti criminali del presidente Putin e di sostegno al popolo dell’Ucraina». Naturalmente, ha citato le frasi carpite al leader di Forza Italia e ha chiesto «continuità» con il governo Draghi sulla linea filoatlantica, definendo «pericolosa» la politica estera a suo avviso propugnata dal Cavaliere. A completare il quadro, il prevedibile passaggio sul Pd che farà da scudo alla Costituzione repubblicana, stroncando ogni ipotesi di riforma istituzionale.Con in testa il «sorpasso» ai danni dei dem, Giuseppe Conte era arrivato un’ora prima al Quirinale alla guida della delegazione pentastellata e ha ammonito il futuro governo: «Se si vogliono rimettere indietro le lancette delle conquiste dei diritti civili», ha detto, «troveranno in noi un muro, con tutta la vitalità, la forza e il vigore che abbiamo». Anche l’ex premier ha fatto poi sapere di aver manifestato «forti perplessità al presidente Mattarella che il dicastero della Farnesina, così centrale, possa essere affidato a un esponente di Fi», adducendo come motivazione le parole pronunciate da Berlusconi nei citati audio e accusando quest’ultimo di ambiguità sulla collocazione internazionale dell’Italia. Non brillando per coerenza, Conte ha aggiunto che a suo avviso «non c'è più bisogno di invio di armi all’Ucraina», andando in una direzione contraria a quella di Letta. Infatti, il leader del M5s ha liquidato il Pd, quando ha detto che «un’opposizione unitaria non è nell’ordine delle cose». Carlo Calenda, orfano di un Matteo Renzi sempre più freddo nei suoi confronti, ha dato la terza versione, parlato di un’opposizione «senza sconti» ma che «cercherà di ingaggiare il governo su tematiche concrete» e ha bollato come «inconcepibile» l’ipotesi Tajani agli Esteri. «Siamo pienamente disponibili», ha aggiunto, «a instaurare un rapporto sulle questioni concrete e pratiche con le altre opposizioni, ma che non diventi l’unità delle opposizioni contro, che non gioverebbe né alla causa delle opposizioni, né al dialogo fra opposizioni e governo che si deve instaurare in una democrazia matura». Prima dei big dell’opposizione il programma, secondo prassi consolidata, era stato aperto dall’esordio di Ignazio La Russa nelle vesti di presidente del Senato, che si è limitato a parlare di un colloquio col suo conterraneo Mattarella, «molto cordiale emozionante», mentre il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, arrivato dopo di lui, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Per quanto riguarda le forze politiche minori, in mattinata avevano aperto le danze i senatori delle Autonomie, guidati dall’altoatesina Julia Unterberger , che ha svelato l’orientamento dei suoi a non votare la fiducia al governo anche se «non è ancora detta l’ultima parola e decideremo anche in base ai ministri». Un concetto che è stato espresso in maniera più dura da +Europa e dell’Alleanza Verdi-Sinistra, ovviamente contrarissime alla fiducia a un esecutivo guidato dalla Meloni. In particolare, il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, ha dichiarato che il suo partito farà «un’opposizione seria e rigorosa a partire dal tema dei diritti», mentre i rossoverdi di Nicola Fratoianni e di Angelo Bonelli, attraverso i loro referenti parlamentari, hanno denunciato il «pericolo di una deriva democratica con la restrizione delle libertà e dei diritti delle donne, la questione sociale che ci allerta davvero». Sempre secondo la prassi, che prevede un incontro col presidente emerito della Repubblica, in mattinata Mattarella aveva avuto un colloquio con Giorgio Napolitano, impossibilitato a recarsi di persona al Quirinale per motivi di salute.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lopposizione-fa-lindignata-al-colle-pero-sulla-guerra-si-spacca-in-tre-2658482446.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="centrodestra-unito-parla-meloni" data-post-id="2658482446" data-published-at="1666292518" data-use-pagination="False"> Centrodestra unito: «Parla Meloni» Sarà indubbiamente stamani alle 10.30 il clou delle consultazioni delle forze politiche al Quirinale. Per quell’ora, infatti, è previsto l’arrivo della delegazione unitaria del centrodestra, che indicherà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il nome di Giorgia Meloni come premier. Il fatto che la coalizione che ha vinto le elezioni salga unita al Colle rappresenta di per sé una notizia, viste le turbolenze che hanno investito il lavoro di formazione del nascituro governo, con la diffusione degli audio «rubati» a Silvio Berlusconi nel corso di un incontro a porte chiuse con i parlamentari di Forza Italia. Tra l’altro, ieri in tv l’agenzia La Presse ha annunciato di essere in possesso di un terzo audio (e dell’integrale di circa 20 minuti) e che valuterà il momento opportuno per «rilasciarlo», verosimilmente in concomitanza con il colloquio del centrodestra con Mattarella, affinché faccia lo stesso rumore degli altri due. Dopo la dura nota fatta circolare dalla leader di Fdi nella serata di mercoledì sulla «tolleranza zero» per chi manifesta posizioni non in linea con la collocazione atlantista del nostro Paese, la questione è apparsa in via di superamento almeno nella sua fase acuta, anche se resta un faro puntato sulle mosse di Berlusconi. Ieri il coordinatore azzurro, Antonio Tajani, ha partecipato al vertice del Ppe che si è svolto a Bruxelles, e prima di partecipare ai lavori ha tenuto a sottolineare che nella capitale belga è andato per confermare «ancora una volta la posizione di Forza Italia, del suo leader, Berlusconi, e mia personale in favore della Nato, delle relazioni transatlantiche, dell'Europa e contro l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia». Poco prima, lo stesso Berlusconi aveva tenuto però a precisare con una nota che le dichiarazioni e la partecipazione di Tajani al summit del Ppe sarebbero scaturite in virtù di una delega da lui concessagli: «A causa della convocazione per le consultazioni», ha scritto Berlusconi, «non ho potuto partecipare al Summit del gruppo del Ppe che precede il Consiglio europeo. Ho dunque delegato il vicepresidente Antonio Tajani a rappresentare la posizione mia personale e di tutta Fi». Intanto, per Tajani è arrivato l’endorsement della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che, prima di incontrarlo, ha affermato di non avere dubbi sul fatto che «terrà la rotta al fianco del popolo ucraino». Tornando alle consultazioni, sarà interessante vedere come il leader si comporterà al Colle in presenza di Giorgia Meloni. Una nota di via della Scrofa ha tenuto infatti a far sapere che la presidente di Fdi accompagnerà i capigruppo Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida («Siamo pronti a dare all’Italia un governo che affronti con consapevolezza e competenza le urgenze e le sfide del nostro tempo», la promessa). Secondo il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, sarà solamente lei a parlare. Una volta preso atto delle indicazioni del centrodestra e del fatto che la Meloni sarebbe sostenuta da una maggioranza nei due rami del Parlamento, il presidente Mattarella dovrebbe assegnare l’incarico alla leader di Fdi già nel pomeriggio di oggi. A quel punto, la premier incaricata potrebbe sciogliere la riserva in tempo record, qualora non persistessero problemi nell’assegnazione delle caselle governative e giurare assieme ai suoi ministri sabato, o al più tardi domenica. Secondo le ipotesi che circolano più insistentemente, il nuovo esecutivo potrebbe recarsi in Parlamento per incassare la fiducia all’inizio della settimana prossima, con un faro puntato su martedì prossimo.
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Esempio. L’interista grida al compagno opposto di tifo: «Sporco milanista!», accusandolo di essere negativo in quanto milanista e l’essere milanista è talmente negativo da necessitare di un rafforzativo negativo, che può essere «brutto», «disgraziato», «infame», «vigliacco» e così via, fino a «sporco». La sporcizia emblematizza la negatività tanto quanto la bruttezza estetica, le tribolazioni esistenziali, l’attitudine a fare la spia, la viltà e quindi, agli occhi dell’interista, essere milanista è una colpa tanto grave da poter essere rafforzata da un ulteriore stigma accusatorio. Anche la spiegazione della combinazione «sporco» più «caratteristica odiata» non univoca, ma doppia, regge. Il doppio insulto, scollegato rispetto al precedente, «Sei sporco e milanista», comunque si basa sull’attribuzione di un giudizio morale negativo all’essere sporco e, anche se solo simbolica, di un valore negativo ovvero un disvalore al portatore di sporcizia. Insomma, è più che assodato: se volete offendere qualcuno dategli dello sporco, simbolico o reale. Essere tacciati di pulizia, invece, vuol dire essere puri: «Your clothes are clean and your mind is productive» cantava Paul Weller con gli Style Council in quella che è - faremo una confessione pulita - una delle canzoni d’amore preferite di chi scrive, Speak like a child. Ancora, «Hai il cuore pulito come appena nevicato» cantava Eugenio Finardi nella canzone Patrizia. I proverbi traboccano di trionfi della pulizia: «Chi è pulito è bello», non sempre è vero, è pieno il mondo di racchioni puliti, tuttavia si può pensare che anche se non sono belli da guardare sono, almeno, puliti. Un altro: «La pulizia costa poco e molto vale»: verissimo. Un altro ancora: «Non importa che l’abito sia fino, purché sia pulito». Qui concordiamo: un brutto vestito pulito è certamente migliore di uno bello ma sporco.
Ci sono però dei casi in cui il polo positivo rappresentato dal pulito porta con sé qualcosa di negativo. Accade quando l’esercizio della pulizia non è virtuoso come sarebbe se fosse equilibrato, ma è un’attività ansiosa e ossessiva determinata dalla nevrosi di cui si è lievemente o del tutto ammalati. Dopo che la tv inglese ha dedicato loro un programma tv che in lingua originale si intitolava Obsessive Compulsive Cleaners e che in Italia è stato tradotto come Malati di pulito, li conosciamo popolarmente con questa denominazione. Da un punto di vista psichiatrico, il termine tecnico non è però «malati di pulito», che fa il verso ad altre frasi costruite sulla specificazione dell’oggetto della mania come, per esempio, «morti di fama» per intendere, un po’ simpaticamente, quelli che per arrivare al successo venderebbero anche la madre. I rupofobici soffrono molto, da un certo punto di vista, e no, non sono persone bizzarre che come una ha la passione degli scacchi, be‘ quelli ce l’hanno dei mocio lavapavimenti. No. Quelli sono semplici appassionati pulitori. I veri e propri rupofobici sono sofferenti portatori di una sorta di condanna, di una coazione a ripetere una prassi «igienizzante» che non basta mai e che il giorno dopo ricomincerà di nuovo. Sono i Sisifo del disinfettante: ogni giorno maneggiano la pezzetta imbibita di detergente per pulire con tutte le loro forze per poi... ricominciare uguale il giorno dopo. E quello dopo ancora e così via, sempre uguale, per l’eternità. A meno che un trattamento psicoterapeutico non interrompa il ciclo. Ciò che li guida, infatti, a pulire come instancabili ossessionati non è l’effettiva ed oggettiva condizione igienica di, per esempio, la casa. Il rupofobico non pulisce i pavimenti una volta a settimana, è capace di pulirli una volta ogni ora. O del proprio corpo. Il rupofobico non si lava le mani dopo essere andato in bagno, se le lava anche più volte di continuo, continuamente, per tranquillizzarsi, non perché le abbia davvero sporche. La parola rupofobia deriva dall’unione della parola greca rùpos che vuol dire sporcizia, sudiciume e fobia da phobos che significa paura. Attualmente la rupofobia è considerata da alcuni un disturbo d’ansia, da altri un disturbo ossessivo compulsivo. Va detto che alcuni considerano tutti i disturbi ossessivo compulsivi forme d’ansia e altri no, li considerano questioni psicopatologiche diverse. I gradi di afflizione di questa fobia possono essere diversi e andare da una leggera ansia all’idea di toccare qualcosa di sporco al disagio che porta a pensare continuamente allo sporco e a come evitarlo. Nel caso della «semplice» ansia, non si pensa continuamente allo sporco e l’ansia sopraggiunge solo se ci si trova in una situazione non percepita come igienica. Oppure, nella vita quotidiana che naturalmente contempla anche un rapporto continuo con la pulizia propria, della propria casa e, in generale, dei luoghi frequentati fuori casa, si opta sempre per azioni di controllo dell’eventuale sporco: si va dal lavarsi ben bene e con compiacimento le mani quando necessario all’evitare con compiacimento che tranquillizza ed evita l’ansia di bere il caffè nelle tazzine del bar chiedendolo in bicchiere usa e getta, dallo sgridare la persona che prende la frutta e la verdura al supermercato senza guanti come se stesse facendo chissà che di chissà quanto grave all’evitare di toccare cani o gatti considerandoli fonti di sporcizia, dall’iniziare a pulire appena arrivati a casa dal lavoro con una dedizione e un vigore eccessivi al non sopportare l’idea di accumulare i piatti durante una cena con ospiti e dunque all’andare a lavarli, abbandonando la tavola, dopo ogni portata, dal costringere tutti gli abitanti della casa, per primi sé stessi, a lasciare le scarpe fuori per «igiene» all’evitare di andare al ristorante perché nessuno lì impone ai clienti di togliersele e quel pavimento è una miniera a cielo aperto di sozzume. Si parla, insomma, sempre di eccessiva attenzione a non «sporcarsi», a non sporcare, a non trovarsi in mezzo allo sporco, a non far vivere a lungo lo sporco se crearlo è inevitabile, ma comunque non siamo ancora nel campo dell’ossessione, quanto piuttosto in quello del controllo, non simpatico nemmeno questo, ma comunque un filo meno disagevole, per sé e per gli altri, del disturbo ossessivo compulsivo. L’idea di controllare lo sporco che ci può essere addosso e intorno a noi, respingendolo con vigore e compiacimento ci identifica e tranquillizza il rupofobico ansioso.
Nel caso del disturbo ossessivo compulsivo, invece, la paura irrazionale dello sporco diventa un’ossessione. Il rupofobico ossessivo è un ossessivo-compulsivo la cui ossessione è la sporcizia e la cui compulsione è pulire e pulire e pulire per allontanare l’ossessione. Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo psicopatologico cronico e invalidante che si configura come una incontrollata manifestazione nella mente di chi ne soffre di ossessioni e conseguenti compulsioni percepite da chi soffre di Doc, questo l’acronimo, come unica possibilità risolutiva (ovviamente così non è, anzi è più o meno il contrario). Le ossessioni sono pensieri e impulsi involontari, che procurano disagio a chi le vive nella sua mente. Le compulsioni, complementari alle ossessioni, non sono pensieri ma azioni percepite come idonee a evitare che si presenti o almeno a diminuire o eliminare l’angoscia derivante dalle ossessioni. In tutti i casi, comunque, sia che si manifesti con ansia, sia che si palesi come un disturbo ossessivo compulsivo, la rupofobia è una paura irrazionale e patologica dello sporco. Il rupofobico può avere attacchi di ansia e attacchi di panico anche solo pensando allo sporco e si calma pulendo. Il rupofobico può evitare i luoghi molto frequentati, dal bar alla spiaggia passando per i mezzi pubblici, perché disgustato dall’idea di stanziare in luoghi non puliti come vorrebbe lui. Può creare rituali di pulizia e di difesa dallo sporco, non solo in casa, lavando continuamente sé stesso e gli ambienti domestici, ma può esportarli anche fuori di casa. Si pensi a chi, dopo il Covid, andava in giro con guanti e masherine, anche doppi, anche guidando in auto da solo. Un equilibrato rifiuto dello sporco è corretto, un’esagerazione cela un problema.
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Thea Louise Stjernesund e Sara Hector omaggiano Federica Brignone dopo la prova dello slalom gigante femminile (Getty Images)
Si sono concluse ieri, con la maestosa cerimonia dell'Arena di Verona, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un successo per l'Italia sotto tutti i punti di vista: non solo sportivo, con il quarto posto nel medagliere e ogni record precedente spazzato via, ma anche logistico, organizzativo, economico e se vogliamo anche politico. Ma è stata soprattutto l'Olimpiade degli atleti, delle imprese, delle gioie e, talvolta, dei dolori. Dei gesti di fairplay e delle storie dietro ogni medaglia. Momenti indimenticabili che rimangono nella storia.
Tra i fotogrammi più belli lasciati in eredità da Milano-Cortina 2026, impossibile non cominciare da Federica Brignone. La Tigre di La Salle si è presentata a questi Giochi con mille incognite, dubbi e preoccupazioni legate alle sue condizioni fisiche, dopo il grave infortunio subito il 3 aprile 2025 - a meno di un anno dall'appuntamento a cinque cerchi - durante una gara di gigante ai campionati italiani Assoluti all'Alpe Lusia nelle Dolomiti. Quel giorno la diagnosi fu tremenda: frattura scomposta del piatto tibiale, della testa del perone della gamba sinistra con rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Le lacrime, l'operazione, la riabilitazione, un secondo intervento e il tempo che scorreva inesorabilmente come un countdown verso l'inizio dell'Olimpiade casalinga, quella che ogni atleta sogna di vivere da protagonista, a maggior ragione se coltiva legittime ambizioni di medaglia per pedigree e talento. Quel talento unito alla tenacia e alla fiducia in se stessa, ma anche alla pazienza e a un'incredibile forza mentale, che hanno permesso a Federica Brignone non solo di presentarsi ai blocchi di partenza di Milano-Cortina, ma anche di farlo da assoluta regina delle nevi, con i due magnifici ori conquistati nello slalom gigante e nel supergigante di quella domenica 15 febbraio che entra di diritto nella storia dello sport azzurro.
Un po' come era successo nel 2021, quando il 1° agosto, anche quel giorno era domenica, ai Giochi di Tokyo arrivarono nel giro di 16 minuti le due incredibili medaglie d'oro vinte da Gianmarco Tamberi nel salto in alto e da Marcell Jacobs nei 100 metri. Otto giorni fa, invece, a Milano-Cortina è andata esattamente così: alle 14.28 Federica Brignone conquista il secondo oro della sua Olimpiade. Alle 14:59 la coppia dello snowboard cross formata da Michela Moioli e Lorenzo Sommariva vince l'argento. Alle 15:15 una leggendaria Lisa Vittozzi sale sul gradino più alto del podio nell'inseguimento del biathlon. 47 minuti di pura adrenalina e goduria sportiva per i nostri colori.
A proposito del biathlon, dalla disciplina che riunisce lo sci di fondo con il tiro a segno con la carabina, è arrivato uno dei momenti più belli e apprezzati, caratterizzato da un enorme gesto di fairplay. Durante una prova che vedeva impegnata proprio Lisa Vittozzi, l'avversaria francese Julia Simon ha perso un bastoncino e dargliene uno di scorta è stato proprio il coach azzurro a bordo pista. E che dire dell'arrivo fianco a fianco, tra gli applausi, ad Anterselva di due colossi biathlon come l'italiana Dorothea Wierer e la tedesca Franziska Preuss, giunte all'ultima danza sulla neve. Sempre nell'inseguimento del biathlon, ma al maschile, toccante ed emozionate è stato il momento in cui il francese Emilien Jacquelin, dopo aver tagliato il traguardo al terzo posto e aver conquistato la medaglia di bronzo, ha dedicato il successo a Marco Pantani indicando l'orecchino che gli era stato regalato dalla mamma del Pirata e la bandana che porta in segno di omaggio al ciclista scomparso nel 2004. Nella mass start, invece, scena pazzesca quella che ci hanno regalato l'italiano Nicola Romanin, il francese Fabien Claude e l'americano Campbell Wright. Questi ultimi due, fuori dalla zona medaglia e nelle ultime posizioni, si fermano a pochi metri dal traguardo per aspettare l'azzurro. I tre si allineano, confabulano un paio di secondi e danno vita a uno sprint con una volata sul rettilineo finale per evitare l'ultima posizione.
Fabien Claude del Team Francia, Nicola Romanin del Team Italia e Campbell Wright del Team Stati Uniti in cammino verso il traguardo ad Anterselva (Getty Images)
Tra le emozioni intense vissute a Milano-Cortina c'è senz'altro quella vissuta da Federico Tomasoni che dopo l'argento conquistata a Livigno nello ski cross ha mostrato il sole disegnato sul suo casco e dedicato la medaglia a Matilde Lorenzi, la sua fidanzata scomparsa il 28 ottobre 2024 dopo una terribile caduta sugli sci.
Storie di sport che si intrecciano a momenti di vita che ognuno di noi può sentire più o meno vicino e farci vivere l'evento oltre la pura competizione sportiva. Come per esempio il primo oro nella storia dei Giochi invernali per il Brasile conquistato da Lucas Braathen e l'emozione dello sciatore appena finita la gara nella telefonata in vivavoce con una leggenda mondiale di questo sport come Alberto Tomba che si congratula e lui che si commuove. Nello sport, il momento che separa un'atleta da un trionfo a una sconfitta può essere invisibile, incalcolabile, ed è quel preciso istante in cui si realizza di non avercela fatta. È quanto è accaduto ad Atle Lei MCGrath. Lo sciatore norvegese, nella prima manche dello slalom maschile, si trovava a condurre in testa davanti a tutti. Aveva la medaglia d'oro praticamente in pugno. Poi sul più bello si è trovato a fare i conti con un errore che gli è costato quattro anni di duro lavoro e sacrifici: l'inforcata, l'uscita fuori pista e il sogno che svanisce mentre tutto il mondo ti osserva e una reazione tanto impulsiva quanto significativa: l'urlo, il lancio al cielo dei bastoncini, i parastinchi slacciati e la camminata solitaria veso il bosco per trovare un rifugio lontano dalle telecamere e fare i conti con se stesso. «Volevo prendermi un po' di tempo per me» - ha raccontato dopo la gara - «Non conosco nessun altro sport in cui ci sia una distanza così breve tra la cosa più bella che puoi realizzare e la cosa peggiore che puoi vivere». Lo stesso ha vissuto il fenomeno mondiale del pattinaggio artistico, Ilia Malinin. L'americano di origini uzbeke, si era presentato come favorito assoluto ma nella finale olimpica non ha performato come avrebbe potuto e voluto e ha chiuso con un deludente e inaspettato ottavo posto. Un flop che lo straordinario pubblico del Forum di Assago ha saputo mitigare con una calorosa standing ovation durante l'esibizione al Galà del 21 febbraio e a cui il fenomeno del salto quadruplo ha risposto con le lacrime. Emozionante anche la vittoria di Elana Meyers-Taylor che alla quinta partecipazione ai Giochi e all'età di 41 anni ha vinto la medaglia d'oro nel mono-bob e ha festeggiato abbracciando i suoi due bimbi, nati entrambi sordi prematuri e uno con la sindrome di Down, ai quali ha comunicato attraverso il linguaggio dei segni la frase: «La mamma ha vinto».
Tra i momenti più divertenti e suggestivi nell'album dei ricordi di Milano-Cortina 2026 va inserito senza alcun dubbio Nazgul. Il bellissimo cane lupo che ha invaso la pista di Tesero durante la gara di qualificazioni dello sprint femminile a squadre e ha tagliato il traguardo davanti agli sguardi increduli e divertiti degli spettatori e delle atlete.
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