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2022-01-02
Londra molla le restrizioni. Qui preparano l'assalto finale
Ansa
La partita per il Quirinale, collegata direttamente a quella del nuovo governo se Mario Draghi dovesse essere eletto presidente della Repubblica, inizia il prossimo 5 gennaio. Un paio di settimane prima dell’inizio delle votazioni per eleggere il successore di Sergio Mattarella (salvo un clamoroso bis) è in programma infatti un Consiglio dei ministri che si annuncia assai incandescente, e che rappresenta i tempi supplementari di quello dello scorso 29 dicembre, quando Lega e M5s hanno fatto saltare, con la loro ferma opposizione in cabina di regia, il preconsiglio che vede presenti i capi delegazione di tutti i partiti di maggioranza, l’idea di estendere il super green pass a tutto il mondo del lavoro, a partire dai dipendenti della pubblica amministrazione, oltre quelli della sanità, della scuola e del comparto sicurezza, dove l’obbligo del certificato verde rafforzato è già in vigore. In questi giorni, Pd, Leu e Italia viva hanno manifestato pubblicamente la loro posizione a favore dell’obbligo vaccinale: i renziani hanno lanciato una petizione a favore di questa soluzione, la più drastica tra quelle possibili. Forza Italia resta in mezzo al guado: Silvio Berlusconi è stato uno dei primi leader politici italiani a dirsi favorevole all’obbligo vaccinale, ma ora c’è da tenere innanzitutto unito il centrodestra, perché il Cav vuole giocarsi fino in fondo la partita per il Colle, e Lega e Fratelli d’Italia sono nettamente contrari. «Certezze non ne abbiamo», dice alla Verità uno dei massimi esponenti del governo, «credo che Draghi ci proporrà il super green pass per il pubblico impiego e non altro. Onestamente nessuno se la sente di dire: “io ho la verità in tasca”. Tutti noi», aggiunge la fonte, «abbiamo mille dubbi su cosa sia meglio fare».
La proposta di rendere obbligatorio il super green pass, ovvero quello che si ottiene con il vaccino o la guarigione ma non con il tampone, solo per il pubblico impiego, sarebbe una mediazione che potrebbe accontentare tutti, ma anche nessuno. Scontato il «no» della Lega, molto probabile anche quello del M5s: «Terremo la stessa linea della volta scorsa», anticipa alla Verità un big pentastellato, «non facciamo barricate ma non ne capiamo la ragione». Tra l’altro, l’estensione del super green pass solo al pubblico impiego non darebbe risposte al pressing di Confindustria che chiede l’obbligo vaccinale per tutti: il leader Carlo Bonomi ha più volte espresso questa linea, anche in maniera ruvida, perché col dilagare dei contagi le aziende si ritrovano a fare i conti con defezioni a raffica, tra positivi e quarantene. Draghi è in un imbuto, per la prima volta, e c’è il serio rischio che una frattura profonda nella variegata coalizione che lo sostiene, su un tema così delicato, vada a compromettere sia le sue chance di diventare Capo dello Stato sia le probabilità, in questo caso, di tenere unita la maggioranza con un altro premier.
Mentre in Italia si discute su quali altre restrizioni introdurre, c’è chi agisce in maniera profondamente diversa. È il caso della Gran Bretagna, che inaugura il 2022 all’insegna della convivenza con il Covid e del ritorno alla vita. «Le restrizioni alla libertà devono essere l’ultima risorsa», scrive il ministro della Salute inglese, Sajid Javid, in un editoriale sul Daily Mail, «e i britannici dovranno imparare a vivere insieme al Covid nel 2022. È inevitabile che vedremo ancora un grande aumento di casi di coronavirus il mese prossimo, e a causa dello sfasamento temporale tra infezioni e ricoveri vedremo ancora un grande aumento di persone che hanno bisogno di cure da parte del nostro sistema sanitario nazionale. Tuttavia, i numeri nelle unità di terapia intensiva sono stabili», aggiunge Javid, «e non seguono attualmente la traiettoria che abbiamo visto in questo periodo l’anno scorso durante l’ondata Alpha. Di conseguenza, abbiamo deciso di non mettere in atto ulteriori misure prima di questo nuovo anno e abbiamo accolto il 2022 con alcune delle misure meno restrittive in Europa. Le restrizioni alla nostra libertà devono essere l’ultima risorsa», ribadisce Javid, «e il popolo britannico si aspetta giustamente che facciamo tutto ciò che è in nostro potere per evitarle. Per aiutarci a raggiungere questo obiettivo, abbiamo costruito tre linee di difesa che, prese insieme, sono tra le più profonde e forti del mondo.
La prima», argomenta Javid, «naturalmente, è il programma di vaccinazione; in secondo luogo, abbiamo costruito un’enorme infrastruttura di test; la nostra terza linea di difesa sono le cure, e abbiamo il programma di antivirali più avanzato in Europa. La Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (l’agenzia inglese di regolazione dei farmaci, ndr) ha approvato il Paxlovid, un trattamento antivirale all’avanguardia. Il Paxlovid si unirà a una serie di trattamenti Covid-19 che stiamo rendendo disponibili. Queste tre linee di difesa», sottolinea Javid, «terranno un gran numero di persone fuori dagli ospedali». Vaccini, test e cure: la ricetta inglese per uscire dal tunnel.
Con il super pass al lavoro rischio tilt per trasporti, turismo, cantieri e tribunali
Sarà un epifania, dal greco rivelazione. Il 5 gennaio il governo svelerà il suo profilo più ipocrita: non potendo imporre l’obbligo vaccinale renderà obbligatorio il super certificato vaccinale per poter lavorare, dimenticandosi che il lavoro è il diritto fondante della Repubblica (articolo 1 della Costituzione).
Mario Draghi, varando il 23 dicembre il decreto che ha modificato le quarantene e aprendo la strada al caos tamponi, ha detto chiaro che dopo l’obbligo vaccinale esteso a metà dei dipendenti pubblici - dai sanitari agli insegnanti passando per forze di polizia e di soccorso - si arriverà all’indispensabilità del super certificato verde per tutti gli altri. La decisione ci sarà al Consiglio dei ministri del 5 gennaio. Tra 72 ore 24 milioni d’italiani, se vogliono portare a casa uno stipendio, dovranno poter esibire oltre alla carta d’identità anche quella di (presunta) immunità. Una norma più facile a scriversi che ad applicarsi. I problemi che un obbligo di certificato verde conseguente a vaccinazione pone sono consistenti. Sia pratici che giuridici. E ce ne sono anche di politici. Gli effetti più immediati - e la prova generale si è avuta con le quarantene che hanno paralizzato i trasporti - saranno difficoltà nei collegamenti, blocco di molte imprese artigiane, cucine deserte nei ristoranti, porti e treni a scartamento ridotto e anche i servizi di sorveglianza ed emergenza potrebbero andare in crisi. Tra i non vaccinati ci sono almeno 2,8 milioni di lavoratori. Oltre due terzi di questi non si possono sostituire con lo smart working. Difficile guidare un Tir dal computer, e se i Tir non viaggiano le merci stanno ferme. La botta sull’economia sarà dura, ma l’ex presidente della Bce sembra non curarsene. Probabilmente l’accoppiata Draghi-Speranza farà come con le mascherine Ffp2: se non si trovano, o costano un occhio e sono insostenibili per molte famiglie, che gli italiani si arrangino. Come si devono arrangiare gestori e lavoratori delle discoteche e dello spettacolo, all’incirca 400.000 persone. I locali sono stati chiusi per decreto, ma non c’è nessuna prospettiva né di ristoro né di sostegno. La stessa storia riguarda 200.000 lavoratori del turismo rimasti senza cassa integrazione. E così è per teatri, palestre, stadi limitati nell’operatività dalla sera alla mattina senza nulla in cambio. Il 5 gennaio però si parla solo di obbligo. Lo vogliono Pd e Forza Italia che sarebbero anche per imporre il siero a tutti gli italiani, non ci stanno Lega e pentastellati. Ma anche molte Regioni premono per i divieti. Stando agli ultimi numeri i non vaccinati in età da lavoro sono attorno ai 2,8 milioni.
Tra i 40 e i 49 anni sono circa 1,2 milioni, un milione tra 50 e 59 anni e tra 30 e 39 anni poco meno di un milione. Sapere quanti di questi sono occupati è pressoché impossibile. Perfino il governo ha stime spannometriche. Circa 250.000 non vaccinati sarebbero nel pubblico, 1,8 milioni nel privato e 700.000 autonomi. Perciò con l’obbligo di super-certificato si rischia di non consegnare le merci. Tra i camionisti circa il 25% non è vaccinato e c’è la questione dei Tir che arrivano dall’estero. Tra i marittimi e i portuali la percentuale è più o meno analoga. Ci sono ancora circa 30.000 tra forze dell’ordine, forze armate, vigili del fuoco, agenti penitenziari che non hanno risposto all’obbligo vaccinale e dunque anche sorveglianza e interventi di emergenza possono entrare in crisi. Quello che è successo con la quarantena, con la cancellazione di centinaia di corse di treni, potrebbe diventare prassi perché tra i ferrovieri c’è un’incidenza di circa il 10% di non vaccinati. Simile la situazione nel trasporto urbano. Un aspetto molto delicato è quello della giustizia. I magistrati che pure hanno l’obbligo vaccinale non hanno quello di presenza se non in udienza, tra gli avvocati c’è una pattuglia folta di non vaccinati. Sarà un problema conciliare il super green pass con l’inalienabile diritto alla difesa. Nel manifatturiero i settori più esposti sono la meccanica, il legno, il vetro, l’alimentare e la plastica dove si concentra la maggior parte delle imprese artigiane. In allarme è l’edilizia (si stima che manchino 250.000 operai) che rischia il blocco dei cantieri. E poi c’è tutto il comparto turistico con il commercio che rischia di chiudere un negozio ogni dieci. Circa il 15% del personale non è vaccinato e in particolare per bar, ristoranti e alberghi, già in drammatica sofferenza economica, il super-certificato potrebbe essere la botta definitiva. A tutto questo si aggiunge la complicazione normativa e un probabile enorme contenzioso che allarma le imprese. L’obbligo di certificazione comporta per il lavoratore che ne è privo un’assenza ingiustificata, ma provvedimenti disciplinari. Il datore di lavoro sospende lo stipendio, ma deve conservare il posto al lavoratore. Può sostituirlo, ma con un contratto massimo di 20 giorni. E non è detto che il sostituto sia vaccinato. E che succede con i contratti a termine? Il presidente del Consiglio perciò sarebbe tentato dall’obbligo vaccinale. Ci sono però due ostacoli: lo Stato deve assumersi la responsabilità degli eventi avversi e la durata dei vaccini (per decreto si è stabilito che dopo quattro mesi va fatta la terza dose). Il governo può imporre il siero solo se assicura la terza puntura a tutti: 30 milioni in contemporanea. Ma per Mario Draghi e il suo fido ministro Roberto Speranza conta solo l’obbligo, se poi gli italiani non sanno come fare e l’economia va in pezzi non è affar loro.
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Il ministro inglese: «Togliere le libertà è l’extrema ratio. Avremo altri contagi ma col virus si può convivere». Roberto Speranza & C. decisi a rovinare la vita a tutti senza motivo: super green pass al lavoro e Dad per non vaccinati.Allargare la card rafforzata a tutti i settori lascerebbe senza stipendio quasi 3 milioni di persone. Assenze che paralizzerebbero il Paese e causerebbero il caos normativo.Lo speciale contiene due articoli. La partita per il Quirinale, collegata direttamente a quella del nuovo governo se Mario Draghi dovesse essere eletto presidente della Repubblica, inizia il prossimo 5 gennaio. Un paio di settimane prima dell’inizio delle votazioni per eleggere il successore di Sergio Mattarella (salvo un clamoroso bis) è in programma infatti un Consiglio dei ministri che si annuncia assai incandescente, e che rappresenta i tempi supplementari di quello dello scorso 29 dicembre, quando Lega e M5s hanno fatto saltare, con la loro ferma opposizione in cabina di regia, il preconsiglio che vede presenti i capi delegazione di tutti i partiti di maggioranza, l’idea di estendere il super green pass a tutto il mondo del lavoro, a partire dai dipendenti della pubblica amministrazione, oltre quelli della sanità, della scuola e del comparto sicurezza, dove l’obbligo del certificato verde rafforzato è già in vigore. In questi giorni, Pd, Leu e Italia viva hanno manifestato pubblicamente la loro posizione a favore dell’obbligo vaccinale: i renziani hanno lanciato una petizione a favore di questa soluzione, la più drastica tra quelle possibili. Forza Italia resta in mezzo al guado: Silvio Berlusconi è stato uno dei primi leader politici italiani a dirsi favorevole all’obbligo vaccinale, ma ora c’è da tenere innanzitutto unito il centrodestra, perché il Cav vuole giocarsi fino in fondo la partita per il Colle, e Lega e Fratelli d’Italia sono nettamente contrari. «Certezze non ne abbiamo», dice alla Verità uno dei massimi esponenti del governo, «credo che Draghi ci proporrà il super green pass per il pubblico impiego e non altro. Onestamente nessuno se la sente di dire: “io ho la verità in tasca”. Tutti noi», aggiunge la fonte, «abbiamo mille dubbi su cosa sia meglio fare». La proposta di rendere obbligatorio il super green pass, ovvero quello che si ottiene con il vaccino o la guarigione ma non con il tampone, solo per il pubblico impiego, sarebbe una mediazione che potrebbe accontentare tutti, ma anche nessuno. Scontato il «no» della Lega, molto probabile anche quello del M5s: «Terremo la stessa linea della volta scorsa», anticipa alla Verità un big pentastellato, «non facciamo barricate ma non ne capiamo la ragione». Tra l’altro, l’estensione del super green pass solo al pubblico impiego non darebbe risposte al pressing di Confindustria che chiede l’obbligo vaccinale per tutti: il leader Carlo Bonomi ha più volte espresso questa linea, anche in maniera ruvida, perché col dilagare dei contagi le aziende si ritrovano a fare i conti con defezioni a raffica, tra positivi e quarantene. Draghi è in un imbuto, per la prima volta, e c’è il serio rischio che una frattura profonda nella variegata coalizione che lo sostiene, su un tema così delicato, vada a compromettere sia le sue chance di diventare Capo dello Stato sia le probabilità, in questo caso, di tenere unita la maggioranza con un altro premier.Mentre in Italia si discute su quali altre restrizioni introdurre, c’è chi agisce in maniera profondamente diversa. È il caso della Gran Bretagna, che inaugura il 2022 all’insegna della convivenza con il Covid e del ritorno alla vita. «Le restrizioni alla libertà devono essere l’ultima risorsa», scrive il ministro della Salute inglese, Sajid Javid, in un editoriale sul Daily Mail, «e i britannici dovranno imparare a vivere insieme al Covid nel 2022. È inevitabile che vedremo ancora un grande aumento di casi di coronavirus il mese prossimo, e a causa dello sfasamento temporale tra infezioni e ricoveri vedremo ancora un grande aumento di persone che hanno bisogno di cure da parte del nostro sistema sanitario nazionale. Tuttavia, i numeri nelle unità di terapia intensiva sono stabili», aggiunge Javid, «e non seguono attualmente la traiettoria che abbiamo visto in questo periodo l’anno scorso durante l’ondata Alpha. Di conseguenza, abbiamo deciso di non mettere in atto ulteriori misure prima di questo nuovo anno e abbiamo accolto il 2022 con alcune delle misure meno restrittive in Europa. Le restrizioni alla nostra libertà devono essere l’ultima risorsa», ribadisce Javid, «e il popolo britannico si aspetta giustamente che facciamo tutto ciò che è in nostro potere per evitarle. Per aiutarci a raggiungere questo obiettivo, abbiamo costruito tre linee di difesa che, prese insieme, sono tra le più profonde e forti del mondo.La prima», argomenta Javid, «naturalmente, è il programma di vaccinazione; in secondo luogo, abbiamo costruito un’enorme infrastruttura di test; la nostra terza linea di difesa sono le cure, e abbiamo il programma di antivirali più avanzato in Europa. La Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (l’agenzia inglese di regolazione dei farmaci, ndr) ha approvato il Paxlovid, un trattamento antivirale all’avanguardia. Il Paxlovid si unirà a una serie di trattamenti Covid-19 che stiamo rendendo disponibili. Queste tre linee di difesa», sottolinea Javid, «terranno un gran numero di persone fuori dagli ospedali». 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Mario Draghi, varando il 23 dicembre il decreto che ha modificato le quarantene e aprendo la strada al caos tamponi, ha detto chiaro che dopo l’obbligo vaccinale esteso a metà dei dipendenti pubblici - dai sanitari agli insegnanti passando per forze di polizia e di soccorso - si arriverà all’indispensabilità del super certificato verde per tutti gli altri. La decisione ci sarà al Consiglio dei ministri del 5 gennaio. Tra 72 ore 24 milioni d’italiani, se vogliono portare a casa uno stipendio, dovranno poter esibire oltre alla carta d’identità anche quella di (presunta) immunità. Una norma più facile a scriversi che ad applicarsi. I problemi che un obbligo di certificato verde conseguente a vaccinazione pone sono consistenti. Sia pratici che giuridici. E ce ne sono anche di politici. Gli effetti più immediati - e la prova generale si è avuta con le quarantene che hanno paralizzato i trasporti - saranno difficoltà nei collegamenti, blocco di molte imprese artigiane, cucine deserte nei ristoranti, porti e treni a scartamento ridotto e anche i servizi di sorveglianza ed emergenza potrebbero andare in crisi. Tra i non vaccinati ci sono almeno 2,8 milioni di lavoratori. Oltre due terzi di questi non si possono sostituire con lo smart working. Difficile guidare un Tir dal computer, e se i Tir non viaggiano le merci stanno ferme. La botta sull’economia sarà dura, ma l’ex presidente della Bce sembra non curarsene. Probabilmente l’accoppiata Draghi-Speranza farà come con le mascherine Ffp2: se non si trovano, o costano un occhio e sono insostenibili per molte famiglie, che gli italiani si arrangino. Come si devono arrangiare gestori e lavoratori delle discoteche e dello spettacolo, all’incirca 400.000 persone. I locali sono stati chiusi per decreto, ma non c’è nessuna prospettiva né di ristoro né di sostegno. La stessa storia riguarda 200.000 lavoratori del turismo rimasti senza cassa integrazione. E così è per teatri, palestre, stadi limitati nell’operatività dalla sera alla mattina senza nulla in cambio. Il 5 gennaio però si parla solo di obbligo. Lo vogliono Pd e Forza Italia che sarebbero anche per imporre il siero a tutti gli italiani, non ci stanno Lega e pentastellati. Ma anche molte Regioni premono per i divieti. Stando agli ultimi numeri i non vaccinati in età da lavoro sono attorno ai 2,8 milioni. Tra i 40 e i 49 anni sono circa 1,2 milioni, un milione tra 50 e 59 anni e tra 30 e 39 anni poco meno di un milione. Sapere quanti di questi sono occupati è pressoché impossibile. Perfino il governo ha stime spannometriche. Circa 250.000 non vaccinati sarebbero nel pubblico, 1,8 milioni nel privato e 700.000 autonomi. Perciò con l’obbligo di super-certificato si rischia di non consegnare le merci. Tra i camionisti circa il 25% non è vaccinato e c’è la questione dei Tir che arrivano dall’estero. Tra i marittimi e i portuali la percentuale è più o meno analoga. Ci sono ancora circa 30.000 tra forze dell’ordine, forze armate, vigili del fuoco, agenti penitenziari che non hanno risposto all’obbligo vaccinale e dunque anche sorveglianza e interventi di emergenza possono entrare in crisi. Quello che è successo con la quarantena, con la cancellazione di centinaia di corse di treni, potrebbe diventare prassi perché tra i ferrovieri c’è un’incidenza di circa il 10% di non vaccinati. Simile la situazione nel trasporto urbano. Un aspetto molto delicato è quello della giustizia. I magistrati che pure hanno l’obbligo vaccinale non hanno quello di presenza se non in udienza, tra gli avvocati c’è una pattuglia folta di non vaccinati. Sarà un problema conciliare il super green pass con l’inalienabile diritto alla difesa. Nel manifatturiero i settori più esposti sono la meccanica, il legno, il vetro, l’alimentare e la plastica dove si concentra la maggior parte delle imprese artigiane. In allarme è l’edilizia (si stima che manchino 250.000 operai) che rischia il blocco dei cantieri. E poi c’è tutto il comparto turistico con il commercio che rischia di chiudere un negozio ogni dieci. Circa il 15% del personale non è vaccinato e in particolare per bar, ristoranti e alberghi, già in drammatica sofferenza economica, il super-certificato potrebbe essere la botta definitiva. A tutto questo si aggiunge la complicazione normativa e un probabile enorme contenzioso che allarma le imprese. L’obbligo di certificazione comporta per il lavoratore che ne è privo un’assenza ingiustificata, ma provvedimenti disciplinari. Il datore di lavoro sospende lo stipendio, ma deve conservare il posto al lavoratore. Può sostituirlo, ma con un contratto massimo di 20 giorni. E non è detto che il sostituto sia vaccinato. E che succede con i contratti a termine? Il presidente del Consiglio perciò sarebbe tentato dall’obbligo vaccinale. Ci sono però due ostacoli: lo Stato deve assumersi la responsabilità degli eventi avversi e la durata dei vaccini (per decreto si è stabilito che dopo quattro mesi va fatta la terza dose). Il governo può imporre il siero solo se assicura la terza puntura a tutti: 30 milioni in contemporanea. Ma per Mario Draghi e il suo fido ministro Roberto Speranza conta solo l’obbligo, se poi gli italiani non sanno come fare e l’economia va in pezzi non è affar loro.
Negli ultimi tre anni, l’indice delle banche italiane ha messo a segno un clamoroso +274,85%, staccando nettamente l’indice settoriale europeo e surclassando colossi come JPMorgan e Bank of America.
Nel primo trimestre 2026 gli utili aggregati dei sei principali gruppi commerciali italiani - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Credem - sono saliti del 4% su base annua, toccando 7,8 miliardi di euro in tre mesi, con un Roe di sistema stabilmente sopra il 15%. Il tutto mentre la discesa dei tassi Bce ha iniziato a limare il margine di interesse. La compensazione è arrivata dalle commissioni: +2,7% complessivo. Unicredit ha archiviato il miglior trimestre di sempre con 3,22 miliardi di utili, mentre Intesa Sanpaolo è salita a 2,76 miliardi. Commissioni sul risparmio gestito, fondi, certificati, polizze, credito al consumo e prestiti «garantiti»: è qui che si concentra il vero business.
«C’è una celebre massima finanziaria che dice “L’arte degli affari consiste nel fare affari con i soldi degli altri”, e le banche italiane la stanno applicando con rigore scientifico», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Se l’America ha la tecnologia della Silicon Valley e il Medio Oriente ha i giacimenti di petrolio, l’Italia ha una ricchezza altrettanto preziosa, strategica e contesa: i risparmi dei cittadini». Secondo Gaziano, quando i tassi scendono, le banche italiane non puntano tanto sulla crescita organica all’estero o sull’efficienza tecnologica per ridurre i costi ai clienti. «Cercano di allargare il proprio territorio per “catturare” più conti correnti e patrimoni possibili attraverso le fusioni, espandendo il perimetro su cui applicare le commissioni di gestione e vendere i propri prodotti assicurativi e finanziari». La dimostrazione plastica arriva dal nuovo risiko bancario esploso con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione andrà in porto, sommando Intesa, Mps, Mediobanca e la galassia Generali, nascerà un super-polo capace di controllare circa 2.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria complessiva dei clienti: conti correnti, fondi, certificati e polizze. «Ma c’è una differenza geopolitica profonda che i risparmiatori devono comprendere», osserva ancora l’esperto. «Mentre Ubs gestisce capitali sparsi in tutto il pianeta, il nuovo colosso di Carlo Messina, se realizzato, controllerebbe una montagna di denaro concentrata quasi interamente in Italia. È il trionfo della “fortezza Italia”: si diventa leader europei giocando al sicuro in casa».
Nel risiko bancario italiano, fino alle assemblee, tutto può ancora succedere.
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La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
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